Sommario
1. Origini semantiche
2. Origini storiche
3. Origini leggendarie. Il senso della Massoneria
4. Riscontri biblici
5. La Stella fiammeggiante: lo Spirito incarnato nelluomo
6. Lantropologia massonica. Il principio duomo, il suo valore
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Cfr. Ernst Klein, A
Comprensive Etymological Dictionary of the
English Language, Amsterdam-London-New York,
Elsevier Publishing Company, 1966, I, p. 620; II,
p. 944.
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È nella British
Library, n. 17 A 1. Nel Poema regio
troviamo pure i termini brother
(«fratello», riferito al compagno darte,
v. 49), masonus («massoni», v. 82) e mason
(«massone», v. 88).
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Dio solare
dellamicizia e dellordine cosmico. Fu
divinità del pantheon vedico, presente anche
nella tradizione iranica. Poi dalla Persia si
diffuse a Roma, divenendo religione ufficiale
sotto limperatore Aureliano (270-275 d.C).
-
Furono corporazioni di
mestiere che si svilupparono, durante la
repubblica e limpero, nella Roma antica.
Protette dallo stato si interessavano anche di
attività segrete e di cerimonie mistiche che
venivano svolte in ambienti segreti, con rituali
simbolici.
-
Con la Lex Julia
(62 a.C.) furono riordinati i Collegia e i
Solidalitia e, contestualmente, fu
disposta la soppressione delle associazioni che
soccupavano dellorganizzazione di
feste, giochi, convitti, competizioni elettorali.
Tali provvedimenti, comunque, non coinvolsero le
associazioni di lavoro in generale, né in
particolare i Collegia artigiani, che
però furono sottoposti allautorizzazione
delle autorità competenti, ad una precisa
regolamentazione e ad un controllo amministrativo
rigoroso.
-
Il termine «comacino»
deriverebbe, secondo alcuni, da «comacineus»,
cioè «compagno di officina»; secondo altri da
«cum machinis» (da cui la pronuncia
«comàcini») cioè coloro i quali lavorano con
strumenti di mestiere. Rupi Comacine erano dette
le montagne intorno a Como; e, ancora oggi, a
Milano, è detta Porta Comacina, quella rivolta
verso Como. I Comacini, operanti fra il VI e
lXI secolo, uniti in fratellanza,
tramandarono larte antica di edificare
(muratoria) ed anche il vincolo di fraternità
che univa i primi muratori, i quali sono
conosciuti anche come «Maestri e Fratelli
Comacini». DallAlta Lombardia, dove
svolsero la loro prima attività, si andarono
diffondendo, poi, in Francia, Svizzera e nella
valle del Reno. Già prima del Mille, a Lucca,
operava una «Massoneria di Maestri Comacini».
Le strutture delle fratellanze dei Maestri
Comacini secondo Eugenio Bonvicini (cfr.
«Rivista Massonica», Soc. Ed. Erasmo, Roma, 5
luglio 1978) e la loro elevata base
culturale influirono su similari organizzazioni
europee a carattere muratorio, specialmente in
Germania, Francia, Scozia e Inghilterra, in cui
predominava lassetto corporativo e di
fratellanza, dando ad esse quel carattere
«massonico» evidenziato già nei «Collegi dei
fratelli Comacini». Sin dal 643 d.C., con
leditto di Rotari, i Collegi dei Comacini
avevano ottenuto particolari «guarentigie» che
li avevano affrancati dalle leggi e dalla
servitù delle autorità feudali delle località
nelle quali si recavano per edificare (L. Troisi,
Dizionario massonico, Foggia, Bastogi,
1987, p. 235).
-
Cfr. E. Bonvicini, Massoneria
antica. Dalla «Carta di Bologna» del 1248 agli
«Antichi doveri» del 1723, Roma, Atanòr,
1989.
