H. B. of L.:
Textes et Documents secrets de la
«Hermetic Brotherhood of Luxor»
In questa serie di pubblicazioni dal carattere fondamentalmente
avverso all'opera guénoniana, il terzo libro di cui ci occuperemo è
dedicato dall'Editore milanese alla presentazione al «gran pubblico»
di alcuni documenti riservati, provenienti da una organizzazione, la
H. B. of L. (Hermetic Brotherhood of Luxor), ci cui
questo stesso pubblico non ha probabilmente mai sentito parlare, o
meglio, della cui esistenza, se ha avuto qualche informazione, l'ha
avuta soltanto attraverso alcuni testi di René Guénon.
A differenza di ciò che abbiamo fatto rilevare nelle due
precedenti occasioni, l'Introduzione, siglata semplicemente A. B. e
A. G., non è questa volta caratterizzata né da uno spiccato partito
preso nei confronti di René Guénon, né dalla presenza di qualche
gioco di appropriazione di elementi della sua opera per distoglierli
dalla loro normale destinazione. I suoi redattori, per loro
esplicita ammissione, fanno quasi esclusivamente riferimento, a
proposito della H. B. of L., alle affermazioni di Guénon
(1);
per lo meno, questo avviene tutte le volte che si tratta della
natura vera e propria e dei contenuti e fini dell'organizzazione in
questione. Le considerazioni di altro genere, e quindi di altra
fonte, che vengono introdotte nel discorso vertono su elementi molto
meno diretti, in realtà quasi soltanto storici, e hanno perciò a
vedere non con gli «insegnamenti» dell'organizzazione, ma piuttosto
con le vicende di personaggi conosciuti che hanno fatto parte di
essa. Questo è un riconoscimento implicito della competenza di
Guénon a giudicare della H. B. of L. per le cose che
presentano un reale interesse, ed è ciò che dà ragione della
relativa serietà dello studio; tuttavia, anche da questo punto di
vista si possono fare alcune riserve, che esporremo tra breve.
Gli scritti dell'H. B. of L. presentati con questo libro
sono sette, e cinque di essi sono firmati con il proprio nome da
coloro che furono i loro redattori; giudicando da quanto può trovare
nell'Introduzione, il lettore è indotto a pensare che l'insegnamento
di questa «società segreta» (2) consistesse tutto in questi sette
scritti, mentre le cose non dovevano stare esattamente così. Guénon,
a pag. 25 del Théosophisme, contestando l'affermazione
contenuta in uno studio di J. Ferrand secondo la quale «Al di sopra
dei dirigenti che costituiscono la Scuola teosofica orientale (...)
c'è un'altra società segreta reclutata fra tali dirigenti, i cui
membri sono sconosciuti, ma firmano i loro manifesti con le iniziali
H. B. of L.», diceva infatti: «Conoscendo molto bene tutto
quel che si riferisce alla H. B. of L. (i cui membri,
d'altronde, non firmano affatto i loro scritti con queste iniziali,
ma soltanto con uno "swastika") [il corsivo è nostro], possiamo
affermare che (...) essa non ha mai avuto nessuna relazione
ufficiale o ufficiosa con la Società Teosofica» ) (3). Ciò significa
che devono essere esistiti testi della H. B. of L., noti a
Guénon, che rimangono sconosciuti, e di essi nell'Introduzione non
si fa parola; così come non si fa parola di come siano «siglati» i
due di cui si riporta soltanto l'indicazione «Anonimo». In questo
caso, non crediamo che la presenza di uno «swastika» sarebbe
stata passato sotto silenzio, essendo una di quelle «curiosità» su
cui non si sarebbe certamente mancato di attirare l'attenzione del
lettore, non foss'altro che per far rilevare la concordanza di un
simile dato con ciò che dice Guénon.
