1
Francesca e Pierdomenico Vigni, Donne e Massoneria in Italia dalle origini ad oggi, Bastogi, Foggia, 1997.
2 Ètudes sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, Èditions
Traditionelles, Paris. 1986,Tomo I p. 304.
3 Findel, Histoire de la Franc-Maçonnerie, Paris, 1866
4 Le Forestier, Maçonnerie feminines et Loges Academiques, Arché, Milano
1978
5 Guénon Renè, Op.cit. Tomo II
p. 108.
6 Proclo, I Manuali- Testi Magico teurgici, Rusconi, Milano 1985
7 Giamblico, I Misteri Egiziani, Rusconi, Milano, 1984
8 René Guénon, Op.
cit., Tome II, p. 20
9 René Guénon, Op.
cit., tome II p. 23
10 L’Iniziazione della donna secondo il Rito Egizio di
Cagliostro, a cura di Leone Braschi, Convivio, Firenze, 1989.
11 Le Apocalissi Gnostiche, Adelphi, Milano,1987
12 Upanisad, Demetra, Bussolengo, 1997.
13 Charles Henry Puech, Sulle
orme della Gnosi, Adelphi, Milano 1985.
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Le
motivazioni dell’esclusione delle donne all’iniziazione massonica, nella
Massoneria d’influenza anglosassone, sono sempre state espresse con
sufficienza e superficialità, e mai ampiamente chiarite, soprattutto
dall’interpretazione sociologica, morale, e “umanistica” del
“Diritto Umano” di Marie Deraismes (sotto), che pur comprensibile ed adottabile
sul piano etico e filosofico, rappresenta tuttavia il modello di tutto ciò
che non ha alcuna relazione con l’iniziazione massonica. Se le istanze
egualitarie espresse dalla Deraismes fanno pur parte, sul piano delle
concezioni attinenti all’evoluzione sociale e civile, non si possono ignorare
le differenze naturali che esistono fra gli esseri, arrivando ad attribuire
alle femmine un ruolo “mascolino”, che del resto è alla base d’ogni
malinteso femminismo.
Un’opera, recentemente apparsa, copre una lacuna che non era più
sopportabile della storiografia massonica italiana. 1
Gli autori, Francesca e Pier Domenico Vigni coprono l’intero arco
temporale della massoneria moderna, esplicano le necessità e i motivi
dell’iniziazione femminile in Massoneria, ed evidenziano le difficoltà,
le sconfitte e le vittorie di quest’importante movimento della nostra era.
In questo testo, essenzialmente esaustivo, appaiano ben chiare le
finalizzazioni etico-sociali che animavano le Sorelle, ma anche la grave
mancanza di una loro conoscenza approfondita delle motivazioni esoteriche
sul tema della loro esclusione massonica. Ogni
comunità massonica ha il pieno diritto di osservare i propri limiti, e
accettare i Landmark, ispirati (o presunti tali) a ciò che crede essere la
sua essenzialità. Non
è pertanto necessario considerare i Landmark adottati dalla propria
Comunione come dei dogmi; Guénon, il cui rigore tradizionale non può
essere messo in discussione afferma:
...la questione dei Landmark che
è, come si sa, soggetta a interminabili discussioni, appena chiarite
riferendosi al significato originale della parola, applicata nella
Massoneria operativa ai segni, mediante i quali era fissato il centro, e gli
angoli di un edificio prima della sua costruzione, che può permettere
d’interpretare i caratteri generalmente riconosciuti ai Landmarks nel
senso di una verità immutabile, universale e atemporale in se stessa, e
nello stesso tempo suscettibile, nei diversi domini d’esistenza e
d’azione, di applicazioni che sono dei riflessi, a dei diversi gradi,
d’un “Archetipo” puramente spirituale; e va da sé che, in queste
condizioni, i veri Landmarks non possono in alcuna maniera essere assimilati
a un insieme di regole scritte, che non saprebbero esprimere tutt’al più
che il riflesso più indiretto e più lontano 2
È
necessario quindi che ogni generazione massonica riconsideri la sua intima
essenza, restaurandone i danni e le sovrastrutture temporali, per poterla
così riconfermare e ritrasmettere integralmente. Su
tale difficile tema, non è possibile ignorare le considerazioni
d’opportunità, (la cosiddetta “ragion di stato”) cui ogni comunità
massonica è tenuta.
Sarebbe
però utile un dibattito e un confronto - che è sempre più impossibile
ignorare - per un chiarimento, storico, ma soprattutto esoterico
sull’iniziazione femminile in Massoneria. Gli
Old Charges, al III Capitolo (relativo alle Logge) dichiarano:
Coloro che sono ammessi ad
esser membri di una Loggia devono essere persone di buona reputazione,
compresi d’onore e di ragione, nati liberi e d’età matura ed essere
discreti. Essi non devono essere né schiavi né donne, né uomini che
vivono senza morale od in modo scandaloso.