-
Agli inizi del XVIII
secolo, esistevano a Londra quattro Logge che
comera nel costume di tutte le
società popolari dellepoca si
riunivano in locande: rispettivamente, in quella
denominata «Alloca e alla graticola»,
«Alla corona», «Al melo», «Al bicchiere e
alluva». Da esse, da unassemblea
generale dei loro membri, nacque la «Gran Loggia
di Londra», che diede il via alla Massoneria
moderna.
-
1 Re, 7, 13-14.
-
Sapienza, 7,
26-27.
-
Il simbolo, visibile
nella massonica Camera di Compagno dArte,
è di origine pitagorica, ma si diffuse anche
nella speculazione ebraica. Il suo significato,
come meglio si vedrà in seguito, è alquanto
complesso: include i numeri 3, 2 e 5. Al suo
centro, come già detto, cè un pentagono:
simbolo dell'unione feconda del 3, principio
maschile, con il 2, principio femminile (perciò
rappresenta anche l'Androgino, l'uomo perfetto).
Inoltre, il 3, nella concezione pitagorica,
indica l'unità che s'è scissa nella dualità e
si è ricomposta nella trinità. Il 5, inoltre,
indica la legge del Quinario.
-
Nel vecchio rituale
utilizzato per liniziazione del profano in
Camera dApprendista (edizione G.O.I. 1982)
è scritto che il «fuoco» è la «sacra materia
ignea [...] racchiusa nellessere»
duomo; e che essa è «lessenza che
[...] anima» lindividuo.
-
1 Corinti, 15,
45.
-
Giovanni, 1, 14.
-
Mens, mentis:
dalla radice indo-germanica màn, che si
trova variamente vocalizzata in men, mein,
min, mun, ecc., «pensare»,
«conoscere», «intendere»; designa il
«principio pensante», l'«attività del
pensiero», lo «spirito», l
«intelligenza» (A. Ernout - A. Meillet, Dictionnaire
étymologique de la langue latine, Paris,
1985, p. 396, alla voce «mens»).
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1. Origini semantiche
Il termine Massoneria o Libera muratoria è di
origine francese e deriva da frère maçon (fratello massone) e franc-maçon
(franco muratore, libero muratore) e franc-maçonnerie (libera
muratoria). Franc: Franco, dal nome del popolo germanico che abitava
sulle rive del Reno, che invase le Gallie fondandovi una monarchia.
«Franco», però, ha in sé anche il significato di «libero», e ciò
mostrerebbe che i massoni erano uniti per amore della libertà.
In francese, maçon (corrispondente al provenzale màsso)
proviene dal latino medievale machio, machionis (màcio),
muratore, tagliatore di pietra, che risponde all’antico alto tedesco mezzo, mëizzo,
poi nel moderno alto tedesco metz (tagliatore, taglia-pietre), da meizan
(intagliare), affine al gotico maitan (tagliare, mozzare), moderno
tedesco meisseln, tagliare con lo scalpello, scalpellare, squadrare
la pietra.
L’etimologo Klein ha avanzato l’ipotesi che la parola sia stata portata
in Inghilterra dai Normanni (1066), ma nella traduzione inglese frère
sia stato confuso con free, di qui freemason. Successivamente
i francesi avrebbero tradotto l’espressione free-mason con franc-maçon 1.
In Inghilterra il termine mason senza il prefisso free
appare già nel 1292 in uno scritto sulla costruzione di una cappella nel
palazzo di Westminster. L’espressione «Libera Muratoria» appare per la
prima volta nel 1375 in un’annotazione riguardante una riunione di
rappresentanti di corporazioni cittadine a Londra. La medesima espressione
si trova nel 1396 in una lista di lavoratori nella costruzione della
cattedrale di Exeter.
La parola ‘Massoneria’ (nella scrittura inglese masonry) la
troviamo con assoluta chiarezza nel Poema regio
(1390), ai vv. 20, 24, 54 2.
