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Antonio
Urzì Brancati
Leresia
Definizione
di eresia nella storia
Valore iniziatico delleresia
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La parola ERESIA trae
origine dal greco airesiV che significa scelta. Viene
così definita una tesi che in tutto o in parte nega la
verità della fede, mentre è eretico chi, pur essendo
battezzato e volendo mantenere il nome di cristiano,
aderisce pervicacemente alleresia. A questa
determinazione del concetto di eresia e di eretico, quale
è data dal codex iuris canonici ancora vigente, si è
giunti dopo un lento e lungo corso storico.
La parola airesiV, da tempo in uso nel greco delletà
ellenistica con il significato di scelta e poi di scuola
filosofica, passò ad indicare, già in S. Paolo, ogni
divisione che rompa lunità della chiesa e che
perciò si opponga alla comunità dei fedeli. il concetto
di eresia venne poi sempre più precisandosi nei primi
secoli cristiani, quando, dopo le persecuzioni, nei
grandi dibattiti teologici e, poi, nelle decisioni
conciliari con la fissazione della dottrina della chiesa
in dogmi vennero, nello stesso tempo, condannandosi le
tesi che da quella divergevano e che si dissero appunto
eresie. Si venne anche allora distinguendo laspetto
oggettivo delleresia, che concerne il contenuto
della tesi, errata in se e per se, a prescindere dalla
persona che lha espressa e sostenuta, e laspetto
soggettivo delleresia stessa, che si riferisce alla
persona che la esprime o sostiene, e che va considerata
colpevole e condannabile solo e in quanto leresia
venga affermata tenacemente e pervicacemente contro la
vera dottrina della Chiesa.
Va inoltre ricordato che
da Teodosio in poi, quando si fu stabilito un vero e
proprio rapporto di simbiosi fra limpero romano e
la Chiesa, leresia finì con lessere
considerata sempre più un vero e proprio delitto
politico. Nei secoli successivi, in particolare nelle
lunghe e complesse vicende della conversione dei popoli
germanici e slavi al cristianesimo, venne esteso, per
esempio, in molti concili nazionali delletà carolingia, il concetto di eresia alladesione e al
mantenimento di una o più credenze e riti della fede
pagana. Dopo il sec. XII e per molta parte di quelli
successivi, con laffermarsi sempre più netto del
potere del Papa in materia di fede, venne considerata
eresia ogni e qualsiasi rifiuto di obbedienza alle
decisioni pontificie, mentre sotto il concetto di eresia
vennero anche ricondotte alcune deviazioni del retto modo
di vivere del clero, come la simonia ed il nicolaismo,
alcune pratiche contrarie ed opposte ai riti della
Chiesa, come la magia, la stregoneria, lastrologia
e lesercizio di attività economiche condannate
dalla Chiesa come lusura.
Una concezione così
ampia e comprensiva delleresia è rimasta operante
per secoli ed ha pesantemente contribuito, specialmente
nelletà della riforma del sec. XVI, ad
approfondire ed aggravare le divisioni in seno alla
cristianità, in particolare quando venne affermato con
durezza, dal sec. XIII in poi, la necessità, non solo di
condannare leresia, ma soprattutto di colpire e, se
possibile, di ridurre al silenzio, anche con la forza, i
suoi sostenitori. Leresia fu anzi considerata,
ancora una volta, delitto politico, che da Federico II
venne addirittura punito come crimen lesae maiestatis.
Le lotte di religione, lilluminismo
e le dottrine liberali del sec. XIX° hanno ricondotto il
concetto di eresia ai suoi termini e nei suoi limiti più
nettamente religiosi. Ma il concilio Vaticano II, nel
fissare ed indicare il modo delle relazioni con le altre
Chiese cristiane ha, come sembra, segnato di nuovo la
differenza delleresia come dottrina che la Chiesa
non può accettare, e leretico, che va considerato
pur sempre fratello in Cristo, seppure separato e che non
va quindi colpito danatema e di maledizione, quanto
piuttosto riconquistato con la persuasione paziente e
fiduciosa nella carità di Cristo.
