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Circolare n. 49
del 31 marzo 1904, Rivista della Massoneria
Italiana, 1904, pp.34-36.
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Circolare alle
logge n. 84 del 1 gennaio 1906, conservata in
Museo Risorgimento Milano, doc. 24576.
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Circolare n. 84
cit.
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Archivio
storico Grande Oriente dItalia (Asgoi),
Processi verbali della Giunta, 145° seduta del
20 maggio 1904.
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Sui rapporti
molto difficili tra i repubblicani milanesi e
romagnoli da una parte e i massoni repubblicani
romani si veda il libro di E. Falco, Salvatore
Barzilai un repubblicano moderno tra massoneria e
irredentismo, Roma, 1996.
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Ci riusciranno
alla fine, dopo una lunga serie di tentativi nel
congresso di Ancona del 1914. Si veda Anna Maria
Isastia, I massoni di fronte al socialismo,
in Le origini del socialismo in Liguria, a
cura di Vito Malcangi, Alessandria, Edizioni
dellorso, 1995, pp.35-47.
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Asgoi, 142
adunanza del 5 maggio 1904.
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Ivi, 160 seduta
della Giunta del 7 novembre 1904.
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Ivi, 164 seduta
della Giunta del 1 dicembre 1904.
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Inutilmente
Cefaly mise in guardia la Giunta dai rischi
legati a questo atteggiamento. Verbali di Giunta
del 23 e 25 gennaio 1906.
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Seduta della
Giunta dell'11 aprile 1913. In quei mesi si
dovette nuovamente affrontare la questione per la
grande agitazione pro Nasi dei siciliani.
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G. Leti, Il
Supremo Consiglio dei 33.per lItalia e sue
colonie, Parigi, 1932, p.101. I giudici che
condannarono Nasi furono Pandolfi presidente,
Barzilai e Camera relatore. Barzilai e Camera
erano deputati al parlamento. Si vedano i verbali
della Giunta dal 31 marzo all'11 maggio 1904. Nel
1913 la questione Nasi tornò in Giunta perchè i
massoni siciliani chiesero la revisione del
processo massonico contro Nasi che era stato
condannato in contumacia (Verbali del 10 e 11
aprile 1913).
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André Combes, L'unificazione
italiana nell'opera dei massoni francesi, in La
liberazione d'Italia nell'opera della massoneria,
Atti del convegno di Torino 24-25 settembre 1988,
a cura di Aldo A. Mola, Foggia, Bastogi, 1990, p.
69.
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Si vedano al
riguardo i Verbali della Giunta del 6 ottobre
1904.
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Costituzioni
generali della massoneria in Italia discusse ed
approvate dall'assemblea costituente del 1906,
Roma, Civelli, 1906. Le Costituzioni del 1906
recepirono quanto era stato deliberato nelle
discussioni della Giunta del Goi fin dall'inizio
del 1905.
-
Questa
richiesta era stata una delle condizioni poste
dai massoni milanesi che si erano staccati da
Roma negli anni del legame Lemmi-Crispi. Si veda
il verbale della seduta della Giunta del 16 marzo
1905.
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Seduta della
Giunta del 7 giugno 1906.
- « La parola del
Gran Maestro», balaustra del 15 maggio 1906, Rivista
Massonica, 1906, pp. 177-180.
-
Ivi, 1906,
pp.180-1.
-
Nel 1913, nel
pieno della campagna antimassonica, il deputato
repubblicano rivendicò la sua qualifica di
massone.
-
Arcangelo
Ghisleri era stato massone dal 1878 al 1883. Lo
troviamo nuovamente attivo nel 1905.
-
Lettera di
Enrico Bignami al maestro venerabile della loggia
Carlo Cattaneo di Milano, in Aldo A. Mola, Storia
della massoneria italiana dall'unità alla
repubblica, Milano, Bompiani, 1976, p. 681.
La lettera, scritta a macchina, reca la data
1913, ma un'annotazione manoscritta relativa alla
data della risposta e un riferimento interno alla
lettera sul congresso socialista di Ancona,
riportano al 1914).
-
E. Decleva,
«Anticlericalismo e lotta politica nell'Italia
giolittiana, II, lestrema sinistra e la
formazione dei blocchi popolari (1905-1909), Nuova
Rivista Storica, fasc. V-VI, 1969, p.576.
-
H. Ullrich, Le
elezioni del 1913 a Roma. I liberali fra
Massoneria e Vaticano, Milano-Roma-Napoli,
1972, p.9.
-
E. Bodrero, Prefazione
a Inchiesta sulla massoneria, Milano,
1925, p.XVI.
-
Tra maggio e
giugno l'attacco fu portato anche in parlamento.
Si veda La Massoneria al Parlamento,
Firenze, 1913.
-
F. Cordova, Agli
ordini del serpente verde, Roma, 1990.
-
Si vedano al
riguardo i verbali delle discussioni della Giunta
dell'ottobre 1912.
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Gino Bandini
avrebbe voluto rispondere e far rispondere
perchè il questionario fu inviato a tutta la
dirigenza massonica.
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Seduta
straordinaria del 19 giugno 1913.
-
Nel collegio di
Roma I Nathan e Giolitti portano il candidato
radicale Scipione Borghese. Vince Federzoni
portato da nazionalisti e cattolici). Nel
collegio di Roma II il candidato bloccardo è
Leonida Bissolati. Nel collegio di Roma III viene
eletto Baccelli e in quello di Roma V Barzilai.
Nel IV collegio il candidato del blocco Caetani
fu sconfitto dal nazionalista Medici del
Vascello. La battaglia politica che si svolse nel
I collegio di Roma coinvolse tutta l'Italia.
-
Il Gran maestro
intervenne direttamente. «Discorso di Ettore
Ferrari del 10 luglio 1907», Rivista
Massonica, p.341; «Comunicato di Ettore
Ferrari alla stampa italiana», ivi, ottobre
1913, pp.370-4
-
Seduta della
Giunta dell'11 ottobre 1911.
-
Il testo della
lettera, firmata dal Gran Maestro, dal Gran
Segretario e da Bacci si trova nei verbali di
Giunta.
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Seduta della
Giunta del 9 aprile 1906.
-
Eduardo
Frosini, «Lavoro profano o lavoro massonico?», Rivista
Massonica,. 1907, pp.169-172; Giulio Capurro,
«Ritorniamo agli statuti», ivi, 1907,
pp.232-234.