In Italia, l’espressione mazzone (muratore) si trova alla fine del
sec. XIII; e mazzoneria, nel senso proprio di «arte muratoria», era
già entrata nel Quattrocento (cfr. M. Cortellazzo - P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua
italiana, Bologna, Zanichelli, 1983, III, p. 729).
2. Origini storiche
La Massoneria è un Ordine universale iniziatico
che mira al perfezionamento e alla elevazione dell’uomo, senza distinzioni
di lingua, cultura, religione, stirpi o ideologia politica. Il suo scopo è
la costruzione di strutture sociali di bene, sulla base della fraternità
universale, della saggezza, della forza dell’amore e della ragione, della
bellezza, della pratica della tolleranza (in tutti i campi), della lotta
contro ogni fanatismo e dell’esercizio della libertà. Una volta era
segreta; oggi non più, ma semplicemente riservata. Ha per divisa gli
strumenti dell’architetto e del muratore, come simbolo di costruzione
effettiva del progresso universale.
È portatrice, nella storia, di una cultura ch’è sintesi della
spiritualità mediterranea antica (egiziana, ebraica, ellenica, romana). Si
tratta di una cultura che stimola nell’uomo una palingenesi
consapevole e razionale (rinnovamento radicale dell’io), praticata fin dal
passato attraverso l’iniziazione. La formazione dell’iniziato
procede maturando progressivamente tre momenti della vita interiore: la
volontà, l’intuizione, l’autocoscienza, che corrispondono ai tre gradi
massonici di Apprendista, Compagno, Maestro.
Le sue matrici culturali risalgono alla sapienza egizia (ermetismo), all’esoterismo
ebraico e cristiano (Antico Testamento, kabbalah; Nuovo Testamento), all’esoterismo
greco (misteri eleusini, orfismo, pitagorismo, platonismo), all’esoterismo
romano (religione di Mitra, ecc.) 3.
Dal punto di vista della storia della civiltà del lavoro, ha come
precedenti, nella romanità, i Collegia Artificum 4
(per le arti edili, soprattutto per gli scalpellini e i tagliatori di
pietra, i Collegia
Fabrorum, prima e dopo la Lex Julia del 62 a.C.) 5; nel Medioevo, le Associazioni di mestiere;
nell’età moderna, le Accademie (per lo più d’ispirazione
neopitagorica e neoplatonica).
Le radici dell’organizzazione massonica, così come noi oggi la
conosciamo, risalgono alle Corporazioni di mestiere medievali, in
particolare alla Società dei muratori (scalpellini, scultori, pittori,
ecc.), che fu una delle più famose (basterà ricordare i Maestri Comacini e
i Costruttori di cattedrali) 6.
A tal proposito è da tener presente la cosiddetta «Carta di Bologna del
1248» (Statuta
et ordinamenta societatis magistrorum muri et lignamiis) 7.
Vale ancora la pena di ricordare che, dall’insieme di queste soietates populi,
nacque una struttura politico-istituzionale democratica straordinaria: il Comune
medievale; e s’avviò lo sviluppo della cultura laica, cioè la
cultura popolare. Una protagonista di questo vasto movimento di rinascenza
cittadina fu appunto la
societas dei Liberi Muratori. Questa era divisa in tre gradi:
manovale (o apprendista), muratore, maestro. Sede della corporazione era la
capanna o loggia, situata presso l’edificio da costruire (pieve,
basilica, convento), nella quale si apprendeva e si perfezionava l’arte.
Gli insegnamenti erano impartiti in tempi diversi (iniziazione
gradualistica), secondo determinati riti e giuramenti, sotto il suggello
della segretezza. Gli istituti della corporazione contemplavano non solo le
regole tecniche dell’arte, ma anche le norme etiche e religiose, secondo
riti esoterici riservati ai soli iniziati, con esclusione rigorosa dei
profani.
