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G.Camacho e A.Gruger,
Héraldique Alchimique Nouvelle, Ed. Le Soleil Noir, 1978,
Paris
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Acroamatico: dal greco akroama, ciò che
si ascolta. Si dice, nel sistema della filosofia greca e in
particolare in quella aristotelica, delle parti le più segrete e
difficili che non si trasmettono che oralmente (Grand Larousse
enciclopedico 1951)
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Betty J. Teeter Dobbs, Les fondements de l’alchimie
de Newton ou La chasse au lion vert, Guy Trédaniel, Editions de
la Maisnie 1981.
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Si
potrà consultare E. J. Holmyard, L’Alchimie, per i tipi di
Arthaud (Trad. it. Storia dell’Alchimia, Firenze 1959,
Sansoni). Nella collezione "L’aventure mysterieuse" e
"J’ai lu" vi sono talvolta libri adeguati come quello di
Jacques Sadoul, Le tresor des Alchimistes.
-
Louis
Figuier, L’alchimie et les alchimistes, Hachette, Paris
1856, p. 211 (Trad. it. L’Alchimia svelata, Roma 1988,
Basaia editore). Quest’opera è stata ristampata per i
tipi di Denoel nel 1970. Il documento reso da Helvetius è riportato
nel libro di Sadoul che è più facile procurarsi, infatti si rifà a
Figuier.
-
Nicolas Flamel, Le
livre des figures hiéroglyphiques, éditions Retz 1977(Trad it. in
R e S. Piccolini,
La biblioteca alchemica, Padova 1990, Meb).
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Fulcanelli, Les
demeures philosophales, tome I, pages 450-460, Pauvert 1973 (Trad.
it. Le dimore
filosofali, Roma 1988, Mediterranee)
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Non dimentichiamoci che gli
alchimisti si qualificano come «filosofi per il fuoco».
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Pitagora è considerato
come l’inventore della cabala. Cfr. poco più avanti nel testo.
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Le
Edizioni Archè di Milano hanno pubblicato una ristampa anastatica
dell’edizione parigina del 1860.
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Ufficialmente il sistema
dei geroglifici è stato totalmente abbandonato prima che Champollion
lo riscoprisse; non so se vi è stata trasmissione esoterica, il che
mi parrebbe assai dubbio, o convergenza evolutiva.
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Un grimoire è un libro
"truccato", cioè nel quale il senso essoterico cela un
senso esoterico.
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Dürer, collezione «Les plus grand peintres»,
Larousse 1963.
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Ritengo preferibile
studiare un emblema che contiene un gran numero di singoli simboli da
interpretare. La decifrazione di un’incisione puramente alchemica di
numerose spiegazioni tecniche il cui affastellarsi sarebbe piuttosto
noioso.
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O,
almeno, non sono capace di riconoscerle.
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Jacques Van Lennep, Alchimie, Dervy
Livres 1985.
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Dom Pernety, Les
fables égyptienne et grecques dévoilées, Paris 1786, vol I, p. 570, ristampato
per i tipi de la table d’émeraude,
paris, 1982 (Trad. it. Le favole egizie e greche, Genova
1988, ECIG).
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Quadrato
di somma 34, mentre un quadrato magico di Saturno è di somma 15.
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Eyrenée Philalèthe, L’entrée ouverte
au palais fermé du Roi, (Trad. it. L’entrata aperta al
palazzo chiuso del re, Genova 1987, Phoenix).
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Ci
si potrà riferire a Fulcanelli nelle "Dimore filosofali",
tomo I, a partire da p. 223, le Opere degli alchimisti di Flers sono
state stampate per la prima volta nella collezione "Bibliotheca
Hermetica".
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C. G. Jung, Psychologie
et Alchimie, Buchet-Chastel, 1970 (Trad. it. Psicologia e alchimia, Torino,
Boringhieri).
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1. Introduzione
Quale motto di una serie di libri di fisica destinati
agli allievi del liceo, campeggiava questo pensiero di Newton: «Noi attingiamo
lacqua delloceano con una conchiglia». Un tale invito alla modestia, di
fronte allimmensità del compito da svolgere quando intraprendiamo lo studio delle
leggi della natura, è evidentemente e perfettamente giustificato proprio allinizio
di un libro di fisica. Non so da quale opera di Newton sia stata tratta la citazione, ma
si potrebbe pensare che il suo senso sia ben diverso da quello che gli abbiamo attribuito
a prima vista, e perciò dovremo dire preventivamente qualcosa su Isaac Newton.
Isaac Newton nacque nel 1642; figlio postumo di un piccolo
proprietario terriero completamente illetterato, grazie ad uno zio può prepararsi
allingresso al Trinity College di Cambridge dove viene accolto nel 1661. Dal 1665 al
1667 deve obbligatoriamente tornare nel suo villaggio natale in quanto la peste stava
devastando Cambridge. Nel corso di questi due anni, al tempo ne aveva circa venticinque,
scopre il calcolo infinitesimale, la scomposizione della luce e la legge matematica della
gravitazione universale. Inizia a interessarsi dalchimia e effettua i primi
esperimenti intorno al 1668. Nel 1669 gli viene affidata la cattedra di Matematiche
allUniversità di Cambridge e pubblica progressivamente i risultati delle sue
ricerche in campo matematico e fisico dal 1672 al 1684.
Nel 1672 viene accolto quale membro della Royal Society (la sua
cattedra è oggi occupata dal cosmologo S. Hawking). Nel 1696 viene nominato ispettore
generale della Zecca e sappiamo dai documenti dellepoca che, benché non gli fosse
stato richiesto, effettuò in prima persona tutte le operazioni chimiche e fisiche allora
impiegate. Non si dedicò altro che allo studio dellalchimia, fino alla morte
sopravvenuta nel 1726 alletà di 84 anni, avendo tutto il tempo di supervisionare le
successive edizioni dei suoi trattati di matematica e fisica. I suoi appunti
sullalchimia non sono stati mai pubblicati in extenso; si stima che
rappresentino il 70% del totale dei suoi scritti. Possiamo dunque affermare che Newton,
anche se non era un alchimista, conosceva assai bene la materia! Sappiamo anche che era in
possesso dei principali trattati dalchimia circolanti allepoca e che effettuò
numerose esperienze; egli aveva dunque dimestichezza con tale tipo di linguaggio.