Inoltre, una caratteristica di questa organizzazione era la
distinzione, in essa, di un «cerchio esterno» e di un «cerchio
interno» (gli scritti presentati provengono dal primo), e pure di
questa, salvo indicarla, non si fa menzione, quantunque fosse di una
certa rilevanza se Guénon, trattando delle origini del movimento
spiritistico, poteva scrivere (4): «In effetti, secondo gli
insegnamenti della H. B. of L., i primi fenomeni
"spiritualistici" furono provocati non dagli "spiriti" dei morti,
bensì da uomini viventi che agivano a distanza, con mezzi noti
solamente ad alcuni iniziati; e questi iniziati sarebbero stati,
precisamente, i membri del "cerchio interno" della H. B. of L.»[il corsivo è nostro] e, trattando della costituzione della
«Società Teosofica»: «Forse la divisione dell' H. B. of L. in
"cerchio esterno" e "cerchio interno" ha suggerito a M.me Blavatsky
l'idea di costituire nella sua Società una "sezione exoterica" e una
"sezione esoterica"» (5).
Sono due osservazioni abbastanza semplici, ma sufficienti a far
vedere come l'esame della H. B. of L. condotto da A. B. e A.
G. non sia evidentemente stato portato più in là di un certo grado
di approfondimento nemmeno per quanto riguarda gli elementi
accessibili a una normale documentazione libresca. In realtà, ciò
che deve aver influito negativamente sull'indagine dei due autori è
lo spirito a cui sembrano essere stati costretti nel loro lavoro:
dovendo a tutti i costi arrivare a conclusioni poco favorevoli per
l'opera di R. Guénon ed essendo per forza di cose obbligati a
servirsi quasi esclusivamente dei dati contenuti nel Théosophisme
e nell'Erreur Spirite, la loro impresa era quasi disperata, e
di fatto il massimo che si poteva fare in tale senso era appunto non
andare troppo al fondo delle cose, col rischio di portare acqua al
mulino... della parte avversa. Se si aggiunge che, in ciò dissimili
dall'autore della presentazione degli scritti di Abdul-Hâdî, i due
redattori dell'Introduzione a questi documenti non sembrano avere un
particolare gusto per la tendenziosità e la distorsione dei fatti,
si avrà una spiegazione abbastanza soddisfacente della sensazione di
inadeguatezza, ma soprattutto di mancanza di scopo, che procura la
lettura del risultato delle loro fatiche. Detto questo
dell'Introduzione in generale (6), possiamo passare alle ragioni che
devono aver spinto l'Editore milanese, nella sua particolare ottica,
ad accollarsi l'onere della pubblicazione di questo libro nel quadro
del progetto che stiamo descrivendo.
I sette scritti presentati sono redatti in un linguaggio che
risente piuttosto pesantemente dell'influenza della mentalità
neo-spiritualistica dominante in certi ambienti occidentali nella
seconda metà del secolo XIX e all'inizio de secolo XX; inoltre, uno
di essi, dal titolo «Eros», è dedicato alla «magia sessuale»,
mentre un secondo, «Lois des miroirs magiques», è similmente
caratterizzato da un interesse per pratiche di tipo magico, aventi
cioè lo scopo di agire su certe determinazioni dell'ambiente
attraverso il maneggio delle «forze sottili». Riutilizzando il
congegno psicologico già adottato negli altri due libri da noi
recensiti (sia pure, come abbiamo visto, con qualche adattamento
necessitato dai destinatari rispettivi), si ritorna dunque qui a
insinuare larvatamente il dubbio sulle facoltà di giudizio di René
Guénon, il quale si servì con una certa larghezza di dati,
dottrinali e non, provenienti dall'H. B. of L., per
appoggiare con qualche esempio tratto dall'Occidente, i suoi
inesorabili attacchi contro la Società Teosofica e il movimento
spiritistico nelle sue svariate forme.
