a cura di
Heredom
Tratto da
Pietro Nutrizio e altri
René Guénon e l'Occidente
Luni Editrice

 

Nuove tecniche di attacco all'opera di René Guénon (II)

Nuove tecniche di attacco all'opera di René Guénon (II)

 

 

  

Antonello Balestrieri

 

  1. Se si può far loro un appunto da questo punto di vista, è che quando si servono dei riferimenti alle opere di Guénon , lo fanno quasi sempre riassumendone in modo sommario gli assunti con parole proprie e indicando semplicemente, nel testo, il libro e le pagine da cui sono tratti; questo rende la lettura dell'Introduzione difficoltosa e frammentaria.
  2. Questa è la denominazione che R. Guénon attribuisce alla H. B. of L., parlandone per la prima volta sia nel Théosophisme, sia nell'Erreur Spirite.
  3. La recente traduzione italiana porta (a pag. 27): «Conoscendo abbastanza bene tutto quel che si riferisce alla H. B. of L., ecc.», ma l'espressione francese in realtà è «fort bien»; se insistiamo su questa differenza di dettaglio è perché il concetto che sottintende avrà un'importanza rilevante nel seguito del nostro studio.
  4. A pag. 20 dell'Erreur Spirite; pag. 24 dell'edizione italiana.
  5. A pag. 26 del Théosophisme; pag. 28 dell'edizione italiana.
  6. Fra le piccole discrepanze e stranezze reperibili nell'Introduzione, nonostante che le notizie in essa riportate siano generalmente corrette da un punto di vista strettamente storico, si può ancora rilevare l'accenno al fatto che, la sede dell'H. B. of L. «è» a Boston, al presente, quasi a suggerire che tale organizzazione sia tuttora in attività, mentre Guénon affermava nel 1928 che qualche anno prima «la H. B. of L. era già "rientrata in sonno"» (si veda Le Théosophisme, pag. 314; pag. 36 dell'edizione italiana). Vero è che gli autori dell'Introduzione hanno l'onestà di aggiungere che questo dato è stato da essi reperito nel Dictionnaire des Sociétés Secrètes en Occident curato da Pierre Mariel, «opera - essi aggiungono - che riferisce però notizie generalmente inesatte e talvolta tendenziose». Perché servirsene, allora?
  7. Che fra l'altro non la firmano, mentre A. B. sigla tutte le annotazioni ai testi dell'H. B. of L., le quali si riferiscono quasi sempre ad osservazioni contenute nel Théosophisme e nell'Erreur Spirite.
  8. Ricorderemo qui la pertinacia con la quale Guénon, tutte le volte che gliene si è offerta l'occasione, ha ribadito di non essere per nulla uno «scrittore», nel senso del termine in uso nell'Occidente moderno.
  9. Non è certo a caso, né tanto meno per vanità, come hanno talvolta pensato coloro che durante la sua vita hanno creduto di poter «polemizzare» con lui, che Guénon ha dato risposte come questa, diretta allo scrittore-occultista paul le cour: «(...) et nous n'avons point d'"opinions", mais seulement quelques connaissances que nous exprimons de notre mieux à l'intention de ceux qui sont capables d'en profiter, ce qui n'est sans doute pas son cas». [«(...) e noi non abbiamo affatto delle "opinioni", ma soltanto qualche conoscenza che esprimiamo come meglio possiamo per coloro che sono capaci di approfittarne, caso che indubbiamente non è il suo»), da Comptes-Rendus, pag. 137; questa risposta si applica del resto perfettamente bene anche nel nostro caso.
  10. L'Erreur Spirite, pag. 219; pag. 214 dell'edizione italiana.
  11. Nell'Introduzione si fa sì riferimento a questi casi eccezionali, e si citano anche alcune righe del testo di Guénon, ma ci si guarda bene dal farle precedere dal malheureusement con cui si apre la frase e soprattutto dal riferire il seguito del testo, che invece noi riportiamo, nel quale Guénon spiega perché queste eccezioni sono impossibili. Tutto ciò fa parte dell'«approccio» restrittivo, seguito nella redazione di questa presentazione, a cui abbiamo accennato all'inizio. (A. B.).
  12. La «Nota complementare» continua infatti, dal punto in cui l'abbiamo troncata, in questo modo: «Così M.-F. James dice che egli [Guénon] conservò sempre le sue simpatie a questa società segreta, mentre per J.-P. Laurant "essa costituiva agli occhi di Guénon uno di quei luoghi privilegiati (hauts lieux) dell'azione del Male, un centro contro-iniziatico" (Le sens caché dans l'oeuvre de René Guénon, pag. 69)».
    Non sarà il caso di insistere sulla strana deformazione che caratterizza questi due tipi di «lettura» dei testi guénoniani che si occupano dell'H. B. of L., entrambi condizionati da una stessa prospettiva sentimental-morale anche se giungono a conclusioni diametralmente opposte. Merita invece la pena osservare, al proposito, che l'interpretazione di J.-P. Laurant citata nella «Nota complementare» si chiude con questa osservazione: «La società teosofica fu nelle sue mani [dell'H. B. of L.] uno strumento incosciente». Ora, poiché questa apodittica conclusione fa parte di un breve riassunto che il Laurant fa, nel suo libro, del Capitolo II del Théosophisme, sarebbe il caso di chiedere al suo autore dove ha trovato, in quel capitolo, o altrove nell'opera di R. Guénon, materia per una simile affermazione...
  13. Non senza però aver aggiunto: «D'altra parte crediamo sia esagerato, in questa occasione, voler fare intervenire degli "adepti" nel senso proprio del termine».
  14. Attiriamo l'attenzione del lettore su questo inciso, il quale sottintende nuovamente che devono esistere altri documenti riservati dell'H. B. of L. oltre a quelli pubblicati dall'Editore milanese «grazie alla scoperta fortuita di una copia di questa documentazione nella casa di un privato che ha voluto conservare l'anonimato». A questa conclusione si arrivava del resto anche dal passo dell'Erreur Spirite di cui alla nostra nota 4. (A. B.).
