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Note
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(SU) In alcune
versioni del Rito, manifestamente più tarde, la
sequenza è stata sostituita con altra, in
entrambi i montanti della scala, secondo la
successione seguente: matematica, astronomia,
fisica, chimica, fisiologia, psicologia,
sociologia, sul lato ascendente, e: sincerità,
pazienza, coraggio, prudenza, giustizia,
tolleranza, devozione. A nostro parare tale
sostituzione (riportata per esempio nel rituale
del Farina [ cfr. S. Farina, Il Libro
completo dei rituali massonici, Atanòr,
Roma, 1981] ) presenta un carattere di evidente
irregolarità per lequiparazione
illegittima che viene compiuta tra arti
Tradizionali e Scienze Moderne (se tali possano
essere considerate discipline come la sociologia
e la psicologia). Anche linserimento della
tolleranza risente probabilmente
dellinflusso illuministico sulla Massoneria
speculativa e male traduce gli intendimenti
simbolici propri della Massoneria operativa. Le
sette virtù di cui è questione sono infatti le
stesse riportate sul medaglione di cavaliere
Kadosh, attribuito a Dante dal Valli e conservato
nel museo di Vienna, in cui è possibile leggere
le parole di Fides, Spes, Karitas, Iustitia, Prudentia, Fortitudo e
Temperantia.
[Nota del redattore: i gradini della scala
misteriosa nel Rito di Perfezione, che
costituisce la spina dorsale del futuro Rito
Scozzese, sono dal basso in alto: «T Sed halad, Scarlabac,
Moteck, Emunah, Hamach Sciata, Sabaél, Choemel Binah Tabinah» (in Francken
Manuscript, 1783). Nei rituali del Supremo
Consiglio di Charleston circoscrizione sud, con
cui il Rito Scozzese ha assunto lassetto
attuale, il grado di Cavaliere Kadosh, trascritto
nel 1802, è al XXIX e non al XXX e reca sulla
scala gli stessi termini del Rito di Perfezione.
In entrambi, alla base della scala, si legge «nec plus ultra» (Ordo ab Chao. The
original and Complete Rituals of the first
Supreme Council, 33°, Boston & New York
1995, Poemander press, p. 329)]
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(SU) «Ad Oriente,
al di sopra del trono, è raffigurata
unAquila bicipite, coronata, le ali
spiegate, metà bianca e metà nera, che tiene
tra gli artigli una spada...sul petto un
triangolo equilatero su cui è scritta, in
ebraico, la parola Adonai» (U. Poli, Massoneria
Iniziatica, la via scozzese, Atanòr, Roma,
1981, p. 121). Il simbolismo dellaquila è
troppo complesso perché se ne possa trattare in
tale sede, Ciò che qui preme sottolineare è
come lAquila bicipite rinvii alla figura di Melchi-Tsedeq, doppiamente sovrano in quanto Re
di Pace e di Giustizia, Re del Mondo (cfr. R. Guénon, Il Re del Mondo,
Adelphi,
Milano, 1977, p. 55 e sgg.) e sovrano della
«terra dei viventi», laddove «la morte non
può penetrare».
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(SU) È
estremamente interessante ricordare come la
tradizione druidica abbia sempre mantenuto
nascosta la propria lingua il cui alfabeto viene
adombrato nella romanza di Taliesin, La Battaglia
degli Alberi; ancor più rilevante è che la
padronanza di tale alfabeto consenta di
realizzare una determinata operatività
«magica» rivolta alla Dea madre (la Dea Bianca)
e di accedere, in tale modo ai misteri
dellImmortalità.
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(SU) Anche nella
tradizione islamica la scala è composta da sette
gradini. Ancor oggi i fellah algerini piantano
sulle tombe ramoscelli dolivo intagliati a
rappresentare i sette cieli della scala terrena.
Per altro verso il Corano descrive un episodio
simile a quello riportato nel Genesi su Giacobbe:
a Maometto , durante la sua ascensione notturna
propiziata dallarcangelo Gabriele, apparve
una scala di cui si servono gli spiriti degli
uomini per salire al cielo e a cui i morenti
volgono lo sguardo. Vi è in questo passo della
sura nnnn un riferimento allusivo alla
immortalità che lascensione della scala
consente di acquisire, contrapponendo il Regno
del Vivente (Allah) a quello dellUomo.