-
G. Leti, Il
Supremo Consiglio dei 33 cit., p.109; L.
Pruneti, La tradizione massonica scozzese in
Italia, Roma, 1994, pp.65-70.
-
Nel 1912 il
Congresso dei Supremi Consigli riunitosi a
Washington riconobbe il gruppo Fera.
Contemporaneamente il Gran Maestro dello Stato di
New York confermava invece il riconoscimento al
solo Goi (Circolare Ferrari n. 6 del 21 ottobre
1912, Asgoi).
-
Sugli
avvenimenti di quellanno si veda A. M.
Isastia, «Ettore Ferrari, Ernesto Nathan e il
Congresso massonico del 1917 a Parigi», Il
Risorgimento, n.3 1995, pp.603-643.
-
G. Leti, Il
Supremo Consiglio cit., p. 140.
-
Relazione del
Gran tesoriere presentata alla Giunta nella
seduta del 27 novembre 1913.
-
Seduta di
Giunta del 23 giugno 1909.
-
Seduta di
Giunta del 26 ottobre 1910.
-
La
dichiarazione fu fatta in Giunta il 24 maggio
1911.
-
Ordine del
giorno votato dal Grande Oriente d'Italia il 6
settembre 1914, in Biblioteca Comunale di Lucera,
Archivio Salandra, Fondo Massoneria.
-
A. M. Isastia, Il
congresso massonico del 1917, cit.
-
Fu eletto
Ernesto Nathan dopo che il candidato alla carica,
Achille Ballori, fu assassinato da uno
squilibrato. Nathan accettò fino alla fine del
mandato naturale di Ferrari che scadeva nel 1918.
- « La vita del
Rito», Lux, novembre 1923, p.5.
-
Circolare n. 34
del 21 settembre 1923, Lux, novembre 1923,
p.4.
-
Balaustra del
15 maggio 1906 cit.
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Il pensiero mazziniano
ha segnato profondamente la massoneria italiana per più
di mezzo secolo. Dal 1871 al 1919 i Grandi Maestri che si
sono succeduti sono stati tutti di formazione mazziniana:
da Mazzoni a Petroni a Lemmi a Nathan a Ferrari così
come di matrice mazziniana era il loro progetto sociale e
pedagogico. Non può stupire, quindi, il rilevare una
marcata continuità nella linea politica di fondo del
GOI, dovuta alla comune formazione politica e alla
insostituibile presenza, a capo della struttura
amministrativa, per circa mezzo secolo, di un uomo come
Ulisse Bacci, anche lui repubblicano e mazziniano, uomo
di profonda cultura, memoria storica della massoneria
italiana e simbolo di continuità.
Chiusasi letà di Lemmi con profonde lacerazioni
che avevano portato ad una drastica diminuzione delle
logge e alla separazione da Roma di molti fratelli
lombardi e livornesi, Nathan cercò di riportare la pace
allinterno salvaguardando una posizione di medietà
che non risolse i problemi. Ferrari portò in loggia,
come tanti della sua generazione, valori e impegno
sociale che si coniugavano perfettamente col ben noto
trinomio libertà, uguaglianza, fraternità. Era stato
iniziato nel 1881 nella loggia romana «Rienzi» dove
aveva operato insieme a personaggi come Antonio Labriola,
Mario Panizza, Ulisse Bacci. Nel giugno 1896, quando
Ernesto Nathan divenne Gran Maestro, fu eletto suo
Aggiunto (carica cui rinunciò per fare il Gran
Segretario). Nel 1900 fu eletto nuovamente Gran Maestro
Aggiunto. Infine, il 15 febbraio 1904 divenne Gran
Maestro del Grande Oriente dItalia. La carica gli
fu riconfermata nelle elezioni del 1906 e poi del 1912.
Ferrari impresse alla Comunione italiana una spinta
democratica molto forte. Subentrava a Nathan che, di
formazione anglosassone e attento amministratore, aveva
cercato di esaltare il compito pedagogicoeducativo
e filantropicoumanitario dellIstituzione,
prendendo le distanze dai programmi politici dei partiti
e da ogni forma di estremismo. Ferrari, invece, visse il
proprio impegno politico sia da militante del partito
repubblicano, sia da artista, sia da massone. E lo
storico, non avendo strumenti per studiare laspetto
introspettivo tradizionale difficilmente
conoscibile allesterno, tipico delle antiche scuole
iniziatiche, che dovette essergli proprio se chi lo
conobbe lo definì profondamente religioso può
solo studiarne il programma politico che, per lui, era
anche ideale etico.
Appena insediato, Ferrari chiarì quello che a suo
giudizio era il compito dellIstituzione. «Io
ritengo» disse «che la Massoneria debba sollecita
volgere lopera sua a sorreggere ed incoraggiare le
energie popolari tendenti al trionfo di una legislazione
sociale che, unendo il dovere al diritto, alla libertà
la giustizia, al lavoro quel compenso che permette
lintiero sviluppo delle facoltà fisiche e morali,
tenda ad unazione riformatrice e pacificatrice
nelle contese tra capitale e lavoro». Si impegnò a
combattere i conservatori legati ai clericali affermando
che «i massoni non possono essere alleati con chi è
nemico del progresso civile». Promise grande e costante
attenzione alla scuola e ai maestri e, coerentemente,
rafforzò le funzioni della Commissione
dellIstruzione insieme a quella della Solidarietà,
centrali nel suo programma 1.
Democratico convinto, Ferrari dichiarò che avrebbe
decentrato ai membri di Giunta molti compiti di ordinaria
amministrazione, avviando un lavoro effettivamente
collegiale. Pochi mesi dopo linizio della sua gran
maestranza, il mondo politico italiano subì un profondo
scossone dovuto al primo sciopero generale proclamato in
Italia dal 15 al 21 settembre. Le elezioni politiche che
si svolsero subito dopo, sullonda della paura
suscitata nei ceti borghesi dallazione di forza
socialista, portarono alle urne, per la prima volta, un
nutrito gruppo di cattolici che fino ad allora si
erano astenuti dal voto politico in ubbidienza ai dettami
del papa , che diedero il loro voto ai candidati
governativi. Sul fronte dellEstrema invece i forti
contrasti tra radicali, socialisti e repubblicani resero
difficile unalleanza elettorale.
