Note

1. In francese il termine œuvre può essere di genere sia maschile che femminile. [n.d.r.]
2. Cfr. soprattutto H. Corbin, L’imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn ’Arabi, Parigi, Flammarion, 1958; G. Durand, Les structures anthropologiques de l’Imaginaire, Parigi, Bordas, 1969, 2ª ed.; e in generale tutti gli articoli di questi due autori, pubblicati negli Eranos Jahrbücher, Zurigo, Rhein Verlag.
3. Vengono chiamati «soffiatori» o spagiristi coloro che si dedicano all’Alchimia con scopi prettamente utilitaristici; questi termini, soprattutto il primo, assumono spesso un significato spregiativo. Beninteso, non è di questi che trattiamo nel presente articolo.
4. C. G. Jung, Psychologie und Alchimie, Zurigo, Rascher Verlag, 1944. Traduzione francese: Parigi, Buchet–Chastel, 1970. Cfr. alle pp. 316–318 (ed. di Zurigo) la panoramica d’insieme, abbastanza deludente, proposta da Jung. Faccio uso del termine «struttura» con prudenza. Cfr. a questo riguardo S. Lupasco, Qu’est–ce qu’une structure? Parigi, Bourgeois, 1967, p. 41: «Una struttura rappresenta l’interno, le parti di cui è costituito un sistema, dal momento in cui un sistema costituisce un tutto»; cfr. anche p. 44. Aggiungiamo, con G. Durand, che le «forme» di cui tratteremo in seguito sono dinamiche, cioè soggette a trasformazioni per mutamento d’uno dei due termini (op. cit., pp. 65 s.).
5. Gli studi teorici inseparabili da queste ricerche si sono protratti dal 1969 al 1974, in seno a un seminario che raggruppava principalmente MM. Jean de Foucauld, Gérard Mazeau, Robert Salmon e me stesso. Aggiungiamo che i lavori seri sull’Alchimia farebbero un gran passo avanti se gli storici disponessero d’una bibliografia di manoscritti e stampati che si approssimasse alla completezza. Wallace Kirsop ha appena messo a punto una delle prime grandi bibliografie riguardanti i testi in lingua francese (1550–1800).
6. G. Durand, Structures et fonction récurrentes de la figure de Dieu ou la conversion hermétique, in «Eranos Jahrbücher», t. 37, 1968, p. 463. Mircea Eliade, Forgerons et Alchimistes, Parigi, Flammarion, 1956 (ried. 1977) [Sincronia e diacronia sono termini derivati dagli studî linguistici di Saussure e introdotti successivamente nella storia della cultura per indicare la storia d’un sistema, con ‘diacronia’, e la sua struttura. Più in generale un’analisi ‘sincronica’ prescinde dallo sviluppo storico d’un fenomeno, individuandone piuttosto i fattori costanti, n.d.r.]
7. Ci riferiamo come primo approccio ai testi antichi citati nella bibliografia del libro di Burland, Savoir caché des alchimistes, Parigi, 1968.
8. Cfr. tra le altre opere: Qu’est–ce qu’une structure? op. cit.; L’énergie et la matière vivante, Parigi, Juillard, 1962. La tragédie de l’énergie, Parigi, Casterman, 1970.
9. In realtà il termine Sale entrò nella terminologia alchemica dopo Paracelso. Ma, beninteso, l’archetipo è indipendente dalla denominazione. Cfr. anche infra, nota 29. Il problema affrontato in questo articolo potrebbe essere ulteriormente chiarito, rileva Gilbert Durand (lettera all’autore, 24 Novembre 1970), prendendo in considerazione la medicina di Paracelso (derivata dall’Alchimia) e la medicina cinese (cfr. le opere di Jacques Lavier) che consiste sempre nel ristabilire la tensione Yin Yang e l’equilibrio potenzializzazione–attualizzazione.
10. Questo articolo è troppo limitato per permettere d’esporre i rapporti tra i quattro elementi, le quattro qualità elementari, il gioco tra elementi e qualità, elementi e sostanze, ecc. Ciò nonostante questi rapporti sarebbero di grande interesse al fine d’una miglior comprensione dei propositi di questo studio. Segnaliamo di sfuggita il ruolo dei numeri 3 (sostanze) e 4 (elementi), da cui il numero 7 (metalli e pianeti) e le possibilità d’interpretazione simbolica che ne derivano.
