Introduzione
di Massimo Marra
Il manoscritto XVII D 75 della
Biblioteca Nazionale V. Emanuele di Napoli è una miscellanea di interesse alchemico
citata per la prima volta in una relazione di Andrea Russo (Manoscritti di interesse
alchimistico esistenti presso la Biblioteca Nazionale V. Emanuele di Napoli, in
Alchimia
ieri e oggi. Atti e memorie dellAccademia di Storia DellArte Sanitaria
3
1982 pp. 153-164). La miscellanea è nota agli studiosi per il più voluminoso dei
trattati in essa contenuti, lAuriloquio di Vincenzo Percolla, edito nel 1996
dallArché di Milano a cura di Carlo Alberto Anzuini. Il codice proviene
originariamente dalla biblioteca del Convento napoletano di S. Eframo nuovo, e fu redatto
tra la fine del XVI° e linizio del XVII secolo. Rimandiamo alla nota introduttiva
dellAnzuini alla citata edizione dellAuriloquio per tutte le
informazioni codicologiche e paleografiche sul codice.
Scritto in ogni sua parte dallo stesso pugno la miscellanea include, tra trattati noti e
meno noti, anche alcuni testi mutili. Il piccolo scritto oggetto della nostra attenzione
è posto immediatamente dopo il citato Auriloquio, ed è appartenente al genere
delle visiones ermetiche. Lincipit attribuisce lo scritto a un Giovanni di
Vasconia. Il testo è basato sulla visione di un libro
incatenato con sette catene dargento e doro, e sigillato con sette sigilli
altrettanto preziosi. Questo è un topos assai diffuso legato
allApocalisse di Giovanni (5, 1-5). Il trattato è conosciuto in circa una ventina
di versioni manoscritte, in prosa ed in versi, in Latino, Francese ed Inglese. Si conosce
una sola versione italiana, appunto quella inclusa nel Ms. VIII D 75.
Nella nota introduttiva a una versione francese (Didier Kahn, Les sept visions de Marie
la profetesse sur loeuvre de la pierre des Philosophes, in Chrysopoeia,
tome 2, fasc. 4, 1988 Arché Milan), Didier Kahn ricostruisce la storia della visione. Il
breve trattato viene stampato una sola volta nel 1586, incluso in una miscellanea di
trattati attribuiti ad Arnaldo Da Villanova (Arnaldi Villanovani [
] Tractatus
varii Exoterici ac chymici [
] quibus [
] accesserunt Cathena Aurea et
Testamentum ejusdem philosophicum, Lyon 1586) col titolo di Cathena Aurea.
Nella tradizione manoscritta il testo reca alternativamente il titolo di Le sette
visioni di Maria la Profetessa sulla opera della pietra dei filosofi o quello di
Flos
Florum.
Kahn afferma che non si hanno notizie di versioni manoscritte antecedenti al XV sec., e
per questa ragione lattribuzione ad Arnaldo da Villanova (morto nel 1311) risulta
assai improbabile. Daltronde non abbiamo notizia di componimenti di Arnaldo che
utilizzassero la forma della Visio, ed inoltre, nella tradizione manoscritta, si
incontrano assai spesso notevoli varianti di titolo ed attribuzione tra le varie versioni
di uno stesso testo. Nel caso della nostra visio, lattribuzione sembra
oscillare tra la mitica Maria la Profetessa e diverse attribuzioni a un Giovanni
di Vasconia o Vascovia o Joannes Bastonis, secondo almeno un manoscritto
«
sepolto ad Anversa».
Intorno alla figura di questo oscuro alchimista non abbiamo notizie storiche attendibili,
e gli studiosi si mantengono nel campo delle pure congetture. Nazari nel Della
Tramutatione Metallica sogni tre (1599) cita Giovanni di Vasconia tra gli autori
elencati nel terzo sogno, attribuendogli uno sconosciuto Ars Magnae Operationis.
Qualcuno ha identificato questo misterioso alchimista come il famoso teologo carmelitano
John Baston (o Beston) morto nel 1428, intorno al quale daltro canto non abbiamo
alcuna notizia inerente una eventuale sepoltura ad Anversa. Altra ipotesi è quella del
Thorndike, che considera Giovanni di Vasconia come corruzione di John Dastin, alchimista
inglese contemporaneo dio Arnaldo che ci ha lasciato una Visio alchemica che non
ha, tuttavia, alcuna connessione col testo in esame. Intorno alla ipotesi del Thorndike,
del resto, valgono le stesse obiezioni già fatte per lattribuzione ad Arnaldo in
merito alla datazione dei manoscritti.
