1 Vedi ad esempio M. Introvigne, La
Massoneria, Torino 1999.
2 Qui e nel seguito useremo l’aggettivo
scozzese nel senso di appartenente al Rito Scozzese Antico Accettato.
3 Per usare una terminologia cara a
Guénon, e forse più chiara per molti, le tre vie corrispondono alle
tre caste superiori, Vaisya¸Ksatriya e Brahmana.
Evidentemente l’ultima casta e quella dei “fuori casta” sono escluse
da questo problema. Per dirla con R. Alleau, sarebbero i “non
iniziabili”.
4 È interessante ricordare che uno tra i
primi testi alchemici che arrivarono nell’Occidente medievale,
attribuito tradizionalmente a Khalid ibn Yasid, presunto allievo di
Morieno Romano, si intitola Libro delle Tre Parole.
5 Qui e nel seguito i rituali citati,
dovunque possibile, saranno i più antichi che possediamo del RSAA,
cioè quelli registrati nel manoscritto di Francken del 1783, nella
traduzione che devo alla cortesia del fr. Maurizio Nicosia.
6 H. Corbin, La
Chevalerie spirituelle, in En Islam Iranien, tome IV,
Paris, 1972.
7 Mackey, An
Encyclopaedia of Freemasonry, New York, 1919.
8 Qui e nella risposta, in questa
pubblicazione, è evidentemente richiesta la riservatezza.
9 Fulcanelli, Les
Demeures Philosophales, tome II, Paris, 1965
|
Una delle
critiche che vengono rivolte alla Massoneria, perlopiù da fonti
confessionali, è quella di non possedere una dottrina, ma soltanto un
metodo di lavoro che per i suoi assunti la colloca nel vago e
insoddisfacente dominio del relativismo
1.
Ricordo che secondo questa visione la verità, la sapienza assoluta, la
gnosi, non è raggiungibile per definizione, anzi forse nemmeno
concepibile, tutte le conoscenze e le opinioni umane sono
approssimazioni imperfette, determinate da uno specifico periodo storico
o da una certa cultura, modificabili e superabili al variare del tempo o
dello spazio, quindi tutte solo moderatamente legittime, accettabili con
estrema prudenza e destinate nel tempo a svanire o a mutare.
Questo
atteggiamento deriverebbe, secondo alcuni, dal fatto che il pensiero
massonico, che in questo senso sarebbe sostanzialmente vanificato in
quanto anch’esso relativo, non è in grado di poggiare le sue eventuali
affermazioni, siano esse etiche, scientifiche o metafisiche, su un
apparato di riferimento assoluto e incontrovertibile.
In un certo senso
questa critica potrebbe persino piacere a certi massoni poco avvertiti,
che non sono sempre consapevoli del fatto che dichiarazioni,
all'apparenza innocue e persino attraenti, che affermano che in
Massoneria non esistono dogmi, che ogni opinione è lecita e
rispettabile, che la libera ragione umana è l'unico sistema di misura
accettabile, possono condurre a una forma di rozzo empirismo o
positivismo scettico, che in ultima analisi non può che ridursi al
silenzio, rinunciando, in perfetta coerenza, a qualunque opinione.
Questa critica si
fonda su un'interpretazione del fenomeno massonico basata su due analisi
entrambe erronee, ma curiosamente accettate in larga misura sia da
massoni che da chi non ha mai frequentato i Templi.
La prima
considera come la più alta espressione della dottrina libero muratoria
il pensiero espresso da alcuni intellettuali che furono anche massoni e
che talvolta la stessa Massoneria ha voluto annoverare tra i suoi adepti
più importanti. Senza citare nomi, ad evitare una sciocca fonte di
polemiche sterili, comunque non utili per l'esame che vogliamo
approfondire, notiamo che dovrebbe invece sembrare ovvio, almeno per i
fratelli, che la dottrina massonica, se esiste, non può che
trovarsi nella sua tradizione esoterica, così come si è espressa in
cerimonie, rituali e simboli, e che soltanto lì, nel luogo e nel modo
tradizionale, unico legittimo, di conservazione di trasmissione la si
può e deve cercare. Non certamente negli scritti profani di
singoli uomini, per quanto interessanti o acuti.