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(SU) «Allora il
Drago, come se mi temesse, sporse la testa da
sotto la scala ed io, salendo il primo gradino,
gli calpestai la testa..» (cfr. Passio S.
Perpetuae, n. 4, in Armitage Robinson, The
Passion of St. Perpetua, in «Eranos Jahrbuch», 1950,
Zurigo,1951, p. 53).
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Nella camera dellAreopago (XXX grado del Rito Scozzese) si trova al centro del
Tempio una doppia scala, a libretto, la Scala
Misteriosa, composta da sette gradini per lato. I
gradini ascendenti portano i nomi delle sette arti
liberali ovvero, dal basso verso lalto: Grammatica,
Retorica, Logica, Aritmetica, Geometria, Musica e
Astronomia 1; sul versante discendente i
gradini portano dallalto verso il basso i nomi di
Prudenza (Discrezione), Impegno, Lavoro, Fede, Dolcezza,
Purezza e Giustizia. Sul primo montante compare la
scritta «amore del prossimo»; sul secondo è scritto
«amore dellEccelso».
Lungi dallessere un
elemento simbolico accessorio, la Scala assume un valore
ed un significato centrale nella ritualità del grado,
rappresentando da un lato una ricapitolazione del cammino
iniziatico svolto dal Massone, e dallaltro
prefigurando laccesso a quei Misteri Maggiori
inequivocabilmente espressi dal simbolismo
dellAquila bicipite coronata 2. Il Massone che virtualmente ha
reintegrato in sé lo stato primordiale dopo aver
raggiunto il XVIII grado (Principe Rosa Croce), è
chiamato ora a rendere effettivo il raggiungimento di
tale stato sì da poter finalmente avviarsi lungo la
Scala Misteriosa che lo condurrà verso
lacquisizione dei Grandi Misteri e il compimento
della Grande Opera.
La scala è in tutte le
Tradizioni regolari segno e simbolo per eccellenza delle
relazioni e dei percorsi che intercorrono tra cielo e
terra, intendendo in prima istanza con tale dizione i
diversi stati che lessere si trova a percorrere nel
corso del proprio divenire e, principalmente, durante il
cammino di realizzazione iniziatica. In tal senso il
simbolismo della scala si applica tanto al dominio
dellessoterismo (prova ne siano le frequentissime e
ricorrenti utilizzazioni che ne fanno i Padri della
Chiesa) quanto a quello dellesoterismo e, in
questambito, a domini distinti.
La scala può essere raffigurata
come tale, o rappresentata dagli intagli di un albero
(che, sottolineiamo di sfuggita, partecipa del medesimo
significato assiale, di congiungimento tra cielo e
terra), dagli scalini di un tempio (come le piramidi, le
ziggurat mesopotamiche o i teocalli centroamericani) o
dallarcobaleno stesso. In tutte queste situazioni
emerge con nitidezza lidea di un contatto
primordiale tra cielo e terra, successivamente
spezzato e mantenuto solo per il tramite di una scala
la cui natura, ecco un aspetto che generalmente non è
valutato adeguatamente per la sua importanza, rileva non
già dellumano, bensì del sacro. La scala
si innalza dalla casa di Dio (come è il caso per
Giacobbe e più in generale per i Templi) o è un
prodotto della natura stessa (arcobaleno), ma non è mai
costruita dallUomo con lintento di
ricostruire da solo il filo spezzato che lo riconduca al
Grande Architetto. In questo senso il significato
simbolico della torre di Babele e lo stesso mito dei
Giganti (che costruirono una piramide i pietre per dare
lassalto allOlimpo) deve intendersi come
rovesciato, esprimendo la scala, in quel contesto, un
tentativo di usurpazione illegittima, irregolare, di
chiara natura titanica.
La scala dei cavalieri Kadosh
presenta sette scalini corrispondenti alle sette arti
liberali; parimenti sette sono gli scalini della betulla
siberiana, così come sette sono i colori della scala del Buddha, di sette metalli è costituita la scala
Mitraica.
