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Note
1. In
francese il termine uvre può essere di
genere sia maschile che femminile. [n.d.r.]
2.
Cfr. soprattutto H. Corbin, Limagination
créatrice dans le soufisme dIbn Arabi,
Parigi, Flammarion, 1958; G. Durand, Les structures
anthropologiques de lImaginaire, Parigi,
Bordas, 1969, 2ª ed.; e in generale tutti gli articoli
di questi due autori, pubblicati negli Eranos
Jahrbücher, Zurigo, Rhein Verlag.
3.
Vengono chiamati «soffiatori» o spagiristi coloro che
si dedicano allAlchimia con scopi prettamente
utilitaristici; questi termini, soprattutto il primo,
assumono spesso un significato spregiativo. Beninteso,
non è di questi che trattiamo nel presente articolo.
4.
C. G. Jung, Psychologie und Alchimie, Zurigo,
Rascher Verlag, 1944. Traduzione francese: Parigi,
BuchetChastel, 1970. Cfr. alle pp. 316318
(ed. di Zurigo) la panoramica dinsieme, abbastanza
deludente, proposta da Jung. Faccio uso del termine
«struttura» con prudenza. Cfr. a questo riguardo S.
Lupasco, Questce quune structure?
Parigi, Bourgeois, 1967, p. 41: «Una struttura
rappresenta linterno, le parti di cui è costituito
un sistema, dal momento in cui un sistema costituisce un tutto»;
cfr. anche p. 44. Aggiungiamo, con G. Durand, che le
«forme» di cui tratteremo in seguito sono dinamiche,
cioè soggette a trasformazioni per mutamento duno
dei due termini (op. cit., pp. 65 s.).
5.
Gli studi teorici inseparabili da queste ricerche si sono
protratti dal 1969 al 1974, in seno a un seminario che
raggruppava principalmente MM. Jean de Foucauld, Gérard
Mazeau, Robert Salmon e me stesso. Aggiungiamo che i
lavori seri sullAlchimia farebbero un gran passo
avanti se gli storici disponessero duna
bibliografia di manoscritti e stampati che si
approssimasse alla completezza. Wallace Kirsop ha appena
messo a punto una delle prime grandi bibliografie
riguardanti i testi in lingua francese (15501800).
6.
G. Durand, Structures et fonction récurrentes de la
figure de Dieu ou la conversion hermétique, in
«Eranos Jahrbücher», t. 37, 1968, p. 463. Mircea
Eliade, Forgerons et Alchimistes, Parigi,
Flammarion, 1956 (ried. 1977) [Sincronia e diacronia sono
termini derivati dagli studî linguistici di Saussure e
introdotti successivamente nella storia della cultura per
indicare la storia dun sistema, con
diacronia, e la sua struttura. Più in
generale unanalisi sincronica prescinde
dallo sviluppo storico dun fenomeno, individuandone
piuttosto i fattori costanti, n.d.r.]
7.
Ci riferiamo come primo approccio ai testi antichi citati
nella bibliografia del libro di Burland, Savoir caché
des alchimistes, Parigi, 1968.
8.
Cfr. tra le altre opere: Questce
quune structure? op. cit.; Lénergie
et la matière vivante, Parigi, Juillard, 1962. La
tragédie de lénergie, Parigi, Casterman,
1970.
9.
In realtà il termine Sale entrò nella
terminologia alchemica dopo Paracelso. Ma, beninteso,
larchetipo è indipendente dalla denominazione.
Cfr. anche infra, nota 29. Il problema affrontato
in questo articolo potrebbe essere ulteriormente
chiarito, rileva Gilbert Durand (lettera allautore,
24 Novembre 1970), prendendo in considerazione la
medicina di Paracelso (derivata dallAlchimia) e la
medicina cinese (cfr. le opere di Jacques Lavier) che
consiste sempre nel ristabilire la tensione Yin Yang e
lequilibrio
potenzializzazioneattualizzazione.
10.
Questo articolo è troppo limitato per permettere
desporre i rapporti tra i quattro elementi, le
quattro qualità elementari, il gioco tra elementi e
qualità, elementi e sostanze, ecc. Ciò nonostante
questi rapporti sarebbero di grande interesse al fine
duna miglior comprensione dei propositi di questo
studio. Segnaliamo di sfuggita il ruolo dei numeri 3
(sostanze) e 4 (elementi), da cui il numero 7 (metalli e
pianeti) e le possibilità dinterpretazione
simbolica che ne derivano.
11.
Visto che lAlchimia non procede per postulati, né
per ipotesi, né per tentativi, contrariamente alla
scienza sperimentale, ma attraverso un comportamento
quasi istintivo.
12.
Queste note non devono essere interpretate in senso
spregiativo. Riguardo ai lavori consultati, cfr. supra,
nota 4.
13.
Da paragonare senza dubbio allalternanza dinamica
delle condensazioni taoiste.
14.
Queste tappe non sono assolutamente cronologiche. Cfr. infra,
a proposito della diacronia e della sincronia.
15.
Lo «Zolfo nel Mercurio» è rappresentato
nellimmagine massonica dellocchio al centro
del triangolo. La pietra è «cubica», perché Mercurio
+ Zolfo + Corpo + Sale (o acqua) = 4. Ritroviamo il 7
come ceneri, poiché simboleggiano anche i quattro
elementi (4 + 3 = 7).
16. Cfr. Lupasco, Les trois matières, Parigi,
Juillard, 1960.
17.
Ibid., pp. 306313. Tuttavia ciò è vero
soltanto per quanto riguarda le interpretazioni
microfisiche. Ma possiamo citare a questo proposito
lopera di Gaston Bachelard, che in La formation
de lEsprit scientifique mostra come la scienza
sperimentale abbia voluto sbarazzarsi
dellinterpretazione soggettooggetto; vediamo,
al contrario, nella sua Psychanalyse du feu il
poetico recupero di questa interpretazione.
18.
Nei testi sono frequenti espressioni di questo genere.
Cfr. notoriamente Geheime Figuren der Rosenkreuzer,
Altona, 17851786.
19.
Sono spesso «collocati» allo stadio dacquisizione
del fuoco. Cfr. supra.
20.
S. Lupasco, Questce quune structure?, op. cit., p. 79, fa questa osservazione a
proposito dellenergia.
21.
«Le consuete nozioni di materia e di spirito sono
costruzioni della logica classica, generate esse stesse
da certe funzioni biologiche» (S. Lupasco, Lenergie
et la matière vivante, op. cit., p. 267). A
proposito dellantagonismo notiamo che nel sistema
atomico e perfino nucleare, esso si rivela parte
essenziale: i protoni si respingono secondo la legge di
Coulomb e si attirano secondo il principio di coerenza.