Unaltra ipotresi viene dalla Bibliotheca Chemica di Pierre Borel (1654) che
riporta «Ioh. De Vasconia, vel de Vascouia cardinalis», ed è indubbiamente
questa la notizia alla base delle informazioni riportate da alcuni studiosi
dellinizio del secolo (lo Chevalier ed il Frati, vedi il citato lavor del Kahn). In
conclusione, intorno a questo testo, non possiamo dire di avere alcuna certa ed affidabile
attribuzione.
Un trattato molto simile alla Cathena Aurea fu stampato nel 1597 nel testo di
Nicolas Barnaud Commentariolum in enigmaticum quoddam epitaphium, Bononie
studiorum
Huic additi sunt processus chimici non pauci. Lugduni Batavorum, Ex
officina Thomae Basson 1597, p. 41-45 Processus quintus (vedi Antonie Calvet,
Les «alchimica» dArnaud de Villeneuve à travers la tradition imprimée
[XVI-XVII siécles]. Questions bibliographiques, in Alchimie, art, histoire et
mythes Paris-Milan 1995 S.E.H.A., Arché). Il Flos Florum o Cathena Aurea
è inoltre connesso con un testo assai noto della tradizione alchemica inglese, il
Ripley
Scrowle. Van Lennep dedica la sua attenzione alle corrispondenze tra il testo della
Cathena
ed il Ripley Scrowle nel suo Alchimie (Paris 1985).
Prendendo per buona lattribuzione del nostro testo ad Arnaldo Da Villanova, egli
identifica il testo che accompagna molte delle illustrazioni contenute (in latino o
inglese) in varie copie manoscritte della visio del Ripley, con citazioni villanoviane. In
realtà, sia i testi che gli stessi disegni sono ispirati dal ns. testo, che dovette
dunque conoscere buona diffusione, oltre che in Italia e Francia, anche in Inghilterra.
Addirittura, in un manoscritto del Ripley scrowle di Yale, il testo, in inglese,
è in versione integrale. Basandoci su quanto esposto da Van Lennep su quattro manoscritti
del Ripley Scrowle (Oxford, Cambridge, Yale e quello della Huntigton library)
possiamo osservare la reiterazione insistente del motivo figurativo del vaso, al cui
interno un vecchio incoronato e un giovane monaco presentano un libro sigillato a sette
sigilli, ognuno legato a sette circoli, o anelli di una catena, allinterno dei quali
sono illustrate le sette operazioni ermetiche.
In riproduzioni posteriori, limmagine del vecchio del monaco e del libro si
trasformano in un oggetto indistinto. I sette anelli sono a loro volta collegati uno per
uno con il cerchio centrale a mezzo di anelli più piccoli. Solo il cerchio in alto a
destra è collegato al cerchio centrale a mezzo di un filatterio recante la scritta
materia
prima. Allinterno di questo cerchio il motivo simbolico disegnato presenta a
destra un uomo che protende un maglio verso la testa di una donna, mentre a sinistra un
uomo le punta una lancia alla testa di un altro uomo nudo, sulla cui gamba si sporge un
dragone rampante. Ai piedi della donna sono accovacciati due leoni, uno rosso ed uno
verde, sopra le teste dei personaggi troneggiano il sole e la luna, mentre tra luomo
e la donna compare un rospo (il che allude a una delle allegorie del Ripley Scrowle),
in alto a destra compare un uccello che sinvola.
Discendendo verso destra, nel circolo successivo vi sono quattro monaci intorno a un vaso,
motivo che sarà la costante di tutti gli altri circoli. Allinterno del vaso
luomo e la donna sono coricati tra le fiamme. Ai piedi del vaso è scritto
solutio. Ai bordi dellanello si legge la scritta The soule for sothe is his sulphur
not burninge (In verità lanima è il suo zolfo non urente) non privo di
relazione con una riga del nostro testo («Lanima è il solfore non urente, il quale
congela»).
