George Ripley
 

EPISTOLA
a Edoardo IV Re d'Inghilterra

Spiegata da Ireneo Filalete

 

* Questo Principe ha cominciato il suo Regno & è morto nello stesso anno di Luigi XI, Re di Francia; cioè egli ha regnato 22 anni dopo l'anno 1461 sino al 1483; da qui si può giudicare il tempo in cui ha vissuto Ripley.

Traduzione di G. L.

 
I
QUESTA Epistola essendo stata scritta immediatamente a un Re ugualmente saggio & valoroso, deve contenere tutto il segreto dell'opera, sebbene descritto ermeticamente, & nascosto con molta arte, come l'Autore stesso assicura; & che in questa Lettera egli ne deve sciogliere interamente i nodi più difficili; da parte mia io posso testimoniare con lui che questa Epistola, benchè corta, contiene tuttavia, tutto ciò che si possa desiderare, sia per la teoria, che per la pratica dei nostri misteri.
I I
IO pretendo che questo scritto sia la chiave di tutte le Opere che io ho pubblicato; e perciò si può essere sicuri che io non mi servirò di nessuna parola dubbia, nè allegorica, come ho fatto nei miei altri scritti, ove sembra che io provi delle cose, che si troverebbero false, se non le si prende figuratamente; questa cosa io l'ho fatta solamente per celare questa arte, non essendo dunque mia intenzione che questa chiave divenga comune, io supplico coloro che l'avranno di tenerla segreta, & di non comunicarla che a qualche amico, di una fedeltà riconosciuta, & della cui discrezione si sia certi.
I I I
NON è senza motivo che io faccio questa preghiera, essendo sicuro che tutti i miei scritti messi insieme, non sono niente a paragone di questo, a causa delle contraddizioni che ho inframmischiato negli altri. Io mi servirò, dunque, in questa Epistola di un metodo molto differente da quello che ho impiegato altrove; io estrarrò all'inizio la sostanza Fisica, che contiene l'Epistola di Ripley & la ridurrò in parecchie conclusioni, che chiarirò in seguito.
I V
SICCOME le prime otto strofe di questa Epistola, che è in versi, non sono che segni di rispetto, io prendo la prima Conclusione alla nona Stanza: sapere che tutte le cose si moltiplicano per la loro propria specie, & che i metalli di conseguenza lo possono essere; poichè da sè stessi sono capaci di essere cambiati da imperfetti, in perfetti.
V
LA seconda Conclusione contenuta nella decima stanza, è che il fondamento più certo della possibilità della trasmutazione, è di poter ridurre tutti i metalli & minerali, che sono di principio metallico, nella loro prima materia mercuriale.
V I
LA terza Conclusione estratta dalla undicesima stanza, porta che tra tanti zolfi minerali & metallici & tanti mercurii, non ve ne sono che due che hanno rapporto con la nostra opera ai quali il Mercurio è essenzialmente unito.
V I I
LA quarta Conclusione, che si estrae dalla stessa Stanza, è che chi concepisce come bisogna questi due zolfi & questi due mercurii troverà che uno è più puro dell'oro, che è uno zolfo nella sua apparenza, & mercurio nel suo occulto, & che l'altro è il mercurio più puro & più bianco, che è in verità vero argento vivo, nel suo aspetto esteriore, & zolfo nel suo interiore; & ecco quali sono i nostri due principi.
V I I I
LA quinta Conclusione si trova nella dodicesima Stanza, & è che se i principi sui quali lavora un uomo sono veri, & le operazioni sono regolari, l'effetto deve essere certo, & non è altro che il vero mistero dei Filosofi.
***
QUESTE Conclusioni sono un piccolo numero; ma esse sono di grande importanza, in quanto la loro estensione, la loro illustrazione, & anche la loro delucidazione devono soddisfare un figlio della Scienza.