È arrivato il momento di dire
che fra i lavori necessari alla Grande Opera, ladepto in alchimia deve incominciare
con leffettuare il viaggio a Compostella; alla sua conclusione il pellegrino
alchimista riceve la conchiglia (o Mérelle) in cui potrà conservare lacqua del
mare ermetico. Non sarà questo che Newton cerca di comunicarci? Fin dalle origini
lalchimia, o scienza ermetica, utilizza discorsi a doppio senso per occultare le
proprie cure; questo modo di procedere è conosciuto sotto il nome di diplomazia, o
linguaggio diplomatico. Un testo contiene al tempo stesso un discorso essoterico,
destinato al «grande pubblico», e un discorso esoterico, destinato agli iniziati. Il
discorso essoterico, il cui senso è già figurato, ha qui un senso essenzialmente morale
mentre il discorso esoterico è assai più prossimo a un certo concetto di retto senso
evocante il processo operativo della Grande Opera.
Orbene volete rimproverarmi di «forzare linterpretazione»
con lo scopo di difendere un tesi preconcetta: è vero! Ho appena applicato un processo
ben conosciuto dagli alchimisti, e non solo da loro, grazie al quale certi antichi
insegnamenti sono potuti sopravvivere fino ad oggi: partendo da una citazione
interessante, ho cercato unimmagine presente nella vastissima letteratura simbolica
alchemica, la più vicina possibile alla lettera della citazione, e da questo momento un
doppio senso può essere facilmente attribuitole. Parimenti il verso di Florian che ho
posto a capo di questa introduzione in sé non ha niente di ermetico ma è stato
utilizzato tale e quale con un senso assai diverso in un trattato di alchimia
contemporanea di cui avrò loccasione di parlare 1.
Ho il dovere ugualmente di farvi notare che, dato che Newton era
un profondo conoscitore dAlchimia, ed è veramente il minimo che si possa dire, non
è impossibile che il mio piccolo gioco non abbia in sé una parte di verità.
Il numero dei trattati dalchimia conosciuti è assai
considerevole: il catalogo di Borel e Lengley-Dufresnoy, apparso nel XVIII secolo
ne riporta solo per la Francia più di seimila e il catalogo contemporaneo della
collezione Ferguson ne riporta ventimila! Inoltre questi trattati sono piuttosto difficili
a leggersi; prendiamo nota dellavvertimento dellantico Filosofo Artefio:
E invero, non si è a conoscenza che la nostra Arte è unArte cabalistica?
E voglio significare che essa si rivela oralmente ed è piena di misteri; e saresti tu
così ingenuo da credere che noi insegneremmo apertamente e chiaramente a te, povero
idiota qual sei, il più importante di tutti i segreti e saresti tu altrettanto ingenuo da
prendere le nostre parole alla lettera? Tassicuro in buona fede, dato che non sono
assolutamente invidioso come gli altri Filosofi, tassicuro che chi volesse spiegare
quanto gli alchimisti han scritto secondo il senso letterale e comune delle parole si
troverà impegnato in un labirinto dal quale non potrà mai liberarsi; la ragione di ciò
risiede nel fatto che non possiede il filo dArianna che lo guidi verso
luscita, oltre al fatto che qualsiasi spesa chegli affronti per lavorare sarà
pertanto denaro perso.
E allora come si deve dunque affrontare la lettura dei trattati dAlchimia? René
Alleau 2 ci suggerisce un atteggiamento
ragionevole:
Per dare un esempio chiaro prendiamo il gioco degli scacchi di cui si conosce la
relativa semplicità delle regole e dei pezzi così come linfinita varietà delle
combinazioni. Se si suppone che linsieme dei trattati acroamatici 3 alchemici si presenta a noi come
altrettante parti scritte in linguaggio convenzionale, bisogna ammettere per principio e
con estrema onestà che ignoriamo completamente e le regole del gioco e lalgoritmo
di cifra utilizzato. Altrimenti affermiamo che lindicazione crittografica è
composta da segni direttamente comprensibili da qualsiasi individuo, che è
lillusione immediata che deve provocare un crittogramma ben strutturato. Ma la
prudenza ci consiglia di non lasciarci sedurre dalla tentazione di un senso chiaro e di
studiare questi testi come se si trattasse di una lingua sconosciuta.
René Alleau spiega successivamente che i messaggi contenuti in questi trattati sono
dedicati prima di tutto agliniziati che sono gli unici capaci di apprezzarne il
contenuto, ma aggiunge che sono altrettanto indirizzati agli «iniziabili», che a costo
di notevoli sforzi perverranno a emergere dal labirinto ermetico a dispetto
dellassenza del filo dArianna.
Quando ho trattato della frase di Newton non ho fatto altro che
giocare con le parole; prima di tutto è mia intenzione destabilizzare totalmente il
lettore fornendogli degli elementi che gli permettano di farsi unopinione. Il
lettore deve successivamente forgiare le proprie convinzioni, poco a poco, ed è là che
si nasconde il trabocchetto teso dallalchimista e dal quale pochi arrivano a
trarsene fuori. È sempre facile partendo dagli elementi forniti dagli autori costruirsi
un sistema di pensiero, credendo di riconoscere nozioni familiari; questo sistema di
pensiero funziona allora in maniera autonoma e finisce per soddisfarsi in sé, cosa che
impedisce allora a colui che impetra di accedere definitivamente a una conoscenza
superiore. Prendiamo un semplice esempio dai due atteggiamenti estremi che possono
generarsi dal mio discorso sulla conchiglia e loceano:
-
Atteggiamento scientifico: Newton è un genio della matematica e della fisica che sono
scienze serie e affidabili. Le sue considerazioni alchimistiche mostrano che anche un
genio soggiace a momenti di fatica e non bisogna tenerne conto. È per altro veramente
scandaloso che qualcuno si permetta di esagerare attribuendo delle interpretazioni
strampalate a pensieri in cui è evidente la base filosofica.
