-
«[...] Si deve capir bene che il punto di vista esoterico e
iniziatico (che occorre far molta attenzione a non confondere con le sue
contraffazioni moderne) al quale si riferisce propriamente la coscienza
dell’unità essenziale di tutte le tradizioni sotto l’apparente diversità delle
forme esteriori, è del tutto distinto dal punto di vista exoterico e religioso,
il quale non è assolutamente di mia pertinenza [lequel n'est point de mon
ressort] [...]» (la sottolineatura è nostra). Lettera di R. Guénon al R.P.
Poucel del 14 luglio 1946, in «L'Ermite de Duqqi», Xavier Accart, Editions
Archè, p.247.
-
Si potrebbe dedurre da ciò che solo le Logge poste sotto la
giurisdizione d'una obbedienza massonica abbiano il potere di trasmettere
l'influenza spirituale legata all'iniziazione, ma non è così, in quanto 7
Massoni rendono la Loggia «Giusta e Perfetta» (è questo un aspetto enigmatico in
rapporto con la «primordialità» ciclica). Questo punto, di carattere «tecnico»,
richiederebbe degli sviluppi, e non può essere affrontato in una semplice nota.
In ogni caso, non bisogna dimenticare che la trasmissione effettuata sotto
l'autorità di un'obbedienza offre, in generale, una garanzia che non può fornire
- a priori - un «organismo» detto «selvaggio».
-
«[...] l'azione dei Massoni, ed anche delle
organizzazioni massoniche, in tutta la misura nella quale è in disaccordo coi
princìpi iniziatici, non potrebbe in alcun modo essere attribuita alla
Massoneria in quanto tale» (René Guénon, «Etudes sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage», volume I, pag. 276. Editions Traditionnelles, 1964).
-
«René Guénon et les Destins de la Franc-Maçonnerie», Editions de l'Oeuvre, 1982, ed Editions Traditionnelles, 1995, Paris.
-
Ripreso in «Réflexions d'un Chrétien sur la Franc-Maçonnerie», capitolo IV, Editions Traditionnelles, 1995, Paris.
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Cfr. «Etudes sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage», volume
II, capitolo «Parola perduta e parole sostituite», pag. 40. Editions
Traditionnelles, Paris, 1964; inizialmente comparso sotto forma di articolo nei
numeri da luglio a dicembre 1948 della rivista «Etudes Traditionnelles».
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«[...] da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante, la "catena
della tradizione" non fu senza dubbio rotta sulla terra d'Italia», in
«L'Esoterismo di Dante», fine del capitolo «La Fede Santa».
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Cfr. supra, nota 4, pp. 12-13.
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Ibid., pp. 13-14.
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Ibid., «Prefazione».
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Per alcuni lettori dell'opera di René Guénon è piuttosto
sorprendente constatare che quest'ultimo accordò, nel corso delle sue diverse
opere, una significativa attenzione alla Massoneria, attenzione che si manifestò
in modo particolarmente notevole durante l'ultimo periodo della sua vita.
Prendendo spunto da questo fatto, alcuni autori si «interrogano»
sull'affidabilità di quest'opera, scorgendovi un'incoerenza: come ha potuto
Guénon accordare allo stesso tempo uno statuto privilegiato a tutte le
tradizioni ortodosse (generalmente affrontate da essi da un punto di vista
religioso), e ugualmente a un'organizzazione detta «segreta», una sorta di
«società di pensiero» che ha la reputazione di veicolare degli «ideali»
indifferentisti o laici, o financo sulfurei, che è stata a volte l'ispiratrice
di lotte anticlericali e si è in taluni casi «compromessa» con il potere
temporale? Ciò deriva evidentemente dall'ignoranza del fatto che Guénon si è
sempre posto dal punto di vista dell'esoterismo puro, che egli distingue
nettamente dal punto di vista exoterico (1), cosa che l'ha condotto a prendere
in considerazione quanto poteva ancora sussistere di iniziatico nell'Occidente
attuale in vista di un'eventuale restaurazione dello spirito tradizionale; è
questa del resto la ragion d'essere della sua opera. Così, egli riconobbe che in
Occidente solo la Massoneria e il Compagnonaggio possono rivendicare oggigiorno
un'origine autenticamente iniziatica e il possesso di un'«influenza spirituale»
trasmessa senza interruzione di età in età, influenza senza la quale non vi è
iniziazione possibile.