I X
PRIMA CONCLUSIONE SPIEGATA
QUANTO alla Prima, poichè non è nostro disegno spingere chiunque nell'impresa di questa arte, ma di condurre soltanto i Figli della Scienza, io non mi soffermerò a provare la possibilità dell'Alchimia, (o della trasmutazione) poichè l'ho già fatto a sufficienza in un altro Trattato.
X
COLUI, dunque, che vuol essere incredulo lo sia; colui che vuol sottilizzare, sottilizzi; ma colui il cui spirito è persuaso della verità & della dignità di quest'arte, sia attento sulla delucidazione di queste cinque Conclusioni; & il suo cuore non mancherà di rallegrarsi.
X I
IN queste Conclusioni io mi fermerò principalmente a chiarire i luoghi ove si trovano i segreti dell'arte.
X I I
IN relazione alla prima Conclusione, ove egli assicura la verità dell'arte & la sua possibilità, colui che vorrà soddisfarsi più a lungo su questo argomento, legga le testimonianze dei Filosofi; ma l'incredulo resti nel suo errore, giacché per la sottigliezza di questi argomenti egli vuole eluderne le prove, & non crederà a molte persone, la maggior parte delle quali, si sono acquisite molta reputazione anche al loro tempo.
X I I I
COSI' per spiegare questa prima chiave, io mi fermerò soltanto alla testimonianza di Ripley, che nella quarta Stanza dell'Epistola, assicura il Re, che essendo a Louvain, egli vide per la prima volta l'effetto di questi grandi & ammirabili segreti dei due Elixirs; & nel verso seguente, egli protesta che ha anche lui trovato la via del segreto dell'Alchimia, di cui gli promette la scoperta, a condizione, tuttavia, di tenerla segreta; & sebbene nella ottava Stanza egli assicura che mai confiderà queste cose alla carta, offre tuttavia di far vedere al Re non solo l'Elixir bianco & rosso, ma il modo stesso di lavorarlo facilmente, con poche spese & in poco tempo.
X I V
COLUI, dunque che vorrà dubitare di questa arte, considererà questo famoso Autore come un imbecille, o un sofista insensato, per scrivere tali cose al suo Principe, se non fosse stato capace di effettuarle; ma la sua storia, i suoi scritti, la sua reputazione, la sua serietà, infine la sua professione, lo giustificano pienamente da questa calunnia.
X V
SECONDA CONCLUSIONE SPIEGATA
LA seconda Conclusione contiene in sostanza che tutti i metalli & i corpi dei principi metallici possono essere ridotti nella loro prima materia mercuriale; cosa che fa il principale & più sicuro fondamento della possibilità della trasmutazione metallica; è su questo che ci soffermeremo più a lungo. Dovete credermi, & questo è il perno sul quale ruotano tutti i nostri segreti.
X V I
SAPPIATE per prima cosa che tutti i metalli & la maggior parte dei minerali hanno per materia prossima un mercurio, al quale aderisce quasi sempre uno zolfo esterno & non metallico, molto differente dalla sostanza esterna o nocciolo del mercurio.
X V I I
LO zolfo non manca neanche a questo mercurio; & è per mezzo suo che può essere precipitato in una polvere secca, da un liquore, che non ci è sconosciuto, ma che è inutile all'arte della trasmutazione. Questo mercurio può essere fissato al punto che indurirà ogni sorta di fuoco, la coppella stessa, & ciò senza alcuna aggiunta che il liquore che lo fissa; il quale in seguito ne può essere separato tutto intero, senza alterazione del suo peso, nè delle sue virtù.
X V I I I
LO zolfo è molto puro nell'oro; ma meno negli altri metalli, tanto che è fisso nell'oro & nell'argento, & è volatile negli altri. E' coagulato in tutti i metalli; ma nel mercurio o argento vivo è coagulabile. Nell'oro, l'argento & il mercurio, questo zolfo è così fortemente unito, che gli antichi hanno sempre creduto che lo zolfo & il mercurio non fossero che una stessa cosa.
