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Saint Martin Massone
Saint Martin è stato Massone. Ha ricevuto la luce
prima di incontrare l'Ordine degli Eletti Cohen. Willermoz lo conferma. Potrebbe essere
accaduto nella Loggia Scozzese La Concorde, fondata nel 1745 all'Oriente di Tours,
che contava tra i suoi membri Burdin (che sarà Venerabile nel 1763 o 1764), di cui Saint
Martin conosceva ed amava la famiglia.
Saint Martin ricevette in una sola volta i tre
gradi Cohen, detti "du Porche", attraverso il fratello Baudry de Balzac, tra
l'estate dei 1765 e l'inverno dei 1768, probabilmente nel 1765 o 1766.
Tra il 25 novembre ed il 15 dicembre 1768
Grainville e Balzac (molto probabilmente) lo fecero Commendatore d'Oriente.
Martinès de Pasqually lo ordina Réau-Croix verso
il 17 aprile 1772.
Nel 1773 Saint Martin si associa alla richiesta
che i Fratelli lionesi indirizzano a Weiler. Nel 1774,viene ammesso ad essere ricevuto
nella Stretta Osservanza Templare. Ma, giunto il momento, dà forfait.
Nel 1785, allo scopo di qualificarsi per l'entrata
nella Società degli Iniziati, Saint Martin accetta di essere affiliato alla Loggia
Scozzese Rettificata La Bienfaisance all'Oriente di Lione, investito Chevalier
Bienfaisant de la Cité Sainte (Eques a leone sidero). Il 24 ottobre è accolto
Professo e Gran Professo.
Nel 1790 chiede di essere cancellato dai registri
massonici dove da tempo figurava solo nominalmente (il suo nome appare nei quadri di
loggia dal 1786 al 1791).
Saint Martin non appartenne al Rito dei Filaleti
benché, secondo Savalette de Lange, vi sia stato candidato al dodicesimo ordine nel 1782.
Invitato al loro Convento dei 1785, non vi partecipò.
Saint Martin ha fatto parte delle società
para-massoniche seguenti:
a) La Società degli Iniziati, fondata sulle istruzioni dell'Agente Sconosciuto ed
alle sue attività. Accolto il 4 luglio 1785, dopo essere stato investito Chevalier
Bienfaisant de la Cité Sainte;
b) La Società filantropica, di cui fu membro fondatore nel 1780 e nell'annuario del quale
compare fino alla sua morte;
c) La Società dell'armonia di Mesmer; accolto il 4 febbraio 1784.
Il simbolismo massonico, il vocabolario massonico
hanno lasciato le loro tracce negli scritti di Saint Martin.
Il pensiero massonico, anche. Ciononostante, la
Massoneria che Saint Martin gradì un tempo, e alla quale restò sempre riconoscente, fu
quella degli Eletti Cohen, molto particolare in verità, e non è stato l'aspetto
massonico della setta martinesista ad averlo maggiormente sedotto.
Il testo seguente esprime piuttosto bene il
sentimento e l'opinione più o meno costanti in Saint- Martin relativamente alla
Massoneria: "Le persone che hanno inclinazione per istituzioni e società
filosofiche, massoniche e altre, allorquando ne ricavano buoni frutti, sono molto portate
a credere che lo devono alle cerimonie e a tutto l'apparato in uso in queste circostanze.
Ma prima di affermare che le cose stanno così come pensano, occorrerebbe aver tentato di
mettere anche in pratica la massima semplicità e lastrazione intera di ciò che è
forma, e se allora si raggiungessero gli stessi risultati, sarebbe fondato attribuire
questo effetto ad unaltra causa e ricordarsi che il nostro Grande Maestro ha detto:
"Ovunque sarete riuniti in mio nome, io sarò in mezzo a voi". (Mon livre
vert, articolo inedito).
Nota
Il problema dei rapporti tra Saint Martin e la Massoneria, che tocca numerosi altri
problemi, è stato trattato nei seguenti studi: "Saint Martin Franc-Maçon"
LInitiation, aprile-giugno 1965, pp. 82-91; "Louis-Claude de
Saint Martin et la Franc-Maçonnerie" Le Symbolisme, gennaio-giugno
1970, pp. 123-180, luglio-settembre 1970, pp. 285-307, gennaio-febbraio 1971, pp. 43-73.
Introduzione a "Des erreurs et de la vérité Oeuvres majeures, t. I
(1975). Complementi si trovano nel "Calendrier de la vie et les écrits de
Louis-Claude de Saint Martin", nonché in "Saint Martin et la
Franc-Maçonnerie, additions et précisions", nelle Chronique Saint Martinienne,
passim.
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LUniverso non esiste che
attraverso facoltà creatrici, invisibili; le facoltà creatrici delluniverso hanno
unesistenza necessaria e indipendente dalluniverso, come le mie facoltà
visibili esistono necessariamente e indipendentemente dalle mie opere materiali.
Indipendentemente dalle facoltà creatrici universali della natura sensibile, esistono, al
di là delluomo, delle facoltà intellettuali e pensanti, analoghe al suo essere, e
che producono in lui dei pensieri; dato che limpulso del suo pensiero non può
trovare lo stimolo che da una fonte intelligente che abbia rapporti con il suo essere e
senza questo, non avendo questi stimoli alcun incentivo su di lui, il germe del suo
pensiero rimaneva senza reazione e di conseguenza senza effetto.
Tuttavia, benché luomo sia passivo nelle sue idee sensibili, gli resta sempre il
privilegio di esaminare i pensieri che gli si presentano, di giudicarli, di adottarli, di
rigettarli e di agire poi in conformità della sua scelta e sperare, attraverso un
percorso attento e perseguito, di giungere un giorno al godimento immutabile del pensiero
puro da cui scaturisce naturalmente luso della libertà.
La libertà
Come principio, la libertà è la vera fonte della determinazione, è la facoltà insita
in noi di seguire la legge che ci è imposta, o di agire in opposizione a questa legge; è
cioè la facoltà di rimanere fedeli alla luce che ci viene costantemente presentata.
Questa libertà principio si manifesta alluomo anche quando si è reso schiavo delle
influenze estranee alla sua legge. Allora lo vediamo inoltre, comparare tra loro i diversi
impulsi che lo dominano, opporre le sue abitudini e le sue passioni le une alle altre e
scegliere infine quella che maggiormente lo attrae.
Considerata come effetto, la libertà si muove unicamente secondo la legge data alla
nostra natura intellettuale; suppone allora lindipendenza, la completa astensione da
ogni azione, forza o influenza contraria a questa legge, astensione che pochi uomini hanno
conosciuto. Sotto questo punto di vista, dove luomo non ammette nessun altro motivo
che la sua legge, tutti i suoi propositi, tutti i suoi atti sono il risultato di questa
legge che lo guida, e è soltanto allora che è veramente libero, non essendo mai distolto
da alcun impulso estraneo a ciò che conviene al suo essere.