Erano i prodromi di un significativo cambiamento nella
vita politica del paese, che Ferrari cercò di arginare,
almeno tra i massoni. Da quel momento considerò impegno
prioritario impedire «la formazione in Italia di un
partito cattolico politico» 2. Egli previde la nascita di
questa formazione ma ritenne suo preciso dovere tentare
di contenerla e se possibile respingerla. La questione si
poneva in termini esclusivamente politici che esulavano
completamente da qualunque problematica religiosa.
Ferrari ricordava che lo Stato era fondato su basi che la
Chiesa condannava e che erano: «la libertà di
coscienza, lassoluta separazione
dellautorità civile dallecclesiastica, la
perfetta laicità della scuola, la sincera applicazione
delle leggi sulle corporazioni religiose e la conversione
di tutte le Opere pie a scopi civili». La massoneria
poteva e doveva cooperare per il raggiungimento di questi
scopi informando e rafforzando la coscienza italiana,
creando cioè le basi del consenso. Tutti i massoni
dovevano sentirsi impegnati come ribadì in una lettera
circolare di enorme importanza:
«I Fratelli...devono appoggiare e favorire qualunque
iniziativa di qualsiasi partito, intesa a combattere
un privilegio, ad affermare un principio di
eguaglianza e di libertà; ma è loro vietato, anche
nelle forme più indirette, qualsivoglia compromesso
coi clericali. Agli errori e alle colpe seguiranno
giudizi solleciti e rigorosi: poiché, è bene
ripeterlo a noi stessi, la solidarietà massonica non
si spinge a salvare glindegni, né a protezioni
fuor di ogni ragione di evidente e riconosciuta
giustizia. La Massoneria non cuopre colpe o
debolezze; è scuola di abnegazione e di alta
moralità: pur intendendo a far prevalere le proprie
aspirazioni, non è mezzo alla conquista degli uffici
pubblici: i Fratelli che vi pervengono, ove sulla
soglia di essi lasciassero i loro principii di
libertà, devono essere e saranno raggiunti dalla
condanna dellOrdine.
Ed a quelli che sperano vantaggi personali
dallingresso nella nostra Famiglia, la
Massoneria rivolge questo ammonimento: non fidatevi
delle lusinghe che possono essere nelle calunnie
diffuse contro i massoni, perché sareste presto ed
amaramente disillusi!» 3
Il maggiore impegno
politico richiesto da Ferrari alle logge non fu
naturalmente senza conseguenze. Se Nathan aveva voluto
che la massoneria prendesse le distanze dal movimento
delle società per il libero pensiero, Ferrari offrì
ampia collaborazione a Ghisleri che aveva dato vita alla
sezione italiana della Federazione Internazionale del
Libero pensiero che stava organizzando a Roma per il 20
settembre 4 di
quellanno il congresso internazionale del
movimento. Lanticlericalismo permetteva a Ghisleri,
esponente di primo piano dellala intransigente del
partito, fortemente critica nei confronti dei
repubblicani romani, quasi tutti massoni, di trovare un
punto di incontro con Ettore Ferrari, Salvatore Barzilai,
Pilade Mazza, Carlo Berlenda, esponenti di punta
dellala «governativa» del partito. Alla fine di
maggio la Giunta decise che il GOI avrebbe aderito al
congresso invitando tutte le logge a fare altrettanto. Fu
costituita anche una commissione incaricata di preparare
un solenne ricevimento massonico per i fratelli che
sarebbero giunti dallItalia e dallestero e
una grande manifestazione commemorativa del 20 settembre.
Sul fronte anticlericale si concretizzava dunque una
prima forma di incontro tra uomini in aperto conflitto
sul piano politico 5.
Il rinnovato impegno pubblico del GOI dava anche il via
ad una più aspra campagna antimassonica che partiva da
presupposti antitetici ma che arrivava a conclusioni
univoche. I partiti democratici attaccavano una
massoneria giudicata troppo moderata e «governativa»,
tesa a disarmare la spinta rivoluzionaria del socialismo
e del repubblicanesimo. Non a caso nel congresso di
Bologna del 1904, per la prima volta i socialisti
tentarono di far approvare una norma tesa ad impedire la
doppia appartenenza 6. Sul fronte
opposto i cattolici continuavano nei loro attacchi al
progressismo riformista e al laicismo dei massoni.
A maggio 1904 la Giunta del GOI discusse il problema dei
provvedimenti da adottare per difendere la massoneria
dalle accuse che pubblicamente le si muovevano 7. Il GOI si
trovò a dover difendere la sua linea anche da quei
fratelli che per convinzione o convenienza non la
condividevano. Allindomani delle elezioni politiche
furono messi sotto processo massonico quanti avevano
appoggiato o si erano fatti appoggiare da cattolici. A
Roma furono colpiti sette fratelli di logge diverse che
avevano dato la loro adesione alla presentazione della
candidatura clericomoderata di Felice Santini nel
II collegio della capitale 8. A Parma il
giornalista Emilio Faelli fu invece accusato di aver
patteggiato la sua elezione col partito clericale.
Zanardelliano e favorevole alla legge sul divorzio Faelli
trovò in Giunta molti difensori tra cui il Gran maestro
aggiunto e presidente della Serenissima Gran Loggia di
rito simbolico, il radicale lombardo Adolfo Engel, che
espresse il parere che «alla massoneria non convenga
prestar facile orecchio alle accuse di patteggiamenti col
clericalismo, che si lanciano dai partiti estremi a molti
dei suoi fratelli, per non correre il rischio di
allontanare forze valide e di ridursi a poco a poco ad
essere la espressione di un determinato partito
politico» 9.
Purtroppo la saggia considerazione di Engel non fu tenuta
nel dovuto conto, con la conseguenza che negli anni
successivi ogni elezione amministrativa o politica fu
seguita da una strascico di attacchi di singoli fratelli
o di intere logge ad altri fratelli, delazioni, processi
massonici e condanne allespulsione dallOrdine
di quanti, ed erano tanti, preferivano prendere posizione
a favore del mondo cattolico piuttosto che di quello
socialista.
I primi processi massonici risalgono, come abbiamo detto,
alle elezioni del 1904, seguiti, nel decennio successivo,
da una fitta serie di denunce contro fratelli accusati di
collusione con i clericali. Uno dei casi più eclatanti
fu quello di Torino dove uomini come i deputati Tommaso
Villa e Edoardo Daneo, i senatori Giacinto Cibrario e
Angelo Rossi, tutti massoni anche se inattivi, furono
espulsi per aver dato il loro appoggio ai clericali nelle
amministrative 10.
