Maurizio
Palladini recensisce
|
|
Augusto
Comba
Valdesi e massoneria. Due minoranze a confronto
Torino, Claudiana, 2000
|
Secondo
René Guénon i pastori protestanti Anderson e Desaguliers furono “i primi
responsabili” della degenerazione della moderna massoneria. L’esoterista
francese non perdonava loro di avere fatto scomparire tutti gli antichi
documenti recanti i “segni incontestabili” dell’origine cattolica
dell’Arte.
È opinione comune che la nascita della Gran Loggia di Londra, nel giugno 1717,
venne quantomeno propiziata dalla giovane monarchia orangista. È certo
invece che tra i liberi muratori londinesi prevalesse la fedeltà alla
dinastia di Hannover ed alla Chiesa anglicana.
La
stessa cosa si verificò più o meno in Italia nel 1859 quando il Conte di
Cavour e la sua Società nazionale promossero la nascita di un nucleo
massonico, fedele ai Savoia ed autonomo dalle potenze scozzesiste straniere,
intorno alla loggia torinese Ausonia.
La
nostra penisola, anche se i libri scolastici non ne parlano, non rimase
estranea al movimento di rinnovamento religioso
al quale diede inizio il monaco agostiniano Martin Lutero nel 1517. Il
fenomeno non poté radicarsi per vari motivi, il più importante dei quali
fu la feroce repressione scatenata dalla Controriforma. Molte famiglie
italiane che avevano abbracciato la fede evangelica furono così costrette
a cercare asilo in Svizzera e in Germania. A
partire dal 1300 si erano tuttavia stabiliti in Italia, e segnatamente nelle
valli e convalli del Pinerolese, gli eredi di una delle tante correnti
ereticali medievali, i cosiddetti “poveri di Lione”.
Erano i
seguaci di un tale Pietro Valdo, o Valdesio, un ricco mercante lionese che abbandonò tutti beni per vivere
come Francesco d’Assisi secondo i
precetti dei Vangeli. Nel 1215
giunge la condanna per eresia e inizia per i valdesi una lunga storia di
persecuzioni.
Nel 1532
a Chanforan, in Val d’Angrogna, i capi famiglia valdesi decidono di
aderire alla riforma protestante e stabiliscono un legame indissolubile con
la sua corrente calvinista e presbiteriana. Persecuzioni
e periodi di relativa tranquillità si alternarono fino al 1686, anno in cui a causa dell’intervenuta revoca dell’editto di Nantes anche nei
territori sabaudi, i valdesi sopravvissuti allo sterminio sono costretti a
emigrare nei paesi protestanti più vicini e sicuri.
Tre anni dopo, grazie
all’appoggio delle potenze amiche e soprattutto a quello di Guglielmo
d’Orange, le famiglie valdesi torneranno ad abitare le loro valli dopo un’incredibile impresa militare
guidata dal pastore Enrico Arnaud.
L’evento verrà poi ricordato come il “Glorioso rimpatrio”.
Fino al
1848, fatta eccezione per la parentesi del dominio francese, i valdesi non
godranno di libertà civili. In quell’anno Re Carlo Alberto concede a loro
e agli ebrei la libertà di culto. Dopo l’unità
d’Italia il Comitato di evangelizzazione valdese, presieduto dal massone
Matteo Prochet, diffonderà in tutta la penisola la religione della Parola
in concomitanza con le altre denominazioni protestanti, soprattutto
metodiste e battiste, che dal 1861 avevano inviato le loro missioni
dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.
Il metodismo, presente nei suoi due rami wesleyano ed episcopale, è da
collocare nell’ambito dei movimenti di risveglio formatisi
nell’Inghilterra del XVIII secolo. Il suo fondatore, il pastore anglicano
John Wesley, nel 1738 iniziò a predicare l’evangelo ai ceti sociali resi
più deboli dalla rivoluzione industriale. Costoro venivano invitati alla
conversione individuale e alla santificazione, ininterrotto processo di
crescita spirituale.
In
Italia numerosi pastori metodisti, soprattutto quelli appartenenti alla
missione episcopale (in quanto la direzione della Chiesa negli Stati Uniti
era affidata ai vescovi), trovarono ospitalità nei templi massonici. Anche i
Battisti, discendenti degli anabattisti del ’500 che propugnavano il
battesimo dei credenti, parteciparono all’evangelizzazione della penisola
soprattutto con missioni americane.