Ciò che attirò soprattutto l'attenzione di Guénon non furono
le obbedienze massoniche in se stesse, ma il deposito iniziatico da esse
veicolato e trasmesso, di cui esse non sono che il supporto provvisorio e
necessario (2); egli faceva dunque una netta distinzione tra Massoni e
Massoneria (3), e solo a quest'ultima riconosceva la qualità e la dignità di
«Ordine massonico», questo essendo esente nel suo principio da ogni
vicissitudine temporale. È
per questo che spetta ai Massoni di ogni
grado di fondare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del
Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. per questo che la Massoneria nella sua forma
obbedienziale era per lui un «male necessario» (facciamo notare che lo
statuto speculativo di quest'ultima è associato al Landmark della Gran
Maestria), in quanto essa ha il ruolo e il «dovere» di conservare il deposito
iniziatico il più integralmente possibile: essa è l'Arca concepita e costruita
secondo l'Archetipo divino per conservare quanto ha ricevuto «from time
immemorial» e di trasmetterlo, non solo a beneficio degli iniziati, ma anche per
il ciclo futuro che procederà in parte dal nostro.
***
Nella sua opera massonica, R. Guénon ha fatto menzione, in
maniera enigmatica, del ruolo «conservatore» della Massoneria, mettendo in
particolare l'accento sulle diverse eredità che essa ha ricevuto. Per
considerare più precisamente quello che significa tale singolare affermazione,
atta a «complicare» la diffusa rappresentazione di un'organizzazione unicamente
artigianale, limitata, se così si può dire, alla messa in opera - simbolica -
dei gradi blu, i quali integrano il Mestiere di costruttore, è necessario
riferirsi agli scritti di Denys Roman. In effetti questo autore, dopo aver
fissato la sua attenzione sulle numerose considerazioni massoniche sparse nelle
opere di René Guénon, approfondì in modo particolare il tema delle «eredità», il
quale costituì il filo conduttore di tutta la sua opera.
Conviene innanzitutto sottolineare un punto importante
relativo al modo in cui i contemporanei di R. Guénon, tra i quali Denys Roman,
recepirono la sua opera: essi scoprirono progressivamente le opere che Guénon
faceva apparire nel corso del tempo, di modo che il loro approccio avvenne in
maniera del tutto differente da quello dei lettori odierni, che dispongono da
subito della totalità dell'opera pubblicata, comprese le opere postume. Ciò
condusse Denys Roman ad accordare un'attenzione privilegiata alle circostanze
che motivarono le varie pubblicazioni, e in particolare le ultime che, a partire
dal 1945, ritornano con insistenza sia sull'iniziazione, e in particolare sulla
Massoneria, sia sulla fine dei tempi. Dopo aver seguito per 20 anni lo sviluppo
di tale opera, D. Roman prese la decisione, alla fine della seconda guerra
mondiale, di entrare in contatto con la direzione della rivista «Etudes
Traditionnelles», precedentemente «Voile d'Isis», nella quale si ritrovavano
alcuni corrispondenti di Guénon, all'epoca residente al Cairo. Questo incontro
condusse qualche anno più tardi, più precisamente nel 1947, alla creazione della
loggia «La Grande Triade», di cui egli fu uno dei primi tre iniziati. Fu allora
che gli venne richiesta la redazione di un rituale di Rito scozzese di spirito
tradizionale, in vista della sua adozione da parte di questa Loggia, ed
eventualmente da parte della Gran Loggia di Francia; egli intraprese questo
compito (che riprese poi nei suoi ultimi anni) sotto l'autorità di R. Guénon,
col quale intrattenne su questi temi una fitta corrispondenza, conclusasi solo
con la morte di quest'ultimo.
Nel 1948 apparve il libro di Jules Boucher «La symbolique
maçonnique», al quale Denys Roman dedicò un articolo («Remarques sur quelques
symboles maçonniques») per la rivista «Etudes Traditionnelles» (n° 282, 1950),
sotto forma di riflessioni generali su qualche punto di simbolismo ispirato al
suo contenuto. Al suo esame, si scopre che questo primo testo pubblico di D.