Appena eletto, Ferrari si trovò anche di fronte alla
questione Nasi, che fu affrontata e risolta con sospetta
velocità, lasciando strascichi che, ancora alla vigilia
della prima guerra mondiale, non erano stati assorbiti.
Nunzio Nasi, deputato di Trapani, ministro delle Poste e
poi della Pubblica istruzione, rappresentante della
sinistra parlamentare, sembrava destinato ad essere il
più autorevole antagonista, e successore, di Giolitti
alla direzione del Governo italiano. Coinvolto in uno
scandalo amministrativo fu condannato per peculato nel
1908. Successivamente, riabilitato, fu riammesso alla
Camera nel 1913. Fu Nasi, con circolare ai Provveditori e
ad altre autorità scolastiche dell8 marzo 1903, a
consigliare ladozione dei Doveri delluomo
di Mazzini, che Nathan sollecitava da anni, nelle scuole
del Regno, suscitando molte perplessità e proteste.
La Giunta del GOI affrontò la questione Nasi nella
primavera del 1904 arrivando rapidamente alla condanna di
quello che era stato il presidente della Gran Loggia del
rito simbolico dal 1899 al 1902 e fondatore della prima
loggia romana del suo rito. Ciraolo nel 1913 affermò che
Nasi era «vittima di un odio e di una persecuzione
politica implacabile» 11. Leti anni
dopo scriverà che a giudizio di molti, i giudici massoni
del tempo erano stati troppo severi 12. A distanza
di tanti anni la questione resta aperta. Perché il GOI
si affrettò ad espellere un suo esponente di primo
piano?
La nuova linea politica instaurata dalla Giunta Ferrari
permise di risolvere il contenzioso aperto da anni con
alcune logge milanesi che alla fine dell800 si
erano staccate da Roma, costituendo il Grande Oriente
Italiano di Malachia De Cristoforis, che aveva ottenuto
il riconoscimento del Grand Orient de France nel 1898 13. Fu un
indubbio successo che riportò, nel 1905, nella comunione
italiana, tutte le logge dissidenti, ma che impresse
allOrdine una ulteriore spinta nella direzione del
radicalismo politico. Il gruppo di De Cristoforis aveva
chiesto una riduzione delle contribuzioni per permettere
un più ampio reclutamento, una riduzione delle
formalità di rito, «un maggiore sviluppo
dellopera della massoneria nella vita pubblica» 14. Il Gran
Maestro chiosò le richieste del gruppo dissidente di
Milano ricordando che cera già stata una riduzione
delle tasse e che «la massoneria italiana aveva già da
tempo accentuata lopera sua nella vita pubblica».
Linfluenza dei fratelli del nord apparve evidente
nellAssemblea costituente del 1906 che riconfermò
Ferrari alla gran maestranza e votò le nuove
costituzioni. Larticolo 1 recitava: «La massoneria
universale intende al perfezionamento morale,
intellettuale e materiale dellumana famiglia».
Aggiungendo poi: «La comunione italiana, non
discostandosi nei principi e nel fine da quanto
lordine mondiale professa e si propone, propugna il
principio democratico nellordine politico e
sociale». Per difendere la democrazia, si impegnavano i
massoni che occupavano incarichi pubblici a «conformare
la propria azione al programma massonico» (art.23) 15.
Si trattava di norme completamente nuove che
formalizzavano la politicizzazione dellordine in
senso dichiaratamente democratico, creando nel contempo
le premesse del suo progressivo indebolimento perché
contemporaneamente fu ribadita lassoluta
indipendenza della massoneria dal governo dello Stato 16 , e la sua
separazione dai partiti democratici. I massoni
dichiaravano di sentirsi impegnati a combattere da soli
per la piena conquista della libertà e
delluguaglianza sociale, mostrandosi sempre
antesignani di ogni progresso. Laggiunta
allart. 1 fu imposta dai massoni di Milano, Torino,
Genova contro la volontà dei membri di Giunta che
avevano cercato di opporsi alla sua approvazione 17.
Forte della riunificazione della Istituzione e
dellappoggio di larga parte della base, appena
rieletto Gran Maestro, Ferrari confermò, ancora una
volta, che la Massoneria doveva «combattere ogni forma
di reazione, rompere ogni catena che avvinca la coscienza
al dogma e propugnare la sovranità dello Stato laico e
civile» 18. La Massoneria di conseguenza
era aperta a tutti, purché non fossero reazionari.
Ferrari vedeva con preoccupazione le prime presenze di
personalità del mondo cattolico a feste civili, trovava
inaccettabile che un senatore del regno, Fogazzaro,
potesse accettare supinamente la condanna allIndice
dei libri proibiti del suo romanzo Il Santo 19. Mentre i
massoni attaccavano i clericali, preoccupati dello spazio
politico che stavano conquistando, erano, a loro volta,
attaccati da una parte dei socialisti e dei repubblicani,
tra le cui fila pure militavano tanti fratelli.
Appare francamente quasi inestricabile il nodo
storiografico rappresentato dal rapporto partitiGOI
tra ottocento e novecento. Fra i repubblicani, ad
esempio, sono massoni personaggi che agiscono in piena
sintonia con le direttive dei vertici del GOI, come
Barzilai o Bovio e altri che, allopposto,
perseguono una linea politica dichiaratamente
dopposizione, come Comandini o Pirolini 20 per non
parlare di antimassoni dichiarati come Albani o Ghisleri 21 , che però
ricercò lappoggio di Ferrari alle iniziative della
sezione italiana della Federazione Internazionale del
Libero Pensiero da lui diretta.
Al congresso socialista di Bologna del 1904
lattacco alla massoneria fu portato da Francesco
Betti di Massa che fino allanno prima era stato uno
dei notabili dellOrdine in sede locale e proprio in
loggia, finché nel 1901 non era stata costituita una
sezione del partito, aveva tenuto anche le riunioni
politiche. Al riguardo credo sia molto significativo
quanto scriveva nel 1914 Enrico Bignami: «Fu al coperto
della volta stellata di un tempio che potei costituire la
prima sezione italiana dellInternazionale. I
denigratori socialisti della massoneria potrebbero
ricordarsi di cento altri fatti come questi» 22.