11. Visto che l’Alchimia non procede per postulati, né per ipotesi, né per tentativi, contrariamente alla scienza sperimentale, ma attraverso un comportamento quasi istintivo.
12. Queste note non devono essere interpretate in senso spregiativo. Riguardo ai lavori consultati, cfr. supra, nota 4.
13. Da paragonare senza dubbio all’alternanza dinamica delle condensazioni taoiste.
14. Queste tappe non sono assolutamente cronologiche. Cfr. infra, a proposito della diacronia e della sincronia.
15. Lo «Zolfo nel Mercurio» è rappresentato nell’immagine massonica dell’occhio al centro del triangolo. La pietra è «cubica», perché Mercurio + Zolfo + Corpo + Sale (o acqua) = 4. Ritroviamo il 7 come ceneri, poiché simboleggiano anche i quattro elementi (4 + 3 = 7).
16. Cfr. Lupasco, Les trois matières, Parigi, Juillard, 1960.
17. Ibid., pp. 306–313. Tuttavia ciò è vero soltanto per quanto riguarda le interpretazioni microfisiche. Ma possiamo citare a questo proposito l’opera di Gaston Bachelard, che in La formation de l’Esprit scientifique mostra come la scienza sperimentale abbia voluto sbarazzarsi dell’interpretazione soggetto–oggetto; vediamo, al contrario, nella sua Psychanalyse du feu il poetico recupero di questa interpretazione.
18. Nei testi sono frequenti espressioni di questo genere. Cfr. notoriamente Geheime Figuren der Rosenkreuzer, Altona, 1785–1786.
19. Sono spesso «collocati» allo stadio d’acquisizione del fuoco. Cfr. supra.
20. S. Lupasco, Qu’est–ce qu’une structure?, op. cit., p. 79, fa questa osservazione a proposito dell’energia.
21. «Le consuete nozioni di materia e di spirito sono costruzioni della logica classica, generate esse stesse da certe funzioni biologiche» (S. Lupasco, L’energie et la matière vivante, op. cit., p. 267). A proposito dell’antagonismo notiamo che nel sistema atomico e perfino nucleare, esso si rivela parte essenziale: i protoni si respingono secondo la legge di Coulomb e si attirano secondo il principio di coerenza. Sappiamo d’altra parte il successo arriso alla «sintesi» hegeliana. Ma a Hegel potremmo contrapporre Proudhon, e molti altri pensatori, per i quali ogni sintesi di coppia antinomica è artificiale o mortale e in ogni caso negazione della libertà: «L’antinomia non si risolve. È questo il vizio fondamentale del sistema di Hegel», che non ha capito che «l’antinomia non è altro che l’espressione d’un fatto e si impone imperiosamente allo spirito». Così, «i termini antinomici non si risolvono più di quanto non si distruggano i poli opposti d’una pila elettrica» (citazioni presentate da Jean Bancal in Proudhon, pluralisme et autogestion, Parigi, Aubier, 1970, t. I, pp. 106 sgg., 112 sg.; t. II, pp. 45, 170 s.). D’altra parte è significativo che Jean Bancal aggiunga commentando: «È curioso constatare… come la teoria della particella e dell’antiparticella nella fisica moderna costituisca una conferma della teoria proudhoniana dell’organizzazione antinomica del mondo» (ibid., t. I, p. 118).
22. Ricordiamo che secondo il principio d’esclusione di Pauli, i protoni e i neutroni si collocano su differenti livelli e sottolivelli in stati quantici diversificati dell’energia del nucleo. Così l’impenetrabilità degli oggetti è dovuta al principio d’esclusione di Pauli, ossia all’eterogeneizzazione organizzatrice degli atomi e delle molecole. Rileviamo che nella fisica quantica, come nelle tappe dell’Opera alchemica, gli elettroni non passano da un’orbita all’altra, «saltano», cioè scompaiono nell’intervallo; qui la regola generale è data dalla discontinuità, dalla mutazione brusca, piuttosto che dalla maturazione diacronica. Stéphane Lupasco avanza l’ipotesi: «Lo spazio è una creazione della vita piuttosto che del tempo, nel punto d’incontro di concezioni più o meno generali, e notoriamente d’un Bergson che ne fa la sede, se non addirittura la creazione, d’una materia morta» (La tragédie de l’énergie, op. cit., p. 74).