Nellanello successivo al vaso contenente la coppia alchemica tra le fiamme, si
aggiungono un essere aureolato e un uccello che fuoriescono da un becco di cui è dotato
il tappo del vaso. Altri tre vasi si notano sullo sfondo. Ai piedi del vaso campeggia la
scritta blacke (nero) mentre ai bordi dellanello si legge A calido et
humido primo ex illis passie quam debilis sum (nel nostro testo «Ponimi nel caldo e
nellhumido, et di quelli pascemi, perché son debile»).
Lanello successivo ripresenta la stessa scena, ma sulluomo e sulla donna nel
vaso si notano due uccelli, uno che vola verso il basso, ed uno che vola verso
lalto. A latere si notano altri due vasi, sulla sommità dei quali sono visibili un
uomo ed un uccello. La scritta sul bordo è Et leniter digestus amicabile sum ideo
exalta ingressu illius, raffrontabile nel nostro testo con «Leggermente digesto son
animato, et però essaltami».
Il circolo successivo presenta nel vaso, come sempre attorniato dai monaci, una donna
partoriente nellacqua, mentre un uccello si invola. La scritta che si legge
sullanello è Exalta separa subtilia me ut possim reducere ad simplex, nel
nostro testo con «essaltami, separa sublimami, acciò possa esser ridutto allessere
semplice». Continuando a risalire sulla sinistra, nel vaso si vede una donna in piedi
nellacqua, motivo che sarà ripetuto più o meno identicamente nei due anelli
successivi. Sul primo anello leggiamo: Scicio deficio pota me et me albifica, nel
nostro testo correlabile alla scritta della quinta catena (ho sete, dammi da bere, fammi
bianco) mentre la scritta che il nostro testo attribuisce alla sesta catena (noi siamo
vedovi et orfani, et lontani di casa propria per riduttione ad essa casa propria, acciò
che il corpo amicabilmente mabbracci) fa riscontro la scritta del settimo anello:
Vidui
sumus et a domo propria elongati sumus ideo nos ipsum reduce ut corpus nos amplectet et
amicabile nobis fiat. La scritta che nel nostro testo è impressa sulla settima catena
è «fa leggermente, con foco amicabile, che niuna violenza non ci possa separare»,
ed è associabile a quella che nei manoscritti citati della Ripley Scrowle accompagna
lottavo e ultimo anello: «Leniter cum igne amicabili fac ut aliqua violentia nos
superare non possit».
Nel riscontro di tali analogie pare impossibile negare lassociazione tra il nostro
testo e la visione attribuita al Ripley. In questa ottica si dovrà dunque considerare il
Flos
Florum come una delle probabili fonti del Ripley Scrowle. Nella trascrizione
del manoscritto abbiamo scelto di non alterare il testo originale in nessuna sua parte.
Gli unici interventi sono stati fatti sullaccentazione e sulla punteggiatura che
sono stati ricondotte a quelle moderne. Qualche lemma illeggibile nel testo originale,
intorno a cui si hanno dubbi di interpretazione, viene proposto tra parentesi quadre.
|
|
Viddi un vecchio di mirabil clarità splendente, tenere
in mano un libro serrato con sette sigilli sigillato, nel quale, et per il quale, si fa il
lapis. Et levando gli occhi viddi il libro di poste dargento e foglie doro
coperto, et in capo di questo libro vi era un anello sferico, aureo, coperto
dargento, nella cui circonferenza eravi tal scrittura: Spirito, Anima et
Corpo . Dal quale anello procedevano sette sigillate catene, così dargento,
come di oro, et circondavano tutto il libro, et con aspetto retrogrado devolvente il
libro, rivolgevansi, et ritornavano tutte al detto anello.
Interrogai il vecchio qual che questo significasse .
Rispose il vecchio, e dissemi che lanello sferico aureo coperto dargento, era
la pietra, la quale nel suo profondo è aurea et masculina, e nel manifesto è argentea,
et feminina, et quantunque sia divisa in parti, nondimeno sempre è ferma.
Le sette catene circondanti il libro sono le sette operazioni, le quali circondano tutto
il magisterio, e lo perfiino.
Unaltra volta interrogai il vecchio, che cosa volesse significare la scrittura
dellanello; mi rispose e disse quella esser mirabile, perché in verità comprende e
contiene tutto il segreto della philosophia.