I Canoni fondamentali dell’Ordine Massonico sono chiamati
“Landmarks“ dal termine usato all’art. 39 del “Libro delle
Costituzioni“ dell’Anderson, ma non furono mai
ufficialmente stabiliti fino alla proposta (1858) del Mackey,
pubblicata nella “American Quarterly Rewiew of Freemasonry “.La
particolare posizione del Mackey, Gran Segretario del Supreme Council Mother
ecc., fece sì che i limiti da lui proposti fossero generalmente accettati;
tuttavia, se non si condivide la quasi generale subordinazione Scozzese a
tale Supremo Consiglio, non è certamente necessario attribuire a tali
limiti un’esclusiva validità tradizionale, considerando fra l’altro che
vi sono alcune stesure dei “Landmarks”, altrettanto valide e
tradizionali. Il Mackey, nel commentare il XVIII dei suoi Landmarks, afferma
Fin dalla nostra entrata
nell’Ordine abbiamo trovato certi decreti che stabiliscono che potessero
entrarvi solo uomini capaci di affrontare fatiche o di adempire al dovere
dei massoni speculativi. Noi abbiamo preso l’impegno solenne di non
alterare questi regolamenti che non potrebbero esser cambiati senza una
completa disorganizzazione del sistema intero della Massoneria speculativa.
E’ evidente da tale affermazione che il Mackey, nel negare la
possibilità d’iniziazione massonica alle donne, non poté trovare altre
argomentazioni che il ricorrere ad un costume operativo precedente, che fra
l’altro in alcuni casi lo smentisce. Non si può, in ogni caso affermare o
negare la possibilità d’iniziazione massonica alle donne senza ricorrere
all’unico parametro effettivo, quello della validità iniziatica e della
tradizione esoterica.
A
nostro giudizio, gli Antichi Doveri, e successivamente i Landmarks, hanno
accolto, fra i limiti tradizionali che un’Ordine iniziatico ha il diritto
di porsi, alcuni limiti d’ordine politico-amministrativo o di pura
opportunità contingente.
Nel momento in cui si notano delle divergenze fra la
pseudo-ortodossia anglosassone politicamente espressa dai Landmarks, e
quella indotta della tradizione universale, da cui la tradizione massonica
discende, un corretto orientamento non può che scegliere l’eterno ed
immortale valore dei concetti iniziatici di contro a contingenze storiche ed
ambientali.
È quindi senza alcun pregiudizio che esaminiamo, con tutti i dati
che abbiamo potuto raccogliere, sia gli aspetti storici sia quelli esoterici
dell’iniziazione femminile in Massoneria, pur nella consapevolezza che
l’insufficiente bibliografia favorisce l’ambiguità dei pareri su un
argomento spesso eluso od affrontato con imbarazzo. Fra
i pochi che hanno espresso con chiarezza la loro opinione in merito, e forse
con pareri solo apparentemente opposti, citiamo:
Ai nostri giorni,
apprezziamo meglio l’eredità dei pensatori che ci hanno lasciato un
profondo simbolismo e comprendiamo che è assurdo proporre alla donna un
programma iniziatico che mira allo sviluppo della mascolinità. Se la donna
dovesse essere iniziata, non potrebbe esserlo che ai Misteri della
femminilità. (O.Whirt)
Con riserva di un adattamento di certi riti, non vediamo alcuna
ragione di rifiutare l’iniziazione massonica alle donne. Diremo pure che
le fondamenta del metodo iniziatico - in quanto mettono l’accento sulla
via interiore, quella del cuore e dell’intuizione - ci sembrano, al
contrario, mete adatte alla natura femminile. (Paul Naudon)
Nella
nebulosa storia della Massoneria corporativa si trovano tracce che attestano
che le donne erano ammesse, in parità di diritti e doveri, nelle Gilde
degli Artigiani. In Francia il “Livre
des Métiers” di Etienne Boileau (1268) prevedeva l’accesso delle donne
nelle Corporazioni artigiane, e la loro elevazione al grado di Maestro,
anche in mestieri manuali tradizionalmente maschili. Gli Statuti della Gilda
dei Carpentieri di Norwich (1375) sono indirizzati “ ai Fratelli ed alle
Sorelle “. La catena tradizionale di tali ammissioni femminili continua
fino agli albori della Massoneria speculativa. Lo Statuto della Loggia di
York (1693) riporta che: “ Colui o Colei che deve esser fatto (sic)
Massone pone le mani sul Libro [la Bibbia] ed allora le istruzioni sono
date”. È evidente che l'ammissione delle donne nella Massoneria