E poiché questa volta, grazie anche alla relativa serietà dei
suoi autori, l'Introduzione non si presta se non mediocremente a
tale gioco, a integrarvela... d'ufficio ci pensa uno strano «pezzo»
di letteratura che, sotto la forma di una «Nota complementare» di
una nota in essa contenuta (!?), si interpone tra essa e gli scritti
dell'H. B. of L., e per il tono e lo stile ha tutta l'aria di
non provenire da A. B. e A. G. (7), ma da qualcuno il cui modo di
scrivere passabilmente contorto ricorda da vicino il redattore della
Nota dell'Editore del libro su Abdul-Hâdî. Chiunque ne sia
l'autore, questa «Nota complementare» costituisce ad ogni modo la
chiave di tutto il libro, perché denuncia lo spirito in cui esso è
stato concepito e il mascherato fine della sua pubblicazione; vale
perciò la pena di spendere qualche parola per commentarla.
Essa incomincia rilevando che «Il carattere fondamentalmente
mutevole e ambiguo dell'opinione [il corsivo è nostro] di
René Guénon sull'H. B. of L. che si manifestò nei suoi
scritti - talvolta favorevole, talvolta sfavorevole - è forse
sfuggito ai ricercatori che hanno studiato la sua opera, non
afferrandone se non l'uno o l'altro dei suoi riflessi»; a questo
proposito, ci soffermeremo per incominciare su questi due punti:
«l'opinione» di René Guénon, e il suo carattere «mutevole e ambiguo»
nell'applicarsi alla H. B. of L. Per noi, e, crediamo, per
tutti coloro che si sono accostati all'opera dell'autore francese
senza pregiudizi irrimediabili, quest'ultima deriva la sua validità
non dal fatto di essere il frutto di un ingegno individuale umano
(8) (cosa che del resto è anche, nel suo aspetto formale), ma
dal suo essere l'espressione di una funzione tradizionale d'ordine
puramente intellettuale; in un tale caso, parlare di «opinione» è
totalmente fuori luogo, essendo questa null'altro che una
«impressione» individuale; si dovrà invece parlare, per una funzione
tradizionale come quella di Guénon, di conoscenza, che si tradurrà,
applicata a un determinato oggetto quale la natura
dell'organizzazione in questione, in un «giudizio» (9).
Ora, un giudizio, a quel che ci consta, per avere il carattere
della giustezza non ha obbligatoriamente da essere sempre positivo o
sempre negativo, ma al contrario dovrà risultare variabile in
funzione dell'oggetto a cui si applica, se questo presenta anch'esso
le caratteristiche della variabilità; questo aspetto del giudizio
giusto è ciò che si può chiamare «imparzialità», e ne è un esempio
molto chiaro la posizione di René Guénon, nell'Erreur Spirite,
rispetto agli insegnamenti dell'H. B. of L. per quel che
riguarda la reincarnazione.
Dopo aver affermato che l'H. B. of L. «era formalmente
antireincarnazionista», ed aver citato «alcuni brani di questi
insegnamenti, i quali mostrano che questa scuola aveva almeno
qualche conoscenza della vera trasmigrazione, così come di certe
leggi cicliche» (brani del resto riportati nell'Introduzione), e
quindi dopo aver manifestato il suo giudizio, positivo entro certi
limiti, sotto questo punto di vista, Guénon aggiunge (10): «Disgraziatamente
[il corsivo è nostro], la H. B. of L. ammetteva la
possibilità della reincarnazione in alcuni casi eccezionali, come
quello dei bambini morti in tenera età, e quello degli idioti di
nascita (11); (...). In realtà, trattandosi di una impossibilità
metafisica, non può sussistere la minima eccezione: è sufficiente
che un essere sia passato attraverso un certo stato, non foss'altro
che sotto forma di embrione o addirittura di semplice germe, perché
non possa in alcun caso ritornare in quello stato, del quale ha in
tal modo attuato le possibilità nella misura comportata dalla sua
natura. Se lo sviluppo di queste possibilità sembra, per quel che lo
riguarda, essersi arrestato a un certo punto, ciò significa che esso
non doveva andare oltre con riferimento alla sua modalità corporea:
proprio il fatto di considerare in modo esclusivo quest'ultima è
la causa dell'errore, non tenendosi conto di tutte le possibilità
che, per l'essere in questione, possono svilupparsi in altre
modalità dello stesso stato; se si fosse in grado di tenerne conto,
si vedrebbe che la reincarnazione, anche in casi come questi, è
assolutamente inutile [il corsivo è nostro], ciò che si può
d'altra parte ammettere quando si sappia che è impossibile, e che
tutto ciò che esiste concorre, quali che siano le apparenze,
all'armonia totale dell'Universo. La questione è del tutto analoga a
quella delle comunicazioni spiritistiche: nell'uno e nell'altro caso
si tratta di impossibilità; dire che ci possono essere eccezioni
sarebbe tanto illogico quanto dire, per esempio, che ci può essere
un ristretto numero di casi in cui, nello spazio euclideo, la somma
dei tre angoli di un triangolo non è uguale a due angoli retti; quel
che è assurdo è assurdo in modo assoluto e non soltanto in "linea
generale". Del resto, se si incominciano ad ammettere eccezioni, non
vediamo bene in che modo si potrebbe assegnar loro un limite
preciso».