Sappiamo daltra parte il successo arriso alla
«sintesi» hegeliana. Ma a Hegel potremmo contrapporre
Proudhon, e molti altri pensatori, per i quali ogni
sintesi di coppia antinomica è artificiale o mortale e
in ogni caso negazione della libertà: «Lantinomia
non si risolve. È questo il vizio fondamentale del
sistema di Hegel», che non ha capito che
«lantinomia non è altro che lespressione
dun fatto e si impone imperiosamente allo
spirito». Così, «i termini antinomici non si
risolvono più di quanto non si distruggano i poli
opposti duna pila elettrica» (citazioni presentate
da Jean Bancal in Proudhon, pluralisme et autogestion,
Parigi, Aubier, 1970, t. I, pp. 106 sgg., 112 sg.; t. II,
pp. 45, 170 s.). Daltra parte è significativo che
Jean Bancal aggiunga commentando: «È curioso
constatare
come la teoria della particella e
dellantiparticella nella fisica moderna costituisca
una conferma della teoria proudhoniana
dellorganizzazione antinomica del mondo» (ibid.,
t. I, p. 118).
22.
Ricordiamo che secondo il principio desclusione di
Pauli, i protoni e i neutroni si collocano su differenti
livelli e sottolivelli in stati quantici diversificati
dellenergia del nucleo. Così
limpenetrabilità degli oggetti è dovuta al
principio desclusione di Pauli, ossia
alleterogeneizzazione organizzatrice degli atomi e
delle molecole. Rileviamo che nella fisica quantica, come
nelle tappe dellOpera alchemica, gli elettroni non
passano da unorbita allaltra, «saltano»,
cioè scompaiono nellintervallo; qui la regola
generale è data dalla discontinuità, dalla mutazione
brusca, piuttosto che dalla maturazione diacronica.
Stéphane Lupasco avanza lipotesi: «Lo spazio è
una creazione della vita piuttosto che del tempo, nel
punto dincontro di concezioni più o meno generali,
e notoriamente dun Bergson che ne fa la sede, se
non addirittura la creazione, duna materia morta»
(La tragédie de lénergie, op. cit., p.
74).
23.
«Lattesa spasmodica delle cose create sta infatti
in aspettativa della manifestazione dei figli di Dio. Le
cose create infatti furono sottoposte alla caducità non
di loro volontà, ma a causa di colui che ve le
sottopose, nella speranza che la stessa creazione sarà
liberata dalla schiavitù della corruzione per ottenere
la libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo
infatti che tutta la creazione gene e soffre unitamente
le doglie del parto fino al momento presente» (Rom.,
8, 1922).
24.
«I sistemi energetici soggiacciono a un divenire che
tende ad abolirli» (S. Lupasco, Questce
quune structure?, op. cit., p. 90).
25.
«Nel campo »mentale» [
] non vi sono delle vere
polarità se non vi è tensione eterogenea tra sistemi di
rappresentazione separatamente omogenei. Tale sembra
essere, tra le altre, la legge dello spirito umano» (G.
Durand, Les structures polarisantes de la coscience
psychique et de la culture, in «Eranos
Jahrbücher», t. 36, 1967, p. 289).
26.
S. Lupasco, Questce quune
structure?, op. cit., pp. 87 s.
27.
In questo campo preciso abbiamo avuto numerosi
predecessori, tra i quali Meister Eckhart. È
significativo che questi pensatori siano sempre stati
contestati dalla Chiesa. Nel ventesimo secolo Nicolas
Berdiaeff ha ereditato questi lasciti, cosa che risulta
meno sorprendente in un pensatore russo, per quanto
Berdiaeff debba a Böhme e a Franz von Baader
lassenza della sua filosofia e la Chiesa ortodossa,
anche se più aperta a queste speculazioni, labbia
tenuto in sospetto.
28.
Cfr. ibid., soprattutto pp. 8490.
29.
Secondo alcuni testi, la spagiria, contrariamente
allintera Opera, si ferma con lacquisizione
del Fuoco.
30.
Cfr. supra, nota 8. Si può confrontare questo
schema (Sale che unisce uno Zolfo centrifugo a un
Mercurio centripeto) con le teorie di Eckartshausen su Naturschwefel
e Naturstoff (cfr. Antoine, Faivre, Eckartshausen
et la théosophie chrétienne, Parigi, Klincksieck,
1969, indice. In questo libro troverete anche numerosi
riferimenti allidea comune nel diciottesimo secolo,
di forza «azionereazione»).
31.
«Nel crogiolo», significa, per noi, prima di tutto
nello spirito del mistico stesso.
32.
Tâches de lesprit et imperatifs de lêtre,
in «Eranos Jahrbücher», t. 34, 1965, pp. 330 s. In
queste pagine la sua critica duno scambio tra Paul
Ricoeur e Claude LéviStrauss è molto
significativa al riguardo. Tuttavia in una lettera
allautore (24 Novembre 1970), Gilbert Durand
precisa la sua posizione, molto più sfumata di quanto
non appaia dal presente articolo. Se non dà ragione,
egli spiega, né a Paul Ricoeur né a Claude
LéviStrauss, è perché secondo lui la verità
antropologica è anchessa dualità duna certa
«testimonianza» nei tempi (ma puntuale, non
determinista) e dun certo «modello» nel Cielo (o
nelle rivelazioni profetiche del Libro sacro).
33.
Op. cit. supra. [Lopera di Gilbert Durand Le
strutture antropologiche dellimmaginario, che
ha riscosso successo anche in Italia giungendo alla terza
edizione (Bari 19721, Dedalo, e successive),
sistematizza le ricerche sugli elementi e la conoscenza
poetica di Gaston Bachelard, maestro di Durand.
Limmaginario, spiega lautore, si leva contro
il morso del tempo, nasce come esorcisma alle insidie del
tempo che conduce alla morte. I «regimi»
dellimmaginario sono altrettanti modi
desorcizzare il tempo. Il regime «diurno» o
«diairetico» (da diairesis,
divisione) oppone al tempo uno spazio
enfatizzato, al tempo divoratore oppone leroe che
sconfigge i volti del tempo che si coagulano intorno alle
immagini della caduta, dellanimalità e della
tenebra: e ne scaturiscono i cortei di simboli
dellascesa, della purezza non contaminata
dallanimalità, e della luce. Nel regime
«notturno» Durand ricovera due atteggiamenti
dellimmaginario: il «mistico», che al contrario
del diairetico minimizza il nefasto tregitto temporale, e
il «sintetico», che converte linesorabile
percorso che conduce alla morte in una ciclità senza
fine. I tre regimi sono contrassegnati dai semi dei
tarocchi: la spada per il diaretico, la coppa per il
mistico, oro e bastoni per il sintetico.
Questultimo, teso alla congiunzione degli opposti,
non poteva che coincidere largamente con il viatico
alchemico. Di notevole interesse in questo straordinario
testo anche il recupero della retorica, individuata come
la disciplina che manifesta nellordine del
linguaggio i regimi dellimmaginario. N.d.r.]