Questo modello passò dalla «Muratoria» alla Massoneria, con l’utilizzo
dei noti strumenti: Compasso, Squadra, Livella, Filo a piombo, Cazzuola,
Grambiule (simbolo d’accettazione fattiva dell’altissimo valore del
lavoro, considerato dai massoni un valore sacro). A motivo delle sue
finalità pratiche e della sua composizione sociale, fatta, come già detto,
di costruttori, fu poi chiamata «Massoneria operativa».
In età moderna, dalla Carta di Colonia in poi (1535), le Logge
accolsero nelle loro file uomini anche non strutturati nelle arti muratorie,
purché di elevata moralità, cultura e laboriosità. Erano i cosiddetti
«muratori accettati»: uomini, cioè, eminenti in campi diversi e,
probabilmente, liberi pensatori perseguitati dal potere ufficiale per le
loro idee eterodosse.
Sotto l’influenza degli «accettati» si andò affermando la
trasformazione in senso etico-psicologico degli antichi simboli del mestiere
muratorio e, inoltre, s’andò elaborando la chiarificazione dell’umanesimo
massonico, con la fondazione del Tempio
interiore nel segreto della coscienza, principio e modello del Tempio esterno,
con cui comunque il primo doveva interloquire dialetticamente. Perciò la
conseguente affermazione del rapporto diretto tra coscienza e storia.
Su queste basi l’istituzione dei Liberi Muratori si riorganizzò
trasformandosi in «Massoneria speculativa». L’atto fondativo si ebbe a
Londra, il 24 giugno 1717, giorno dedicato alla natività di San Giovanni
Battista 8.
In Italia la prima loggia comparve a Firenze nel 1733-38. La chiesa
cattolica la avversò irriducibilmente: Clemente XII nel 1738, Leone XIII
nel 1884 espressero in due distinte encicliche la loro condanna. La
costituzione del primo Grande Oriente d’Italia (G.O.I.) avvenne il 20
giugno 1805, con una generale riorganizzazione delle sedi locali. Dopo si
registrò una certa diradazione delle Logge; mentre, viceversa, s’aprì il
periodo fiorente della proliferazione delle vendite carbonare e di altre
società iniziatiche gemmate dalla Libera Muratoria.
Un successivo rilancio della Massoneria si ebbe tra il 1859 e il 1861, anche
se si mostrava divisa in tre rami: il cavourriano Grande Oriente d’Italia
con sede a Torino (1859); il garibaldino Grande Oriente di Palermo (1860);
il Grande Oriente di Napoli (1861). L’opera di fusione delle tre correnti
fu realizzata nel 1887 ad opera di Adriano Lemmi, Gran Maestro nel decennio
1885-95. Nel 1908 si divise in due rami: da una parte il Grande Oriente d’Italia
di Palazzo Giustiniani; dall’altra la Gran Loggia d’Italia di Piazza del
Gesù. Così, da allora, si designarono i due Ordini massonici. Nel 1923, il
fascismo al potere dichiarò incompatibile l’appartenenza dei suoi membri
ad ogni tipo di Loggia. Dopo il delitto Matteotti (10 giugno 1924), l’attacco
del regime alla Massoneria fu portato a fondo e fu contrassegnato dalle
devastazioni di molte Officine, concludendosi infine coi decreti (giugno
1925) che imponevano l’illegittimità e lo scioglimento di entrambi gli
Ordini massonici. Al pari la Massoneria venne condannata, nel 1935, dal
nazismo; nel 1939, dal franchismo e dal regime sovietico (dopo ch’era
stata duramente avversata sotto gli zar). In questo periodo, benché
perseguitati o arrestati molti suoi membri, la Massoneria svolse attività
clandestina antifascista. Dopo il 25 luglio 1943 essa si ricostituì a
Napoli; quindi a Roma (il 3-4 giugno 1944, nuovamente a Palazzo Giustiniani,
sotto la guida di un Comitato di Gran Maestranza formato da Umberto
Cipollone, Guido Laj, Gaetano Varcasia).