Nei
cinquant’anni a cavallo tra i due secoli rapporti tra liberi muratori e
protestanti furono abbastanza frequenti. Numerose opere sociali poterono
essere realizzate dagli evangelici grazie ai collegamenti con la massoneria
d’oltre oceano. Nelle chiese era allora dominante la teologia liberale,
aperta alla ragione e alla scienza. Tra le colonne trovò posto Ugo Janni,
uno dei più raffinati teologi ecumenici, prima cattolico poi
valdese. Questi tempi tutto sommato fecondi, studiati oggi approfonditamente
dallo storico metodista Giorgio Spini, finivano però con l’avvento del
regime fascista.
Nei
cinquant’anni di vita repubblicana il dialogo tra protestanti e massoni in
Italia ha raggiunto il suo punto più basso. A nulla sembrava essere giovato
il fatto che esponenti anche di rilievo del piccolo mondo evangelico
italiano, quali Tito Signorelli, Giorgio Tron e Giordano Gamberini, abbiano
ricoperto incarichi al vertice di obbedienze e di corpi rituali. Nei templi
troviamo qualche laico in più ma pochissimi pastori tra i quali i valdesi
Ernesto Ayassot e Enrico Meynier, il metodista Giuseppe La Scala e il
battista Bruno Saccomani.
Molte
sono state le ragioni dell’incomprensione. I protestanti italiani, e in
particolare quelli “storici” ossia i valdesi, hanno guardato con
sufficienza e distacco a un mondo massonico ancora troppo “segreto” e dominato da correnti di pensiero
positiviste e deiste. Inoltre era mutata la prospettiva teologica delle
chiese evangeliche che, a partire dagli anni ’30, sarebbe stata dominata
dal pensiero di Karl Barth, il
quale recupera il patrimonio dottrinale della Riforma ed indirizza la sua
critica nei confronti dell’illuminismo e di tutto ciò che ne deriva.
Negli
ultimi anni questa situazione è andata gradualmente mutando. La massoneria
italiana, soprattutto quella parte rappresentata dal Grande Oriente
d’Italia ha parzialmente recuperato il senso della propria tradizione
esoterica, privilegiando la crescita spirituale dei fratelli e dando impulso
a una notevole opera di
trasparenza e di presenza sul piano della cultura e dell’informazione.
Nell’ambito evangelico si è fatto strada un atteggiamento più aperto
sotto il profilo della dottrina, con il recupero proprio da parte dei
barthiani di alcuni schemi della teologia liberale. Ciò con il palese fino
di dare impulso all’ecumenismo cristiano ed al dialogo fra religioni, a
partire da quelle del Libro.
In
questa nuova prospettiva si colloca il lavoro di Augusto Comba. L’autore,
valdese, già componente della Giunta del GOI e direttore della sua rivista,
è stato tra i promotori del “risveglio” spirituale della massoneria
italiana negli anni ’50 e ’60. I luoghi furono quelli della loggia
“Hiram” di Torino e della rivista “L’ipotenusa”, realtà di cui fu
protagonista anche il compianto Carlo Gentile, egli pure valdese.
Comba si
dichiara esistenzialista sul piano latomistico e barthiano su quello
teologico. È un’ostentazione abbastanza curiosa, forse leggermente
provocatoria, ma tutto sommato comprensibile alla luce della lunga militanza
muratoria dell’autore e anche della sua profonda e partecipata fede
evangelica. Il
volume, pubblicato dalla editrice protestante Claudiana, raccoglie saggi e
interventi in parte pubblicati in parte inediti.
Contrariamente a quanto
potrebbe sembrare le motivazioni dell’autore non sono apologetiche. Il
lavoro è essenzialmente quello dello storico ed è chiaramente ispirato
alle più autorevoli correnti storiografiche della ricerca massonica
contemporanea. Comba
esamina essenzialmente le interazioni tra la storia valdese e quella della
massoneria italiana verificatesi nel corso di tre periodi storici di
essenziale importanza per le due comunità: quello napoleonico, quello lato
sensu risorgimentale e quello del secondo dopoguerra.