X I X
MA vi è un liquore, del quale dobbiamo, in questa parte del mondo, l'invenzione a Paracelso, sebbene sia stato & sia comune tra i Mori, gli Arabi, & anche per qualcuno dei più abili Chimici; & è per mezzo di questo liquore che noi sappiamo separare in forma di olio tinto e metallico, lo zolfo esterno & coagulabile del mercurio; ma coagulato negli altri metalli. Allora il mercurio resterà spogliato del suo zolfo, eccetto quello che si può chiamare interno o centrale, che non potrebbe essere coagulato che con il nostro Elixir; perchè da solo non può mai essere fissato, nè precipitato, nè sublimato; ma dimora senza alterazione in tutte le acque corrosive & in tutte le digestioni, ove lo si può mettere.
X X
VI è dunque una via per ridurre il mercurio in olio, così bene come tutti i metalli & i minerali: E' con il liquore Alkaest, che da tutti i corpi composti da mercurio può separare un mercurio colante o argento vivo, dal quale tutto lo zolfo è allora separato, eccetto il suo zolfo interno & centrale che nessun corrosivo può toccare.
X X I
OLTRE questa via universale di riduzione, se ne trovano altre particolari per le quali si possono ridurre il piombo, lo stagno, l'antimonio & anche il ferro in mercurio colante, & questo per mezzo di sali che siccome sono corporali non saprebbero penetrare i corpi metallici così radicalmente come il liquore Alkaest; & è per questo che non spogliano interamente il mercurio del suo zolfo; ma gliene lasciano tanto come se ne trova nel mercurio comune.
X X I I
MA il mercurio dei corpi ha soltanto alcune qualità particolari a seconda della natura del metallo o del minerale dal quale è estratto; per questo è inutile alla nostra opera disciogliere in mercurio le specie dei metalli perfetti; non ha più virtù del mercurio comune. Non vi è che una sola umidità applicabile alla nostra opera, che non è certamente nè del piombo, nè del rame; essa non è estratta neanche da nessuna cosa che la natura ha formato, ma da una sostanza composta dall'arte del Filosofo.
X X I I I
SE dunque il mercurio estratto dai corpi ha una qualità così fredda & le stesse fecce & superfluità come il mercurio comune, unite a una forma distinta & specifica, cosa che lo rende ancora più lontano dal nostro mercurio, che è il mercurio volgare.
X X I V
LA nostra arte dunque è di fare un composto di due principi; nell'uno è contenuto il sale, & nell'altro si trova lo zolfo di natura; tuttavia siccome non sono, l'uno e l'altro, nè interamente perfetti, nè interamente imperfetti, & che possono essere cambiati & esaltati dalla nostra arte, se ne viene a capo con il mercurio comune; che estrae non il peso, ma la virtù celeste del composto; cosa che non si potrebbe fare se i suoi principi fossero imperfetti. Ora questa virtù che di per sè stessa è fermentativa, produce nel mercurio comune una razza ben più nobile di esso, che è il nostro vero ermafrodito, che si congela da sè stesso, & discioglie i corpi.
X X V
CONSIDERATE un grano di semenza ove il germe è appena visibile; tuttavia se voi separate questo germe dal grano, egli muore nello stesso istante; ma lasciate il grano tutto intero, si gonfia & fermenta; non è, tuttavia, che il germe che produce la pianta. E' la stessa cosa nel nostro corpo, lo spirito fermentativo, che è in esso, è la minima parte del composto, & le parti impure & corporali del corpo si separano con la lega del mercurio.
X X V I
MA oltre all'esempio del grano, che vi ho dato, si può osservare che la virtù nascosta del nostro corpo purga & purifica l'acqua, che è la sua matrice nella quale soffia, cioè, che ne caccia quantità di terra sporca, & una grande abbondanza di umidità sporca: & per averne la prova & vederne l'effetto, seguite ciò che vado a dire.