  15. Cosa pensasse veramente René Guénon dei pericoli dello spiritismo, e in genere del neospiritualismo, risulta da un passo del Théosophisme che citeremo integralmente a beneficio di coloro che possono provare qualche difficoltà a seguire i diversi livelli di giudizio contenuti nel passo dell'Erreur Spirite che stiamo riportando. In questa occasione, parlando della «poca serietà della sedicente dottrina teosofistica» e del fatto che essa «non riposa, nonostante le sue pretese, su nessuna base tradizionale vera» egli diceva: «Essa è da collocare molto semplicemente, a fianco dello spiritismo e delle diverse scuole di occultismo, tutte cose con le quali ha una evidente parentela, in quell'insieme di produzioni stravaganti della mentalità contemporanea a cui si può dare la denominazione generale di "neospiritualismo"». (...) «Una cosa è ricercare il fondo identico che può ben realmente, in molti casi, essere dissimulato sotto la diversità di forma delle tradizioni dei differenti popoli, e altra cosa è fabbricare una pseudo-tradizione prendendo a prestito dalle uno e dalle altre brandelli più o meno informi e riunendoli alla bell'e meglio, in verità più male che bene, soprattutto quando non se ne comprende veramente né la portata né il significato, che è il caso di tutte queste scuole. Queste ultime, a parte le obiezioni d'ordine teorico che si possono loro rivolgere, hanno tutte in comune un inconveniente di cui non dovrebbe sfuggire la gravità: è quello di squilibrare e di rovinare irrimediabilmente i deboli di spirito che sono attirati in tali ambienti; il numero degli infelici che queste cose hanno portato alla rovina, alla follia, talvolta anche alla morte, è ben più alto di quanto possano immaginare le persone non sufficientemente informate, e noi ne abbiamo conosciuto i più pietosi esempi. Si può dire, senza nessuna esagerazione, che la diffusione del "neospiritualismo" in tutte le sue forme costituisca un vero pericolo pubblico, che non si denuncerà mai con troppa insistenza; le devastazioni compiute, soprattutto dallo spiritismo che ne è la forma più diffusa e più popolare, sono già anche troppo grandi, e ciò che è più preoccupante è che esse sembrano attualmente aumentare di giorno in giorno» (Cap. XI, pagg. 121-122) [i corsivi sono nostri] (A. B.).
  16. Vale la pena, per chiarire meglio questo punto, ricordare quel che dice Guénon nel capitolo «Quelques considérations sur l'hermétisme» (Aperçus sur l'Initiation, pag. 261) delle limitazioni proprie a una dottrina di tipo ermetico, com'è qui il caso: «(...) la questione principale che si presenta è la seguente: quel che si è conservato sotto il nome "ermetismo" può essere considerato costituire una dottrina tradizionale completa in se stessa? La risposta può essere soltanto negativa, poiché non si tratta che di una conoscenza d'ordine non metafisico, ma soltanto cosmologico, intendendo del resto tale parola nella sua doppia applicazione "macrocosmica" e "microcosmica", giacché, in ogni concezione tradizionale, vi è sempre una stretta corrispondenza tra questi due punti di vista». (...) «Non bisogna dimenticare che il punto di vista cosmologico non può mai essere altro che un punto di vista secondario e contingente, una applicazione della dottrina principiale alla conoscenza di quello che possiamo chiamare il "mondo intermedio", vale a dire del campo di manifestazione sottile in cui si situano i prolungamenti extracorporei dell'individualità umana, o le stesse possibilità il cui sviluppo concerne propriamente i "piccoli misteri"» [i corsivi sono nostri].
    A questo punto una nota aggiunge ancora: «Il punto di vista cosmologico comprende anche, beninteso, la conoscenza della manifestazione corporea, ma la considera soprattutto in quanto essa si ricollega alla manifestazione sottile come suo principio immediato, ed in ciò differisce interamente dal punto di vista profano della fisica moderna». Un ulteriore chiarimento, che si trova in questo capitolo e si inserisce bene nell'argomento che stiamo esaminando, conduce alla distinzione dell'ermetismo dalla magia, la quale, come abbiamo visto, è ciò a cui il libro da noi recensito vorrebbe assimilare in toto l'azione dell'H. B. of L.: «D'altro canto, occorre guardarsi accuratamente da una certa assimilazione che si tende talvolta a fare tra l'ermetismo e la "magia"; quand'anche si voglia in questo caso prendere quest'ultima in un senso abbastanza diverso da quello in cui si intende abitualmente, c'è fortemente da temere che ciò stesso, che in fondo è un abuso linguistico, possa provocare soltanto delle confusioni alquanto inopportune. La magia, nel suo senso proprio, non è in effetti, come abbiamo ampiamente spiegato, se non una delle più basse fra tutte le applicazioni della conoscenza tradizionale, e non vediamo che ci possa essere il minimo vantaggio ad evocarne l'idea quando si tratta in realtà di cose che, anche se ancora contingenti, sono tuttavia di un livello notevolmente più elevato».
    Quest'ultima considerazione spiega anche la nostra insistenza nel rilevare che dovevano esistere altri documenti dell'H. B. of L. oltre quelli presentati in questo volume.
  17. Con riferimento all'inflessibile continuità di indirizzo che caratterizza tutti gli scritti di René Guénon, accenneremo qui a un episodio che trova ancora coinvolte le Edizioni milanesi e M.-F. James (Esotérisme et Christianisme autour de René Guénon), ma questa volta malgrado loro.
    All'inizio del 1990 è comparso presso questo Editore un libro postumo di René Le Forestier, L'Occultisme en France aux XIX et XX Siècles: l'Eglise Gnostique, il quale porta, in un'appendice curata da E. Mazzolari e fedele anch'essa alla tecnica da noi rilevata, alcune lettere di Palingénius; una di esse, datata 15 novembre 1910, contiene un paragrafo per noi estremamente interessante. Dopo avere in qualche parola trattato del caso di qualcuno (J. Bricaud) la cui intenzione era, all'epoca, di «istituire una nuova religione», Palingénius conclude: «Per ciò che ci riguarda, noi non vogliamo fare nessuna sorta di innovazione, poiché ci ricolleghiamo a una Tradizione che è molto più antica di tutte le religioni, e non ha da piegarsi alle esigenze della mentalità speciale di ogni secolo e di ogni paese».
    Ora, questo paragrafo (che fra l'altro riduce a nulla tutte le ipotesi sui «maestri» più o meno conosciuti di R. Guénon con cui ci si trastulla in certi ambienti) confuta formalmente anche M.-F. James, la quale, a pag. 73 del suo libro, dopo aver messo in evidenza (bontà sua...) «l'alto tenore intellettuale - irreversibile nei suoi punti fondamentali - [il corsivo è nostro] dei primi articoli» di Guénon, aggiunge però in nota: «Ad eccezione della sua posizione relativa alle religioni; queste ultime, dapprima percepite come "deviazioni", saranno, a partire dall'epoca della sua collaborazione alla France Antimaçonnique (1913-1914), percepite come "adattamenti" della tradizione primordiale».