Dio
In quanto allessere principio, a quella fonte pensante universale,
superiore alluomo, di cui non possiamo padroneggiare né evitare lazione, e la
cui esistenza è dimostrata dallo stato passivo in cui ci troviamo riguardo a lei
relativamente ai nostri pensieri, questultimo Principio ha pure una libertà che
differisce essenzialmente da quelle degli altri esseri in quanto essendo egli stesso la
legge, non può mai scostarsene e la sua libertà non è esposta ad alcun ostacolo o
stimolo estraneo. Per cui non ha quella funesta facoltà con la quale luomo può
agire contro il fine stesso della sua esistenza. Cosa questa che dimostra la superiorità
infinita di quel Principio universale e Creatore di ogni legge.
Questo Principio supremo, fonte di ogni potere, sia di quelli che vivificano il pensiero
nelluomo, sia di quelli che generano le opere invisibili della natura materiale,
questo essere necessario a tutti gli altri esseri, germe di tutte le esistenze; questa
meta finale verso la quale tendono, come per uno sforzo irresistibile, in quanto tutte
ricercano la vita; questo essere, è quello che gli uomini chiamano generalmente DIO.
La Natura
LUniverso non può influire sulle facoltà attive e creatrici alle quali
deve lesistenza, e non ha alcun rapporto maggiormente diretto e necessario con Dio,
a cui appartengono quelle facoltà, di quanto le nostre opere materiali ne abbiano con
noi. LUniverso è, per così dire, un essere a parte, è estraneo alla divinità,
per quanto non gli sia né sconosciuto, né tantomeno indifferente
Non ha nulla a
che fare con lessenza divina, benché Dio si prenda la briga di sostenerlo e di
governarlo. Per cui con partecipa affatto alla perfezione, che sappiamo appartenere alla
divinità; non forma ununità con lei; pertanto non è compreso nella semplicità
delle leggi essenziali e specifiche della Natura Divina.
Si notano inoltre ovunque nellUniverso dei segni di disordine e di difformità; non
si tratta che di ununione violenta di simpatie e di antipatie, di similitudini e di
differenze, che costringono gli esseri a vivere in unagitazione continua, per
avvicinarsi a ciò che loro conviene, e per sfuggire quanto è loro avverso, tendono senza
tregua ad una situazione più tranquilla, tendono allunità da cui ogni cosa è
scaturita.
Limperfezione relativa alle cose temporali, prova che queste non sono né uguali né
coeterne con Dio, e dimostra allo stesso tempo che non possono essere permanenti come lui
in quanto la loro natura imperfetta non contenendo affatto lessenza di Dio, a cui
solo appartiene la perfezione e la Vita, deve poter perdere la vita o il movimento che ha
potuto ricevere, in quanto il vero diritto che Dio ha di non cessare di essere, è il
diritto di non essere iniziato.
Nellordine intellettuale, è il superiore che nutre linferiore; è il
principio di ogni esistenza che sostiene in tutti gli esseri la vita che è stata loro
data; è la fonte prima della verità, da cui luomo intellettuale riceve
quotidianamente i suoi pensieri e la luce che lo rischiara. Dunque questo principio
superiore non attendendo la sua vita, né il suo sostegno da alcuna delle sue produzioni,
ricevendo tutto da se stesso, è per sempre al riparo dalla privazione, dalla penuria e
dalla morte.
Al contrario, in tutte le classi dellordine fisico, è linferiore che nutre e
alimenta il superiore. È questa limmagine più evidente della sua impotenza e la
prova più certa della necessità della sua distruzione, in quanto non potendo conservare
la sua virtù generatrice e la sua esistenza, che facendo ricorso alle sue produzioni, non
la si potrebbe credere imperitura senza riconoscerle, come in Dio, la facoltà essenziale
e senza limiti di generare; e allora non si vedrebbe in lei né sterilità, né aridità.
Nel principio supremo, che ha ordinato la produzione di questo Universo e che ne conserva
lesistenza, tutto è essenzialmente ordine, pace, armonia; pertanto non gli si deve
attribuire la confusione che regna in ogni parte della nostra tenebrosa dimora; e questo
disordine non può essere che leffetto di una causa inferiore e corrotta che non
può agire che separatamente e al di fuori del Principio del bene, in quanto è ancora
più certo che è nulla e impotente, relativamente alla Causa prima. È impossibile che
queste due Cause esistano fuori dalla classe delle cose temporali. Da quando la Causa
inferiore ha cessato di essere conforme alla legge della Causa superiore, ha perso
qualsiasi unione e qualsiasi contatto con lei, poiché allora la causa superiore,
Principio eterno dellordine e dellarmonia, ha lasciato la causa inferiore,
opposta alla sua unità, cadere da se stessa nelloscurità della sua corruzione,
come ci lascia ogni giorno perdere volontariamente lo spiegamento delle nostre facoltà, e
costringerle, attraverso le nostre azioni, nei limiti delle nostre passioni più vili, al
punto da allontanarci assolutamente da ciò che conviene alla nostra natura.
La materia, il male
Così, invece che la nascita del male e la creazione del recinto, nel quale è stato
confinato, abbiano prodotto, nellordine vero, un maggiore insieme di cose e aggiunto
allImmensità, non hanno fatto che particolarizzare ciò che per essenza doveva
essere generale; che dividere azioni che dovevano essere unite; che contenere in un punto
ciò che era stato separato dalluniversalità e doveva circolare incessantemente in
tutta leconomia degli esseri; che sensibilizzare infine sotto forme materiali ciò
che esisteva già in principio immateriale: in quanto, se potessimo anatomizzare
lUniverso e eliminare i suoi involucri grossolani, ne troveremmo i germi e le fibre
principali disposti nello stesso ordine in cui vediamo trovarsi i loro frutti e le loro
produzioni; e questo Universo invisibile sarebbe tanto separato dalla nostra intelligenza
quanto lUniverso materiale lo è agli occhi del nostro corpo. È qui che gli
osservatori si sono smarriti, confondendo lUniverso invisibile e lUniverso
visibile, e annunciando questultimo come fisso e vero, cosa questa che non
appartiene che allUniverso invisibile e principio.
È così che la causa inferiore ebbe per limiti il bastione sensibile e insormontabile
dellazione invisibile vivificante e pura del grande Principio, davanti alla quale
ogni corruzione vede annientarsi i suoi sforzi. Questa causa inferiore, esercitando la sua
azione nello spazio tenebroso in cui è relegata, tutto ciò che vi è contenuto con lei
senza eccezione, deve essere esposto ai suoi attacchi, e benché sia impotente riguardo
allessenza dellUniverso, può combatterne gli Agenti, porre ostacolo al
risultato dei loro atti, e insinuare la sua azione sregolata nei minimi disordini dei
singoli esseri, per incrementarne il disordine.
In che modo la Causa inferiore può essere opposta alla Causa superiore? O in che modo il
principio intelligibile può produrre qualcosa che le si opponga?
Per capire questo, andiamo a ricercare comè possibile che il male esista in
presenza dei fenomeni materiali. Lessere creatore produce senza tregua degli esseri
fuori da lui, come i principi dei corpi producono senza tregua fuori da loro le loro
azioni. Non si verificano affatto delle unioni in quanto è Uno, semplice nella sua
essenza. Pertanto, se tra i prodotti di questo primo Principio, ve ne sono che possono
corrompersi, non possono quantomeno dissolversi né annientarsi, come i prodotti corporali
e composti.