Il secondo errore
nasce, e si perpetua, nel voler giudicare la Libera Muratoria esaminando
gli insegnamenti che appartengono al primo dei suoi gradi, quello di
Apprendista. Anche in questo caso la confusione è sorprendente. In un
sistema graduale dovrebbe sembrare chiaro a chiunque che all'inizio
della scala iniziatica non potranno che appartenere le conoscenze meno
importanti e più insignificanti. Non a caso in quasi tutte le Obbedienze
l'Apprendista non possiede nemmeno la totale qualificazione massonica,
per indicare che è un punto di confine con un occhio ancora rivolto al
mondo profano, un ulteriore esame prima di decidere se il candidato è
adatto per proseguire il cammino iniziatico. Era così anche in altre
illustri tradizioni cui amiamo ricollegarci, come, per fare un esempio
ben noto, quella pitagorica, dove ritroviamo il silenzio imposto
per anni al neofita. Praticare quasi esclusivamente questo grado,
continuare a rimuginare pensieri vani sui suoi contenuti e presentarli
come l'essenza stessa della Massoneria, è quantomeno stravagante.

Se tutto ciò è
vero per la Massoneria in generale, lo è evidentemente ancora di più per
il Rito Scozzese Antico ed Accettato che nella sua scala iniziatica
propone un insegnamento rigoroso che non ha nulla di relativo.
Lo vedremo
esaminando, in modo succinto e nei limiti di una pubblicazione aperta, i
punti salienti della dottrina, non esitiamo chiamarla così, che
appartiene alla tradizione scozzese 2.
Non entreremo qui
negli infiniti problemi storici che si propongono nell'analisi del Rito
relativi alla sua origine, alla sua formazione e alla sua strutturazione
definitiva. È un argomento affascinante, che è ancora in corso di
approfondimento e di dibattiti a volte molto accesi anche in ambito
libero muratorio. Tuttavia se ammettiamo, come qualunque massone
scozzese converrà, che il RSAA è una struttura tradizionale che ha avuto
il compito di raccogliere e trasmettere un messaggio iniziatico sulla
base di quello che dobbiamo definire un impulso spirituale, e che
il suo insegnamento è esoterico in quanto trascende le normali
facoltà umane e si rivolge a una capacità di intellezione e di
esperienza che non appartiene al mondo della profanità, ne consegue
necessariamente che anche la sua storia non potrà che essere
metastoria, e una sua indagine condotta soltanto con metodi
profani, utilizzo volutamente di nuovo questo aggettivo, non potrà
che essere molto parziale e portarci a risultati estremamente limitati e
discutibili.
Per brevità
tralasciamo inoltre qui ogni considerazione sugli apporti che la
Massoneria in generale, e il Rito Scozzese in particolare, possono, e in
un certo senso debbono, avere ricevuto da una Tradizione più
ampia e antica che nel tempo si è manifestata in vari modi, legati
immancabilmente alle circostanze che ne hanno determinato la necessità.
È comunque importante ricordare che i collegamenti spirituali con le
manifestazioni di una Tradizione che è stato spesso definita
primordiale, sono in realtà gli unici a costituire la vera
regolarità massonica, e a determinare la legittimità del Rito
stesso.
Tutto ciò quindi
ci autorizza a considerare il Rito della sua forma attuale come un
paradigma cui era destinato sin dall'inizio, come un albero il cui seme
portava già tutte le forme che avrebbe in seguito acquisito, e ci
consente di studiarlo così come è, come si presentò sulla scena del
mondo al momento della nascita dei primi Supremi Consigli.

Si è detto, molto
giustamente, che il terzo grado, o grado di Maestro, non è l'ultimo dei
gradi simbolici, ma il primo degli “alti gradi”. Questa affermazione è
tanto più vera se approfondiamo il suo esoterismo.