    Nel paragrafo che citiamo dalla lettera di Guénon si trova in effetti chiaramente indicato, già nel 1910, che le religioni sono un adattamento della dottrina alla «mentalità speciale di ogni secolo e di ogni paese», mentre esiste una mentalità (quella di R. Guénon, che si ricollega alla Tradizione primordiale) per cui questo adattamento non è necessario e può quindi essere considerato una «diminuzione» rispetto all'integralità originaria della dottrina. I due punti di vista non sono esclusivi l'uno dell'altro; semplicemente corrispondono a due diverse destinazioni della dottrina, la seconda più elevata e più pura, la prima meno elevata e meno pura.
    Cosicché, con questa riesumazione, che nell'intenzione dei suoi autori avrebbe dovuto portare un argomento di dubbio in più sull'opera di René Guénon, si è finito invece per chiarire ancora maggiormente (per chi ne avesse avuto bisogno) questo specifico punto. Come tutte le volte che la malafede e il pregiudizio si scontrano con la verità.
  18. Varrebbe la pena di esaminare più a fondo questi due modi tendenziosi e interessati di «spiegare» Guénon, cosa che non è detto che non faremo in un prossimo futuro e che potrebbe portare a risultati anche sorprendenti sulla serietà intellettuale di certi «critici» della sua opera che si considerano ormai «consolidati».
    Ci accontenteremo per ora di citare due brani da scritti di Guénon che circoscrivono seccamente i due problemi (falsi, del resto); per il primo ci servirà una risposta al P. Lucien Roure che lo prendeva di mira in Etudes (numero del 20 luglio 1932): «Aggiungeremo ancora un'ultima considerazione: perché gli occultisti, questi contraffattori dell'esoterismo, si sono impadroniti di certe cose che ci appartengono legittimamente, deformandole, d'altronde, quasi sempre, dobbiamo abbandonargliele e astenerci dal parlarne, sotto pena di vederci qualificati noi come occultisti? È esattamente come se si trattasse da ladro chi riprenda possesso del bene che gli è stato sottratto, che è veramente il colmo; e, se capita al P. Roure di esporre un punto di dogma cattolico che il protestantesimo si dà il caso abbia conservato, saremmo con ciò giustificati se gli dessimo del protestante?» (da Comptes Rendus, pag. 130).
    Per il secondo, un'altra risposta, questa volta a Paul Le Cour (che in quel momento firmava ancora con le maiuscole...), il quale lo attaccava nel numero di giugno-luglio 1931 di Atlantis: «Poiché M. Paul Le Cour prova il bisogno di attaccarci un'altra volta in questo stesso numero, gli faremo sapere: I° che non siamo tenuti a rendergli conto delle ragioni speciali per cui abbiamo dovuto, ad una certa epoca, vedere di persona qual era la vera situazione di diverse organizzazioni che si qualificavano più o meno giustificatamente come "iniziatiche" (...)» (da Comptes-Rendus, pag. 120).
  19. A questo punto ci sembra opportuna un'osservazione circa il concetto di «ortodossia» ricordato nel primo estratto di lettera da noi presentato. Nel capitolo «Quelques considérations sur l'hermétisme» già citato alla nota 16, avendo prima parlato delle deviazioni a cui particolarmente si prestano le dottrine cosmologiche quali l'ermetismo, Guénon dice: «Con questo non si vuol dire, certamente, che l'ermetismo costituisca di per sé una simile deviazione o implichi qualcosa di illegittimo, cosa che avrebbe evidentemente reso impossibile la sua incorporazione in forme tradizionali ortodosse; ma occorre pur riconoscere che esso può prestarvisi abbastanza facilmente a causa della sua stessa natura, per poco che si presentino circostanze favorevoli a tale deviazione, e del resto è questo, più generalmente, il pericolo di tutte le scienze tradizionali, quando sono coltivate in qualche modo per se stesse, ciò che espone a perdere di vista il loro ricollegamento all'ordine principiale» [il corsivo è nostro].
    Non fa l'ombra di un dubbio che l'ortodossia di cui parla Guénon nella sua lettera, per la H. B. of L., sia proprio questo «ricollegamento all'ordine principiale»; orbene, l'Introduzione al libro che abbiamo preso in considerazione fa riferimento, per una questione del resto abbastanza importante, a una recensione di Jean Reyor del volume Lourdes ville initiatique di Grillot de Givry, apparsa nel n. 352 di Etudes Traditionnelles di marzo-aprile 1959, che contiene anch'essa un riferimento all'ortodossia dell'H. B. of L.; vediamo in qual modo quest'ultima vi è prospettata.
    Reyor, a un dato momento, dice: «Certo, Grillot de Givry si qualifica da qualche parte come "iniziato di Ermete", il che risolverebbe la questione [di essere o no egli il rappresentante di una corrente di esoterismo cattolico] se non sapessimo che ci si è troppo spesso serviti della parola "iniziato" senza attribuirle il senso preciso che le dava René Guénon»; e qui inserisce una nota che riprendiamo per esteso: «La sola organizzazione conosciuta all'esterno che, nell'ultimo quarto del secolo XIX, era in grado di trasmettere certe conoscenze ermetiche - sembra, del resto, di un ordine piuttosto inferiore - era la H. B. of L. (Hermetic Brotherhood of Luxor). René Philippon (...) fu senza dubbio in rapporto con essa, direttamente o per l'intermediazione di Barlet. Ma il Cattolicesimo intransigente di Grillot de Givry rende poco verosimile un [suo] ricollegamento a questa organizzazione, che era lontana dall'essere ortodossa su tutti i punti [il corsivo è nostro], e il cui ruolo ci sembra in fin dei conti piuttosto torbido (trouble). Secondo lettere datate degli anni 1887 e 1888 in nostro possesso, pare che già a partire da quest'epoca, la H. B. of L. fosse in piena dissoluzione».
    Dove si vede che la pietra di paragone dell'ortodossia di un'organizzazione iniziatica, sia pure di rango relativamente inferiore e contingente, lungi dall'essere il «ricollegamento all'ordine principiale» di cui parla Guénon, è giudicata essere... un exoterismo intransigente! Questa posizione di Reyor ci fa tornare in mente l'Introduzione al libro da noi recensito nel numero scorso...
    Quanto all'ultima affermazione (di cui fra l'altro si è servito l'autore della «Nota complementare»), abbiamo visto or ora cosa valesse, dall'altro estratto di lettera di R. Guénon; del resto, per attenersi a una salutare prudenza sarebbe bastato a Reyor leggere un po' bene Le Théosophisme, a pag. 314. Ma, sfortunatamente, il Reyor del 1959 aveva altre preoccupazioni: quelle stesse che hanno ora consigliato la ristampa dei suoi articoli.
H. B. of L.:
Textes et Documents secrets de la «Hermetic Brotherhood of Luxor»


