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H. Clausen, Commentarî a
Morale e dogma, RSAA, USA 1978, p. 9.
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A. Basso, Linvenzione
della gioia. Musica e massoneria nelletà dei Lumi, Milano 1994, p. 105; G. Du
Bosq De Beaumont, M. Bernos, La Cour des Stuarts à
Saint-Germain-en-Laye, Parigi
1912.
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A. Basso, op. cit., p. 105.
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M. C. Jacob, Lilluminismo
radicale: panteisti, massoni e repubblicani, Bologna 1983, pp. 153-54.
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It was impossible to identify
with certainty to which kind of thistle the jewel refers, but it should be mentioned that,
in England, one of such species is mentioned as the Scottish thistle, and another
as the Virgins thistle. Both can be noted for the large crowned bulb. It is
therefore possible that the thistle of the jewel may be one of the two.
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Cfr. H. Clausen, op. cit., p.
178; S. Farina, Gli emblemi araldici della libera muratoria, Roma 1979, pp. 84-85;
Porciatti instead, in his Simbologia Massonica. Gradi
Scozzesi, Rome 1990, p. 232, affirms that the Templars had found three stones with
"The Great Word" engraved unto them. Returned to Scotland, they laid them,
during St. Andrews day, as foundation stones for their Lodge. Porciatti refers to
the "Grand Scottish" degree as " St. Andrew of Scotland" degree. On
the Templar legend long discussions took place, ascribing to Ramsay the indications upon
the knightly origin of Masonry and the institution of the higher degrees. His famous
speech of 1737, however, does not mention any of those degrees, other than the standard
first three. As for the knightly and Templar origins of Masonry, Ramsay does not appears to be the first to mention such a
possibility, since already present in a 1724 anonymous work (Letter from the Grand
Mistress....), and in another of 1730 (Defence of Masonry) attributed to Martin
Clare, an authoritative member of the London GL. Ramsay was Scottish by birth and
catholic. He was tutor to the Stuarts offspring and kept correspondence with the
English jacobite Mr. Carte. He died in 1743 in Saint-Germain-en-Laye, the French refuge of
James the 2nd and of the jacobite aristocracy, as well as centre of the
Clermont Chapter (established in 1688 - the same year of James the 2nd
arrival). The legend of the knightly origins of Masonry, wherever coming from, was taken
by the jacobites as a metaphor for their cause. The Clermont Chapter is the first in which
the "Templar Knight" degree is explicitly mentioned, while in the jacobite
entourage "Jerusalem" had the meaning of "London": this was the
"Jerusalem" to be conquered.
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Julien Pyron, fondatore del RSAA
dItalia, afferma: «Carlo Edoardo, ultimo rampollo degli Stuart, fu il capo della
Massoneria antica e moderna. Egli designò, come Gran Maestro e suo successore Federico
II, re di Prussia» (J. Pyron, Extrait du Livre dor du Suprème Conseil a
lOr de Paris, Parigi 1813, p. 9). Con la Costituzione del Rito di Perfezione, lo
Scozzesismo appare ancora distante dal deismo della Massoneria inglese. Nelle Costituzioni
di Bordeaux del 1762 si richiede di sottomettersi «ai doveri della religione del paese»
per essere iniziati (La carta del 1762, in «Tempio scozzese», II, 1984; nelle
Costituzioni di Federico è prescritto che almeno quattro dei nove membri di un Supremo
Consiglio dovranno «professare la religione prevalente nel paese»). In questa prima,
fondamentale carta dello Scozzesismo non si fa menzione del grado di Cavaliere di S.
Andrea di Scozia. La ragione è che era divenuto Rito autonomo e come tale viene
menzionato nelle Costituzioni di Federico del 1786: «Questi Riti sono quelli noti sotto i
nomi di Rito Antico, di Hérédom, dellOriente di Kilwinning, di
SantAndrea...» (Le grandi Costituzioni, in «Tempio Scozzese», III,
1985). È molto probabile che questo grado, costituito come corpo rituale autonomo, fosse
amministrato esclusivamente dalla cerchia stuartista; ne è riprova il protocollo
dintesa, nel 1736, tra la Gran Loggia Reale di S. Andrea dEdimburgo e la Gran
Loggia di San Giovanni dEdimburgo, in cui è stabilito che solo la prima, non a caso
Loggia Reale, può conferire il grado di Cavaliere di S. Andrea (S. Farina, op. cit., p.
84). Che originariamente «Scozzese» significasse di fatto giacobita e dunque per nulla
gradito aglInglesi, lo testimonia lepisodio del 1733, quando a Londra
esistevano Ll. di Maestri e Ll. Scozzesi (Master Masons Lodges e Scots Masons
Lodges). La Gran Loggia accettò i primi, ma respinse i secondi.
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Leibniz aveva programmaticamente
dichiarato la necessità di «riunire i lavori di tutte le epoche e di tutti i tempi in un
pubblico tesoro» (H. Blumenberg, La leggibilità del mondo, Bologna 1984, p. 117;
L. Marino, I luoghi della memoria collettiva, in La memoria del
sapere, Bari
1988, p. 280).
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Il Maestro della baconiana Casa
di Salomone, tempio della Sapienza, afferma: «Teniamo consultazioni per decidere quali
scoperte ed esperienze da noi realizzate possano essere rese note al pubblico e quali no;
prestiamo tutti un giuramento di non diffondere mai quelle che pensiamo debbano restare
segrete. Alcune di queste talvolta le riveliamo allo stato; altre neppure ad esso» (F.
