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Isacco il Cieco
Isacco il Cieco (1160-1235). Egli indagò sul nome di Dio, sulla luce e sulla tenebra (luce e tenebra scaturiscono dall’Oscurità primordiale), sulle
Sephiroth e sui
Trentadue Sentieri
dell’Albero, sulla catena degli esseri, sulla simpatia universale. Assai prima della Qabbalah luriana, sembra abbia parlato di
trasmigrazione delle anime, limitandola a tre ritorni, come si annuncia in
Giobbe 33:29: ‘Tutto ciò Dio la fa tre volte in un uomo: ricondurre l’anima dalla sua putrefazione, affinché essa brilli nella luce della vita’.
Isacco anticipò inoltre il tema dei cicli cosmici o shemittoth con riferimento anche alla trasmigrazione animale. Si occupò ancora dei segreti (sodot) della
Torah e del problema del male, collegandolo alla frattura del Nome di Dio che ritorna incompleto com’era prima della creazione dell’uomo, a seguito dell’episodio annunciato nel versetto 17:7 dell’Esodo: ‘Vedremo se il Signore è con noi o no’. Dopo l’uscita dall’Egitto venne Amalek, capo degli Amaleciti, beduini del sud di Canaan: ‘la mano di Amalek si levò sopra il trono di Y(a)h’ e Isacco descrive la lotta di Mosé contro l’Arcangelo di Amalek: ‘Mosé dovette ricorrere all’elevazione delle mani per lottare contro l’Arcangelo e respingere le sue mani dalla sephirah Ghevourah’.
Aron e Chur sostengono le mani di Mosé e Israele può vincere, ma il male si è generato, la distruzione del Tempio e l’esilio lo accresceranno. Il Nome che non potrà più essere pronunciato nel Tempio troverà posto nel cuore dei cabalisti. Conseguenza dell’esilio e della distruzione del Tempio è il ritrarsi dei
Sephiroth superiori
in alto.
Sotto la sua spinta, nel 1230, sorge il gruppo cabalistico di Girona: la Chaburah qedoshah o Associazione Sacra, vero e proprio punto di riferimento per la diffusione dell’ebraismo e della Qabbalah in tutto il Mediterraneo.
A Isacco viene attribuita l’espressione che la Qabbalah ebraica differisce dalle religioni perché consiste in una filosofia esoterica basata unicamente sullo studio e sulla conoscenza. D’altra parte, per raggiungere
Da’at (la cosiddetta undicesima sephirah occulta dell’Albero, non è sufficiente far agire il solo intelletto (Binah, la terza sephirah) ma occorre anche impegnare il
cuore (riferimento alla sephirah centrale dell’Albero: Tiphereth, bellezza, armonia, equilibrio).
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