|
|
|
Giovanni Lombardo
SABBIA, SALE E ZOLFO
Alcune riflessioni su ermetismo e
massoneria
Ambula ab intra
De Pharmaco Catholico
|
Note
-
R. Guénon, Considerazioni sulla via iniziatica, Milano 1945, pag. 338
-
R. Guénon, op. cit. pag. 325
-
Alchimista
vissuto nel XVII secolo. Di lui segnalo La pietra di tocco, una
raccolta di massime inclusa in R. Alleau, Aspetti dell'alchimia
tradizionale, Atanòr, Roma 1989.
-
O. Wirth, Il simbolismo ermetico nei suoi
rapporti con l'Alchimia e la Frammassoneria, Ed. Mediterranee, Roma
1991, pag. 23
-
Rammento che i lavori di loggia sono aperti
dopo che il Primo Sorvegliante ha 'ribaltato' la squadra.
-
Cfr. "... e lo Spirito aleggiava sulle acque", Genesi
1,2
-
I Re 7, 21
-
Ma’at non è traducibile con una sola
parola. Mircea Eliade spiega che la ma’at appartiene
alla Creazione originaria: dunque riflette la perfezione dell’Età
dell’Oro. Sul punto vedi dello stesso A., Storia delle Credenze e
delle Idee religiose, I, Sansoni 1991 pag. 106
-
Sull'argomento v. C. Knight - R. Lomas, La
chiave di Hiram, Mondadori, Milano 1997, capp. 7 e 11
|
|
|
Premessa
Non sono un cultore di alchimia o
di arti magiche in genere. Non ho mai usato l’atanòr e neppure
un alambicco, né ho mai sperimentato alcunché. La mia curiosità è
puramente intellettuale, sollecitata dall’osservazione che nel Gabinetto
di Riflessione, sul tavolino, vi sono anche tre ciotole contenenti sabbia,
sale e zolfo. Mi sono chiesto il perché e credo di aver trovato la
soluzione di questo ‘arcano’. La sottopongo pertanto alla Vostra
riflessione, sollecitando il Vostro contributo al dibattito.
L’Ermetismo
Il Fr. René Guénon afferma che
con questo termine si designa una dottrina essenzialmente cosmologica d’origine
egiziana, filtrata poi attraverso la cultura ellenistica. La si fa
derivare da Ermete Trismegisto, figura leggendaria d’iniziato,
considerato dai Greci identico al dio egiziano Thot, inventore
della scrittura e del calcolo 1.
Inoltre la peculiarità d’indagine di questa dottrina è legata al tipo
di iniziazione, regale e non sacerdotale: solo quest’ultima
reintegrerebbe l’iniziato al Principio, direttamente, consentendogli di
realizzare i Grandi Misteri, laddove la prima si limiterebbe al compimento
dei Piccoli Misteri.
L’iniziazione a questi ultimi comporta «lo sviluppo delle possibilità
dello stato umano considerato nella sua integralità; essi mirano dunque a
ciò che abbiamo chiamato la perfezione di questo stato, vale a dire a
ciò che è stato designato tradizionalmente come la restaurazione dello
‘stato primordiale’» 2.
La distinzione è presente in tutte le culture tradizionali: nel taoismo
per esempio si distingue fra «uomo vero» e «uomo trascendente».
Aggiunge Guénon che l’iniziazione sacerdotale è andata
irrimediabilmente perduta e che ci si deve accontentare delle iniziazioni
ai Piccoli Misteri, come quelle di mestiere, tra le quali la Massoneria e
il Compagnonaggio: a questo punto, più prosaicamente, mi sia consentito
rammentare il vecchio adagio, nel quale è però racchiusa una grande
saggezza: «chi si accontenta gode».
«Tutto è nel Tutto e il Tutto è in tutto». Questo motto condensa la
dottrina ermetica, che vedeva una stretta correlazione tra metafisica e
fisica, la seconda essendo un riflesso della prima. Se il logos del
Vangelo di Giovanni è la parola ordinante, la Natura è il Liber mutus che la custodisce. Lo studio di questo libro può allora
essere uno dei possibili strumenti con il quale ritrovare la ‘Parola’
andata poi ‘perduta’.