Gli esseri materiali
La corruzione, il disordine, il male cioè dei prodotti materiali, consiste nel cessare di
essere sotto lapparenza della forma che è loro propria. La corruzioni dei prodotti
immateriali consiste nel cessare di essere nella legge che li costituisce. Tuttavia la
distruzione dei prodotti materiali, quando giunge a suo tempo e naturalmente, non è
affatto un male; non è disordine che nel caso in cui sia prematura: e anche il male è
allora minore negli esseri consegnati alla distruzione, che nellatto sregolato che
lo genera.
Gli esseri immateriali
Gli esseri immateriali, al contrario, non essendo delle unioni, non possono mai essere
intaccati da alcuna azione estranea; non possono esserne scomposti, né distrutti.
Pertanto, la corruzione di questi esseri non potrebbe provenire dalla stessa fonte delle
produzioni materiali, poiché la legge contraria, che agisce su di loro, non può agire su
degli esseri semplici.
A chi dunque deve essere attribuita questa corruzione? Poiché le produzioni sia materiali
che immateriali, traggono vita da una fonte pura, ognuna secondo la propria classe,
sarebbe come ingiuriare il principio ammettere la pur minima macchia nella loro essenza.
Dalla differenza estrema esistente tra le produzioni immateriali e quelle materiali,
deriva che essendo queste passive, in quanto composte, non sono affatto gli agenti della
loro corruzione; non possono dunque esserne che il soggetto, poiché il disordine viene
loro necessariamente dal di fuori.
Al contrario, le produzioni immateriali, in quanto esseri semplici e nel loro stato
primitivo e puro, non possono ricevere né turbamenti né mutilazioni da alcuna forza
estranea; poiché nulla di esse è messo a repentaglio e comprendono tutta la loro
esistenza e tutto il loro essere in se stesse, come costituenti ciascuna la loro unità,
da cui deriva che se ve ne sono che hanno potuto corrompersi, non solo sono state il
soggetto della loro corruzione, ma ne hanno dovuto essere lorgano e gli agenti, data
limpossibilità che la corruzione provenisse loro da altrove, poiché nessun essere
poteva fare presa su di loro, né turbare la loro legge.
Un essere vicino e che fruisce della vista delle virtù del sovrano Principio, può
trovare un motivo preponderante opposto alle delizie di questo sublime spettacolo? Se
distoglie gli occhi da questa grande cosa, o se dirigendoli su quelle produzioni pure
dellInfinito, cerca, contemplandole, un motivo falso e contrario alle loro leggi,
può trovarlo al di fuori di se stesso, poiché questo motivo è il male, e che questo
male non esisteva da nessuna parte per lui prima che questo pensiero criminale
lavesse fatto nascere, come nessuna produzione esiste prima del suo Principio
generatore.
Il Principio divino non contribuisce affatto al male e al disordine che possono nascere
tra le sue produzioni in quanto è la purezza stessa, essendo semplice e il re della
propria essenza e di tutte le sue opere, è impassibile verso qualsiasi azione estranea.
Il disordine e la corruzione non si estendono sui Principi primari.
Benché gli esseri liberi distinti dal grande Principio, possano evitare le influenze
intellettuali che discendono continuamente su di loro; benché queste influenze
intellettuali ricevano forse nel loro cammino qualche contrazione che ne allontani gli
effetti, colui che invia loro questi doni salutari non ferma mai la sua mano benevola.
Svolge sempre la stessa attività. É sempre ugualmente forte, ugualmente potente,
ugualmente puro, ugualmente impassibile alle deviazioni delle sue produzioni libere, che
possono immergersi da sé nel crimine e generare il male con i soli diritti della loro
volontà. Sarebbe dunque assurdo ammettere una qualsiasi partecipazione dellessere
divino ai disordini degli esseri liberi e a quelli che ne derivano nellUniverso; in
altri termini, Dio e il male non possono avere mai alcun rapporto.
Con altrettanto poco fondamento si attribuirebbe il male agli esseri materiali, poiché
non possono nulla in se stessi provenendo la loro azione dal loro principio individuale,
il quale è sempre diretto o generato da una forza separata da lui. Ebbene, se non vi sono
che tre classi di esseri: Dio, gli esseri intellettuali e la Natura fisica; se non si può
trovare lorigine del male nella prima, che è esclusivamente la fonte di ogni bene,
né nellultima che non è né libera, né pensante e che tuttavia lesistenza
del male è incontestabile, ci si trova necessariamente costretti ad attribuirlo
alluomo, o a qualsiasi altro essere, avente come lui un rango intermediario.
Il male proviene dagli Esseri
intermediari
Luomo agisce talvolta bene, talvolta male; vale a dire che talvolta segue le leggi
fondamentali del suo essere, tal altra se ne discosta. Quando agisce bene, cammina nella
luce e nellappoggio dellintelligenza, e quando compie il male, non lo si può
attribuire che a lui solo, e non allintelligenza che è la sola via, la sola guida
del bene e solo attraverso la quale luomo e tutti gli esseri possono agire bene.
Non possiamo conoscere la natura essenziale del male poiché per comprenderlo bisognerebbe
che fosse vero, e allora cesserebbe di essere male, in quanto il vero e il bene sono la
stessa cosa. Capire, è scorgere il rapporto di un oggetto con lordine e
larmonia di cui abbiamo le regole in noi stessi. Se il male non ha alcun rapporto
con questo ordine e che ne sia proprio lopposto, come potremmo scorgere tra loro
qualche analogia, come potremmo conseguentemente capirlo?
Il male ha tuttavia il suo peso, il suo numero e la sua misura, come il bene; e si può
persino sapere in quale rapporto sono quaggiù il peso, il numero e la misura del male, e
questo in quantità, in intensità e in durata. In quanto il rapporto tra il male e il
bene in quantità è di nove a uno, in intensità di zero a uno e in durata di sette a
uno.
Lo scopo delluomo: il
ritorno allUnità
Quando un uomo effettua unopera qualunque, non fa che dipingere e rendere visibile
il piano, il pensiero o il disegno che ha formato. Si impegna ad effettuare questa copia
in modo quanto più conformemente possibile alloriginale, affinché il suo pensiero
sia meglio capito.
Se gli uomini da cui luomo vuole farsi capire, potessero leggere nel suo pensiero,
non vi sarebbe alcun bisogno di segni sensibili per esserne capiti: tutto ciò che
concepirebbe sarebbe colto da loro, con la stessa sua prontezza e completezza.
Non impiega dunque tutti i suoi mezzi fisici, non produce tutte queste opere materiali che
per far giungere il suo pensiero ai suoi simili, a degli esseri distinti da lui, di
assimilarli ad una immagine di se stesso, e sforzandosi di comprenderli nella sua unità,
da cui sono separati.