X X V I I
FATE la vostra lozione con dell'acqua di fonte molto pura; prima pesate esattamente una pinta di questa acqua, & lavate il vostro composto facendo la preparazione di otto o dieci aquile, mettendo da parte tutte le fecce; poi, avendole prima ben seccate, distillate o sublimate tutto ciò che potrà essere distillato o sublimato, & ne uscirà una piccolissima quantità di mercurio, mettete il resto della feccia dentro un crogiolo tra i carboni ardenti, & tutte le sostanze fecciose del mercurio bruceranno come del carbone, ma senza fumo.
X X V I I I
ALLORCHE' tutto sarà consumato pesate il resto, & voi non troverete che i due terzi del peso del vostro corpo; essendo l'altro terzo rimasto nel mercurio; pesate anche il mercurio che voi avete distillato o sublimato, & il mercurio che avete preparato a parte, & il peso di questi due mercurii non si avvicinerà molto al mercurio che avrete preso all'inizio; fate così bollire l'acqua che è servita alla vostra lozione, & fatela evaporare sino a una pellicola, poi mettetela al freddo, & formerà dei cristalli, che sono il sale del mercurio crudo.
X X I X
QUESTI lavori non sono, in verità, di alcuna utilità; ma danno un'estrema soddisfazione all'Artista, facendogli vedere le sostanze estranee, che sono nel mercurio, & che non si possono scoprire che col liquore di Alkaest; ma tuttavia in modo distruttivo & non degenerativo, come è la nostra preparazione, che si fa tra maschile & femminile nella propria specie ove si trova il fermento, che opera quello che tutte le altre cose non possono fare.
X X X
IO dunque vi dico che se voi prendete il vostro corpo imperfetto, & il Mercurio separatamente, & li fate fermentare, voi estrarrete, in verità, dall'uno uno zolfo purissimo, & dall'altro un Mercurio nero & impuro; tuttavia voi non farete mai niente di entrambi, perchè mancano della virtù fermentativa, che è il miracolo del mondo.
X X X I
E' questa che fa sì che l'acqua comune diventi erba, albero, pianta, frutto, carne, fango, pietra, minerale; è essa, infine, che fa tutte le cose.
Cercatela dunque, solamente, & avrete la gioia di possederla; essa lo merita, poichè è un tesoro inestimabile; ma sappiate nello stesso tempo che la qualità fermentativa non opera al di fuori della sua specie, & che i sali non saprebbero far fermentare i metalli.
X X X I I
VOLETE dunque sapere perchè alcuni Alkali separano il Mercurio dai minerali & dai metalli più imperfetti? Considerate che in tutti i corpi lo zolfo non è proprio così radicalmente mescolato, nè così intimamente unito come si trova nell'oro & nell'argento, & che lo zolfo si lega con alcuni Alkali, che sono straordinariamente disciolti & fusi con esso: & con questo mezzo le parti sono disgiunte, & il Mercurio è separato dal fuoco.
X X X I I I
QUESTO Mercurio così separato è spogliato del suo zolfo; ma solo quanto è necessario, quando non si tratta che di una depurazione dello zolfo con una separazione del puro dall'impuro; ma questi Alkali avendo separato questo zolfo, hanno reso il Mercurio peggiore di prima, avendolo allontanato dalla natura metallica.
X X X I V
PER esempio, lo zolfo del piombo non brucerà mai, & se anche lo sublimate, & se anche lo calcinate per farne dello zucchero o del vetro, non lascerà col flusso & col fuoco, di riprendere la forma che aveva prima; ma essendo il suo zolfo, come avevamo detto, separato, se è aggiunto al nitro, prenderà fuoco così facilmente come lo zolfo comune; in quanto che i sali agenti sullo zolfo, di cui separano il Mercurio, mancano del fermento, che non si trova che nelle sostanze della stessa natura.