In questa serie di pubblicazioni dal carattere fondamentalmente avverso all'opera guénoniana, il terzo libro di cui ci occuperemo è dedicato dall'Editore milanese alla presentazione al «gran pubblico» di alcuni documenti riservati, provenienti da una organizzazione, la H. B. of L. (Hermetic Brotherhood of Luxor), ci cui questo stesso pubblico non ha probabilmente mai sentito parlare, o meglio, della cui esistenza, se ha avuto qualche informazione, l'ha avuta soltanto attraverso alcuni testi di René Guénon.

A differenza di ciò che abbiamo fatto rilevare nelle due precedenti occasioni, l'Introduzione, siglata semplicemente A. B. e A. G., non è questa volta caratterizzata né da uno spiccato partito preso nei confronti di René Guénon, né dalla presenza di qualche gioco di appropriazione di elementi della sua opera per distoglierli dalla loro normale destinazione. I suoi redattori, per loro esplicita ammissione, fanno quasi esclusivamente riferimento, a proposito della H. B. of L., alle affermazioni di Guénon (1); per lo meno, questo avviene tutte le volte che si tratta della natura vera e propria e dei contenuti e fini dell'organizzazione in questione. Le considerazioni di altro genere, e quindi di altra fonte, che vengono introdotte nel discorso vertono su elementi molto meno diretti, in realtà quasi soltanto storici, e hanno perciò a vedere non con gli «insegnamenti» dell'organizzazione, ma piuttosto con le vicende di personaggi conosciuti che hanno fatto parte di essa. Questo è un riconoscimento implicito della competenza di Guénon a giudicare della H. B. of L. per le cose che presentano un reale interesse, ed è ciò che dà ragione della relativa serietà dello studio; tuttavia, anche da questo punto di vista si possono fare alcune riserve, che esporremo tra breve.

Gli scritti dell'H. B. of L. presentati con questo libro sono sette, e cinque di essi sono firmati con il proprio nome da coloro che furono i loro redattori; giudicando da quanto può trovare nell'Introduzione, il lettore è indotto a pensare che l'insegnamento di questa «società segreta» (2) consistesse tutto in questi sette scritti, mentre le cose non dovevano stare esattamente così. Guénon, a pag. 25 del Théosophisme, contestando l'affermazione contenuta in uno studio di J. Ferrand secondo la quale «Al di sopra dei dirigenti che costituiscono la Scuola teosofica orientale (...) c'è un'altra società segreta reclutata fra tali dirigenti, i cui membri sono sconosciuti, ma firmano i loro manifesti con le iniziali H. B. of L.», diceva infatti: «Conoscendo molto bene tutto quel che si riferisce alla H. B. of L. (i cui membri, d'altronde, non firmano affatto i loro scritti con queste iniziali, ma soltanto con uno "swastika") [il corsivo è nostro], possiamo affermare che (...) essa non ha mai avuto nessuna relazione ufficiale o ufficiosa con la Società Teosofica» ) (3). Ciò significa che devono essere esistiti testi della H. B. of L., noti a Guénon, che rimangono sconosciuti, e di essi nell'Introduzione non si fa parola; così come non si fa parola di come siano «siglati» i due di cui si riporta soltanto l'indicazione «Anonimo». In questo caso, non crediamo che la presenza di uno «swastika» sarebbe stata passato sotto silenzio, essendo una di quelle «curiosità» su cui non si sarebbe certamente mancato di attirare l'attenzione del lettore, non foss'altro che per far rilevare la concordanza di un simile dato con ciò che dice Guénon.

