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Frammento
di Stobeo n. XXIII: Estratto dal libro
sacro di Ermete Trismegisto intitolato «Pupilla
dei Mondo», par. 31.
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Introitus
apertus ad Occlusun Regis Paiatium Authore
Anonimo Philaleitha Philosopho, in Bibliotheca
Chemica Curiosa. Libro III, Sect. III,
Substec. IV, cap. VII.
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Introitus,
op. cit., ibidem.
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Introitus,
op. cit., ibidem.
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Instructions
pour Les trois prerniers grades de la
FrancMaçonnerie.
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«MutusLiber»
avec une hipotypose de Magophon in Bibliotheca
Hermetica, E.P. Denoël, Paris 1971, p. 24.
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Introitus,
op. cit., ibidem.
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Introitus,
op. cit., ibidem.
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Instructions
ctc., op. cit.
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Introitus,
op. cit., cap. XIX.
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Per un
innamorato della Dottrina ermetica, la tentazione di
analizzare il simbolismo massonico per cercarvi i segni
di un rapporto con lArte Regia è evidentemente
irresistibile. Specialmente se questi conosce lo studio
magistrale di Eugène Canseliet sul rito della messa
cattolica, cioè universale, come la Medicina cui tende lalchimista,
Phàrmacon Katholikón, secondo il titolo di un
pregevole trattato ermetico del XVII secolo.
Cederemo quindi a questo impulso, seppure nei limiti
evidentemente imposti dalle dimensioni di un articolo, e
della scarsezza del tempodurata che si va riducendo
in questa fase del ciclo macrocosmico. Materia sempre
più preziosa, in confronto a quelloro volgare che
glinsipienti continuano a descriverci come lo scopo
ultimo dei filosofi ermetici.
Esamineremo dunque, con sufficiente brevità, soltanto i
rituali di iniziazione ad Apprendista, di passaggio a
Compagno e di elevazione a Maestro Libero Muratore, più
per dare una indicazione ai curiosi che non per unesegesi
completa, che ci condurrebbe troppo lontano.
Che esista un
legame con il simbolismo della Scienza alchemica, il
figlio della dottrina non può non notarlo sin dal suo
ingresso nel Gabinetto di Riflessione. Il nero delle
pareti della cameretta, il Testamento che il candidato
deve compiere, latteggiamento del Maestro Esperto,
sono tutti chiari segni di una morte, in qualche modo
utile e benefica, che deve evidentemente precedere
qualunque altra operazione. Lalchimista operativo
sa che questo primo e fondamentale evento della Grande
Opera è il momento della putrefatio, della prima
morte della materia, per lottenimento, al termine
delloperazione, se questa è stata condotta con
saggezza e prudenza, di quel nero più nero del nero
nigrum nigro nigrius primo dono dello
Spirito, e prima, tanto attesa, conferma che la
preparazione fu canonica, il tempo e il luogo scelti
correttamente, e la teoria ben compresa.
Riferendosi a questo risultato straordinario e
fondamentale, che conduce lartista a superare il
primo gradino della scala dei Saggi e gli assicura, col
possesso della prima materia, il successo dei lavori
successivi, Iside nella Kore Kosmu dice con
fierezza: «ascolta Horus figlio mio, perché qui tu
senti la dottrina segreta che il mio avo Kamephis apprese
da Ermete... poi io da Ermete quando egli mi onorò col
dono del Nero perfetto....» 1.
In effetti senza questa separazione del nero nerissimo
dal bianco splendente, del Cielo dalla terra, che secondo
gli antichi Maestri rappresenta la fine del primo giorno
nella loro piccola genesi, secondo la sequenza data da
Mosè, lOpera non può proseguire. Essa infatti non
avrebbe ricevuto dallalto quel sigillo che assicura
lingresso in un mondo fenomenico più elevato di
quello comune. Diventa perciò occasione di stupita
meditazione per il filosofo il nome di questa cameretta
oscura, poiché egli sa che è proprio il fenomeno della riflessione
del segno spirituale, che il bianco riproduce come uno
specchio Speculum Artis ad
assicurargli la perfezione e la semplice esecuzione del
resto della Prima Opera: «Quod facile est, si Saturnus
in Speculum Martis suam formam aspexerit», «che si
farà facilmente, se Saturno avrà visto la sua immagine
nello Specchio di Marte...» 2.
