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Il Teurgo è, letteralmente, il creatore o
generatore di Dèi.
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James J. Fraser, Il Ramo dOro,
Boringhieri, Torino, 1973.
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Marcel Mauss, Teoria generale della Magia,
Newton Compton, Roma, 1975, pag.21.
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Ernesto De Martino. Il Mondo Magico,
Boringhieri, Torino, 1958, pag.117.
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Enciclica Humanum genus di Leone XIII, 20
marzo 1884.
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La teofania è lirruzione del numinoso, del
sacro, del divino, indotta dal rito.
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Cornelio Agrippa, filosofo e mago rinascimentale
la cui maggiore opera è La Filosofia Occulta (Cfr. La Filosofia Occulta,
Ed. Mediterranee, Roma, 1972, prefazione dArturo Reghini.)
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Desmond Morris, I gesti nel mondo, Mondadori,
Milano, 1995.
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Konrad Lorenz, LAnello di Re Salomone,
Rusconi, Milano, 1989.
-
Iränaus Eibl-Eibenfeldt, Amore ed odio,
Mondadori, Milano, 1995.
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Eduard T. Hall, Il linguaggio silenzioso,
Garzanti, Milano, 1972
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Vitus B.Droscher, Il cosiddetto animale,
Garzanti, Milano, 1974.
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Cfr. Sonetti alchemici di Cecco dAscoli e
Frate Elia con note storiche e commento a cura di Mario Mazzoni, Atanòr, Roma, 1995,
sesto sonetto, p. 45.
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Cfr. i testi: E. A. Wallace, Budge Amulets and
Superstitions, Dover Publications, Inc, NewYork, 1978; Jan Marqués-Riviére Amuleti,
talismani e pentacoli, Ed. Mediterranee, Roma,1972, e soprattutto Frederick Thomas
Elworthy, L'Occhio del Diavolo, Armenia, Milano, 1988. I suddetti autori,
massoni, hanno costituito un notevole corpo di studi atti a ricostruire l'essenza teorica
e storica della ritualità universale e massonica)
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Eggregoro (o anche eggregore) è un neologismo
creato nella prima metà del XIX secolo. Sembra sia stato usato per primo da Eliphas Levi,
pseudonimo dell'Abbé Louis Costant, notevolissimo personaggio del mondo esoterico e
politico della sua età. Tratto dal greco egregorion, il vegliante,
designa gli angeli caduti dell'apocrifo biblico Il Libro di Enoch, che, per amore
delle figlie degli uomini, abitarono la terra, insegnando all'umanità ogni arte e
scienza. Nella fraseologia esoterica attuale indica un'entità psichica collettiva che si
produce sia per via naturale in qualsiasi congresso umano di almeno tre persone, che per
via rituale. La caratteristica dell'eggregore consiste nel suo non essere la somma
matematica delle energie. Può assumere esistenza e autonomia individuale per opera del
teurgo, che è un creatore di Dèi.
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Il modo, il tempo, lo spazio
Si può tentare di definire la ritualità, peraltro
imperfettamente, data la sua natura di collegamento fra mondo fisico e mondo iperfisico,
come un insieme codificato di parole, atti e oggetti analogizzati simbolicamente
allinvocazione ed evocazione desseri sovrannaturali. Le religioni exoteriche
usano la ritualità in questi termini, inducendo atteggiamenti affettivi ed emozionali,
mentre gli assiomi esoterici ritengono luniverso stesso (macrocosmo) unentità
energetica indifferenziata. Luomo, (microcosmo) è limmagine individualizzata
e differenziata di questenergia, e attraverso la teurgia 1
può attrarla e usarla, dandogli a sua volta forma antropica differenziata e quindi
evocabile e invocabile. È nota limportanza magico-rituale del Nome: per gli antichi
possedere il Nome di un dio, (dando quindi allenergia universa una sua specificità
individuale) significava possederne la potenza.