Corporativa rispecchiava la necessità economica di trasmettere in linea
familiare il patrimonio d’impresa. Il Maestro Muratore, non avendo figli
maschi cui trasmettere l’eredità, assicurava alla vedova la “regolarità”
necessaria a continuare la sua opera. L’accettazione di membri non
operativi anche femminili si può quindi considerare d’uso comune nella
Massoneria medioevale. Questa, logicamente, non ritenne necessario mettere
in evidenza la non partecipazione diretta ai lavori dei suoi membri
femminili, nel mentre stabiliva che gli Apprendisti dovevano essere in
perfetta integrità fisica. A nostro parere non esistono, quindi, motivi
storici o tradizionali che impediscano l’iniziazione massonica alle donne,
quando siano osservate particolari norme rituali d’ordine esoterico: è
solo all’origine “storica” della Massoneria che si viene a formare il
termine che impedisce alle donne l’iniziazione. Ciò può forse esser
stato determinato dal completo decadere della componente operativa o
“d’impresa” nell’economia delle Logge o dall’influsso del
puritanesimo, che incise sulla morale fino ad arrivare alle ridicole
esasperazioni della società vittoriana, ben diversa da quella così libera
e gioiosa espressa dai “Canterbury
Tales” o, due secoli più tardi, dalle “Allegre
Comari di Windsor”.
Il
ritorno delle donne nelle Logge avvenne nel continente, e, più
precisamente, nella galante terra francese. Il Clavel, nella sua “Storia
della Massoneria e delle Società segrete” (Napoli 1873, ppgg. 122/129)
accenna che verso il 1730 si crearono delle società androgine, che usavano
forme para-rituali imitanti quelle massoniche. Più tardi, si crearono
ufficialmente delle Logge d’Adozione, d’effettiva origine massonica, “come
un mezzo onesto di far partecipare le mogli e le figlie dei Massoni ai
piaceri che essi provavano nelle loro feste misteriose”. Il Findel 3
nonostante la mole enciclopedica della sua opera, non accenna in alcun modo
alle Logge d’Adozione” ed alla Massoneria Femminile. L’unica opera
sull’argomento è quella del Le Forestier. 4
Anche quest’autore si sofferma sulla nascita di società androgine
imitanti la Massoneria, per fini di divertimento. Ma è evidente che è solo
per una sorta di maliziosità, o per pignoleria erudita che lo storico
sopracitato ha parlato di società quali l’Ordine dei Cavalieri e delle
Ninfe, della Rosa, delle Mopses, ecc., come origine prima delle Logge
d’Adozione.
Il
Le Forestier riporta, in nome di questa maliziosità, alcune notizie su una
“Confrérie de Figues” che voleva “far
rivivere l’età dell’oro praticando la comunità dei beni ed
estendendola a quella dei corpi”. Le “Soeurs de la Figue Noire”
dovevano accordare, con una docilità ed una compiacenza senza riserve,
tutti i favori che avrebbero chiesto i “Frères du Chapeau Noir”.
Quest’imitazione sensualistica dei misteri framassonici, la cui
riservatezza era cagione d’estrema curiosità nel mondo profano e
soprattutto in quello femminile, non può aver preformato le “Logge
d’Adozione”, sottoposte d’altro canto ad un rigido codice, ove erano
accolte soltanto le mogli e le figlie dei Massoni e dove si trasmetteva un
simbolismo ultra-virtuoso e moralistico, certamente più strumentale ai
Fratelli che seguito dalle “Sorelle”.
Tuttavia,
anche nel caos, più folcloristico che iniziatico, della Massoneria francese
dell’Ancien Régime le Logge Simboliche propriamente dette non ammettevano
ai propri lavori la presenza femminile. Il
Le Forestier, nell’opera citata, afferma che
Lo
stesso termine “Logge d’adozione” è, in realtà, improprio, in quanto
si equivoca sul triplo significato di “Loggia”, che può designare un
gruppo massonico portante un nome distintivo, come anche una riunione di
tale gruppo ed infine il locale (altrimenti chiamato tempio) dove questo si
raduna. Le Logge mascoline adottanti avevano creato un particolare rituale
per tornate straordinarie in cui erano ricevute od iniziate le sorelle
adottate.
Sarebbe
quindi più preciso adottare la dizione “Tornata d’Adozione femminile”
anziché quella di “Loggia d’Adozione”, così come si dice
“Tornata” funebre, d’agape, matrimoniale o d’adozione d’Ulivelli.