Questa verifica, che si fa in Loggia simbolicamente,
mettendo al voci Il testamento del candidato, loperatore
lo farà positivamente dopo aver assestato col martello
il sapiente colpo che compie la separazione del nero
caput dal bianchissimo corpo, dopo cioè che avrà
compiuto quella decapitazione che il segno di Apprendista
vuole ricordare come latto principale dì questo
grado:
«Testam repudia, nucleumque selige»
«getta linvolucro, scegli il nucleo» 3.
Dopo questa prima operazione misteriosissima, opera della
Natura e non dellArtista, il Mercurio dei Filosofi
deve subire le tre purificazioni successive che lo
innalzeranno a quello stato di perfezione che lo rende
idoneo al lavoro successivo. Sono tre passaggi,
nellinvariabile sequenza che dallacqua, per
il tramite dellaria, conducono ad un fuoco che non
sarà certo quello comune e volgare dei nostri focolari,
ma quello più segreto che fu chiamato filosofico.
I tre viaggi dei candidato li riproducono con esattezza,
e il rumore, che qui descrive le scorie del Mercurio, si
attutisce sino a scomparire definitivamente per lelemento
che rappresenta la stessa purezza. Limpresa è
ripetuta simbolicamente alla fine di questi lavori, che
sono poi in realtà quelli dellApprendista, quando
il Maestro Esperto ne dimostra con lesempio le
modalità. In effetti è con lAcciaio dei Saggi,
cioè con un martello di ferro, che la pietra va colpita
tre volte per la sua estrema purificazione, o
squadratura:
«purga tercia vice per ignem ac salem»
«purga per tre volte, per mezzo del fuoco e del sale». 4
A questo punto la Prima Opera è compiuta. il suo
risultato più importante è ricordato dalla colonna
nera, il cui nome rammenta la forza occultata nel caput.
Il libro si è schiuso nellaria a dimostrare che la
materia stessa si è aperta, mentre la squadra
sovrapposta al compasso ci dice che lo spirito è
profondamente imprigionato in quella terra da cui non
può più sfuggire: esso è stato finalmente fissato
e corporificato.
In ognuno dei tre gradi il candidato sottoposto al rito
personifica lente principale degli stessi, così
come il loro straordinario risultato. Nel corretto
succedersi delle acquisizioni avremo dunque prima il
Mercurio, poi i1 Sale, infine il Solfo o, se si
preferisce usare la simbologia più antica, lAcqua,
lAria ed il Fuoco.
In questo grado quindi egli sostiene il ruolo del
Mercurio, ente dalla duplice natura, per metà su un
piano, per metà su un altro, quindi ancora estremamente
instabile, o volatile come si suol dire più
tecnicamente. Perciò il candidato allinizio è
stato reso simbolicamente zoppo, con un piede calzato e
uno no, e semi svestito, come si può ancora leggere in
questo catechismo dellinizio del secolo scorso,
dove il Maestro Venerabile interroga lApprendista
sulla sua iniziazione:
«D. Come siete stato ricevuto?
R. Con tutte le formalità richieste.
D. Quali sono queste formalità?
R. Avevo il ginocchio nudo sulla squadra, la mano destra
sulla spada, tenevo un compasso aperto a squadra, con la
punta poggiata sul seno sinistro, che era nudo» 5.
Per lo stesso motivo, poiché il Mercurio dei Filosofi è
bianco, di questo stesso colore sarà il grembiule del
grado.