Il grado di
Maestro, con una leggenda incentrata formalmente su un episodio biblico,
ma che se ne discosta sia sul piano sostanziale che su quello formale,
ci descrive un dramma che sarebbe avvenuto durante la costruzione del
Tempio di Salomone. Ne ricordo succintamente i punti salienti.
Salomone, Hiram
re di Tiro e Hiram l'architetto dirigono i lavori di costruzione,
tracciano i piani e li fanno eseguire, grazie al possesso di una
particolare conoscenza, quella di una eccezionale parola, la
Parola di Maestro, che solo essi conoscono e che solo se sono tutti
e tre presenti, e in modo molto singolare, può essere pronunciata.
L'assassinio
dell'architetto Hiram da parte di tre compagni che cercano vanamente di
farsi comunicare questa conoscenza magistrale porta alla perdita della
parola, e interrompe i lavori della costruzione.
Fermiamoci e
cerchiamo di chiarire le prime conclusioni.
Il significato
esoterico è piuttosto trasparente. Una tragedia cosmica ha deviato dal
buon fine la Creazione, o meglio la Formazione di questo nostro mondo.
Notiamo che in tutta la tradizione scozzese non si parla mai di
creazione del mondo. I rituali ci riconducono sempre a un simbolismo
architettonico, sin dal nome del presunto Essere Supremo. Lo stesso
motto del RSAA, Ordo ab Chao, si riferisce alla realizzazione di
una struttura ordinata, partendo da una situazione caotica preesistente.
Per usare una terminologia cabalistica, quello di cui si parla è il
problema della Yetsirah.
Ora, ritornando
al nostro mito, la tragedia introduce una deviazione nella costruzione
del Tempio, cioè un errore ontologico nella formazione del mondo. È il
riconoscimento di un Male che non è relativo, né eliminabile con mezzi
umani, profani, perché insito nella stessa manifestazione universale.
Solo il ritrovamento della Parola Perduta potrebbe
permettere di ricostruire i piani originari del Tempio, e quindi di
condurne a buon fine l’edificazione, e questo diventa, dal momento della
presa di coscienza del problema, il compito dei fratelli scozzesi, la
causa del lungo cammino che dovranno intraprendere.
Va notato un
altro punto particolarmente importante, senza il quale tutto l’insieme
del RSAA diventa incomprensibile e paradossale.
La Parola
era posseduta da un sacerdote, Salomone, da un re, Hiram
di Tiro, da un artigiano, Hiram, cioè era la summa delle
tre tradizionali vie iniziatiche 3.
A causa del dramma hiramico tutte hanno perso contemporaneamente
il loro fondamento, e solo con un recupero totale la Tradizione può
essere ristabilita. Ne consegue che solo riprendendo, nell’ordine
gerarchico tradizionale, i tre cammini di ricerca, la Parola
effettiva può essere ritrovata, e l’errore essenziale, ontologico,
corretto, mentre, in questa fase del ciclo, chi ritenesse di possedere
una qualificazione iniziatica avendo completato uno solo dei tre
percorsi, si ingannerebbe profondamente. In realtà si tratta di
riacquistare Tre Parole, non una sola 4.
Questo perciò -
l’unico completo e legittimo - sarà, come vedremo, il tracciato del RSAA.
Si danno anche
altri insegnamenti in questo grado ricco di valori esoterici, ma qui
siamo costretti a tralasciarli. Sottolineo però le due caratteristiche
fondamentali, una di estremo pessimismo, il male non è relativo, ma
intrinseco e sostanziale alla manifestazione, e l’altra di estremo
ottimismo, i maestri scozzesi sanno che esiste una soluzione a questa
sventura e che è alla loro portata, o almeno di qualcuno di loro,
trovarla.

Il primo
obiettivo, dal 4° al 14° grado, è morale. Non si può pretendere di
ottenere nessuna realizzazione spirituale se questa non poggia su
un’etica superiore, praticata perfettamente.
