|
Sepher Bahir
Tra i testi che circolano maggiormente nei circoli cabalistici provenzali c’è il
Sepher Bahir o ‘Libro Fulgido’. L’opera apparve in Provenza tra il 1150 e il 1200 proveniente dalla Germania o direttamente dall’Oriente. Tra le fonti, oltre a testi più antichi, le opere dei Chassidìm tedeschi del XII e XIII secolo, il misticismo della
Ma’asè Merkavah e in particolare il libro, andato perduto, ma ripetutamente citato, soprattutto da autori caraiti, il
Razà Rabbà o Grande Mistero, composto tra il V secolo e il secolo VIII e che rappresenta una fase più tardiva di quella dei testi più importanti della
Merkavà. Il contenuto magico e angelologico di questo libro è attestato da tutti e sarebbe parte di quella Gnosi ebraica che –a giudizio dello Scholem- deriverebbe dall’antico Gnosticismo. Vedremo poi, analizzando il Sepher Bahir, come il giudizio dello Scholem possa essere addirittura rovesciato e portare alla conclusione, sostenuta da più di uno studioso, di una derivazione dello Gnosticismo dalla tradizione ebraica o piuttosto dalle ‘sette ebree’
(Esseni, Samaritani, Elkesaiti ecc…) che si distaccarono dall’ebraismo con violente polemiche.
Si riportano di seguito alcuni passi del Bahir (la traduzione italiana è tratta in gran parte da
Mistica Ebraica, Einaudi, Torino, 1995) scelti e accorpati secondo una sorta di glossario che comprende le voci seguenti: Luce - Tohu e Bohu (caos e informità) – Male e Bene – Acqua e fuoco – Albero e Giardino. I paragrafi da cui i passi sono tratti vengono indicati in parentesi. Le poche note sono inserite nel
testo e sono in rosso.
Luce: Gli uomini non sopportano la vista della luce troppo fulgida (bahir), il buio è per te come la luce (1) Solo della luce c’è sostanza, non così della tenebra che, pure, è creata da Dio (13) La luce precedette il mondo (16) Nessuna creatura può guardare la prima luce (147). Qual è il nascondiglio della potenza di Dio? È la luce che ha celato e nascosto e che tiene in serbo per i giusti del
‘olam ha-ba o mondo a venire, quella che rimane è per coloro che confidano in Dio, osservano la Torah, compiono i suoi precetti, santificano il suo Nome e ne proclamano l’unità in segreto e in pubblico (148) La Torah è una luce (149) Fu così creata una grande luce, che nessuna creatura avrebbe potuto sopportare. Il Santo, sia Egli benedetto, vide che nessuno poteva tollerarla: ne prese allora la settima parte, e la sostituì, per essi all’intero. Il resto lo ripose per i giusti a venire (160) È scritto: E Dio disse: Sia la luce, e la luce fu. In verità, questo ci insegna che la luce era assai grande, né alcuna creatura poteva fissarla (190).
Tohu-Bohu (Caos e informità): La terra era caos e informità. Significa che era già caos. Era Tohu e tornò ad essere Bohu (2) I concetti di materia e forma si collegano a quelli di luce e tenebra. La riconoscibilità del bene attraverso il male, come la luce attraverso la tenebra. La terra era caos perché prodotta dalla condensazione della luce originaria che si era ridotta per poter essere vista, nella parte mancante della luce originaria subentra la tenebra, la luce condensata o materia caotica. Dio ha fatto una cosa contrapposta all’altra (Eccl. 7.14) Creò l’informità (bohu) e la collocò nella pace. Creò il
caos (tohu) e lo collocò nel male, creò l’informità e la collocò nella pace, nel bene (11) Da dove si deduce che il caos è nel male? Dal versetto:
Colui che opera il bene e crea il male (Is .45.7). La forma o informità viene dunque creata per limitare o circoscrivere il male. È la luce rimasta dopo la riduzione della luce originaria e che serve a rimettere ordine nel caos della materia (12) È il tohu dal quale proviene il male che stupisce gli uomini (135) ‘…compi il tuo lavoro nella tua dimora…In tal modo, non potranno vederti né nuocerti, giacché essi… si tengono lontani da ogni condotta buona e scelgono il cattivo comportamento. Quando vedono che un uomo s’avvia lungo una strada onesta, e la percorre, lo prendono in odio. Che cos’è? È Satana. Questo ci insegna che il Santo, sia Egli benedetto, ha un attributo il cui nome è male (162) E tohu significa male che frastorna il mondo affinché pecchi. Ogni cattiva inclinazione dell’uomo proviene di là…