Vi è nella comparazione fra ritualità religiosa e ritualità iniziatica una differenza
di grado, se non di qualità, che rende la seconda incomparabilmente superiore. Il secondo
criterio rituale che Fraser 2 codificò
allinizio degli studi antropologici, riportato poi dal Mauss nei suoi studi
magico-antropologici, 3 enuncia che «il
rito magico ordinariamente, agisce di per sè costringe, mentre il rito religioso
adora e concilia; il primo ha unazione meccanica immediata, il secondo agisce
indirettamente e attraverso una specie di rispettosa persuasione»
Un esempio tipico di questo procedimento è stato studiato da un punto di vista
antropologico dal De Martino 4 che ha
esaminato liniziazione sciamanica di Aua: «Fu nel mezzo di un tale accesso di
misterioso e sommergente gaudio che io diventai sciamano; il misterioso,
linqualificabile, il senza orizzonte, lirrelativo, linsorgente, il
caotico diventa ora il piccolo Aua, una forma definita, unesistenza qualificata, uno
»spirito» che verrà quando sarà chiamato, e che fornisce il potere paragnomico».
Se è vero che i rituali massonici, come notò già Leone XIII nella sua più
interessante enciclica antimassonica, 5
assomigliano a quelli legati ai sacramenti, ciò deriva dal fatto che la liturgia
cattolica non è una creazione specifica e originale del cattolicesimo, ma è
uninteressante imitazione della ritualità antica, in piccola parte ebraica, ma
soprattutto indotta da quella misterica, sia mediterranea che mediorientale. Il calendario
liturgico, luso dei colori, gli strumenti rituali, ecc., sono stati completamenti
indotti da ciò che i cristiani chiamarono sprezzantemente il «paganesimo», mentre ne
tramandavano sia le speculazioni teurgico-metafisiche del neoplatonismo (Cfr. Porfirio,
Giamblico, Plotino) che le connotazioni popolari (festività, venerazione dei santi,
processioni, esorcismi ecc.). Uno dei grandi meriti della civiltà cattolica consiste
proprio nellaver tramandato fino a epoche recenti, o quanto meno al periodo
pre-riformistico, la grandiosità liturgica e simbolica del mondo antico.
La Chiesa Romana in tempi recenti ha rinunciato alluso del latino come lingua sacra
nelle sue cerimonie; ha espurgato le grandi e universali tradizioni rituali dai suoi
schemi liturgici, ha rinunciato al simbolismo architettonico nelle chiese e cattedrali
moderne. Solo un simbolista e ritualista può oggi apprezzare e rimpiangere con cognizione
di causa ciò che la Chiesa Romana ha volontariamente perduto. La fretta - a nostro
giudizio errata - di adeguarsi al presente non considera che solo in un ipotetico e
lontano futuro lumanità potrà evolversi tanto da poter intuire, comprendere,
vedere, la bellezza infinita dei frattali delle linee di forza dellenergia
universale, il suono silente dellarmonia delle sfere che il rito tradizionale
induce, la gioia infinita e lilluminazione che la teofania 6
produce nelluomo.
La caratteristica fondamentale della ritualità è la sua universalità. Gli ultimi cento
anni di studi etnologici, antropologici e psicoanalitici affermano che gli assiomi
fondamentali della ritualità, la sua stessa applicazione formale sono stati e sono
fondamentalmente gli stessi. I Sumeri e i Babilonesi di quattromila anni fa, i bramani
ayur-vedici ancora più antichi, le tribù amerindiane del XIX secolo, le stirpi oceaniche
e gli aborigeni australiani del XVII secolo, i misteriosofici mediterranei dellera
precristiana hanno avuto e hanno la stessa forma e sostanza rituale. I semplici assiomi
delle modalità rituali si possano così sintetizzare:
Lo spazio
-
geografia e geofisica sacra: scelta di una località in
cui le forze cillenie e quelle ctoniche, prima intuite per via naturale, e
susseguentemente conosciute per tradizione, possano favorire nelluomo stati
superiori di coscienza.
-
creazione di uno spazio sacro in cui possa effettuarsi
uninfluenza spirituale, una ierofania.9
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orientamento spaziale, geografico e astronomico, o
allineamento macro-microcosmico.
Il tempo
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orientamento temporale-astronomico
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rituali solari: solstiziali ed equinoziali legati
allaumento o alla diminuizione della luce e allinizio delle stagioni
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rituali lunari delle quattro fasi
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rituali lunari delle domificazioni della luna
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rituali orario-planetari
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riti astrologico-decanali
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riti astrologico-zodiacali
Negli ultimi tre secoli, ma soprattutto dalla metà del
700 in poi, il calcolo, ma soprattutto la percezione del tempo è completamente
cambiata e negli studi rituali, come nelloperatività magico-rituale, vi è la
necessità di percepire la successione temporale così come la concepivano gli antichi,
una struttura scandita in senso verticale (il tempo - i tempi- i tempi del tempo) ritmata
dai cicli inesorabili del sole, della luna, delle stelle, delle stagioni e del lavoro che
era ad esse sinergicamente connesso.