Roman contiene già il tema fondamentale che egli sarà condotto a sviluppare
ulteriormente: quello che concerne i «destini» dell'Ordine, che utilizzerà 32
anni più tardi come titolo della sua prima opera (4). Così si delineava, fin
dall'inizio di una riflessione integrata profondamente nel suo cammino
iniziatico, la nozione di «Arca vivente dei Simboli», che caratterizza la sua
opera e l'associa strettamente all'opera massonica di Guénon. Questa espressione
fu utilizzata per la prima volta da Denys Roman quarant'anni orsono sulle pagine
di «Etudes Traditionnelles», nel suo articolo «Les harmonies internes du rituel»
(5). Nel novembre 2000 il Grande Oriente d'Italia ha scelto di mutuare da questo
autore tale definizione sintetica della Massoneria, come titolo generale del
Convegno tenuto a Roma sul tema «Massoneria e tradizione esoterica», e ha reso
omaggio a Denys Roman con la citazione di un passaggio della sua opera che
riassume il contenuto di quella formula, oggetto del presente studio.
***
Per meglio circoscrivere la ragion d'essere e lo sviluppo di
questo tema, faremo notare che esso procede direttamente dalla «questione» che
Guénon poneva in questi termini nel 1932 in una recensione della rivista
massonica «Grand Lodge Bulletin d'Iowa», ripresa in «Etudes sur la
Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage» (tome 1, p. 208): «...la Massoneria
stessa ha un'origine unica, o ha piuttosto raccolto, fin dal Medio Evo,
l'eredità di molteplici organizzazioni anteriori?», «questione» che Guénon
riprenderà nel 1948 con una formulazione più esplicita, formulazione la cui
importanza non sarà sfuggita a coloro che s'interrogano sulla presenza, in seno
all'Ordine, di elementi simbolici «estranei» al Mestiere, alcuni dei quali
traggono la loro origine da tradizioni estinte: «Ci sarebbe certamente molto
da dire su questo ruolo "conservatore" della Massoneria, e sulla possibilità che
esso le dà di supplire, in una certa misura, all'assenza di iniziazioni di un
altro ordine nel mondo occidentale attuale» (6). Certamente, ci sarebbe
molto da dire...
Denys Roman pensava innanzitutto che l'attenzione
privilegiata accordata da René Guénon alla Massoneria fosse «dovuta in primo
luogo al fatto che questa organizzazione ammette membri appartenenti a
tradizioni differenti. Di conseguenza, i rappresentanti di queste diverse
tradizioni vi si possono ritrovare, e si tratta, notiamolo, del solo "luogo
tradizionale" in cui tali contatti possono stabilirsi. La cosa è lungi
dall'essere senza importanza nella fase ciclica in cui ci troviamo
presentemente. Ma questa "parentela" della Massoneria con molteplici
organizzazioni porta a un'altra conseguenza, anch'essa molto importante. Quando
un'organizzazione appartenente a questa o quella tradizione è sul punto di
scomparire, essa può certamente trasmettere tutto o parte del suo "deposito" a
un'altra organizzazione appartenente alla stessa tradizione; ma essa può anche
fare questa trasmissione alla Massoneria, poiché quest'ultima non è estranea ad
alcuna forma tradizionale. Ed è per questo» - conclude Denys Roman - «che
Guénon ha potuto scrivere che la Massoneria ha molteplici origini, avendo
ricevuto l'eredità di numerose organizzazioni anteriori». («René Guénon et
les destins de la Franc-Maçonnerie», Prefazione).
A questo proposito René Guénon aveva fatto riferimento, nel
corso della sua opera, alla misteriosa filiazione pitagorica (7), un simbolo
della quale figura in una posizione tuttora centrale nella loggia di secondo
grado. Ugualmente, egli insistette sull'«origine» pre-cristiana dell'Ordine, nel
quale l'eredità dei Collegia Fabrorum inquadra e regola il cammino
iniziatico attraverso il simbolismo ciclico delle Porte solstiziali rapportate
al dio Giano, simbolismo che verrà in seguito cristianizzato. Non meno
fondamentali sono la filiazione spirituale templare e l'integrazione
dell'ermetismo nel seno dell'Ordine massonico, con il suo particolare simbolismo
e la potente struttura metodica che l'accompagna. Ricordiamo gli elementi
ebraici, che sono le «parole sacre» venute a innestarsi a causa della necessità
dell'uso metodico di una lingua sacra nel cammino iniziatico. Quanto
all'esoterismo cristiano che ha trovato rifugio nella Massoneria a seguito delle
tribolazioni temporali occidentali e del rifiuto di ogni esoterismo da parte
delle autorità exoteriche, si sarà compreso come esso sia veicolato dalla
filiazione templare nelle sue componenti rosicrociane e cavalleresche. Ma non si
può chiudere questo ciclo di eredità senza evocare quello del Sacro Impero,
riassorbito nella Massoneria scozzese nel momento stesso in cui il Sacro Impero
romano germanico scompariva dalla società profana all'inizio del XIX secolo.