Tutti gli uomini non hanno e non avranno mai per scopo che quello di far acquisire ai loro
pensieri il privilegio delluniversalità, dellunità. È questa stessa legge
universale di riunione che produce lattività generale, e quella voracità che
abbiamo notato nella Natura fisica; in quanto si vede unattrazione reciproca tra
tutti i corpi, attraverso la quale, avvicinandosi, si sostentano e si nutrono lun
laltro; è per il bisogno di questa comunicazione che tutti gli individui si
sforzano di legare a loro gli esseri che li circondano, di confonderli in essi e di
assorbirli nella loro stessa unità, affinché scomparendo le suddivisioni, ciò che è
separato si riunisca; ciò che è ai margini ritorni alla luce, e che così larmonia
e lordine prevalgano sulla confusione che attanaglia tutti gli esseri.
Quando Dio ha fatto ricorso a dei segni visibili, come lUniverso, per comunicare il
suo pensiero, non ha potuto usarli che a beneficio di esseri separati da lui. Poiché se
tutti gli esseri fossero rimasti nella sua unità, non avrebbero avuto bisogno di quei
mezzi per leggervi. Da quel momento siamo in grado di riconoscere che quegli esseri
corrotti separati volontariamente dalla causa prima e sottoposti alle leggi della sua
giustizia nel cerchio visibile dellUniverso, sono sempre loggetto del suo
amore, poiché agisce senza tregua per far scomparire questa separazione così contraria
alla loro felicità.
La legge di tendenza
allunità
La legge di tendenza allunità, applicandosi a tutte le classi e a tutti gli esseri,
ne risulta che il più infimo degli individui ha lo stesso scopo nella sua specie: cioè
che i principi universali, generali e particolari si manifestano ciascuno nelle produzioni
che sono loro proprie, in modo da rendere così le loro virtù visibili agli esseri
distinti da loro, che essendo destinati a ricevere la comunicazione e il soccorso di
quelle virtù, non lo potrebbero avere senza questo mezzo.
Così, tutte le produzioni, tutti gli individui della Creazione generale e particolare,
non sono, ciascuno nella propria specie, che lespressione visibile, il quadro
rappresentativo delle proprietà del principio sia generale che particolare che agisce in
essi. Devono tutti portare in sé i segni evidenti di quel principio che li costituisce.
Devono annunciarne chiaramente il genere e le virtù, con le azioni e i fatti che operano.
Insomma, devono esserne il segno caratteristico e, per così dire, limmagine
sensibile e vivente.
Lerrore delle teorie
evoluzioniste
Le teorie evoluzioniste suppongono la natura delle cose perfettibile, che può
progressivamente portare le classi e le specie inferiori ai più alti gradi di elevazione
nella catena degli esseri. Questa congettura è dettata dall'errore poiché tutto è
regolato, tutto è determinato nelle specie, e anche gli individui. Vi è per tutto ciò
che esiste una legge fissa, un numero immutabile, un carattere indelebile, come quello
dellessere principio nel quale risiedono le leggi, tutti i numeri, tutti i
caratteri. Ogni classe, ogni famiglia ha la sua barriera che nessuna forza potrà mai
varcare.
Se lesistenza di tutte le produzioni della Natura non avesse un carattere fisso,
come si potrebbe riconoscerne loggetto e le proprietà? Come si compirebbero i
disegni del grande Principio che, manifestando questa Natura agli occhi degli esseri
separati da lui, ha voluto presentare loro degli indizi stabili e regolari, attraverso i
quali potessero ristabilire con lui la loro corrispondenza e i loro rapporti? Se questi
indizi materiali fossero variabili, se la loro legge, il loro percorso, la loro stessa
forma non fossero determinate, l'opera di questo Pittore non sarebbe che una successione
di oggetti confusi, sui quali lintelligenza non avrebbe una base e che non potrebbe
mai indicare il fine del grande essere. Insomma, questo grande essere stesso non
dimostrerebbe che impotenza e debolezza, essendosi proposto un piano che non avrebbe
potuto compiere.
Ogni produzione della Natura ha un suo determinato carattere; è soltanto in questo modo
che può essere lespressione vivente del suo principio; soltanto a vederla, un
occhio esercitato deve poter decidere di quale agente tale produzione manifesta le
facoltà. Luomo non può dunque anche lui esistere che attraverso questa legge
generale.
In cosa luomo si
differenzia dalle altre produzioni della Natura?
Per conoscere luomo, occorre cercare in lui i segni di un Principio di ordine
diverso dal principio che anima la materia. Se si osservano attentamente le opere
delluomo si noterà che queste non soltanto sono lespressione dei suoi
pensieri, ma anche che egli cerca, per quanto gli è possibile, di ritrarre se stesso
nelle sue opere. Non cessa di moltiplicare la propria immagine con la pittura e la
scultura, e in una miriade di produzioni nelle Arti più frivole; dà poi, agli edifici
che erige, delle proporzioni in linea a quelle del suo corpo. Verità profonda, che potrà
scoprire uno spazio immenso ad occhi intelligenti, poiché ritrovandosi così attivo nel
moltiplicare la propria immagine, e a non trovare il bello che in ciò che gli si
rapporta, deve sempre distinguere luomo da tutti gli esseri di questo Universo.
Contrariamente agli animali che hanno comportamenti identici in ciascuna delle specie,
luomo non offre che diversità e opposizioni. Ogni uomo è simile ad un sovrano nel
suo impero. Non soltanto luomo si differenzia dai suoi simili, ma in ogni istante si
differenzia anche da se stesso. Vuole e non vuole; odia e ama; prende e abbandona quasi
allo stesso tempo lo stesso oggetto; quasi allo stesso tempo ne è sedotto e disgustato.
Non solo, sfugge talvolta ciò che gli piace; si avvicina a ciò che gli ripugna; va
incontro ai mali, ai dolori e perfino alla morte. Così si può dire che nelle sue
tenebre, come nella sua luce, luomo manifesta un principio completamente diverso da
quello che opera e che concerne il ruolo dei suoi organi.
Luomo ha in sé i germi di tutte le virtù; queste sono nella sua natura, benché
non le manifesti che parzialmente, per cui spesso quando sembra disconoscere le virtù
naturali, non fa che sostituire le une con le altre.
Se è vero che luomo non ha solo unidea sua, e che tuttavia lidea di un
tale potere e di una tale luce sia, per così dire, universale, tutto può essere
degradato nella scienza e nel cammino tenebroso degli uomini, ma non tutto vi è falso.
Questa idea manifesta dunque che cè in essi qualche analogia, qualche rapporto con
lazione suprema e qualche vestigia dei propri diritti; come abbiamo già trovato
nellintelligenza umana, dei rapporti evidenti con lintelligenza infinita e con
le sue virtù.
Se ognuno degli esseri della Natura è lespressione di una delle virtù temporali
della saggezza, luomo è il segno o lespressione visibile della Divinità
stessa; altrimenti, non essendo la somiglianza perfetta, il modello potrebbe essere
misconosciuto.
Gli elementi intermediari: i
numeri
Prima che le cose temporali possano aver avuto lesistenza che ce le rende sensibili,
sono occorsi elementi primitivi e intermediari tra loro e le facoltà creatrici da cui
discendono, sono di natura troppo diversa per esistere insieme senza intermediazione; ciò
che ci è fisicamente ripetuto dallo zolfo e dall'oro, dal mercurio e dalla terra, i quali
non possono unirsi che attraverso la stessa legge di una sostanza intermediaria.