Il passaggio
al grado di Compagno fa riferimento a uno dei punti più
segreti della pratica, punto che la maggior parte degli
Adepti o ha taciuto o peggio ancora, come fa Filalete, ha
sostituito con una serie di operazioni chiaramente
fittizie ed inventate per gettare lo studioso nella più
terribile confusione. Già Fulcanelli, a questo
proposito, deplorava linvidia del misterioso
filosofo inglese di cui Pierre Dujols de Valois, nella
sua Ipotiposi al Mutus Liber che firmò con lo
pseudonimo di Magophon, scrive giustamente: «La pratica
di Filalete, presentata in forma amabile e persuasiva,
sta fra gli inganni più sottili e più perfidi della
letteratura ermetica. Essa tuttavia contiene la verità,
ma come il veleno talvolta racchiude il suo antidoto, se
lo si sa isolare dai perniciosi alcaloidi» 6.
In effetti la preparazione dei Mercurio dei Saggi è
propedeutica alla liberazione del Solfo dalla materia che
lo tiene imprigionato. Tra i classici, solo Basilio
Valentino può dare qualche indicazione sul problema delloperazione
che fu definita dagli antichi calcinatio e che
permette di aprire la serratura della prigione del Re.
Si tratta dunque di penetrare nella terra, di praticare
positivamente lassioma maggiore della Scienza
Ermetica, a tutti noto, ma da così pochi compreso nella
sua concretezza:
Le iniziali
delle parole del famoso apoftegma, ricordando in anticipo
che la u vocale e la v consonante si confondevano, lette
di seguito, danno il nome del risultato preziosissimo Vitriolum.
In effetti se
noi riprendiamo nei cinque viaggi del rituale di
passaggio la successione degli strumenti che sono portati
di volta in volta, vediamo che nei primi quattro essi
sono:
-
un
Maglietto e uno Scalpello, cioè Fuoco
-
un
Compasso, cioè Aria
-
una
Cazzuola, cioè Acqua
-
una
Squadra, cioè Terra
LApprendista
ha ripercorso, questa volta in senso inverso, il cammino
dei quattro elementi, per ritornare in seno a quella
Terra da cui era partito, per visitare le profondità e
trovarvi il tesoro racchiuso. Questo è rappresentato,
nel quinto viaggio, dal Pentalfa o Stella Fiammeggiante,
antichissimo simbolo del Vitriolo dei Saggi che, essendo
una perfetta ed equilibrata combinazione di spirito e
materia, comporta che in questo grado la squadra ed il
compasso siano interconnessi.
A proposito dì questa Stella, che è il vero sigillo
canonico dellOpera, dovremmo spiegare il
significato della lettera G che sta nel mezzo. Già
Fulcanelli dice, in un capitolo che è una curiosa
mescolanza di invidia e carità, che questa lettera è liniziale
del nome volgare della materia che il filosofo operativo
deve scegliere per compiere la sua Opera. Di più
evidentemente impossibile dire, senza cadere in una
divulgazione inutile e pericolosa. Possiamo tuttavia
aggiungere alle parole del prestigioso Adepto che,
essendo questo simbolo tra i più antichi, la parola va
evidentemente cercata in una lingua che non è
probabilmente più tra quelle vive, e forse nemmeno nel
nostro alfabeto, anche se la struttura della lettera
resta la stessa. Suggeriamo allora al volonteroso di
guardare nei testi dei Berthelot, e gli assicuriamo che
il tempo dedicato, se sarà attento e paziente, non
andrà sprecato.
Infine, per completare brevemente il commento su questo
grado, notiamo che il segno fa evidentemente riferimento
alloperazione di estrazione dal centro, cioè dal
cuore, di qualcosa che viene reso visibile. Semmai è
proprio in una particolarità di questo segno, che
ritroveremo in un momento importante dellelevazione
al grado di Maestro, che è racchiuso il trucco che
permette di riuscire con estrema semplicità nelloperazione.
Il Vitriolo, se è ottenuto correttamente, assume una
splendida colorazione verde che lo ha fatto chiamare
anche Smeraldo dei Filosofi, e che si dice fosse il
colore del Santo Graal. Di conseguenza, per quanto si è
detto prima, questo è evidentemente il colore del
grembiule del grado.