Perché l’istinto del cuore umano è inclinato al male fin dalla sua adolescenza (Gen. 8.21) e il compito dell’uomo è nel vincere le cattive inclinazioni, nel mettere ordine nel caos dei desideri, nel dare
forma alla sua vita nella materia (167)
Male e Bene: Che significa il versetto: E avvenne che, quando Mosè teneva la sua mano alzata, Israele era più forte, ma quando egli faceva riposare la sua mano, Amalec era più forte (Es. 17.11)? Ci insegna che il mondo esiste grazie all’elevazione delle mani. Per quella forza che è stata data a Giacobbe nostro padre, il cui nome è Israele. Ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe furono date forze, una a ciascuno di essi, in base all’attributo secondo il quale ognuno regolava la propria condotta. Abramo era caritatevole verso il mondo… (135) Quando Mosé chiese di conoscere il Nome glorioso e terribile, sia benedetto… domandò perché a un giusto tocchi in sorte il bene e a un altro il male, e parimenti, a un malvagio tocchi in sorte il bene e a un altro il male. Ma non gli fu dato di saperlo (194) Perché a un giusto tocca in sorte il bene e a un altro il male? Giacché quel giusto, a cui tocca il male, era stato in precedenza un malvagio, e ora incorre nella punizione. È possibile che lo si punisca per quanto compiuto durante la giovinezza?… Gli rispose: Non parlo di questa vita, ma di quanto è già accaduto nel passato… A che cosa si può paragonare? A un uomo che piantò una vigna nel proprio giardino, con la speranza di produrre buona uva, ma non ne ottenne che di scadente. Quando vide che non aveva avuto successo, la piantò, la recintò, la rafforzò, ripulì i grappoli buoni dai cattivi, e poi la ripiantò una seconda volta, ma vide che non era riuscito; la piantò ancora e la recintò, dopo averla ripulita; ancora non riuscì: sradicò e piantò nuovamente. Per quante volte? Per
mille generazioni… (195) Se non vi fossero le vostre colpe non vi sarebbe differenza tra voi e lui... L'uomo avrebbe un’anima superiore se non fosse per le colpe.
L’hai fatto poco meno di un Dio (Sal.8.6) Cosa significa poco meno? Che egli ha colpe, ma il Santo, sia Egli benedetto, non ne ha, che Egli sia benedetto e benedetto il suo Nome in eterno. Egli non ha colpe e
tuttavia la cattiva inclinazione proviene da lui! (196)
Acqua e Fuoco: ‘…Il Signore, benedetto Egli sia…A che cosa si può paragonare? A un re che desiderava costruire il proprio palazzo su rocce dure: tagliò i massi e fendette le pietre finché sgorgò davanti a lui una grande sorgente di acque vive. Egli disse allora: poiché dispongo di acqua sorgiva, pianterò un giardino, per trarne diletto insieme al mondo intero (5) Che cosa significa la benedizione? È simile a un re che piantò alberi nel proprio giardino: benché cadesse la pioggia e venisse assorbita, e il terreno ne fosse sempre umido e impregnato, nondimeno egli dovette attingere a una fonte… (6) Il vero significato di
Hiriq è Harak, il bruciare, poiché è un fuoco che brucia tutti i fuochi, com’è scritto:
Allora cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere e prosciugò l’acqua che era nel canale (I Re 18.38) (44)
La voce del Signore intaglia lingue di fuoco (Sal. 29.7): quando mette pace tra l’acqua e il fuoco, sprizza la forza del fuoco e le impedisce di annientare l’acqua, mentre impedisce a questa di spegnere il fuoco (45) Non vi furono forse le acque, e da esse uscì il fuoco? Gli risposero: è quanto tutti dicono. Se è così, le acque racchiudono il fuoco (188)
(Si confrontino 45 e 188 con la massima ermetica: ‘Qui scit comburere aqua et lavare igne facit de terra caelum et de caelo terram pretiosam’: ‘Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco fa della terra il cielo e del cielo la terra preziosa’).
