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Più tardi (dal 1923) Boulet. Cfr. «L’ésotériste René Guénon» in La Pensée
Catholique, annata 1962, n. 77, pag. 23.
In «Rivista di Studi Tradizionali», n. 87,
luglio-dicembre 1988, pag. 96, nota 6.
Cfr. «Esotérisme et Christianisme autour de
René Guénon», pag. 134. A partire dalla pag.
131 dello stesso libro, M.-F. James si esprime, in modo deliberatamente
sprezzante sulle posizioni di Guénon, nei termini seguenti: «[...] Qui, come per
il seguito, in un insieme di articoli che intendono essere di interesse
propriamente documentario [?!], Guénon si mostra altrettanto parsimonioso
quanto Clarin de la Rive per ciò che riguarda l’analisi critica dei testi
presentati – sposando in tal modo il dubbio metodo patrocinato da
Copin-Albancelli: "[...] gli antimassoni dovrebbero cercare in tutte le direzioni
e chiamare il pubblico a giudice delle loro scoperte"... come se il pubblico
fosse in grado di discernere il vero dal falso, la verità dall’impostura, in
questo inestricabile groviglio all’interno del quale gli stessi specialisti
[!?] hanno difficoltà a non perdersi. [...] Tutti i documenti, teosofici,
gnostici, ecc., che [Guénon] presenta, tutti gli scritti, numerosi e anonimi,
discernibili per lo stile e il contenuto [...], sono scelti con gran cura [triés
sur le volet] e sottilmente organizzati in funzione di una prospettiva deviata.
Ingarbugliatore di piste... le sue esposizioni non intendono essere se non una
struttura di sottintesi, un pensiero nebuloso tendente a neutralizzare nel suo
pubblico qualsiasi giudizio elaborato, a tenere in sospeso ogni interrogazione;
tattica velata mirante alla formazione di un nuovo "stato d’animo";
[...]».
Una bella serie di... complimenti, come si vede, tutti
indirizzati a concludere che «l’apporto [di Guénon] non favorirà per nulla un
discernimento cristiano della problematica massonico-occultistica»! Quel che,
alla fine di questa acrimoniosa sfilza di false imputazioni, non è facile da
capire per un lettore distratto, è che il «discernimento cristiano» a cui
allude la James corrisponderebbe a un’interpretazione progressistica, e per
ciò stesso antitradizionale, della dottrina occidentale;
quell’interpretazione, quindi, sulla quale è stato costruito tutto il mondo
moderno e che è stata «sposata» entusiasticamente dagli attuali esponenti del
Cattolicesimo per pochezza intellettuale e amore della «potenza»...
Ma la più ignobile delle insinuazioni che siano
contenute in questo passo del libro della James è ancora un’altra, ed è quella
che corrisponde al tentativo di qualificare l’intenzione di Guénon soggiacente
alla sua esposizione della natura e dell’azione dei Superiori Incogniti come
«surrettizia» (è così che noi traduciamo la sua espressione «non avoué», pag.
132); questa nostra presentazione degli articoli originali riguardanti
l’argomento avrà perciò, oltre che lo scopo di cui diremo tra poco, la virtù di
mostrare come nulla fu più chiaro e dichiarato dell’azione di Guénon «giovane»
nella fattispecie.
Occorre riconoscere che questa
espressione non poteva fare a meno di essere altresì molto prudente, come
testimonia qui l’uso di un condizionale, necessitato dall’inusitatezza della
materia trattata per l’ambiente nel quale erano esposte per la prima volta
simili considerazioni.
Abbiamo detto «che lo animava»;
avremmo dovuto dire «che avrebbe dovuto animarlo», perché qui interverrebbe
(cosa di cui è ben cosciente la James...) la considerazione della complessa
figura del suo direttore, Clarin de la Rive, che costituisce tuttora un serio
problema per gli ambienti ai quali la scrittrice canadese appartiene (così come
lo ha costituito per l’«autore» del «Documento confidenziale inedito»); ma non
è questa la sede per trattare di questo argomento.