Giunto a
questo punto della pratica lArtista ha eliminato il
carceriere che teneva strettamente imprigionato loro
dei filosofi, e che Basilio Valentino chiama molto
opportunamente Saturno. Può quindi, senza altri
impedimenti, procedere alla liberazione del Solfo.
Per il suo stesso carattere di estrazione dal seno della
terra, e poiché questa operazione incomincia con una
seconda Putrefactio, gli antichi Maestri ne hanno
sempre parlato come di unuscita di un resuscitato
dalla tomba e hanno spesso insistito, a questo proposito,
sulla necessità di «rivivificare il morto». In
effetti, morto e seppellito profondamente nella terra,
Hiram rappresenta positivamente quellanima
metallica, di cui il ramo dacacia ricorda
simbolicamente il carattere aureo e che, vero Spirito
Universale corporificato, può essere liberato dal suo
sepolcro con una lunga e difficile serie di operazioni,
definite sublimazioni, in cui si riassume tutta la
Seconda opera ermetica.
Queste furono anche chiamate Aquile da alcuni
Maestri, in particolare da Filalete, perché il rapace
dedicato perticolarmente a Giove, e quindi
allelemento aria, ben rappresenta lazione
attrattiva del Mercurio dei Saggi che solo può captare e
impadronirsi del minuscolo seme che non tarderà, una
volta liberato dalle tenebre, a diventare per semplice
cottura ludus puerorum nel vaso
appropriato, la splendida gemma della terza opera.
Di questo nome e di questo simbolo resta nel rituale di elevazione
la presa di Maestro ad artiglio, che sola può risollevare
dalla tomba il corpo putrefatto. È vero che in questa
operazione il Mercurio dei Saggi deve essere aiutato,
così come lo è il Maestro venerabile, da due attori
presenti nellOpera.
Questa serie di operazioni, se condotte a buon fine, sono
davvero il segno della Maestria, sono il Magistero, come
si chiamò sempre in Spagiria e in farmaceutica
lestrazione e lottenimento della Quintessenza
di un corpo. A questo riguardo ladepto inglese ci
dice: «Scia Frater, quod exacta Aquilorum philosophorum
paeparatio, primus perfectionis gradus censetur, in quo
cognoscendo ingenium requiritur habile» «Sappi Fratello
che lesatta preparazione delle Aquile dei Filosofi
è considerata il primo grado di perfezione, per
conoscere il quale si richiede un ingegno abile» 7.
Poco più avanti aggiunge: «Intellige ergo, frater,
Sophorum dicta cum scribunt, aquilas suas ad leonem
vastandum esse ducendas, quarum quo parcior numerus, eo
gravior lucta, tardior item victoria, paestantissime
autem opus perfici septenario numero aut noveno».
«Comprendi perciò, fratello, i detti dei Sofi, quando
scrivono che bisogna condurre le aquile a divorare il
leone, delle quali tanto minore è il numero, tanto più
dura la lotta, tanto più tarda la vittoria, peraltro
loperazione è compiuta in modo eccellente dal
numero sette o nove» 8.
E sette sono infatti i Maestri mandati alla ricerca di
Hiram nel rituale attuale, mentre senza
contraddizione con la pratica si leggeva in un
catechismo più antico:
«D. Che significano le nove stelle?
R. Il numero dei maestri inviati alla ricerca di Hiram» 9.
Coerentemente con i gradi precedenti il grembiule si
tinge di rosso sulfureo, mentre finalmente lo Spirito
il compasso si è innalzato sulla materia, la
squadra, e la domina perfettamente fissato.
Lartista, il Maestro Massone, ha ritrovato
lacacia. Emulo di Ulisse, di Enea e di tutti i veri
iniziati, è penetrato nella Camera di mezzo e ha colto
il ramo doro, il Moly, la Bovissa, il Baraas, la
Lunaria, infine il tanto prezioso Oro dei Filosofi che
tuttavia: «est enim nondum Lapis, at Sulphur nostrum
verum» «non è ancora la pietra, ma il nostro vero
Solfo» 10.