Anche l’uomo è oggetto di studio. A differenza però di altre
filosofie, quali la Scolastica, l’Ermetismo, che non è solo una
filosofia, si propone anche di incidere sulla Natura -e quindi sull’Uomo-
allo scopo di ottenerne la trasformazione. Così, mescolando sapientemente
umori di piante e di metalli, gli alchimisti arricchivano la loro
farmacopea. Puntualizzo tuttavia che il lavoro sulle piante (spagiria) o
sui metalli (alchimia) non era mai fine a se stesso: come i muratori che
lavorando la pietra, lavoravano il loro sé interiore, così gli ermetisti,
mutando il piombo in oro, lavoravano essenzialmente sub specie
interioritatis per ottenere la trasmutazione del loro Io, attendendo
così alla Grande Opera.
Gli scienziati ci dicono che il nostro mondo è cominciato con un Big Bang, cioè con una deflagrazione, effetto della dilatazione
spasmodica di una struttura infinitesimale. I testi vedici ci parlano dell’uovo
primordiale, in cui era contenuta tutta la Manifestazione; l’esoterismo
islamico identifica il Principio con il punto geometrico, figura senza
dimensioni, dal cui irraggiamento nasce tutto l’universo. La forma e il
significato del numero zero possono sollecitare interessanti speculazioni.
Nel Genesi l’attuale assetto del mondo è il frutto di molteplici
distinzioni: «In principio Dio creò il cielo e la terra». Il racconto
prosegue e ci tramanda la separazione fra luce e tenebre, firmamento ed
acque, acque e terra asciutta.
Gli ermetisti raffiguravano la materia indistinta con una circonferenza. Essa
è stata fecondata dal sole, simboleggiato dalla circonferenza con il
punto centrale . Il
simbolo del creato è invece una circonferenza il cui diametro è in
posizione orizzontale. Il
riferimento alla divisione è quindi molto evidente. Questo grafema è
anche il simbolo alchemico del sale. Non ci si riferisce però al sale
marino: con questo termine gli ermetisti indicavano piuttosto la
personalità essenziale di ogni uomo. Occorre anzi mettere in evidenza che
i termini del linguaggio ermetico non hanno alcun riferimento con quelli
dell’odierna chimica, trattandosi di metafore, di simboli che devono
essere interpretati in chiave esoterica. Coloro i quali presero alla
lettera i testi ermetici, accingendosi ai fornelli con pentolini e
alambicchi, furono chiamati spregiativamente «soffiatori di carbone». A
loro può essere forse attribuito il merito di avere dato impulso alla
chimica moderna; è tuttavia chiaro che siamo su un piano di lavoro
affatto diverso da quello degli ermetisti, mancando i primi di ogni
afflato spirituale.
«La sostanza che si cerca è la stessa cosa di ciò da cui bisogna trarla».
L’aforisma, riferito ad Huginus a Barma 3,
ci fa ben comprendere come il lavoro ermetico alchemico avesse per oggetto
l’uomo: si trattava dunque di lavorare su di lui per fare nascere l’homo
novus, trasformando la pietra grezza in pietra cubica.
In
potenza, quasi tutti gli uomini sono pietre grezze idonee a essere
squadrate. Basta che lo vogliano: il massone non è forse «uomo di
desiderio»? Il profano che bussa alla porta del nostro Tempio deve essere
però come il Folle, raffigurato dalla lamina dei Tarocchi, quella senza
numero: un uomo che va verso l’ignoto.
La sua bisaccia è piccola: ha tenuto per sé l’essenziale; appare
spinto da un’irrefrenabile ansia, da un dàimon, simboleggiato
dal cane che gli morde la gamba, e pur tuttavia il suo viso non esprime
sofferenza. Nella mano destra regge un bastone, dal quale spunta un
germoglio: se persevera, il suo giardino interiore conoscerà lo splendore
della nuova fioritura ed il Nostro raccoglierà rigogliose messi, premio
del suo impegno e della sua costanza.
Il sale - elemento ‘fisso’ - entra a contatto con le influenze
esterne. Nel simbolismo ermetico queste ultime sono simboleggiate dal
mercurio, elemento ‘volatile’. L’ideogramma
ci aiuterà a comprenderne meglio il significato. Sotto la circonferenza,
simbolo dell’indeterminatezza della materia, c’è una croce.
