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Ma’asè Bereshit
Opera della Creazione. È parte rivelante nello studio della Qabbalah, perché è proprio dal commento e dall’approfondimento del
Genesi o Bereshit che nascono i testi più importanti della letteratura cabalistica.
Già la lettera con cui inizia il Genesi, è fonte di innumerevoli speculazioni. Ci si domanda innanzi tutto perché il libro, nel quale si narra l’opera divina della Creazione, abbia inizio con la seconda lettera dell’alfabeto ebraico (la Bet
) e non con la prima. La risposta è che la Bet b è una lettera aperta solo da un lato a significare che unicamente gli eventi accaduti dopo il
Bereshit o Principio sono accessibili all’indagine umana.
‘La Alef – dice il Sepher Bahir (48) – determina piuttosto l’esistenza di tutte le lettere, a somiglianza del cervello. Come per la alef, alla cui menzione apri la bocca, così avviene per il pensiero, quando pensi a ciò che non ha fine né limite. Dalla alef escono tutte le lettere. Non vedi forse che essa è posta al loro inizio?…”
Di qui l’analogia che i cabalisti fanno tra Alef ed
En Soph.
Un’altra tipica speculazione cabalistica, riferita ai primi versetti del Genesi, è quella che s’interroga sulle dieci volte in cui è scritto:
Dio disse.
‘Dio disse’ è citato nove volte nel 1° Capitolo del Genesi e precisamente ai versetti: 3-6-9-11-14-20-24-26-29. Compare una sola volta nel versetto 18 del 2° Capitolo. Qui, tuttavia, il nome di Dio non è più soltanto
Elohim, perché è preceduto dal Tetragramma
o nome di quattro lettere.
Il punto di luce, adombrato dalla luce infinita e per noi oscura, è il primo dei dieci “Dio disse” del Genesi ed è anche il primo istante della creazione. Facendosi altro da sé, l’Infinito si determina ad essere il finito illimitato. È davvero così? L’invisibile puntino da cui lo
yud -la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico- è tracciato è davvero altro? Osserviamo intanto che quel puntino di luce è per noi invisibile proprio come la luce oscura e, dunque, partecipa della stessa natura di questa. Da che riconoscere allora la luce che si diffonde da quel primo punto? La risposta è nel successivo versetto del Genesi: “Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre.” (Genesi 1:4)
La separazione consentì all’uomo -vista l’impossibilità di percepire il puntino luminoso o primo istante della creazione- di vedere finalmente la luce
attraverso le cose. Ciò che significa vedere la luce nel contrasto con le tenebre. Naturalmente questa oscurità non ha nulla a che vedere con l’Oscurità originaria, da cui scaturì il primo punto di luce.
La questione riguardante il nome o i nomi di Dio è assai complessa. In particolare perché solo la decima volta che appare ‘Dio disse’, il nome Elohim è preceduto dal Tetragramma
? Una possibile risposta è data dall’osservazione che nelle precedenti nove volte Dio crea singoli aspetti della realtà, mentre la decima volta, dopo il cielo e la terra, Egli crea anche l’uomo e la donna a propria immagine e somiglianza.
Sull’importanza della creazione dell’uomo in funzione della completezza del nome di Dio,
Isacco il Cieco, maestro della prime scuole storiche di Qabbalah ebraica, sorte in Provenza e in Catalogna attorno al 1200, soleva dire che nel giorno in cui Dio creò il cielo e la terra
il nome non era completo perché l’uomo non era stato ancora creato e il sigillo non era stato ancora
posto.
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