Senza nessuna possibilità di errore, tale aggiunta è la
conseguenza di un giudizio negativo che Guénon dava su un certo
aspetto dello stesso insegnamento dell'H. B. of L. (che
correggeva fra l'altro con palese autorevolezza) su cui si era
peraltro espresso positivamente in modo globale. Questo vuol forse
significare che l'«opinione di René Guénon sull'H. B. of L.
che si manifestò nei suoi scritti» era, in questo caso, «mutevole e
ambigua», o non piuttosto che gli elementi dottrinali impartiti
dalla H. B. of L. a proposito della reincarnazione erano
corretti per certi aspetti e incorretti e lacunosi per altri, per
confronto con dati tradizionali di ordine più elevato e completo già
in possesso di René Guénon al momento in cui emetteva il giudizio?
Non pensiamo che ci siano dubbi sulla risposta da dare.
La competenza di René Guénon a trattare, da un livello superiore,
degli insegnamenti dell'H. B. of L. e degli avvenimenti in
cui questa organizzazione era probabilmente stata coinvolta, è
inoltre sottolineata dalla descrizione che egli dà delle ragioni che
avrebbero provocato l'ispirazione del movimento «spiritualistico».
Anche qui, come si vedrà, il giudizio di Guénon, totalmente
imparziale, è calzato sulla natura dei fatti esaminati, e per nulla
condizionato da una «simpatia» che egli potesse provare nei
confronti di questa organizzazione, o, al contrario, da una
eventuale antipatia (12).
Dopo aver accennato al fatto che «la H. B. of L., pur
essendo in netta opposizione con le teorie dello spiritismo,
sosteneva nondimeno di aver partecipato in modo diretto alla
produzione di tale movimento», perché, come abbiamo visto, sempre
secondo i suoi insegnamenti i primi fenomeni spiritualistici
sarebbero stati suscitati da membri del suo «cerchio interno»,
Guénon procede dicendo che «la tesi della H. B. of L. (...)
[gli] sembra per lo meno molto plausibile» (13). Spiegato il perché,
ed esaminata la possibilità di due diversi livelli di intervento,
egli pone «un'ultima domanda: quale fine si proponevano gli
ispiratori del modern spiritualism alle sue origini?».