34.
Cfr. ibid., lindice alfabetico dei soggetti,
parola «Alchimia» [Ma con lavvertenza che il
testo di Durand non è un dizionario dei
simboli; ciò che emerge chiaramente dal suo lavoro
è che il senso del simbolo non può prescindere dal
contesto in cui è espresso: lacqua, per esempio,
non è sempre simbolo di purificazione e simili;
se è torbida, stagnante, tumultuosa, acquista
tuttaltro significato; la simbolica procede sempre
in un processo di generalizzazione in cui il verbo
precede laggettivo e questi il sostantivo; un
simbolo sostantivo va generalmente letto come
caso particolare duna funzione verbale: ciò che
limmaginario sottolinea nel serpente, per esempio,
è lo «strisciare», lessere avvinti al suolo;
nellimmaginario il serpente è una spina dorsale
sconfitta; viceversa uccello, scala, montagna, freccia,
ala e angelo indicano altrettanto chiaramente una via
ascensionale di distacco dal suolo; n.d.r.].
35.
Ibid., p. 147 [Controllo sul tempo realizzato
mediante la ciclicità che nega la diacronia, ciclicità
che Faivre ha continuamente sottolineato in questo saggio
come costitutiva dellopera alchemica; n.d.r.].
36.
Ibid., p. 259.
37. Cfr. ibid., p. 409, e Mircea Eliade, op. cit.,
p. 179.
38.
Cfr. supra. A proposito del periodo alessandrino
citiamo soltanto la Collection des alchimistes grecs,
di BerthelotRuelle (Parigi, 18871888, 3
Vol.), attualmente completato con il Catalogue des
manuscrits alchimiques grecs pubblicati sotto la
direzione di J. Bidez. Per un approccio bibliografico in
questo campo specifico, cfr. A.J. Festugière, Hermétisme
et Mystique païenne, Parigi, Aubier, 1967, pp. 205
sgg.
39.
Tra molti altri esempi cfr. Karl Christoph Schmieder, Geschichte
der Alchemie, Halle, 1832, pp. 595 sgg. (ried. Ulm,
Arkana, 1959).
40.
Dom Pernety, Dictionnaire mythohermétique,
Parigi, 1758, p. 271 (ried. Milano, Arché, 1969).
41.
Ibid., p. 441. I termini indicati da Dom Pernety per
indicare il Sale (cfr. nota precedente) sono stati
impiegati da numerosi alchimisti per indicare lo Zolfo.
Ma, psicologicamente, indicherebbero altrettanto bene il Mercurio
Vediamo quanta prudenza è necessaria quando si tratta
dinterpretare delle parole che non potrebbero, in
nessun caso, essere estraniate dal contesto.
Lalchimista Michael Maier ci avvisa: «In effetti,
se i discorsi allegorici di per se stessi difficili da
scegliere a causa di numerosi errori, lo divengono in
particolar modo là dove gli stessi termini vengono
applicati a realtà differenti, e termini differenti alle
medesime realtà» [Atalanta fugiens (1617),
tradotta e pubblicata da Etienne Perrot, Parigi,
Librairie de Médicis, 1969, p. 122]. Ecco perché è
tanto importante studiare di per se stessi i temi e le
variazioni. Hélèn Metzger ne era ben consapevole:
«Alcuni di loro [gli alchimisti] si disinteressano delle
trasmutazioni senza cessare di considerarsi alchimisti.
Paracelso fu il più illustre di questi ricercatori. Là
vediamo, in maniera sorprendente, come le variazioni sul
tema possano divenire il tema principale che relega il
tema di prima al modesto ruolo di variazione» (Alchimia,
in «Revue de Synthèse», Parigi, 1938, t. XVI, n. 1, p.
51).
42.
Alludo, permettendomi di criticarlo, a una pagina di
Tzvetan Todorov, Introduction à la littérature
fantastique, Parigi, Seuil, Collection poétique,
1970, p. 21 s.
43.
G. Durand, Tâches de lesprit, op. cit.,
p. 345. Ecco perché sottoscrivo incondizionatamente la
seguente affermazione (ibid., p. 348): «Non
essendo forme vuote, né avvenimenti oggettivi, i regimi
dellImmaginario ci sembrano rispondere bene al
concetto di struttura (Aufbau)».
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Per
un approccio immaginale dellAlchimiaPer
un approccio immaginale dellAlchimia
Tratto da Alchimia. Introduzione allarte della rigenerazione, Genova 1997, ECIG Tratto
da Alchimia. Introduzione allarte della rigenerazione, Genova 1997, ECIG
Antoine
Faivre Antoine
Faivre
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Niente è più
difficile dellavvio dun lavoro. Lo sanno bene
gli alchimisti che affrontano lOpera per
eccellenza, parola il cui genere maschile e femminile 1 già suggerisce una polarità
costruttiva. Le riflessioni che seguono partono da questa
banale constatazione: il segreto di cui gli Adepti hanno
quasi sempre circondato la materia prima con la quale
sostengono doperare, nasconde una realtà più
spirituale che materiale, vela una tecnica
dilluminazione. Perciò non descriverò affatto
ciò che accade o dovrebbe accadere in un crogiolo, in un
athanor, ma ciò che sembra aver luogo nellimmaginario,
o piuttosto nellimmaginale,
nellaccezione data a questo termine da due dei
filosofi più interessanti del nostro tempo 2 .
Questa scelta, metodologica, non pretende né di
contrapporre lAlchimia spirituale allAlchimia
pratica, né di valorizzare luna rispetto
allaltra; 3 nella prospettiva che abbiamo
adottato, tale discriminazione non avrebbe alcun senso.
Daltra parte, benché la scienza dErmete sia
un prodigioso serbatoio dimmagini, non ci
soffermeremo sulla sua ricchezza verbale che
sinnesta generalmente, per circostanze
concomitanti, sulla struttura o le strutture
dellOpera: parassitismo fruttuoso per lo psicologo
e il poeta, ma fuorviante per la lettura e che senza
dubbio ha impedito a C. G. Jung di ricercare
lordito e la trama che sintrecciano dietro i
motivi, le configurazioni, i disegni rivelatori, le
parole evocatrici. Lo psicologo di Zurigo non si è
astenuto dallattingere a piene mani a un simbolismo
sovrabbondante, e non potremmo rimproverargli daver
trascurato lo studio del dinamismo proprio
allOpera, daver abbandonato la ricerca della
significativa e significante purificazione, perché non
era nei suoi propositi; è possibile che i lettori si
confondano cercando in Jung ciò che non vè, cioè
uno schema della forma e della struttura
dellAlchimia 4 .