Considerazioni analoghe si possono fare per tutti gli
altri schieramenti politici. Leggendo i carteggi privati
e studiando la documentazione pubblica si arriva ad una
sola conclusione: che lo scontro tra le diverse
componenti che cercano di prevalere allinterno dei
partiti appare dichiaratamente più incisivo della comune
«fratellanza». Sono molti i massoni «attivi e
quotizzanti» che militano in gruppi che contrastano con
decisione la linea ideologica difesa dal GOI.
Il progetto politico di Ferrari, finalizzato
allunione di tutte le forze della democrazia in un
unico «fascio» da poter vittoriosamente opporre alle
forze clericali della conservazione, imponeva a tutte le
sue componenti labbandono delle punte estreme a
vantaggio delle questioni da tutte condivise. La
dirigenza del GOI accettava il programma minimo
socialista, ma non il concetto di lotta di classe o di
rivoluzione; era favorevole al cooperativismo
repubblicano, ma non al collettivismo di una sua pur
forte componente, né appariva disposta a condividere la
questione istituzionale.
Eppure Ferrari era tra i repubblicani più convinti della
necessità di porre termine al regime monarchico. Queste
direttive, condivise dai vertici del GOI per un lungo
arco di anni, trovarono ora ladesione ora aspri
contrasti allinterno delle direzioni e delle
sezioni dei partiti.
Nel corso del 1906, sulla comune base del pericolo
clericale, che spinse le forze democratiche a smussare i
contrasti e ad interrompere la propaganda antimassonica,
fu sperimentata con successo lunione tra i partiti
popolari, rafforzata poi lanno successivo 23. Bisognava
contrastare il controllo clericomoderato nelle
amministrazioni cittadine. Furono due le città dove i
massoni cercarono di attuare i loro progetti direttamente
e non solo come ispiratori o fiancheggiatori: Firenze e
Roma. Lesperienza di Firenze fu negativa, quella di
Roma diede vita alla migliore Giunta che la storia della
città ricordi.
Il «Blocco» Nathan fu unalleanza elettorale tra
lUnione liberale romana, la federazione delle
associazioni costituzionali e le sezioni romane dei
partiti socialista, repubblicano, radicale, appoggiata da
Il Messaggero, da alcune organizzazioni sindacali e dalla
dirigenza massonica. Il giornale giolittiano della
capitale sostenne lesperimento, che si rivelò
eccezionalmente felice per Roma. Il capo del governo in
quegli anni vide con favore la nascita e la diffusione
dei «blocchi popolari» nelle amministrazioni cittadine
di molti comuni dItalia non tanto nella prospettiva
dei rapporti con i cattolici, quanto nella «funzione di
collegamento fra liberali ed Estrema Sinistra e dunque di
integrazione dei socialisti nellItalia liberale,
funzione di integrazione che fu assunta proprio
anche se non esclusivamente dai
"Blocchi"» 24.
Nella Giunta bloccarda entrarono tutti i grandi dignitari
della massoneria che assunsero in prima persona
responsabilità amministrative. Non a caso, quando nel
1914 al congresso socialista di Ancona fu vietata la
doppia iscrizione al partito e alla massoneria, Gino
Bandini scrisse giustamente su LIdea
Democratica, il settimanale dellOrdine di cui
era direttore, che il nodo della questione per i
socialisti rivoluzionari di Mussolini era «il pericolo
della transigenza, della collaborazione democratica, del
bloccardismo». Gli attacchi degli intransigenti alla
massoneria erano stati in realtà mirati a colpire una
ben precisa linea politica e un progetto culturale.
Se la Giunta Nathan resta lesperimento più lungo e
felice che le amministrazioni locali ricordino, quella
stessa formula fu sperimentata in molte altre città
italiane, sempre con una nutrita presenza di massoni,
anche se non con gli stessi risultati. Il successo della
linea bloccarda fu il volano che rese possibile la
presentazione di liste comuni nelle elezioni politiche
generali del 7 e 14 marzo 1909.
Il gruppo dirigente del GOI proseguiva impavido
nellattuazione del suo progetto mentre le forze
cattoliche conquistavano spazi sempre più ampi e nei
partiti socialista e repubblicano riprendevano spazio
uomini ostili al «bloccardismo». Nel frattempo era
venuta crescendo la nuova forza politica rappresentata
dai nazionalisti. Nel congresso di Roma del dicembre 1912
si ebbe la chiarificazione antidemocratica,
lallineamento allestrema destra, e
lapertura del dialogo con i cattolici alla ricerca
di una base di massa.
Subito dopo fu avviata una violentissima campagna contro
la massoneria e contro il blocco. «Nella Massoneria i
nazionalisti videro allora la forza e
lorganizzazione più contraria al loro
sentimento». Nel congresso di Roma fu votato un o.d.g.
che dichiarava guerra alla massoneria e loffensiva
cominciò subito sulle pagine dellIdea Nazionale 25.
A maggio del 1913 lattacco allistituzione
arrivò in parlamento con linterrogazione
dellon. Santini e le dichiarazioni del ministro
Spingardi in Senato a proposito degli ufficiali di terra
e di mare iscritti alla massoneria 26. La Giunta
ipotizzò una difesa nelle sedi istituzionali, per bocca
dei fratelli deputati, che non ebbe luogo perché tutti
gli interpellati declinarono linvito. Il
comportamento prudente assunto dai politici evidenziava
una situazione di oggettiva debolezza dellOrdine
arroccato ormai in difesa, ed esposto agli attacchi di
tutte le forze politiche, dalla destra antidemocratica
alla sinistra rivoluzionaria.
Come è stato ben documentato 27 , la campagna
antimassonica andò avanti con inusitata violenza per
tutto il 1913, in previsione delle prime elezioni
politiche generali che si sarebbero svolte a suffragio
quasi universale maschile. Nazionalisti e cattolici, ma
anche socialisti e repubblicani temevano moltissimo il
ruolo che avrebbero potuto svolgervi i massoni i quali,
dal canto loro, apparivano decisi a difendere la linea
bloccarda. Fin dallottobre del 1912 avevano
provveduto a predisporre una organizzazione capillare sul
territorio, finalizzata a supportare i candidati
democratici, che non incontrò il favore del Gran Maestro
e suscitò le perplessità anche di Barzilai in
parlamento da ventitré anni. Ferrari e Barzilai
apparivano contrari ad un coinvolgimento così diretto e
preoccupati dei contraccolpi che avrebbe suscitato 28.