Anche i protestanti
conobbero leresia, come deviazione della dottrina
stabilita dallautorità, provata sulla base della
sacra scrittura, e dichiarazione di colui che sosteneva,
con deliberata coscienza, una tesi diversa da quella
della comunità dei fedeli: fu così possibile a Lutero
condannare gli anabattisti e a Calvino mandare al rogo
Michele Serveto. Ma con il progressivo affermarsi della
libertà di coscienza, leresia è divenuta presso i
protestanti sempre più un fatto teorico e dottrinale con
scarse conseguenze nella vita concreta della comunità
dei fedeli.
Da un punto di vista
storico non va dimenticato che leresia non si
presenta mai come un fatto solamente ed unicamente
religioso ma ha sempre varie e profonde implicazioni
politiche, sociali ed economiche, le quali la
condizionano e persino ne determinano la fisionomia, la
durata nel tempo e lesistenza stessa; basterà
pensare alla sopravvivenza dellarianesimo nelle
popolazioni germaniche, che lo sentirono come espressione
caratteristica della loro germanicità e che, come tale,
lo mantennero fin quando linfiltrarsi e laffermarsi
tra loro della civiltà romana non li indussero ad
accettare il cristianesimo cattolico.
Le invasioni germaniche,
col generale abbassamento di cultura e di tono di vita,
anche religioso che ne conseguì, non diedero luogo a
fenomeni ereticali di vasta portata. Solo nella mutata
posizione politica, sociale, economica, che caratterizza
lEuropa del sec. XI, insieme col rinnovamento e lapprofondimento
dello spirito religioso abbiamo un vistoso numero di
fenomeni ereticali.
In bilico tra ortodossia
ed eresia vennero considerati alcuni movimenti che, dalla
lettura del Vangelo ricavarono la necessità di un
rinnovamento della vita cristiana anche e soprattutto nel
clero, al cui fasto ed alla cui ricchezza venne sempre
più consapevolmente contrapposto Cristo, povero e
sofferente. Fra questi movimenti vanno inclusi i
disordini religiosi e sociali come quelli provocati ad
Anversa da Tanchelmo e che ebbero il loro culmine e la
loro conclusione con Valdo e col Valdismo che diffuse in
tutta lEuropa la sua predicazione di penitenza e di
povertà.
Anche più importante fu
laffermazione in Europa durante il sec. XII di
fermenti ereticali che si giovarono della inquietudine
religiosa viva nelle masse popolari per diffondere la
loro fede dualistica. Se contro queste eresie molto
efficaci furono la predicazione domenicana e francescana,
lopera dellinquisizione e lappoggio
dellautorità laica, non per questo si riuscì
sempre ad appagare il bisogno religioso delle folle,
sempre attente ad esigere una rispondenza piena tra la
prescrizione del vangelo e la concreta realtà di vita
dei ministri della Chiesa.
In questo senso è
caratteristico latteggiamento dei fedeli di fronte
al contrasto tra spirituali e comunità in seno allordine
francescano. Nella Francia meridionale, in Toscana e
nelle Marche essi appoggiarono regolarmente gli
spirituali, che sentivano i più veri continuatori di S.
Francesco, e quando lautorità papale li condannò
come eretici, perché disobbedienti alle sue decisioni,
non esitarono ad appoggiarli, affrontando per questo
anche il rischio del processo inquisitorio e del rogo. Da
questo e da molto altri elementi risulta un desiderio del
divino che non riusciva ad essere appagato nelle forme
della liturgia tradizionale e che sentiva perciò la
necessità di ricorrere a modi di religiosità diversi da
quelli ufficiali o addirittura contrari. Si spiega così
il rifiorire, dalla fine del XIII secolo in poi, di riti
magici e pratiche di stregoneria, che si complicò assai
presto di relazioni con il demonio e con riti diabolici.