Il spirito significa il Mercurio, il quale sottilmente entrando nel corpo per minima, lo
assottiglia, e li trahe lanima, e lo porta seco sopra in aere, e lassalo in tal
dispositioni che diventa in natura di 5a essenza, et
semplice. Dipoi, la qual semplice riduttione infonde lanima nel corpo, et esso lo
abbraccia, et rallegrasi con essa, et essa anima si rallegra con il corpo, et lo
rivivifica, et lo risuscita et poi perpetuamente vive e questa è la pietra dè
philosophi, la quale devi occultare.
LAnima è il solfore non urente, il quale congela il in corpo
over soccorrendo in
luoco della natura. Il quale [solfore] si estrae da esso corpo, et questa è lanima
mediatrice fra il corpo et il spirito, et è quella che li congiunge e lega
inseparabilmente, perché il spirito non si può unire con il corpo, se non per
lanima, la quale è tintura, et oro de Philosophi, perché senza essa non si può
compire né perfiere cosa alcuna. Et però nota che il nostro solfore non è solfore del
volgo, il quale è grasso, combustivo, destruttivo dogni cosa, perché le corrompe e
dissipa, et le fa imperfette, ma il solfore de philosophi ammigliora, e riduce a
perfettione.
Il corpo dinota loro, overo largento inanimato, nel qual prima era
lanima come forma del suo sogetto, e questo si dice dopo che lanima è
separata dal corpo, et che esso corpo sta morto insino a tanto che per ingressione
dellanima esso corpo unaltra volta sia perfetto. Allhora il corpo è
detto esser vivo, et risuscitato, et immortale, et questa è la dichiaratione
dellanello, della quale siamo contenti.
Viddi poi nella prima parte della catena aurea un sigillo di lettere argentee, che diceva
ponimi nel caldo, et humido, et di quelli pascemi, perché son debile. Interrogato il
vecchio, sopra di questo disse: - questa
scrittura, figliuolo, dinota la prima chiave, cioè operatione , la quale è detta digestione, et putrefattione, la quale si fa per
ministerio del suo tempo nel fuoco caldo et humido. Perché sicome un moto non si può
convertire in un altro moto, se non per la sua digestione, così il lapis nostro non si
può convertire in semplice, né lanima da spirito può esser tratta dal corpo, se
non mediante la sua digestione, perché quanto più una cosa sappropinqua al
semplice, tanto più è perfetta. Et però sappi che se non sarà putrida, non potrà
pervenire al secreto.
Viddi poi la seconda catena, la quale era in principio argentea et infine aurea, et in la
parte argentea era un sigillo con tal scrittura che diceva: - leggermente digesto son
animato, et però essaltami, et levami dalle cose più gravi.
Dimandai al vecchio questo, il qual mi rispose: - sappi figliuolo che questa è la seconda
operatione della pietra, la quale è detta distillatione, et la prima parte della catena
argentea dinota che quel che prima distilla è il spirito, cioè argento vivo animato, et
è tintura bianca. E la seconda parte della catena, la quale è aurea, dinota che quel che
distilla la seconda et terza volta è oglio tinto, et è tintura rossa, la quale si è
oleo de philosophi, et questa è la seconda chiave della filosofia.
La terza catena aurea havea un sigillo di lettere argentee, che diceva: separa il tinto
dal tinto. Et questo, dice il vecchio, significa la separattione dellaere dal fuoco,
recevendo laere da per se essaltandolo più volte nel fuoco humido, et questa è la
terza parte dellopera.
La quarta catena argentea havea un sigillo che diceva essaltami, separa, sublimami, acciò
possa esser ridutto allesser semplice. Dice il vecchio: questo dinota la
essaltazione del spirito inanimato esser per sé sola, et questa è la quarta operatione,
et chiave dellarte.
La quinta catena era così argentea come aurea, ma negra in superficie, et il suo sigillo
diceva: ho sete, dammi da bere, fammi bianco.
Interrogato il vecchio di questo, così disse: Questo è un gran secreto, et questo si è
il corpo morto inanimato, et calcinato, il qual dimanda esser imbeverato et albificato con
una parte del spirito animato, acciò che mediante la dispositione del spirito animato
possa più presto pervenire alla sua semplicissima della quinta essenza, et questa è la
quinta chiave dellopera.
La sesta catena era così argentea come aurea, et il sigillo così diceva: noi siamo
vedovi, et orfani, et lontani di casa propria per riduttione ad essa casa propria, accio
che il corpo amicabilmente mabbracci.