Il giudizio di René Guénon, a riguardo del rituale del Rito Femminile
Egiziano di Cagliostro, molto simile a quello delle Logge d’Adozione, è
molto deciso:
Un altro punto da notarsi è il
carattere dei gradi femminili: questi conservano in gran parte il simbolismo
abituale nella Massoneria d’Adozione, ma questa non rappresenta in vero
che un semplice simulacro d’iniziazione, destinato a dare un’illusoria
soddisfazione alle donne che rimproveravano alla Massoneria di
trascurarle. 5
Il
Grande Oriente di Francia, più per rimediare a uno stato di fatto che per
reale convinzione, autorizzò, in forma ufficiale, (il 10 Giugno 1774) le
Logge d’Adozione, ponendole tuttavia sotto la guida e la protezione dei
Fratelli. È interessante notare che nelle cerimonie connesse ai quattro
gradi femminili, i cui quaderni furono compilati e pubblicati da Guilleman
de Saint Victor, la principale disposizione imponeva: «le Logge d’adozione non sono mai convocate se non da
Grandi Maestri Liberi Muratori»
L’iniziazione
delle Sorelle era affidata al Maestro Venerabile, alla cui destra sedeva,
senza mai intervenire, la Gran Maestra, le cui funzioni erano solo onorarie
e cerimoniali. Ugualmente, le Dignitarie della Loggia avevano la sola
mansione di accompagnare i Fratelli rivestiti della stessa dignità durante
il rito.
E’ quindi evidente che la nascita delle Logge d’adozione era considerata una
necessità più sociale e familiare (compiuta “obtorto collo”) che
derivante da una convinzione iniziatica. Questa preclusione massonica
all’operatività femminile è basata su un’affermazione del rituale:
(versione del G.O.I.): “Essendo
la nostra iniziazione solare, le donne non possono essere ammesse ai
nostri misteri.”
È da quest’affermazione che è necessario partire per esaminare la questione
non più nei suoi aspetti storici, ma in quelli più propriamente
iniziatici. La proposizione “essendo
la nostra iniziazione solare”, al contrario di quanto si crede
comunemente, è un inserimento recente, nell’ambito del Grande Oriente
d’Italia, effettuato nella revisione del Rituale Massonico del 1969.
Abbiamo a suo tempo interpellato, su questa modifica, alcuni membri della
Commissione Rituale dell’epoca, i F.lli Drake e Renato Caporali. Questi
risposero che nei Rituali G.O.I. del 1949 e 1955 vi era stata un’omissione
della parte relativa alla consegna dei guanti da donna, giustamente
reintegrata, e che la frase “iniziazione solare” era stata
“inserita” per dare una motivazione plausibile all’esclusione.
A
nostro giudizio, non può esistere un’iniziazione esclusivamente
“solare” o “lunare”, essendo questi termini riferibili soltanto alle
due fasi progressive dell’operatività esoterica, chiamate anche Piccoli o
Grandi Misteri, o Isiaca ed Osiridea, indipendentemente dal sesso fisico
dell’operatore.
Da
almeno cinquemila anni il simbolismo esoterico raffigura questa
caratteristica con il Sole e la Luna affiancanti la Stella, che è la
sintesi androgenetica dell’uno e dell’altra. Da sempre i calendari
iniziatici sono luni-solari, in quanto le correnti magnetiche
micro-macrocosmiche s’interpolano ed interagiscono fra di loro.
Proclo, 6
la cui opera si può considerare esprimente gli assiomi fondamentali
dell’esoterismo, che è una visione arcaica e futuristica assieme del
mondo, afferma, parlando dell’affinità micro-macrocosmica del simbolismo
del Sole e della Luna, che:
…non è forse questo il motivo per cui il girasole
si muove in sintonia con il sole e il seletrópion [pianta
a segnatura lunare non identificata] in
sintonia con la luna, compiendo la propria rivoluzione, nei limiti delle
proprie possibilità, insieme con le lampade del mondo?…
Giamblico
ci ha trasmesso quella sapienzialità attribuita agli egiziani e che,
attraverso varie confluenze, la Massoneria ha in parte ereditato, parlando
delle analogie universe 7
che reggono il Tutto, ritiene che
C’è presso gli Egiziani ancora
un’altra egemonia sugli elementi universali del divenire e sulle loro
potenze, quattro maschili e quattro femminili, egemonia che attribuiscono al
sole; e c’è un’altra autorità su tutta la natura del divenire che
attribuiscono alla Luna.