Bacone, La nuova Atlantide, (1626), Milano 1991, pp. 114-15); per il rapporto tra
la metodologia di ricerca del filosofo e quella massonica vedi il mio studio sul rituale.
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Nelle lingue semitiche esiste
solo la Y, che ha un valore semiconsonantico. Perciò la scritta è equivalente a inri.
Poiché i gioielli sono stati sicuramente creati nel Settecento, contemporaneamente allo
sviluppo dei gradi, e allepoca non verano ragioni di celare la scritta inri,
su cui protestanti e cattolici non potevano non concordare, suppongo che luso dei
caratteri fenici indichi che la scritta non debba essere letta in senso cristiano, ma
nellaccezione ermetica contenuta dallacrostico inri: «Igne natura renovantur
integra», «Igne natura regenerando integra», «igne nitrum roris inventur».
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La leggenda del 13° grado fa
riferimento al ritrovamento, da parte di tre architetti inviati da Salomone, del delta
dagata con il nome ineffabile, nascosto da Enoch. Questo grado evidenzia
locculta opera di tesaurizzazione del Rito: la leggenda non ha origini bibliche, ma
è ricavata da un apocrifo dellAntico Testamento, noto come Vita di Adamo ed Eva
e dimostra che lEnoch del 13° grado non è il cainita, ma lerede di Set. In
questo apocrifo si racconta che «Set preparò delle tavole... Tracciandovi i segni delle
lettere, vi scrisse la vita di suo padre e di sua madre... Pose le tavole nella casa di
suo padre, nel luogo dove Adamo era solito pregare il Signore Dio. Furono in molti a
vederle dopo il diluvio senza però riuscire a leggerle; ma il sapientissimo Salomone, una
volta che ebbe visto le tavole di pietra supplicò il Signore di aprirgli la mente sì da
poter comprendere ciò che era contenuto nelle tavole... «Ed ecco, imparando la scrittura
-gli risponde langelo del Signore- saprai e capirai dove si trovavano queste tavole,
collocate nel luogo dove Adamo e sua moglie era soliti adorare Dio. È proprio lì che
devi costruire la casa di preghiera del Signore Dio». Allora Salomone fece voto di
costruire proprio in quel luogo la casa di preghiera del Signore Dio. E in quelle stesse
tavole si rinvennero le profezie pronunciate da Enoch, il settimo patriarca». Questo
apocrifo era noto solo per manoscritti sparsi un po per tutta lEuropa, ma
questo frammento, il 52, è contenuto solo in un codice greco dellAmbrosiana, e in
un gruppo di codici latini che si trovano in Inghilterra (Balliol 228, sec. XV; Harleian
495, sec. XV; Queens, Oxford 213, sec. XV). Ciò conferma lindicazione
tradizionale che sia stato Ashmole a creare il grado: è possibile che solo un antiquario
della sua stoffa conoscesse un simile manoscritto. Ma lindicazione dice:
Inghilterra, e ciò è esatto; e alchimia rosacrociana, perché Ashmole, oltre che
massone, era alchimista; a lui si deve il Theatrum chemicum britannicum,
importantissima antologia di testi alchemici dimpronta rosacrociana. È da
immaginare che Ashmole abbia colto nella Vita di Adamo ed Eva inflessioni di natura
alchemica, soprattutto nella «composizione» del corpo dAdamo che segue il brano
citato. Non è difficile supporre che Ashmole abbia letto della leggenda nel manoscritto
Queens, o Harleian, o Balliol, tutti a Oxford, ai tempi in cui stava allestendo in
quella città il primo museo pubblico del mondo darte e archeologia, che fu aperto
nel 1683. Sui nove archi del 13° grado sono scritti nomi ebraici. Quello centrale, quinto
da sinistra e da destra, reca il nome ebraico di cinque lettere Eliah. Il nome
di battesimo di Ashmole è Elias. La batteria, che Porciatti non ritiene degna
desame, è di 2 + 3, corrispondenti al numero di vocali e consonanti contenute in
Eliah, o in Elias. Le parole del grado significano «il luminoso lavoro guarisce dal
dolore»: una chiara allusione alla pietra filosofale. (Cfr. per il grado: S. Farina,
Gli emblemi..., op. cit., pp. 51-3; S. Farina, Rituali dei lavori del
RSAA, Torino
1992, pp. 69-70; U. G. Porciatti, op. cit., pp. 120-24; per Ashmole F. A. Yates, op. cit.)