All’inizio si
ribadisce che gli assassini di Hiram sono ancora tra noi, cioè
che il Male etico è sempre presente in un’infinita e variegata serie di
forme.
Il Maestro
imparerà ad individuarle, cioè a trovare gli assassini, uno dopo
l’altro, e li eliminerà, ne farà giustizia nei cosiddetti gradi di
vendetta.
Si deve
comprendere che questa vendetta, il racconto di queste esecuzioni
che possono sembrare persino truci, è la descrizione della riparazione
del male morale, la sua graduale soppressione.
Nei suoi passi
successivi il Maestro apprenderà di volta in volta il valore della
giustizia, della pace, della tolleranza, dell’amore fraterno, della
sincerità, della fedeltà, della benevolenza, della carità.
In particolare
sin dall’inizio avrà appreso le virtù del Dovere e dell’Obbedienza, che
si riassumono, essotericamente, nella liberazione dal proprio
egocentrismo, ed esotericamente nel difficile compito di affrancarsi dal
proprio io e dai suoi condizionamenti.
Prossimo alla
fine, del Maestro si potrà allora dire che ha nome Gibulum, “che
vuol dire che è un uomo buono” 5.
Solo giunto a
questo punto di perfezione etica meriterà di ottenere l’eredità di
Enoch, che risale a prima del Diluvio Universale, cioè potrà
ricongiungersi con la Tradizione Primordiale, antecedente a
quella hiramica, e potrà trovare la prima Parola. Tuttavia non ne
conoscerà ancora la pronuncia. Dovrà essere distrutto il Primo Tempio, e
seguire una prova di dolore, di delusione e di espiazione, rappresentata
dall’esilio, perché possa pervenire anche a questa conoscenza che
comprende quella dei numeri misteriosi. Questo avverrà nel 14°
grado, chiamato Perfezione, Apice della Massoneria, dei Grandi Eletti
Perfetti e Sublimi Maestri, che si conclude dicendo:
Miei cari
Fratelli, La Parola che fu persa è, adesso, di nuovo ritrovata.
Serbiamola nella parte più profonda del nostro cuore; entriamo adesso
nel silenzio avendo massima cura di non macchiare i nostri cuori con
qualche vizio.
Il Maestro è
diventato un Massone Perfetto, e si conclude il cammino prettamente
muratorio. Si è ottenuta la completa iniziazione artigianale o
architettonica.

È evidente che se
non avessimo premesso che le parole in realtà sono tre, a
questo punto non si capirebbe perché dover proseguire. Mentre ora,
invece, incomincia una seconda serie di prove, di istruzioni, di gradi
rivolti alla seconda via iniziatica, quella regale,
cavalleresca o eroica.
All’inizio, in
realtà, c’è il tentativo protervo di costruire un Tempio, il Secondo,
quello di Zorobabele:
D. Dove opera,
al momento attuale, il Grande Eletto, considerando che egli non ha più
una terra?
R. In luoghi
segreti per riedificare… la costruzione disgregata dai traditori.
È l’errore, che
ancora oggi si manifesta, di chi ritiene che ritrovata la prima Parola
il compito sia finito e che questa sia sufficiente, cioè che
l’iniziazione artigianale o muratoria sia il completamento della
via iniziatica.
Ma, come è noto,
e come viene insegnato, anche il Secondo Tempio è distrutto: mancava
qualcosa.