Per inciso, è opportuno rilevare che nel linguaggio ermetico la croce non
ha un significato a sé stante, designando piuttosto un lavoro, da
compiersi o già compiuto. Come ha rilevato il Fr. Oswald Wirth, «il
braccio orizzontale è passivo, come l’uomo che dorma o riposi steso al
suolo; al contrario, il braccio verticale è attivo, simile all’uomo che
sta in piedi, all’uomo ‘svegliato’, cosciente. L’attivo I,
che passa attraverso il passivo, suggerisce l’idea di fecondazione, e
proprio all’unione dei sessi si ricollega filosoficamente la Croce,
beninteso a patto di sublimare e di ampliare la nozione volgare di
accoppiamento.
L’idea, penetrando nell’intelligenza ricettiva, la feconda. Dio si
unisce alla Natura per generare ciò che è. La nostra energia sposa il
nostro organismo, perché questo agisca. È l’applicazione che dà
valore ad ogni forza: questo indica la Croce, segno di azione e di
effettivo lavoro. Secondo che il lavoro sia da effettuare o sia già
compiuto, gli Alchimisti tracciano la Croce sotto un elemento grafico o,
viceversa, sopra di esso» 4.
Nel caso al nostro esame, la croce sotto la circonferenza simboleggia il
lavoro necessario per l’evoluzione della materia prima: non per nulla in
astrologia con questo stesso segno s’indica Venere, dea dell’amore. La
luna sormontante denota che l’evoluzione dovrà prodursi nel dominio
sublunare, dunque nella sfera della materialità soggetta continuamente ai
cambiamenti. Per potere affrontare il ‘mercurio’, cioè l’azione
dell’ambiente esterno, il ‘sale’ dovrà essere prima opportunamente
purificato.
Si noti che nel Gabinetto di Riflessione il mercurio è significativamente
assente: il recipiendario è solo con se stesso, deve conoscere la sua
intima individualità, e dunque non può e non deve essere affatto
condizionato dall’esterno. Da questo punto di vista il locale è
assolutamente sterile, come la sabbia contenuta nella ciotola.
In Massoneria la purificazione avviene mediante i quattro viaggi simbolici
ai quali corrispondono rispettivamente le prove di terra, acqua, aria e
fuoco. Comincia così il cammino iniziatico, dapprima verso i recessi
della nostra coscienza, quindi verso l’alto, verso la dimensione dello
Spirito. Una volta spogliato dei metalli, cioè dei pregiudizi e delle
passioni, l’iniziando mette a nudo la sua personalità essenziale, la
sua quintessenza, ovvero ciò che rimane di lui dopo le quattro
prove superate. A questo punto il profano è pronto per ricevere la Luce,
come il sale è pronto all’incontro con il mercurio. La Luce provocherà
l’ignizione dello zolfo, ma di ciò parleremo in seguito.
L’incontro è selettivo: l’iniziato non subisce più passivamente le
influenze esterne, come un albero investito dal vento, ma se ne serve,
scegliendo opportunamente quelle che gli saranno d’aiuto nella sua
crescita spirituale e scartando invece le altre. Il Vangelo ci esorta a «separare
il grano dal loglio», nel linguaggio ermetico si parla invece di ‘coagulazione
del mercurio’.
Retto pensiero, retta parola, retto agire. Quest’ultimo compito è
quello più impegnativo per l’iniziato, che non può però sottrarvisi,
dovendo dimostrare con i fatti d’avere assimilato e di sapere mettere in
pratica i precetti ricevuti.
La Luce ricevuta ha acceso
lo zolfo che l’iniziato custodiva nel profondo del suo Io. Lo zolfo è
il Fuoco realizzatore esistente nel nucleo essenziale di
ogni essere. Rappresenta l’ardore della volontà, lo slancio verso l’ideale.
È simboleggiato da un triangolo che sormonta una croce. Il triangolo è
il simbolo del fuoco; la croce sottostante si riferisce al relativo
processo d’irraggiamento che deve essere compiuto dall’iniziato. La
combustione dello zolfo è calmierata dal sale, che s’interpone fra lo
zolfo e il mercurio: l’iniziato mantiene vivi sentimenti e idealità, ma
il suo comportamento è sempre misurato e composto. A questo punto
possiamo opportunamente cogliere contatti, ma anche differenze, tra la
Massoneria e l’Ermetismo.
Comune alle due Scuole è senz’altro il lavoro interiore. Abbiamo già
detto che le pratiche alchemiche, di derivazione ermetica, non avevano
quale obiettivo primario la così detta mutatio metallorum,
la trasformazione dei metalli, quanto piuttosto la trasmutazione dell’iniziato.