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Si noti inoltre che le spire
del serpente sono costruite secondo il diagramma della stella di Salomone. «La nostra
filosofia -si precisa nel manifesto rosacrociano della Fama fraternitatis- non è
nuova, ma è quale Adamo la ricevette dopo la Caduta e quale la professarono Mosè e
Salomone» (Fama fraternitatis, 1614, in F. A. Yates, op. cit., p. 294); si
consideri che i Rosacroce, come li descrive il manifesto, sono medici e che il primo punto
della loro confraternita impone di non esercitare «altra professione che quella di curare
i malati, e ciò gratuitamente», come fa Mosè. Originariamente il grado era denominato
Adepto perfetto del pellicano, istituito da un fantomatico «Giovanni Ralp». Porciatti
(op. cit., p. 217) nota che potrebbe essere frutto di una errata traslitterazione
dallebraico, poiché Rapha significa ha guarito
(Raphael significa medicina di Dio) e Giovanni
significa favorito da Dio; quindi si leggerebbe guaritore favorito da
Dio. A proposito del pellicano che nel 18° grado viene definito simbolo della
carità si deve aggiungere che nel linguaggio alchemico indica sia lapparecchio che
si usava nella distillazione -aveva due tubi che rientravano nella parte inferiore del
vaso- sia il mercurio filosofico. E un vero alchimista è definito adepto, e
opera al fine di distillare dalla materia prima la «medicina universale». A proposito
del pellicano e Giovanni, Dante, in Par. XXV, 112-114, presenta così Giovanni
Evangelista: «Questi è colui che giacque sopra l petto / Del nostro pellicano; e
di questi fue / Di su la Croce al Grande Officio eletto»; poco prima rispondendo a San
Giacomo, poiché Dante sta affrontando la prova teologica, alla richiesta di parlar della
speranza si esprime così: «Tu mi stillasti, con lo stillar suo, / nella Epistola ...
alla perseveranza» (XXV, 76). Quindi prima Dante usa due volte il termine stillare, e
subito dopo pellicano. LEpistola di Giacomo, che gli aveva
stillato la perseveranza, e non la speranza, recita alle prime note: «la
perseveranza poi è quella che deve portare a perfezione lopera» (Gc, 1, 4).
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Goblet dAlveilla, Le
origini del grado di Maestro nella libera muratoria, Carmagnola 1989. Lautore,
professore e rettore delluniversità di Bruxelles, fu SGC del RSAA belga dal 1900 e
SGC ad vitam dal 1920. Ancor oggi il suo studio è prezioso. Ma già nel 1720 verano
fermenti: un familiare di Lord Montagu, Robert Chamber, pubblica la traduzione
dunopera ermetica francese col titolo Long livers (coloro che vivono a
lungo, tipico tema alchemico), dedicandola al Gran Maestro e ai dignitari della
fratellanza muratoria, premettendo di rivolgersi «ai Fratelli del grado superiore che
stanno dietro il velo». Perciò adopererà «il linguaggio ermetico che possono soli
comprendere i Figli della sapienza e quelli che sono stati illuminati nei più sublimi
misteri e nei più profondi segreti della Muratoria» (ibid., p. 66); ciò fa supporre che
il grado di Maestro potesse essere «dietro il velo», trasmesso a chi disponeva di
determinate conoscenze.
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F. Cumont, Le religioni
orientali nel paganesimo romano, (1906), Roma 1990, p. 79. Oltre Diodoro laltra
fondamentale fonte sui misteri osiriaci è Apuleio, Le metamorfosi o lasino
doro, romanzo di grande fama in cui il protagonista, costretto dalla magia in
veste dasino, vede il mondo da questa singolare panoramica: Seth, il perfido
fratello dOsiride, ha infatti queste fattezze. Quindi il protagonista, dopo aver
vissuto lesperienza di Seth, viene liberato grazie a Iside. Anche questa
immedesimazione con lassassino dà da riflettere ai Maestri Venerabili e ai
Sorveglianti che inizîno un Compagno alla Camera di Mezzo. Quello dApuleio è
lunico testo antico in cui siano descritti i riti diniziazione ai misteri di
Iside. Su quelli dOsiride, ai quali fu iniziato a Roma, tace.
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Mi riferisco agli appartamenti
Borgia, affrescati dal Pinturicchio tra il 1492 e il 1494, con scene del mito osiriaco.
Con Hierogliphica di Valeriano (1477-1560), si comincia a diffondere la leggenda
che «Osiride, come tramandano alcuni, non regnò soltanto sullEgitto ma anche
sullItalia». Trascurando gli obelischi che approdano in piazza del Vaticano e
laltra miriade di riferimenti, è da segnalare che intorno al 1760 toccherà a
Piranesi decorare il Caffè Inglese, meta mondana deglInglesi impegnati nel Grand
Tour italiano, di scene egizie relative al mito di Osiride.
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Le notizie sulla fortuna del
mito egizio sono tratte da J. Baltrusaitis, La ricerca di Iside. Saggio sulla ricerca
di un mito, Milano 1985. Non vè dunque da stupirsi se nel 1812 Lenoir,
allepoca conservatore dei monumenti francesi, Scozzese della prima ora, dal 1801,
intende dimostrare ai Fratelli del Sovrano Capitolo Metropolitano di Rito Scozzese che
«le antiche cosmogonie hanno avuto origine in Egitto. Per dimostrare lantichità
della Massoneria, le sue origini, i suoi misteri, e i suoi rapporti con le antiche
mitologie, risalirò agli egizî»: «il più antico degli dei, il sole», muore nella sua
incarnazione umana, discende agli Inferi e quindi rinasce e risale al cielo. Laria e
la terra sono impersonate da Iside, che è anche la natura signora degli elementi, madre
di tutte le cose; Osiride è luce allo stato puro, ed è la ragione; la grande piramide
-spiega Lenoir ai Ff Scozzesi- non è la tomba di un Faraone, ma il sepolcro di Osiride»
(A. Lenoir, La Franche-Maçonnerie, rendue à sa véritable origine ou
lAntiquité de la Franche-Maçonnerie, Parigi 1814). Nel 1777 laveva
preceduto Court de Gébelin, altro Conservatore ai monumenti, con un corso per i Fratelli
sulle allegorie esoteriche dellOrdine, nel quale ovviamente lEgitto e il mito
di Osiride e Iside hanno la parte del leone. In Inghilterra, nel 1783, George Smith, GM
della contea di Kent, scrive: «LEgitto, da cui provengono molti dei nostri
misteri... fu in passato il più glorioso fra tutti i paesi. Secondo le loro credenze gli
eroi-dèi principali, Osiride e Iside, rappresentano teologicamente lEssere supremo
e la natura universale, e fisicamente i due astri, il sole e la luna, la cui influenza
abbraccia lintera natura... Gli Egizî delle epoche più remote fondarono un gran
numero di logge; essi tenevano però accuratamente celati agli stranieri i loro segreti
massonici» (J. Baltrusaitis, p.53). Baltrusaitis, che ha studiato con minuzia il
fenomeno, sottolinea come «in questo periodo tutti i teorici e i profeti delle teogonie
egizie ricompaiono uno dopo laltro alla ribalta delle logge».