Si tratta di fenomeni che affondano le loro radici
addirittura nel mondo precristiano e che, dopo aver avuto
per secoli una vita marginale se non sotterranea,
compaiono ora, di nuovo, con prepotenza, persistendo poi
fino al XVIII sec. ed oltre, anche se ridotte al rango di
superstizioni popolari.
Più importanti dal
punto di vista intellettuale, non meno diffusi ed
originati anchessi dal desiderio di un contatto
immediato e totale con la realtà stesso di Dio, sono gli
eretici che oggi si sogliono raggruppare sotto la
denominazione comune di seguaci del libero spirito o
dello spirito della libertà.
È un fenomeno assai
complesso ed articolato che si avvalse anche degli
apporti che gli venivano dalla speculazione filosofica e
che muovendo dalla considerazione che liberandosi
mediante unascesi durissima dai legami col corpo e
col mondo, lanima si rendeva disponibile allazione
divina e si giungeva alla conclusione che da quel momento
in poi lanima veniva mossa direttamente da Dio
raggiungendo una indifferenza totale ai valori consueti:
per lei non esistevano più ne azioni buone né azioni
cattive, perché in lei agiva, in libertà piena, lo
spirito di Dio al quale bisognava solo obbedire.
Tutti questi movimenti
eretici che in sostanza combattevano le gerarchie
ecclesiastiche e criticavano i rapporti tra le stesse
gerarchie ed i fedeli o fra gerarchie e potere statale,
continuarono per molto tempo e portarono ad un certo
risultato con il Concilio di Trento dove vennero
introdotte delle riforme grazie alle quali la Chiesa
cattolica riuscì a contenere lespansione del
protestantesimo. Non per questo però finirono le eresie.
Dal settecento in poi, al di là di eresie nate da vere e
proprie deviazioni dottrinali la Chiesa colpì e
condannò come eresie aspetti ed atteggiamenti della vita
e della cultura di unepoca: vediamo perciò
condannato nel settecento lilluminismo di Voltaire, Diderot, Russeau e lenciclopedia, poi nellottocento
momenti e teorie del liberalismo e del socialismo.
Ultima grande eresia
deve considerarsi il modernismo, nelle sue varie
manifestazioni filosofiche, teologiche, storiche, a cui
fu fatta colpa di voler tentare una impossibile
conciliazione fra le dottrine dei nostri tempi e le
immutabili verità cristiane. Le discussioni del primo Novecento,
continuate e riprese sino ai nostri giorni, sullatteggiamento
della Chiesa verso i risultati della filosofia, della
scienza ed in genere della cultura contemporanea, hanno
trovato la loro provvisoria conclusione nel concilio
vaticano II.
Questo necessariamente
sintetico excursus storico è premessa fondamentale per
alcune considerazioni. Il significato etimologico della
parola eresia ci porta ad un concetto fondamentale nella
vita di un essere pensante: "Scelta",
possibilità, cioè, di compiere una selezione fra tutte
le tesi, le concezioni, le esperienze che nel corso della
nostra vita entrano nella nostra conoscenza, nel nostro
patrimonio culturale. In natura la facoltà di scelta è
patrimonio di tutti gli essere viventi. Si sceglie per
istinto, per condizionamento, per ragionamento.
Mentre gli esseri
viventi appartenenti al mondo animale scelgono per
istinto o per condizionamento, gli uomini sono gli unici
esseri viventi che possono scegliere anche per
ragionamento. È chiaro che più si è evoluti, più si
è informati, più, in sostanza, si conosce, maggiori
sono le occasioni in cui si sceglie per ragionamento e
minori quelle in cui si sceglie per istinto o
condizionamento. È fuor di dubbio che le scelte fatte
per istinto o condizionamento tendono maggiormente a
soddisfare bisogni o interessi egoistici mentre quelle
fatte per ragionamento possono essere dettate dal
soddisfacimento di interessi o bisogni più generali se
non addirittura universali. È anche chiaro che, nel
momento in cui si opera la scelta, nasce la possibilità
di errore; luomo responsabile, però, si assume il
peso di questa eventualità con tutte le conseguenze che
ne derivano.
