34. Antenati
Ma in verità, da che cosa deriva proprio in un così
discosto territorio alpino quel concentramento di famosi costruttori
e architetti, di rinomati maestri scalpellini e innumerevoli degni
allievi? Da dove provengono questi uomini? Erano forse profughi
politici come i “Refugiés” del XVII secolo, o gli “Emigrés” del
XVIII, o le vittime di persecuzioni demagoghe del XIX, o i milioni
di espatriati del XX secolo non diversamente dagli odierni artefici
della porcellana di Meissen, del vetro di Jena, per non dimenticare
i custodi dello spirito di Weimar e di Jena, di Sansouci e della
Fortezza di Marienburg nella Prussia occidentale?
Nessuno storico romano scrive di un simile destino di profughi
dei popoli assoggettati, ad esempio dagli Etruschi.
Solo gli archeologi e gli storici dell’Arte ne trovano di tanto
in tanto le tracce. E ancora oggi nessuno può dire da dove
essi, gli Etruschi, provennero. Così anche la provenienza
dei popoli montani, come i Ladini, non e più determinabile.
I Romani designavano brevemente come Reti queste rivoltose popolazioni
alpine che temevano. I Reti erano un miscuglio di Celti, Illiri,
Etruschi ed una precedente popolazione ancora totalmente sconosciuta.
Per popolazione originaria i Romani intendevano una mescolanza di
barbari incolti, di fuggiaschi inselvatichiti, di popoli sottomessi
e di spartachisti messi al bando.
Per lo meno ai tempi di Cesare erano sconosciuti i Galli residenti
intorno al lago di Lugano; e nonostante la vicinanza al romano Lacus
Larius, finora non è conosciuto alcun insediamento romano,
anche di epoca più tarda, nell’ambito del lago di Lugano.
Questo è spiegabile in quanto lo spazio ad alto insediamento
sul lago di Lugano si trovava sulle rive settentrionali, e solo
con estrema difficoltà, a causa delle paludose rive meridionali,
era irraggiungibile.
Cosicché Como ebbe la supremazia in questa regione alpina.
Il ricordo della precedente popolazione celtica non è affatto
dimenticato. Infatti il celtico nome Lugano significa “città
al lago”. Il Monte S. Salvatore, che domina la città, aveva
un tempo un tempio celtico dedicato al dio Beleno; da ciò,
fino al XIX secolo il nome di Campo Beleno, oggi Biagno (Hardmeyer).
Fino ad un recente passato si riteneva impossibile un insediamento
umano, in tempi preistorici, in quelle valli inospitali che scendono
dal ghiacciaio del Bernina. Solo da pochi decenni siamo meglio informati
sulla vita culturale e religiosa della popolazioni che 4000 anni
fa dimoravano in queste valli alpine; meglio informati di quanto
la nostra conoscenza scolastica potesse anche solo sognare. In mancanza
di documenti scritti sono ora le pietre a parlarci.
Da ritrovamenti archeologici sappiamo che gli Etruschi avevano
prima dominato la Valtellina, ove poi invece trovarono rifugio.
Di epoca romana è l’insediamento di “Tillium”, oggi
Teglio,
da cui sarebbe derivato il nome Val Tellina (Lukan). Presso Teglio,
nel 1940, furono trovati tre “Menhir”. Da tempo queste pietre gigantesche
sono conosciute in Bretagna, in Inghilterra ed altrove; ma nel territorio
alpino esse erano sconosciute e neppure supposte: esse sono simbolo
del culto degli avi, della fecondità e del diritto materno.
Sibilla Cles-Reden vede in questa religione, già abbracciante
il mondo intero, una dottrina di salvazione che più tardi
non poteva non influenzare il nascente cristianesimo (Lukan).
Gli odierni abitanti di Bormio (in tedesco Wirms) sono fieri di
una così lunga genealogia. Questa città alpina, 1225
m. s. m., è sita nell’alta Valtellina, a sud dello Stelvio.
Per le sue fonti curative era ben conosciuta dai Romani, e naturalmente
ancor meglio conosciuta dalle popolazioni indigene, ed ancor oggi
Bormio è una stazione termale molto frequentata: da una parete
rocciosa di 80 mt. sgorgano nove sorgenti termali di 37-39 gradi.
Secondo Dante Olivieri (dizionario di Toponomastica Lombarda, Milano,
1961) “borm” in gallico significa caldo, e “Bormo” è il nome
della divinità gallica preposta alla salute, divinità
chiamata Apollo da Cesare. I luoghi per onorare Bormo erano sempre
presso fonti calde. (Jan de Vries “Celti e Germani” e “Religione
celtica”).