X X X V
PERCIO' il fermento del pane non agisce sulla pietra, nè il fermento di un animale o di un vegetale, opererà sui metalli, non più che sui minerali. E sebbene voi possiate estrarre il Mercurio dall'oro per mezzo del primo essere del sale, questo Mercurio, tuttavia, non compirà mai la nostra opera; invece una parte del Mercurio, che sarà estratto dall'oro con solo tre parti del nostro Mercurio, compirà l'opera interamente con una digestione continua.
X X X V I
NON vi stupite dunque di vedere il nostro mercurio divenire più potente, essendo preparato col mercurio comune. Perchè il fermento che sopravviene nel corpo preparato & l'acqua, causa la morte, poi la rigenerazione, & opera quello che nessuna altra cosa saprebbe fare; perchè oltre che separare dal mercurio una terrestralità che brucia come il carbone, & una umidità che si discioglie in acqua comune, gli comunica uno spirito di vita, che è il vero zolfo embrionale della nostra acqua invisibile, ma che opera visibilmente.
X X X V I I
DA ciò concludiamo che tutte le operazioni del nostro mercurio, escluso quella che si fa col mercurio comune, & col nostro corpo secondo le regole dell'arte, sono false & non condurranno mai al fine della nostra opera; perchè in qualsiasi modo questi mercurii siano lavorati, non avranno mai la virtù del nostro. E' questo che dice l'Autore della Nouvelle Lumiere Chimique, che nessuna acqua in tutta l'Isola dei Filosofi è propria, se non quella che si estrae dai raggi del Sole & della Luna.
X X X V I I I
VOLETE sapere cosa vuol dire, il mercurio nel suo peso è incombustibile; è un oro fuggitivo, il nostro corpo, che nella sua purezza è chiamato luna dei Filosofi, essendo ben più pura dei metalli imperfetti, il suo zolfo è così puro come lo zolfo dell'oro: non che questa sia la luna in effetti, poichè non può dimorare al fuoco.
X X X I X
ORA vengo alla composizione di questi tre principi; prima, sul nostro mercurio comune & sui due principi del nostro composto, interviene un fermento estratto dalla luna, fuori della quale, qualunque sia un corpo, non lascia di uscire un odore specifico, & sovente capita che perda del suo peso, se il composto è troppo lavato, dopo che è stato sufficientemente purificato.
 
X L
SE dunque il fermento del Sole & della Luna interviene nella nostra composizione, genererà una stirpe mille volte più nobile di esso; invece se voi lavorate sul nostro corpo composto con la via violenta del sale, voi avrete in verità, il mercurio; ma molto meno nobile del corpo, trovandosi separato & non esalato da una tale operazione.
X L I
TERZA CONCLUSIONE SPIEGATA
LA Terza Conclusione è: tra tutti gli zolfi minerali & metallici, non ve ne sono che due che siano propri per la nostra opera; & che siano essenzialmente uniti al loro mercurio. Tale è la verità dei nostri segreti, sebbene per ingannare gli imprudenti, sembra che noi diciamo il contrario: perciò non credeteci, allorchè noi insinuiamo due strade differenti; come testimonia Ripley, non vi è che un solo & vero principio, noi non abbiamo che una materia & una sola via lineare, cioè un modo uniforme di procedere.
X L I I
SICCOME questi due zolfi sono i principi della nostra opera, essi devono essere omogenati, o resi della stessa natura; è solo l'oro spirituale che noi cerchiamo di far diventare bianco, poi rosso, & questo oro non è altro che il volgare che si vede tutti i giorni, ma del quale non si percepisce lo spirito che è nascosto in esso. Questo principio non ha bisogno che di composizione, & questa composizione deve essere fatta col nostro zolfo bianco & crudo, che non è altra cosa che il mercurio volgare preparato con frequenti coobazioni sul nostro corpo ermafrodito, sino a che diviene un'acqua ignea o ardente.