Non vi è dubbio che le arti, i colori e i metalli
rinviino tutti ad altrettante sfere planetarie, come
ricorda bene Dante nel Paradiso quando, a proposito dei
sette cieli, li equipara alle Scienze «dico per cielo la
scienza e per cieli le scienze».
Questa precisazione merita
alcune considerazioni; anzitutto è evidente che qui si
sta parlando di scienze tradizionali, ovvero di una
conoscenza sacra imperniata principalmente sulla
conoscenza e sulluso del Verbo. A ciò del resto
fanno chiaramente riferimento le Arti della Grammatica,
della Retorica e della stessa Musica. Le scienze
(tradizionali) della parola rinviano alle potenzialità
demiurgiche (iniziatiche o magiche) del Verbo, adombrate
nel prologo di S. Giovanni e presenti in numerose
tradizioni, rivolte tutte a conoscere ed articolare il
Nome dei Nomi, ovvero il nome segreto di Dio.
Di ciò è questione in numerosi
gradi dei Riti massonici in cui è sottolineato (come nel
XIII grado, Cavaliere del Real Arco) che ne è stata
dimenticata lesatta dizione. Il nome in questione
è tuttuno con quella «parola perduta» la cui
cerca è in definitiva la cerca stessa del Graal. La
conoscenza del «nome segreto» di Dio (il 100° nome
secondo la tradizione islamica) è di fatto apparentato
da molte tradizioni al possesso stesso del Graal 3 e non è questo lunico
indizio che ricollega strettamente il simbolismo della
Scala a quello del Sacro Vaso.
I quindici salmi graduali (i
Cantici dei Gradi denominati anche «gli elevati sentieri
del cuore») sono considerati dalla Bibbia altrettanti
gradini («graduale») della scala «immaginaria» che
conduce al centro del Cuore e quindi di Dio; non è senza
rilievo che il termine Graal derivi appunto dalle parole grazal,
gradual, significanti vaso (in antico provenzale)
o gradino (nel latino medievale). Per altro verso, a
Bisanzio ci si rivolgeva a Maria (accomunata nella sua
forma passiva allArca ed al Vaso che riceve il
sangue e lo spirito del Cristo) come ad una scala celeste
lungo cui scende lAltissimo per dimorare in mezzo
agli uomini e tramite la quale gli uomini salgono a Dio.
Conoscenza di un alfabeto
segreto, possesso del Graal, ascensione della Scala, sono
altrettanti simboli che alludono alla padronanza di una
Scienza capace di permettere una comunicazione diretta
con Dio. Del resto, che la conoscenza di una particolare
Lingua Sacra fosse indispensabile a concretizzare
lascensione «al cielo», ci viene indirettamente
rivelato dal mito stesso della torre di Babele. In quel
contesto è infatti sufficiente «confondere» le lingue
perché il progetto naufraghi e i popoli si disperdano ai
quattro angoli della Terra. Del pari, un antico testo
medievale scozzese, attribuito alla figura mitica del
bardo Taliesin La Battaglia degli Alberi
fa esplicito riferimento alla ricostruzione occultata di
un alfabeto segreto, lalfabeto della Dea Bianca,
individuando in questa la fonte di un insegnamento
misteriosofico capace, tra gli altri, di fornire la
chiave di accesso per comunicare direttamente con la
Divinità.
In secondo luogo, come ricorda Guénon, i cieli 4 rappresentano in un ordine
simbolico superiore stati di iniziazione sovraumani
propri alliniziato che, dopo aver reintegrato lo
stato edenico primordiale, si accinge ad affrontare la
Grande Opera: «...egli [ liniziato, NdA]
domina già le condizioni di esistenza di questo Mondo,
di cui è divenuto Maestro; è per questo che il Rebis
del Rosarium Philosophorum ha sotto i suoi piedi
la Luna, e quello di Basilio Valentino il Drago».