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Dom Antonio Giuseppe Pernety, Le
favole egizie e greche svelate e riportate a un unico fondamento, (Les fables
Egyptiennes & Grecques dévoilées & reduites au même principe, avec une
explication des hiérogliphes et de la guerre de Troye, Parigi 1758), Genova 1988, p.
61.
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Moroni, Biografia universale
Antica e Moderna, 1828, ad vocem.
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M. Maier, Arcana arcanissima
hoc est Hierogliphica Aegyptio-Graeca, 1612. Medico personale di Rodolfo II e poi di
Maurizio dHesse, alchimista, Maier ha visitato a più riprese lInghilterra.
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Dom Pernety, op. cit., pp.
49-50.
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Alle spalle del trio è una
mensa imbandita di pani con una brocca al centro. A capotavola si ripete il sapiente che
indica il da farsi a un inserviente. Nel 14° grado, che conclude la serie hiramitica
«molti rituali prescrivono che vi sia allOriente un tavolo quadrato detto «mensa
dei pani di proposizione», con dodici pani e fra di essi una tazza di vino» (U. G.
Porciatti, op. cit. p. 127).
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Farina la riferisce senza
indicare la fonte: «Con altri iniziati avrebbe preparato il rituale per gli Apprendisti
nel 1646, quello dei Compagni darte nel 1648 e infine quello per i Maestri nel 1649:
AllAshmole e ai suoi si attribuisce anche la creazione di ben sette gradi
ineffabili: Maestro segreto, Maestro Perfetto, Maestro Irlandese, Maestro Eletto, Grande
Architetto, Real Arco (13°, N.d.A.) e Gran Scozzese della Sacra Volta»( Farina,
Gli emblemi..., op. cit. p. 13).
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Elias Ashmole, Theatrum
chemicum britannicum, Londra 1652, pr. by Brooke: «Our English Philosophers, have
received little honour ... Witnesse what Maierus, Hermannus, Combachius, Faber, and many
others have done; the first of which came out of Germanie, to live in England; puposely
that he might so understand our English tongue, as to translate Nortons Ordinall
into ltin verse, which most judiciously and learnedly he did; yet (ro our shame be it
spoken) his entertainment was too too course for so deserving a scholler». A Maier si deve anche Septimana
philosophica, una conversazione tra Salomone, la regina di Saba e Hiram re di Tiro. Le
sue pubblicazioni, secondo la studiosa, «sono tutte caratterizzate da un misticismo
ermetico, espresso in termini di interpretazione «egizia» di favole e miti contenenti
significati alchemici reconditi» (ibid., p. 104).
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Il primo accostamento
dellOrdinall alla leggenda di Hiram si deve a F. Katsch, Die Entstehung
und der wahre Endzweck der Freimaurerei, Berlino 1897, ma per P. Arnold,
Storia dei Rosa-croce, Milano 1989, p. 251, in questa tesi «non cè nulla di valido».
Evidentemente lo studioso è in attesa del rogito di costituzione della leggenda hiramita;
ma anche questo lo lascerebbe scettico.
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Ashmole ha consultato più di
quaranta manoscritti dellOrdinall di Norton prima dintrodurlo nel suo
Theatrum chemicum britannicum. Il testo quindi non gli era ignoto.
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Le origini
storiche del RSAA
Sembra impossibile
rintracciare le origini del Rito, secondo
lautorevole opinione di Clausen, Sovrano Gran
Commendatore del Supremo Consiglio di Charleston. Agli
atti della storia è la costituzione nel 1732 della
Loggia LAnglaise a Bordeaux 1, che figlia in breve tempo
cinquanta Logge nel territorio della Garonna e a Parigi.
Nel 37 la segue a Tolosa la Loggia Les Ecossais
fidèles, nel 40 sorge la Francaise,
rinominata poi Francaise elue ecossaise. Queste
Officine fondate da Massoni «inglesi» si costituiranno
in corpo regolare, noto come Rito di Perfezione, ordinato
in venticinque gradi e sancito dalle costituzioni del
1762: sarà questa la colonna vertebrale del Rito
Scozzese. «Il nome di Ecossais o
Scozzese con cui si denominavano questi
gruppi -aggiunge Clausen- non aveva alcun riferimento
alla Scozia» e questa è in genere lopinione
invalsa nella maggioranza degli studiosi del Rito.