-
Atteggiamento dellesoterista: La matematica e la fisica sono scienze disumane in
quanto sono troppo riduttive. Lalchimia è assai più poetica e appartiene al
dominio della spiritualità che è lunica interessante. Lascio il pensiero
scientifico agli scienziati freddi e calcolatori e me ne disinteresso completamente. È
evidente che Newton era per altro un grande iniziato visto che era a conoscenza dei
meravigliosi segreti degli alchimisti.
Nessuno dei due atteggiamenti è a mio parere valido. Newton studiò molto
lalchimia durante tutta la sua esistenza dedicandosi a numerosissime esperienze,
confrontando senza posa le indicazioni dei trattati in suo possesso molti dei quali sono
stati ricopiati di proprio pugno. Traendo spunto dai trattati più oscuri egli effettuava
esperienze che conduceva con grande tenacia e meticolosità in particolare nella stagione
primaverile e autunnale, secondo le testimonianze dei suoi contemporanei. Newton lavorava
utilizzando una metodologia scientificamente assai rigorosa; considerava realmente i
simboli degli alchimisti come fattori sconosciuti e si aspettava ogni volta che
lesperienza pratica determinasse lunica fra le diverse ipotesi possibili. Il
lettore si potrà rivolgere con profitto al saggio di Betty J. Teeter Dobbs 4. Saremmo dunque obbligati a numerosi anni di duro lavoro
sperimentale per intraprendere il processo alchemico?
Niente di tutto ciò: i testi alchemici non sono così
impenetrabili come afferma René Alleau e le confidenze di qualche alchimista
contemporaneo sono suscettibili di fornire delle tracce.
Non ho chiaramente la pretesa di fornire una chiave
dinterpretazione generale e definitiva che peraltro non esiste; non sono uno storico
delle scienze e dunque non ci si aspetti da ciò che seguirà la strutturazione di un
metodo storico rigoroso. Non ho assolutamente tentato di realizzare delle operazioni
alchemiche in laboratorio e dunque non avrete un testimone oculare dei processi
concernenti la Pietra Filosofale. Cercherò semplicemente di mostrarvi, tentando di
avocarmi il punto di vista di un Alchimista tradizionale (cosa peraltro piuttosto
pretenziosa da parte mia), come un reale insegnamento può essere trasmesso agli
«iniziabili» per mezzo di opere, talune assai conosciute dal grande pubblico, rimanendo
al tempo stesso del tutto invisibile al lettore sprovveduto.
La mia trattazione sarà di parte e incompleta; dopo un breve
excursus storico sullAlchimia, esporrò qualche processo dellinsegnamento
tradizionale, uno labbiamo già trattato, e qualcuna delle opere in cui si celano.
Partendo da esempi semplici vedremo come un testo o unimmagine possono mostrare
delle relazioni con il processo sperimentale specifico. Concluderemo questo studio
trattando dello scopo reale dellalchimia e delle sue relazioni con la scienza.
2. Breve tracciato storico sullAlchimia
Questo paragrafo ha come solo scopo mostrare lantichità e
luniversalità dellAlchimia e non pretende assolutamente dessere
esaustivo sotto alcun aspetto 5. Il primo testo cinese che fa riferimento allalchimia (per
condannare i contraffattori doro) risale allanno 144 a.C.. È certo che i
Greci si dedicarono allalchimia, principalmente in Alessandria, anche se
sfortunatamente i documenti originali sono scomparsi nel grande incendio della biblioteca.
Il primo lavoro conosciuto risale al 300 d.C. ed è di Zosimo di Panopoli; fra gli
alchimisti del periodo dobbiamo ricordare la leggendaria Maria lEbrea che
avrebbe inventato molti processi di riscaldamento e di reazione chimica e dal cui nome
proverrebbe il bagno-maria.
Lalchimia è successivamente appannaggio principale degli
Arabi, principalmente con Jabir ibn Hayyan, conosciuto in Europa col nome di Geber e
membro di una comunità mistica praticante il sufismo. La sua presenza diventa ufficiale
alla corte di Haroun al Rashid in Bagdad (che era al tempo, ricordiamolo, la più grande
città al mondo); sappiamo che era amico personale del Gran Visir Jaffar ed è almeno
curioso notare che questi sono i personaggi fondamentali delle Mille e una notte
in cui alcuni racconti mostrano un carattere ermetico assai spiccato. Seguirono poi Razi e
Avicenna: a partire da quel periodo il pensiero alchemico conquista la Spagna, in
particolare Toledo, città dalla quale le conoscenze e le dottrine mediche e alchemiche
dagli Arabi si irradiarono verso lOccidente cristiano.
Toledo fu riconquistata nel 1105, ma la popolazione musulmana era
piuttosto numerosa e larabo rimase la lingua dominante. Larcivescovo Raymond
fondò nella città il grande collegio dei traduttori con lobiettivo di consentire
il transito delle conoscenze arabe verso lOccidente. Le opere di Avicenna e di Geber
erano particolarmente apprezzate, e con Alberto il Grande, Arnaldo da Vilalnova, Raimondo
Lullo si avvia lo sviluppo dellalchimia europea nel XIII secolo.
Il più conosciuto degli alchimisti medievali è Nicolas Flamel,
nato attorno al 1330 a Pontoise; a partire dal 1382 questo modesto pubblico scrivano poté
acquistare più di trenta case ed erigere cappelle e ospedali. Morì nel 1389 e fu sepolto
nella chiesa di St. Jacques de la Boucherie a Parigi (di cui oggi resta solo la Torre St.
Jacques); furono celebrate messe per il riposo della sua anima fino al 1789! Il caso
rimane piuttosto oscuro: Flamel afferma di essersi dedicato allalchimia e di essere
riuscito a ottenere la pietra filosofale, la sua immediata fortuna è storicamente
comprovata e i trattati che egli scrisse o che gli sono stati attribuiti mostrano una
notevolissima conoscenza delle dottrine e dei processi alchemici.
Un altro grande nome fra gli alchimisti appare nel
XVI secolo: si tratta di Basilio Valentino che ci
ha lasciato due trattati estremamente interessanti: Le dodici chiavi della Filosofia
e Il Carro trionfale dellantimonio; mi limiterò a segnalare che in
questultimo trattato Basilio Valentino mostra quasi distrattamente che i pesci
necessitano di aria per vivere, il che non era assolutamente evidente per lepoca, e
fu così fino al XVIII secolo.