Per
Giamblico, quindi, così come nelle analogie universe l’incenso, per la
sua segnatura solare, rappresenta e sostituisce ogni altra resina aromatica
con diversa segnatura, nell’influenza del Sole sui mondi materiali è
implicita quella della Luna, che ha, inoltre una sua funzione specializzata,
quella della formazione e della conservazione delle forme.
Su
un piano spirituale superno l’iniziazione effettiva forma un essere
androgeno, in cui vi è la capacità totale di generare, formare e
conservare. In ciò non vi è l’annullamento delle due diverse forme di
sessualità, ma al contrario la loro massima unificazione ed espressione,
mentre nel piano materiale, nello stesso tempo, la diversificazione tuttavia
sussiste, o, meglio, sussiste la specializzazione differenziata in cui non
vi è differenza di grado, ma di qualità. Guénon
afferma che:
si può essere adatti a ricevere
un’influenza spirituale senza per questo esser capaci di trasmetterla e
bisogna aggiungere che vi sono impedimenti speciali non concernenti che
alcune forme d’iniziazione. Su quest’ultimo punto è sufficiente insomma
ricordare che la diversità dei modi d’iniziazione, sia da una forma
tradizionale all’altra, e sia all’interno di una stessa forma
tradizionale, ha precisamente lo scopo di rispondere alle diversità
d’attitudine individuale e non avrebbe evidentemente alcuna ragione
d’essere se in un unico modo potesse convenire ugualmente a tutti coloro
che sono in modo generale qualificati per ricevere l’iniziazione.
In
un’organizzazione sociale tradizionale, essendo ognuno là dove la sua
natura individuale lo pone, il problema dell’iniziazione femminile in
Massoneria sarebbe improponibile ed impensabile. In un’iniziazione
cavalleresca, ad esempio, essendo questa speculativamente rivolta
sull’operatività dell’arte bellica, la coesistenza rituale androgina
sarebbe assurda, anche se non si può negare che qualificazioni di tipo
“eroico” possono esistere in una donna.
D’altra
parte, in un contesto rituale esclusivamente femminile, nel Compagnonaggio
delle ricamatrici, ad esempio, o di tipo religioso-misterico, come il
Collegio delle Vestali o la Sororeria della Bona Dea, l’uomo che avesse
preteso l’iniziazione, anche se in nome di una malintesa o provocatoria
parità sessuale, sarebbe stato considerato matto o inviato fra le Galle, i
sacerdoti omosessuali e castrati di Cibele.
La
richiesta dell’iniziazione femminile in Massoneria, e l’affermazione di
tale possibilità nell’era attuale, deriva dalla constatazione che
l’attuale civiltà ha perduto gran una parte del tradizionale ordinamento
originale, nell’evoluzione-involuzione della società, realtà che non si
può ignorare in un corretto orientamento iniziatico.
Nel
tempo si è prodotta una frattura fra l’atto operativo ed exoterico del
costruire e quello speculativo ed esoterico della costruzione metafisica, e
questa separazione, non potendosi risolversi sul piano fisico, si può
ristabilire solo nel piano metafisico, in cui la “specializzazione”
sessuale puramente fisica non ha più senso.
Già
con l’inserimento di membri “accettati” la Massoneria ha abbandonato
la tradizione “compagnonica” d’origine, venendo così meno al primo
principio dell’iniziazione artigianale, quello, come si è già detto,
dell’affinità fra mestiere fisico e l’operatività metafisica.
Con
questa perdita, si è prodotto così il decadere di alcune delle
qualificazioni particolari per l’iniziazione: ma anche l’elevazione
della Massoneria, che era una volta la semplice spiritualità del terzo
stato (minoritario nella società tradizionale) al rango d’unico
“Mistero” della nostra epoca.
Se
quindi non è più necessario essere dei costruttori di mestiere per essere
Massoni, potrebbe non essere più opportuno riferirsi a consuetudini legate
ad un periodo storico particolare per negare l’iniziazione alle donne.