Il ruolo del Gran Maestro nella nuova Giunta che si era
costituita a giugno del 1912, dopo lAssemblea
costituente che lo aveva nuovamente riconfermato alla
testa dellOrdine, appariva ridimensionato. Il nuovo
uomo forte è il Grande Oratore Gino Bandini che riesce
progressivamente ad imporre la sua linea. È sempre più
evidente che per questi uomini le parole massoneria e
democrazia si equivalgono. Limpegno ad agire ne è
una conseguenza naturale. Sono i massoni della
generazione precedente come Nathan, Ferrari, Canti ad
insistere sul contenuto ideale dellazione
massonica.
In Giunta si cerca un impossibile equilibrio tra
posizioni antitetiche col risultato di un andamento
sussultorio nel quale si alternano decisioni provocatorie
con prese di posizione rinunciatarie come risultò il
rifiuto di scendere sul piano della polemica
giornalistica ed di mischiarsi con gli oppositori
socialisti o nazionalisti, in nome della difesa della
dignità dellistituzione. Invitato ad un pubblico
contraddittorio da Domenico Oliva, presidente del
consiglio direttivo del gruppo romano
dellassociazione nazionalista, Ferrari preferì non
farne nulla. LIdea nazionale allora inviò un
questionario sulla massoneria a centinaia di
personalità. Risposero gli antimassoni, non risposero i
massoni e così lInchiesta sulla Massoneria
divenne una pesante condanna dellistituzione 29.
A giugno del 1913 si svolse una fondamentale riunione dei
membri della Giunta del Grande Oriente, voluta da
Bandini, convinto che «il silenzio sdegnoso dinanzi alla
vastità e violenza dellattacco è troppo poco e ci
sminuisce nellopinione pubblica» 30. Il Grande
Oratore ipotizzava la creazione di una sorta di ufficio
stampa o, meglio ancora, un settimanale dellOrdine.
Le preoccupazioni maggiori andavano però nella direzione
della «tenuta» delle logge di fronte alla campagna
antimassonica e alle iniziative da assumere per difendere
e rassicurare i fratelli. A settembre fu ripresa in esame
la proposta di un giornale da contrapporre a quello
nazionalista malgrado le forti perplessità manifestate
da Ferrari che si faceva interprete delle analoghe
posizioni di Nathan.
Il 26 ottobre e il 2 novembre 1913 si svolsero le
elezioni politiche. A Roma i candidati del «blocco»,
portati dal sindaco Nathan e da Giolitti, furono battuti
dai nazionalisti 31. La battaglia
politica nel primo collegio di Roma tra il radicale
Scipione Borghese e il nazionalista Federzoni coinvolse
tutta lItalia 32. Il 6
novembre Nathan rassegnava le dimissioni da sindaco.
Lalleanza tra liberalconservatori, nazionalisti,
clericali aveva infine avuto ragione dello schieramento
laico progressista.
Quello stesso 6 novembre 1913 nasceva LIdea
Democratica, settimanale del Grande Oriente,
dichiaratamente volto a chiarire e difendere il ruolo dei
massoni nella società, diretto da Gino Bandini, che per
cinque anni sarà la voce di Palazzo Giustiniani.
Il Grande Oriente aveva dovuto difendersi già nel 1911
dallaccusa di essere contrario allimpresa
libica. Ripetuti attacchi erano apparsi sui giornali
«Momento» di Torino e «Corriere dItalia» di
Roma. Era noto il legame tra Ferrari e il governo dei
Giovani Turchi che faceva ritenere che il GOI potesse
privilegiare il legame massonico rispetto agli interessi
nazionali. In realtà lo scarso entusiasmo era legato al
minacciato pericolo che la nuova colonia potesse
diventare «soltanto una colonia clericale» 33. Alla loggia
Macedonia Risorta di Salonicco che chiedeva di non
umiliare la Turchia fu risposto che gli interessi
nazionali erano superiori a qualunque legame massonico:
«Or. di Roma, il
20 ottobre 1911 E.V.
Alla R.L. Macedonia
Risorta Or. di Salonicco
Egregi e cari fratelli,
La vostra lettera
in data del 9, pervenutami soltanto la mattina del
16, fu da me sottoposta allesame della Giunta
del Governo dellOrdine, della quale vi esprimo
subito, liberamente il pensiero. E vero, come
massoni e come italiani, noi salutammo con gioia
labbattimento della tirannide che opprimeva il
vostro paese e linstaurazione, favorita con
tanta efficacia dalla famiglia massonica, del nuovo
ordinamento politico, che prometteva, alla
ringiovanita Turchia, unera di libertà, di
progresso e di pace. Non è questo il momento di
giudicare se, ed in qual misura, quelle promesse
ricevessero conferma dai fatti. Le nuove combinazioni
che si andavano determinando nella politica
internazionale e latteggiamento irriducibile
delle autorità ottomane in rapporto ai nostri
legittimi e pacifici interessi, indussero il governo
italiano a riprendere in esame lantica
questione della Tripolitania: tutta lItalia
sentì che erano giunti i termini fatali della
risoluzione: il nostro popolo secondò con unanime
suprema energia, mosso irresistibilmente dalla
necessità ineluttabile dimpedire un
accerchiamento che avrebbe soffocata per sempre ogni
nostra espansione, spinto dal desiderio di portare,
in regioni così prossime, da lungo tempo abbandonate
alla miseria ed alla servitù, vessate ed invilite da
barbare costumanze, impulso e sviluppo di vita,
libertà, garanzia seria di leggi, presidio di
governo umano e civile. Fallite le trattative
diplomatiche, fu dichiarata ed iniziata la guerra. Se
le logge ottomane, e più specialmente la vostra, si
fossero rivolte al Governo dellOrdine durante
la prima fase della contesa, che poi divenne
conflitto armato, avremmo potuto adoperarci per una
soluzione che, tutelando gli interessi italiani,
rispondesse, in pari tempo, alle aspirazioni
umanitarie dellOrdine: oggi, allo stato dei
fatti, ogni intervento è impossibile. Comprendiamo
le vostre apprensioni di patriotti: ma voi ugualmente
comprenderete che i massoni italiani non possono e
non debbono assumere iniziative che, a guerra aperta,
costituirebbero un tradimento ed un attentato contro
gli interessi e la dignità della patria. Ora che,
sventuratamente, i due stati e i due popoli hanno
affidato alle armi la difesa delle loro ragioni, è
dovere massonico impedire, in nome della civiltà,
che gli orrori della guerra si accrescano e si
incrudeliscano in barbare rappresaglie. Noi
confidiamo che i fratelli turchi sentiranno ed
adempiranno fino allultimo, come noi sentiamo
ed adempiamo, questo supremo dei nostri doveri.