Il XVII secolo è
teatro degli avvenimenti più sorprendenti: alcuni adepti decidono di provare agli occhi
del mondo la realtà della trasmutazione dei metalli; percorrono perciò lEuropa
effettuando delle trasmutazioni in vari paesi. La più famosa fu realizzata davanti a
Helvetius, che ci ha lasciato una documentazione dettagliata troppo lungo da riportare in
questa sede, ma che si trova citato in tutte le opere di diffusione sullAlchimia
come nel libro di Louis Figuier 6.
Queste trasmutazioni colpiscono particolarmente per la precisione dei particolari
riportati, anche se Louis Figuier, da spirito scientifico qual è, le rifiuta e si nota
palesemente che le sue spiegazioni sono così stupefacenti come lidea di
trasmutazione può esserlo per la maggior parte delle persone.
Lo sviluppo della chimica moderna nel
XVIII e nel XIX secolo sotto linfluenza di Stahl (di cui si ridicolizza
stupidamente in Francia lenorme apporto e la profonda originalità) e di Lavoisier
(il cui lavoro considerevole è più che valido senza ricorrere alla denigrazione dei suoi
antecedenti) non ha affossato affatto lalchimia.
Nel XIX secolo appare un trattato molto interessante per la penna
di Cyliani, che si dice fosse pervenuto alla realizzazione della Grande Opera nel 1831.
Infine nel XX secolo appare in Francia il
misterioso Fulcanelli, autore di due opere assolutamente notevoli: I misteri delle
cattedrali pubblicato nel 1925, e Le dimore filosofali del 1929, ambedue
pubblicate nuovamente da J. J. Pauvert. Eugène Canseliet,
discepolo di Fulcanelli morto nel 1982, pubblica egualmente molti libri nel medesimo
spirito del maestro. Ciò che balza agli occhi è il fatto che Fulcanelli (che pervenne
alla realizzazione della pietra filosofale nel 22 o nel 23) può essere ascritto fra
i grandi alchimisti, e le sue opere sono le uniche in cui sia possibile trovare scritti
alcuni degli insegnamenti acroamatici ricordati dallAlleau.
3. Lettura di un trattato dalchimia
3.1 La diplomazia
Abbiamo visto nellintroduzione che il tema
alchemico può essere dissimulato da un doppio senso attribuito a espressioni che
presentano un carattere interpretativo filosofico immediato: è ciò che mostra la Statua
della Signora Saggezza che orna il portale della Cattedrale di Notre Dame a Parigi.
I libri che studiamo possono presentare un senso essoterico
evidente, rappresentato dal libro aperto, e un senso esoterico accessibile solo a coloro
che son capaci di leggere i libri chiusi, vale a dire codificati e perciò preclusi alla
maggior parte dei comuni mortali. Ritroviamo questo linguaggio diplomatico nelle due
interpretazioni che possiamo dare di una celebre incisione.
Un esempio famoso di linguaggio diplomatico ci è dato da Nicolas
Flamel; un intero saggio non basterebbe a esplicare il trattato di Flamel intitolato Il
libro delle figure geroglifiche 7;
mi limiterò a citare un passaggio essenziale di questo libro e linizio della
notevole glossa di Fulcanelli 8.
Leggiamo dapprima Flamel:
Dunque a me, Nicolas Flamel, scrivano, che dopo il decesso dei miei genitori mi
guadagnavo da vivere con la nostra Arte della scrittura, facendo inventari, redigendo
bilanci e controllando le spese dei tutori e dei minori, capitò fra le mani, per la somma
di due fiorini, un libro dorato assai antico e molto grande; non era in carta o in
pergamena come gli altri, ma composto solo da sottili cortecce di teneri arboscelli,
almeno così a me sembrava. La sua copertina era in rame ben polito, tutta incisa di
lettere e di strane figure che secondo me potevano ben essere caratteri greci o
daltre antiche lingue. Tanto era che mi era impossibile leggerle ed erano affatto
ignote, né lettere latine né galliche che conosciamo un po. Quanto al contenuto, i
fogli di corteccia erano incisi con grande maestria con una punta di ferro in precise
lettere latine colorate. Esso conteneva tre volte sette fogli
Sul primo di essi era
scritto in grandi lettere dorate: Abraham Ebreo, Principe, Sacerdote, Levita, Astrologo,
Filosofo, al popolo degli Ebrei disperso dallira del Signore, ai Galli salute.
E ora Fulcanelli:
Ma abbiamo veramente bisogno di sottolineare la particolarità di unopera
costituita da siffatti elementi?
Ci vien detto che il testo è dorato benché la
coperta sia di rame, il che non è spiegato con chiarezza. I fogli sono di corteccia di
giovani alberi; Flamel vuol indicare senza tema di dubbio il papiro, che fornirebbe al
libro una notevole antichità, ma queste cortecce invece di essere scritte o dipinte sono
incise con una punta di ferro prima di essere colorate. Non comprendiamo proprio più
nulla; come può il narratore essere a conoscenza che lo stilo di cui si servì Abraham
era di ferro piuttosto che di legno o di avorio?
Non riporterò il seguito, ma diciamo semplicemente che Fulcanelli rivela che la
descrizione del libro corrisponde a quella del minerale che va prescelto per intraprendere
la Grande Opera alchemica; materia che per il suo aspetto gli adepti indicano con il
termine Liber, il libro. Per di più questo libro è rappresentato chiuso in quanto
le opportune operazioni alchemiche non sono state realizzate sul soggetto dei Saggi.
3.2 La steganografia
Il linguaggio diplomatico
non è il procedimento maggiormente utilizzato in ermetismo in quanto non è possibile
trovare simboli opportuni in corrispondenza di tutte le situazioni in cui può trovarsi
lArtista (nome che gli alchimisti si attribuiscono fra loro), , per il fatto stesso
di essere ambiguo il processo non consente sempre di fornire indicazioni precise al
lettore con il quale si cerca di comunicare. Gli ermetisti, e non solo loro, hanno
preferito ricorrere a un altro processo che prende il nome di steganografia,
termine che non ricorre nei normali dizionari e che si può tradurre con
lespressione «scrittura involuta».