3. Origini leggendarie. Il senso della
Massoneria
I massoni fanno risalire le loro ascendenze all’architetto
del tempio di Salomone, Hiram 9, il quale fu ucciso a tradimento da
tre malvagi operai che volevano carpirgli la Parola (i segreti dell’Arte).
In conseguenza di ciò, gli altri lavoranti si unirono per proteggersi e
soccorrersi a vicenda.
Altri studiosi, però, senza rinnegare questa tradizione, il cui valore
iniziatico-pedagogico caratterizza soprattutto la leggenda del terzo grado
(il rito della Camera di Maestro), sostengono addirittura che la Massoneria
abbia avuto un inizio più antico, perché sarebbe nata con l’uomo.
Le origini leggendarie della Massoneria, comunque, queste come altre, vanno
prese non alla lettera, ma per il significato simbolico ed esoterico
che contengono. La presunzione che la Massoneria sia esistita fin dalla
genesi dell’uomo e che si sia sviluppata con lui, va interpretata nel
senso che essa ha sempre capito, raccolto e rappresentato un bisogno proprio
dell’essere d’uomo, un bisogno davvero primigenio e profondo: il bisogno di trascendenza.
Cioè il bisogno di superare la condizione contingente, la condizione di
finitudine, per avviare un processo di crescita del sé d’uomo; il quale,
pur partendo dal finito, si sporge da esso e tende ad orientarsi
continuamente verso l’infinito. Il permanente trascendere è il
processo che l’uomo compie autoperfezionandosi: a livello biologico,
intellettivo, culturale, morale, sociale, spirituale. Il trascendere è una facoltà ontica,
cioè una facoltà peculiare dell’essere d’uomo.
La comprensione della dinamica di questo trascendimento e delle
leggi che la regolano per la Massoneria diventa una sapienza iniziatica (la sofia muratoria:
scienza + intelligenza + virtù, contenuta in un patrimonio di simboli
raccolti nel corso della storia, come «riflesso della luce perenne [...] e
attraverso le età, entrando nelle anime sante , forma amici di Dio e
profeti») 10, da cui la deduzione di un quadro assiologico (quadro
di valori individuali e sociali) e di un metodo che guida l’adepto
sulla via del suo affinamento mentale, etico e spirituale. È ciò che, in
linguaggio muratorio, si chiama «operazione di levigatura della pietra
grezza».
Secondo questa impostazione concettuale, pertanto, tutta l’attenzione va
sul trascendente
(cioè su colui che effettivamente trascende), senza pensare alla trascendenza
in modo astratto e separato dalla concretezza del soggetto che sta
trascendendo. La trascendenza è intrinseca all’uomo. La
Massoneria ha compreso questo dinamismo di autopoiesi (autocreatività,
autocostruzione creativo-spirituale dell’uomo), ne ha raccolto e
conservato i significati in un ricco «catalogo» di simboli maturati nel
tempo e ne ha reso cosciente l’iniziato attraverso un metodo: il
metodo liberomuratorio, che consente al soggetto di non subire
passivamente questo naturale sviluppo come qualcosa di meccanicistico e
deterministico, ma di essere, viceversa, protagonista attivo e guida
del medesimo processo evolutivo, orientandolo
ed accelerandolo verso obiettivi di crescita spirituale sempre più
alti.
Questa crescita, così, s’esprime primariamente come una crescita coscienziale,
per poi determinare effetti sull’intero essere d’uomo, tanto nella sua
dimensione naturale quanto in quella storica. È la divinizzazione dell’uomo
e della natura attraverso un processo, che si sviluppa, appunto, in un
divenire storico, per gradi: gli stadi storici dell’emancipazione umana,
le varie epoche della civiltà. Evoluzione della coscienza ed evoluzione
della storia, pertanto, coincidono; nel senso che l’evoluzione della
coscienza è la misura dell’evoluzione della storia.
