a cura di
Heredom

Denys Roman e
«L'Arca vivente dei Simboli»

Denys Roman e
«L'Arca vivente dei Simboli»

 

 

 

André Bachelet

 

L'Ordine massonico «è stato costantemente "eletto" per divenire l'"Arca" nella quale si è prodotto l'"accumulo" di tutto quanto vi è stato di realmente iniziatico nel mondo occidentale».

 (Denys Roman, «René Guénon et les Destins de la Franc-Maçonnerie», Prefazione)

 
  1. «[...] Si deve capir bene che il punto di vista esoterico e iniziatico (che occorre far molta attenzione a non confondere con le sue contraffazioni moderne) al quale si riferisce propriamente la coscienza dell’unità essenziale di tutte le tradizioni sotto l’apparente diversità delle forme esteriori, è del tutto distinto dal punto di vista exoterico e religioso, il quale non è assolutamente di mia pertinenza [lequel n'est point de mon ressort] [...]» (la sottolineatura è nostra). Lettera di R. Guénon al R.P. Poucel del 14 luglio 1946, in «L'Ermite de Duqqi», Xavier Accart, Editions Archè, p.247.
  2. Si potrebbe dedurre da ciò che solo le Logge poste sotto la giurisdizione d'una obbedienza massonica abbiano il potere di trasmettere l'influenza spirituale legata all'iniziazione, ma non è così, in quanto 7 Massoni rendono la Loggia «Giusta e Perfetta» (è questo un aspetto enigmatico in rapporto con la «primordialità» ciclica). Questo punto, di carattere «tecnico», richiederebbe degli sviluppi, e non può essere affrontato in una semplice nota. In ogni caso, non bisogna dimenticare che la trasmissione effettuata sotto l'autorità di un'obbedienza offre, in generale, una garanzia che non può fornire - a priori - un «organismo» detto «selvaggio».
  3. «[...] l'azione dei Massoni, ed anche delle organizzazioni massoniche, in tutta la misura nella quale è in disaccordo coi princìpi iniziatici, non potrebbe in alcun modo essere attribuita alla Massoneria in quanto tale» (René Guénon, «Etudes sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage», volume I, pag. 276. Editions Traditionnelles, 1964).
  4. «René Guénon et les Destins de la Franc-Maçonnerie», Editions de l'Oeuvre, 1982, ed Editions Traditionnelles, 1995, Paris.
  5. Ripreso in «Réflexions d'un Chrétien sur la Franc-Maçonnerie», capitolo IV, Editions Traditionnelles, 1995, Paris.
  6. Cfr. «Etudes sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage», volume II, capitolo «Parola perduta e parole sostituite», pag. 40. Editions Traditionnelles, Paris, 1964; inizialmente comparso sotto forma di articolo nei numeri da luglio a dicembre 1948 della rivista «Etudes Traditionnelles».
  7. «[...] da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante, la "catena della tradizione" non fu senza dubbio rotta sulla terra d'Italia», in «L'Esoterismo di Dante», fine del capitolo «La Fede Santa».
  8. Cfr. supra, nota 4, pp. 12-13.
  9. Ibid., pp. 13-14.
  10. Ibid., «Prefazione».
Per alcuni lettori dell'opera di René Guénon è piuttosto sorprendente constatare che quest'ultimo accordò, nel corso delle sue diverse opere, una significativa attenzione alla Massoneria, attenzione che si manifestò in modo particolarmente notevole durante l'ultimo periodo della sua vita. Prendendo spunto da questo fatto, alcuni autori si «interrogano» sull'affidabilità di quest'opera, scorgendovi un'incoerenza: come ha potuto Guénon accordare allo stesso tempo uno statuto privilegiato a tutte le tradizioni ortodosse (generalmente affrontate da essi da un punto di vista religioso), e ugualmente a un'organizzazione detta «segreta», una sorta di «società di pensiero» che ha la reputazione di veicolare degli «ideali» indifferentisti o laici, o financo sulfurei, che è stata a volte l'ispiratrice di lotte anticlericali e si è in taluni casi «compromessa» con il potere temporale? Ciò deriva evidentemente dall'ignoranza del fatto che Guénon si è sempre posto dal punto di vista dell'esoterismo puro, che egli distingue nettamente dal punto di vista exoterico (1), cosa che l'ha condotto a prendere in considerazione quanto poteva ancora sussistere di iniziatico nell'Occidente attuale in vista di un'eventuale restaurazione dello spirito tradizionale; è questa del resto la ragion d'essere della sua opera. Così, egli riconobbe che in Occidente solo la Massoneria e il Compagnonaggio possono rivendicare oggigiorno un'origine autenticamente iniziatica e il possesso di un'«influenza spirituale» trasmessa senza interruzione di età in età, influenza senza la quale non vi è iniziazione possibile.
Ciò che attirò soprattutto l'attenzione di Guénon non furono le obbedienze massoniche in se stesse, ma il deposito iniziatico da esse veicolato e trasmesso, di cui esse non sono che il supporto provvisorio e necessario (2); egli faceva dunque una netta distinzione tra Massoni e Massoneria (3), e solo a quest'ultima riconosceva la qualità e la dignità di «Ordine massonico», questo essendo esente nel suo principio da ogni vicissitudine temporale. È per questo che spetta ai Massoni di ogni grado di fondare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. per questo che la Massoneria nella sua forma obbedienziale era per lui un «male necessario» (facciamo notare che lo statuto speculativo di quest'ultima è associato al Landmark della Gran Maestria), in quanto essa ha il ruolo e il «dovere» di conservare il deposito iniziatico il più integralmente possibile: essa è l'Arca concepita e costruita secondo l'Archetipo divino per conservare quanto ha ricevuto «from time immemorial» e di trasmetterlo, non solo a beneficio degli iniziati, ma anche per il ciclo futuro che procederà in parte dal nostro.