Quello centrale è
senza dubbio il più ricco e significativo. La Chiesa valdese assume la
struttura che a grandi linee mantiene ancora oggi. La massoneria italiana
ricompone poco a poco le sue sparse membra e diventa una delle principali
correnti politiche del Risorgimento occupando uno spazio che le sarà
sottratto a cavallo del ’900 dai partiti.br>
La
vocazione politica del Grande Oriente d’Italia condurrà nel 1908 alla
scissione della propria componente spiritualista al cui
vertice troveremo i pastori evangelici Saverio Fera, William Burgess e
Teofilo Gay. All’interessante figura di quest’ultimo, valdese ma
inizialmente ministro di culto metodista episcopale, l’autore dedica un
saggio approfondito e documentato.
Un’altra
personalità della vita politica e culturale valdese che Comba ha il merito
di illuminare è quella del libero muratore Augusto Armand Hugon, docente
nel Collegio di Torre Pellice e
apprezzato sindaco di questa città, oltre che storico di valore.
Interessanti
sono poi le pagine dedicate alla loggia “Excelsior” di Torre Pellice,
presenza storica del grande
Oriente d’Italia nell’unica zona a maggioranza protestante del nostro
paese.
Quali
sono le prospettive future di dialogo tra evangelici e massoni? Certamente
uno dei temi ai quali non ci si potrà sottrarre è quello delle libertà
vecchie e nuove, della loro difesa e della loro affermazione nella società
della globalizzazione.
I liberi
muratori delle comunioni più importanti (Palazzo Giustiniani e Palazzo
Vitelleschi) da tempo sono impegnati in un’opera di sensibilizzazione e di
promozione finalizzata all’approvazione di una legge sulle associazioni in
attuazione del dettato costituzionale dell’art.21 e sull’esempio di
quella francese risalente al 1901.
Comba ricorda con commozione quando,
insieme al compianto fratello Paolo Ungari, fece adottare un ordine del
giorno in questo senso da parte del congresso del Partito repubblicano del
novembre 1992. Iniziava allora la tempesta giudiziaria, conclusasi per altro
in una bolla di sapone, avviata dal procuratore di Palmi Cordova.
A far
tempo dalla metà degli anni ’80 un serio impegno storiografico,
contributi occasionali e convegni specifici (tra i quali in particolare
quello promosso nel 1997, a Torino, dal valdese Pier Carlo Longo, attuale
Gran maestro aggiunto della Gran Loggia d’Italia) vanno svolgendo tra i
liberi muratori una meritoria opera di informazione intorno ad una realtà,
quella protestante, per la quale la massoneria nutre simpatia ma non coltiva
attenzione.
Nel
nostro paese esiste oggi il protestantesimo “storico” (Valdesi,
Metodisti, Battisti, Esercito della salvezza e Luterani), per lo più
riunito nella Federazione delle chiese evangeliche in Italia. I Valdesi in
particolare formano una chiesa unica con i Metodisti, i quali avevano
ricomposto i loro due rami nell’immediato secondo dopoguerra.
Tuttavia
la maggior parte degli evangelici italiani è raggruppato dalle chiese di
ispirazione pentecostale o evangelical
(Assemblee di Dio, Apostolici etc.), caratterizzate da un approccio
letteralista del testo biblico. Queste chiese sono per lo più diffidenti
all’ecumenismo ed al dialogo inter religioso e a maggior ragione sono
ostili verso associazioni reputate elitarie o addirittura settarie come la
massoneria. In
ambito evangelico “classico” assistiamo a frequenti pronunciamenti, sia
favorevoli che critici ma pur sempre interessati, da parte dei più
autorevoli pastori e intellettuali, tutti di solida formazione barthiana o
neo ortodossa.
In coda al volume di Comba sono riportati gli interventi
tenuti al citato convegno di Torino da Giorgio Bouchard, moderatore della
Tavola valdese all’epoca della firma della prima intesa con lo Stato
italiano e poi presidente della Federazione, da Domenico Maselli, pastore della
Chiesa libera, storico e deputato cristiano sociale e
da Paolo Ricca, professore di Storia del cristianesimo, studioso di
ecumenismo e già decano della Facoltà valdese di teologia. I
massoni possono oggi sperare in tempi di confronto, comprensione e crescita
spirituale.
|