Infine, se il presente studio poggia su numerosi testi
dAlchimia occidentale, dal Medio Evo ai nostri
giorni, non è per offrire unesposizione storica,
ma solo per trarne suggerimenti metodologici. I
riferimenti sarebbero troppo numerosi per figurare tutti
in un semplice saggio; presentati in numero limitato,
questi riferimenti a testi ermetici farebbero supporre
che i raffronti proposti siano insufficientemente
supportati. Per questo non se ne troveranno quasi. È
attualmente in preparazione un lavoro più completo e
più approfondito sotto il profilo storico 5 .
Per meglio comprendere gli alchimisti non è superfluo
chiedersi cosa sia lAlchimia; poiché questa non
risulta definita da quelli, e i testi definiti alchemici
non rappresentano che un caso particolare duna
visione del mondo inerente a un buon numero di miti e
testi mistici. Un approccio di questo genere si è già
rivelato fecondo. Ben a ragione Gilbert Durand saluta in
Mircea Eliade colui che tanto ha contribuito a un
cambiamento epistemologico «riportando la scienza
religiosa in un campo più prossimo alla sua essenza
esplicativa: sottraendola alla diacronia per rischiararla
con la sincronia dei grandi archetipi, sostituendo al
concetto pilota di evoluzione, il concetto di ripetizione
o, come scrisse LéviStrauss, ancora riguardo
lanalisi del mito, di ridondanza» 6 .
Questa osservazione riguarda tutta lopera
dEliade; in particolare il suo lavoro
sullAlchimia, che dimostra come la sola prospettiva
storica, per quanto assolutamente indispensabile a ogni
studio serio, sia impotente a rendere conto di certi
accadimenti spirituali; così sarebbe altrettanto assurdo
porsi il problema della descrizione fenomenologica della
«trasmutazione», poiché lAlchimia «immagina»
sempre nello spazio, quasi mai nel tempo, contrariamente
allidea bergsoniana.
Leggendo i testi 7 sembrerebbe che
quest«arte» presenti stupefacenti parallelismi
con una logica che non è aristotelica o cartesiana, ma
ha leggi proprie e tende a imporsi sempre di più nel
seno stesso della fisica ufficiale. Questa logica
sostituisce i principî didentità, di non
contraddizione e del terzo escluso con quelli duna
logica bivalente in cui il dualismo per esclusione fa
spazio a una «dualità» costruttiva. A ciò
saggiunge il riconoscimento implicito, sempre
effettivo, dei tre principî che permisero ai fisici e ai
logici nella seconda metà del nostro secolo un nuovo
approccio metodologico: lidea dei quanti, il
fenomeno domogeneizzazione e
deterogeneizzazione, quello di potenzialità e
dattualizzazione.
Al filosofo e fisico Stéphane Lupasco 8 va il merito daver
esposto sistematicamente questi principî, compreso
quello di bivalenza logica, e daverne tratto le
conseguenze epistemologiche che sembrano imporsi. Adesso
è compito degli storici mostrare che lOccidente
non è stato soltanto la patria del sillogismo e
dellaristotelismo formale e che alcuni lati troppo
negletti della nostra cultura possono apparire sotto una
nuova luce più nuovi di quanto non si supponesse;
lAlchimia, in particolare, è parte di questi
lasciti. Tenteremo di giustificare questa proposizione
dopo aver colto ciò che potremmo chiamare la struttura
del processo alchemico.
La struttura del processo alchemico è essenzialmente
dinamica. Da un punto di vista artificialmente statico e
solo per comodità desposizione, ricordiamo che vi
sono quattro elementi e tre principî. I quattro elementi
rappresentano stati, modalità della materia, molto più
che le realtà concrete di cui portano il nome (fuoco,
acqua, aria, terra); sono legami organici tra il mondo e
Dio poiché non esiste corpo senza spirito, né spirito
senza corpo. Come distinguiamo quattro elementi,
enumeriamo tre sostanze o principî costitutivi della
materia. Ogni corpo reale è composto da queste tre
sostanze, realtà simboliche di cui i quattro elementi
non sono che la condensazione.
Lo Zolfo, maschile e attivo, dà corpo alle cose, le
rende compatte (Yang cinese); è un fuoco realizzatore
nascosto nellintimo dogni essere, dogni
cosa, un ardore vitale che si sprigiona, sespande
ed è fonte di vita. Allopposto il Mercurio,
femminile e passivo, agglomerato, concentrato (Yin
cinese), serve da elemento «legante», per esempio tra
metalli e pianeti. Il Sale 9 riunisce lo Zolfo e il
Mercurio; è fisso e volatile poiché in esso le virtù
degli altri due principî si sovrappongono; è la zona
vera e attiva in cui le forze di questi si raggiungono,
salleano, si congiungono per produrre a un tempo il
fisso, il mutevole, e di nuovo il doppio 10. Da un punto di vista dinamico,
il solo che in fondo corrisponda al pensiero alchemico, 11 sembra che le numerose opere
consultate, una volta spogliate dei vocaboli strani,
delle loro coloriture variopinte, dello stupefacente
labirinto verbale, 12 conducano allo schema seguente:
A. LOpera inizia
con la morte alchemica, ossia con la dissoluzione
(solve), con la separazione dei tre principî che
sono lo spirito (Zolfo), lanima (Mercurio), il
corpo (Sale), più o meno congiunti allo stato naturale,
e simboleggiati dal bianco, dal giallo e dal guscio
delluovo. Si dice che lAdepto in questa prima
fase «rompa luovo con la sua spada» [il
riferimento più evidente è qui allAtalanta
fugiens di Michael Maier, allemblema VIII,
«Prendi luovo e percuotilo con un gladio di
fuoco», n.d.r.], ossia distrugga questo stato naturale
separando i tre principî gli uni dagli altri: lo Zolfo e
il Mercurio si liberano; rimangono le ceneri o il guscio.
Il fine di questa separazione è quello di permettere una
fissazione (coagula) del doppio elemento
spirituale (ZolfoSpirito e MercurioAnima)
migliore che allo stato naturale. In altri termini
spirito e anima, liberati dallo schiudersi
delluovo, cercheranno un corpo (in tedesco Leib)
che è a un tempo corpo e spirito, 13 non più solo corpo materiale
fragile (in tedesco Körper). Questa fissazione,
questa stabilizzazione, è lopera stessa che dopo
la «morte» prosegue con le quattro tappe successive 14.
B. Acquisizione del Fuoco. Spirito e anima, alla ricerca dei loro corpi
spirituali, ricevono il «Fuoco», che è grazia, dono di
Dio. Questa impresa viene talvolta assimilata alle dodici
fatiche dErcole o ai segni dello zodiaco; consiste
nellintensa preparazione della fusione del corpo
spirituale con lanimaspirito.
C. Acquisizione del Mercurio. Dopo essere divenuti ignei, spirito e anima
cercano una forma. Quando la trovano, si dice che hanno
conquistato il «Mercurio Filosofico» (si tratta della
condensazione del «Mercurio Universale», che coordina,
suscita, ha funzione dagente universale, e in cui
ci siamo già imbattuti). Ma vi è ancora, a buon
diritto, una predominanza dellanima (elemento
mercuriale).
