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En Soph
En Soph, ‘Infinito’, è stato spesso confuso con Apeìron ‘Senza limite’ di Anassimandro. In realtà, l’Apeìron del filosofo ionico, dall’alfa privativo greco che indica la negazione, esprime solo il caos originario della materia, la mescolanza primigenia di tutte le cose. L’En Soph dei cabalisti ebrei, invece, non è privativo di qualità ma di luogo e indica l’impossibilità di cogliere l’origine e il fine e ha solo la funzione di far desistere il pensiero dalla pretesa prometeica di voler essere ovunque e tutto risolvere in se stesso. Come è scritto, in più di un testo della Qabbalah, in En Soph, infinito, non c’è alcuna apertura, su di lui ogni interrogativo è vano, come su ogni idea che attenga alle possibilità del pensiero.
Quando, nelle prime scuole medievali di Qabbalah si nomina En Soph è più che altro per sottolineare l’impossibilità di conoscere l’infinito. Si osservi, infine, che En Soph si scrive in ebraico con le lettere Alef (valore 1), Yud (10), Nun (50), Samek (60), Waw (6), Phe (80) e che, per
ghematria, vale 207 come Raz segreto e Or luce.
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