Dal cielo ti fece ascoltare la sua voce per ammonirti e sulla terra ti
mostrò il suo grande fuoco, e tu ascoltasti le sue parole di mezzo al fuoco (Deut. 4. 36). Che cos’è questo grande fuoco…? (46) Ci hai insegnato, o nostro maestro, che Egli prese le acque e le divise: ne pose metà nel firmamento e metà nel mare oceano; questo è il significato di quanto è scritto: il ruscello di Dio è pieno d’acqua. Per mezzo di questa l’uomo apprende la Torah… com’è scritto: Orsù, voi tutti assetati, venite all’acqua! Anche chi non ha argento… (51) Che cosa significa
shamayim, ‘cielo’? Ci insegna che il Santo, sia Egli benedetto, impastò fuoco ed acqua, e li stese l’uno nell’altro, e con essi fece il principio della propria parola, com’è scritto:
Il principio della tua parola è verità (Sal. 119.160). Ecco infatti che è scritto
shamayim, ovvero sham-mayim: ‘là è acqua’; esh e
mayim, ‘fuoco e acqua’ (59) E cosa significa Mem? Non leggere
Mem ma mayim, acqua. Come l’acqua è umida così il ventre è sempre umido. E perché la
mem aperta è composta dal maschio e dalla femmina, mentre quella chiusa consta solo del maschio? Per insegnarti che il fondamento della
mem è il maschio, mentre la sua apertura è stata aggiunta a significare la femmina. Come il maschio non può generare senza l’apertura, così la
mem chiusa non può generare se non con la
mem aperta . Come la femmina genera attraverso la propria apertura, così avviene per la
mem aperta e chiusa (85)
(Seconda lettera madre dell’alfabeto ebraico, la
è scritta nel suo ‘riempimento’ con la consonante che si ripete due volte:

una Mem aperta iniziale e una Mem chiusa finale. Rabbi Aqiva
(Alfabeto di Rabbi Aqiva) dice che Dio, quando siede sul Trono di Gloria, si pone ai lati le due lettere e le riconcilia esclamando che il suo Regno è chiamato per mezzo loro, allora l’intero firmamento si inginocchia al cospetto del Signore. Mayim
 
significa acqua e si scrive con le due lettere separate da una Yod, simbolo dello Spirito divino che le prende per mano e le riconcilia. Acqua di sorgente che scorre o fontana sigillata, la Mem aperta allude alla manifestazione di Dio mentre quella chiusa rimanda al mistero che è in Lui..)
Che cos’è la quinta? la quinta è il grande fuoco del Santo, sia Egli benedetto… È la sinistra del Santo… (145)
(Ci si riferisce qui alla quinta Sephirah dell’Albero,
Gevourah (rigore). È detto infatti che Dio governa il mondo con Benevolenza (Chesed, la quarta Sephirah) e con Rigore).
Albero e giardino: già citati (5) e (6). Io sono colui che ha piantato questo albero, affinché tutto il mondo ne tragga diletto; ho fissato tutto in esso, e l’ho chiamato tutto, giacché da esso tutto dipende e da esso tutto deriva. Tutti ne hanno bisogno, lo scrutano e lo attendono: da esso si propagano le anime superiori in letizia (22)
Da quanto affermi apprendiamo che il Santo, sia Egli benedetto, creò quanto era necessario a questo mondo prima di creare il cielo. Sì, gli rispose. A che cosa si può paragonare? A un re, che voleva piantare un albero nel proprio giardino. Ispezionò tutto il giardino per sapere se vi fosse una fonte d’acqua sorgiva, che potesse sostentarlo. Non la trovò, e disse: Scaverò fino a trovare l’acqua e farò scaturire una fonte, affinché l’albero possa sopravvivere. Scavò e fece scaturire una fonte abbondante d’acqua viva: piantò quindi l’albero, che attecchì e fece frutto, giacché le sue radici lo ristorarono sempre con l’acqua della fonte (23) Come in
shoresh, radice, la Shin è simile alla radice dell’albero, e la Resh
indica che ogni albero è ritorto. Qual è la funzione della seconda
Shin? Ti insegna che se prendi un ramo e lo pianti mette radice a sua volta (81) E perché sono in numero di 32? A che cosa si può paragonare? A un re che aveva un bel giardino, con
32 sentieri. Mise un guardiano a custodire quei sentieri, e a lui solo li svelò. Gli disse: Custodiscili, e percorrili ogni giorno: ogni volta che li percorrerai, la pace sarà con te. Cosa fece quel guardiano? Mise altri guardiani a custodirli, giacché si disse: Se sarò solo in quei sentieri, mi sarà forse possibile, unico custode, mantenerli tutti? Inoltre la gente dirà: quel re è un avaro! Per tale motivo questo custode pose altri custodi a guardia di ogni sentiero: questi sono i
32 sentieri
(92) Il guardiano disse: Che questi custodi non dicano che il giardino è mio!…Al re appartiene il giardino. Egli ha stabilito questi sentieri… A che si può paragonare? A un re e alla sua figliola che avevano alcuni servitori: questi volevano recarsi lontano, ma temevano l’ira del re. Il re diede loro il proprio segno: ebbero allora timore della figliola, finché anch’essa diede loro il proprio segno. Questi si dissero: adesso con questi 2 segni,
il Signore ti guarderà da ogni male, guarderà la tua anima (Sal. 121.7) (93) 36 in tutto…Tutti e 36 si trovano nel primo, il drago Il Santo, sia Egli benedetto, possiede un albero che racchiude le frontiere delle 12 diagonali… che s’ampliano e procedono all’infinito: sono le braccia del mondo (Deuter.