In questo modo vi era allora un tempo per ogni cosa, mentre adesso non vi è più niente
che abbia il senso del tempo reale. Lattuale struttura del tempo, strumentale,
meccanica, artificiosa, schiaccia e appiattisce luomo, che soffre nella morsa dei
ritmi innaturali imposti dallattuale inciviltà e fra la pulsione di quelli naturali
che la sua natura biologica, psichica, intellettuale, spirituale, abbisognerebbe. La
scansione cronologica non è più indotta dal rapporto micro-macrocosmico,
dallallineamento fra umanità ed universo, ma da valori, necessità, desideri,
interessi, bisogni tecnico-sociologici che, in astratto legittimi, si rivelano poi
disumanizzanti.
Le problematiche legate alluso del tempo rituale non si risolvono unicamente con la
conoscenza del tempo tradizionale, che sarebbe relativamente semplice ritrovare. Negli
ultimi secoli sono avvenute profonde modificazioni biologiche e biopsichiche
dellorganismo umano (prodotte dalle implicazioni psicosomatiche della variazione del
tempo individuale). La prima e più importante perdita è stata quella del tempo memoriale
o sociale, in seguito alla scomparsa dei mores che facevano sì che la tradizione orale
fosse nel frattempo storia e mito, identità individuale e sociale assieme.
La mente, strumento dellintelletto, ha necessità di definire, di limitare la
realtà fisica, di concentrarne lessenza in uno spazio mentale più puntiforme
possibile, proprio perché lintelletto possa metaforizzarne e simboleggiarne
lesperienza materiale, ritrovando lindefinito e linfinito
nellastrazione metafisica. La memoria individuale è resa quasi inutile dalla
quantità e dalla rapidità delle informazioni, quasi sempre effimere e transeunti, e
quindi labili, deboli, evanescenti. Le incidenze interiori di questo processo sono di
difficile verifica logica, ma producono comunque una deconcentrazione e
unalienazione sia dalla realtà esterna che dallinteriore. Questa modifica
biopsichica dellentità fisiologica può produrre nel frattempo una modifica
allentità animica ad essa corrispondente, con conseguente perdita di alcune
facoltà intuitive sui piani sottili che già lumanità del medioevo conservava in
parte.
Il modo
A) Il Segno
Le modalità dellevocazione teofanica sono prodotte dalla magia simpatica.
Questo termine non tradizionale è stato indotto dalla definizione di Fraser, ripresa poi
dal Mauss e significa una tecnica magica che si ritiene produca il suo effetto grazie
allidentità fra lo scopo perseguito e i mezzi adoperati. Il principio è che
«simile produce simile». Il termine tradizionale è segnatura, sigillo, analogia.
Le concezioni magiche tradizionali ritenevano, per il principio esoterico del: «Tutto in
Uno, Uno in Tutto», che ogni energia universa si rispecchiasse sulla natura, sulle cose,
sulluomo. Se la finalizzazione del rito era quindi la creazione di uno stato di
potenza si pensava che adunando tutto ciò che materialmente e/o simbolicamente
rispecchiava lenergia «potenza» si potesse attrarne le qualità. Da qui le tavole
analogiche tradizionali dequipollenza simbolica, di cui il massimo codificatore fu
Cornelio Agrippa. 7
Il Quadro di Loggia nei vari gradi massonici è un esempio classico di questa
«evocazione», espressa per il principio analogico con simboli rappresentati
graficamente.
B) Il gesto rituale come comunicazione metafisica.
La principale forma di comunicazione non-verbale è stata il gesto. Gli studi di
Morris, Lorenz, 9
Iränaus Eibl-Eibesfeldt, 10 Hall, 11 Drosher
12
hanno affermato che la gestualità negli animali e nelluomo è innata, ma può
evolversi e maturarsi per apprendimento. Il gesto ieratico, espressione prima della
ritualità, è comune a tutte le culture, anche senza influenza diretta. Esprime
unimitazione, istintiva e cosciente, dei grandi cicli celesti e terrestri, ed uno
degli elementi fondamentali dellallineamento micro-macrocosmico, con cui luomo
può sperimentare stati dellessere non comunemente conosciuti.
C) Il contatto rituale come scambio denergie sottili.