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Nel n° 89
della «Rivista di Studi Tradizionali» (luglio-dicembre 1999) approfittavamo di
una considerazione da noi emessa in una delle puntate del commento al «Documento
confidenziale inedito» (allora per noi, ufficialmente, di «autore» ignoto) per
ritornare su un argomento che avevamo già toccato, ma che sembrava ancora
interessare alcuni dei nostri lettori, i quali parevano avere su di esso idee
alquanto confuse. Si trattava della partecipazione giovanile di René Guénon a
«scuole» neospiritualistiche del primo novecento, e il nostro scritto fungeva
da introduzione alla traduzione italiana di uno dei primi studi di Guénon su
tale materia; questo studio ci pareva, di per se stesso, del tutto sufficiente
a sgomberare il terreno da ogni sospetto che si potesse ancora intrattenere
sulle vere ragioni di simile partecipazione, fondamentalmente intesa, da parte
di René Guénon, a documentarsi sulla illegittimità delle pretese all’intellettualità
della maggioranza di tali «scuole», e, in questo caso, a demolire gli ambienti
che facevano capo a esse, come Guénon stesso ebbe formalmente a dire in una sua
lettera a Noële Maurice-Denis (1) a proposito della «Gnose».
Ci
rifaremo qui nuovamente alle possibilità di sviluppo lasciate aperte nel nostro
commento al «Documento confidenziale inedito» per proporre una documentazione,
anch’essa risalente a Guénon, riguardante un altro tema che ha tutte le
apparenze di essere spinoso per gli ambienti antitradizionali: quello
dell’esistenza, della natura e dell’azione esercitata da coloro che la
Massoneria settecentesca chiamava i Superiori Incogniti, delle quali Guénon
dibatté dalle pagine del periodico «La France Anti-Maçonnique», vuoi sotto la
firma di «Le Sphynx», vuoi anche – nel caso del primo degli scritti che
presenteremo – sotto nessuna firma.
Come
ricordavamo nella III parte del nostro studio sul «Documento confidenziale
inedito» (2), il suo «autore» (la cui identità è ormai diventato di
pubblico dominio essere stata quella di Jean Reyor) trovava, riguardo alla
collaborazione di René Guénon alla «France Anti-Maçonnique», che essa era
contraddittoria rispetto alle posizioni di questo periodico, perché egli
parlava di esoterismo in una «rivista, o piuttosto un giornale, ultra
cattolico, che aveva quale scopo il combattere tutti gli occultismi [?!] e le
società segrete, letto nei presbiteri e nelle sacristie»; cosa che rendeva
Reyor «perplesso». Quanto al fatto che Guénon, dalle pagine della «France
Anti-Maçonnique» o in altre sedi, si occupasse della «R.I.S.S.» («Revue
Internazionale des Sociétés Secrètes») e dei suoi collaboratori, Reyor non
faceva mistero di condividere il parere di «quei molti ammiratori di Guénon che
in epoche diverse» avevano «espresso la loro sorpresa e il loro rammarico nel
vedere quest’ultimo dedicare tanto tempo e attribuire tanta importanza a
polemiche con pubblicazioni apparentemente così poco serie e di diffusione così
ridotta, quali la "R.I.S.S." e "Atlantis" di Paul Le
Cour».
Rispondendo implicitamente a queste succinte e acide affermazioni contenute nel
«Documento confidenziale inedito», Marie-France James, come dicevamo nel nostro
commento, dava ad esse una clamorosa smentita, dedicando un quarto delle
quattrocento pagine del suo libro su «Esotérisme et Christianisme autour de
René Guénon» proprio ai rapporti tra R. Guénon e la «R.I.S.S.».
Questo stava chiaramente a significare che le riduttive, e meschine,
affermazioni dell’autore del «Documento confidenziale inedito» in merito alle
relazioni Guénon-«R.I.S.S.» erano lungi dal soddisfare compiutamente gli
intenti antitradizionali degli ambienti deliberatamente ostili alle posizioni
di René Guénon e che anzi, aggiungevamo, «queste ultime non solo colpivano nel
segno ma che questo segno era il "punto sensibile" di una costruzione
messa in piedi con cura e pazienza, e che i colpi che veniva inferendole
Guénon», con i suoi scritti portanti la firma di «Le Sphynx», «rischiavano di
demolire irreparabilmente».
Facciamo
ora rilevare che, all’interno delle cento e più pagine consacrate dalla James
agli scambi Guénon-«R.I.S.S.», almeno trenta hanno come punto di
riferimento la questione dei Superiori Incogniti, questione che travagliò gli
ambienti massonici a partire dal secolo XVIII e che ancora oggi si presenta
come fortemente enigmatica e, storicamente, irrisolta, almeno quanto ai
«documenti scritti», sui quali si appoggiano in modo esclusivo i moderni.