D. Acquisizione
dello Zolfo. Spirito e anima ignei, avendo trovato
una loro forma, cercano di stabilizzarla, di
«solidificare» questa forma. Per effettuare ciò recuperano
la cenere, il guscio, abbandonato dopo la fase della
Morte, quando lAdepto ha rotto luovo con la
sua spada. A questo punto lopera ha raggiunto una
certa consistenza, chiamata Zolfo, che risplende radioso
in un insieme ora quasi compiuto.
E. Matrimonio dello
Zolfo e del Mercurio. Zolfo e Mercurio, ottenuti
separatamente, non sono ancora congiunti; aspirano a
diventarlo ma paradossalmente si presentano come forze
antagoniste. È necessario allora trovare il Sale
catalizzatore e legante grazie al quale sarà possibile
operare il matrimonio ZolfoMercurio
(ReRegina). Allora lOpera sarà compiuta. Lo
Zolfo microcosmico, luce interiore, sirraggia nella
luce circostante (formale), o macrocosmo del Mercurio.
Lenergia è congiunta con la sostanza. La pietra è
lo Spirito del mondo reso visibile 15 .
Beninteso, questa
descrizione ha il torto dessere cronologica, mentre
non ha che un valore metodologico. Comunque teniamo
presente che tutto accade come in una struttura dotata
dautoregolazione. In effetti lalchimista non
si ferma a uno stadio dellOpera e quando passa allo
stadio successivo «recupera» tutto ciò che aveva
acquisito precedentemente. Il Pellegrino simboleggia
abbastanza bene il suo cammino costellato dinsidie,
nel corso del quale tutto può essere rimesso in
discussione a ogni momento. NellAlchimia operativa
lAdepto partecipa al procedimento senza tuttavia
esserne partecipe, poiché costituisce un
tuttuno con lOpera. Soggetto e oggetto
sono indissociabili. Ciò che accade nel laboratorio
avviene al contempo nelloratorio e viceversa.
Lalchimista è senza dubbio consapevole che questa
struttura ha in qualche modo luogo al di fuori di lui, ma
poco importa, dal momento che è lui a darle forma. Tutto
accade in effetti come se si trattasse di dare una forma
a ciò che precede [il riferimento è ancora una
volta alle ceneri», n.d.r]. Savvia il processo e
la natura fa il resto, nellatanor o nello spirito
del teosofo.
In quale misura queste
constatazioni e le nuove vie della logica, quella di
Lupasco in particolare, si chiariscono reciprocamente?
Dapprima notiamo che lOpera «procede» in maniera
che è al contempo semplice e ambigua. Il procedimento
del solve et coagula consiste in apparenti
dualità che si fondono in una momentanea unità. Così
la Morte è anche una nascita, esprime il transito da uno
stato allaltro.
LAlchimia spirituale propone essenzialmente una
presa di coscienza di tali cambiamenti di stato
dellessere; non impiega le nozioni usuali di
materia e di spirito, così inscindibili dalla logica
classica; se le capita di farne uso, non le contrappone
ontologicamente. Del resto non abbiamo a che fare con dei
«sì» o dei «no» netti, come osserva Lupasco, né in
microfisica né nellesperienza sensibile
psichicamente elaborata e vissuta. Lintuizione
degli antichi Saggi sembra concordare in questo, e in
altri casi che prenderemo in considerazione
successivamente, con le attuali teorie sulla materia
psichica e microfisica 16.
Come in Alchimia ammettiamo uninterpretazione del
soggetto e delloggetto, contrariamente a quanto
insegna la scienza sperimentale, così nella fisica dei quanti,
il soggetto che osserva modifica sempre loggetto
osservato, 17 fatto che suppone
labbandono del principio didentità, visto
che una cosa può essere allo stesso tempo unaltra
cosa («È acqua e non acqua, pietra e non pietra»), 18 e del principio di non
contraddizione: per quanto contrapposti, Zolfo e Mercurio
si uniscono grazie al Sale, elemento «legante» che
effettua la sutura; la morte non è morte poiché perfino
le ceneri che lascia sono recuperabili per unOpera
spirituale.
A tutto ciò si aggiunge parallelamente lidea di coincidentia
oppositorum, così cara a Jung, ben nota nel mondo
mitico, poco euclidea e ancor meno aristotelica, ma
inerente a questa logica. Fatto significativo, molti
alchimisti citano le dodici fatiche dErcole come
una delle fasi dellOpera 19 . Ora, come non accorgersi
nella dodicesima fatica che il Cerbero inferico
simboleggia il recupero, e non la distruzione, del
notturno per mezzo del diurno? Le sue tre teste, i tre
principî?, divengono virtuali, il conscio e
linconscio si riconciliano, lOpera giunge
alla sua compiutezza
Ma per ricominciare, poiché gli Adepti lo ripetono
incessantemente, «linizio dellOpera è come
la fine». In altri termini, sotto il profilo temporale
non troviamo né punto di partenza né punto di arrivo,
ma un ciclo eterno. Liconografia alchemica è ricca
di rappresentazioni che mostrano il Bene e il Male
confusi in cerchi che sintersecano. LOpera,
come lenergia nella fisica, non è, può
solo incessantemente divenire 20 . Gli «opposti» non
«coincidono» grazie a una sintesi che unirebbe una tesi
a unantitesi. Vi è solo antagonismo senza un terzo
termine, senza una sintesi di tipo hegeliano, così come
in seno allesperimento scientifico latomo, la
molecola vengono rappresentati sotto forma di sistemi
antagonisti.
I principî non sono dei contrari in Alchimia (lo Zolfo
non è il contrario del Mercurio), né dei complementari;
essi costituiscono invece un sistema di tensioni in
antagonismo, che tuttavia non appaiono irriducibili. Ciò
che trasforma lopposizione in «dualità»
costruttiva non è la sintesi hegeliana, ma il medium
(il Mittler, la Tintura, ecc. che unisce per
esempio lo Zolfo e il Mercurio). Una simile dualità è
sottesa alla maggior parte delle rappresentazioni dei
nostri autori ermetici; se talvolta i testi alludono a un
dualismo, subito lo presentano come illusorio: la
dualità corpospirito, mostruosa, appare come il
carattere distintivo del peccato originale, ma allo
stesso tempo si trova privata dello stato ontologico,
poiché essa scompare grazie alle successive
purificazioni per fare posto a una polarità che la
realizzazione stessa della pietra filosofale non intende
abolire 21 .