Infatti, il bisogno di trascendenza innesca una dinamica storica della
trascendenza: è ciò che si chiama il progresso, che s’avvia,
appunto, con il primo storico illuminarsi della coscienza, quando
comparve l’Homo Sapiens (preceduto dall’Australopiteco e
dall’Homo Habilis), che segnò il passaggio dall’animalità all’umanità
in senso proprio, dal regno dell’istintualità e della necessità a quello
della libertà e della cultura, al disvelamento dello spirito.
Il massone ri-percorre questo processo nel «Gabinetto di ri-flessione»,
dove simbolicamente muore come profano e ri-nasce come Iniziato, con l’illuminarsi,
appunto, della sua coscienza in modo nuovo, dando origine a quella che l’iniziato
Dante Alighieri chiamò la «vita nova».
4. Riscontri biblici
Il manifestarsi del bisogno di
trascendenza – di cui abbiamo finora parlato – postula l’esistenza
nell’uomo di un principio di trascendenza (cioè di una causa
che lo determina): un principio di infinitudine e di perfezione che è
innato nell’uomo e che spinge l’uomo medesimo verso l’autotrascendimento.
È la scintilla divina nell’uomo, il soffio di Dio immesso nell’uomo, la
Sua presenza nell’umanità (tale, infatti, è il senso dell’incarnazione
di Cristo), com’è chiaramente detto nel Vecchio e nel Nuovo Testamento.
«Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del
suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un
essere vivente» (Genesi, 2, 7).
V’è nell’uomo,
quindi, un innato principio spirituale di vita, un principio spirituale di perfezione
che dà luogo al processo di perfettibilità umana. O, quanto meno,
si tratta di un principio che originariamente ha visto l’infinito
e la perfezione, cioè Dio; oppure che –stando a contatto con Lui, com’è
chiaramente detto nel racconto biblico del Giardino dell’Eden– ne è
stato impressionato, illuminato, ne ha ricevuto l’impronta
(cfr. J. Böhme). La qual cosa ha destato il desiderio, il bisogno profondo
(ancestrale) nell’uomo di raggiungere, meglio dire di ri-congiungersi
col Principio originario, cioè con Dio. In linguaggio esoterico, ciò è
quanto i massoni chiamano la Reintegratio ad Deum.
È qui che si colloca la consapevolezza che alla base dell’essere
d’uomo v’è un principio di spiritualità, che è il seme ovvero
il nucleo in cui consiste la sostanza ontica del soggetto e da cui procede
il suo farsi storico.
In tale prospettiva essere massone significa aderire ad un processo
iniziatico di perfezionamento che ha come principio regolatore e come
finalità l’Essere supremo. Cioè assumere Dio come metodo e come fine
della propria esistenza. Il processo, però, per i massoni, a differenza di
altre scuole, è compiuto coscientemente, per via razionale e
per gradi, non per salto mistico.
Il perfezionamento si raggiunge non attraverso la «grazia» – he
secondo i cattolici, rispettabilmente, è il solo strumento di salvezza–,
ma attraverso la conoscenza
e coscienza del senso della vita individuale e cosmica; e nel
mettersi iniziaticamente sulla strada deificante che porta (o ri-porta) al
Principio. È qui che si colloca la comprensione razionale della religio.
5. La Stella fiammeggiante: lo Spirito
incarnato nell’uomo
Nel Tempio dei Liberi
Muratori c’è un simbolo (tra i tanti in cui è racchiusa la sapienza
massonica) che campeggia in alto, a Oriente, sulla cattedra del Maestro
Venerabile: è la Stella fiammeggiante
o Pentalfa: cinque Alfa, cioè cinque principi, perché ai
tradizionali quattro (Terra, Acqua, Aria, Fuoco) si aggiunge l’Intelligenza 11. Ha la lettera
«G» al centro, che indica Dio, la sua Luce: Geova (in lingua ebraica
Jeova, Jahveh, Jeve), God (in l. inglese), Gott (in l. tedesca), Gud (in l.
svedese); oppure può essere l’iniziale di Geometria, intesa come la
scienza divina che regola l’armonia del cosmo; o di Gnosi: la perfetta
conoscenza delle supreme verità filosofiche e religiose, attingibile solo
attraverso il cammino iniziatico.