Le considerazioni che seguono e la lucida diagnosi dei fatti e
delle intenzioni sono di un tale interesse per la questione che
stiamo esaminando, che ci permetteremo di riproporne alcuni lunghi
brani: «Sembra che il nome stesso dato allora al movimento [modern
spiritualism] lo spieghi in modo assai chiaro: si trattava di
lottare contro l'invasione del materialismo, che raggiunse
effettivamente a quell'epoca [metà del secolo XIX] la sua
maggiore espansione e a cui si voleva opporre così una sorta di
contrappeso; e, richiamando l'attenzione su fenomeni dei quali
il materialismo - almeno quello ordinario - era incapace di fornire
una spiegazione soddisfacente, lo si combatteva in qualche modo sul
suo stesso terreno; ciò poteva avere una ragion d'essere soltanto
nell'epoca moderna, poiché il materialismo propriamente detto è di
origine molto recente, come pure la mentalità che attribuisce ai
fenomeni e alla loro osservazione un'importanza quasi esclusiva. Se
il fine fu in effetti quello a cui abbiamo accennato, riferendoci
del resto alle affermazioni della H. B. of L. (14), è ora il
momento di ricordare quel che abbiamo detto precedentemente di
sfuggita, che ci sono cioè iniziati di specie molto diverse e che
possono trovarsi in opposizione tra loro». (...) «Sia ben
chiaro che quando parliamo di iniziati come stiamo facendo ora non
usiamo la parola nella sua accezione più elevata, ma vogliamo
semplicemente definire uomini in possesso di certe conoscenze che
non sono di dominio pubblico; è per questo che abbiamo avuto
cura di precisare come sia errato supporre che degli "adepti"
abbiamo potuto essere interessati, direttamente almeno, alla
creazione del movimento spiritistico. Questa osservazione permette
di capire il fatto che esistono contraddizioni e opposizioni fra
scuole differenti; parliamo naturalmente soltanto delle scuole
che possiedono conoscenze reali, anche se di ordine relativamente
inferiore, e che non assomigliano per nulla alle molteplici forme di
"neospiritualismo"; queste ultime ne sarebbero piuttosto delle
contraffazioni.
Ora si presenta un'altra questione: far sorgere lo spiritismo per
lottare contro il materialismo voleva dire in definitiva combattere
un errore con un altro errore; perché dunque agire in questo modo?
Può darsi, a dire il vero, che il movimento si sia sviato
rapidamente estendendosi e divulgandosi, che sia sfuggito al
controllo dei suoi ispiratori, e che lo spiritismo abbia assunto da
quel momento un carattere che non corrispondeva più alle loro
intenzioni. Quando si fa opera di volgarizzazione ci si devono
aspettare incidenti di questo genere, che sono pressoché
inevitabili, poiché ci sono cose che non si mettono impunemente a
disposizione del primo venuto; la volgarizzazione rischia di
avere conseguenze quasi impossibili da prevedere, e nel caso di cui
ci occupiamo ora, quando anche i promotori avessero previsto in una
certa misura tali conseguenze, potevano ancora pensare, a torto o a
ragione, che si trattasse di un male minore, paragonato a quello che
doveva essere impedito. Quanto a noi, non crediamo che lo
spiritismo sia meno pernicioso del materialismo, quantunque i suoi
pericoli siano del tutto differenti (15);
altri però possono giudicare le cose diversamente e ritenere che la
coesistenza di due errori opposti, limitantisi per così dire
reciprocamente, sia preferibile alla libera espansione di uno solo
di tali errori».
(...) «Si può così tenere per sé la verità e diffondere nello stesso
tempo errori che si sanno essere tali, ma che si ritengono
opportuni; aggiungiamo che ci può essere anche un atteggiamento
del tutto diverso, il quale consiste nel dire la verità per coloro
che sono capaci di comprenderla, senza preoccuparsi troppo degli
altri; può darsi che questi atteggiamenti contrari abbiano
entrambi la loro giustificazione, secondo i casi, ed è probabile che
solo il primo di essi consenta un'azione molto generalizzata; ma
questo è un risultato al quale non tutti si interessano ugualmente,
mentre il secondo atteggiamento risponde a preoccupazioni di un
ordine più puramente intellettuale».