LItalia dà prova, a sua volta, di sentirlo e
di compierlo: essa non si informerà, nelle regioni
occupate, che al sentimento dumanità ed al
proposito di governarle con libertà e con giustizia,
avviandole e sorreggendole nellarduo cammino
del progresso civile. Il G O dI deve dunque
limitarsi ad esprimere laugurio che non tardi
troppo, in ragione e per la forza dei fatti compiuti,
il ritorno di quella pace dignitosa e sincera, che,
senza dubbio, è nel desiderio e nellinteresse
dei due popoli[...] 34
La massoneria italiana
subirà attacchi e ritorsioni dalle altre Comunioni in
conseguenza dellimpresa di Libia e notevoli danni
verranno anche ai massoni italiani residenti nei paesi
del nord Africa e del medio oriente. Ferrari godeva senza
dubbio dellentusiastico appoggio di una larga parte
della base massonica, come dimostra leccezionale
incremento nel numero delle logge e nellaumento
degli affiliati durante gli anni della sua gran
maestranza.
Sarebbe però sbagliato pensare ad un impossibile
unanimismo sul suo programma. Limpegno politico
diretto voluto da Ferrari e dai suoi collaboratori
riportò nel Grande Oriente un nutrito numero di
fratelli, ma ne scontentò altri.
Il dissenso interno cominciò a manifestarsi subito dopo
lapprovazione delle nuove costituzioni.
Nellaprile del 1906 Antonio Cefaly non volle
entrare a far parte della commissione politica 35. Lanno
dopo Giovanni Camera lasciò la carica di Grande Oratore.
Nel 1907 la Rivista Massonica ospitò gli scritti di due
fratelli, Giulio Capurro e Eduardo Frosini, che
lamentavano labbandono del lavoro iniziatico
nelle logge a favore di quello puramente profano 36. Si sperava forse di
incanalare il dissenso. Invece il 17 dicembre 1909
Frosini ruppe definitivamente i rapporti col GOI fondando
a Firenze la Loggia centrale Ausonia. Appena due mesi
dopo dava vita al Rito filosofico italiano che fu ammesso
nella Federazione massonica universale dei riti
ortodossi. Nel 1913 scoppiava anche la questione Arturo
Reghini.
I maggiori problemi li diede però il rito scozzese il
cui capo, un pastore evangelico «di carattere
autoritario e di mentalità arretrata» 37 provocò nel
1908 una lacerante spaccatura nelle alte gerarchie.
Motivo dello scontro la scuola e leducazione della
gioventù, il lungo impegno a favore della laicizzazione
dellinsegnamento e la conseguente eliminazione
dellora di religione nella scuola primaria non da
tutti condivisa. Sulla mozione Bissolati la maggior parte
dei deputati massoni non seguì le direttive date da
Ferrari, ma quelle volute da Fera, in linea con quelle
del governo Giolitti. Pochi mesi dopo in Italia
cerano due Sovrani Gran Commendatori, Fera e
Ballori, questultimo riconosciuto da Ferrari. Lo
scisma provocò una situazione paradossale. La massoneria
ferana non fu riconosciuta dalle massonerie simboliche
universali, ma ottenne invece i riconoscimenti
internazionali dei supremi consigli del rito, sembra,
ancora una volta, per un intervento del governo italiano,
ma anche perché il Grande Oriente non aveva valutato il
rischio 38. Nel 1917 tra
gli scozzesisti di piazza del Gesù maturò
unulteriore scissione 39 che non ebbe
però conseguenze allestero.
Ferrari, diventato nel 1918 Sovrano Gran Commendatore,
fece di tutto per recuperare i riconoscimenti
internazionali, senza riuscirci finché Palermi non fu
«espulso dalle massonerie americane» in seguito alla
sua adesione al fascismo. Lincomprensione delle
massonerie straniere aveva indubbiamente indebolito il
Grande Oriente facilitando, secondo alcuni, «la marea
reazionaria che inondò il paese» 40.
Le scissioni, che nel 1908 e nel 1909 segnarono la storia
«interna» al Grande oriente dItalia, non
rallentarono la crescita dellIstituzione che nel
1911 iniziò 3308 fratelli, oltre il doppio della media
dei primi del secolo. Le logge che nel 1910 erano 340,
due anni dopo erano salite a 431 con un incremento del
30% circa. A quella data la comunione italiana si
componeva di 16.881 fratelli di rito scozzese e di 2986
di rito simbolico 41.
Nel Grande Oriente rimasero i fratelli «progressisti»,
mentre i «moderati» preferirono passare al gruppo
ferano. Negli anni successivi il Grande oriente di
Palazzo Giustiniani si caratterizzò per il suo
progressivo spostamento a sinistra, determinato dalla
spinta che veniva dalle logge. Questa sua
caratterizzazione portò nelle officine molti nuovi
fratelli, in passato aspramente critici nei confronti
dellIstituzione, come De Felice Giuffrida (entrato
nel 1912), Eugenio Chiesa (entrato nel 1913), Arturo
Labriola (entrato nel 1914), ma costrinse la Giunta ad
intervenire spesso nella vita delle logge per frenarne le
iniziative. Tra queste appare molto forte la spinta ad
aprire listituzione alle donne.
La rottura traumatica del 1908 rese la Giunta molto più
attenta a non innescare il ripetersi di fatti analoghi.
Se ne vide un esempio a Torino dove il fratello Luigi
Pagliani, un benemerito della Istituzione, accusato di
contrastare il blocco amministrativo, poté motivare la
sua decisione senza conseguenze per lui 42.
Lacquisto di palazzo Giustiniani, avvenuto nel
1911, fu la prova della stabilità raggiunta, a cinquanta
anni dalla rifondazione.
