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Abulafia
Avraham Abulafia (Saragozza 1240 - Sicilia?1291?) Cabalista itinerante: fu in Grecia dove forse subì l’influenza dell’Esicasmo cristiano, in Israele, in Italia, a Capua dove gli fu maestro Rabbi Hillel di Verona, in Catalogna, in Castiglia dove ebbe numerosi e importanti discepoli e, infine, in Sicilia dove, con molta probabilità terminò la sua vita. Famoso il suo tentativo di incontrare il Papa Niccolo III nel 1280 presso il castello Orsini di Soriano, nonostante le minacce papali di rogo. Il Papa che si era rifiutato d’incontrarlo e che lo aveva minacciato di morte, morì all'improvviso.
Abulafia conobbe l’ostilità tanto dell’ambiente ebraico – cabalistico quanto di quello cristiano. L’ossessione, per così dire, che egli manifesta per l’Uno e l’Unità (Ichud) lo porta a polemizzare aspramente col concetto cristiano di
Trinità mentre, sul versante cabalistico, lo induce al conflitto con la cosiddetta Qabbalah delle Sephiroth, di fronte alla quale, sulla scia di
Isacco il Cieco, ripropone con forza la Qabbalah del nome di Dio e delle ventidue
lettere dell’alfabeto con cui Dio creò il mondo.
Abulafia è ritenuto l’iniziatore di una Qabbalah estatica o profetica. Ma, a parte la considerazione che molti dei temi da lui trattati erano stati già affrontati da
Isacco il Cieco e dalla sua scuola, la stessa pratica della concentrazione e della meditazione non era mai venuta meno nella tradizione ebraica. Già la preghiera era sempre stata uno strumento di meditazione (soprattutto L’Amidà e lo
Shemà Israel), come pure l'uso di prendere un versetto della Bibbia come oggetto di meditazione (gherushin), la concentrazione per la conoscenza del sé o
hitbonenuth (già utilizzata da Maimonide) che può prendere a riferimento una pietra, una foglia, un fiore, un'idea ecc...ma che ha lo scopo la comprensione di se stessi alla luce degli altri oggetti della creazione. Noto era anche l’uso del mantra (Ribbonò shel Olàm, ‘Padrone dell'Universo’, il più importante) per il mantenimento della concentrazione.
L’originalità di Abulafia tuttavia consiste nell’aver saputo distinguere tra contemplazione semplice e concentrazione capace di condurre sino alla visualizzazione. L’esperienza mistica della visione dei colori (per esempio, i cinque colori che si sprigionano dal lume di una candela o da una lampada ad olio:
bianco – giallo – rosso – nero – azzurro) è da lui considerata la più semplice tra quelle consentite dalla Qabbalah, ma è di grande importanza perché rappresenta lo stadio iniziale di ogni ulteriore e più complessa
visualizzazione.
Il valore numerico di Machazeh visione è 60, con lo stesso valore:
Kli recipiente (uno dei 72 nomi di Dio), Ganaz nascondere,
Hineh ecco! Halakhah regola di vita, Gaon sapiente. In Abulafia è anche frequente la
ghematria ha Machazeh (65) la visione con Adonai (65), terzo tra i nomi di Dio, dopo il Tetragramma ed Elohim.
La meditazione vera e propria è tuttavia, per Abulafia, quella che si esercita attraverso la contemplazione delle
lettere dell’alfabeto, a cominciare dalle tre lettere madri:
Alef
Mem
Shin
e dal nome di Dio di quattro lettere
(Tetragramma), anche ricorrendo alla tecnica della permutazione o temurah. La meditazione sul
Tetragramma può cominciare dalla consapevolezza di uno dei suoi significati: la prima lettera, la
Yud è la moneta o la vita, la seconda, la He è la mano divina che dona la vita, la terza lettera o
Waw è il braccio che si tende per donare, la quarta lettera, infine, o seconda
He e la mano di chi riceve.
Un’altra meditazione raccomandata da Abulafia è quella su Ayn, nulla, alla quale si può accedere fingendo di contemplare ciò che si vede dietro la nostra testa, oppure mettendo in relazione
Ayn, nulla con Anì, io.
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