Parimenti Santa Perpetua
sottolinea come, nel corso dellascensione
spirituale lungo la scala, si debba schiacciare la testa
del Drago salendo il primo piolo 5. S. Agostino commenterà questa
visione sottolineando come la testa del drago rappresenti
il primo gradino (S. Agostino, Sermoni, 280,1) e
che «non si può cominciare lascesa senza prima
calpestare il drago». È significativo che il Drago
debba essere sconfitto prima di cominciare lascesa
e, per altro verso, sono invece alquanto sospetti quei
miti che, collocando il Drago alla sommità (ed
accreditandolo duna funzione assimilabile a quella
del Guardiano della soglia) gli conferiscono il
significato di prova ultima prima del conseguimento
dellOpera.
Lascensione della scala
nellambito iniziatico consegue, infatti, e non
precede la reintegrazione dello stato edenico. Non è
un caso che Dante collochi la Scala in Paradiso, dopo
aver superato non solo lInferno e il Purgatorio, ma
altresì i sette pianeti, lultimo dei quali, molto
significativamente, è Saturno:
vidio uno
scaleo eretto in suso
tanto, che nol seguiva la mia luce.
Vidi anche per li gradi scender giuso
tali splendor, chio pensai chogni lume
che par nel ciel fosse diffuso
(Paradiso, XXI, 28-34)
Ciò è di particolare
importanza ove si consideri che la scala consente di
accedere a quel regno di immortalità da cui
lUomo, venne ad essere privato con la caduta. Non a
caso letà del cavaliere Kadosh è di «un secolo e
più». Ulteriore, evidente simbolo della sua raggiunta
immortalità e giustamente, per lo stesso motivo, viene
equiparato a Melki-Tsedeq, «il vivente», Signore
della Città Santa, espressione che designa chiaramente
«il soggiorno dimmortalità» della
tradizione ebraica.
Nel Genesi è detto che
il luogo ove Giacobbe sognò la scala da cui salivano e
scendevano gli angeli venne chiamato Beith-El
(Casa di Dio); le tradizioni ebraiche ricordano che quel
luogo veniva in precedenza denominato Luz,
«nocciolo di immortalità»; nelle vicinanze si ergeva
un mandorlo, presso era occultato laccesso ad una
città sotterranea in cui, come ricorda Guénon,
«LAngelo della Morte non può penetrare».
Tutto questo è solo in apparenza alquanto confuso ed
evidenzia invece, simbolicamente, il nesso chiarissimo
che intercorre tra lascensione della scala e
laccesso al Paradiso Terrestre presso cui risiede
lenigmatico Albero della Vita, capace di
trasformare «limmortalità virtuale» conseguita
dalliniziato pervenuto al compimento dei Misteri
Maggiori, in una condizione di «conquista effettiva
degli stati superiori dellessere».
La scala, il Graal, non sono che
il mezzo e la via (il «Tao te ching» propriamente
detto) per conseguire tale risultato. È indubbio che
linsegnamento misteriosofico connesso a tale
tematiche abbia potuto alimentare, sulla base di una
lettura «a rovescio» del simbolo, la ricerca e la
letteratura controiniziatica, tesa ad identificare un
elisir di lunga vita nellambito di una novella
impresa prometeica, rivolta, per loccasione, a
strappare allOlimpo il segreto della vita eterna.
Non è casuale che un certo
ermetismo «deviato» (per usare lespressione
coniata dal Guénon), così come buona parte della
mitologia di ispirazione celtica e germanica,
sottolineino la centralità della Queste di una
Luz polare (lAvalon arturiano, presso cui il
Re di questo Mondo riposa in attesa di tornare a
dominare sul proprio Regno) verso cui è stato profuso
impegno e ricerche. Sia il mito della torre di Babele,
sia quello greco della rivolta dei Giganti, indicano con
chiarezza come sia effettivamente possibile una sorta di Queste
«alla rovescia» del Graal, un recupero deviato di
funzioni e conoscenze peraltro riservate agli iniziati
che percorrono vie legittime. Si legge infatti nel
Genesi:
Il Signore disse:
ecco, essi sono un solo popolo e
hanno tutti una lingua sola; questo è linizio
della
loro opera e ora quanto avranno in progetto di
fare non sarà loro impossibile...