Tutto ciò che esiste nella natura corporale, tutte le forme, i minimi tratti, non sono e
non possono essere che riunioni, combinazioni o divisioni di segni primitivi che sono i
numeri. Nulla può apparire tra le cose sensibili che non sia scritto da loro, che non
discenda da loro e che a loro non appartenga, come tutte le figure possibili della
Geometria saranno sempre composte da punti, da linee, da cerchi o da triangoli.
Luomo stesso, nelle sue opere materiali, che non sono che opere seconde riguardo
alle opere della Natura, è legato, come tutti gli altri esseri a questi segni primitivi;
non può erigere, tracciare, costruire nulla; non può immaginare alcuna forma, eseguire
un solo movimento volontario o involontario, che non concerna questi modelli esclusivi, da
cui tutto ciò che si muove, tutto ciò che vive nella Natura, non ne è che il frutto
della rappresentazione. Se potesse essere altrimenti, luomo sarebbe creatore di
unaltra Natura e di un altro ordine di cose, che non apparterebbero al Principio
produttore e modello di tutto ciò che esiste sensibilmente per noi.
Non vè dunque nulla nelluomo corporale, né nelle sue produzioni, che non
sia, per quanto molto secondariamente, lespressione dellazione creatrice
universale che ogni essere corporale rappresenta da quando esiste e agisce.
La parola e la scrittura
I suoni e i caratteri alfabetici, che servono da strumenti fondamentali a tutte le parole
che usiamo per manifestare le nostre idee, devono riferirsi a dei segni e a dei suoni
primitivi che servono loro da base; e questa profonda verità ci è indicata sin
dallantichità nel frammento di Sanchoniaton, dove rappresenta Thot ritraente il
ritratto degli Dei per farne i caratteri sacri delle lettere; 10, emblema sublime e di una
fecondità immensa, perché tratto dalla fonte stessa dove luomo dovrebbe sempre
attingere.
Poiché la legge che serve da organo alla suprema Saggezza stabilisce ovunque un ordine e
una regolarità, deve aver determinato, per lespressione dei pensieri che ci invia,
dei segni invariabili, come ne ha stabiliti per la produzione dei suoi fatti materiali.
I suoni e i caratteri primitivi essendo i veri segni sensibili dei nostri pensieri, devono
essere i segni sensibili dellunità pensante in quanto non vi è che un solo
principio di tutte le cose.
Pertanto le produzioni più alterate che possiamo manifestare con la parola e con la
scrittura, portano sempre secondariamente limpronta di quei segni primitivi e di
conseguenza quella di quellunica idea, o dellunità pensante: pertanto
luomo non può proferire una sola parola, tracciare un solo carattere, che non
manifesti la facoltà pensante dellAgente supremo; come non può produrre un solo
atto corporale, un solo movimento, senza manifestarne le facoltà creatrici.
Luomo è destinato ad essere il segno e lespressione parlante delle facoltà
universali del Principio supremo, da cui è emanato; come tutti gli esseri particolari
sono, ognuno nella propria classe, il segno visibile del principio particolare che ha loro
conferito la vita.
Lemanazione
Lemanazione divina deve essere compresa nel senso che il Principio creatore
non ha conosciuto né separazione, né divisione, né alcuna alterazione nella sua
essenza. Per capire bene questo termine, procediamo per analogia. Quando produco
esteriormente qualche atto intellettuale, quando comunico ad uno dei miei simili il più
profondo dei miei pensieri, quello stimolo che porto nel suo essere, che lo induce ad
agire, può dargli una virtù; quello stimolo, benché uscito da me e pur essendo, per
così dire, un estratto di me stesso e della mia stessa immagine, non mi priva affatto
della facoltà di produrne di simili. Ho sempre in me lo stesso germe di pensieri, la
stessa volontà, la stessa azione e tuttavia ho in qualche modo dato una nuova vita a
quelluomo, comunicandogli unidea, un potere che non gli apparteneva prima che
avessi fatto a suo favore il tipo di emanazione di cui sono capace. Rammentando tuttavia
che non vi è che un solo Autore e creatore di ogni cosa, si vedrà perché non comunico
che un barlume passeggero mentre lAutore universale comunica lesistenza stessa
e la vita eterna.
Ma, se nelloperazione che mi è comune con tutti gli altri uomini, si sa
evidentemente che lemanazione dei miei pensieri, volontà e azioni, non alterano per
nulla la mia essenza; a maggior ragione la vita divina può trasmettersi attraverso delle
emanazioni, può produrre senza numero e senza fine i segni e le espressioni di se stessa
e mai cessare di essere il crogiolo della vita.
La reminiscenza
Se siamo emanati da una fonte universale di verità, nessuna verità ci deve
sembrare nuova, e reciprocamente, se nessuna verità ci sembra nuova, ma che non vi
scorgiamo che il ricordo o la rappresentazione di ciò che era nascosto in noi, dobbiamo
aver tratto origine dalla fonte universale della verità.
Luomo intellettuale, per la sua primitiva esistenza, ha dovuto secondo la legge
universale degli esseri dipendere dal suo albero generatore. Era, per così dire, il
testimone di tutto ciò che esisteva nella sua atmosfera e siccome questa atmosfera è
tanto al di sopra di quella che abitiamo quanto lintellettuale è al di sopra del
materiale stesso, i fatti ai quali luomo partecipava, erano incomparabilmente
superiori ai fatti dellordine elementare; e la differenza degli uni e degli altri è
quella che esiste tra la realtà degli esseri che hanno unesistenza vera e
indelebile e lapparenza di quelli che hanno soltanto una vita indipendente e
secondaria. Così, essendo luomo legato alla verità, partecipava, per quanto
passivamente, a tutti i fatti della verità. Dopo essere stato staccato dallalbero
universale, che è il suo albero generatore, trovandosi luomo precipitato in una
regione inferiore per provarvi una vegetazione intellettuale, se giunge ad acquisire delle
luci e a manifestare le virtù e le facoltà analoghe alla sua vera natura, non fa che
realizzare e rappresentare attraverso se stesso ciò che il suo Principio aveva già
mostrato ai suoi occhi; non fa che riacquistare la visione di una parte degli oggetti che
erano già stati in sua presenza, che riunirsi a degli esseri con i quali era già stato,
che riscoprire nuovamente, in modo più intuitivo, più attivo, cose che erano già
esistite per lui, in lui e intorno a lui.
Ecco perché si può tranquillamente dire che tutti gli esseri creati e emanati nella
regione temporale, e quindi anche luomo, lavorano alla stessa opera, che è di
riacquistare la loro somiglianza con il Principio, di crescere cioè senza tregua finché
non divengano in grado di produrre i loro frutti, come egli ha prodotto i suoi in loro.