Vero coronamento per la Massoneria, che viene così radicalmente trasformata e
vede il suo carattere artigianale - limitato per natura ai «piccoli misteri» -
aperto all'influenza che emana dal principio che regge la doppia natura del
potere temporale e dell'Autorità spirituale.
Ma lasciamo che sia Denys Roman stesso a esprimersi su
queste «eredità»: «Si sa che le più celebri di queste eredità sono l'Orfismo
e il Pitagorismo dei Greci e i Collegia Fabrorum dei Romani, derivanti da
tradizioni scomparse, e successivamente l'Ordine del Tempio e il "Collegio
Invisibile" della Rosa-Croce, appartenenti alla tradizione cristiana. Tali
eredità sono eminentemente preziose. I collegi di artigiani furono fondati da
Numa (l'equivalente romano del Manu vedico), il quale fece costruire il tempio
di Giano, il dio dal doppio volto, il cui santuario era aperto durante la guerra
e chiuso durante la pace. Quanto all'eredità orfico-pitagorica, essa ricollega
la Massoneria alla Tradizione primordiale, a causa dei legami di Pitagora con
l'Apollo delfico e iperboreo. La Massoneria ha così permesso a elementi
appartenenti a civilizzazioni morte di rimanere vivi e di essere non solo delle
"vestigia" del passato, ma anche dei "germi" per il futuro. E questo può far
pensare alla "separazione" che deve effettuarsi alla fine del ciclo, tra ciò che
deve perire e ciò che deve essere salvato, separazione che è analoga a quello
che è, nel Cristianesimo, il "giudizio finale" [...]» (8).
Allorché René Guénon fa allusione alla «possibilità
[del ruolo conservatore della Massoneria] di supplire, in una certa misura,
all'assenza di iniziazioni di un altro ordine nel mondo occidentale attuale»,
si intravede che, al di là del ruolo di costruttore rappresentato dal Mestiere
propriamente detto, egli considera il ricorso ai diversi depositi simbolici come
una possibilità integra, questi ultimi riunendo altrettante vie appropriate alle
qualificazioni diverse di coloro che hanno ricevuto l'iniziazione massonica;
così, i Massoni che presentano un'affinità naturale con alcuni di questi
depositi potranno, al di là del Mestiere, essere «animati» dall'«operatività»
dei simboli che essi veicolano.
Ma questa condizione di «Arca vivente dei Simboli» - unica
per un'organizzazione iniziatica -, non deve nascondere la finalità escatologica
nella quale essa si inserisce necessariamente, in quanto il fine ultimo di tutto
quanto procede dalla manifestazione presuppone la reintegrazione, per il mondo
futuro, di quanto può essere salvato. Lasciamo ancora la parola a Denys Roman su
questo punto: «Pensiamo, in effetti, che questa trasmissione di elementi
"antichi" alla Massoneria implica che quest'ultima abbia un ruolo da svolgere
nella fine del ciclo e che di conseguenza essa debba rimanere vivente fino al
termine della nostra umanità. Non è del resto altra cosa che vuole esprimere
simbolicamente la formula rituale secondo la quale la Loggia di san Giovanni si
tiene "nella valle di Josaphat". E questa menzione di san Giovanni ci conduce a
considerare le eredità che l'Ordine massonico ha ricevuto dalla tradizione
monoteista e più particolarmente dalla sua forma cristiana, la quale ha ottenuto
dal suo fondatore la promessa di sussistere "fino alla consumazione del secolo".
È
per questo che spetta ai Massoni di ogni
grado di fondare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del
Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. quindi semplicemente a causa del fatto che queste organizzazioni sono
scomparse, per soppressione nel caso dei Templari, o a seguito di una dipartita
nel caso della Rosa-Croce, che la loro eredità è passata alla Massoneria»
(9).