X L I I I
SAPPIATE dunque che avendo in sè, il mercurio, uno zolfo passivo, la nostra opera consiste nel moltiplicare in esso uno zolfo attivo, che esce dai reni del nostro corpo ermafrodito, il cui padre è un metallo & la cui madre un minerale.
X L I V
PRENDETE dunque la più amata dai figli di Saturno, che porta per sue armi un cerchio d'argento (1) sormontato da una croce di sabbia in campo nero, che è il marchio segnalato dal grande mondo, maritatela al più valente degli Dei, (2) che dimora nella casa di Ariès, & voi troverete il sale della natura: acuite la vostra acqua con questo sale meglio che potete, & voi avrete il bagno lunare nel quale l'oro vuole essere purificato.
X L V
IO vi assicuro oltre ciò, che quando avrete ridotto il nostro corpo in mercurio, senza addizione di mercurio comune o il mercurio di qualche altro corpo metallico, fatto da sè, cioè senza addizione di mercurio, vi sarà totalmente inutile, perchè non vi è che il nostro solo mercurio, che ha una forma & un potere celeste, che non riceve tanto dal nostro corpo composto, o principio, quanto dalla virtù fermentativa, che procede dai due, sia dal corpo che dal mercurio. & è il mezzo col quale è prodotta una meravigliosa creatura: Applicatevi dunque a maritare lo zolfo con il mercurio. Cioè il nostro mercurio, che è impregnato di zolfo, deve essere maritato col nostro Oro. Allora voi avrete due zolfi maritati & due mercurii di una stessa radice, il cui padre è l'oro, & la cui madre la luna.
(1) Tutta questa allegoria non è che per spiegare l'antimonio che i Chimici designano con un Globo nel modo segnato.
(2) E' il marte o il ferro, dal quale si fa il metallo stellato con l'antimonio.
X L V I
QUARTA CONCLUSIONE SPIEGATA
LA quarta Conclusione, chiarisce interamente tutto ciò che noi abbiamo detto sopra; principalmente che questi zolfi sono, uno il più puro dell'oro, & l'altro il più puro zolfo bianco del mercurio; questi sono i nostri due zolfi, dei quali, l'uno che sembra un corpo coagulato, porta tuttavia il suo mercurio nel suo seno; l'altro in ogni modo, vero mercurio; ma mercurio purissimo, che porta il suo zolfo dentro di sè, sebbene nascosto sotto la forma & la fluidità del mercurio.
X L V I I
VI è qui il più grande imbarazzo per i Sofisti, perchè non essendo istruiti nell'amore metallico, essi lavorano su delle sostanze eterogenee, o se lavorano su dei corpi metallici, essi uniscono maschio con maschio o femmina con femmina. Talvolta lavorano su un solo corpo, o se prendono maschio & femmina, il maschio sarà impotente, & l'utero della femmina sarà viziato, in modo che per la loro sconsiderazione sono frustati nelle loro speranze, attribuiscono la colpa all'Arte, sebbene in effetti debba essere imputata solo alla loro follia, perchè essi non ascoltano i Filosofi.
X L V I I I
IO conosco parecchi di questi Sofisti, che sognano su parecchie pietre vegetali, minerali, & animali; alcuni aggiungono anche l'igneo, l'Angelico, & la pietra del Paradiso. E poichè lo scopo a cui tendono, è troppo alto, essi inventano dei modi convenienti per arrivarvi. Essi vogliono che vi si possa pervenire per una doppia via, una, che chiamano via umida, & l'altra, la via secca. L'ultima, a quanto pretendono è un labirinto, che non è conosciuto che da i più illustri Filosofi; & l'altra è il solo Dedalo, via agevole e di poca spesa, che i poveri possono intraprendere.
X L I X
MA io lo so, & posso renderne testimonianza, che nella nostra opera, non vi è che una sola via, che un solo Regime; & che non vi sono altri colori che i nostri: & ciò che diciamo o che scriviamo altrimenti, non è che per ingannare gli imprudenti. Perchè se ogni cosa deve avere le sue proprie cause, non vi è effetto prodotto per due vie su dei principi differenti.