La settima et ultima catena era così argentea come aurea, la quale sigillava ogni cosa,
et havea il suo sigillo di lettere auree et argentee che dicevano: fà leggermente, con
foco amicabile, che niuna violenza non ci possa separare.
Disse il vecchio: questo significa lultima intentione, et perfettione, cioè fare il
fisso soluto, et il soluto fisso, et questa è la settima et ultima, et chiave della
pietra dè filosofi.
Allhora mi venne desiderio di vedere il libro aperto, la qual cosa disse il
vecchio (dissi al vecchio): io ti coniuro per lo Dio del Cielo che per tua
benignità mi apri il libro, et mi reveli quelli segreti che dentro vi sono fatti, et
scritti.
Disse il vecchio: - Sappi figliuolo che li sapienti hanno posto nellopera molte
cose, et molti modi di operare come dissolvere, congelare et fissare, et molti vasi et
pesi, et questo han fatto per accecare gli ignoranti, e dichiarar agli intelligenti. Et
nota che li filosofi hanno manifestata lopera sotto brevi parole non proprie, ma
metafisiche, et benchè abbiano aggiunte molte altre parole han fatto questo per non
essere intesi se non dalli sapienti.
Li philosophi han detto che la pietra è una cosa la quale è composta di 4 nature, le
quali nature sono terra, acqua, aere et fuoco, la qual pietra in similitudine, et in tutto
è pietra, ma non in natura, et si chiama pietra perché si rompe. Non è pietra perché
si fonde, et si chiama ancora lapis, over composito, perché è una materia composta di
corpo et spirito dalla natura, et quando è fatta per la diritta via è quello che cerca.
Nel qual lapis non ci è dentro cosa superflua, né cosa alcuna che li manchi, anzi
tutte le cose che sono in detta pietra ci sono necessarie, et non hanno bisogno di niuna
altra cosa del mondo. Over composito e duna radice, over natura, è detta una cosa,
cioè una materia composita, la quale in la decottione ha diversi colori, inanzi che sia
fatto lapis bianco perfetto.
Et nota che quanto più il detto lapis sta nel fuoco, tanto più se gli accresce la
virtù, e bontภcosa che non accade nellaltre cose, perché tutte le altre cose
nel fuoco sabbruciano, et perdono lhumido radicale. Ma il detto lapis tutto
solo nel fuoco sempre migliora, et cresce la sua bontà, e virtù. Perché il fuoco et il
nutrimento di detto lapis è questo, come delli evidenti segni che possa essere a
cognoscere detta pietra, il che intende bene: nota dunque, figliuolo che questo lapis
[ ? ] composito, si divide nellopera in due parti, cioè in due cose ,
perché una è corporale, et laltra è spirituale, et uno esce dallaltro et è
unita, et uno si regge con laltro, et uno migliora laltro et uno vince et
ammazza laltro, et però li filosofi fanno nominato uno mascolo, et laltro
femina. Et nota che quando li filosofi dissero et nominarono largento vivo con lo
corpo della magnesia, non intesero che largento vivo era humidità di detta pietra,
et che la magnesia non è quella che volgarmente si dice. Ma per la magnesia intesero
tutto il composito nel quale è la detta humidità, che è largento vivo, così da
li filosofi chiamato. La quale humidità non è come laltre humidità, perché
questa humidità corre nel fuoco, et nel proprio fuoco tutto il composito si solve et
congela, si denigra et dealba, et finalmente si rubifica et compesasi. Et nota che
nellopera non si mettino cose diverse, ma una sola tantum. Né vi è bisogno di
niuna trituratione di mano, né ancora cosa niuna si deve mettere con la detta pietra, et
nota che la terra bianca si chiama pietra bianca perfetta, et così ancora la terra rossa
si chiama terra rossa perfetta. La qual terra bianca della detta opera, senza adduttione
daltra cosa che sia, ma per reggimento del fuoco, si converte con rubedine; ma
lacqua, overo humidità di detta pietra si chiama argento vivo, come è detto di
sopra.
Et nota che lacqua, overo humidità predetta, mentre che esce dal detto composito,
over pietra, lassa tutto il composito in fondo del vaso in nigredine. Et così continuando
il fuoco, detta nigredine, nella quale sta detta humidità, si converte in vari colori, et
poi con albedine et finalmente in rubedine. La qual humidità ancor si chiama aere, il
qual aere, over humidità, si mescola con la detta sua terra, et con li altri elementi,
che stando in la detta pietra finché si fanno una cosa. La qual humidità benché sia
poca, nientedimeno è sufficiente a nutrire tutta la pietra, dalla quale procede et esce
detta humidità.