Luomo è nato per provare a tutti gli esseri che vi è un Dio necessario, luminoso,
buono, giusto, santo, potente, eterno, forte, sempre pronto a rivivificare quelli che lo
amano, sempre terribile per quelli che vogliono combatterlo o misconoscerlo. Beato
luomo, se non avesse mai annunciato Dio che manifestandone i suoi poteri e non
usurpandoli! Luomo non può scavalcare il suo Creatore poiché tutte le produzioni
sono inferiori al loro Principio generatore, poiché non siamo che lespressione
delle Facoltà divine e del Numero divino, e non la natura stessa di quelle facoltà e di
quel numero che è la caratteristica propria e distintiva della Divinità.
Per quanto in alto saliamo, sarà eternamente e infinitamente al di sopra di noi, come al
di sopra di tutti gli esseri. Significa persino onorarlo nobilitare così la nostra
essenza; in quanto non possiamo elevarci di un gradino senza elevarlo nel contempo in un
rapporto quadruplo; poiché ogni azione, come ogni movimento, ogni progressione è
quaternaria e non possiamo muoverci che secondo limmutabilità delle sue leggi.
Per finire, se discendiamo dalla Divinità, se questa è il principio immediato della
nostra esistenza, più ce ne avviciniamo, più lo rendiamo grande agli occhi di tutti gli
esseri; poiché magnifichiamo allora maggiormente i suoi Poteri e la sua superiorità.
Dio deve essere la nostra pietra di paragone se vogliamo preservarci da tutte le illusioni
e dagli allettamenti dellorgoglio dai quali luomo è così spesso colpito.
Il crimine delluomo
Poiché lessere divino è il solo Principio della luce e della verità;
poiché solo lui possiede le facoltà fisse e positive nelle quali esclusivamente risiede
la vita reale e per essenza: da quando luomo ha cercato quelle facoltà in un altro
essere, ha dovuto necessariamente perderle di vista e non incontrare che il simulacro di
tutte quelle virtù.
Pertanto, luomo avendo cessato di leggere nella verità, non ha potuto trovare
intorno a sé che lincertezza e lerrore. Avendo abbandonato la sola dimora di
ciò che è fisso e reale, ha dovuto entrare in una regione nuova che, con le sue
illusioni e il suo nulla, fosse completamente opposta a quella che aveva appena lasciato.
È stato necessario che questa nuova regione, con la molteplicità delle sue leggi e delle
sue azioni, gli mostrasse in apparenza ununità diversa da quella dellessere
semplice, e altre verità diverse dalla sua. Infine, è stato necessario che il nuovo
sostegno al quale si era affidato, gli presentasse un quadro fittizio di tutte le
facoltà, di tutte le proprietà di questo essere semplice, e tuttavia che non ne avesse
alcuna.
Circa i numeri 4 e 9
Luomo si è smarrito andando dal quattro al nove; cioè, quando ha lasciato
il centro delle verità fisse e positive, che si trovano nel numero quattro in quanto
fonte e corrispondenza di tutto ciò che esiste e in quanto anche, pur nella nostra
degradazione, il numero universale delle nostre misure e del cammino degli Astri.
Luomo si è unito al numero nove delle cose passeggere e sensibili, di cui il nulla
e il vuoto sono scritti sulla forma stessa circolare o novenaria, che è loro assegnata e
che mantiene luomo come in soggezione.
Gli esseri sensibili
Nella regione temporale, luomo è condannato a cogliere soltanto attraverso i sensi
gli esseri composti in quanto non può esistere relazione che tra esseri della stessa
natura.
Luomo è dunque ridotto, abitando in questa regione temporale, a non scorgere che
unità apparenti, vale a dire che non può conoscere oggi che pesi, misure e unità
relative, anziché pesi, misure e numeri fissi che usava nella sua patria natale.
Tuttavia, le cose sensibili, che non sono che apparenti e nulle per lo spirito
delluomo, hanno una realtà analoga al suo essere sensibile e materiale. La saggezza
è così feconda che stabilisce delle proporzioni nelle virtù e nelle realtà,
relativamente a ciascuna classe delle sue produzioni.
La morte
Le cose corporali e sensibili non essendo nulla per lessere intellettuale
delluomo, si vede come si debba considerare quella che viene chiamata la morte, e
quale impressione essa può produrre sulluomo sensato che si identifica con le
illusioni di quelle sostanze corruttibili. In quanto il corpo delluomo, benché vero
per gli altri corpi, non ha come loro alcuna realtà per lintelligenza, e appena
appena si accorge che se ne separa: in effetti quando lo lascia, non lascia che
unapparenza, o per meglio dire, non lascia niente.
Al contrario, tutto ci indica che ci deve guadagnare piuttosto che perdere poiché, con un
po dattenzione, non possiamo che provare rispetto per quelli che la loro legge
libera dagli impedimenti corporali, in quanto allora cè unillusione in meno
tra loro e il vero.
Il primo crimine delluomo
Il crimine delluomo fu di aver abusato della conoscenza che aveva
dellunione del principio dellUniverso con lUniverso. La privazione di
questa conoscenza è la pena per questo crimine: subiamo tutti questa irrevocabile
punizione, con lignoranza in cui ci troviamo circa i legami che vincolano il nostro
essere intellettuale alla materia.
La prova manifesta che questa conoscenza non può essere perfettamente resa durante il
nostro soggiorno sulla Terra, è che non essendo in questo basso Mondo che per subire la
privazione della luce che abbiamo lasciato fuggire, se potessimo riacquistarvi pienamente
questa luce, non saremmo più in privazione e di conseguenza non saremmo più in questo
basso Mondo.
La luce
Le leggi della luce elementare sono simili alle leggi della luce intellettuale.
Oltre alla necessità di un Principio primordiale e generatore, occorrono alluna e
allaltra base, una reazione e una classe di esseri suscettibili di esserne i
testimoni e partecipare ai suoi effetti: da cui deriva che la luce sensibile e la luce
intellettuale non agiscono, non procedono e non manifestano che attraverso un quaternario.
Vi sono degli esseri intelligenti che sono totalmente separati dalla luce intellettuale,
ve ne sono che non ne sono separati, ma che non partecipano ai suoi effetti che
esteriormente; ve ne sono che ne ricevono interiormente i raggi, ma che sono
nellignoranza assoluta circa le vie attraverso le quali si propagano; non ci sono
dunque che quelli che sono ammessi nel suo consiglio, o alla scienza stessa di colui da
cui tutto discende, che possano riacquistare quella conoscenza primitiva, poiché non è
che là dove possono ricevere la luce, vederla, goderne e alfine capirla; è là dove si
dispiegano con una efficacia superiore tutti i poteri del grande quaternario perché in
questa classe suprema risiedono tutti i tipi dei quattro punti cardinali del mondo
elementare.
Luomo non ha saputo conservare questo sublime godimento che fu un tempo suo
appannaggio, ha voluto trasporre lordine di quei quattro punti fondamentali di ogni
luce e di ogni verità; trasporli, è confonderli, e confonderli significa perderli e
privarsene.
