26. Anticomacinismo - Riporti
Finora nel capitolo Anticomacinismo è venuta alla parola
quasi esclusivamente la vox populi. Ma esistono forse simili calunnie
anche nella letteratura? Per non parlare del silenzio di tomba,
esistono leggende che tramandate e presentate quali credibili si
sono poi rivelate dei falsi storici. I “Fratelli comacini” vengono
improvvisamente liquidati quali costruttori continentali come se
non avessero nulla a che vedere con Como. “Similitudini di stile”
e “malintese interpretazioni” storicamente senza valore avrebbero
portato alla celebrazione dei Maestri Comacini. Nel beccare un piccolo
granello di verità occorre presentare il racconto di una
goffa leggenda: “Una associazione italiana di costruttori avrebbe
ricevuto dal Papa nel XIII secolo una Bolla o Patente con la delega
di costruire Chiese su e giù per l’Europa” (Knoop e
Jones).
Dalla stessa fonte abbiamo l’affermazione che con la parola “comacino”
non può essere inteso un muratore di Como o della Comacina;
forse sarebbe da intendersi sotto questa parola un muratore-confratello
o qualcosa di similare ma senza alcun legame con Como (The word
comacinus cannot be taken to mean a mason of Como or Comacina, the
supposed district of the Comacini; it probably meant “fellow mason”,
as comonachus meant “fellow monk”, without reference to Como or
any other place).
Knoop e Jones ritengono non fondata l’esistenza dei Maestri
Comacini:
“Not a scrape of record evidence has been found to establish the
existence of this migrant fraternity, belief in Wich seems to be
based on widespread architectural similarities between different
churches, and a mistaken etymologia”.
Simili interpretazioni nella letteratura inglese più vecchia
suscitano l’impressione che sarebbe stato sconvolgente ammettere,
cosa comprensibile in quel tempo, che si dovettero chiamare in aiuto
costruttori continentali per la costruzione o la ricostruzione di
Cattedrali, Castelli e Città distrutte. In questi tentativi
calunniosi non possono naturalmente essere assenti i tedeschi. Menzionando
i lavori di erezione della Chiesa di Montecassino, 1066, Schnaase
afferma “i Lombardi erano verosimilmente solo manovali, quali erano
continuamente forniti dalle valli del versante meridionale della
Alpi”. Certo che se Schnaase avesse ragione, per quanto riguarda
i lombardi, non varrebbe la pena di interessarsi ad essi.
Frigerio spiega simili errati giudizi sui suoi compatrioti italiani.
Egli non definisce calunniose simili argomentazioni, ma tentativi
di diminuirli e va anche oltre definendo questi autori “demolitori”
dei Maestri Comacini.
Anton von Mailly, molto letto in Germania dagli amici dell’occultismo,
ha ritenuto pur senza alcuna cognizione in merito, di dover dire
la sua: “Esclusi i fratelli di cantiere liberi, vi erano anche squadre
migranti che avevano le loro proprie logge, erano perciò
completamente indipendenti e migravano da paese a paese in cerca
di lavoro. Essi tuttavia producevano solo lavoro grezzo come torrioni
di difesa, mura cittadine, ponti e non erano iniziati all’architettura
superiore. Simili costruttori erano tra gli altri gli operai greci,
poi i comensi, che hanno lasciato tracce nella storia artistica
in ogni secolo. Negli ultimi secoli inoltre, sotto la guida di un
architetto, costruirono anche in stile sia case che rocche e castelli.
Questi erano i “welischen” (latini) che vennero in considerazione
con fiorire del Rinascimento e sono richiamati nella storia delle
Logge tedesche. Alla nota 38 prosegue: “Simili irregolari (letteralmente:
selvagge) associazioni di costruttori erano i comaschi a Vienna
nel XVI e XVII secolo, ed erano all’opera in molte costruzioni di
castelli e chiese”.
“Questi operai edili longobardo-veneziani erano gente molto povera,
che fu spinta dalla fame lontano da casa. Ancor oggi leggere e scrivere
e una rarità presso di loro. Parlare di una padronanza edilizia
nel basso e medio Reno, giù fino al XII secolo da parte dei
Comacini, è un andar troppo oltre perché nessun comacino
e stato messo in risalto o è conosciuto in modo straordinario
come architetto.”
A prescindere dalla definizione senza senso “operai edili longobardo-veneziani”
ogni riga di queste argomentazioni testimonia non solo preconcettualità
ma anche deplorevole ignoranza. La limitazione a “medio e basso
Reno” non è una giustificazione: difatti nel 1108 a Klosterrad
bei Aachen si costruisce “scemate langobardorum” e questo parla
proprio in favore di una padronanza dell’edilizia da parte dei
Comacini.
Conformemente scrive il Lexikon für Theologie sui Maestri
Comacini:
“Il loro lavoro esterno in specie in Germania meridionale, Borgogna
ed in Renania (!) è seguibile a ritroso fino all’epoca longobarda”.
Inoltre: “Il famoso Padiglione Reale nel convento di Lorsch, in
contrapposizione alle altre costruzioni del monastero, è
stato costruito secondo il modulo longobardo e pertanto certamente
da operai longobardi, come i Duomi romanici al Reno” (Behn).
E se in Olanda, che sarà bene sul basso Reno, i comaschi
erano all’opera nel 1158, secondo Schaffran, allora queste indicazioni
della Storia dell’Arte dovrebbero essere sufficienti.
Ed infine: “non saper leggere né scrivere”; questo era a quei tempi
segno di dignità reale: Teodorico il Grande e Liutprando,
il più illustre Re longobardo, erano analfabeti. E per buon
ultimo: se i Maestri Comacini non sapevano leggere e scrivere, chi
ha guidato loro lo scalpello per le iscrizioni a Duomi, Palazzi
e Monumenti funerari ?
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