Nuovo Lume Chimico

Nuovo Lume Chimico

 

 

ESTRATTO DALLA FONTE DELLA NATURA E DA ESPERIENZA MANUALE CUI SI AGGIUNGE UN TRATTATO
SUL SOLFO

 Trattato Primo 

Dell’autore è anagramma
DIVI LESCHI GENUS AMO
(AMO IL GENERE DEL DISCORSO DIVINO)
Traduzione di
LUCA IL REAL POLO
USAMI RAZIOCINIO
Indice

Prefazione · Libro 1 · Libro 2 · Libro 3 · Libro 4 · Libro 5 · Libro 6 · Libro 7 · Libro 8 · Libro 9 · Libro 10 · Libro 11 · Libro 12 · Conclusione

 

SULLA NATURA
COSA ESSA SIA E QUALI DEBBANO ESSERE COLORO CHE LA STUDIANO

Molti uomini sapienti e dottissimi sin da moltissimi secoli, anzi sin da prima del diluvio (testimone Ermete), scrissero molte cose sulla preparazione della Pietra dei Filosofi ; e ci lasciarono così tanti scritti che se la Natura non facesse quotidianamente le cose che possiamo credere, ormai a stento qualcuno crederebbe che la NATURA esista, poiché nei secoli passati non vi furono così tanti scopritori di (nuove) cose.
Inoltre i nostri predecessori non considerarono nient’altro se non la stessa natura e le possibilità della Natura. E sebbene essi siano rimasti soltanto nella semplice via della Natura, tuttavia trovarono cose che noi, che ora ci dedichiamo a così tante cose, a stento potremmo immaginare con i nostri ingegni. Ciò avviene perché ormai a noi la natura e la Generazione delle cose nel mondo appare semplice e di poca importanza. E perciò volgiamo i nostri ingegni non alle cose note, ma a quelle che son tali che a mala pena possono farsi.
Per cui così ci capita anche di poter escogitare più facilmente sottigliezze quali gli stessi Filosofi non hanno potuto immaginare, piuttosto che pervenire al vero cammino della Natura e alla comprensione dei Filosofi. Ed è tale la Natura degli uomini, che trascura le cose che sa e ne cerca sempre altre; molto più gli ingegni umani a cui la Natura è soggetta. Per esempio: guarda qualche artefice, quando ormai sia giunto alla somma perfezione della sua arte; cerca altre cose, o ne abusa, o l’abbandona del tutto. Così anche la generosa Natura agisce sempre sino alla stessa Iliade, cioè all’ultimo confine, poi si ferma.
Infatti alla Natura è stato dato un certo permesso, per cui può giungere al meglio per un cammino continuo, e avere il pieno riposo cui tende con ogni sforzo, non altrimenti della Formica invecchiata, a cui nella vecchiezza la Natura crea le ali. Così anche, senza dubbio, i nostr’ingegni sono progrediti a tal punto, specialmente nell’Arte Filosofica, ossia la prassi della pietra, che ormai siamo giunti quasi alla stessa Iliade.
Infatti ora l’Arte Chemica trova tali sottigliezze che gli antichi potrebbero scoprire a mala pena; e tanto differisce dall’Arte degli antichi Filosofi, quanto un Orologiaio da un semplice Fabbro Ferraio. E sebbene entrambi trattino il Ferro, tuttavia nessuno dei due conosce i lavori dell’altro, sebbene entrambi siano Maestri nella loro arte. Se oggi resuscitasse lo stesso Ermete padre dei Filosofi, e Geber dal sottile ingegno con il profondissimo RAIMONDO LULLO, non sarebbero presi per Filosofi, ma piuttosto per discepoli dai nostri Chimici. Non conoscerebbero tante distillazioni oggi in uso, tante calcinazioni e tante altre innumerevoli opere degli Artisti che gli uomini di questo secolo hanno trovato ed escogitato dai lo-ro scritti. Ci manca soltanto un’unica cosa: che si sappia ciò che essi fecero, cioè la Pietra dei Filosofi ovvero la tintura Fisica. Noi mentre cercavamo quella abbiamo trovato altre cose: ma se non fosse tale la progenie umana, e se la Natura vi potesse mantenere il suo diritto, noi a mala pena avremmo deviato. 
Ma per tornare al mio proposito, ho promesso in questo primo trattato di spiegare la Natura, perché la varia immaginazione non ci faccia deviare dalla semplice vera via. Pertanto dico che la NATURA è unica, vera, semplice, integra nel suo essere. E Dio la fece prima dei secoli e vi incluse uno spirito . Sappiate inoltre che il termine della Natura è Dio, ch’è anche il Principio della Natura, perché invero nessun inizio finisce se non in quello da cui incomincia.
Ho detto che è una cosa soltanto, per mezzo della quale Dio fa tutte le cose. Non che Dio non saprebbe operare senza quella (poiché infatti egli stesso ha fatto la Natura ed è onnipotente) ma così gli è piaciuto e ha fatto. Tutte le cose provengono da quell’unica Natura; né vi è nel mondo qualcosa al di là della Natura. E sebbene talvolta avvengano aborti, ciò non è un difetto della Natura, ma dell’artefice o del luogo. Questa Natura è divisa in quattro luoghi, nei quali essa fa tutte le cose che appaiono e quelle che sono nell’ombra, poiché in vero stanno nell’ombra piuttosto che apparire veramente. Si muta in maschio e femmina ed è assimilata al Mercurio, perché si congiunge a varî luoghi, e secondo i luoghi della terra produce cose buone o cattive, sebbene non vi siano cattivi luoghi sulla Terra, come ci sembra.
Inoltre vi sono quattro qualità, e quelle sono dentro ogni cosa, e non sono in accordo, ma sempre una è in eccesso sull’altra. La Natura peraltro non è visibile, sebbene agisca visibilmente; infatti è uno spirito volatile che fa il suo officio nei corpi; ha il suo luogo e la sua sede nella volontà Divina. A noi qui non serve ad altro, se non che conosciamo i suoi luoghi, quali le siano più convenienti e più prossimi, cioè sappiamo unire la cosa alla cosa, secondo la Natura, perché non si mescoli il legno all’uomo, o il bue o l’animale al metallo, ma qualsivoglia cosa agisca sul suo simile: e allora anche la Natura fornirà il suo officio. Il luogo della Natura, come si è detto sopra, non è altrove che nel volere di Dio.
Gl’INDAGATORI della Natura debbono essere tali qual è la stessa Natura: veritieri, semplici, pazienti, costanti etc., e specialmente pii, timorosi di Dio, che non nuocciano al prossimo. Inoltre considerino diligentemente se il loro proposito è in Accordo con la Natura. Apprendano l’esempio dalle cose che ap-paiono, se sia possibile, e cioè da quali cose la cosa si faccia, in che modo, e in quale vaso la Natura operi. Infatti se vuoi fare qualcosa semplicemente, così come fa la stessa Natura, segui la Natura. Ma se tendi a qualcosa di più eccellente che la Natura, osserva in cosa e per mezzo di cosa si migliora, e ciò avviene sempre nel suo simile.
Per esempio se desideri (e questo è il nostro intento) far progredire in virtù un metallo più in là di quel che ha fatto la natura, occorre acquisire la Natura Metallica, e questo in Maschio e Femmina, al-trimenti non otterrai nulla. Se infatti intendi creare un Metallo da erbe, lavorerai invano, così come non otterrai un albero da un cane o una bestia.