Enzo Muscinelli

La melagrana

 
Il Melograno è una pianta fruticosa o arbustiva (Punica granatum) della famiglia delle punicacee, diffusa nella regione mediterranea e coltivata in genere nei climi temperato-caldi. I fiori sono caratterizzati da calice rosso, coriaceo e persistente nel frutto, detto appunto Melagrana, che è una bacca speciale e sferica (balausta) con scorza rigida e coriacea giallo/rossastra, che può essere consumata direttamente o utilizzata per la preparazione di sciroppi (granatine) o gelatine. La corteccia contiene alcaloidi usati come antielmintici.
La Balausta è il frutto del melograno. Si tratta di una bacca globosa con pericarpo coriaceo e spesso, suddivisa internamente in otto logge, contenenti numerosi semi con tegumenti molli e succosi di colore rosso.
Dividendo a metà il frutto, si scoprono le logge asimmetriche, separate da tramezzi membranosi giallo-chiari. Queste cavità sono piene di granelli rosso-vinosi, dall’aspetto vitreo, costituiti da una polpa commestibile, succosa ed agrodolce, che contengono semi piccolissimi.
La Melagrana era nota ed apprezzata presso tutti i popoli antichi, gli Ebrei, gli Egizi, i Fenici, e, naturalmente, i Greci ed i Romani, per le sue qualità medicinali oltre che gastronomiche. Apico, (buongustaio del I° secolo, autore del trattato "de re coquinaria") consigliava, per la conservazione, di immergerla per pochi attimi nell’acqua bollente e poi di appenderla. Nella Bibbia si parla esplicitamente di "mosto di melagrana", il che porta a pensare che gli Ebrei in qualche modo utilizzassero il succo dei granelli facendoli fermentare.
La scorza del frutto, ricca di tannino, era usata per la tintura delle pelli e per dar colore al vino, ed in medicina era conosciuto il suo potere astringente utilizzato per combattere la dissenteria. Gli Arabi, con la scorza interna, conciavano il cuoio. La corteccia, e soprattutto la radice della pianta, contengono un alcaloide che veniva usato nella medicina come tenifugo, avendo la proprietà di paralizzare il parassita intestinale.
Per tutto l’arco del Quattrocento il disegno della melagrana è ampiamente utilizzato nelle decorazioni sia pittoriche che su tessuti. Esso veniva riportato nei tessuti più costosi e preziosi, destinati alle cerimonie più fastose di Corte e nelle occasioni più solenni della Chiesa. Donatello, Michelozzo, Verrocchio, Rossellino ed i loro seguaci, per citare solamente alcuni, ripresero, nelle loro opere, il simbolo della melagrana, che è inoltre motivo diffuso nell’ornamento della scultura, soprattutto sepolcrale e dell’architettura classica. Anche nell’opera di Piero della Francesca si ritrova diffusamente il disegno "a melagrana"tant’è che per ben sedici volte Egli ha raffigurato un tessuto con il disegno del frutto di cui stiamo trattando.
Per quanto riguarda l’aspetto simbolico l’elemento certamente più significativo della Melagrana è il suo interno: celata da una scorza coriacea e non commestibile, non granulosa, non porosa ma nemmeno perfettamente lucida e liscia, si trova una notevole quantità di granuli, separatamente individuabili e separabili, ma uniti fra loro in un corpo unico. Possiamo quindi attribuire alla Melagrana il valore simbolico di rappresentare la Massoneria tutta, nonché la coesione dei Fratelli che, pur facilmente individuabili nelle loro singole soggettività, sono uniti da un vincolo saldo e comune, non solo per obbiettiva destinazione, ma anche per funzione superindividuale. Simbolo quindi di Fratellanza e Solidarietà che ispirano il comportamento dei Fratelli non solo all’interno della Loggia , ma anche all’esterno, nei quotidiani contatti col mondo profano.
Ma perché proprio la Melagrana appartiene alla nostra simbologia, quando forse un qualsiasi altro frutto, con numerosa semenza interna, potrebbe parimenti assolvere la medesima funzione ed il medesimo scopo?