Stabilito ciò, se così si volesse, il nodo centrale del problema non è più
quello della qualificazione maschile ma quello, più universale, delle
qualificazioni necessarie alla trasmissione iniziatica. René
Guénon 8
riafferma l’indispensabilità della qualificazione maschile, quando
afferma:
Sappiamo bene che certi
contemporanei hanno pensato che, essendo scomparso l’effettivo esercizio
del mestiere, l’esclusione delle donne dall’iniziazione avrebbe
ugualmente perduto la sua ragione d’essere: ma questo è un reale
non-senso, poiché la base di una tale iniziazione non è assolutamente
cambiata per questo, e come abbiamo già detto [Aperçus sur l’initiation,
ch.XIV] quest’errore rivela una completa ignoranza della portata e del
valore reale delle qualificazioni iniziatiche
Ma,
proseguendo, nello stesso tempo afferma 9
anche che vi sarebbe comunque, anche se con estrema difficoltà, la
possibilità di un’iniziazione femminile in Massoneria:
È facile comprendere che potrebbe esserci, d’altra
parte, perlomeno come principio, delle possibilità d’iniziazione
femminile che non sarebbero per niente da scartarsi: ma diciamo in principio
perché, disgraziatamente, nelle attuali condizioni, non esiste di fatto
alcuna trasmissione iniziatica che possa permettere di realizzare queste
possibilità: e noi non lo ripeteremo mai abbastanza, perché questa è una
cosa che molti sembrano sempre perdere di vista; al di fuori di una tale
trasmissione, non ci sarebbe alcuna valida iniziazione, non potendo esser
costituita da delle iniziative individuali, che, comunque fossero, non
potrebbero per se stesse che produrre una pseudo.iniziazione, in quanto
l’elemento sovrumano,
cioè l'influenza spirituale, farebbe
forzatamente difetto.
Pertanto si potrebbe intravedere una soluzione se ci si
collega a questo: i mestieri appartenenti al Compagnonaggio hanno sempre la
facoltà, tenendo conto delle loro affinità più speciali, d’affiliare
questo o quel mestiere e di conferire a questo un’iniziazione che non
possedeva prima, e che è regolare per il motivo che non è se non
un’adattamento di un’iniziazione preesistente: non potrebbe trovarsi
qualche mestiere che sia suscettibile d’effettuare una tale trasmissione
al riguardo di certi mestieri femminili? La cosa non sembra assolutamente
impossibile e forse anch’essa non è senza esempio nel passato: ma non
possiamo nasconderci che si troverebbero numerose difficoltà in ciò che
concerne il necessario adattamento, essendo questo più difficile che fra
due mestieri maschili: si troverebbe oggi degli uomini che siano
sufficientemente competenti per realizzare quest’adattamento in uno
spirito rigidamente tradizionale, e capaci di guardarsi d’introdurvi la
minima fantasia che rischierebbe di compromettere la validità
dell’iniziazione trasmessa?”
Nelle glosse varie del “Gruppo di Ur“ (Invito alla magia- Edizioni Mediterranee
Roma 1973) troviamo che:
Se per iniziazione si intende
semplicemente il procedimento nel quale può esser raggiunto il contatto con
il sovrasensibile, devesi dire che, in linea di principio, l’iniziazione
è aperta anche alla donna. Resta, nel riguardo, il problema della via.
Normalmente, la via propria dell’uomo è quella “ secca “ ed attiva di
un metodo in cui la presenza a sè non è mai perduta ed il rito è
controllato in tutte le sue parti da un principio che si mantiene in tutti i
cambiamenti di stato, fino alle fasi realizzatrici. Invece, per una donna,
la via naturale sarebbe quella “umida”.
Il
motivo di ciò non è puramente teorico e quindi soggetto alle varie
opinioni, ma deriva da quell’assioma lapalissiano che dalle querce non
nascono limoni. Il rapporto micrococosmo-macrocosmo si fonda su perfette
analogie che non si possono ignorare da parte di chi segue una via
iniziatica tradizionale. In questa il principio solare è sempre collegato
alla forza virile. Aristotele disse: “l’uomo
ed il sole generano l’uomo“. Nell’Jaminiaupanishad
bramâna è detto:
“Quando il padre (umano) l’emette
così, come semenza nel grembo della donna, è in realtà il sole che là lo
emette; là, in verità, lo regge e lo conduce di là da questa morte; in
seguito nasce, conformemente al seme ed al soffio”.
Nei Misteri di Mithra, dai quali le donne erano escluse, si affermava che il
potere delle iniziazioni solari era “taurino” ed “ ammonio” e che
“questo potere nessuna donna può conoscere senza morire”.
Ma anche in un corpo fisico ed una psicologia prettamente maschile, vi è
comunque, nella fisiologia sottile, una polarità lunare sub-dominante, così
come nella donna vi è una polarità solare, sempre sub-dominante.
Purtuttavia la trasmissione di un’influenza spirituale, che è
l’essenzialità di un’iniziazione, non può, nel quaternario, che esser
trasmessa per canali quaternari e quindi fisici.
La
generazione spirituale segue quindi gli stessi canali di quella fisica ed il
potere di trasmettere l’iniziazione è prerogativa esclusivamente maschile
o androgena. Se si voglia comunque affermare il cosiddetto carattere
“solare” dell’iniziazione Massonica, questo non può che riferirsi ai
poteri attivi di trasmissione, in quanto è assiomatico che in ogni via
iniziatica vi è, nello stesso tempo, la lunarità isiaca dei Piccoli
Misteri e quella solare ed osiridea dei Grandi Misteri.