La Stella fiammeggiante, in Massoneria, rappresenta il Fuoco centrale
vivificante, il centro interiore dell’uomo da cui s’irradia la vera
Luce, l’Illuminazione e la Scienza divina, l’Intelligenza. È, dunque,
il Fuoco sacro dello Spirito divino incarnato, che vivifica l’uomo
dal di dentro, dal suo centro appunto, perché –come già detto– è il
suo centro 12.
Perciò la Stella s’identifica con l’illuminazione interiore
(l’intuizione) che guida l’iniziato che ha coscienza d’essere
un microcosmo e, come tale, portatore d’un principio intrinseco di ordine,
armonia, perfezione.
Dagli alchimisti la Stella fiammeggiante, espressiva della Quinta essenza
celeste, viene chiamata «Fanciullo filosofico», immagine, anche qui, della
divinità incarnata, il principio
di coscienza. Coerentemente a questi sensi, viene considerata pure come
l’emblema del Cristo. Significativamente, infatti, chi guidò i Re Magi
verso Gesù bambino a Betlemme fu una stella fiammeggiante (la «Stella dei
Magi»), che indicò la «via» (non solo in senso geografico, ma
soprattutto in senso allegorico) di come può avvenire una nascita divina,
cioè una ri-nascita iniziatica. Nel caso di Cristo fu la nascita di
un uomo (detto anche da Paolo il «secondo Adamo» o «l’ultimo Adamo») 13 che rilanciò
nella storia il messaggio già affidato da Dio al primo Adamo
(quello edenico). Il messaggio, contenuto nel Libro della Genesi (1,
26), così recita:
«E Dio disse: »Facciamo l’uomo a nostra
immagine, a nostra somiglianza»»,
insufflandogli lo pneuma, il «principio di
vita», il principio vitale cosciente, lo Spirito.
Dunque, il primo Adamo, il capostipite del genere umano era un essere che
somigliava a Dio, ne era l’immagine; aveva incarnato in sé il
principio divino; il soffio dello Spirito era organicamente in lui;
com’è detto nella rappresentazione iniziatica della Stella fiammeggiante.
Il secondo Adamo (il Cristo) riconferma e riannuncia (su un piano diverso,
il piano dell’amore e dell’universalità) l’incarnazione 14 dello Spirito
nell’uomo: «Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis» (nel
testo greco originale è, infatti, en emin, tradotto correttamente
nella Vulgata
da San Girolamo con l’espressione latina «in nobis»).
Dal primo al secondo Adamo viene affermata costantemente una verità secondo
cui ogni uomo, avendo in sé, geneticamente, la spiritualità divina,
può ascendere al Padre, reintegrarsi con Lui, divenendo simile a Lui.
L’«immagine» e la «somiglianza» divine, da principio potenziale,
possono diventare attualità storica alla portata di tutti gli uomini di
buona volontà, cioè raggiungibili attraverso un metodo di cui la
Massoneria è depositaria: questa
è la conoscenza esoterica conquistata dagli iniziati.
6. L’antropologia
massonica. Il principio d’uomo, il suo valore
Nell’uomo quindi, secondo l’antropologia
massonica, alberga lo Spirito (come s’è gia visto), il Logos, il Verbum,
che è strutturato nella mente
(il meum ens, seguendo l’interpretazione esoterica) 15; che invece non si ritrova in nessuna
delle altre forme di vita nell’universo. L’uomo è l’unico essere
visibile che ha coscienza di se stesso, coscienza della vita e della morte,
del bene e del male; che ha facoltà di libero arbitrio.