I corsivi di questi brani sono nostri, e sono stati predisposti
per sottolineare a volta a volta, nella diagnosi di René Guénon: lo
scopo previsto dell'intervento dell'H. B. of L. in occasione
della formazione del movimento «spiritualistico» alle sue origini; i
limiti propri dell'organizzazione in questione (il carattere
«cosmologico» della cui attività, a parte ogni questione di
possibile degenerazione o deviazione, era del resto chiaramente
indicato dalla qualificazione di «hermetic» contenuta nella
sua stessa denominazione) (16); i conseguenti limiti e rischi del
tipo di azione da essa svolta nella stessa occasione; e infine,
nuovamente, l'indicazione di un atteggiamento profondamente diverso,
anche di fronte ai pericoli provocati dalla mentalità moderna,
atteggiamento che fu costantemente adottato da René Guénon nella
concezione di tutta la sua opera.
Se anche in questo caso si sia trattato, da parte di René Guénon,
di «opinioni» o di conoscenze, lasciamo al lettore valutare.
Ma per tornare alla «Nota complementare» di cui abbiamo
incominciato a trattare, il suo autore, dopo aver indicato quello
che secondo lui è il carattere mutevole dell'opinione di Guénon
sull'H. B. of L., e riferendosi all'aspetto sfavorevole di
essa notato soprattutto da J.-P. Laurant, prosegue in questo modo:
«Ma in questo caso, come spiegare questa stupefacente apologia,
vigorosa e questa volta senza ambiguità, che Guénon fece di questa
società di cui era stato detto che era in piena dissoluzione già da
vent'anni?» E riporta di seguito una nota dell'articolo Les
Néo-spiritualistes, apparso nel n. 11 del novembre 1911 della
rivista La Gnose, a firma di Palingénius: «Non ci
attarderemo a rilevare le calunnie assurde e le insinuazioni più o
meno insignificanti che gente mal informata o mal intenzionata ha
messo in circolazione in abbondanza su questa Fraternità, che è
indicata dalle iniziali H. B. of L.; ma crediamo tuttavia
necessario avvertire che essa è estranea a qualsiasi movimento
occultistico, anche se alcuni hanno creduto opportuno appropriarsi
di qualcuno dei suoi insegnamenti, denaturandoli del resto
completamente per adattarli alle loro proprie concezioni». Tale nota
è posta alla fine di un passo dell'articolo che, trattando
dell'irrealtà della teoria «evoluzionistica» applicata ad un essere
(quella, ossia, «secondo la quale ogni essere dovrebbe, nel corso
della sua evoluzione, passare successivamente attraverso tutte le
forme di vita, terrestri o d'altro tipo») conclude così: «A tal
proposito, e per mostrare che queste concezioni [ovvero, quelle che
confutano sia l'"ontogenia" che la "filogenia"] non ci sono
particolari, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante
riproporre qui alcuni estratti del capitolo consacrato a tale
questione nei quaderni d'insegnamento di una delle rare Fraternità
iniziatiche serie che esistono ancora attualmente in Occidente»
[il corsivo è nostro]. Da parte sua, dopo aver citato anche questo
passo, l'autore della «Nota complementare» conclude trionfalmente il
suo tour de force con questa insinuazione: «Queste righe, e
la nota relativa, hanno dovuto sfuggire anch'esse a molti... », ed è
evidente la sua sicurezza di aver «provato» così ai suoi lettori la
simpatia manifesta e dichiarata di Guénon giovane per
un'organizzazione la cui natura «occultistizzante» egli pensa sia
stata messa in luce dalla pubblicazione di questi scritti!
Ora, anche solo riferendosi alle nostre precedenti citazioni
dall'Erreur Spirite (pubblicato per la prima volta nel 1923,
e cioè dodici anni dopo l'articolo della Gnose) si potrebbe
rispondergli che se c'è qualcuno a cui è sfuggito qualcosa del
giudizio di Guénon sull'H. B. of L., tanto in positivo quanto
in negativo, questi sia proprio lui! Non vediamo infatti, comparando
le sue citazioni e le nostre, quale differenza di fondo si possa
rilevare nella valutazione di questa organizzazione, se non che
nelle ultime c'è un'abbondanza di spiegazioni che aiutano a
interpretare e a capire il giudizio sintetico di dodici anni prima;
ma esse erano accessibili a chiunque, e quindi anche a lui se,
invece di farsi trasportare dal partito preso, si fosse dato la pena
di documentarsi seriamente e, soprattutto, disinteressatamente
(17).