Eppure nella espansione della massoneria italiana
cerano le premesse della crisi legata
allequivoco della sua posizione nella società
italiana. In prima fila in una serie di battaglie
politiche, attaccato dallinterno del mondo
massonico e dallesterno, alla fine del 1910, i
membri della Giunta ribadivano la «assoluta indipendenza
dellOrdine da qualsiasi parte politica
determinata» rifiutandosi di finanziare qualunque
giornale, sia pure amico, «che non può non essere
organo di un partito politico» 43. Era una
posizione velleitaria, nella quale le aspirazioni non
erano commisurate alle reali possibilità dazione
in una società nella quale le forze politiche erano
venute assumendo un peso ben diverso da quello del
passato.
Lo si vide nel 1911 in occasione della inaugurazione del
monumento a Vittorio Emanuele, simbolo dellunità
della patria in Roma capitale. Tutto era stato
predisposto per una significativa presenza massonica ma,
per mancanza di posti, le associazioni civili furono
escluse dalla inaugurazione del Vittoriano il 4 giugno.
Ettore Ferrari che come scultore aveva lavorato al
monumento, e come Gran Maestro aveva sollecitato la
presenza delle logge alla manifestazione, aveva però
già rifiutato di partecipare alle celebrazioni
monarchiche in quanto «la sua coscienza politica non gli
permette[va] in modo assoluto di intervenire
personalmente alla manifestazione» 44.
Era la sua una posizione molto complessa, che lo portava
ad esaltare nei monumenti Vittorio Emanuele II, in quanto
simbolo dellunità della patria, ma a rifiutarsi di
stringere la mano al re.
Date le premesse che abbiamo accennato, perché stupirsi
degli attacchi portati alla massoneria italiana da destra
e da sinistra con motivazioni pretestuose? Che
pretestuose lo fossero lo ammetterà molti anni dopo il
cattolico Jemolo, allora nazionalista, ma anche il
liberale Croce.
Lo scoppio della prima guerra mondiale pose
momentaneamente fine a molte polemiche strumentali.
Ferrari era irredentista da decenni come lo erano Nathan,
Barzilai e tutta la dirigenza massonica. Il Grande
Oriente si mosse subito a favore dellintervento a
fianco della Francia e della Gran Bretagna per
«lindipendenza dei popoli e il rispetto della loro
nazionalità». La rivendicazione delle terre irredente
italiane si accompagnava alla richiesta della
indipendenza di tutte le nazionalità ancora soggette.
Lopera di mobilitazione massonica «per preparare
la coscienza nazionale in modo che tutte le forze del
paese concorrano, nellora delle decisioni supreme,
a difendere i più alti interessi di Italia coincidenti
con la causa della civiltà e del diritto» 45 ebbe un peso
non secondario nellingresso dellItalia in
guerra.
Ferrari volle un censimento di tutti i massoni in divisa
e invitò tutte le logge ad organizzare lassistenza
civile. Difensore dellindipendenza della nazione
serba, furono proprio le aspirazioni degli slavi del sud
alla nascita della grande Serbia ad innestare nel 1917
una violenta polemica che costrinse Ferrari alle
dimissioni 46. Le
massonerie dellIntesa, meno quelle britanniche, si
erano riunite a Parigi nel 1917 in una conferenza avente
lobiettivo di preparare la costituzione di una
Società delle nazioni. Nel timore che la delegazione
italiana avesse votato una risoluzione a favore del
principio di autodeterminazione dei popoli, si scatenò
una tale campagna ostile sulla stampa cattolica e
nazionalista, che Ferrari fu costretto a rimettere il
mandato 47.
Probabilmente pesarono sulla decisione anche le
divergenze generazionali tra le alte gerarchie
massoniche.
Pochi mesi dopo, nella primavera del 1918, Ferrari fu
eletto Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese. A
partire dalla fine del 1922 Ferrari, che aveva la bella
età di 77 anni, dedicò ogni sforzo a rafforzare il suo
Rito. Lanno seguente girò tutta lItalia.
Appare chiaro che ci si stava preparando a stringere le
fila per difendersi dagli attacchi fascisti mentre si
aprivano le porte ai fratelli del Rito Simbolico che
rifluivano nel rito scozzese 48.
Le nuove norme sulla scuola media ed elementare volute
dal ministro G. Gentile lo spinsero a ribadire,
richiamandosi ai pensatori dell800, da Marco
Minghetti ad Aristide Gabelli, da Cavour a Sella, che lo
Stato non aveva competenza per dare istruzione religiosa.
Il capo del Rito scozzese lamentava il fatto che lo Stato
rinunziava «alla più alta delle sue funzioni, la
funzione etica; abdica[va] la più gelosa prerogativa
della sua sovranità; consegna[va] ad altre mani la
Scuola la Scuola che è la Patria di domani. Non
mai è stato compiuto atto in più aperto contrasto con
le origini della nostra Unità e le tradizioni del
Regno» 49.
Per meglio divulgare il suo pensiero diede vita ad una
battagliera pubblicazione, «Lux», che fondeva questioni
politiche a problematiche esoteriche. Ancora alla fine
del 1924 impegnava i fratelli a difendere i valori laici
del Risorgimento.
Ferrari non sciolse il suo Rito neanche dopo
lapprovazione della legge, del novembre 1925,
contro le società segrete, voluta da Mussolini per
abbattere la massoneria. Il suo studio fu più volte
invaso da facinorosi. Sorvegliato dalla polizia, fu
denunziato il 25 maggio 1929, con laccusa di aver
tentato di riorganizzare la massoneria, e sottoposto ad
ammonizione. Era infatti in rapporti epistolari, per il
tramite di Ugo Lenzi, con Giuseppe Leti, avvocato e noto
antifascista emigrato in Francia, suo Luogotenente, cui
nel maggio 1929 trasmise i pieni poteri che gli erano
stati conferiti nella primavera del 1925. Morì a Roma il
19 agosto del 1929.
Nel 1906 Ferrari aveva sostenuto che «la Massoneria,
istituto essenzialmente morale, deve mantenersi libera ed
indipendente da uomini, governi, ed istituzioni: così
conserverà il diritto di esprimere altamente innanzi a
tutti il proprio pensiero, lautorità
indispensabile ad informare lopinione pubblica, a
determinare, guidare e correggere i suoi movimenti» 50. Era un programma di vita cui
luomo Ferrari, al di là degli errori fatti e dei
risultati raggiunti, nella sua lunga vita, si mantenne
sempre fedele.
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