La
fase lunare ed isiaca comporta il concetto della reintegrazione, il ricupero
di quella parte istintiva ed intuitiva che l’uomo, nel suo evolversi
ciclico verso la razionalità ha perduto, e che deve ritrovare, senza
perdere quest’indispensabile conquista. La fase solare ed osiridea
comporta il concetto della trasmutazione, o il proseguire dell’evoluzione
ciclica dell’uomo verso gli stati superiori dell’essere, nel superamento
di ciò che è in lui terrestre e materico.
Nella ritualità
Massonica si possano trovare tracce dei Piccoli Misteri quando il
recipiendario è messo nello stato ricettivo ed il Compagno vede nella
Stella Fiammeggiante l’esistenza di un piano sovrasensibile. Il simbolismo
Massonico, che vede nei suoi Templi sia la Luna sia il Sole, è chiaramente
e completamente improntato alla dualità dell’essere nelle sue
manifestazioni visibili.
Si può quindi ipotizzare la regolarità dell’iniziazione femminile in
Massoneria, quando questa poi non pretenda autonomamente i poteri di
trasmissione, che sono solari e maschili (o luni-solari androgeni). In nome
di questo principio è necessario che durante l’iniziazione da parte di
una Maestra Venerabile vi sia il contatto fisico di un Fratello (mano destra
sulla spalla sinistra) su una Sorella, o che sia seguita passo per passo da
un Fratello con la spada puntata.
È comunque da rimarcare, se ve ne fosse bisogno, che questa specializzazione
maschile o androgena per la trasmissione iniziatica si limita a questa
particolarità tutto sommato tecnica, e non incide per niente sul concetto
che sia la reintegrazione sia la trasmutazione siano prerogative individuali
sia femminili sia maschili, in quanto negli stati superiori dell’essere la
fisicità (caratteristica del quaternario) è superata, o meglio integrata
in un principio di unicità o universalità. Ancor più non incide sulle
qualificazioni alle cariche politico-amministrative che, non essendo di
carattere rituale iniziatico, sono aperte indistintamente a tutti coloro che
abbiano la capacità ed il carisma necessario, uomini o donne che siano.
Comunque,
anche sul piano della fisicità, o meglio della tradizionale fisiologia
sottile, i termini di polarizzazione si possono invertire attraverso
l’operatività esoterica: in altri contesti metafisici, come nel tantrismo
shivaita ad esempio, in cui l’unione di Shiva e Sakthi forma un androgeno
che, proprio dal congiungimento delle sue due componenti sessuali sottili
opposte, provoca nel frattempo la discesa di un’influenza spirituale ed
un’integrazione di queste sul piano uni-verso.
Nella tradizione massonica, dal XVII secolo ai nostri giorni, vi è la stessa
operatività rituale di formazione androgenetica. Nei rituali 10
del Rito Egiziano Femminile di Cagliostro, oggi usato dalle Logge Androgene
d’Adozione dipendenti dai Riti Uniti di Misraim e Memphis – Gran
Santuario Adriatico, è previsto il Ricevimento di una Maestra Egizia, (chiamato anche rito
simbolico o d’Osiris). In questo rituale, la Gran Maestra, accompagnata da un Maestro IV° grado con
la spada in pugno, riceve così la nuova Maestra:
(Con la spada tocca il capo della Neofita. Depone la
spada e slaccia il cordone dalla sua vita e la invita a spogliarsi della
veste di lutto e ad indossare il grembiule di Maestra, la sciarpa di Sibilla
e i guanti bianchi della purezza, Poi toglie il collare bianco con la
scritta E.S.H. e lo cinge al collo della Neofita.)
Poi recita:
EGO SUM HOMO. Sono uomo. Questo è
scritto sul collare che vi ho cinto. E, in effetti, la parte spirituale,
quella che rappresenta la vostra propria essenza, è maschia e non femmina.
O, meglio, non ha sesso. Un giorno mi comprenderete meglio. Allora non
sarete più caratterizzata per il vostro sesso, ma per il vostro spirito che
si deve elevare senza tregua per adattarsi alla vostra nuova condizione”
È
forse da queste cognizioni esoteriche che Gustav Jung trasse le sua teoria psicoanalitica dell’Anima.
maschile e dell’Animus
femminile. Tale
antichissimo concetto fu ritrasmesso anche dalla Gnosi. Nella prima
Apocalisse di Giacomo 11,
Gesù, rispondendo a Giacomo, così insegnava:
Perché tu hai domandato a proposito della femminilità:
la femminilità esisteva, ma la femminilità (prima) non c’era. Essa si
preparò forze e dei. Ma quando io venni essa non esisteva
Gesù
non vuole affermare che prima erano tutti maschi, ma che non c’era la
distinzione dei sessi, in accordo con il mito dell’androgeno in Platone e
anche con l’antichissima Upanisad, quando afferma:
Ma egli [il Sé] non provava
gioia. Perché chi è solo non prova gioia. Desiderò la presenza di un
altro da sé. Egli aveva le dimensioni di un uomo ed una donna strettamente
allacciati. Si divise in due e da ciò sorsero un marito ed una moglie.