Innanzitutto una risposta si trova rifacendoci ad una delle descrizioni scientifiche della Balausta che dichiara esplicitamente la presenza naturale, all’interno della Melagrana, di Logge asimmetriche contenenti granuli dalla forma prismatica, al cui interno si trovano semi piccolissimi. Ecco dunque che la natura ci offre un’ulteriore spiegazione aggiuntiva ed apparentemente concorrente con quanto sopra detto: non sono i Fratelli a poter essere individuati nei granelli, ma le Logge medesime, ospitate in locali precostituiti da una Coscienza ed Intelligenza superiori. È quindi solo nei granuli che si trovano i Fratelli uniti nel lavoro di Loggia. I granuli, contenenti più semi piccolissimi, simboleggiano non solo la molteplicità delle singole individualità dei Fratelli , ma la filosofia Massonica stessa che unisce ed affratella la laboriosità di più Logge diverse in onore di un principio di Fratellanza e Solidarietà Universali e comuni anche al più piccolo dei semi.
Altra risposta alla domanda si può individuare nella scorza del frutto, forse la più dura e coriacea fra i frutti conosciuti e coltivati nella nostra area, che il tutto racchiude, protegge unisce e cui da coesione, rendendosi quindi assimilabile alla Massoneria medesima.
È proprio alla luce di queste interpretazioni che, alle regole della Fratellanza e della Solidarietà già citate, si viene ad aggiungere un’altra importantissima e fondamentale regola, che sebbene trovasse ospitalità anche in precedenza, ora in essa viene esaltata l’essenzialità e l’imprescindibilità di un termine di carattere universale, la Tolleranza.
È la Tolleranza a permettere la coesione di più Logge, e la Fratellanza ne è figlia, poiché sarebbe assurdo pensare ad un rapporto di Solidarietà fraterna esclusivamente e limitatamente in uno scambio di esperienze endo-associative. La via del miglioramento ha un orizzonte ben più vasto, ha il respiro dell’Universalità e passa attraverso la Tolleranza. Il principio che porta il frutto a maturazione è l’unicità di intenti che soffoca le spinte egoistiche individuali. La coesione di più molteplicità, contenenti molteplicità a loro volta, è evidenziata da un’unica comune scorza coriacea.
Come abbiamo visto, sotto l’aspetto botanico e scientifico la Melagrana era conosciuta da moltissimi popoli dell’antichità; è quindi logico aspettarsi che il frutto venisse contemporaneamente utilizzato, oltre che nella medicina popolare e nella gastronomia, anche in tutti i momenti di carattere magico e o religioso di molte antiche civiltà.
Per ricercare i simboli della scienza sacra, dobbiamo scavare sino al cuore delle antiche civiltà, che riuscivano a caricare la materia - il seme, il frutto, il fiore - di una fitta rete di simboli e significati. Molti antichi popoli, dicevamo, conoscevano la Melagrana ed attribuivano ad essa molteplici simbologie, utilizzandola per riti, misteri ed occulte iniziazioni. Il significato principale e comune a quasi tutti, era quello della fertilità, della fecondità e della discendenza numerosa.
In Africa ancora oggi il frutto è il simbolo della fecondità materna, in India le donne sterili ne bevono il succo. A Roma le spose utilizzavano i rami per le loro acconciature nuziali. In Persia, terra di origine della pianta, la poesia amorosa ricorreva spesso all’immagine simbolica della Melagrana e veniva spesso associata all’immagine lirica dell’amata. Anche la Bibbia, nel Cantico dei Cantici, presenta quest’ultimo significato estetico e poetico della Melagrana; è scritto infatti: "come spicchio di melagrana sono le tue guance, senza quello che di dentro si nasconde" e più avanti il melograno ritorna, ma come simbolo di fertilità, speranza e fecondità: "ero discesa nel giardino delle noci, per osservare i frutti delle valli, per vedere se la vigna fosse fiorita, se avessero germogliato i melograni. Io ti prenderò, ti condurrò nella casa di mia madre, là mi istruirai, io ti darò da bere il vino drogato ed il mosto delle mie melagrane".