Su queste premesse si fonda il principio d’uomo, cioè il principio
secondo cui ogni uomo è dotato di spirito, ragione, autoconsapevolezza,
volontà, autonomia, libertà
(che è la prima parola del motto massonico «Libertà, Uguaglianza,
Fraternità», scritto a caratteri cubitali in ogni loggia. La specie umana,
in termini universali, è composta da individui siffatti; è una grande
catena che ha questi anelli. Da ciò consegue il principio di eguaglianza
(la seconda parola del motto): tutti gli uomini sono eguali perché tutti
sono portatori del medesimo patrimonio spirituale.
Appartenere alla medesima specie, vivificata dal soffio divino, determina ipso facto
un vincolo di specie, ovvero una solidarietà naturale tra
gli uomini sotto il segno dello Spirito. Questa solidarietà poi, attraverso
la cultura e la coscienza
del fatto, evolve in fratellanza universale (il terzo fattore
del motto). La presa di coscienza dei fondamenti ontici dell’essere d’uomo
matura la solidarietà
di specie in universale fratellanza umana. Di qui, per il
Massone, l’impegno e, perciò, il vincolo etico a ricercare –attraverso
il cammino iniziatico– la piena consapevolezza di sé, cioè del
proprio essere originario; quindi il vincolo etico a vivere secondo natura,
ovvero come fratelli, perché così siamo stati fatti dal medesimo Padre, il
Grande Architetto dell’Universo (G.A.D.U.).
Il principio d’uomo, allora, è la divinità essenziale incarnata
nell’uomo medesimo: è una realtà vibrante che dev’essere
sperimentata da ciascuno per proprio conto, una rivelazione interiore, un’illuminazione,
il risveglio
di una facoltà specifica (facultas facultatum) che possediamo sin
dalla nascita, ma che s’attiva solo quando la coscienza è pura. Poi,
quand’è vergine
(come in Maria), dà luogo ad un salto metafisico pur rimanendo nel
fisico (nella physis), cioè partorisce il Cristo: una possibilità
ch’è stata data ad ogni uomo, perché a tutti è stato «dato potere di
diventare figli di Dio» 18.
Il soggetto, trovando Dio (il G.A.D.U.) nella propria interiorità, trova
dunque il principio di se stesso, la pura potenzialità di sé, la spiritualità,
che è libertà
- intelligenza - creatività - amore: l’essenza della specificità
umana, da cui parte l’autentica autocostruzione dell’iniziato,
per divenire un uomo
integrale, onnilaterale. In questo processo l’espansione della
dimensione coscienziale coincide con l’espansione dello spirito,
perciò con la crescita dell’humanitas che è in ognuno. Di qui l’imperativo
etico: Uomo, sii uomo! Un imperativo che per il massone suona nell’accezione
»Fratello, sii Fratello al tuo simile!».
Rivelazione divina (intesa come progressiva liberazione del divino dallincoscienza
della materia), pertanto, e crescita umana coincidono. Indiarsi è uguale a umanizzarsi,
e viceversa. Dio e uomo reciprocamente si danno senso. In ciò consiste
lautocostruzione di sé e dellumanità, del singolo e della specie; perciò il
lavoro muratorio, comè scritto nei relativi rituali, è fatto dal massone «per il
bene dellumanità e per la gloria del G.A.D.U.».
Da ciò consegue anche lalto valore morale dellessere duomo, la
sua elevata dignità. Ogni corpo duomo devessere considerato come un
Graal (a cui si lega lesoterismo cavalleresco dei Templari), cioè portatore dello
Spirito divino (qui stat in nobis, semper). Siffatta strutturazione
dellessere duomo determina unaltissima qualità onto-antropologica,
che rende chiaro come recare un offesa alluomo è come recare unoffesa a Dio
direttamente. Ne discende la proibizione dogni forma di sfruttamento e di dominio
delluomo sulluomo; quindi lobbligo morale a demolire le strutture di
male, tutte; e a costruire le strutture socio-politiche del bene.
Per questo alto obiettivo siamo tutti impegnati in quanto uomini. Perciò uniamoci in nome
del Grande Architetto dellUniverso e dellUomo e, abbracciandoci, operiamo per
il bene comune!
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