Esso si distingue dai classici
processi di crittografia (scrittura occulta) dato che non è necessario ricorrere a un
algoritmo di codifica più o meno complesso; è sufficiente ammantare un testo esoterico
avvalendosi di un testo esoterico maggiormente interpretabile. Il «midollo sostanziale»
di François Rabelais non è altro che una descrizione del processo:
Avete mai osservato un cane che trova un osso fornito di midollo? È proprio
vero che questa è la bestia più filosofica al mondo, come disse Platone 9. Voi avete potuto osservare con quale devozione
lo vigila, di quale cura lo circonda, con quale fervore lo conserva, con quanta prudenza
lo sotterra, con quale trasporto lo rosicchia e con quanta diligenza lo succhia. Cosa lo
induce a comportarsi così? Quale speranza ripone in tale comportamento? Quale beneficio
desidera trarne? Nientaltro che un po di midollo. Sul suo esempio siate dunque
saggi, per sfiorare, percepire e valutare appieno questi bellissimi libri di pelle grassa
finissima
Poi, dopo frequenti meditazioni, rompere losso e suggere il midollo
sostanziale, ovvero ciò che ho inteso per questi simboli Pitagorici 10
dato che in quella lettura troverete ben
altro gusto e le dottrine le più ascose, che vi sveleranno i più alti sacramenti e i
misteri più monstruosi, che riguardano la nostra religione, la condizione politica
e la vita economica.
Ciò che Rabelais lascia appena intravedere è che quel «midollo sostanziale» non è
solo di natura politica e filosofica come generalmente sinsegna. Le descrizioni di
esperienze alchemiche sono assai numerose e piuttosto precise nei cinque libri di
Gargantua e Pantagruel; mi limiterò a portarvi lesempio più semplice che conosca,
che non necessita di alcuna spiegazione accessoria.
3.3 Un esempio nellOpera di Rabelais
Leggiamo nel secondo
capitolo del Pantagruel, Della nascita del temibilissimo Pantagruel:
Al fine di comprendere appieno le cause e le ragioni del suo nome, dovrete
considerare che in quellanno vi fu siccità sì grande,
con un calore del sole
così veemente che tutta la terra ne fu inaridita
Così dunque la terra fu a tal
punto scaldata che essa si coprì di un grandissimo sudore
furon viste uscire dalla
terra grosse gocce dacqua come quando qualcuno suda copiosamente. E il popolo
semplice cominciò a gioirne, come se questa cosa venisse a loro di gran vantaggio
ma essi ne furono ingannati. Perché quando la processione fu terminata, volendo ciascuno
raccogliere questa rugiada e berla a larghi sorsi, trovarono che essa era salamoia,
peggiore e più salata di quanto non fosse lacqua del mare.
Ho espunto solo qualche frase di un capitolo che si estende per
circa quattro pagine e non ho mutato minimamente le posizioni relative in cui esse si
trovano nelloriginale; non è necessario essere un alchimista avveduto per
comprendere che un materiale apparentemente secco e terroso è stato posto in un crogiuolo
e fortemente scaldato, il che ha determinato lemersione in superficie di un prodotto
chimico in fusione che è un sale. Infatti in questo caso abbiamo sotto una forma
pressoché esplicita unindicazione di altissima importanza pratica per colui che
volesse dedicarsi alla ricerca della Pietra Filosofale!
3.4 La cabala ermetica
Il terzo processo tradizionale di trasmissione della sapienza
utilizza ciò che si definisce come cabala ermetica. Secondo Fulcanelli
Questa cabala, lingua veritiera, si applica ai libri, testi e documenti delle
scienze esoteriche dellantichità, del Medioevo e dei tempi moderni, e come la
maggior parte dei trattati distruzione delle scienze antiche, redatti secondo la
cabala e che la utilizzano nei loro passaggi essenziali, il lettore non può afferrare
niente se non ha almeno i primi rudimenti del linguaggio utilizzato. In latino caballus
e in greco kaballes indicano ambedue il cavallo da soma; ora la nostra cabala
sostiene realmente un peso considerevole, la totalità delle antiche conoscenze e la
cavalleria, o cabalerie, medievale, retaggio oneroso di verità esoteriche
trasmesse per essa attraverso i tempi. La cabala era la lingua segreta dei cavallerizzi,
dei cabalisti o cavalieri; iniziati e sapienti dellantichità ne avevano totale
conoscenza.
Vi è la possibilità, leggendo i libri di Fulcanelli o di Eugène Canseliet, di
scoprire progressivamente questa lingua e di riconoscere il suo utilizzo nei testi
antichi, ma questi autori devono essere letti sempre con una certa precauzione, non si
dimentichi che essi sono alchimisti!
Per quanto concerne il linguaggio utilizzato, lorigine è
essenzialmente greca ed è talvolta possibile risalire per questo cammino obliquo al senso
reale del termine. Tuttavia parole e associazioni didee possono essere create in una
lingua qualunque e successivamente essere utilizzate dagli alchimisti di qualunque paese;
per questa ragione si è parimenti formato un vero e proprio linguaggio ideografico
sovranazionale, lunico che consente di leggere esattamente il significato di
unincisione alchemica.
I dizionari ermetici più accreditati consentono assai raramente
di trovare il senso reale di un termine o di un disegno, pur tuttavia si possono avere
delle piacevoli sorprese. In realtà un certo numero di regole consentono di costruire con
continuità nuove immagini emblematiche o nuove parole, fatto che colpì grandemente il
movimento surrealista, ragione per la quale ebbe così grande interesse per
lalchimia. Per gli amanti della Scienza segnalo parimenti che Fulcanelli e Raymond Roussel ebbero
contatti.