Nelle antiche credenze, comuni ad Oriente ed Occidente, non si considerava, nella
fisiologia materiale, delluomo solo la sua componente visibile.
Energie più sottili, chiamate in Occidente eteriche o astrali formavano la sua fisiologia
non visibile con potenzialità che potevano essere attivate, scambiate ed aumentate
attraverso il contatto fisico, in quanto la posizione dei centri o nodi energetici fisici
coincidevano con quelli iperfisici. Limposizione delle mani, ad esempio
nellunzione regale, nellordinazione sacerdotale o nella terapeutica,
trasmetteva energie sottili attraverso uno dei nodi più importanti della fisiologia
visibile ed invisibile delluomo. Lo schiaffo o collata dellinvestitura
cavalleresca trasmetteva qualità marziali attraverso la violenza (o lo choc
dellatto).
Nelliniziazione artigiana da cui la Massoneria prende origine, il segno nei vari
gradi tende ad attivare le energie corrispondenti.
Il segno
gutturale del 1° grado evoca il Logos, che attraverso il Fiat effettua la creazione
primigenia, linizio spaziale e temporale dellattuale stato dellessere.
Il segno cardiaco del 2° grado risveglia il pensiero del cuore, quella facoltà intuitiva
e istintiva che poneva lumanità in contatto diretto con lenergia universa, e
che è stato in parte perduto attraverso la necessaria evoluzione umana verso la
razionalità, il pensiero della mente.
Il cammino esoterico non comporta certamente la perdita della razionalità, conquista
terribile, faticosa e dolorosa, ma la riacquisizione e la coordinazione mentale e
spirituale di quegli elementi di sensibilità sottile perduti dalluomo nel suo
cammino evolutivo. Il segno addominale del 3° grado riattiva il terzo gran nodo
energetico delluomo, quello generativo, la cui forza, come recita
lEcclesiaste, «è più forte della morte».
Frate Elia da Cortona fu un notevolissimo personaggio, successore di S.Francesco
nellOrdine e perseguitato per sospetta eresia da S. Antonio da Padova e da Gregorio
IX. In un suo sonetto ermetico 13 Elia
accenna a questa operatività quando afferma:
Allor ti puoi tocar sotto il belico
e dire: i son Maestro certamente.
I toccamenti massonici, segno di riconoscimento dei
Fratelli nei vari gradi, esprimono lo stesso concetto, in quanto le dita della mano
esprimono a loro volta vari tipi denergia, secondo gli schemi analogici della
cosiddetta »mano pantea» 14 misterica
e neoplatonica. La presa o griffe del Maestro, detta anche i «Cinque punti della
Maestria», che rappresenta la parte finale del rituale delevazione al grado di
Maestro, rappresenta una vera trasmissione fisiologica e metafisica di poteri iniziatici.
È da notare che la ritualità massonica non è in genere una trasmissione personale e
diretta di uninfluenza spirituale. Essendo la trasmissione esoterica, quella,
appunto, iniziatica, del terzo stato sociale, ha caratteristiche collettive, perché
necessita di un certo numero di Fratelli, tre o cinque o sette, per la validità del rito.
La presa di Maestro è invece lunica forma massonica concessa di trasmissione
iniziatica diretta e personale, da Maestro a Discepolo.
Un altro esempio di ritualità massonica attraverso il gesto e il contatto consiste nella
Catena dunione. Introdotta nella Massoneria francese nella seconda metà del XVIII
secolo, ha origini primordiali nellambito della ritualità universale. Luso
rituale della catena dunione, mantenuto nella liturgia massonica, ha
unantichissima origine nelle danze rituali dei popoli antichi. Per questi la danza
non era soltanto un mezzo di puro divertimento, ma aveva una scopo pragmatistico di
ritualità magica, in cui ci si riprometteva di mettere in opera una forza
sovra-individuale, cercando di metterla a profitto della comunità. Questantica
operatività, la cui arte esiste ancora in alcune comunità religiose od esoteriche, è
tuttora vivente. Secondo queste concezioni, la danza agisce nel frattempo su due piani:
-
Eggregorico: la formazione deggregoro
15 è facilitata dalla simultaneità dei movimenti,
indotta dal ritmo musicale ossessivo, spesso dalla ripetizione di un motivo cantato
di tipo mantrico, ecc.che produce una sinergia simultanea delle componenti psichiche ed
animiche dei partecipanti
-
Individuale: lo stordimento della coscienza impegnata in
unattività fisica di notevole fatica, lassenza di pensiero che ne deriva,
favorisce, in una sorta dinebriamento spesso aumentato da bevande ed eccitanti, il
distacco dei corpi sottili e quindi la possibilità destasi e visioni e di contatto
quindi con i piani superiori.