Così noi protestiamo & avvertiamo il Lettore, che nei nostri primi scritti abbiamo nascosto molte delle cose sotto il pretesto di due vie, che noi abbiamo insinuato, & che toccheremo in poche parole.
L
UNA delle nostre opere è un gioco da ragazzi & lavoro da donne; & questo non è altro che la cottura, col fuoco. Protestiamo che il più basso grado di questa opera è che la materia sia eccitata & che possa di ora in ora circolare senza timore della rottura del vaso, che per questa ragione deve essere molto forte; ma la nostra cottura lineare o uniforme è un'opera interna, che avanza di giorno in giorno & di ora in ora, & che è molto differente da questo calore esterno; perchè è invisibile & insensibile.
L I
IN questa opera la nostra Diana è il nostro corpo allorchè è mescolata con l'acqua, anche se il tutto è chiamato Luna, perchè il tutto è sbiancato & la femmina governa. La nostra Diana ha un bosco, poichè nei primi giorni della pietra, che il nostro corpo è sbiancato, spinge parecchie vegetazioni: nel seguito dell'opera si trovano in questo bosco due colombe, poichè dopo tre settimane l'acqua del nostro Mercurio sale con l'anima dell'oro dissolto. Esse sono unite fortemente negli abbracci eterni di Venere; in questo tempo la composizione, si trova interamente colorata di una pura acerbità. E queste Colombe sono circolate sette volte, poichè nel numero sette si trova ogni perfezione. Esse infine muoiono, poichè non si elevano più, & non danno più alcun segno di movimento: allora il nostro corpo è nero come il becco di un corvo; & in questa operazione tutto è cambiato in una polvere più nera del nero stesso.
L I I
NOI usiamo spesso queste Allegorie, quando parliamo della preparazione del nostro Mercurio. Quello che facciamo per ingannare i semplici & per oscurare & ingarbugliare le nostre opere, parlando dell'uno quando dovremmo parlare di un altro. Poichè se questa Arte fosse scritta tutta di seguito & nell'ordine del nostro procedimento, allora le nostre opere sarebbero disprezzate & sembrerebbero anche delle follie.
L I I I
CREDETEMI dunque, quando dico che le nostre opere sono veramente naturali, è perciò ci prendiamo la libertà di confondere il lavoro dei Filosofi & di imbrogliare con questo ciò che è l'effetto della sola natura: io lo faccio affinchè si possano lasciare gli imbecilli nell'ignoranza del nostro vero aceto, che essendo loro sconosciuto rende inutile il loro lavoro. Per finire dunque, questa conclusione, soffrite che io vi dica queste parole.
L I V
PRENDETE il vostro corpo che è l'oro volgare, & il nostro Mercurio che è stato acuito sette volte col suo matrimonio col nostro Corpo Ermafrodito, che un Caos, & il lampo dell'anima del Dio Marte nella terra e nell'acqua di Saturno; mescolate questi due assieme nel peso che la natura domanda. In questo miscuglio voi possedete il nostro fuoco invisibile, poichè nell'acqua o Mercurio vi è uno zolfo attivo o fuoco minerale: & nell'oro vi è uno zolfo morto & passivo, ma tuttavia attuale. Quando dunque questo zolfo dell'oro è eccitato e rivivificato, si forma dal fuoco della natura, che è nell'oro & dal fuoco contro natura, che è nel Mercurio, un altro fuoco partecipe dell'uno e dell'altro; è l'unione di questi due fuochi in uno solo, che causa la corruzione, che è l'umiliazione, da cui viene in seguito la generazione, che è glorificazione & perfezione.
