1. Introduzione

Nella letteratura tedesca si trova qualcosa sui Maestri di Como, ma non molto. Più ricche sono le notizie dall’Austria, dall’Italia e dalla Svizzera. Meno affidabili sono alcuni contributi dalla Francia, dall’Inghilterra e dal Nord America. Al riguardo anzi occorre a volte spegnere slanci troppo arditi.
Solo un esempio di prima mano: il Fr. Paul Naudon vede rapporti tra “l’infinito lavoro a nodi” nell’ornamentazione longobarda (ornement en cordon sans fin, tressé en dessins compliqués) conosciuto sotto il nome di “nodo comacino” (connue sous le nom de noeud comacin) e la “catena d’unione” massonica (chaîne d’union des Francs Maçons).
Ora, se è già dubbia l’espressione “nodo comacino”, quanto meno nella storia dell’arte non è di uso comune, neppure è completamente realizzato l’allettante collegamento tra l’uso massonico dell’espressione ed una precisa caratteristica nella costruzione comacina di colonne. Questa ben ponderata e bene intesa memoria comparativa può tuttavia stimolare altre ricerche, non può però essere accettata acriticamente. Un’altra teoria non convincentemente dimostrabile riposa sull’asserzione che le colonne annodate finora conosciute nel Centro Europa siano l’opera dei Magistri Comacini, o per lo meno riconducibili solamente alla loro influenza. Si tenterà di rendere comprensibile questa supposizione.
All’origine del presente studio sui Magistri Comacini era lo stimolo di dimostrare la provenienza delle due note colonne nel Duomo di Würzburg. Esse, a quanto si dice, dovrebbero imitare le due colonne che stavano nell’atrio del Tempio di Salomone. Ma come sono giunte al Duomo di Würzburg queste singolari colonne? E perché mai ne troviamo di uguali e simili anche nella Germania meridionale, in alta Italia e altrove? La risposta a queste domande richiede un’ampia ricerca ed un vasto studio delle più svariate fonti.