A esemplificare questoperatività si possono
ricordare le danze dionisiache, che potevano terminare con il furore delle baccanti e
delle menadi, i sacerdoti cananei di Baal (III I Re XVIII, 26), i profeti israeliti (I Re
[Sam.], X,5; XIX,20). Ai nostri tempi possiamo ricordare come nellislamismo vi sia
ancora la confraternita religiosa Mawlawiyyah (in turco Mevleva), o dei
«dervisci giranti», la setta metodista degli Jumpers (saltatori) in Inghilterra ed in
America, quella dei Chlysti nella Russia.
Nellantico mondo mediterraneo i balli ciclici o pirrici, sia maschili sia femminili
o misti potevano essere di semplice girotondo o tendendosi stretti incrociando le mani
dietro le spalle. Il mito narra che fu Teseo che, per sciogliere un voto ad Apollo, danzò
con i suoi compagni prima a destra, poi a sinistra, stabilendo così i primi ritmi della
strofe e dellantistrofe. Sono così caratterizzati i nostri stessi procedimenti
dapertura e chiusura rituale con deambulazione a destra (senso orario o solare), e,
in alcuni usi rituali, la chiusura con deambulazione a sinistra (senso antiorario o
polare).
La storiografia riporta queste danze, ricordate anche nei poemi omerici alla tradizione
cretese. Le pirriche presero il nome da Pirro, figlio dAchille che lavrebbe
danzata in tali forme. Alessandro lavrebbe danzata a Faselide, intorno alla tomba di
Teodette, prima della conquista della Persia. È chiaro in questo caso che Alessandro
intendeva ottenere magicamente un rapporto od unidentificazione con leroe
defunto.
Ognuna di queste danze originarie fornì il tipo della lirica corale per i generi melici,
già tradizionalmente affermati nelle caratteristiche di melodia e di ritmo. Le battute
che segnarono il tempo delle danze furono più spesso di 2/4 o 6/8 e meno frequentemente
di 2/4 o 6/8 e, tra queste, quelle di 6/8 e 5/8, più proprie delle danze che si
chiamavano stasimotere, nelle quali i danzatori, pur movendosi per evoluzioni diverse, non
si allontanavamo mai dal luogo scelto per lesecuzione orchestrale; mentre il 2/4 e
2/2 erano tempi appropriati agli embateri o danze processionali, che più da vicino si
riportavano al passo della pirrica.
Alcame, per primo, nei parteni, usò alternare i ritmi di 6/8 e 2/6 e concepì un nesso
ritmico-melico che nelle danze stasimotere e processionali si susseguivano di continuo. I
vari passi tradizionali che accompagnavano i ritmi meriterebbero unanalisi da
unesperta di questo settore, e producevano certamente un loro particolare effetto
sia psichico sia metafisico.
Pur senza dilungarsi in descrizioni tecniche, si può ricordare che ogni euritmia aveva
una particolare finalizzazione, così come insegnava ancora pochi decenni fa la scuola
esoterica di Gurdgjeff. Unaltra applicazione statica di questa dottrina si può
ancora esemplificare nei segni dordine massonici o iniziatici in genere.
La caratteristica della catena dunione così come oggi è effettuata è quella di
aumentare in proporzione geometrica la potenzialità eggregorica dei partecipanti, che il
capo-catena ha il compito di raccogliere e finalizzare con particolari metodiche. Il
contatto fisico dei partecipanti, eseguito secondo le regole della fisiologia sottile,
produce energia: la concentrazione dei partecipanti e quella del capo-catena la dirigono.