23. «L’attesa spasmodica delle cose create sta infatti in aspettativa della manifestazione dei figli di Dio. Le cose create infatti furono sottoposte alla caducità non di loro volontà, ma a causa di colui che ve le sottopose, nella speranza che la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per ottenere la libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta la creazione gene e soffre unitamente le doglie del parto fino al momento presente» (Rom., 8, 19–22).
24. «I sistemi energetici soggiacciono a un divenire che tende ad abolirli» (S. Lupasco, Qu’est–ce qu’une structure?, op. cit., p. 90).
25. «Nel campo »mentale» […] non vi sono delle vere polarità se non vi è tensione eterogenea tra sistemi di rappresentazione separatamente omogenei. Tale sembra essere, tra le altre, la legge dello spirito umano» (G. Durand, Les structures polarisantes de la coscience psychique et de la culture, in «Eranos Jahrbücher», t. 36, 1967, p. 289).
26. S. Lupasco, Qu’est–ce qu’une structure?, op. cit., pp. 87 s.
27. In questo campo preciso abbiamo avuto numerosi predecessori, tra i quali Meister Eckhart. È significativo che questi pensatori siano sempre stati contestati dalla Chiesa. Nel ventesimo secolo Nicolas Berdiaeff ha ereditato questi lasciti, cosa che risulta meno sorprendente in un pensatore russo, per quanto Berdiaeff debba a Böhme e a Franz von Baader l’assenza della sua filosofia e la Chiesa ortodossa, anche se più aperta a queste speculazioni, l’abbia tenuto in sospetto.
28. Cfr. ibid., soprattutto pp. 84–90.
29. Secondo alcuni testi, la spagiria, contrariamente all’intera Opera, si ferma con l’acquisizione del Fuoco.
30. Cfr. supra, nota 8. Si può confrontare questo schema (Sale che unisce uno Zolfo centrifugo a un Mercurio centripeto) con le teorie di Eckartshausen su Naturschwefel e Naturstoff (cfr. Antoine, Faivre, Eckartshausen et la théosophie chrétienne, Parigi, Klincksieck, 1969, indice. In questo libro troverete anche numerosi riferimenti all’idea comune nel diciottesimo secolo, di forza «azione–reazione»).
31. «Nel crogiolo», significa, per noi, prima di tutto nello spirito del mistico stesso.
32. Tâches de l’esprit et imperatifs de l’être, in «Eranos Jahrbücher», t. 34, 1965, pp. 330 s. In queste pagine la sua critica d’uno scambio tra Paul Ricoeur e Claude Lévi–Strauss è molto significativa al riguardo. Tuttavia in una lettera all’autore (24 Novembre 1970), Gilbert Durand precisa la sua posizione, molto più sfumata di quanto non appaia dal presente articolo. Se non dà ragione, egli spiega, né a Paul Ricoeur né a Claude Lévi–Strauss, è perché secondo lui la verità antropologica è anch’essa dualità d’una certa «testimonianza» nei tempi (ma puntuale, non determinista) e d’un certo «modello» nel Cielo (o nelle rivelazioni profetiche del Libro sacro).
33. Op. cit. supra. [L’opera di Gilbert Durand Le strutture antropologiche dell’immaginario, che ha riscosso successo anche in Italia giungendo alla terza edizione (Bari 19721, Dedalo, e successive), sistematizza le ricerche sugli elementi e la conoscenza poetica di Gaston Bachelard, maestro di Durand. L’immaginario, spiega l’autore, si leva contro il morso del tempo, nasce come esorcisma alle insidie del tempo che conduce alla morte. I «regimi» dell’immaginario sono altrettanti modi d’esorcizzare il tempo. Il regime «diurno» o «diairetico» (da ‘diairesis’, ‘divisione’) oppone al tempo uno spazio enfatizzato, al tempo divoratore oppone l’eroe che sconfigge i volti del tempo che si coagulano intorno alle immagini della caduta, dell’animalità e della tenebra: e ne scaturiscono i cortei di simboli dell’ascesa, della purezza non contaminata dall’animalità, e della luce. Nel regime «notturno» Durand ricovera due atteggiamenti dell’immaginario: il «mistico», che al contrario del diairetico minimizza il nefasto tregitto temporale, e il «sintetico», che converte l’inesorabile percorso che conduce alla morte in una ciclità senza fine. I tre regimi sono contrassegnati dai semi dei tarocchi: la spada per il diaretico, la coppa per il mistico, oro e bastoni per il sintetico. Quest’ultimo, teso alla congiunzione degli opposti, non poteva che coincidere largamente con il viatico alchemico. Di notevole interesse in questo straordinario testo anche il recupero della retorica, individuata come la disciplina che manifesta nell’ordine del linguaggio i regimi dell’immaginario. N.d.r.]