Inoltre, una caratteristica di questa organizzazione era la distinzione, in essa, di un «cerchio esterno» e di un «cerchio interno» (gli scritti presentati provengono dal primo), e pure di questa, salvo indicarla, non si fa menzione, quantunque fosse di una certa rilevanza se Guénon, trattando delle origini del movimento spiritistico, poteva scrivere (4): «In effetti, secondo gli insegnamenti della H. B. of L., i primi fenomeni "spiritualistici" furono provocati non dagli "spiriti" dei morti, bensì da uomini viventi che agivano a distanza, con mezzi noti solamente ad alcuni iniziati; e questi iniziati sarebbero stati, precisamente, i membri del "cerchio interno" della H. B. of L.» [il corsivo è nostro] e, trattando della costituzione della «Società Teosofica»: «Forse la divisione dell' H. B. of L. in "cerchio esterno" e "cerchio interno" ha suggerito a M.me Blavatsky l'idea di costituire nella sua Società una "sezione exoterica" e una "sezione esoterica"» (5).

Sono due osservazioni abbastanza semplici, ma sufficienti a far vedere come l'esame della H. B. of L. condotto da A. B. e A. G. non sia evidentemente stato portato più in là di un certo grado di approfondimento nemmeno per quanto riguarda gli elementi accessibili a una normale documentazione libresca. In realtà, ciò che deve aver influito negativamente sull'indagine dei due autori è lo spirito a cui sembrano essere stati costretti nel loro lavoro: dovendo a tutti i costi arrivare a conclusioni poco favorevoli per l'opera di R. Guénon ed essendo per forza di cose obbligati a servirsi quasi esclusivamente dei dati contenuti nel Théosophisme e nell'Erreur Spirite, la loro impresa era quasi disperata, e di fatto il massimo che si poteva fare in tale senso era appunto non andare troppo al fondo delle cose, col rischio di portare acqua al mulino... della parte avversa. Se si aggiunge che, in ciò dissimili dall'autore della presentazione degli scritti di Abdul-Hâdî, i due redattori dell'Introduzione a questi documenti non sembrano avere un particolare gusto per la tendenziosità e la distorsione dei fatti, si avrà una spiegazione abbastanza soddisfacente della sensazione di inadeguatezza, ma soprattutto di mancanza di scopo, che procura la lettura del risultato delle loro fatiche. Detto questo dell'Introduzione in generale (6), possiamo passare alle ragioni che devono aver spinto l'Editore milanese, nella sua particolare ottica, ad accollarsi l'onere della pubblicazione di questo libro nel quadro del progetto che stiamo descrivendo.

I sette scritti presentati sono redatti in un linguaggio che risente piuttosto pesantemente dell'influenza della mentalità neo-spiritualistica dominante in certi ambienti occidentali nella seconda metà del secolo XIX e all'inizio de secolo XX; inoltre, uno di essi, dal titolo «Eros», è dedicato alla «magia sessuale», mentre un secondo, «Lois des miroirs magiques», è similmente caratterizzato da un interesse per pratiche di tipo magico, aventi cioè lo scopo di agire su certe determinazioni dell'ambiente attraverso il maneggio delle «forze sottili». Riutilizzando il congegno psicologico già adottato negli altri due libri da noi recensiti (sia pure, come abbiamo visto, con qualche adattamento necessitato dai destinatari rispettivi), si ritorna dunque qui a insinuare larvatamente il dubbio sulle facoltà di giudizio di René Guénon, il quale si servì con una certa larghezza di dati, dottrinali e non, provenienti dall'H. B. of L., per appoggiare con qualche esempio tratto dall'Occidente, i suoi inesorabili attacchi contro la Società Teosofica e il movimento spiritistico nelle sue svariate forme.

E poiché questa volta, grazie anche alla relativa serietà dei suoi autori, l'Introduzione non si presta se non mediocremente a tale gioco, a integrarvela... d'ufficio ci pensa uno strano «pezzo» di letteratura che, sotto la forma di una «Nota complementare» di una nota in essa contenuta (!?), si interpone tra essa e gli scritti dell'H. B. of L., e per il tono e lo stile ha tutta l'aria di non provenire da A. B. e A. G. (7), ma da qualcuno il cui modo di scrivere passabilmente contorto ricorda da vicino il redattore della Nota dell'Editore del libro su Abdul-Hâdî. Chiunque ne sia l'autore, questa «Nota complementare» costituisce ad ogni modo la chiave di tutto il libro, perché denuncia lo spirito in cui esso è stato concepito e il mascherato fine della sua pubblicazione; vale perciò la pena di spendere qualche parola per commentarla.

Essa incomincia rilevando che «Il carattere fondamentalmente mutevole e ambiguo dell'opinione [il corsivo è nostro] di René Guénon sull'H. B. of L. che si manifestò nei suoi scritti - talvolta favorevole, talvolta sfavorevole - è forse sfuggito ai ricercatori che hanno studiato la sua opera, non afferrandone se non l'uno o l'altro dei suoi riflessi»; a questo proposito, ci soffermeremo per incominciare su questi due punti: «l'opinione» di René Guénon, e il suo carattere «mutevole e ambiguo» nell'applicarsi alla H. B. of L. Per noi, e, crediamo, per tutti coloro che si sono accostati all'opera dell'autore francese senza pregiudizi irrimediabili, quest'ultima deriva la sua validità non dal fatto di essere il frutto di un ingegno individuale umano (8) (cosa che del resto è anche, nel suo aspetto formale), ma dal suo essere l'espressione di una funzione tradizionale d'ordine puramente intellettuale; in un tale caso, parlare di «opinione» è totalmente fuori luogo, essendo questa null'altro che una «impressione» individuale; si dovrà invece parlare, per una funzione tradizionale come quella di Guénon, di conoscenza, che si tradurrà, applicata a un determinato oggetto quale la natura dell'organizzazione in questione, in un «giudizio» (9).