La leggenda
simbolica del tempio di Zorobabele e il racconto della sua distruzione
non vogliono soltanto insegnarci che tutte le costruzioni non possono
che essere imperfette sinché non sia stato corretto totalmente, nelle
sue tre componenti etiche, cosmiche e metafisiche, l'errore primordiale,
e quindi destinate, come tutto nella manifestazione attuale, alla
corruzione e alla morte. È anche, pur se solo accennata, l’indicazione
di un punto chiave della Tradizione originaria che vuole rammentare la
ciclicità del tempo, la crisi che segna la metà di ogni ciclo,
con il passaggio da un contatto diretto con il Centro
Primordiale a un rapporto più mediato. Possiamo dire succintamente
che con l'edificazione del Secondo Tempio, cioè nella seconda metà del
ciclo, il messaggio iniziatico si è per così dire diluito. Melchisedek
viene sostituito da Aronne, Salomone da Zorobabele, la Tradizione tende
ad assumere una sempre più marcata forma religiosa ed essoterica, che si
manifesterà completamente con la distruzione del Secondo Tempio, quando
il contatto con il Centro si interromperà per i più, entrando in uno
stato che si è talvolta definito dell'occultamento.
All’occultamento
infatti apparterrà il Maestro che nel 14° grado si è ricongiunto al
Centro, la segretezza è una delle sue virtù. I taoisti direbbero che
è diventato un uomo vero. Proprio per questo ora è qualificato
per diventare un Cavaliere, errante pellegrino che abbandona il
cantiere, rifugio imperfetto ma in qualche modo protettivo, per
avviarsi nel mondo manifestato, per penetrarne i misteri.
Il cavaliere
della leggenda è un giovane, forte di animo e di corpo, che si incammina
nella foresta, nella silva, cioè la hyle, la materia, alla
ricerca della sacra coppa della conoscenza. È evidentemente
un cammino gnostico.
Abbiamo detto che
è giovane, è importante, è la sua caratteristica principale. Come
insegna Corbin 6
la “juvenilitas” nel suo senso tecnico, che qui è il senso
spirituale, è una parola che designa una giovinezza su cui il tempo non
ha presa, perché è una riconquista sul tempo e le sue sclerosi. La
parola si riporta allora alla giovinezza propria degli esseri
spirituali…
Quando il
mistico, dopo essersi progressivamente liberato nel corso del suo
cammino “interiore” dai legami delle passioni dell’anima carnale, arriva
alla stazione del “cuore” (l’uomo interiore, l’uomo vero) nello stesso
tempo è arrivato alla dimora della giovinezza.
La strada da
percorrere è infida, pericolosa, intralciata da mille difficoltà, da
mille dubbi, da mille delusioni. Il cavaliere cercherà la conoscenza
nelle molteplici risposte che l'uomo si è dato, o ha creduto di trovare,
nei secoli della sua storia, e che ha cristallizzato in tante fedi e in
tante scienze. Il percorso gnostico le incontrerà tutte, le dovrà
visitare tutte, da quelle dei cristiani, ai drusi, agli abitanti
dell'Estremo Oriente, dalla matematica, all’astronomia, alla fisica,
alla chimica, alla fisiologia, alla psicologia.
Sarà però sempre
guidato, in modo più o meno palese, da una tradizione antica e che
infine si rivela pienamente nel 28º grado. È la Tradizione Ermetica
che il Cavaliere del Sole, Principe Adepto, incontrerà nei fuochi accesi
e ardenti del laboratorio alchemico.
Non possiamo non arrestarci, per un momento almeno, su questo grado
che ha suscitato l’ammirazione e l’interesse di tutti i più grandi
studiosi della Massoneria, dal Mackey che scrive che di tutti gli
alti gradi è forse il più importante e il più interessante per lo
studioso che vuole ricercare il vero segreto dell’Ordine 7,
ad Albert Pike che gli consacra nel suo Ritual and Dogma più di
duecento pagine.
Abbiamo detto che il Cavaliere, per giungere all’illuminazione della
vera e completa gnosi ha dovuto studiare e conoscere tutte le fedi e le
scienze umane. Questa chiaramente è la visione essoterica.
Esotericamente, come qui viene reso esplicito, è risalito non solo ad
Enoch, ma ad Adamo, cioè alla fonte stessa della Tradizione umana, è lì
ha conosciuto gli arcani del mondo e della natura, ha visto lo Spirito
Universale, Anima del Mondo, la prima e più pura emanazione del Mistero
divino, che effonde luce su ogni cosa, e infine gli sono stati
svelati i segreti della Grande Opera.