È questo un concetto universalmente conosciuto e accettato. Ne è
testimone per l’Oriente l’espressione araba kimia es sadaa,
alchimia della felicità, quella ineffabile che prova la creatura
allorché conosce il suo creatore: felicità estatica, eminentemente
spirituale. Per inciso, va affermato che il mondo arabo ha visto fiorire
filosofia ermetica e pratiche alchemiche, giunte a noi attraverso i
Templari, che alla guerra con i musulmani preferivano decisamente il «commercio
di dottrina e Luce».
Per
l’Occidente, invece, vale la pena meditare sulla XII lamina del tarocco,
l’Appeso: è raffigurato un uomo, impiccato per i piedi, dalle cui
tasche cadono per terra alcune monete. L’uomo
è capovolto, come capovolti sono i
valori del mondo iniziatico rispetto a quelli del mondo profano 5,
mentre le monete che lascia cadere alludono tanto alla spoliazione dei
metalli, quanto ai valori che egli diffonde nel mondo, con la parola e,
soprattutto, con l’esempio.
Ai suoi lati vi sono due tronchi, che ci rammentano le colonne B
e J; la sua gamba destra è piegata
ed incrocia la sinistra, formando un triangolo con la punta all’ingiù: .
L’ideogramma è il simbolo dell’acqua di vita, pronta a
ricevere il Soffio vitale: la Grande Opera è così compiuta 6.
Analogamente, il lavoro del massone che sgrossa la pietra è volto
anzitutto alla purificazione della mente e all’elevazione dello spirito.
Le analogie con l’Ermetismo,
tuttavia, finiscono qui. Le ricerche svolte non ci consentono di
raccogliere tracce di un lavoro politico - nella comune accezione di
questa parola, coordinato ed organico - rivolto anche
all’esterno, da parte degli ermetisti, sebbene il Cinque e il Seicento
li vedano coinvolti a vario titolo, ma sempre individualmente.
Viceversa la costruzione massonica del Tempio
interiore precede quella del Tempio esteriore. Le due costruzioni non
procedono di pari passo, né lo potrebbero: prima di rivolgersi all’esterno
occorre intuitivamente fortificarsi all’interno. Tuttavia è illusorio
pensare di migliorare se stessi e disinteressarsi dei problemi del mondo.
Il simbolismo delle due colonne è a tal riguardo davvero eloquente.
La Bibbia riferisce che quando Hiram costruì il tempio per incarico di
Salomone, pose al suo ingresso due colonne. Quella di destra fu chiamata Jakin,
quella di sinistra Boaz. I loro nomi significano, rispettivamente, Essa
è stabile e Forza 7.
Il simbolismo non è però originale: gli ebrei ne sono debitori agli
egiziani, che avevano posto una colonna nel regno del Basso Egitto, a
nord, a Eliopoli; un’altra in quello dell’Alto Egitto, a sud, presso
Tebe. L’unificazione dei due regni avvenne più di 5.200 anni or sono.
Il faraone, figlio di Horus, il dio-sole, «luce da luce», presiedeva al
regno unificato, governando il suo popolo con ma’at, cioè con «verità»,
«rettitudine», «giustizia» 8.
Presso gli ebrei la colonna Boaz rappresentava il pilastro regale (Mishpat),
Jakin quello sacerdotale (Zedeq). Ambedue le colonne erano
idealmente unificate da un archivolto denominato shalom, pace 9.
La pace, la prosperità possono dunque scaturire solo dall’armonioso
connubio fra il temporale e lo spirituale.
Intendiamoci, la Massoneria non può fare politica, perché i programmi
dividono gli uomini, sono invece i princìpi che li uniscono. Compito
della Massoneria è formare uomini, maestri di vita capaci di diffondere
la luce e riunire ciò che è sparso. Diverso è il discorso per i
massoni: la costruzione è globale; pertanto essi non possono e non devono
estraniarsi dalle grandi problematiche religiose, sociali, in una parola:
politiche, del nostro tempo.
Ciò che veramente conta è che nel loro impegno non dimentichino la
tolleranza, cioè, se non l’amore, almeno il rispetto per chi la pensa
diversamente, sia questi profano o ‘fratello’: senza, non vi può
essere via iniziatica, non vi può essere costruzione, non vi può essere
Massoneria.
|