Diamo qualche esempio; il Cavaliere Cyprian Piccolpassi scrisse un libro intitolato I
tre libri dellarte del vasaio 11
in cui spiega come lavorare la terra di Durante, la sua patria. Vediamo per cominciare in
bella evidenza il termine cavaliere che ci indica il carattere cabalistico
dellopera; il nome stesso dellautore è simbolico: in realtà
Cyprian equivale a Cypris (Cipro), nullaltro che la Venere degli
alchimisti; Piccolpassi indica il modo di procedere. Il nostro cabalista segue
dunque Venere (la Natura) a piccoli passi, perciò egli utilizza la terra doro
innestata
Fulcanelli nelle Dimore Filosofali fa la seguente
considerazione dopo aver trattato il caduceo, emblema distintivo di Mercurio: «Presso gli
indiani del Nord America, il calumet che impiegavano nelle cerimonie civili o religiose è
un simbolo analogo al caduceo, sia nella forma che nelle funzione». Stranamente la parola
calumet è trascritta
nellindice creato da Canseliet e ci è sufficiente allora aprire il Dizionario
mito-ermetico di Dom Pernety per trovare la soluzione: «Calmet
= Antimonio dei Filosofi», il che non ci porta molto avanti, ma ci mostra con chiarezza
che non si può leggere Fulcanelli superficialmente.
Nicolas Flamel, dopo aver a lungo studiato il Libro delle
figure geroglifiche e non avendovi compreso niente, dice di aver intrapreso il
pellegrinaggio di Compostella, e in seguito a questo viaggio, tornò fino ad Orléans per
via dacqua. Abbiamo già capito che il libro di cui si parla è nientaltro che
la materia prima messa in opera dallArtista; il soggetto, fuso assieme a un
metallo scelto con cura e un sale utilizzato come fondente, sarà successivamente versato
in una matrice. Quando il tutto si sarà raffreddato, si ottiene la giustapposizione di
due materie solidificate, la prima di aspetto metallico sulla quale sono adagiate delle
scorie nere. I due materiali solidificati devono essere separati con un colpo di martello
sulla connessura e si potrà osservare sulle superfici di separazione delle crettature in
forma di stella. Si tratta della stella del composto o di Compostella, segno
distintivo del felice termine della prima operazione dellOpera. La navigazione
marittima simboleggia le operazioni che bisogna dunque intraprendere.
3.5 Considerazioni
Non ho fatto altro che sfiorare il problema dellespressione
ermetica, infatti il vocabolario della Cabala ermetica si compone in realtà di migliaia
di termini in molteplici lingue; si potrebbe essere portati a pensare che qualunque
parola, qualsiasi simbolo possano, adeguatamente deformati, orientarsi in senso
cabalistico. Niente di più errato!
Nellantica scrittura egiziana solo le consonanti sono rappresentate da segni
fonetici, in linea di massima, e il lettore appone le vocali osservando lideogramma
posto dopo la rappresentazione fonetica delle consonanti. Per dare un semplice esempio
immaginiamo la scrittura del termine arancio (il frutto); potremo fargli
seguire il simbolo delloro che comporta la consonante R, e poi
leffigie del Profeta Enoc (lesempio è puramente immaginario) che concorre a
portare N e C. Il simbolo seguente sarà quello del
frutto che consentirà di capire se si tratta di un agrume o del colore. Non so in qual
maniera questo processo di rappresentazione si sia trasmesso 12 agli alchimisti europei del Medioevo o se
invece sia stato riscoperto, ma resta il fatto che numerosi testi sono così crittati. Una
conseguenza immediata è che in un simbolo, che dovrà essere sempre preso in
considerazione sotto laspetto fonetico, è vietato modificare lordine delle
consonanti; per contro laggiunta di una consonante o di sillabe, in rapporto al
termine che il simbolo rappresenta, è perfettamente concessa.
Esempio: Nel linguaggio dei fiori la margherita esprime il rimpianto poiché:
marguerite = me
regrette
(Nota: in francese regretter significa rimpiangere e si pronuncia con una
sola t)
Per contro myosotis = non ti scordar di me non è cabalisticamente corretto.
Il levriero potrebbe essere un simbolo del
lavoro alchemico in itinere poiché lOpera lo è, ma potrebbe essere benissimo anche
lartefice, lesecutore dellOpera. Possiamo dunque costruire un testo
cabalistico nella seguente maniera; la nostra frase da codificare è:
Lantimonio è il soggetto dei saggi (ovvero la materia della Grande Opera)
In latino lordine delle consonanti è il medesimo che in ante
omnia, e dunque antimonio è equivalente alla traduzione delle parole
latine: «prima di tutte le cose», e se lantimonio vien prima di tutte le cose è
perché è assai antico, ed ecco la ragione per cui il libro di Flamel era assai antico.
Fulcanelli, sempre estremamente discreto, si limita a ricordare nel suo studio sul Libro
delle figure geroglifiche la notevole antichità del soggetto dei saggi. Detto ciò
bisogna ancora sapere cosa gli Alchimisti chiamano in realtà antimonio, perché bisogna
prender atto che il loro antimonio non è lantimonio volgare.
Si possono trovare delle indicazioni sulla Cabala in un libro
assai strano, Il sogno di Polifilo scritto da Francesco Colonna, così come in
alcuni articoli pubblicati nel XIX secolo
da Grasset dOrcet, ma pure questultimi sono cabalistici!
Tutto ciò ha affascinato persone come Raymond Roussel e André
Breton; penso a tal proposito che la reale chiave di lettura sia la cabala tradizionale e
secondo me bisogna trasformare il testo in immagini e poi rileggere limmagine come
un rebus per ritrovare alfine il senso reale. Dicendo tutto ciò non si capisce
lutilità di spendere tante energie per leggere questi grimoires 13 che non contengono forse dopo tutto che
rivelazioni come «La marchesa prende il tè alle cinque».
Un esempio di emblema alchemico? La Melancolia di Dürer
4.1 Presentazione
Per dimostrare in maniera più chiara come un tema alchemico
complesso può essere contenuto in unincisione o in un quadro, ho scelto
unincisione famosa, la Melancolia
di Albrecht Dürer.
Spesso si leggono, riguardo questa incisione, commenti quali: «Si sono attribuite a
questa pagina strane e molteplici spiegazioni. Il significato dei numerosi oggetti e del
quadrato magico non è stato esaustivamente spiegato per così lungo tempo e bisognerà
rassegnarsi a non poter decifrare completamente il reale intento dellartista» 14.
Precisiamo
subito che questa incisione non è una figura da trattato dAlchimia, ma è ciò che
si definisce un emblema 15. Vale a dire
unevocazione di un tema generale come i quattro elementi, la natura, i sette peccati
capitali
; nel caso preciso che tratteremo il tema esaminato potrebbe essere una
frazione della Grande Opera. Vedremo a qual punto questevocazione sia calzante, ma
essa non sembra fornire informazioni operative dirette 16.