Il simbolismo è così pregno, che conviene per darne almeno il
sapore, lasciar parlare il rituale stesso, citando qualche passo
dell’istruzione del grado:
D. Cosa rappresentano le tre S?.
R. Le tre S mostrano che la Saggezza unita alla Scienza crea un
Santo.
…
D. Cosa significano i sette Pianeti?
R. Essi sono le luci del globo terrestre e al loro influsso deve
la propria esistenza ogni materia formata per la concordia dei quattro
elementi indicati dai quattro triangoli che sono in realzione ad essi
come i quattro maggiori Pianeti.
…
D. Quale influsso hanno i sette Pianeti sui quattro Elementi?
R. Tre sostanze universali di cui sono composti tutti i corpi,
Anima, Spirito e Corpo, altrimenti Sale, Zolfo e Mercurio.
D. Cos’è l’Anima o Sale?
R. L’Anima donata dall’Eterno Supremo e dai Pianeti agenti della
Natura.
D. Cos’è lo Spirito o Zolfo?
R. Una sostanza fissa soggetta a diverse produzioni.
D. Cos’è il Corpo o Mercurio?
R. Una sostanza informata o maturata a certe forme per mezzo
dell’unione del sale e dello Zolfo, ovvero con la concordia dei tre
soggetti della Natura.
…
D. Cosa significa la parola 8 …?
R. La parola di passo dei Filosofi, che indica …, o Materia Prima
di tutte le cose.
Si comincia a
manifestare la Seconda Parola, che si perfezionerà simbolicamente nel
30° grado con il completamento dell'iniziazione eroica o regale e
l’acquisizione del titolo di Kadosh¸ Santo, come era stato
preannunciato nel catechismo appena esaminato.
Diventato
Cavaliere Templare, scoprirà che altrove va cercata la patria celeste
dello gnostico, che la Parola, il Nome, trascende
qualunque suono umano, che la conoscenza, la Gnosi, non
appartiene né alle scienze né alla fede gli uomini.
Il Cavaliere
abbatte le colonne del Tempio, perché ha appreso che qualunque santuario
in questa manifestazione, sia esso dedicato a una religione o a una
scienza, è un errore sciagurato. Non vi farete idoli, gli viene
ordinato e questo precetto, che qui pare paradossale e assurdo, non
lascia adito a nessun dubbio. Non vi sono luoghi di culto privilegiato
su questa terra, non vi sono terre sante da proteggere, il
Montsalvage, il monte della salvezza, non è più in questo mondo, il
Graal è conservato in un paese inaccessibile ai profani.
Non è né una
conclusione scettica, né relativistica. Riconoscere il trascendente non
vuol dire negare l'Assoluto nella sua conoscibilità, ma ammettere che
occorrono mezzi eccezionali e non umani per raggiungerlo, e che anche la
santità del Kadosh non è se non una visione parziale e imperfetta
che va superata.

In tanti si erano affollati tra le colonne della loggia di
Apprendista. Nel tempo molti si sono dispersi, si sono fermati o sono
stati bloccati, solo un piccolo drappello è giunto alle soglie
dell’iniziazione sacerdotale dei gradi sublimi.
Non è una scelta voluta: evidentemente l’obiettivo ideale vorrebbe
che tutti giungessero alla fine della lunga scala graduale. Ma una legge
impone l’antica regola: molti – comunque non tutti – i
chiamati, pochi gli eletti. Legge misteriosa, di cui non è dato
conoscere i motivi.
Che dire di questi ultimi gradini della scala misteriosa?