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Nella sua opera massonica, R. Guénon ha fatto menzione, in maniera enigmatica, del ruolo «conservatore» della Massoneria, mettendo in particolare l'accento sulle diverse eredità che essa ha ricevuto. Per considerare più precisamente quello che significa tale singolare affermazione, atta a «complicare» la diffusa rappresentazione di un'organizzazione unicamente artigianale, limitata, se così si può dire, alla messa in opera - simbolica - dei gradi blu, i quali integrano il Mestiere di costruttore, è necessario riferirsi agli scritti di Denys Roman. In effetti questo autore, dopo aver fissato la sua attenzione sulle numerose considerazioni massoniche sparse nelle opere di René Guénon, approfondì in modo particolare il tema delle «eredità», il quale costituì il filo conduttore di tutta la sua opera.
Conviene innanzitutto sottolineare un punto importante relativo al modo in cui i contemporanei di R. Guénon, tra i quali Denys Roman, recepirono la sua opera: essi scoprirono progressivamente le opere che Guénon faceva apparire nel corso del tempo, di modo che il loro approccio avvenne in maniera del tutto differente da quello dei lettori odierni, che dispongono da subito della totalità dell'opera pubblicata, comprese le opere postume. Ciò condusse Denys Roman ad accordare un'attenzione privilegiata alle circostanze che motivarono le varie pubblicazioni, e in particolare le ultime che, a partire dal 1945, ritornano con insistenza sia sull'iniziazione, e in particolare sulla Massoneria, sia sulla fine dei tempi. Dopo aver seguito per 20 anni lo sviluppo di tale opera, D. Roman prese la decisione, alla fine della seconda guerra mondiale, di entrare in contatto con la direzione della rivista «Etudes Traditionnelles», precedentemente «Voile d'Isis», nella quale si ritrovavano alcuni corrispondenti di Guénon, all'epoca residente al Cairo. Questo incontro condusse qualche anno più tardi, più precisamente nel 1947, alla creazione della loggia «La Grande Triade», di cui egli fu uno dei primi tre iniziati. Fu allora che gli venne richiesta la redazione di un rituale di Rito scozzese di spirito tradizionale, in vista della sua adozione da parte di questa Loggia, ed eventualmente da parte della Gran Loggia di Francia; egli intraprese questo compito (che riprese poi nei suoi ultimi anni) sotto l'autorità di R. Guénon, col quale intrattenne su questi temi una fitta corrispondenza, conclusasi solo con la morte di quest'ultimo.
Nel 1948 apparve il libro di Jules Boucher «La symbolique maçonnique», al quale Denys Roman dedicò un articolo («Remarques sur quelques symboles maçonniques») per la rivista «Etudes Traditionnelles» (n° 282, 1950), sotto forma di riflessioni generali su qualche punto di simbolismo ispirato al suo contenuto. Al suo esame, si scopre che questo primo testo pubblico di D. Roman contiene già il tema fondamentale che egli sarà condotto a sviluppare ulteriormente: quello che concerne i «destini» dell'Ordine, che utilizzerà 32 anni più tardi come titolo della sua prima opera (4). Così si delineava, fin dall'inizio di una riflessione integrata profondamente nel suo cammino iniziatico, la nozione di «Arca vivente dei Simboli», che caratterizza la sua opera e l'associa strettamente all'opera massonica di Guénon. Questa espressione fu utilizzata per la prima volta da Denys Roman quarant'anni orsono sulle pagine di «Etudes Traditionnelles», nel suo articolo «Les harmonies internes du rituel» (5). Nel novembre 2000 il Grande Oriente d'Italia ha scelto di mutuare da questo autore tale definizione sintetica della Massoneria, come titolo generale del Convegno tenuto a Roma sul tema «Massoneria e tradizione esoterica», e ha reso omaggio a Denys Roman con la citazione di un passaggio della sua opera che riassume il contenuto di quella formula, oggetto del presente studio.