E poiché qui termina il rituale massonico, vediamo che
esso non completa linsegnamento, ma si arresta
sulla soglia della Terza opera senza nemmeno accennarvi.
Esiste in realtà nei «cinque punti della Maestria» un
ben preciso suggerimento per la preparazione della
Materia prima della cottura finale, ma nulla di più.
Peraltro le nostre ricerche sui cosiddetti «gradi alti»
dei riti più noti non ci hanno permesso di trovare
qualcosa di diverso. Tutti, a cominciare dallArco
Reale per finire col trentatreesimo e ultimo grado del
Rito Scozzese, ripercorrono glinsegnamenti già
dati, senza nulla aggiungere a quanto di positivo gli
antichi maestri avevano profuso con tanta sapienza e
semplicità.
Ne deduciamo, come conclusione logica e comprensibile,
che le istruzioni più segrete fossero trasmesse in una
forma più occulta, a quei pochi che avessero già
penetrato il valore di queste, nellunico modo
tradizionale possibile, e cioè oralmente. E ci riferiamo
anche aglinsegnamenti sulla parte parziale
dellOpera, a quella preparazione che rende le
materie vive e filosofiche, senza la quale non
sarebbe possibile sperare in alcun risultato.
E in questo non possiamo che lodare la saggia prudenza
degli Antichi che forse prevedevano che il tanto
decantato «Segreto Massonico» non sarebbe rimasto a
lungo conservato nei Templi.
Abbiamo dunque esaminato i rituali della Libera Muratoria
alla luce delle operazioni della Grande Opera, così come
le abbiamo apprese dallinsegnamento del nostro
maestro Eugène Canseliet F. C. H. unico discepolo
di Fulcanelli e parzialmente verificate nel nostro
laboratorio. Il risultato ci sembra così perfetto, nella
sua corrispondenza biunivoca, che concludendo non
possiamo evidentemente esimerci dal rispondere ad una
domanda naturale. Pensiamo veramente che tutto il rituale
massonico sia di origine alchemica, ed abbia come scopo
la trasmissione di insegnamenti ermetici operativi?
Diciamo subito che se abbiamo qui spesso usato lopera
maggiore di Eireneo Filalete, ad esemplificare alcune
affermazioni, è proprio perché sappiamo che lAdepto
che operò in Inghilterra nella prima metà del XVII
secolo ebbe rapporti e contatti con alcuni dei primi
massoni «speculativi».
In altra sede abbiamo già detto e cercato di dimostrare
la nostra opinione, sempre fondata su documenti, che il
movimento Rosacrociano tedesco sia stato allorigine
dellesoterismo massonico quale lo conosciamo oggi.
Infine, e crediamo di averlo indicato con questo breve
studio, la successione ci sembra al di là di qualunque
probabilità casuale. E, per brevità, non ci siamo
soffermati su tutti i punti del rituale, come sarebbe
stato possibile.
Dunque, potremmo rispondere affermativamente, ma
preferiamo attendere, con la massima disponibilità, che
qualcuno ci dia di tutto ciò unesegesi altrettanto
completa, ma difforme. Sino ad allora, ma è
evidentemente un valore personale, restiamo nella
convinzione che ancora una volta sia confermato il
vecchio assioma della Scienza Sacra, da Eliopoli ai
giorni nostri: «Quod ubique, quod ab omnibus, quod
semper.
UN CHIARIMENTO DOVEROSO
A proposito del mio piccolo saggio dal titolo “Muratoria e Arte
Regia”, comparso recentemente su Zenit, e quindi su Hiram (1/2000) sento
il bisogno di precisare alcuni punti.
Innanzitutto ricordo che fu scritto molti anni fa, quando certamente
l’emozione del neofita che muoveva i primi passi su una via
entusiasmante, anche se molto impervia, sicuramente spiegava, anche se
non giustificava, un atteggiamento un po’ dogmatico.