Ora, un giudizio, a quel che ci consta, per avere il carattere della giustezza non ha obbligatoriamente da essere sempre positivo o sempre negativo, ma al contrario dovrà risultare variabile in funzione dell'oggetto a cui si applica, se questo presenta anch'esso le caratteristiche della variabilità; questo aspetto del giudizio giusto è ciò che si può chiamare «imparzialità», e ne è un esempio molto chiaro la posizione di René Guénon, nell'Erreur Spirite, rispetto agli insegnamenti dell'H. B. of L. per quel che riguarda la reincarnazione.

Dopo aver affermato che l'H. B. of L. «era formalmente antireincarnazionista», ed aver citato «alcuni brani di questi insegnamenti, i quali mostrano che questa scuola aveva almeno qualche conoscenza della vera trasmigrazione, così come di certe leggi cicliche» (brani del resto riportati nell'Introduzione), e quindi dopo aver manifestato il suo giudizio, positivo entro certi limiti, sotto questo punto di vista, Guénon aggiunge (10): «Disgraziatamente [il corsivo è nostro], la H. B. of L. ammetteva la possibilità della reincarnazione in alcuni casi eccezionali, come quello dei bambini morti in tenera età, e quello degli idioti di nascita (11); (...). In realtà, trattandosi di una impossibilità metafisica, non può sussistere la minima eccezione: è sufficiente che un essere sia passato attraverso un certo stato, non foss'altro che sotto forma di embrione o addirittura di semplice germe, perché non possa in alcun caso ritornare in quello stato, del quale ha in tal modo attuato le possibilità nella misura comportata dalla sua natura. Se lo sviluppo di queste possibilità sembra, per quel che lo riguarda, essersi arrestato a un certo punto, ciò significa che esso non doveva andare oltre con riferimento alla sua modalità corporea: proprio il fatto di considerare in modo esclusivo quest'ultima è la causa dell'errore, non tenendosi conto di tutte le possibilità che, per l'essere in questione, possono svilupparsi in altre modalità dello stesso stato; se si fosse in grado di tenerne conto, si vedrebbe che la reincarnazione, anche in casi come questi, è assolutamente inutile [il corsivo è nostro], ciò che si può d'altra parte ammettere quando si sappia che è impossibile, e che tutto ciò che esiste concorre, quali che siano le apparenze, all'armonia totale dell'Universo. La questione è del tutto analoga a quella delle comunicazioni spiritistiche: nell'uno e nell'altro caso si tratta di impossibilità; dire che ci possono essere eccezioni sarebbe tanto illogico quanto dire, per esempio, che ci può essere un ristretto numero di casi in cui, nello spazio euclideo, la somma dei tre angoli di un triangolo non è uguale a due angoli retti; quel che è assurdo è assurdo in modo assoluto e non soltanto in "linea generale". Del resto, se si incominciano ad ammettere eccezioni, non vediamo bene in che modo si potrebbe assegnar loro un limite preciso».

Senza nessuna possibilità di errore, tale aggiunta è la conseguenza di un giudizio negativo che Guénon dava su un certo aspetto dello stesso insegnamento dell'H. B. of L. (che correggeva fra l'altro con palese autorevolezza) su cui si era peraltro espresso positivamente in modo globale. Questo vuol forse significare che l'«opinione di René Guénon sull'H. B. of L. che si manifestò nei suoi scritti» era, in questo caso, «mutevole e ambigua», o non piuttosto che gli elementi dottrinali impartiti dalla H. B. of L. a proposito della reincarnazione erano corretti per certi aspetti e incorretti e lacunosi per altri, per confronto con dati tradizionali di ordine più elevato e completo già in possesso di René Guénon al momento in cui emetteva il giudizio? Non pensiamo che ci siano dubbi sulla risposta da dare.

La competenza di René Guénon a trattare, da un livello superiore, degli insegnamenti dell'H. B. of L. e degli avvenimenti in cui questa organizzazione era probabilmente stata coinvolta, è inoltre sottolineata dalla descrizione che egli dà delle ragioni che avrebbero provocato l'ispirazione del movimento «spiritualistico». Anche qui, come si vedrà, il giudizio di Guénon, totalmente imparziale, è calzato sulla natura dei fatti esaminati, e per nulla condizionato da una «simpatia» che egli potesse provare nei confronti di questa organizzazione, o, al contrario, da una eventuale antipatia (12).

Dopo aver accennato al fatto che «la H. B. of L., pur essendo in netta opposizione con le teorie dello spiritismo, sosteneva nondimeno di aver partecipato in modo diretto alla produzione di tale movimento», perché, come abbiamo visto, sempre secondo i suoi insegnamenti i primi fenomeni spiritualistici sarebbero stati suscitati da membri del suo «cerchio interno», Guénon procede dicendo che «la tesi della H. B. of L. (...) [gli] sembra per lo meno molto plausibile» (13). Spiegato il perché, ed esaminata la possibilità di due diversi livelli di intervento, egli pone «un'ultima domanda: quale fine si proponevano gli ispiratori del modern spiritualism alle sue origini?».