Et nota che in questo composto, over pietra, ci è sole et luna in virtù e potenza, et
ancora in natura, perché se questo non ci fossero in detto composito con esso, non si
potrebbe fare sole, né luna. Et non dimeno il sole et la luna, in esso composito
essistenti, non sono come sole et luna volgari, perché il sole et la luna essistenti in
detto composito sono di maggior potenza et virtù, et sono assai più megliori che li
volgari. Perché il sole et la luna di detto composito sono vivi, et verdi, e quelli del
vulgo sono morti a rispetto di esso sole luna essistenti in detto composito, o pietra. Et
[per] questo gli filosofi hanno chiamato il detto lapis sole et luna, perché in
esso composito ci sono dentro in virtù et potenza, et non visibilmente.
Et nota che la detta pietra, over composito, è una cosa solamente, e di una natura, et in
esso ci è tutto quello che gli è necessario, et in esso ci è tutto quello che lo
migliora e tutto quello che lo riduce a complemento, come è detto di sopra, et senza
altra cosa. Et nota che questo composito non ha dibisogno di alcun animato, over
vegetativo, ma è una natura monda e chiara che si trahe dalle sue proprie miniere
naturali, la quale si trasmuta con il reggimento del fuoco et si putrefà e divien negra,
e bianca et rossa et mostra molti altri colori.
Et nota che la humidità predetta, che è chiamata argento vivo, è la corruttione di essa
pietra, perché la fa nigrescere, poi dealbare, et finalmente rubificare come è detto di
sopra.
Et nota che li filosofi han detto che sia convertita lacqua in aere, il che
sintende che la detta acqua sia congelata, et, ritornata, sia ridotta nel corpo
chera prima, et che il corpo tanto stia nel reggimento del fuoco, che si converti in
corpo sottile, et si riduche in albedine perfetta. Allhora etiam è chiamato da
alcuni aere.
Ma quando dicono sia convertito laere in fuoco, intendono che il detto composito
ridotto in albedine, chiamato aere, tanto stia nel foco più forte che diventi rosso, et
allhora si chiama fuoco, over sole. Et nota che tutta lacqua si fa solamente
dun composito solo, come è detto di sopra, e non daltro, il qual composito si
deve reggere con fuoco lento con le sue materie, finché si meschiano insieme in uno, et
questo si fa nel primo reggimento del fuoco, perché in questo sta tutto il diffetto, et
pericolo, e quando è così ben fatto non ci può mancare dipoi cosa alcuna, né può
havere alcuno diffetto.
Et nota che la purificatione et estrattione delle parti spirituali del corpo si deveno
fare con fuoco mediocre tra il lento et il forte, finché il spirito si separa dal suo
corpo, et scenda sopra la sua terra, et quando il spirito sarà asceso in alto sopra il
suo corpo à modo di nuvole negre che ascéde sopra la sua terra, et rimarrà nel fondo
del vaso il corpo morto senza restare in quello nullo spirito, et il segno di questo si è
cenere, del quale se ne metterai sopra il foco, che non si fondi né che fumighi , già
sarà compito quanto à questo passo. Et mentre che serà così, riduci esso spirito sopra
esso corpo, dal quale era uscito, il qual spirito è simile alle nuvole negre che portano
lacqua; nientedimeno questo spirito si chiama acquavita, per la quale si sostenta
questo corpo, et con lacqua mera.
E dopo la morte si rivivifica.
Et nota che in detto composito ci è tutto quello che mortifica, et vivifica detto
composito, et con esso medesimo vi è tutto quello che fa negro, dealba et rubifica senza
adiutiorio daltra cosa estranea.
Et nota che il fuoco in principio dellopera deve esser lento, poi mediocre, poi
cioè alla terza volta forte, a poco a poco a poco augumentando detto fuoco, sino a tanto
che la pietra sia bianca, et al fine diventi rossa. Et allhora si fa proiettione di
essa sopra ogni metallo, et corpo imperfetto, et ancora sopra lo argento vivo, e tutti li
riduce in perfettissimo oro, con laiuto di Dio onnipotente, il quale sarà sempre
benedetto et laudato.
Gratia Deo et Maria Virgini semper, Amen !
|