L V
SAPPIATE ora che solo l'oro governa questo fuoco interno; l'uomo ignorando interamente l'evoluzione, tutto quello che può fare è di aver cura nel tempo della sua operazione, & percepire solo il calore; egli deve notare che questo fuoco opera tutti i gradi del calore necessario alla cottura. Non vi è sublimazione in questo fuoco, perchè la sublimazione è una esaltazione, & questo fuoco è talmente esaltazione che è esso stesso la perfezione, & non si può fare alcun progresso senza esso.
L V I
TUTTA la nostra opera non consiste in altro che nel saper moltiplicare questo fuoco, cioè far circolare il corpo sino a che la virtù dello zolfo sia aumentata. Poi questo fuoco è uno spirito invisibile, & siccome non ha alcuna dimensione, sia in alto che in basso, estende la Sfera di attività della nostra materia nel vaso, in modo che la sua sostanza sebbene materiale & visibile, si sublimi & salga per l'azione del calore elementare; questa virtù spirituale è tuttavia sempre così bene in ciò che resta in fondo al vaso, come in ciò che sale in alto, poichè è come la vita nel corpo dell'uomo, che è dappertutto nello stesso tempo, senza essere tuttavia per questo, attaccata o determinata in qualche luogo particolare.
L V I I
TALE è il fondamento dei nostri Sofismi, allorchè noi diciamo che nel vero fuoco Filosofico non vi è alcuna sublimazione. Poichè il fuoco è vita, è un'anima che si assoggetta alle dimensione del corpo, da dove deriva che l'apertura del vaso, o il raffreddamento della materia durante il lavoro, uccide questa vita, o questo fuoco che risiede nello zolfo segreto, sebbene non vi sia un solo grano che vada perduto; i ragazzi stessi sanno come si accende & governa il fuoco elementare, ma non vi è che il Filosofo, che possa discernere il vero fuoco interno; in effetti è una cosa miracolosa, che agisce nel corpo, sebbene non faccia parte del corpo; perciò diciamo che il fuoco è una parte celeste, & che è uniforme, perchè è sempre lo stesso sino a quando il Periodo della sua operazione sia giunto; allora essendo nella sua perfezione non agisce più, poichè ogni agente si separa quando il termine della sua operazione è venuto.
L V I I I
RICORDATE dunque, quando parliamo del nostro fuoco, che non sublima, di non sbagliarvi, & di non credere che l'umidità della nostra composizione che è nel vaso, non deve sublimarsi. E' questo che deve fare incessantemente. Ma il fuoco che non sublima è l'amore metallico, che è in alto & in basso & in tutta l'estensione della materia.
L I X
ORA per concludere tutto ciò che ho detto, imparate & siate attenti alla materia che prendete; poichè come dice il Proverbio: un cattivo corvo depone un cattivo uovo.
Che la vostra semenza & la vostra materia sia pura, & allora vedrete una stirpe nobile.
Che il fuoco esterno sia tale che in esso la nostra confezione possa giocarsi in tutti i lati nel vaso, & con questo mezzo & in pochi giorni produrrà ciò che desiderate, cioè il becco del corvo.
Poi continuate la vostra cottura, & in 130 giorni vedrete la bianca Colomba.
E 90 giorni dopo apparirà lo scintillante Cherubino.
L X
QUINTA CONCLUSIONE SPIEGATA
INFINE eccoci arrivati alla quinta conclusione, che è: se le operazioni di un uomo sono regolari, & i principi veri, la fine deve essere certa, cioè il magistero.
L X I
OH folli & ciechi che non considerate che ogni cosa nel mondo ha la propria causa & il suo modo di agire, credete voi che un Pilota possa andare per mare ove vorrà con una carrozza, bella che possa essere? La prova che ne facesse, sarebbe senza dubbio una follia; immaginatevi con un Naviglio per ben equipaggiato che sia, andare in volata, & senza considerazione: prima di arrivare alla costa d'oro, non mancherebbe di fare naufragio contro qualche Roccia. Sono dei simili folli, coloro che cercano il nostro segreto nelle materie triviali, & che tuttavia sperano di trovare l'oro di Ophir.