Pure in tempi recenti, si scoprirono in Valcamonica, nei pressi
del piccolo paese Capo di Ponte, disegni rupestri preistorici, un
totale di circa 30. 000 graffiti raffiguranti uomini, animali, armi
ed anche chiari riferimenti a culti religiosi precristiani: da ciò
la definizione di “Valle degli Eretici”, per la Valcamonica.
A noi interessano particolarmente le raffigurazioni geometriche:
triangoli, quadrati, cerchi, spirali. Molto importanti e non meno
istruttive per la ricerca, sono le iscrizioni e le rappresentazioni
fatte da guerrieri etruschi in un più tardo periodo, a dimostrazione
della mescolanza della popolazione indigena con fuggiaschi dal distrutto
stato etrusco. Con ogni probabilità spezzoni del popolo etrusco
sono rimasti intorno al lago di Como quando i Celti (fine V sec.
a. C.) da nordovest invasero la Valpadana spingendosi fino a Roma.
A sostegno di ciò parla il nome di uno dei paesi d’origine
dei Comacini: Varenna, sulla riva orientale del lago di Como.
Il nome Varenna è di origine etrusca; anche il territorio
intorno al lago di Lugano è ricco di iscrizioni etrusche
(Hardmeyer).
La familiarità degli abitanti con le impronte preistoriche
di un lontano paganesimo si nota sulle stesse superfici rocciose
in raffigurazioni più tarde di castelli, Croci e Chiavi che
sono di evidente provenienza medievale.
Non vi è comunque alcun dubbio che i Magistri Comacini
conoscessero quelle figure geometriche ed il loro significato, essendo
esse nella loro patria, Valtellina e Valcamonica.
Il mascheramento da parte di erbe e muschi ha provveduto fino
al presente alla conservazione dei disegni rupestri. Buone riproduzioni
di questi disegni ed esaurienti spiegazioni di essi si trovano nelle
opere del Lukan e del Kühn. Solo una piccola parte degli insediamenti
alpini preistorici è conosciuta. È poco conosciuto
anche l’insediamento scoperto da Innerebner della rocca a Fanes,
a sud di Brunico. La rocca di Fanes, col suo bastione circolare
a 2605 m. s. m. è l’insediamento preistorico più alto
d’Europa.
In questo miscuglio di popoli (e non vanno dimenticati i 500 greci
insediati a Como da Giulio Cesare) sono da ricercarsi senza dubbio
gli antenati dei Magistri Comacini.
Defilati dai perturbamenti di un ambiente senza quiete e dalle
discordie presenti nelle pianure ed in massima parte risparmiati
dagli eventi bellici dei tempi storici, qui trovarono dimora indisturbata,
mestiere e zelo, senso costruttivo e religione.
Durante l’impero romano, e certo anche in tempi precedenti, erano
conosciute le case di marmo dei laghi di Como e Lugano ed anche
gli abili scalpellini del posto e delle valli vicine erano ben conosciuti
ed altamente apprezzati.
Ma i cantieri del posto non godevano di alcun privilegio; essi
erano certo solo fornitori a buon mercato e con guadagno minimo,
tanto più che l’arte muratoria romana era molto più
progredita: è degna di nota, infatti, una lettera che Plinio
il giovane scrisse da Como al suo amico Mustio a Roma. Su indicazione
di sacerdoti àuguri, ai quali anch’egli apparteneva, avendo
Plinio bisogno, per il tempio di Cerere sui suoi poderi al lago
di Como, di colonne e ripiani in marmo ed una statua della Dea,
egli prega l’amico di provvedere alla fornitura da Roma.
Mackey nel suo Lessico Massonico, sotto la voce “Como”, fa di
Mustio,
il destinatario della lettera, un architetto comacino. Pur aperti
ad ogni congettura, l’inquadramento del romano Mustio tra gli architetti
comacini appare semplicemente campato in aria.
In quel tempo, e ciò si può ricavare dalla lettera
di Plinio, gli antenati dei comacini, ancora Fabri marmoris allo
stato servile, possono tutt’al più aver prodotto materiale
di cava appena dirozzato e di poco valore. Lo sviluppo di una più
raffinata capacità artigianale e di un proprio stile artistico
può essere stato promosso solo dopo il collasso dell’impero
e l’arrivo di fuggiaschi. Come può essere anche possibile
che fosse un punto d’onore per un cittadino romano benestante acquistare
a Roma oggetti artistici finiti, tanto più se per un tempio.
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