Protagonista della
diffusione del Rito nel mondo è Étienne Morin, nativo
della cittadina francese. Quando salpò da Bordeaux con
il brevetto che gli conferiva il potere di diffondere
corpi e Logge, cinforma Clausen, «il viaggio fu
interrotto quando glInglesi sequestrarono la sua
nave. Condotto a Londra, fu liberato perché privato
cittadino». Può apparire curioso che Morin, con un
brevetto rilasciato da «Massoni inglesi», sia
trattenuto da Inglesi. Ma è ancor più curioso che
«Scozzese» non abbia riferimenti con la Scozia, che il
Rito sorga da Massoni «inglesi», che fanno di
scozzese scozzese fedele
scozzese eletto il loro tratto distintivo, e
sorga a Bordeaux, in una città di dominio inglese per
tre secoli (1154-1453), la cui cattedrale è consacrata
al patrono della Scozia, S. Andrea.
Morin, ricorda Clausen,
«era della Chiesa Romana Cattolica come del resto quasi
tutti i primi Massoni francesi». Nel 1763
glInglesi avevano tutte le ragioni di fermare un
cattolico con un brevetto «scozzese»: costretto
allesilio nel 1688 Giacomo II Stuart, il re
scozzese e cattolico, i suoi aristocratici fedeli, i
giacobiti, serano rifugiati in Francia tentando a
più riprese la restaurazione stuarda; il loro ultimo e
più eclatante tentativo risaliva al 1745, quando erano
rientrati nella capitale scozzese con 2.000 soldati e
avevano vinto tre battaglie consecutive contro
glInglesi prima dessere sconfitti.
GlInglesi dovevano
essere al corrente delle attività giacobite in Francia,
e le dovevano temere. Giacomo II si era rifugiato nei
pressi di Parigi ai tempi della repubblica di Cromwell.
Il re cattolico, che era massone 2, vi tornò nel 1688 e da quel
momento le Logge «Scozzesi» proliferano. La prima
Officina parigina era condotta da Charles Radcliff, conte
di Derwentwater e nipote di Giacomo II; verrà
giustiziato daglInglesi proprio in seguito alla
ribellione del 1745, di cui era uno dei protagonisti.
La scelta di Bordeaux, per gli
Scozzesi stuartisti, è di estrema logica: porto che
sbocca sullAtlantico, non distante dalla
cattolicissima Spagna, ha consuetudine con gli Scozzesi
al punto da condividerne il protettore, S. Andrea. Poco
più su, sulle rive dellalta Garonna, dove
fioriranno gli «Scozzesi fedeli», Tolosa offriva
analoghe garanzie: roccaforte cattolica nella guerra dei
Trentanni, si era distinta a metà
500 per il massacro di 4.000 protestanti ugonotti.
Degli esuli cattolici, lì, non avevano da temere.
Lanno precedente
lesilio Giacomo II aveva rinnovato totalmente
lantichissimo Ordine del Cardo, nato in Scozia
nellVIII secolo, ponendolo sotto la protezione di
S. Andrea, creando così lOrdine di S. Andrea del
Cardo e facendone il secondo per dignità degli ordini
cavallereschi britannici, dopo la Giarrettiera 3. Ai transfughi suoi seguaci,
agli Ecossais fidèles che crearono un sistema di
logge alle origini della Massoneria francese, veniva
probabilmente conferito come ricompensa per i servigî
prestati alla causa 4. Nel
Rito resta inequivocabile traccia delle origini giacobite
nel gioiello dun grado desueto, il Cavaliere di
S. Andrea di Scozia (a sinistra), che mantiene
fedelmente, è il caso di dire, le
innovazioni apportate da Giacomo II: sulla tipica croce
decussata di S. Andrea è un elmo cavalleresco; sotto, il
cardo 5.
Nel commento al grado è
consuetudine indicarne le origini templari, e comprendo
che unorigine stuartista, o giacobita, appaia meno
fulgida; la «tradizione» vorrebbe che dei Templari
sfuggiti alla persecuzione si siano rifugiati in Scozia e
abbiano respinto il tentativo dinvasione da parte
del re Edoardo dInghilterra. Come premio ebbero
lOrdine di S. Andrea 6.
La leggenda sembra
combaciare perfettamente con glintenti stuartisti
di scalzare gli usurpatori dal trono dInghilterra.
Probabilmente costruita ad hoc dai giacobiti per
promuovere la loro causa , la leggenda templare costruita
attorno al 29° grado ci conduce in realtà alle origini
del Rito: alla massoneria giacobita e cattolica esule in
Francia, che aveva tutte le ragioni per definirsi
«Scozzese». Forse stupirà qualcuno, ma il Rito
Scozzese ha origini scozzesi.
A causa della sua
conversione al Cattolicesimo, e della nascita dun
erede che avrebbe dato allInghilterra una dinastia
cattolica, Giacomo II fu detronizzato. E così in
Inghilterra la Massoneria nacque sullonda dei
rifugiati protestanti e rosacrociani, in Francia invece
nacque ad opera dei cattolici giacobiti: cioè Scozzese 7.
La piramide
del Rito e la leggenda di Hiram
Il Rito si presenta come
una piramide, maestosa tomba di Hiram, al termine della
quale seleva una «scala misteriosa» di sette
gradini, analoga alla via di Eraclito «che sale e scende
ed è una e la medesima». Limmagine della piramide
riconduce immediatamente ai sepolcri egizî e al percorso
di distacco dal corpo e ascesa che costituisce
lobiettivo delliniziazione. Al contempo
sintetizza splendidamente la sedimentazione di tradizioni
che il Rito ha tesaurizzato.