Perciò, come disse Yajnavalkya, “ciascuno è simile alla metà di un
intero”. Ora il vuoto era riempito da una donna… 12
La frase più illuminante della Gnosi su questa tematica è espressa nel
Vangelo di Tommaso:
Simon Pietro disse loro: [agli
Apostoli] Maria se ne vada da noi, perché le donne non sono degne della
Vita. Gesù disse: Ecco, io la attrarrò in modo da farne un maschio,
affinché anche lei diventi uno spirito vivente simile a voi maschi. Perché
ogni donna che si farà maschio entrerà nel Regno dei Cieli. 13
Le
porte d’alcuni Templi Massonici sono oggi chiuse alle donne per motivi
d’ordine contingente, non per motivazioni d’ordine esoterico, ben poco
conosciute e ancor meno comprese. La situazione è ancor resa più
complessa dal disorientamento della nostra epoca, che ha portato molte donne
ad assumere atteggiamenti (o necessità) di concorrenza e conflittualità
con l’uomo, in nome di una pretesa parità, inferiorità o superiorità di
uno dei due sessi, che può esser motivo di contrasto soltanto da un punto
di vista sociale o etico, non certamente da quello esoterico.
Inoltre
la mancanza di un’orientamento tradizionale e di una conoscenza
esoterico-rituale, poco diffuse anche in ambito Massonico, potrebbe portare
le Sorelle in Loggia alla pretesa di iniziare autonomamente dai Fratelli ed
assumersi così qualificazioni che non possono essere di loro esclusiva
competenza.
Questa
pretesa preclusione, puramente logica ed oggettiva sul piano iniziatico, può
esser risolta anche dialetticamente: ma solo attraverso la conoscenza delle
basi teoriche e pratiche della ritualità esoterica, spesso ignorate, che
affermano quella complementarità, sia materica sia sottile, che è
adombrata nel mito dell’Androgeno. Sia fisicamente sia spiritualmente,
l’uomo ha la capacità seminale di concentrare e dirigere l’energia,
(che è fisica e spirituale assieme) ma è la donna che può conservarla e
farla fruttificare.
Queste
qualità femminili sono state definite, in termini tradizionalmente
corretti, da un’autrice, Edy Minguzzi nella sua opera Femminilità
e Femminismo-Saggio sulla donna nel mondo della tradizione Ed.Alkaest,
di cui citiamo questo
interessante brano
La Donna, per essere tale,
deve incarnare tutte le valenze dell’archetipo: ricettiva, passiva,
duttile come l’Acqua, custode dei ritmi della vita come la Luna,
conservatrice delle forme, come la Terra, e depositaria della “potenza”
che sul piano umano si può identificare nel magnetismo erotico, ciò che
volgarmente si chiama “fascino” In questo consiste la forza della donna.
Essa è come un polo elettricamente carico, che va isolato per preservarlo
dalla desaturazione. La tradizione imponeva alla donna un comportamento oggi
ritenuto anacronistico: in ciò consiste invece il desiderio di realizzarsi
secondo la propria natura, nel modo più conforme possibile all’archetipo
che s’incarna, per trascendersi. La donna della tradizione è la materia
fluida che aspetta il sigillo del maschio, è la Terra che solidifica le
forme, conservando nei discendenti lo spirito familiare della casa. Ma,
soprattutto, è custode della sua potenza, del suo magnetismo, attraverso il
pudore, considerato non come una gretta virtù, ma come un mezzo per
conservare intatta una forza che non si deve disperdere nei contatti della
promiscuità. In questo, secondo le dottrine tradizionali, si realizza la
magia della donna.”
Nell’imminente
prossimo secolo e millennio, piaccia
o non piaccia, la richiesta d’iniziazione femminile in ogni Massoneria,
sarà sempre più pressante. Se questa richiesta dovrà essere considerata,
così come auspicabile, sarà indispensabile che ciò avvenga secondo gli
assiomi esoterici e non per delle motivazioni etico-sociali, che sarebbero
un’ulteriore forma degenerativa della Tradizione Massonica.
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