È un fatto ben noto che ogni tanto, nel corso della nostra vita di
ricerca della “Verità”, raccolto un barlume di luce, o di qualcosa che
gli somigli, la prima terribile tentazione sia quella di intraprendere
una carriera missionaria per andare a spiegare agli “infedeli” le nostre
sublimi conoscenze. Atteggiamento per lo più pericoloso se si
considerano quanti dolori ha causato al mondo, e che si può perdonare
solo con la buona fede di chi lo pratica, ma che appare ben poco
compatibile con l’operare per “il bene dell’umanità”.
Con gli anni, e un minimo di onestà intellettuale, dovrebbe
intervenire una certa prudenza ad addolcire quello che sembrava tanto
certo ed evidente.
Tornando al saggio in questione, cercando di praticare questa virtù
di prudenza, che peraltro non mi è particolarmente congeniale,
innanzitutto devo onestamente avvertire chi l’avesse letto che le
descrizioni della Grande Opera fisica di alchimia, anche se
sostanzialmente esatte a parte qualche imprecisione di linguaggio, non
vanno prese troppo alla lettera.
La confusione tra le possibili vie operative, umida, secca e breve,
volutamente e sapientemente mescolate dai Maestri, qui lo sono
casualmente e grossolanamente: il simbolismo resta corretto, ma rischia
di creare più incertezza che utile chiarimento.
In secondo luogo, per quanto riguarda il rituale massonico, va detto
che anche ad un approfondimento solo parziale della sua evoluzione e
distribuzione geografica, appare evidente che non è così omogeneo come
mi appariva all’epoca.
In realtà nella Massoneria moderna è presente un insieme di
tradizioni culturali, di cui l’Ermetismo non è che una delle componenti,
e nemmeno sempre la principale. Non si possono certo negare le
influenze, per citarne solo alcune, della Kabbalah ebraica, della
teurgia, dello gnosticismo, della tradizione cavalleresca, della
speculazione teologica cristiana, dell’illuminismo razionalista, dello
scientismo positivista, per non parlare del vero e proprio simbolismo
dei costruttori operativi.
Nel XVII e XVIII secolo, da Locke a Voltaire a Cagliostro, per
citare gli estremi, sembra che nelle Logge siano confluite tutte le
anime dell’intelletto occidentale, ognuna con la sua visione del mondo,
ognuna con la sua ricetta per comprenderlo e migliorarlo, e non è uno
dei più piccoli misteri della Libera Muratoria il fatto che tutte siano
riuscite a convivere in una specie di “Casa Comune”, senza contrasti,
davvero fraternamente, anzi talvolta sorreggendosi a vicenda.
Per cui quella specie di sfida finale che, più giovane e trascinato
dall’innamoramento per quella che mi parevano scoperte indiscutibili,
lanciavo alla fine del saggio, saprei oggi io stesso affrontarla con un
esame più completo e meno superficiale dei rituali. Tra l’altro
scoprendo, come può fare chiunque, che nei cosiddetti “Alti Gradi” dei
diversi Riti massonici stanno infinite ricchezze di insegnamento che non
si possono certo liquidare rapidamente.
Infine, una precisazione davvero importante, e che mi sta
particolarmente a cuore, riguarda i miei rapporti con Eugène Canseliet.
Sia ben chiaro che in nessun caso io desidero proclamarmi “allievo” del
discepolo di Fulcanelli. Il buon Maestro di Savignies ha certo voluto
onorarmi con la sua amicizia e regalarmi qualche utile consiglio: questo
è tutto quanto si può dire.
Un sapiente aforisma taoista afferma che non ci si dovrebbe mai
proclamare allievi di un Maestro, a rischio di fargli fare meschina
figura se non si è alla sua altezza. È probabilmente quello che stava
per accadere. Spero che Canseliet, dovunque si trovi, abbia perdonato le
intemperanze di un apprendista che non aveva ancora imparato a praticare
il “silenzio”.
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