Infatti gli Adepti, parlando dei confratelli morti, non
li collocano mai in un Eden immutabile e inaccessibile,
ma li descrivono come uomini molto occupati, benché
immortali, che impiegano il loro «tempo» a soccorrere
lumanità sofferente, a limitare il numero dei
cataclismi, in breve a vivere il loro ruolo
dEletti, simili a Colui che apparve ai Pellegrini
dEmmaus. Vediamo che loro compito è quello dequilibrare
il mondo
e comprendiamo la profondità psicologica
di questo simbolo assieme, forse, alla realtà energetica
che vi è sottesa. Questo è probabilmente il senso
dun verso della Tavola di Smeraldo, Bibbia
degli Alchimisti, che dice: «Vis ejus [= Dei, Unitatis]
integra est, si conversus fuerit in terram». Il «corpo
glorioso» dei cristiani senza dubbio non è altro che
questa fusione polarizzante, equilibrante e creatrice.
Un processo che S. Lupasco osserva soltanto nei mondi
microfisico e fisico, ma che ritroviamo anche
nellintuizione alchemica, contribuisce
anchesso a trasformare lopposizione dualista:
si tratta del passaggio da uno stato allaltro,
passaggio che avviene in modo tale da rendere impossibile
dire come, secondo quale svolgimento temporale, in
funzione di quali elementi, una cosa è diventata
unaltra. Così, perché lanimaspirito
diviene Mercurio? Gli alchimisti non danno una risposta a
questa domanda, neanche se la pongono, poiché per loro
non ha significato.
In fondo il procedimento non ha nulla di lineare, si
svolge «a salti». Lalchimista si sforza, diciamo,
di colmare delle carenze procedendo per quanta. Di quantum in quantum egli pone dei picchetti che
sono le tappe stesse dellOpera 22 . Non abbiamo a che fare con
sintesi, ma con saldature (il Sale salda lo Zolfo e il
Mercurio), con determinati passaggi che appaiono come
discontinui. La nozione dessere diviene
inapplicabile, così come il principio di non
contraddizione fondato sullessere.
Daltra parte lalchimista tende, almeno
nellOccidente cristiano, a restituire a una parte
delluniverso e a se stesso la dignità propria
dAdamo e della natura prima della caduta, è
scontato ricordarlo. Perché la natura stessa, secondo
linterpretazione duna frase di Paolo, geme
nellattesa 23 e aspira alla sua
Reintegrazione. Su questi due piani, il mondo e
luomo, lalchimista non percepisce
unevoluzione naturale della vita, ma una
degradazione che ci allontana dallunità, il
ritorno verso la quale, del pari, non si chiamerebbe
«evoluzione», ma piuttosto «involuzione». In fondo si
tratta di combattere la degradazione dellenergia,
contro il secondo Principio della termodinamica,
combattere questa omogeneizzazione assoluta grazie a una
polarità costante in cui lintegrazione dei
contrari si alterna con la ricerca
deterogeneizzazioni sempre nuove 24 . Daltra parte il
dinamismo dellOpera consiste essenzialmente in una
tensione tra «stati» eterogenei. Per esempio Zolfo e
Mercurio allinizio non possono accordarsi; ma il
loro matrimonio permetterà dottenere la pietra
cubica a partire dalla quale si organizzerà un nuovo
ciclo, i cui fattori rimarranno comunque problematici.
G. Durand ricorda che questa attitudine mentale esprime e
realizza una profonda verità psicologica, 25 a tal punto fondamentale che in
Occidente i testi alchemici e più generalmente
teosofici, evidentemente piuttosto al margine delle
Chiese ufficiali, presentano unimmagine della
divinità molto differente da quella sancita dalla Chiesa
romana, imbevuta di spirito latino e logica aristotelica.
Il Dio della Chiesa romana è identità per eccellenza,
Unità nella quale scompare ogni molteplicità, ogni
diversità. È in questo, dice Lupasco, che consiste
«loperazione di rendere attuale lestensione
che identifica il concetto, spinto al limite estremo, in
cui ogni eterogeneità si trasformerà in una
potenzialità infinita, equivalente alla sua scomparsa» 26 .
Aggiungiamo che è stato un pensatore luterano, Jakob Böhme, 27 allinizio del
diciassettesimo secolo, a contribuire maggiormente a
diffondere nellOccidente cristiano lidea
dun Dio in qualche modo eterogeneo, che aspiri alla
conoscenza di se stesso grazie a una creazione nella
quale si riflette e senza la quale non è che Ungrund,
fondamento indifferenziato, ma già potenzialità grave
dinfinite energie. Questo Dio si definisce più per
la sua libertà che per la sua essenza. È comprensibile
che certi cristiani da allora abbiano sentito la
necessità di cercare preferibilmente nel neoplatonismo,
poi nei testi basilari della Cabala ebraica, un supporto
alle loro speculazioni sulle forme e le manifestazioni
duna divinità concepita non come ne varietur
ma essenzialmente come dinamica ed energetica.
Alla polarità eterogeneizzazioneomogeneizzazione
saggiunge in effetti, nel dominio
dellenergia, e dello psichismo, la nozione di
potenzialitàattuazione. Vale a dire che ogni
avvenimento energetico implica un elemento antagonista,
tale che lattuazione relativa delluno
coinvolge la potenzialità relativa dellaltro.
Relative e non assolute, pena la scomparsa
dellantagonismo, quindi dellenergia stessa. 28 Niente accade se non per
potenzialità di ciò che è stato. Ogni nuovo
avvenimento si attua sulla base duna potenzialità
o duno sviluppo della potenzialità preliminare.
Questa nozione permette di sfuggire al carattere statico
della logica classica. Rischiara di nuova luce le tappe
dellOpera, perché permette di comprendere meglio,
per esempio, il motivo per cui gli alchimisti dicono che
«il Fuoco è già il Mercurio», che «il Fuoco chiama
incessantemente il Mercurio», 29 che «il Mercurio chiama lo
Zolfo, o che Mercurio (Regina) e Zolfo (Re) si attirano
pur respingendosi, poiché ogni individuo, ogni sistema
vitale è potenzialmente bisessuato».
I tre Principî o sostanze alchemiche non fanno che
esprimere questa legge generale. Lo Zolfo esercita
unazione centrifuga, il Mercurio unazione
centripeta. Quando luno domina, cioè si attua, vi
è un aumento della potenzialità dellaltro. Quanto
al Sale, è il luogo stesso in cui si opera questa
metamorfosi. Si capisce perché prima di Paracelso gli
alchimisti non abbiano sentito il bisogno di citare il
Sale come un Principio sui generis ma si vede anche come,
sul piano degli archetipi, questo luogo, questo legame,
avesse già un posto, pur non avendo ricevuto un nome 30 .
Come non notare che si
tratta sempre dello stesso principio sia nella genesi dei
quattro elementi alchemici sia nella loro
rappresentazione simbolica? In principio lo Spirito di
Dio (il Fuoco: D ) planava sulle acque (Ñ ). Ma questo
Fuoco non si esprime, non si manifesta in maniera
assoluta, a condizione, senza dubbio,
dautoeliminarsi attraverso unattualizzazione
totale. Fluttua, plana sulle acque, proiettandosi e
trattenendosi a un tempo. Più il Fuoco discende sulle e
nelle acque, più si attualizza, più accresce la
potenzialità della Creazione che esprimono gli altri due
segni (terra, aria), fino a raggiungere un relativo
equilibrio simboleggiato dalla stella di Salomone,
rappresentazione della Creazione in sei giorni, la quale,
come si vede a sinistra non ha nulla di statico.