Gli faremo notare, per contro, nella stessa citazione fatta da lui,
una cosa a cui sembra non aver dato alcun peso, ed è il richiamo al
fatto che la H. B. of L. era «estranea a qualsiasi movimento
occultistico», richiamo che fa convergere con una certa drammaticità
l'attenzione sull'implacabile combattimento contro il
neospiritualismo che Palingénius stava incominciando a
ingaggiare pubblicamente, dopo aver raccolto gli elementi necessari
per la sua conduzione con il passaggio attraverso svariate
organizzazioni dalle più o meno false pretese intellettuali e
tradizionali.
A proposito di quest'ultima osservazione, che contrariamente a
quel che si potrebbe pensare ci riporta ai veri scopi di questa
pubblicazione, porremo all'autore della «Nota complementare» un
quesito molto semplice e diretto: veramente egli crede che per
potere concludere con certezza sulla natura di un'organizzazione, se
iniziatica o no, sia sufficiente esaminare dall'esterno, e da parte
di chiunque, dei testi emanati da essa (l'«ortodossia» dei quali,
quand'anche si presentasse con evidenza a chi è in grado di
valutarla, non costituirebbe ancora se non una condizione
necessaria, ma non sufficiente)? Giudicando dal contenuto e dal tono
della «Nota» è difficile aver dubbi sull'affermatività della sua
risposta, ed è proprio tale errata credenza che può spiegare come
sia nata l'idea di un libro come quello che stiamo prendendo in
esame; in definitiva, esso si inserisce, malgrado tutte le sue
pretese all'erudizione «distaccata» e saccente, in quella ormai
lunga sequela di spregevoli tentativi, a cui ci hanno abituato gli
ambienti di cui fa evidentemente parte l'Editore milanese, di far
passare René Guénon per un occultista e la sua appartenenza
giovanile alle organizzazioni che abbiamo ricordato come una serie
di tappe necessarie della sua «evoluzione personale» (18).
Immaginiamo facilmente che qualcuno obietterà, per ciò che
concerne il giudizio di René Guénon sulla H. B. of L. , che
quel che ne abbiamo detto è soltanto il prodotto di un abile
sfruttamento di citazioni tratte dalle sue opere e «arrangiate»
secondo i nostri particolari pregiudizi, e, per ciò che riguarda la
conoscenza diretta di Guénon della stessa organizzazione, che, dal
momento che nessuno ha mai sentito parlare di una sua appartenenza
alla H. B. of L., il nostro ragionamento finale perde in
questo caso ogni valore.
Lo rassicureremo con due estratti di lettere in possesso della
Rivista di Studi Tradizionali; in merito alla prima questione, René
Guénon diceva a un suo corrispondente, il 17.8.1934: «Per la
questione riguardante la H. B. of L., devo dire che c'è
certamente stato in essa qualcos'altro che non nelle numerose
organizzazioni dal carattere di pura fantasia; si può perciò
qualificare la cosa come "seria" per lo meno in questo senso; ora,
evidentemente ci si può domandare fino a qual punto ciò era
"ortodosso", il che è un'altra questione; e, a dire il vero, sembra
che in essa ci sia stata come una mescolanza di diverse correnti, e
che non sia la migliore che abbia finito col prevalere».
E, in merito alla seconda, l'11.5.1936: «Ho fatto parte della
H. B. of L., in cui i contrasti non sono mancati, né più né meno
che in ogni società che si rispetti. Barlet considerava Randolph un
personaggio pericoloso e da cui guardarsi; dirsi suo successore non
è propriamente una raccomandazione... Nell'H. B. of L. si
lavorava molto con gli "specchi"» (19).