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Per meglio circoscrivere la ragion d'essere e lo sviluppo di questo tema, faremo notare che esso procede direttamente dalla «questione» che Guénon poneva in questi termini nel 1932 in una recensione della rivista massonica «Grand Lodge Bulletin d'Iowa», ripresa in «Etudes sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage» (tome 1, p. 208): «...la Massoneria stessa ha un'origine unica, o ha piuttosto raccolto, fin dal Medio Evo, l'eredità di molteplici organizzazioni anteriori?», «questione» che Guénon riprenderà nel 1948 con una formulazione più esplicita, formulazione la cui importanza non sarà sfuggita a coloro che s'interrogano sulla presenza, in seno all'Ordine, di elementi simbolici «estranei» al Mestiere, alcuni dei quali traggono la loro origine da tradizioni estinte: «Ci sarebbe certamente molto da dire su questo ruolo "conservatore" della Massoneria, e sulla possibilità che esso le dà di supplire, in una certa misura, all'assenza di iniziazioni di un altro ordine nel mondo occidentale attuale» (6). Certamente, ci sarebbe molto da dire...
Denys Roman pensava innanzitutto che l'attenzione privilegiata accordata da René Guénon alla Massoneria fosse «dovuta in primo luogo al fatto che questa organizzazione ammette membri appartenenti a tradizioni differenti. Di conseguenza, i rappresentanti di queste diverse tradizioni vi si possono ritrovare, e si tratta, notiamolo, del solo "luogo tradizionale" in cui tali contatti possono stabilirsi. La cosa è lungi dall'essere senza importanza nella fase ciclica in cui ci troviamo presentemente. Ma questa "parentela" della Massoneria con molteplici organizzazioni porta a un'altra conseguenza, anch'essa molto importante. Quando un'organizzazione appartenente a questa o quella tradizione è sul punto di scomparire, essa può certamente trasmettere tutto o parte del suo "deposito" a un'altra organizzazione appartenente alla stessa tradizione; ma essa può anche fare questa trasmissione alla Massoneria, poiché quest'ultima non è estranea ad alcuna forma tradizionale. Ed è per questo» - conclude Denys Roman - «che Guénon ha potuto scrivere che la Massoneria ha molteplici origini, avendo ricevuto l'eredità di numerose organizzazioni anteriori». («René Guénon et les destins de la Franc-Maçonnerie», Prefazione).
A questo proposito René Guénon aveva fatto riferimento, nel corso della sua opera, alla misteriosa filiazione pitagorica (7), un simbolo della quale figura in una posizione tuttora centrale nella loggia di secondo grado. Ugualmente, egli insistette sull'«origine» pre-cristiana dell'Ordine, nel quale l'eredità dei Collegia Fabrorum inquadra e regola il cammino iniziatico attraverso il simbolismo ciclico delle Porte solstiziali rapportate al dio Giano, simbolismo che verrà in seguito cristianizzato. Non meno fondamentali sono la filiazione spirituale templare e l'integrazione dell'ermetismo nel seno dell'Ordine massonico, con il suo particolare simbolismo e la potente struttura metodica che l'accompagna. Ricordiamo gli elementi ebraici, che sono le «parole sacre» venute a innestarsi a causa della necessità dell'uso metodico di una lingua sacra nel cammino iniziatico. Quanto all'esoterismo cristiano che ha trovato rifugio nella Massoneria a seguito delle tribolazioni temporali occidentali e del rifiuto di ogni esoterismo da parte delle autorità exoteriche, si sarà compreso come esso sia veicolato dalla filiazione templare nelle sue componenti rosicrociane e cavalleresche. Ma non si può chiudere questo ciclo di eredità senza evocare quello del Sacro Impero, riassorbito nella Massoneria scozzese nel momento stesso in cui il Sacro Impero romano germanico scompariva dalla società profana all'inizio del XIX secolo. Vero coronamento per la Massoneria, che viene così radicalmente trasformata e vede il suo carattere artigianale - limitato per natura ai «piccoli misteri» - aperto all'influenza che emana dal principio che regge la doppia natura del potere temporale e dell'Autorità spirituale.
Ma lasciamo che sia Denys Roman stesso a esprimersi su queste «eredità»: «Si sa che le più celebri di queste eredità sono l'Orfismo e il Pitagorismo dei Greci e i Collegia Fabrorum dei Romani, derivanti da tradizioni scomparse, e successivamente l'Ordine del Tempio e il "Collegio Invisibile" della Rosa-Croce, appartenenti alla tradizione cristiana. Tali eredità sono eminentemente preziose. I collegi di artigiani furono fondati da Numa (l'equivalente romano del Manu vedico), il quale fece costruire il tempio di Giano, il dio dal doppio volto, il cui santuario era aperto durante la guerra e chiuso durante la pace. Quanto all'eredità orfico-pitagorica, essa ricollega la Massoneria alla Tradizione primordiale, a causa dei legami di Pitagora con l'Apollo delfico e iperboreo. La Massoneria ha così permesso a elementi appartenenti a civilizzazioni morte di rimanere vivi e di essere non solo delle "vestigia" del passato, ma anche dei "germi" per il futuro. E questo può far pensare alla "separazione" che deve effettuarsi alla fine del ciclo, tra ciò che deve perire e ciò che deve essere salvato, separazione che è analoga a quello che è, nel Cristianesimo, il "giudizio finale" [...]» (8).