34. Cfr. ibid., l’indice alfabetico dei soggetti, parola «Alchimia» [Ma con l’avvertenza che il testo di Durand non è un ‘dizionario dei simboli’; ciò che emerge chiaramente dal suo lavoro è che il senso del simbolo non può prescindere dal contesto in cui è espresso: l’acqua, per esempio, non è sempre simbolo di purificazione e simili; se è torbida, stagnante, tumultuosa, acquista tutt’altro significato; la simbolica procede sempre in un processo di generalizzazione in cui il verbo precede l’aggettivo e questi il sostantivo; un simbolo ‘sostantivo’ va generalmente letto come caso particolare d’una funzione verbale: ciò che l’immaginario sottolinea nel serpente, per esempio, è lo «strisciare», l’essere avvinti al suolo; nell’immaginario il serpente è una spina dorsale sconfitta; viceversa uccello, scala, montagna, freccia, ala e angelo indicano altrettanto chiaramente una via ascensionale di distacco dal suolo; n.d.r.].
35. Ibid., p. 147 [Controllo sul tempo realizzato mediante la ciclicità che nega la diacronia, ciclicità che Faivre ha continuamente sottolineato in questo saggio come costitutiva dell’opera alchemica; n.d.r.].
36. Ibid., p. 259.
37. Cfr. ibid., p. 409, e Mircea Eliade, op. cit., p. 179.
38. Cfr. supra. A proposito del periodo alessandrino citiamo soltanto la Collection des alchimistes grecs, di Berthelot–Ruelle (Parigi, 1887–1888, 3 Vol.), attualmente completato con il Catalogue des manuscrits alchimiques grecs pubblicati sotto la direzione di J. Bidez. Per un approccio bibliografico in questo campo specifico, cfr. A.J. Festugière, Hermétisme et Mystique païenne, Parigi, Aubier, 1967, pp. 205 sgg.
39. Tra molti altri esempi cfr. Karl Christoph Schmieder, Geschichte der Alchemie, Halle, 1832, pp. 595 sgg. (ried. Ulm, Arkana, 1959).
40. Dom Pernety, Dictionnaire mytho–hermétique, Parigi, 1758, p. 271 (ried. Milano, Arché, 1969).
41. Ibid., p. 441. I termini indicati da Dom Pernety per indicare il Sale (cfr. nota precedente) sono stati impiegati da numerosi alchimisti per indicare lo Zolfo. Ma, psicologicamente, indicherebbero altrettanto bene il Mercurio… Vediamo quanta prudenza è necessaria quando si tratta d’interpretare delle parole che non potrebbero, in nessun caso, essere estraniate dal contesto. L’alchimista Michael Maier ci avvisa: «In effetti, se i discorsi allegorici di per se stessi difficili da scegliere a causa di numerosi errori, lo divengono in particolar modo là dove gli stessi termini vengono applicati a realtà differenti, e termini differenti alle medesime realtà» [Atalanta fugiens (1617), tradotta e pubblicata da Etienne Perrot, Parigi, Librairie de Médicis, 1969, p. 122]. Ecco perché è tanto importante studiare di per se stessi i temi e le variazioni. Hélèn Metzger ne era ben consapevole: «Alcuni di loro [gli alchimisti] si disinteressano delle trasmutazioni senza cessare di considerarsi alchimisti. Paracelso fu il più illustre di questi ricercatori. Là vediamo, in maniera sorprendente, come le variazioni sul tema possano divenire il tema principale che relega il tema di prima al modesto ruolo di variazione» (Alchimia, in «Revue de Synthèse», Parigi, 1938, t. XVI, n. 1, p. 51).
42. Alludo, permettendomi di criticarlo, a una pagina di Tzvetan Todorov, Introduction à la littérature fantastique, Parigi, Seuil, Collection poétique, 1970, p. 21 s.
43. G. Durand, Tâches de l’esprit, op. cit., p. 345. Ecco perché sottoscrivo incondizionatamente la seguente affermazione (ibid., p. 348): «Non essendo forme vuote, né avvenimenti oggettivi, i regimi dell’Immaginario ci sembrano rispondere bene al concetto di struttura (Aufbau)».