Le considerazioni che seguono e la lucida diagnosi dei fatti e delle intenzioni sono di un tale interesse per la questione che stiamo esaminando, che ci permetteremo di riproporne alcuni lunghi brani: «Sembra che il nome stesso dato allora al movimento [modern spiritualism] lo spieghi in modo assai chiaro: si trattava di lottare contro l'invasione del materialismo, che raggiunse effettivamente a quell'epoca [metà del secolo XIX] la sua maggiore espansione e a cui si voleva opporre così una sorta di contrappeso; e, richiamando l'attenzione su fenomeni dei quali il materialismo - almeno quello ordinario - era incapace di fornire una spiegazione soddisfacente, lo si combatteva in qualche modo sul suo stesso terreno; ciò poteva avere una ragion d'essere soltanto nell'epoca moderna, poiché il materialismo propriamente detto è di origine molto recente, come pure la mentalità che attribuisce ai fenomeni e alla loro osservazione un'importanza quasi esclusiva. Se il fine fu in effetti quello a cui abbiamo accennato, riferendoci del resto alle affermazioni della H. B. of L. (14), è ora il momento di ricordare quel che abbiamo detto precedentemente di sfuggita, che ci sono cioè iniziati di specie molto diverse e che possono trovarsi in opposizione tra loro». (...) «Sia ben chiaro che quando parliamo di iniziati come stiamo facendo ora non usiamo la parola nella sua accezione più elevata, ma vogliamo semplicemente definire uomini in possesso di certe conoscenze che non sono di dominio pubblico; è per questo che abbiamo avuto cura di precisare come sia errato supporre che degli "adepti" abbiamo potuto essere interessati, direttamente almeno, alla creazione del movimento spiritistico. Questa osservazione permette di capire il fatto che esistono contraddizioni e opposizioni fra scuole differenti; parliamo naturalmente soltanto delle scuole che possiedono conoscenze reali, anche se di ordine relativamente inferiore, e che non assomigliano per nulla alle molteplici forme di "neospiritualismo"; queste ultime ne sarebbero piuttosto delle contraffazioni.

Ora si presenta un'altra questione: far sorgere lo spiritismo per lottare contro il materialismo voleva dire in definitiva combattere un errore con un altro errore; perché dunque agire in questo modo? Può darsi, a dire il vero, che il movimento si sia sviato rapidamente estendendosi e divulgandosi, che sia sfuggito al controllo dei suoi ispiratori, e che lo spiritismo abbia assunto da quel momento un carattere che non corrispondeva più alle loro intenzioni. Quando si fa opera di volgarizzazione ci si devono aspettare incidenti di questo genere, che sono pressoché inevitabili, poiché ci sono cose che non si mettono impunemente a disposizione del primo venuto; la volgarizzazione rischia di avere conseguenze quasi impossibili da prevedere, e nel caso di cui ci occupiamo ora, quando anche i promotori avessero previsto in una certa misura tali conseguenze, potevano ancora pensare, a torto o a ragione, che si trattasse di un male minore, paragonato a quello che doveva essere impedito. Quanto a noi, non crediamo che lo spiritismo sia meno pernicioso del materialismo, quantunque i suoi pericoli siano del tutto differenti (15); altri però possono giudicare le cose diversamente e ritenere che la coesistenza di due errori opposti, limitantisi per così dire reciprocamente, sia preferibile alla libera espansione di uno solo di tali errori». (...) «Si può così tenere per sé la verità e diffondere nello stesso tempo errori che si sanno essere tali, ma che si ritengono opportuni; aggiungiamo che ci può essere anche un atteggiamento del tutto diverso, il quale consiste nel dire la verità per coloro che sono capaci di comprenderla, senza preoccuparsi troppo degli altri; può darsi che questi atteggiamenti contrari abbiano entrambi la loro giustificazione, secondo i casi, ed è probabile che solo il primo di essi consenta un'azione molto generalizzata; ma questo è un risultato al quale non tutti si interessano ugualmente, mentre il secondo atteggiamento risponde a preoccupazioni di un ordine più puramente intellettuale».

I corsivi di questi brani sono nostri, e sono stati predisposti per sottolineare a volta a volta, nella diagnosi di René Guénon: lo scopo previsto dell'intervento dell'H. B. of L. in occasione della formazione del movimento «spiritualistico» alle sue origini; i limiti propri dell'organizzazione in questione (il carattere «cosmologico» della cui attività, a parte ogni questione di possibile degenerazione o deviazione, era del resto chiaramente indicato dalla qualificazione di «hermetic» contenuta nella sua stessa denominazione) (16); i conseguenti limiti e rischi del tipo di azione da essa svolta nella stessa occasione; e infine, nuovamente, l'indicazione di un atteggiamento profondamente diverso, anche di fronte ai pericoli provocati dalla mentalità moderna, atteggiamento che fu costantemente adottato da René Guénon nella concezione di tutta la sua opera.

Se anche in questo caso si sia trattato, da parte di René Guénon, di «opinioni» o di conoscenze, lasciamo al lettore valutare.