Allorché René Guénon fa allusione alla «possibilità [del ruolo conservatore della Massoneria] di supplire, in una certa misura, all'assenza di iniziazioni di un altro ordine nel mondo occidentale attuale», si intravede che, al di là del ruolo di costruttore rappresentato dal Mestiere propriamente detto, egli considera il ricorso ai diversi depositi simbolici come una possibilità integra, questi ultimi riunendo altrettante vie appropriate alle qualificazioni diverse di coloro che hanno ricevuto l'iniziazione massonica; così, i Massoni che presentano un'affinità naturale con alcuni di questi depositi potranno, al di là del Mestiere, essere «animati» dall'«operatività» dei simboli che essi veicolano.
Ma questa condizione di «Arca vivente dei Simboli» - unica per un'organizzazione iniziatica -, non deve nascondere la finalità escatologica nella quale essa si inserisce necessariamente, in quanto il fine ultimo di tutto quanto procede dalla manifestazione presuppone la reintegrazione, per il mondo futuro, di quanto può essere salvato. Lasciamo ancora la parola a Denys Roman su questo punto: «Pensiamo, in effetti, che questa trasmissione di elementi "antichi" alla Massoneria implica che quest'ultima abbia un ruolo da svolgere nella fine del ciclo e che di conseguenza essa debba rimanere vivente fino al termine della nostra umanità. Non è del resto altra cosa che vuole esprimere simbolicamente la formula rituale secondo la quale la Loggia di san Giovanni si tiene "nella valle di Josaphat". E questa menzione di san Giovanni ci conduce a considerare le eredità che l'Ordine massonico ha ricevuto dalla tradizione monoteista e più particolarmente dalla sua forma cristiana, la quale ha ottenuto dal suo fondatore la promessa di sussistere "fino alla consumazione del secolo". È per questo che spetta ai Massoni di ogni grado di fondare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. quindi semplicemente a causa del fatto che queste organizzazioni sono scomparse, per soppressione nel caso dei Templari, o a seguito di una dipartita nel caso della Rosa-Croce, che la loro eredità è passata alla Massoneria» (9).
Per attualizzare gli elementi «sparsi» contenuti nell'opera di Guénon, l'autore va dunque a ritrovare nelle Scritture cristiane, e particolarmente nel Vangelo di Giovanni - attraverso una trasposizione al dominio esoterico -, ciò che rivela un'evidenza riferita dall'Apostolo: la separazione dei due domini che sono l'exoterismo (il religioso) e l'esoterismo (l'iniziatico), i quali, secondo la Parola, devono perdurare entrambi sino alla fine dei tempi; in effetti, alla sua domanda circa il «divenire» di Giovanni, «figlio del tuono», «figlio della Vergine», «tipo e modello degli iniziati» e «patrono» dell'ordine insieme a Giovanni Battista: «Signore, che farai tu di lui?», il Principe degli Apostoli si sente replicare da Cristo: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che t'importa?». E Denys Roman giunge a queste ultime considerazioni: «Quanto ai rapporti di San Giovanni con la fine del ciclo, essi sono estremamente marcati. L'Apostolo ha ricevuto l'assicurazione di "perdurare" fino al ritorno di Cristo nella gloria; ed è sotto il nome di Giovanni che è posto l'ultimo libro della Bibbia, il quale riferisce simbolicamente gli avvenimenti che devono precedere questo ritorno, annunciatore della restaurazione dello stato primordiale. La Massoneria tuttavia non è posta sotto il solo patrocinio di Giovanni Evangelista, bensì sotto quello dei due san Giovanni, l'Evangelista e il Precursore. Ora, anche quest'ultimo ha dei rapporti molto stretti con la fine dei tempi. Il figlio di Zaccaria (che, ricevendo il suo nome, ha fatto "ritrovare" la parola a suo padre che l'aveva "perduta") è detto in effetti dovere "camminare nello spirito e nella virtù di Elia", il profeta elevato al cielo su un carro di fuoco che è anche, con Enoc, uno dei due "testimoni" di cui parla l'Apocalisse, i quali sono i precursori della seconda venuta. Il Cristo stesso ha detto di Giovanni Battista: "Egli è Elia che deve venire". Di tutti i personaggi del Nuovo Testamento, non ve n'è alcuno che abbia con la fine del ciclo dei rapporti tanto intimi quanto i due san Giovanni. Da ciò si può dedurre che un Ordine posto sotto il loro patrocinio particolare deve avere anch'esso qualche relazione con questa fine. Non occorre cercare altrove, pensiamo, la ragione per la quale quest'Ordine è stato costantemente "eletto" per divenire l'"Arca" nella quale si è prodotto l'"accumulo" di tutto quanto vi è stato di realmente iniziatico nel mondo occidentale» (10).