Questo contatto fisico si ottiene semplicemente stringendo con la mano destra la mano
sinistra del partecipante, e viceversa, come nella pratica rituale del girotondo che
inconsciamente i bambini effettuano da sempre, tenendo conto che lenergia circola
meglio secondo queste considerazioni: la mano destra delluomo ha polarità positiva,
la sinistra negativa. Per la donna, la polarizzazione è opposta. Se la catena fosse
formata da soli uomini o sole donne, sarebbe sufficiente il tenersi semplicemente per
mano. Se la catena è mista si deve procedere in tal modo: gli uomini incrociano le
braccia (la destra sulla sinistra), prendendo la mano sinistra delluomo che gli è
accanto con la mano destra. Le donne (alternate agli uomini) non incrociano le braccia ma
avendole distese prendono con la destra (-) la destra (+) delluomo che gli è
accanto a destra e con la sinistra (+) la sinistra (-) delluomo che gli è accanto a
sinistra. Se le posizioni non fossero queste avremmo la sinistra delluomo (-) unita
con la destra (-) della donna e la destra della donna (-) con la sinistra delluomo
(-). In questo caso lenergia non potrebbe ne prodursi ne circolare.
Curiosamente la catena dunione massonica, nelle comunioni solo maschili, - corretta
in quanto sinistra [-] con destra [+] - è effettuata come se dovessero esservi elementi
femminili. Quando la catena è correttamente chiusa ogni membro a occhi chiusi visualizza
intensamente il volto del capo-catena che a sua volta, sempre a occhi chiusi, visualizza
lo scopo o leffetto proposto.
Quando il capo-catena ritiene che lenergia si sia prodotta e sia circolata
correttamente, invia lenergia, scuotendo per tre volte le braccia (ogni volta con
una pausa dalcuni secondi) producendo lo stesso effetto nei partecipanti alla
catena, che la sciolgano subito dopo. Le antiche scuole iniziatiche avevano una vera e
propria teoria rituale sulluso operativo della catena dunione.
La parola
La parola costituisce il modo di comunicazione legato alla razionalità, ed interagisce
con essa. La raggiunta razionalità degli esseri umani ha prodotto luso della
parola, ma luso della parola a sua volta produce razionalità. Lesposizione di
un concetto, astratto o concreto che sia, attraverso la parola è una tecnica mentale
complessa e raffinatissima che è oggetto di una precisa branca di studi psichici e
psicologici. Allorigine di questa razionalità la definizione di una qualsiasi
realtà, fisica o metafisica che fosse, attraverso la parola, era considerata un potere
formidabile sulla stessa realtà considerata.
Per il principio esoterico dunità globale non vi era differenziazione fra realtà
descrittiva e realtà descritta, e nominare una cosa significava nel contempo possederla.
Luso di formule magiche, di lingue arcaiche, o anche di semplice glossolalia
determinava quindi dominio o potere sulla cosa desiderata o anche sulle stesse divinità
di cui si possedeva il nome.
Per questo molto spesso gli Dei o anche le città avevano un nome segreto, da nascondere
ai profani o ai nemici. Lo stesso concetto è applicabile alluso di
allassumere uno ieronimo allatto delliniziazione.
Nel rituale massonico, come in ogni rituale daltro genere, vi sono due componenti
essenziali. Una parte liturgica, basata sulle modalità sovradescritte di spazio, tempo e
modo, in una schematicità ormai ampiamente descritta e codificata scientificamente, in
modo tale che è possibile oggi avere dei parametri oggettivi di giudizio rituale. Cade
così ogni soggettività individuale nella «correzione» o «restaurazione» di un
rituale massonico, spesso affidate allarbitrio estetico o ideologico del singolo.
La parte letteraria del Rituale, in cui si esprimono concetti etici e morali, speranze,
desideri e volontà, costituisce le finalizzazioni indispensabili, che possano anche
variare con il mutare dei tempi, in modo da riportarne levoluzione-involuzione su
basi tradizionali. La prudenza in questo campo è però indispensabile
La parte liturgica, che si fonda su principi immutabili ed eterni - come quelli che
pongono luomo in contatto fisico e metafisico con luniverso - non può esser
variata. I termini simbolico-operativi della Massoneria, ad esempio, avendo acquisito nel
tempo una loro suggestività, ma soprattutto una loro potenza eggregorica, sono divenuti
degli schemi liturgici a noi specifici e non possono più esser variati. In questi termini
la Massoneria si può rilevare come un ponte forse unico fra un lontanissimo passato e un
lontanissimo futuro, quando lumanità avrà effettuato un salto di qualità tale da
avere in se stessa gli schemi razionali ed istintivi assieme che collegano luomo
alla natura, alluniverso e a Dio.
Quando questo avverrà, gli strumenti religiosi, rituali, iniziatici diverranno le
stampelle che il malato ormai guarito lascia, come un ex-voto, ai santuari dei miracoli.
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