Per attualizzare gli elementi «sparsi» contenuti nell'opera di Guénon,
l'autore va dunque a ritrovare nelle Scritture cristiane, e particolarmente nel
Vangelo di Giovanni - attraverso una trasposizione al dominio esoterico -, ciò
che rivela un'evidenza riferita dall'Apostolo: la separazione dei due domini che
sono l'exoterismo (il religioso) e l'esoterismo (l'iniziatico), i quali, secondo
la Parola, devono perdurare entrambi sino alla fine dei tempi; in effetti, alla
sua domanda circa il «divenire» di Giovanni, «figlio del tuono», «figlio della
Vergine», «tipo e modello degli iniziati» e «patrono» dell'ordine insieme a
Giovanni Battista: «Signore, che farai tu di lui?», il Principe degli
Apostoli si sente replicare da Cristo: «Se voglio che egli rimanga finché io
venga, che t'importa?». E Denys Roman giunge a queste ultime considerazioni:
«Quanto ai rapporti di San Giovanni con la fine del ciclo, essi sono
estremamente marcati. L'Apostolo ha ricevuto l'assicurazione di "perdurare" fino
al ritorno di Cristo nella gloria; ed è sotto il nome di Giovanni che è posto
l'ultimo libro della Bibbia, il quale riferisce simbolicamente gli avvenimenti
che devono precedere questo ritorno, annunciatore della restaurazione dello
stato primordiale. La Massoneria tuttavia non è posta sotto il solo patrocinio
di Giovanni Evangelista, bensì sotto quello dei due san Giovanni, l'Evangelista
e il Precursore. Ora, anche quest'ultimo ha dei rapporti molto stretti con la
fine dei tempi. Il figlio di Zaccaria (che, ricevendo il suo nome, ha fatto
"ritrovare" la parola a suo padre che l'aveva "perduta") è detto in effetti
dovere "camminare nello spirito e nella virtù di Elia", il profeta elevato al
cielo su un carro di fuoco che è anche, con Enoc, uno dei due "testimoni" di cui
parla l'Apocalisse, i quali sono i precursori della seconda venuta. Il
Cristo stesso ha detto di Giovanni Battista: "Egli è Elia che deve venire". Di
tutti i personaggi del Nuovo Testamento, non ve n'è alcuno che abbia con la fine
del ciclo dei rapporti tanto intimi quanto i due san Giovanni. Da ciò si può
dedurre che un Ordine posto sotto il loro patrocinio particolare deve avere
anch'esso qualche relazione con questa fine. Non occorre cercare altrove,
pensiamo, la ragione per la quale quest'Ordine è stato costantemente "eletto"
per divenire l'"Arca" nella quale si è prodotto l'"accumulo" di tutto quanto vi
è stato di realmente iniziatico nel mondo occidentale» (10).
***
L'«Arca vivente dei Simboli», a volte rappresentata dall'arca di Noè,
simboleggia esattamente e per eccellenza, in modo macrocosmico, la riunione o
«reintegrazione» espressa dalla formula «Riunire ciò che è sparso» ben
conosciuta dai Maestri Massoni, formula che, del resto, significa «la stessa
cosa che "ritrovare la Parola perduta", poiché, in realtà, e nel suo senso più
profondo, tale "Parola perduta" non è altro che il vero nome del Grande
Architetto dell'Universo» (R. Guénon, «Simboli della Scienza Sacra», cap. XLVI).
È
per questo che spetta ai Massoni di ogni
grado di fondare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del
Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. a titolo di comparazione simbolica e analogica con l'«Uovo del Mondo» che
questa «Arca» può essere rappresentata dall'immagine di quella che galleggia
sulle acque. Ma da un altro punto di vista - e per conformarsi più strettamente
alle Scritture (di tutte le Tradizioni) che annunciano la fine del ciclo
attraverso il fuoco - è la «Volta» sacra ad essere il vero simbolo massonico
dell'«Arca» sotto la quale sarà riunito tutto ciò che può essere salvato e che,
per il materiale con il quale essa è costruita - la pietra - trova la sua
corrispondenza con una delle due colonne del Tempio (cfr. la leggenda di Enoc a
proposito della ragion d'essere delle due colonne in rapporto con il cataclisma
legato alla fine dei tempi). Per completare questo aspetto totalizzatore, non vi
è simbolo più appropriato e più giusto che la «Keystone», che ne è il
coronamento e rappresenta il compimento dell'opera, come dal punto di vista
mircrocosmico simboleggia la pienezza del cammino dell'iniziato. Siccome non
potrebbe esserci un cammino massonico autentico nella dispersione e nella
confusione degli spiriti, la Massoneria vede il suo «deposito» iniziale e le
molteplici eredità che essa ha raccolto nel corso dei secoli e che sono venute a
riunirsi intorno ad esso, ordinate in vista del momento della fine dell'umanità
attuale, annunciato da ogni tempo. È
per questo che spetta ai Massoni di ogni
grado di tracciare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del
Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. Questa
volontà, «presente» sinteticamente e armoniosamente nel rituale la cui origine è
per ciò stesso sopra-individuale, costituisce la sola orientazione che possa
condurre il Massone lungo un autentico cammino iniziatico.
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