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L'«Arca vivente dei Simboli», a volte rappresentata dall'arca di Noè, simboleggia esattamente e per eccellenza, in modo macrocosmico, la riunione o «reintegrazione» espressa dalla formula «Riunire ciò che è sparso» ben conosciuta dai Maestri Massoni, formula che, del resto, significa «la stessa cosa che "ritrovare la Parola perduta", poiché, in realtà, e nel suo senso più profondo, tale "Parola perduta" non è altro che il vero nome del Grande Architetto dell'Universo» (R. Guénon, «Simboli della Scienza Sacra», cap. XLVI). È per questo che spetta ai Massoni di ogni grado di fondare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. a titolo di comparazione simbolica e analogica con l'«Uovo del Mondo» che questa «Arca» può essere rappresentata dall'immagine di quella che galleggia sulle acque. Ma da un altro punto di vista - e per conformarsi più strettamente alle Scritture (di tutte le Tradizioni) che annunciano la fine del ciclo attraverso il fuoco - è la «Volta» sacra ad essere il vero simbolo massonico dell'«Arca» sotto la quale sarà riunito tutto ciò che può essere salvato e che, per il materiale con il quale essa è costruita - la pietra - trova la sua corrispondenza con una delle due colonne del Tempio (cfr. la leggenda di Enoc a proposito della ragion d'essere delle due colonne in rapporto con il cataclisma legato alla fine dei tempi). Per completare questo aspetto totalizzatore, non vi è simbolo più appropriato e più giusto che la «Keystone», che ne è il coronamento e rappresenta il compimento dell'opera, come dal punto di vista mircrocosmico simboleggia la pienezza del cammino dell'iniziato. Siccome non potrebbe esserci un cammino massonico autentico nella dispersione e nella confusione degli spiriti, la Massoneria vede il suo «deposito» iniziale e le molteplici eredità che essa ha raccolto nel corso dei secoli e che sono venute a riunirsi intorno ad esso, ordinate in vista del momento della fine dell'umanità attuale, annunciato da ogni tempo. È per questo che spetta ai Massoni di ogni grado di tracciare il proprio cammino iniziatico in conformità con la «Volontà del Cielo», che non è altro che quella del Grande Architetto dell'Universo. Questa volontà, «presente» sinteticamente e armoniosamente nel rituale la cui origine è per ciò stesso sopra-individuale, costituisce la sola orientazione che possa condurre il Massone lungo un autentico cammino iniziatico.