Il progetto di riunire le
scienze e le arti, che attraversa tutto il Settecento e
culmina nellEncyclopédie, ha radici nel
Rinascimento, nella ricerca della lingua perfetta e nei
sistemi ermetici di memoria che da Bruno giungono sino a
Francesco Bacone e alla sua «Casa di Salomone». Ma
mentre nellepoca dei Lumi il progetto assume una
connotazione divulgativa del sapere, già sostenuta da
Leibniz 8, nel Rito resta
lessenziale impostazione ermetica duna
Sapienza accessibile solo a coloro che ne siano degni,
nello spirito baconiano della Massoneria delle origini 9.
Il gradino inferiore della
piramide, imponente e vistoso, è quello biblico ed
ebraico. Le parole e i gioielli del Rito dispiegano un
impressionante deposito di termini e caratteri ebraici,
fenici e persino samaritani. Nel gioiello del 27° (a sinistra), per esempio, si legge entro
un triangolo bordato la scritta in caratteri fenici YNRY 10. Ma la Bibbia, come
cinsegna lOrdine, va letta adoperando gli
strumenti muratorî, squadra e compasso: come progetto di
unedificazione, di una elevazione globale
dellumanità.
In una prospettiva
massonica la Bibbia diviene dunque metafora del viatico
che dalla caduta originaria riconduce verso la luce. La
prima tappa è Enoch, prima città della storia,
costruita da Caino (Gn, 4, 17-18). Ma Enoch, che
in ebraico significa iniziato, è già
sigillo di tutto il viatico: come figlio di Caino,
incarna la nascita della prima città; come erede di Set,
laltro figlio di Adamo a cui allude il 13° grado,
incarna invece lascesa dellanima: «Enoch
camminò con Dio e non ci fu più, poiché Dio lo rapì»
(Gn, 5, 24) 11.
Seconda tappa del viatico
biblico la torre di Babele (Gn, 11, 1-9), e la
conseguente parola perduta; quindi il tempio salomonico (1Re
6, 4-36; 2Cr 3, 1-7) e la sua ricostruzione a
opera di Zorobabele (Esd 3, 7-4, 4; 5, 1-5);
infine la Gerusalemme Celeste dellApocalisse, la
città cubica, costruita delle più sfavillanti pietre
preziose, dove gli eletti contempleranno la luce che
anima in forma di tempio vivente il centro doro
cristallino della città (Ap, 21, 9-23). Tre
templî gerosolimitani, e tre tempi, scandiscono il
viatico biblico del Rito.
Il gradino superiore è
già meno visibile e reca una nitida impronta egizia o, a
essere più cauti, neoegizia. Questo gradino a sua volta
cela i lasciti ermetici dorigine alchemica e
rosacrociana. Le leggende cavalleresche, come si dice a
chiare lettere negli alti gradi, sono metafore della
ricerca filosofale e indicano luoghi tempi e modi della
trasmissione ermetica.
Esempio di questa
stratificazione è il Cavaliere del serpente di bronzo (a
sinistra),
grado definito biblico, derivando da un episodio della
storia mosaica: il profeta, ponendo su unasta un
serpente di bronzo che ha fabbricato, guarisce dalla morte
(Nm, 21, 6-9).
Qui Mosè appare
metallurgo e taumaturgo. È da ricordare che la Bibbia
sottolinea che «Mosè fu educato secondo tutta la
sapienza degli Egiziani», dopo che la figlia del Faraone
lo raccolse (At, 7, 21-22). Il mondo egizio
conosceva una figura che tornava alla vita dopo avere
passato la soglia della morte: Osiride, che nel gioiello
è esplicitamente evocato sovrapponendo alla Tau un
anello su cui savvolge il serpente, così che la
croce diviene ansata: tipico segno della divinità
egizia. E alla croce ansata si sovrappone ulteriormente
lOuroboros, limmagine ermetica
dellunità del tutto. Da questangolazione il
grado è da considerarsi rosacrociano 12.
Dei sedimenti egizî la
più vistosa traccia è la stessa piramide con cui il
Rito si presenta. Laltra, meno visibile oggi, è la
leggenda di Hiram che nel Rito si protrae sino al 14°
grado e che ha in Osiride il proprio prototipo. Il grado
di Maestro matura nei primissimi anni successivi al 1730 13. Parallelamente si forma la
leggenda di Hiram; nel 1725 si fa già cenno «dun
albero che sarebbe spuntato dalla tomba di Hiram» in un
libello antimassonico. La leggenda è nota: Hiram cade
sotto i colpi di suoi fratelli traditori mentre sta
per uscire dal tempio. Solo lo sforzo congiunto di
tre fratelli lo farà rinascere. Cumont, studioso di
religioni delletà greco-romana, descrive così la
vicenda di Osiride, seguendo la narrazione di Diodoro
Siculo: «il dio alluscita del tempio cadeva sotto
i colpi di Set (suo fratello, N.d.A.); si simulavano
attorno al suo corpo le lamentazioni funebri, lo si
seppelliva secondo i riti: poi Set era vinto da Orus, e
Osiride, a cui la vita era resa, rientrava nel suo tempio
dopo aver trionfato sulla morte. Lo stesso mito era
rappresentato a Roma. Iside oppressa dal dolore cercava
in mezzo ai pianti desolati dei preti e dei fedeli il
corpo divino dOsiride le cui membra erano state
disperse da Tifone (altro nome di Set). Poi ritrovato,
ricostituito, rianimato il cadavere si sprigionava una
lunga esplosione di gioia» 14.