Lo stesso significato di fertilità viene dato dalla Bibbia in altra sede, quando si parta della Terra Promessa, della terra ideale: "perché il tuo Signore t’indurrà in un’ottima terra...terra da grano, da orzo e da viti, dove prosperano i fichi, i melograni e gli uliveti". Potrebbero essere questi i motivi che indussero Hiram, l’architetto del Tempio di Salomone, a riportare l’immagine scolpita della Melagrana intorno ai capitelli delle due Colonne: "compì le colonne con due ordini di melagrane attorno al reticolato, da coprirne il capitello che sormontava la colonna. Lo stesso fece al capitello dell’altra... V’erano inoltre, in cima alle colonne, sopra ai reticolati, altri capitelli proporzionati alla colonna, ed intorno a questo secondo capitello, disposte in ordine, altre duecento melagrane".
Anche nel mondo orientale la Melagrana rappresentava abbondanza, fertilità e fecondità; in Cina era considerato il simbolo della posterità, in Vietnam un’antica leggenda narra di una Melagrana che, aprendosi, lascia uscire cento bambini. Dunque, per tutti, si parla dello stesso concetto, anche se in forme diverse, e non si può contestare che la fertilità e la discendenza numerosa diano immagini che ben si adattano alla simbologia della Melagrana.
Ma a un osservatore attento non può sfuggire la necessità di un ulteriore approfondimento, tanto più che in alcuni riti Egizi pare si utilizzassero i frutti ed i semi della Melagrana, nelle cerimonie funebri ed i simboli del frutto sono stati rinvenuti in tombe risalenti a 2500 anni prima l’Era Volgare ed anche nella tomba di Ramses IV. Inoltre nella Mitologia Greca, troviamo, tramandatoci da Apollodoro di Atene (II sec. a.C.), una storia relativa a Kore, figlia di Demetra (la Romana Cerere), e quindi divinità relative all’agricoltura, alla coltivazione del grano, in cui si identificano i chicchi della Melagrana come "il cibo dei morti" tant’è che Kore, per averne mangiati sette granuli, si attirò l’ira di Zeus e diede origine ad una complicata vicenda, che non sto qui a raccontare, per cui la stessa Kore fu condannata agli inferi col titolo di Persefone.
È da questa apparente contraddizione fra la Melagrana simbolo di fertilità ed allo stesso tempo e nella stessa Mitologia simbolo di Morte, che emerge un nuovo concetto, quello della dualità. Quella dualità che in tante parti dei nostri lavori si manifesta, dal pavimento del Tempio a scacchi bianchi e neri, dalle due Colonne, dall’ombra e dalla Luce che in ognuno di noi, nel nostro più profondo, emerge dal conflitto fra il coraggio e la paura, fra il bene ed il male, fra la vita e la morte.
Anche la scienza informatica si può considerare la più moderna ed attuale applicazione del principio della dualità, con l’utilizzo del sistema binario, con il giusto equilibrio e contrasto tra il falso, zero, ed il vero, uno, che diventano lo strumento per mezzo del quale l’Uomo può sviluppare la ricerca scientifica e quindi la conoscenza, e quindi il progresso dell’Umanità. Ma tutto ciò, come le allegorie della Tradizione Massonica, rappresenta anche i simboli che noi utilizziamo per descrivere l’ambivalenza che ci tormenta e a causa della quale non ci sembra di poter mai arrivare a dare una risposta conclusiva.
Eppure una risposta c’è. Esiste un punto di incontro fra la disciplina e la liberazione, e noi lo possiamo trovare nell’Iniziazione. Essa permette agli uomini di unire le loro forze contrastanti, regolarle e raggiungere un equilibrio essenziale. L’Iniziazione, questo fatto magico, che si realizza concretamente e simbolicamente, attraverso il rito dualistico della morte e della rinascita, per condurci nel grembo della nostra natura, nel terreno originale della creazione, dov’è nascosta la chiave di tutte le cose. Solo dopo l’Iniziazione si può finalmente raggiungere quell’equilibrio che ci rende genuinamente padroni di noi stessi rendendoci veramente Liberi, Uguali e Fraterni.
La Melagrana, simbolo di Persefone (distruzione), ma anche di Kore (Vita) è posta sul capitello della Colonna del Meridione per indicarci, con la sua antica simbologia, anche questa strada.