4.2 Saturno e la melanconia
Per una presentazione globale dellincisione, farò
riferimento al grande specialista di arte ermetica J. Van Lennep che ha raccolto un gran
numero di studi apparsi sul soggetto 17.
La teoria degli umori, che già era presente ai tempi di Aristotele e che
fu resa sistematica partire da Galeno, distingueva quattro «temperamenti» nella specie
umana: sanguigno, collerico, flemmatico e melancolico. Questultimo determinato, si
credeva, dalla «bile nera». Essa traeva per altro il nome dal greco mélaina chole
(melaina kolh) indicante tal tipo di bile
Questa teoria, che si inscriveva in una
visione delluniverso ove ciascuna cosa era in rapporto simpatico e dove il
microcosmo umano nientaltro era che un riflesso del macrocosmo, determinò una
visione sistematica dellindividuo. Costui, secondo il suo temperamento, veniva messo
in rapporto con un dio, un pianeta, un elemento, una stagione. Così la melanconia fu
associata a Saturno, certamente in quanto ambedue ombrosi e neri; tale connessione sembra
esser stata stabilita nel IX secolo dagli Arabi
Il dio e il suo temperamento
furono da allora accolti da filosofi, poeti, teologi, artisti, sapienti e alchimisti. La
scala di sette gradini sarebbe stata il simbolo delle sette arti liberali fra cui la
geometria che fu nel Rinascimento dedicata a Saturno e considerata come lattività
mentale dominante; linsieme di oggetti: poliedro, sfera, compasso, si innesta in
questo aspetto.
Voglio ricordare che il dio Saturno è associato al Piombo che ossidato assume il
colore nero. Continua Van Lennep:
Dalla fine del Medioevo, la melancolia fu individuata da una donna che trova la
sua origine nella «Tristezza» del Roman de la Rose. Questa «Dama melanconica» non era
alata; Dürer senza dubbio così la rappresentò per metterla in relazione con Saturno
Chronos, dio del tempo, il che spiega la presenza della clessidra. Dürer la
effigia con un viso ombroso, fatto assolutamente originale, per evocare il suo sintomo, la
nerezza della bile
Il carattere nefasto di questo Dio è suggerito dalla cometa che
illumina i cieli, dato che le comete annunciano sempre calamità.
4.3 Laspetto alchemico
J. Van Lennep segue dunque linterpretazione galenica per questa incisione, poi
si sposta sullipotesi alchemica, per la quale chiama in causa Dom Pernety
18: «I Filosofi denominano Regno di Saturno il tempo dominato
dalla nerezza, in quanto chiamano Saturno la nerezza stessa; vale a dire che quando la
materia ermetica è messa nel vaso è qual pece fusa
»; la melancolia coincide
perfettamente con il simbolismo saturnino. «Si è dato questo nome alla materia al nero,
senza dubbio dovuto al fatto che il colore nero ha qualcosa di triste e che lumore
del corpo umano chiamato melancolia è visto come una bile nera e cotta due volte,
causante vapori tristi e lugubri». È dunque adesso chiaro, senza giochi di parole, che
lincisione può ben riflettere il regno di Saturno degli alchimisti come lumor
nero aristotelico.
Notiamo nella parte sinistra dellincisione, vicino al poliedro, la presenza di un
crogiuolo di Hesse, posto in un recipiente e avvolto dalle fiamme: in realtà questo
simbolo resta ambiguo potendosi attribuire direttamente allalchimia operativa o
anche come richiamo al carattere saturnino attribuito agli alchimisti. Possiamo proseguire
la spiegazione della figura seguendo sempre Van Lennep:
Il benedettino (Dom Pernety) attribuisce importanza al fatto che Saturno divora
i propri figli «è che stante il principio primo dei metalli e la loro prima
materia, esiste solo la proprietà di dissolverli radicalmente» questa voracità
dellorco non deve essere dimenticata allorché si vedano dei fanciulli giocare
vicino alla melancolia
Giove sfuggì a questo triste destino perché sua madre Rea
gli sostituì una pietra avvolta in un panno che Saturno inghiottì senza osservarla.
Il regno di Saturno dura tanto quanto la nerezza; sembra assorbire tutto, fino al sasso
stesso che gli vien presentato al posto di Giove, dopo di che tutto è dissolto
Poi
Saturno vomiterà il sasso inghiottito; la materia dei Filosofi che era terra, prima di
essere ridotta in acqua per mezzo della sua dissoluzione, ricomincerà ad apparire al
momento in cui il color grigio comincerà a manifestarsi. Allora Giove, che
nullaltro è che il color grigio
comincerà a manifestarsi.
Alchemicamente questepisodio chiarisce perché
Dürer inserisce il talismano, o quadrato magico di Giove 19, nella sua incisione: «
Giove è
destinato a regnare sul microcosmo alchemico». In tal senso possiamo considerare che la
bilancia sia una ripetizione di questo talismano che, ci dice Alberto il Piccolo, deve
essere proiettato su una placca del più puro stagno dInghilterra nel momento in cui
la costellazione del pianeta sarà ascendente e la luna farà il suo ingresso nel primo
grado del segno della Bilancia.
4.4 Qualche considerazione
Non ho riportato per esteso il testo di Van Lennep ed è certo che il suo
considerevole lavoro illumina notevolmente il senso dellincisione; spero dunque di
non aver snaturato eccessivamente il suo pensiero con le mie parziali citazioni. Penso
piuttosto che sia possibile procedere ulteriormente nellinterpretazione alchemica.
Per definire il concetto di Regno di Saturno, leggiamo qualche riga dallEntrata
aperta al palazzo chiuso del Re di Ireneo Filalete 20, lalchimista preferito di Newton:
questo regime è perfettamente lineare per quanto concerne il colore,
perché non vi è altro che un colore: il nero più nero. Non si vede né fumo né vento,
talvolta il composto è secco e talvolta bolle come pece fusa. Che mesta visione, specchio
della morte eterna, ma quale felice messaggero per lArtista! Perché essa non è una
nerezza comune, ma più brillante del nero più profondo
Al nero Saturno succede
Giove, che porta un altro colore
vedrai colori cangianti e una sublimazione
circolante.