Tra i molteplici riti
diniziazione dellantichità quello imperniato
sulla morte e rinascita di Osiride è certamente il più
prossimo alla leggenda hiramita, e tra i più conosciuti.
Con la traduzione ficiniana del Corpus Hermeticum
-che nel 500 conobbe ben sedici edizioni- e
lassimilazione di Ermete a Mosè, la fortuna
dellEgitto e delle sue divinità vede un crescendo
trionfale sino allinizio dellOttocento: Iside
e Osiride approdano persino negli appartamenti papali del
Vaticano 15.
Nel 1791 va in scena a
Vienna il Flauto magico di Mozart e Schikaneder.
Il protagonista è Sarastro, gran sacerdote del sole e
capo dei sacerdoti di Osiride e Iside, che inizierà
Tamino. Non è un episodio isolato: a Weimar, tra il 1776
e il 1786, Goethe, altro massone, allestisce diversi
spettacoli egittologici, e nel 98 scrive il seguito
del Flauto magico. Qualche anno più tardi è
lOpéra di Parigi ad allestire Les mystères
dIsis.
Legittofilia non
riguarda solo il teatro: Cagliostro aveva fondato a
Parigi la «Loggia madre delladattamento
dellalta Massoneria egizia» nel 1784, nello stesso
anno in cui Ignaz von Born, MV della L di Mozart fonda a
Vienna il «Journal für Freimaurer» (giornale del
massone) e pubblica nel primo numero un lungo articolo
sui misteri egizî che sarà fonte dispirazione per
il Flauto magico. Laltra fonte di
Schikaneder, per il suo libretto del Flauto magico,
è Séthos, racconto romanzesco dellabate
Terrasson, del 1731, incentrato sui misteri
dOsiride e Iside, che verrà tradotto due volte in
tedesco (1732 e 1777) e ristampato in Francia nel 1767,
1794 e 1812.
Sullonda di
Terrasson Rameau scrive La naissance dOsiris,
Neumann mette in scena a Dresda Osiris e in
Inghilterra non va diversamente 16. Terrasson, conoscitore
di testi antichi, aveva tradotto Diodoro Siculo in sette
volumi (1737-1744) e grazie al successo che lautore
aveva avuto col suo Séthos lo stesso Diodoro
Siculo vanta una notevole diffusione. Dom Pernety, che si
prefigge a metà 700 di svelare lorigine
ermetica dei miti egizî e greci, racconta di Osiride
secondo la versione di Diodoro: Osiride è un re che
concepisce il progetto «di rendere lUniverso
partecipe della felicità e a tale scopo riunisce una
grande armata, non per conquistare il mondo con la forza
delle armi sebbene impiegando la benevolenza e
lumanità, convinto che civilizzando gli uomini...
ne avrebbe meritato una gloria eterna» 17: un brano che è certamente
alle origini della spedizione e dellaccampamento
del 32° grado; anche la metafora cavalleresca delle
Crociate rivela matrici egizie. Dom Pernety prosegue la
narrazione del mito sulla falsariga di Diodoro: trucidato
dal fratello alluscita del tempio, viene vendicato
da Iside che ne ricompone il corpo.
Si sa che Dom Pernety, ex
benedettino entrato in Massoneria, è allorigine
del «Rito Ermetico degli Illuminati di Avignone», cui
dobbiamo il 28° grado, ma è meno noto che fu chiamato a
Berlino da Federico II proprio dopo aver smesso gli abiti
talari e avere indossato il grembiule. Grandemente
stimato da Federico, fu Conservatore della biblioteca di
Berlino e membro dellAccademia Reale delle Scienze
e Belle Lettere di Prussia 18.
Resterà al servizio di
Federico sino al 1783. Il suo intento, di spiegare i miti
greci ed egizî in chiave alchemica, non era nuovo. Già
nel Rinascimento italiano è possibile individuare una
letteratura analoga; ma Dom Pernety deve moltissimo a
Michael Maier, che nel 1612 aveva pubblicato
uninterpretazione dei miti greci in chiave
geroglifica e alchemica 19, e qualche anno dopo lAtalanta
fugiens, un testo con analoghi propositi che
sinscrive come un diadema nella letteratura
generata dai manifesti rosacrociani.
Dom Pernety è molto
onesto al riguardo: «io ho letto con attenzione parecchi
trattati di Michele Majer, e ne ho trovato sì grande
aiuto»; precisa inoltre come il «trattato degli
emblemi», cioè lAtalanta fugiens (1618),
rappresenti «con molta chiarezza agli occhi di coloro
che vedono chiaro, tutto quanto la Grande Opera ha più
di segreto e di più occulto» 20. È proprio in questo testo un
significativo emblema dedicato al dramma osiriaco:

Emblema XLIV. Sui segreti
della natura.
Con
linganno Tifone trucida Osiride e poi disperde le
sue membra, ma queste linclita Iside raccoglie.