Il tempo
Luomo, unendosi in seguito alla corruzione della sua volontà alle cose
miste della regione apparente e relativa, si è assoggettato allazione dei diversi
principi che la costituiscono e a quella dei diversi agenti preposti per sostenerla e per
presiedere alla difesa della loro legge; e non producendo queste cose miste con la loro
unione che fenomeni temporali, lenti e successivi, ne risulta che il tempo è lo strumento
primordiale delle sofferenze delluomo e il potente ostacolo che lo tiene lontano dal
suo Principio; il tempo è il veleno che lo corrode, mentre era lui che doveva purificare
e dissolvere il tempo; il tempo infine, o la regione che serve da prigione alluomo,
è simile allacqua il cui potere è di dissolvere tutto, di alterare più o meno
velocemente la forma di tutti i corpi, e nella quale non si può immergere loro
senza che sia privato del diciannovesimo del suo peso; fenomeno che secondo calcoli
integrati rappresenta al naturale la nostra vera degradazione.
Infatti, il tempo non è che lintervallo tra due azioni, non è che una contrazione,
una sospensione nellazione delle facoltà di un essere. Pertanto, ogni anno, ogni
mese, ogni settimana, ogni giorno, ogni ora, ogni istante, il principio superiore sottrae
o rende i poteri agli esseri, e è questa alternanza che forma il tempo.
Lestensione prova ugualmente questa alternanza, è sottomessa alle stesse
progressioni del tempo cosicché il tempo e lo spazio sono proporzionali.
Essendo lazione delluomo estranea a questa regione terrestre, questa azione è
perpetuamente sospesa e divisa in lui. Non si può dubitare che la vera azione
delluomo non era fatta per essere assoggettata alla regione sensibile, poiché la
luce fa dei progressi per comunicarsi a lui, man mano che lazione sensibile lo
abbandona e se ne spoglia; e poiché lungi dal dover attendere tutto dai suoi sensi, non
vi è nulla di meglio di quando sono calmi e in una specie di vuoto per la sua
intelligenza. Scorgendo tante beltà nelle produzioni degli esseri fisici, la cui legge
non è stata disturbata, possiamo dunque formarci unidea delle meraviglie che
luomo farebbe schiudere in lui se seguisse la legge della sua vera natura e che ad
immagine della mano che lo ha formato, cercasse in tutte le circostanze della sua vita di
essere superiore a ciò che fa.
Il suo essere intellettuale giungerebbe allultimo gradino della sua carriera
temporale, con la stessa purezza che aveva allinizio. Lo si vedrebbe in vecchiaia
unire i frutti dellesperienza allinnocenza dei suoi primi anni. Tutti i passi
della sua vita avrebbero fatto scoprire in lui la luce, la scienza, la semplicità, il
candore, in quanto tutto ciò è nella sua essenza. Insomma, il germe che lo anima si
sarebbe espanso, senza alterarsi; e rientrerebbe con la calma della virtù nella mano che
lo formò, poiché ripresentandogli senza alcuna alterazione la stessa caratteristica e lo
stesso sigillo che ne aveva ricevuto, questa vi riconoscerebbe ancora la sua impronta e vi
vedrebbe sempre la sua immagine.
Il numero dei tempi che luomo deve subire per compiere la sua opera è proporzionale
al numero dei gradi al di sotto dei quali è sceso; in quanto, più il punto di una forza
caduta è elevato, più le occorre tempo e sforzo per risalirvi. Luomo deve
formarsi, durante il suo soggiorno sulla terra, un insieme di luci e di conoscenze che
abbracci una sorta di unità.
Ma il complemento dei veri godimenti non può essere ottenuto in quanto non appartengono
allordine terrestre: luomo non può afferrare che labbozzo e la
rappresentazione di quelle luci.
"Che luomo intelligente mediti qui sulle leggi dellAstro lunare, che ci
rappresenta, sotto mille facce, la nostra privazione; che esamini perché questo Astro non
ci è visibile che durante i suoi giorni di materia; e perché lo perdiamo di vista il
ventottesimo giorno del suo corso, pur levandosi ugualmente sul nostro orizzonte".
Tutto si adopera per provare alluomo che dopo aver percorso faticosamente questa
superficie, occorre che pervenga a dei gradi più fissi e più positivi, che abbiano
maggiore analogia con le verità semplici e fondamentali il cui germe è nella sua natura.
Infine, occorre la morte, che realizza la conoscenza degli oggetti di cui non ha potuto
scorgere qui che lapparenza.
Le lingue superiori
"Posso convenire che queste conoscenze superiori consistano nellintelligenza e
nelluso delle due lingue comuni e volgari, poiché si rifanno ai godimenti primitivi
delluomo. La prima ha per oggetto le cose Divine e non ha che quattro Lettere per
tutto lalfabeto; la seconda ne ha ventidue e si applica alle produzioni, sia
intellettuali che temporali del grande Principio; lo stesso crimine ha privato luomo
di queste due lingue. Se ci fosse una nuova prevaricazione, si formerebbe per lui una
terza lingua che avrebbe ottantotto Lettere e che lo allontanerebbe ancor più dalla sua
meta".
La riabilitazione
Luomo non può percorrere le regioni fisse e reali di purificazione senza
acquisire unesistenza più attiva, più estesa, più libera, senza respirare cioè
unaria più pura e scoprire un orizzonte più vasto, man mano che si avvicina alla
vetta desiderata; come vediamo che più i principi dei corpi si semplificano, più
acquisiscono virtù; e come laria pesante che sprigiona dalle sostanze materiali,
riempie uno spazio così prodigioso in relazione a quello che occupava nei corpi, tanto
che limmaginazione ne è quasi spaventata.
"È la stessa cosa per questa classe intellettuale e invisibile come per il semplice
fisico elementare; tutta la Natura è volatile, e non tende che ad evaporarsi; lo farebbe
anche in un istante, se il fisso che la contiene le appartenesse; ma questo fisso non le
appartiene, è al di fuori di lei, pur agendo violentemente su di lei; e lei non
costituisce mai alcuna alleanza con lui, che non cominci con una dissoluzione; vi sono
anche molti gradi di alleanze e di amalgama".
Così, similmente a quelle bolle daria e di fuoco che sfuggono dalle sostanze
corporali in dissoluzione e che si innalzano con maggiore o minore lentezza, a seconda
della loro purezza e lestensione della loro azione, non possiamo dubitare che alla
loro morte gli uomini che non avranno lasciato amalgamare la propria essenza con la loro
abitazione terrestre, non si avvicinano rapidamente alla loro regione natale, per
brillarvi, come gli Astri, di uno splendore rilucente; che coloro che hanno fatto qualche
mescolanza di se stessi con le illusioni di questa tenebrosa dimora, non attraversino con
maggior lentezza lo spazio che li separa dalla regione della vita e che quelli che si
saranno identificati con le brutture da cui siamo circondati, non vi dimorino sepolti
nelle tenebre e nelloscurità, fin quando le minime parti di quelle sostanze
corrotte non siano dissolte e che facciano scomparire con loro una corruzione che non può
cessare fintanto che non finiranno esse stesse.