Questo brano giustifica con chiara evidenza laspetto del mare e lalone che
comincia ad apparire. Possiamo spingerci ancor più lontano, in realtà, perché il regime
di Saturno viene osservato durante la cottura finale della Pietra: quello che gli adepti
chiamano il fuoco di ruota e la mola sopra la quale se ne sta solo e abbandonato il Putto
acquista così tutto il suo significato, tanto più che gli alchimisti ci assicurano che
questa parte dellOpera non è altro che lavoro da donne e gioco da bambini, cosa che
si può vedere in maniera più chiara in un quadro sulla melancolia dipinto da Lucas
Cranach (cfr. Van Lennep, p. 303).
Un fatto assai attraente è quanto segue: aprendo il Dizionario
mito-ermetico di Dom Pernety si trova il seguente termine: «Echel:
Materia dellopera al nero più nero, o perfetta putrefazione». E non saremmo allora
in presenza di quella cabala fonetica di cui ci parla Fulcanelli, e la scala (échelle in
francese) non ci fornirebbe il vero titolo dellincisione? Il levriero è a mio
avviso un richiamo alla materia del composto che gli alchimisti definiscono di buon grado
come lebbrosa e Fulcanelli ci ha spiegato che la lepre è generalmente unimmagine di
questo prodotto.
La sfera in alchimia non pone problemi
dinterpretazione particolari: essa è limmagine del forno alchemico, o Atanor.
Sarei tentato di spiegare il poliedro come segue: sappiamo che esistono cinque solidi
platonici, il tetraedro, il cubo, lottaedro, il dodecaedro e icosaedro, ciascuno
considerato come perfetto per lalto grado di simmetria senza la quale il poliedro
rappresentato viene considerato imperfetto. Il solido incompiuto dellincisione è il
simbolo di una pietra filosofale ancora in corso di preparazione come ci dimostrano gli
utensìli sparsi attorno alla Melancolia; per il momento sono inutili, in quanto
bisognerà attendere ancora per molti giorni che lopera di Saturno sia compiuta. La
Melancolia è alata, ma non può ancora volare; vale a dire, come dice il Filalete, che la
materia non è ancora sublimata; potrà prendere il volo quando il tempo sarà scorso e la
campana provvederà a riscuoterla.
Per me la Melancolia del Dürer è essenzialmente un
emblema alchemico, si tratta di certo dun lavoro commissionato nel quale un certo
numero di dettagli sono stati fissati con disposizione precisa; le numerose allusioni allo
stato malinconico sono forme esteriori destinate a dirottare il profano dal senso reale
dellincisione. Il genio del Dürer risiede nellaver fatto di questi elementi
contrastanti un insieme coerente.
Conclusioni
Nicolas Valois, uno degli alchimisti di Flers de lOrne
(assieme a Nicolas Grosparmy e Pierre Vicot) 21, scriveva a suo figlio nel 1445: «La pazienza è la scala dei
Filosofi e lumiltà lingresso al loro giardino». Possiamo adesso riguardare
le figure della Signora
Saggezza che ci accoglie sul portale di Notre Dame a Parigi e del
Giardino ermetico che ci raffigura Michael Maier nella XXVII tavola dellAtalanta fugiens.
La Saggezza ci mostra il libro aperto, quello delle
apparenze esteriori e del senso comune del simbolo, e il libro chiuso ci ricorda che
esistono anche sensi nascosti che non si lasciano facilmente svelare. Adesso sappiamo che
il libro chiuso è anche la materia foliata sotto laspetto di un libro e sulla quale
bisognerà dunque applicarsi (aprire per operare); dovremo allora effettuare le operazioni
successive simboleggiate dalla scala dei Filosofi che dovremo ascendere scalino dopo
scalino.
La porta del giardinetto
ermetico è chiusa da numerosi serramenti ed è vano tentare di realizzare la Grande Opera
senza le adeguate conoscenze; bisogna anche sapere che una chiave in Alchimia è un
solvente ed è dunque vano, allo stadio dellOpera cui Maier si riferisce, fare
qualunque operazione senza aver determinato preventivamente il giusto solvente da
utilizzare. Pertanto sotto laspetto morale di queste due figure si cela un secondo
senso in sintonia con le regole della diplomazia.
Siamo dunque tornati alla condizione iniziale, dopo aver
intravisto lunità del mondo simbolico e del mondo sperimentale dellAlchimia.
Possiamo dunque concludere questo lavoro con la figura del drago Ouroboros (quello
che si morde la coda, Draco qui caudam devoravit), studiato a fondo da C.G.Jung 22, simbolo dellunità del mondo (en
to pan,
en to pan).
Alcune considerazioni
Il titolo iniziale del lavoro era «Trasmissione tradizionale di
un sapere scientifico, lAlchimia». È chiaro che laspetto scientifico non è
stato sfiorato nel corso del saggio, già lungo, che qui si conclude; mè parso
invece più importante dimostrare anzitutto come numerose conoscenze si sono potute
trasmettere sotto una forma che non ci è punto consueta, prima che il metodo scientifico
prendesse campo totale. Per me il carattere scientifico dellAlchimia è
essenzialmente legato al primato costantemente riaffermato dellesperienza sulla
teoria, in totale opposizione ai tentativi come quelli di Cartesio, per esempio, per il
quale lesperienza non costituisce che una verifica delle teorie precedentemente
elaborate. Ciò non significa che gli alchimisti siano stati esenti dal creare teorie
anche assai elaborate, ma bisogna essere estremamente prudenti nellinterpretarle e
non dimenticare mai le regole della diplomazia: Fulcanelli ci ricorda daltronde
costantemente a tal riguardo che lo spirito vivifica, mentre la lettera uccide.
Lesplicazione del verso di Florian «Le noci sono assai
buone, ma prima bisogna aprirle» può essere il seguente: la Pietra Filosofale, come si
presenta allesito dellultima operazione, appare inglobata in una ganga
cristallina che la fa assomigliare ad un riccio di castagna, ed è per questo che la si
raffronta alle nostre famose noci. Bisogna ancora riuscire a crearla
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