M. Maier, Atalanta
fugiens
|
Epigramma XLIV
La Siria ha
Adone, la Grecia Dioniso, lEgitto Osiride, ed essi
sono il SOLE della Sapienza: ISIDE, madre, sorella, e
sposa dOsiride, riunisce le sue membra, fatte a
pezzi da Tifone. Ma il fallo cade in mare, perdendosi
nellonde, manca perciò il solfo che il SOLFO
generò
|
Anche in
questo caso la vicenda è tratta da Diodoro Siculo.
Lillustrazione, eseguita fedelmente su indicazioni
di Maier, narra il dramma in tre tempi. In alto a
sinistra Tifone-Seth, coperto dallarco, ancora
imbraccia la spada sanguinante, e ai suoi piedi giace
Osiride smembrato. Accanto accorre Iside che rappresenta
il secondo tempo del dramma: ritrova il fratello-marito e
presumibilmente sappresta a vendicarlo.
Il terzo tempo vede
sacerdoti e fedeli scoprire Osiride nel sepolcro di legno,
integro e vivo, e con gli attributi regali che lo
contraddistinguono nella versione di Diodoro. È un vero
e proprio ritrovamento al quale partecipano tre
personaggi; il contenuto della cassa, aperta da un miles
romano, desta la sorpresa del secondo miles che lo
affianca. Nessuno stupore, invece, nella terza figura
allestrema destra, con le vesti tipiche dun
sapiente orientale che dal Rinascimento distinguono Ermete Trismegisto 21.
Anche nel grado di Maestro a
disseppellire il corpo di Hiram sono tre persone,
il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti; e proprio i
Sorveglianti esprimono stupore perché a Hiram si stacca
la carne dalle ossa, cioè va in pezzi, è
smembrato come il re e dio egizio. E il Maestro
Venerabile sa che Hiram potrà essere destato a vita solo
dallo sforzo congiunto di tutti e tre. Vè da
aggiungere che tra Maestro Venerabile e Sorveglianti
vè lo stesso rapporto che corre tra i due soldati
e il sapiente: i Sorveglianti... sorvegliano, al pari dei
militi, e armati di spade, mentre il Maestro Venerabile
è il depositario della Sapienza.
Questa illustrazione
ermetica del mito dOsiride è con ogni probabilità
alle origini della leggenda di Hiram e anche dei tratti
essenziali del rituale diniziazione al terzo grado.
Una tradizione muratoria vuole che sia stato Ashmole a
creare il grado di Maestro e gli alti gradi 22. Effettivamente la leggenda del
13° grado comporta delle particolarità tali che può
essere ricondotta solo ad Ashmole o a persone della sua
cerchia (cfr. 11).
E Ashmole conosceva molto
bene Michael Maier. Un manoscritto inglese della Themis
Aurea di Maier, del 1656, che descrive struttura e
leggi della confraternita Rosacroce come se fosse un
ordine cavalleresco, reca in frontespizio una dedica ad
Ashmole. Proprio in apertura del Theatrum chemicum
britannicum Ashmole cita Maier; lamenta loblio
in cui sono caduti i «filosofi» inglesi perché si sono
limitati a somministrare, come i Rosacroce, «la loro
medicina in segreto.. Ma in altre terre straniere hanno
trovato unaccoglienza più degna. Ne è
testimonianza ciò che Maier e molti altri hanno fatto;
il primo venne dalla Germania a vivere in Inghilterra,
allo scopo di poter capire la lingua inglese, per
tradurre lOrdinall di Norton in versi
latini, come fece con acume e dottrina: però (sia detto
a nostra vergogna) laccoglienza che gli riservammo
fu pessima per uno studioso tanto meritevole» 23.
NellOrdinall di
Norton si racconta dun alchimista che si rifiuta
diniziare un re insufficientemente preparato;
minacciato di morte dichiara di preferire la morte
piuttosto che tradire il segreto 24. Quindi se allemblema di
Maier con il ritrovamento di Osiride aggiungiamo lOrdinall,
che proprio il Tedesco aveva voluto tradurre, abbiamo gli
elementi necessarî e sufficienti per la leggenda di
Hiram. Ed entrambi gli autori sono ben noti ad Ashmole 25.
Considerando
limportante ruolo che Ashmole ebbe nella Royal
Society, dove venne accettato dopo la
pubblicazione della sua antologia alchemica; considerando
la sua figura dantiquario e archeologo, cui si deve
il primo museo darte e archeologia pubblico
del mondo, nonché i suoi studî privati, lipotesi
che a lui e alla sua cerchia -certamente membri di quel
«Collegio Invisibile» che resta alle spalle della Royal
Society- si debbano il terzo grado e altri alti gradi, è
più che probabile: lopera di «tesaurizzazione»
Ashmole lha praticata in ogni campo, per mezzo
secolo. Ed è più che unipotesi.
È forse lunica
possibilità per all*eviare il dubbio che continuamente ci
assale quando si definisce la Massoneria «un sistema
morale velato da allegorie e illustrato da simboli»:
senza nulla levare alla morale, che è conditio sine qua
non e molto giova al mondo, che senso avrebbe un apparato
simbolico così imponente, una serie di rituali così
complessi, una così copiosa tesaurizzazione, se
lobiettivo fosse di rendere liniziato ciò
che dovrebbe essere già prima delliniziazione,
cioè un «uomo libero e di buoni costumi»?
Comunque sia, con la
leggenda di Hiram e le sue misteriose, ramificate origini
egizie, comincia la strada da cui savviano gli alti
gradi del Rito: Ordo ab chao.

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