Torniamo
al punto di partenza, al problema dell«inizio»
dellOpera, visto che ora disponiamo di sufficienti
elementi per proporlo in maniera più appropriata. La
maggior parte dei testi alchemici distingue due «vie»: umida
(o nobile) e secca; spesso ne aggiunge una terza,
detta breve. Si dice che lalchimista segue
la via umida se lavora «nel tempo»; in questo caso
laccento viene posto sulla sequenzialità, nozione
sempre ambigua in tal contesto, in quanto gli Adepti
pretendono dattraversare stadi intermedi
osservabili. Vedendo ciò che accade nel crogiolo, 31 ritengono di scoprire durante
il percorso, le virtù terapeutiche di certi metalli, gli
«arcani metallici sovrani», ecc. Se al contrario
poniamo laccento sulla simultaneità, parleremo di
via secca, e ne trarremo unimpressione non più
dambiguità, ma di semplicità, dunità.
Lalchimista dice che con la via secca non vede
nulla di ciò che accade nel crogiolo. In altre parole
lalchimia combinazione di forze antagoniste, al
pari dellastrologia, ammette dessere
considerata da un punto di vista diacronico e sincronico
a un tempo. Così, per evitare desprimere
unalternativa troppo accentuata (o proprio
nel tempo, o fuori proprio dal tempo), molti
autori parlano allora duna via breve, che sarebbe
curiosamente secca e umida al tempo stesso! Questo
significa che bisogna evitare di privilegiare luna
o laltra, quando si medita su queste strutture
mitiche nel senso più esteso del termine. Studiandone
alcune, G. Durand sembra escludere la diacronia a
esclusivo profitto della sincronia 32 e in questo modo sembra cadere
lui stesso nella trappola del principio di
noncontraddizione, contro il quale non cessa di
mettere in guardia. Certo le ragioni della sua diffidenza
per la diacronia sono comprensibili: pericolo di
storicismo, doggettivazione in dogmi rigidi, di
chiusura alla profezia, ecc. Per riprendere un esempio da
lui citato, è sicuramente indifferente tentare «di
trovare, dopo laboriosi calcoli dostetricia, una
collocazione storica allAnnunciazione
dellArcangelo Gabriele».
Tuttavia non è indifferente che lIncarnazione sia anche
un evento storico che conferisce un senso nuovo al
passato come al futuro. Linserimento nella
linearità temporale e il punto dincontro che
determina il tempo nella sua totalità si collocano nel
luogo in cui la direzione orizzontale (temporalità,
diacronia) interseca la verticale (campo
dellimmaginazione, del mito). È limmagine
stessa della croce, spesso interpretata come punto
dincontro di due direzioni che acquistano il loro
senso inesauribile ed eterno a condizione di non essere
separate. Persino lIncarnazione del Cristo è
unOpera alchemica. Parimenti nellOccidente
cristiano la scienza ermetica non ha fatto altro che
riprodurre sul piano microcosmico il trittico archetipico
della Caduta, dellIncarnazione e della Redenzione.
Così lAlchimista, sul piano storico, inizia
evidentemente il suo lavoro in un determinato momento ma
sul piano alchemico questo inizio è nella storia e non
vi è affatto. Si può dire che lAdepto inizia nel
tempo per poi uscirne opportunamente al più presto.
Rinviamo infine a una delle opere più importanti di
Gilbert Durand, nella quale lautore si propone di
studiare le «strutture antropologiche
dellimmaginario» secondo una classificazione in
tre grandi «regimi dimmagini»: 33 il diurno, il notturno mistico,
il notturno sintetico. Durante il corso della trattazione
si riferisce più volte allAlchimia, quasi sempre a
proposito del regime notturno, il che giustifica il
simbolismo del serpente, delle tinture colorate,
delluomo o intimità interiore, della digestione o
distillazione, della potenza dellinfimo 34 .
Questa scelta degli aspetti notturni è ben atta a
rendere conto dun immaginario che si organizza
spontaneamente attorno allAlchimia vista
«esteriormente», ma per colui che la vive
«interiormente» questarte sembra riferirsi
altrettanto bene al regime diurno, poiché la digestione
è anche separazione, sublimazione e la coincidentia
oppositorum rappresenta tra le altre cose, Jung
lha dimostrato ampiamente, una riconciliazione del
conscio con linconscio.
Del resto G. Durand non colloca lAlchimia
esclusivamente nel regime notturno, poiché in un passo
significativo la richiama a proposito della Fenice,
uccello che indica il coronamento dellOpera 35, considerata come simbolo
diairetico; e altrove aggiunge: «La sublimazione
alchemica, portando a compimento una completa filosofia
del ciclo, accede dunque a una simbolica ascensionale che
[
] fa dellAlchimia una simbolica completa
applicabile ai due regimi dellimmagine» 36 . Con questo confermerebbe
senza ombra di dubbio uninterpretazione
dellAlchimia intesa come perfetta espressione di
«notturno sintetico», in ragione delle nozioni comuni
che definiscono ora questo ora quella: androginia,
totalità delle fasi del divenire, matrimonio (conjunctio),
accelerazione della maturazione naturale, fede nella
trasmutazione della materia e ambizione a un controllo
sul tempo 37 .
Se si accetta anche solo a titolo dipotesi di
prendere in considerazione le riflessioni che precedono,
si pone e si impone una domanda duplice: a quale dato
storico conduce questo approccio strutturale e tematico?
Una volta definito questo «dato», con quale metodo
potrebbe essere analizzato e classificato?
Il dato storico
a) Converrebbe
stabilire per prima cosa una bibliografia esauriente e
ragionata delle pubblicazioni e dei manoscritti detti
«alchemici» dal periodo alessandrino fino ai nostri
giorni, benché studi di questo genere relativi a periodi
più limitati possano ugualmente offrire
unapprezzabile contributo. Gli sforzi già compiuti
in questo senso 38 hanno dimostrato che una parte
quantitativamente importante dei testi di cui disponiamo
riguarda soltanto ricette farmaceutiche, o nel caso
migliore di «magia naturalis».
Inoltre un gran numero di scritti senza alcuna pretesa
esoterica è stato classificato negli archivi sotto la
voce «Alchimia», cosa che avrebbe enormemente stupito i
loro autori. In effetti, malgrado la necessità
duna distinzione tra «spagiria» e «Alchimia»,
spesso troviamo nozioni esoteriche inserite nelle ricette
dei chimici, già «uomini di scienza» nel senso
moderno, o spagiristi interessati unicamente alla
scoperta delloro e pronti a ricorrere alle vie
attive della magia nel senso più pratico del termine.