Ma per tornare alla «Nota complementare» di cui abbiamo incominciato a trattare, il suo autore, dopo aver indicato quello che secondo lui è il carattere mutevole dell'opinione di Guénon sull'H. B. of L., e riferendosi all'aspetto sfavorevole di essa notato soprattutto da J.-P. Laurant, prosegue in questo modo: «Ma in questo caso, come spiegare questa stupefacente apologia, vigorosa e questa volta senza ambiguità, che Guénon fece di questa società di cui era stato detto che era in piena dissoluzione già da vent'anni?» E riporta di seguito una nota dell'articolo Les Néo-spiritualistes, apparso nel n. 11 del novembre 1911 della rivista La Gnose, a firma di Palingénius: «Non ci attarderemo a rilevare le calunnie assurde e le insinuazioni più o meno insignificanti che gente mal informata o mal intenzionata ha messo in circolazione in abbondanza su questa Fraternità, che è indicata dalle iniziali H. B. of L.; ma crediamo tuttavia necessario avvertire che essa è estranea a qualsiasi movimento occultistico, anche se alcuni hanno creduto opportuno appropriarsi di qualcuno dei suoi insegnamenti, denaturandoli del resto completamente per adattarli alle loro proprie concezioni». Tale nota è posta alla fine di un passo dell'articolo che, trattando dell'irrealtà della teoria «evoluzionistica» applicata ad un essere (quella, ossia, «secondo la quale ogni essere dovrebbe, nel corso della sua evoluzione, passare successivamente attraverso tutte le forme di vita, terrestri o d'altro tipo») conclude così: «A tal proposito, e per mostrare che queste concezioni [ovvero, quelle che confutano sia l'"ontogenia" che la "filogenia"] non ci sono particolari, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante riproporre qui alcuni estratti del capitolo consacrato a tale questione nei quaderni d'insegnamento di una delle rare Fraternità iniziatiche serie che esistono ancora attualmente in Occidente» [il corsivo è nostro]. Da parte sua, dopo aver citato anche questo passo, l'autore della «Nota complementare» conclude trionfalmente il suo tour de force con questa insinuazione: «Queste righe, e la nota relativa, hanno dovuto sfuggire anch'esse a molti... », ed è evidente la sua sicurezza di aver «provato» così ai suoi lettori la simpatia manifesta e dichiarata di Guénon giovane per un'organizzazione la cui natura «occultistizzante» egli pensa sia stata messa in luce dalla pubblicazione di questi scritti!

Ora, anche solo riferendosi alle nostre precedenti citazioni dall'Erreur Spirite (pubblicato per la prima volta nel 1923, e cioè dodici anni dopo l'articolo della Gnose) si potrebbe rispondergli che se c'è qualcuno a cui è sfuggito qualcosa del giudizio di Guénon sull'H. B. of L., tanto in positivo quanto in negativo, questi sia proprio lui! Non vediamo infatti, comparando le sue citazioni e le nostre, quale differenza di fondo si possa rilevare nella valutazione di questa organizzazione, se non che nelle ultime c'è un'abbondanza di spiegazioni che aiutano a interpretare e a capire il giudizio sintetico di dodici anni prima; ma esse erano accessibili a chiunque, e quindi anche a lui se, invece di farsi trasportare dal partito preso, si fosse dato la pena di documentarsi seriamente e, soprattutto, disinteressatamente (17). Gli faremo notare, per contro, nella stessa citazione fatta da lui, una cosa a cui sembra non aver dato alcun peso, ed è il richiamo al fatto che la H. B. of L. era «estranea a qualsiasi movimento occultistico», richiamo che fa convergere con una certa drammaticità l'attenzione sull'implacabile combattimento contro il neospiritualismo che Palingénius stava incominciando a ingaggiare pubblicamente, dopo aver raccolto gli elementi necessari per la sua conduzione con il passaggio attraverso svariate organizzazioni dalle più o meno false pretese intellettuali e tradizionali.

A proposito di quest'ultima osservazione, che contrariamente a quel che si potrebbe pensare ci riporta ai veri scopi di questa pubblicazione, porremo all'autore della «Nota complementare» un quesito molto semplice e diretto: veramente egli crede che per potere concludere con certezza sulla natura di un'organizzazione, se iniziatica o no, sia sufficiente esaminare dall'esterno, e da parte di chiunque, dei testi emanati da essa (l'«ortodossia» dei quali, quand'anche si presentasse con evidenza a chi è in grado di valutarla, non costituirebbe ancora se non una condizione necessaria, ma non sufficiente)? Giudicando dal contenuto e dal tono della «Nota» è difficile aver dubbi sull'affermatività della sua risposta, ed è proprio tale errata credenza che può spiegare come sia nata l'idea di un libro come quello che stiamo prendendo in esame; in definitiva, esso si inserisce, malgrado tutte le sue pretese all'erudizione «distaccata» e saccente, in quella ormai lunga sequela di spregevoli tentativi, a cui ci hanno abituato gli ambienti di cui fa evidentemente parte l'Editore milanese, di far passare René Guénon per un occultista e la sua appartenenza giovanile alle organizzazioni che abbiamo ricordato come una serie di tappe necessarie della sua «evoluzione personale» (18).

Immaginiamo facilmente che qualcuno obietterà, per ciò che concerne il giudizio di René Guénon sulla H. B. of L. , che quel che ne abbiamo detto è soltanto il prodotto di un abile sfruttamento di citazioni tratte dalle sue opere e «arrangiate» secondo i nostri particolari pregiudizi, e, per ciò che riguarda la conoscenza diretta di Guénon della stessa organizzazione, che, dal momento che nessuno ha mai sentito parlare di una sua appartenenza alla H. B. of L., il nostro ragionamento finale perde in questo caso ogni valore.

Lo rassicureremo con due estratti di lettere in possesso della Rivista di Studi Tradizionali; in merito alla prima questione, René Guénon diceva a un suo corrispondente, il 17.8.1934: «Per la questione riguardante la H. B. of L., devo dire che c'è certamente stato in essa qualcos'altro che non nelle numerose organizzazioni dal carattere di pura fantasia; si può perciò qualificare la cosa come "seria" per lo meno in questo senso; ora, evidentemente ci si può domandare fino a qual punto ciò era "ortodosso", il che è un'altra questione; e, a dire il vero, sembra che in essa ci sia stata come una mescolanza di diverse correnti, e che non sia la migliore che abbia finito col prevalere».

E, in merito alla seconda, l'11.5.1936: «Ho fatto parte della H. B. of L., in cui i contrasti non sono mancati, né più né meno che in ogni società che si rispetti. Barlet considerava Randolph un personaggio pericoloso e da cui guardarsi; dirsi suo successore non è propriamente una raccomandazione... Nell'H. B. of L. si lavorava molto con gli "specchi"» (19).