La caduta delluomo
Luomo non aveva ricevuto lessere che per esercitare la sua azione
sulluniversalità delle cose temporali, e non ha voluto esercitarla che su di una
parte; doveva agire per lintellettuale contro il sensibile e ha voluto agire per il
sensibile contro lintellettuale. Per finire, doveva regnare sullUniverso ma,
invece di vegliare per la conservazione dellImpero, lo ha degradato lui stesso e
lUniverso è crollato sullessere potente che doveva amministrarlo e
sostenerlo.
Tutte le virtù sensibili dellUniverso sono crollate su di lui, lhanno
compresso con tutta la loro forza; le virtù intellettuali con le quali luomo doveva
agire di concerto, si sono trovate separate da lui e rinchiuse ciascuna nella loro sfera e
nella loro regione. Ciò che per lui era semplice è diventato multiplo e suddiviso; ciò
che era suddiviso e multiplo si è conglomerato e lo ha schiacciato con il suo peso, vale
a dire che il sensibile ha preso il posto dellintellettuale e lintellettuale
quello del sensibile.
La nascita delluomo
Il corpo delluomo, prima della sua formazione individuale, è sparso in tutta la
forma del padre; è unito a tutte le potenze che si trovano nel suo principio generatore.
Quando giunge il momento della nascita, il germe corporale sparso nella forma universale
del padre si concentra, si unisce in un punto. Allora si esilia e si seppellisce nel seno
tenebroso della donna dove mescolato con i fluidi impuri e avviluppato da mille barriere,
non fruisce dellaria; dove i suoi organi più perfetti sono privi di funzione e dove
non riceve la vita e gli aiuti degli elementi che attraverso un punto passivo mentre il
destino delluomo era di corrispondere attivamente con tutta la Natura.
In questo stato, i primi movimenti delluomo sono stati di liberarsi da quelle masse
estranee che lo opprimevano; ciò è avvenuto per separare penosamente le sue virtù
proprie da tutte quelle materie impure con le quali esse erano confuse, e inoltre allo
scopo di riunire tutte le sue forze per uscire dalle macerie dellUniverso. Ma
opponendosi leggi positive al fatto che un essere possa allearsi con ciò che gli è
contrario senza portare limpronta e le tracce del suo amalgama, fu impossibile al
primo uomo di uscire dalla sua cloaca con la stessa purezza, la stessa agilità che aveva
prima di precipitarvisi; e ecco perché luomo individuale dopo aver soggiornato nel
seno della donna, dopo avervi esercitato lazione di cui è allora suscettibile per
separare il suo germe sensibile da tutti i legami e le pastoie che lo costringono, si
affaccia alla vita rinchiuso in una forma più opaca del fluido sottile che avviluppava il
suo stesso germe.
Dopo che luomo primitivo ebbe sormontato questo ostacolo, gli rimase un passo molto
considerevole da compiere. Fu quello di unirsi successivamente alle forze dei diversi
elementi che agivano nella sua atmosfera; questo è anche il compito delluomo
particolare che, dopo essere stato ammesso alla luce elementare, langue ancora a lungo
prima di abituare i suoi occhi al suo splendore, il suo corpo alle impressioni
dellarea e i suoi organi alle diverse leggi stabilite per le forme corporali. Così
come, nascendo, è riputato aver riunito in sé le proprie virtù fisiche e particolari,
con le quali può pervenire a partecipare alle forze universali dellatmosfera, che
ha lasciate e che sono esterne a lui; allo stesso modo luomo intellettuale, liberato
della sua prima prigione e ammesso con la sua forma materiale sulla terra, deve lavorare a
riacquistare successivamente le proprie forze e le proprie virtù intellettuali, con le
quali può tendere a riacquistare quelle da cui è stato separato con il crimine.
Ma ciò che luomo fisico fa in modo passivo e cieco nel corporale, luomo
intellettuale deve farlo attraverso gli sforzi costanti e liberi della sua volontà.
Luomo intellettuale, che si è ridotto volontariamente ad una classe inferiore e
ristretta, deve generalizzare il suo essere e ampliarne le virtù fino alle estremità del
suo cerchio particolare, se vuole giungere fino a quel cerchio universale e sacro da cui
si è bandito.
Inoltre, essendo in qualche modo la volontà il sangue delluomo intellettuale e di
ogni essere libero; essendo il solo agente attraverso il quale possono cancellare in loro
e intorno a loro le tracce dellerrore e del crimine, la rivivificazione della
volontà è il compito principale di tutti gli esseri criminali e è davvero una così
grande opera che tutte le potenze vi lavorano dallorigine delle cose, senza averla
ancora potuta operare generalmente.
Il lavoro delluomo
Dopo aver ricevuto in un luogo tenebroso un involucro grossolano, dopo aver
raggruppato in lui le forze intellettuali che gli sono proprie, luomo deve ancora
moltiplicare queste stesse forze riunendole a quelle che sono a lui esterne; deve
raccogliere le virtù di tutti i regni terrestri, distinguere tutte le specie di ciascun
regno, e persino le caratteristiche particolari di ciascun individuo; deve infine scrutare
sin nei visceri della Terra, per impararvi a conoscere i disordini che fanno lorrore
e la vergogna della nostra triste dimora, i quali sono indicati sia dai metalli che non
contengono lolio, sia dal furore dei vulcani, sia dal gran numero di insetti e di
animali nocivi e velenosi che sono banditi dalla superficie della terra e si nascondono
nei suoi abissi, come se la luce del giorno fosse loro interdetta.
Ciò che rende i lavori così imponenti, è che luomo lascia trascorrere invano il
periodo di tempo accordato per compierli, e gli occorre un secondo periodo di tempo più
considerevole, più penoso del primo visto che ha allora sia la prima che la seconda forza
da acquisire. Se durante il secondo periodo di tempo, questo misero uomo non compie al
meglio il suo compito di quanto non labbia fatto nel primo, gliene occorre
necessariamente un terzo ancora più rigoroso degli altri due, e così via senza che si
possano fissare altri termini ai suoi mali di quelli che fisserà loro lui stesso,
sacrificando tutte le virtù che sono in lui. La vita terrestre delluomo è la
matrice delluomo futuro, infatti, questi porterà in unaltra terra il piano,
la struttura, il modo dessere che si sarà fissato lui stesso nel suo soggiorno
quaggiù.
La caduta delluomo si
ripercuote in tutto lUniverso
Luomo scelto dalla Saggezza suprema per essere il segno della sua potenza,
doveva costringere il male nei suoi limiti e lavorare senza tregua per restituire la pace
allUniverso. E il suo sublime destino presuppone sufficientemente quali devono
essere le sue virtù poiché lui solo doveva possedere tutte le forze suddivise tra tutti
gli esseri ribelli.
Ma, se ha lasciato corrompere la sua virtuale attività, se invece di soggiogare il
disordine ha fatto alleanza con lui, questo disordine è dovuto accrescersi e
fortificarsi, anziché annientarsi. Cosa questa che deve far concepire come tutti gli
esseri della regione sensibile possono oggi essere in una maggiore sofferenza, o in un
maggior lavoro di quanto non lo erano prima del crimine delluomo. Inoltre, il
crimine delluomo giunge sino a ripercuotersi nelle sfere intelligibili, sui Ministri
della saggezza divina.
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