(Gen. 11,6-7)
Del pari la tradizione greca
ricorda come solo grazie a Ercole, a prezzo di grandi
difficoltà, fu possibile agli Dei sconfiggere i Giganti,
capitanati da Porfirione. È evidente che questi miti
ricordano lesistenza di una via illeggittima di
riconquista dello stato primordiale e di usufrutto
dellAlbero della Vita da parte di quella che la
Massoneria ha sempre identificato come la Controiniziazione. Di fatto lascensione della scala
è eminentemente soggetta alle insidie controiniziatiche
(intese nella loro doppia valenza sia come risorgenza del
Drago interiore, sia come difficoltà frapposte
dall«ambiente» esterno alla crescita
delliniziato) e di ciò fanno fede espressiva le
rappresentazioni medievali imperniate sulle descrizioni
dei Padri della Chiesa.
Per costoro la scala identifica
non solo uno strumento, ma altresì un percorso.
SantIsacco il Siriaco sottolinea come «la scala di
questo Regno (di Dio, NdA) è nascosta dentro di te,
nella tua anima. Lavati dunque dal peccato e scoprirai i
gradini per salire». Per S. Giovanni Climaco e s.
Giovanni Crisostomo i gradini della Scala consistono in
esercizi spirituali graduali da superare stadio dopo
stadio.
Vale la pena di sottolineare la stretta correlazione che
intercorre tra esercizio spirituale (inteso come pratica
di un percorso iniziatico) e tecniche iniziatiche di
risveglio dei chakra (presenti in tutte le tradizioni
iniziatiche) che consentono di superare La Via del
Cancello della Mente della tradizione giapponese,
imperniata appunto su sette colori (dal rosso al
violetto). Del pari Guglielmo di Saint Thierry parlerà
dei sette gradi dellanima ed una lunga
dissertazione sarà dedicata da San Bernardo alla scala
mystica.
In questi Autori la scala è
chiaramente ricondotta al simbolismo del viaggio, del
pellegrinaggio irto di difficoltà e imprevisti come
tutti i percorsi dellanima. Come tutti i simboli
assiali anche la scala è caratterizzata da una
direzione: come la si può salire, così la si può
discendere. Herrado di Lansberg parla di una scala delle
virtù dove i pioli bianchi e neri si alternano e i
demoni perseguitano i peccatori alfine di provocarne la
caduta. Tanto più alta la vetta raggiunta, tanto
maggiori i pericoli di rovinare in basso. Il pericolo di
trasformarsi in statua di sale (come accade alla moglie
di Lot, voltatasi a guardare in dietro) è sempre
presente nella cammino delliniziato e massimamente,
come è il caso del cavaliere Kadosh, una volta che si
approssima ai Misteri Maggiori.
Ma le possibilità di discesa
vanno intese anche in senso affatto diverso, come dovere
delliniziato a reintegrarsi nellUmanità di
tutti i giorni, portando seco il patrimonio acquisito,
influendo nella realtà quotidiana come adepto. E per
farlo, considerando i pericoli intrinseci alla discesa,
il Cavaliere Kadosh deve fortificarsi nelle virtù, di
cui forse necessita ben più che nel percorso di ascesa.
Non è un caso che la Massoneria nella sua saggezza abbia
voluto sottolineare, per prima tra queste, la Discrezione (Ghemoul, in ebraico), ovvero la prudenza che
necessariamente deve informare ogni atto ed ogni
rivelazione nei confronti di quanti non abbiano
sperimentato la conoscenza dei Misteri.
In questo è facile ravvisare
unulteriore sottolineatura dellimportanza di
quel segreto che, come ci ricorda Guénon, è ormai tanto
inviso al Mondo Moderno. Ma è proprio
dallosservanza di quel segreto, dalla pratica di
quelle virtù che è possibile «contribuire alla
felicità dei nostri simili» e che aiutano i Maestri del
XXX grado a compiere il dovere «perché è il vostro
dovere: questa è lultima parola della Massoneria:
Ecco come noi intendiamo lo spirito cavalleresco nel suo
più alto concetto».
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