Innegabilmente in una certa epoca loblio delle
preoccupazioni teosofiche, avvenuto a vantaggio
duna scienza «oggettiva» ancor tinta di magia, e
poi il fenomeno inverso, rappresentano
unoscillazione sempre significativa nella storia
delle idee.
b) A partire da una definizione teosofica
dellAlchimia, risulterebbe necessario raccogliere
anche una bibliografia di scritti che non siano stati
necessariamente catalogati fino a oggi sotto la voce
«Alchimia». Potremmo definire questultima nel
modo seguente: una visione del mondo (Weltanschauung)
al contempo cosmogonica, cosmologica ed escatologica,
priva dogni dualismo, ma non dogni dualità,
accompagnata a una pratica spirituale che tende a
ritrovare lunità originale e gloriosa, ma perduta,
della materia e dello spirito, pratica che possa tuttavia
essere esercitata alloccasione su un elemento
materiale la cui «manipolazione» suppone la fusione
intima del soggetto con loggetto.
Rientrerebbero in questa definizione alcune pratiche
esicastiche, certi aspetti della teurgia occidentale e
della filosofia di Böhme [con esicasmo si
indica una pratica, ancora coltivata dai monaci
ortodossi, che può condurre alla visione dello stato originario dellessere con tecniche fisiologiche e mentali
di meditazione; si veda anche Plotino, 5, 8; n.d.r.].
Alcuni uomini che dichiarano apertamente la loro
diffidenza per lAlchimia (ma nel senso
«spagirico»), ritornano innegabilmente
allAlchimia nel senso che le abbiamo attribuito,
per la natura della loro ascesi e per la tecnica
iniziatica che insegnano. Per esempio SaintMartin o
Willermoz.
Il campo preso in esame può apparire immenso; esplorarlo
in chiave alchemica sembra tanto più indispensabile
quanto più si voglia evitare di frammentare
arbitrariamente la storia in una serie di settori
artificialmente distinti. Senza dubbio non cè
altro metodo razionale che quello dinterrogarsi
sullintenzionalità dun pensatore e sugli
elementi primarî a partire dai quali opera il suo
pensiero. Non è possibile rinnegare lermeneutica
spirituale per mezzo della quale possiamo risalire agli
archetipi più di quanto sia possibile isolare
unopera dal contesto umano che la circonda. Le due
vie si completano.
Metodo
danalisi e di classificazione
a) Sembra che il primo
compito consista nello stabilire un elenco di concetti
alchemici, per classificarli per tema e non per parole.
In effetti: 1. Ciascun tema può essere tradotto con
molti sinonimi. Per esempio, i termini che indicano il
Sale sono fra gli altri: Umido radicale, mestruo,
corpo in potenza, cosa capace di ricevere ogni genere di
forma, regina, femmina, aquila, serpente, acqua celeste,
schiuma della luna, chiave, mercurio bianco, mercurio dei
filosofi, acqua di vita e di morte, cera in cui viene
impresso il sigillo dErmete, acqua di ghiaccio,
pioggia dei filosofi, fontana, bagno del re, bagno dei
corpi, aceto molto acre, sapone, ecc. 40 . Una stessa parola può avere
significati differenti, perfino contraddittorî. Così, Re
può significare Zolfo, ma anche Fuoco che
serve a preparare il Mercurio 41 . Alcuni passi dei Dizionari
di Rulandus, poi di Pernety, contengono già qualche
avvertimento del genere, ma in maniera troppo timida e
scarsamente sistematica.
b) In seguito sarebbe
utile ricercare gli elementi ultimi, i dati ultimi,
sottesi a tutta lAlchimia, vale a dire isolare
alcuni archetipi ai quali questa ermeneutica ci
riconduce. Questi elementi sembrano esprimersi in modo,
tutto sommato, abbastanza semplice. Lo schema presentato
nella prima parte di questo articolo (le fasi A B C D E)
può servire come punto di partenza metodologico. Jakob
Böhme non è ufficialmente un alchimista, ma un filosofo
o un teosofo, e per quanto ne so non ha mai posseduto un
athanor; eppure pressa poco ritroviamo questo
schema (A B C D E) in tutta la sua opera. Lidea di
«struttura», intesa in questaccezione molto
semplice, o la nozione in tal caso equivalente di
«tema», appare molto utile perché cinsegna a non
essere vittime delle parole, a trovarne il senso vero,
spesso nascosto da espressioni di grande potere evocatore
ma ingannevoli.
c) Infine lo schema
proposto può non essere del tutto esatto, ma è
importante che suggerisca una direttiva per la ricerca. E
anche se fosse vero, non sarebbe maggiormente in grado di
sintetizzare certi pensieri, poiché ci si possono
attendere notevoli differenze da unopera
allaltra. Così alcuni autori arrivano allo Zolfo
senza parlare del Matrimonio ReRegina.
Sindagheranno le ragioni storiche, psicologiche e
linguistiche di tali divergenze guardandosi, beninteso,
da ogni giudizio di valore riguardo il carattere
«completo» o «incompleto» del sistema in esame.
I quattro elementi e i
tre principî, con il loro proprio dinamismo,
rappresentano strutture elementari, per nulla astratte,
che rendono conto della totalità del mondo creato e
increato e organizzano uno spazio in cui la storia si
dissolve [cfr. nota 33, n.d.r.]. In questo contesto,
se lacqua per esempio non è quella dei chimici,
non si lascia neanche ridurre a un segno convenzionale
«dinamico» in opposizione alla «terra», elemento
«statico» 42, né potrebbe sfuggire al
contesto alchemico grazie alla scoperta duna
griglia di significati equivalenti. Lacqua
rappresenta un elemento che riconduce a se stesso, per
quanto inscindibile dagli altri tre elementi e dai tre
principî.
Sembra quindi difficile ridurre lAlchimia a una
formula vuota alla quale rinviare la sua ricchezza
simbolica. Significherebbe tradirla, proprio in virtù
dellassioma fondamentale citato sopra e così ben
espresso nella Tavola di Smeraldo poiché, in questo caso più
che mai, si può dire che se la struttura ha una forma,
questa è «inseparabile dal suo contenuto concreto» 43 . In fondo lAdepto dà
forma a una struttura nella quale il significato ha
sempre unimportanza maggiore del significante. Se
lAlchimia non rinvia ad altro che
allAlchimia, si propone tuttavia come «modello»
della condizione umana e chiave generale della creazione
continua.
Perfino non esistendo accordo su queste proposizioni, si
converrà senza dubbio sul fatto che questo ambito
rappresenta un terreno dindagine privilegiato sul
quale i rappresentanti delle differenti metodologie e
discipline possono dedicarsi a fruttuosi confronti.
Traduzione
di Maurizio Nicosia
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