Il nostro Principe Massone – ormai gli spetta questo titolo - dovrà
ancora una volta scendere nelle profondità del Mistero, qui trovare
finalmente il segreto della Grande Opera, il Real Segreto e,
praticando ciò che nel 28°grado gli era stato solo concesso di vedere,
raggiunto il culmine delle vie iniziatiche, potrà toccare con mano
lo Spirito ed esclamare, come un antico e anonimo Adepto che ci ha
lasciato una traccia del suo successo:
Nunc Scio Vere
Ora so veramente!
. Come scrisse un grande iniziato 9,
questa è
parola di vera gioia, slancio di intima soddisfazione, grido
di allegria che l’Adepto emette di fronte alla certezza del prodigio.
Sino a lì il dubbio poteva ancora assalirlo, ma di fronte alla
realizzazione perfetta e tangibile non teme più di errare… Niente del
grande segreto gli è ormai ignoto.
La terza Parola Perduta è stata ritrovata. Il Dovere è
stato assolto.

Crediamo a questo punto, dopo il rapido esame che abbiamo compiuto
sui punti principali della dottrina del Rito Scozzese Antico ed
Accettato, che possano essere rimasti ben pochi dubbi su un suo
eventuale “relativismo”. Ci sembra anzi fin troppo evidente che il Rito
racchiuda una serie di insegnamenti che non lasciano nessuno spazio a
divagazioni personali, purché si abbia la pazienza di penetrarne
umilmente e senza pregiudizi il senso esoterico, per riprenderli,
uno dopo l’altro, nella sequenza logica e rigorosa che li connette.
I dubbi, se possono venire, dipendono soltanto dalla qualificazione
iniziatica di chi li sta studiando o praticando.
Un grande iniziato e maestro della gnosi ermetica, un iraniano del
XII secolo, Sohrawardî, giustiziato dal Califfo in giovane età per aver
lasciato imprudentemente trapelare le sue conoscenze, insegnava che ci
sono tre livelli che vanno dall’essoterico, all’esoterico, all’esoterico
dell’esoterico, e che si possono così riassumere:
-
La certezza
teorica (’ilm al-yaqîn): sapere che il fuoco esiste,
avere inteso cosa sia il fuoco.
-
La certezza
oculare (’ayn al-yaqîn): vedere il fuoco con i propri occhi,
esserne il testimone.
-
La certezza
personale realizzata (haqq al-yaqîn): essere bruciato dalle
fiamme, diventare il fuoco.
Come abbiamo
visto – ma la Tradizione è una e la stessa, sempre e dovunque – sino al
14° grado siamo nel primo caso. Si incomincia a vedere nella
seconda serie di gradi. Si tocca con mano solo alla fine e,
aggiungeva il nostro sfortunato Maestro persiano: ciò che è
l’esoterico a livello di un certo mondo, è l’essoterico a livello del
mondo immediatamente superiore.
Per cui, infine,
anche quanto abbiamo detto qui, non potrà che essere oggetto di fede
o dogma per chi non abbia mai posato la mano nel fuoco.
Dogma:
parola che non piace ai fratelli Liberi Muratori. Eppure uno dei più
grandi tra loro, un grande scozzese, Albert Pike ha intitolato
con questo termine il testo preziosissimo in cui dipana a lungo e con
rara sapienza tutti i contenuti del Rito. Possiamo cercare
di renderla più accettabile forse con questa immagine.
Il Rito Scozzese
è come una grande, immensa e perfetta costruzione, si pensi a una
cattedrale gotica, per fare un esempio consueto, dove le vetrate, i
capitelli, le sculture, i bassorilievi della facciata, i rosoni, la
stessa pianta e il piano dell’edificio tutto intero siano
contemporaneamente una summa di insegnamenti e un poderoso
strumento iniziatico.
Possiamo
visitarla come turisti, prendendo qualche foto, ammirando le opere
d’arte qua e là, per poi tornarcene alla nostra vita profana
felici e soddisfatti, magari con argomenti eruditi che si possano
esibire con gli amici.
Oppure possiamo
usarla sperando di meritare anche noi, in un giorno fortunato, di
bruciare tra le fiamme del fuoco sacro.

Si te fata vocant
|