33.27) e al loro interno vi è l’albero. A tutti questi raggi corrispondono i preposti, in numero di 12. Anche all’interno della ruota celeste vi sono 12 preposti: sono in tutto 36 preposti…
Sono dunque 12, 12 e 12, i preposti nel drago (Teli), nella ruota celeste (Galgal) e nel cuore (Lev) (95).
(Nel Corpus Hermeticum i 36 preposti sono definiti ‘vigili custodi, ispettori dell’Universo’ e sono i 36 decani equatoriali degli Egizi o decani zodiacali dei Greci secondo la seguente attribuzione:
Ariete (1°Marte 2°Sole 3°Venere)
Toro(1°Mercurio 2°Luna 3°Saturno)
Gemelli(1°Giove 2°Marte 3°Sole)
Cancro(1°Venere-2°Mercurio-3°Luna)
Leone(1°Saturno-2°Giove-3°Marte)
Vergine(1°Sole-2°Venere-Mercurio)
Bilancia(1°Luna-2°Saturno-3°Giove)
Scorpione (1°Marte-2°Sole-3°Venere)
Sagittario (1°Mercurio-2°Luna-3°Saturno)
Capricorno (1°Giove-2°Marte-3°Sole)
Acquario (1°Venere-2°Mercurio-3°Luna)
Pesci (1°Saturno-2°Giove-3°Marte).
‘…E la Shin che cos’è? Disse loro: è la radice dell’Albero perché la sua stessa forma è simile alla radice dell’albero’ (118) Ma che cos’è l’albero di cui parli? Gli rispose: Le forze (Sephiroth) del Santo, sia Egli benedetto, sono poste una dentro l’altra e assomigliano a un Albero. Come l’albero dà frutti grazie all’acqua, così il Santo, sia Egli benedetto, accresce le forze dell’albero per mezzo dell’acqua. E che cos’è l’acqua del Santo…? È la Sapienza (Hockmah)…’ (119) ‘…Erano tutte palme. Si disse: poiché sono tutte del medesimo tipo, non potranno sopravvivere. Che cosa fece? Piantò tra di esse un cedro… Che significa cedro? È la femmina…(è l’albero dello splendore) Che cosa significa frutto dell’albero dello splendore? Frutto dell’albero, cedri e rami di palma.’ (172) Che significa splendore? È lo splendore di cui si parla nel
Cantico dei cantici: chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, splendente come il sole, temibile come un esercito
schierato? (Cant. 6.10.). Ecco, questo è detto per la femmina, e per essa è stata tratta la femmina da Adamo, giacché il mondo inferiore non può esistere senza la femmina… (173) A che corrisponde il ramo (lulav)? Al midollo spinale… Bisogna che la sua frasca lo copra per la maggior parte: se non lo copre è inservibile. A che cosa si può paragonare? A un uomo che si protegge la testa con le proprie braccia. Le sue braccia sono due e con la testa fa tre. Vi sono dunque: la frasca a sinistra, le fronde a destra e la pianta al centro. Perché è chiamata pianta? Perché è la radice dell’albero. (176) per quale motivo si chiama
Tamar ‘palma’ e non con un altro nome? Perché è femmina. Pensi davvero che sia femmina? Piuttosto, comprende il maschio e la femmina, giacché tutte le palme comprendono sia il maschio che la femmina. In che modo? Il ramo di palma, il
lulav, è maschile, mentre il frutto è maschile all’esterno e femminile all’interno. In che modo? Mediante il nocciolo della palma, che reca una fenditura, come la donna: a esso corrisponde in cielo la forza della luna…’ (198) Sama’el…trovò il serpente in sembianza di cammello e lo montò. Se ne andò dalla donna e le disse: Davvero Dio vi ha detto: Non mangiate di alcun albero del giardino? (Gen.3.1) Ella rispose: ci ha vietato solo di mangiare il frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino…e aggiunse: anzi neppure toccatelo, altrimenti morrete. Sama’el andò a toccare l’albero.Egli…disse: ‘ho toccato l’albero e non sono morto. Toccalo anche tu e non morrai. La donna andò a toccare l’albero ma vide l’angelo della morte che le veniva incontro. Si disse: Ohimè, adesso morirò e il Santo farà un’altra donna e la darà ad Adamo. Farò invece in modo che ne mangi con me: se moriremo, moriremo entrambi… Prese i frutti dell’albero e ne mangiò e li diede anche al suo sposo. Gli occhi di questi si aprirono e i suoi denti rimasero allegati. (200)
|
|