Altri uomini, invece,
anche per timore di commettere errori, preferiscono
delegare altri ad operare le scelte abdicando ad una
delle più importanti caratteristiche di cui la natura li
ha dotati. Colui o coloro che vengono delegati a ciò
acquistano potere; lesercizio e la conservazione di
tale potere comporta unattività che, anche se
parallela allattività delegata, con essa si
confonde fino, a volte, a diventare preponderante.
A questo punto lesercizio
e la conservazione del potere diventa lo scopo e non il
mezzo dellattività dei delegati. Il sistema più
facile per raggiungere tale scopo è limposizione
di regole la cui provenienza ed il cui valore effettivo
non può essere controllato, non deve essere discusso, ma
deve essere solo accettato.
È evidente che un
simile risultato è facilmente raggiungibile facendo
intendere che tali regole vengono dettate dalla
divinità, da una entità che sfugge alla conoscenza
razionale, la cui autorità non può esser messa in
discussione se non negandone lesistenza e la cui
presenza si manifesta solo attraverso un intermediario,
unico depositario delle verità imposta. Luomo che
abdica alla facoltà di scelta, facilmente accetta per
fede lesistenza di una divinità e facilmente alla
stessa si adegua anche perché, in genere, questa
divinità lo solleva da qualsiasi responsabilità morale
e spirituale. Obbedisci e sarai premiato, in questa o
nellaltra vita.
Accanto a questi uomini,
però, sono sempre esistiti altri uomini che non hanno
abdicato alle loro peculiarità, che non hanno rinunziato
alla facoltà di scegliere. Costoro possono accettare
solo ciò che li convince, solo ciò che possono ritenere
frutto della loro libera speculazione, del loro libero
ragionamento. Possono pervenire anche al risultato di
ritenere valida la verità imposta ma solo se questa
conclusione è frutto di ragionamento. Vogliono, in ogni
caso, esser lasciati liberi di operare le loro scelte e
di porre in discussione, ovvero far diventare oggetto di
ragionamento, qualunque concetto od opinione da chiunque
provenga. Costoro naturalmente costituiscono un pericolo
per coloro che si proclamano unici depositari della
verità proveniente dalla divinità e quindi devono esser
combattuti.
Esaminiamo adesso il
rapporto tra liniziato e leresia. Con
riferimento alla definizione di eresia data dal corpus
iuris canonici si perviene alla conclusione che liniziato
può non essere un eretico. Non vi è dubbio infatti che
liniziato può aver operato una scelta
confessionale in virtù di un suo personale processo
logico valido come tutti gli altri processi logici. In
tal caso non solo accetta le verità della fede ma
addirittura le difende con la forza della propria ragione
e non solo dellaffidamento fideistico ed è quindi
più credibile.
Vi è un solo aspetto
che presenta una certa difficoltà nellaccettare
tale conclusione. Liniziato, in quanto tale, deve
tollerare un diverso atteggiamento, un diverso
convincimento frutto di una diversa razionalità e
pertanto non può condannare come eretico e quindi fuori
dalla verità coloro che, razionalmente, pervengono alla
negazione delle verità della fede; deve dichiararsi
possibilista e tollerante anche nei confronti di tali
convincimenti, pur non condividendoli. Così operando,
però, si pone in contrasto con le regole della
confessione in quanto non accetta uno dei presupposti
fondamentali dellinsegnamento confessionale che,
cioè lunica verità è quella derivante dalla
divinità, non discutibile e non adattabile. Per tal
motivo questo iniziato pur non essendo un eretico in
quanto ha accettato, razionalmente, le verità imposte
dalla divinità, viola uno dei canoni fondamentali del
codex iuris canonici, lart. 684, che invita i
fedeli a guardarsi dalle associazioni segrete,
condannate, sediziose, sospette che cercano di sottrarsi
alla legittima vigilanza della Chiesa.
Da quanto detto si
evince chiaramente che mentre una istituzione iniziatica
può, in teoria, recepire tra i suoi membri un soggetto
che abbraccia una confessione religiosa e quindi anche i
suoi dogmi, purchè la convinzione di costui scaturisca
da una scelta razionale, la confessione religiosa non
accetta fra i suoi membri un soggetto che si pone in
situazione critica non nei confronti delle verità bensì
solo nei confronti del metodo per giungere a tali
verità. È chiaro che ciò pone dei seri problemi di
scelta alliniziato che si trova in tale situazione
ma, nel momento in cui rimane, convinto, nellistituzione
iniziatica si ha la certezza che tali problemi siano
stati risolti, a favore della razionalità e non della
cieca obbedienza.
Non vi è dubbio però
che, nei suoi confronti, listituzione iniziatica ha
il diritto ed il dovere di accertare la genuinità del
processo razionale attraverso cui è giunto alla
determinazione di rimanere nellIstituzione stessa.
Ne ha il diritto in quanto deve salvaguardare la propria
integrità da eventuali infiltrazioni che potrebbero
turbare la genuinità del processo di ricerca; ne ha il
dovere in quanto deve salvaguardare tutti gli altri
membri dallazione distruttrice dei cd. depositari
della verità.
Unultima
annotazione riguarda latteggiamento del Massone nei
confronti della dichiarazione di eretico. Tale problema
è opportuno esaminarlo in relazione a due diverse
situazioni. Nella prima situazione si parte dal
presupposto che il soggetto che attribuisce il crisma di
eretico abbia insieme potere spirituale e potere
temporale. In tal caso lattribuzione della qualità
di eretico è, in genere, accompagnata da una sanzione di
natura materiale che può andare dalla restrizione della
libertà personale, alla confisca dei beni, alla condanna
a morte. Di una siffatta situazione ne hanno fatto le
spese i vari Galileo, Giordano Bruno e quanti furono
oggetto di attenzione da parte della Santa Inquisizione;
ne fanno oggi le spese le vittime, ad esempio, dellintegralismo
islamico; laltra situazione prevede che il soggetto
che attribuisce il crisma delleresia abbia solo
potere spirituale e non anche quello temporale. La
sanzione, in questo caso, dovrebbe essere solo di natura
spirituale e pertanto avere efficacia solo nei confronti
di chi teme tale tipo di sanzione e chi teme tale tipo di
sanzione certamente non fa parte della massoneria.
Può verificarsi però,
e in pratica si verifica, che listituzione che
combatte leresia abbia dei coinvolgimenti, spesso
di natura politica, con i governanti dei luoghi in cui
esplicano la loro attività. Tali coinvolgimenti sono
dovuti, nella maggior parte dei casi, al largo seguito di
cui godono queste istituzioni che attingono proseliti
prevalentemente fra i ceti in cui, per diversi motivi che
in questa sede non è il caso di esaminare, prevalgono la
paura, la superstizione, lignoranza e che in tale
situazione sono, per convenienza, tenuti proprio dalla
istituzione alla quale aderiscono.
Fra dette istituzioni e
i governanti si instaura spesso un tacito accordo, in
base al quale i governanti, in cambio di una acritica
adesione al regime da parte della istituzione e quindi
dei suoi adepti, offrono determinate protezioni, spesso
non palesi, nei confronti di coloro che non condividono i
principi ed i dogmi di tali istituzioni.
Lopera che liniziato
svolge al di fuori del Tempio, tendente al miglioramento
dellumanità, in teoria potrebbe svolgersi anche al
di fuori della riservatezza, essendo unopera il cui
fine è certamente comune a tutti gli uomini di buoni
costumi che non necessariamente sono iniziati. In pratica
però la riservatezza è non solo opportuna ma anche
necessaria, perché occorre annullare gli effetti
negativi determinati dal clima creato attorno agli
iniziati da coloro che, per i motivi fin qui esaminati,
li combattono.
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