Anche
questa proporzione – di un terzo sul totale numerico delle pagine riservate
all’argomento – è un indice dell’interesse portato alla specifica questione
dagli ambienti antitradizionali, e del resto la stessa James questo interesse
lo ribadisce con le seguenti parole: «Se non abbiamo creduto di dover
sintetizzare di più questa faticosa [pénible] [?] e ardua controversia, è per
la semplice ragione che essa costituisce un documento unico sulla questione dei
"Superiori Incogniti", che Guénon non riprenderà [più] in modo così
esplicito nel seguito della sua opera, ma che di quest’ultima costituisce
nondimeno un asse essenziale» (3).
Per una volta non possiamo fare a meno di dichiararci
d’accordo sul giudizio di merito espresso dall’autrice canadese sull’importanza
di questa questione, non foss’altro che per ciò che riguarda la forma
iniziatica massonica, soltanto che il nostro parere è diametralmente opposto –
qualitativamente – a quello a cui Marie-France James cerca di far arrivare il
lettore del suo libro: la totale negazione, cioè, di qualsiasi idea di
esoterismo che soggiaccia alla tradizione occidentale, giusta
l’interpretazione, moderna e antitradizionale, come abbiamo fatto notare nella
nota precedente, degli attuali rappresentanti di quest’ultima forma
tradizionale.
A questo
tipo di conclusione sono tese tutte le citazioni (molto spesso
straordinariamente estese) che a questo scopo la James offre ai suoi lettori,
nelle parti del suo lavoro dedicate alla trattazione dell’argomento Superiori
Incogniti, dagli interventi dei contraddittori di René Guénon che scrivevano
sulla «R.I.S.S.», e talvolta persino dalle risposte di Guénon, scelte però
queste ultime – naturalmente – in modo che non si contrappongano troppo
pericolosamente alla propria tesi negativa.
È
quest’ultima considerazione, principalmente, che ci ha suggerito ora l’idea di
dare ai lettori della «Rivista di Studi Tradizionali» l’opportunità di
giudicare da se stessi sulle posizioni di «Le Sphynx», fornendo loro la
possibilità di accostarsi ai testi integrali di Guénon sul tema dei Superiori
Incogniti attraverso una traduzione italiana rispettosa dello spirito che animò
tutta la sua opera; cosa che non crediamo sia mai stata fatta finora.
Volendo
ridurre per così dire all’osso la complessa questione dibattuta negli articoli
che presenteremo (intendiamo gli argomenti trattati sia nella «France
Anti-Maçonnique» da «Le Sphynx», sia nella «R.I.S.S.» dai suoi
contraddittori), si può dire che da quest’ultima parte si trovano alcuni
personaggi ( di cui due si fondono in uno solo, essendo il Martigue e il Nicoullaud
lo stesso scrittore che si presenta sotto due nomi diversi) che affrontano
l’argomento dei Superiori Incogniti come se essi non fossero altro che il
prodotto di una mistificazione paragonabile a quella, più recente, dei Mahâtma
della «Gran Loggia Bianca», elaborata dai «teosofisti» sulla base di dati
tradizionali più o meno abilmente manipolati (a difetto di una vera
conoscenza); tale mistificazione gli scrittori della «R.I.S.S.»
l’attribuiscono alla Massoneria del secolo XVIII, riducendo perciò quest’ultima
a non essere altro che una forma di «occultismo», o peggio.
Dall’altra parte si erge «Le Sphynx», il quale, parlando con piena conoscenza
di causa (come provano certe sue affermazioni) delle realtà soggiacenti a ogni
tipo di iniziazione (e perciò anche alla forma iniziatica massonica), sostiene,
con i piedi ben piantati a terra, che i Superiori Incogniti, per quanto
estremamente difficili da conoscere se non da iniziati veri, possono benissimo
essere stati «degli uomini in carne ed ossa», formanti «delle "gerarchie
spirituali" di cui tutti i gradi potrebbero benissimo essere occupati da
iniziati viventi, in modo analogo a quello che troviamo, in particolare, nell’esoterismo
musulmano».
Questa
schematica ricostruzione, con la quale abbiamo voluto sintetizzare il tenore
del lungo scambio tra i collaboratori della «R.I.S.S.» e «Le Sphynx» per
facilitarne la comprensione globale ai lettori, se trascura un gran numero di
particolari che hanno di per sé una rilevante importanza, fa però capire come
da un lato si ritrovi l’incompetenza in fatto di iniziazione dei rappresentanti
della mentalità occidentale, i quali si nascondono spesso dietro il paravento
di un nozionismo pseudoscientifico, e dall’altro la chiara espressione (4)
di un possesso autentico delle realtà toccate.
Cosicché,
anche in questa specifica occasione e sconfessando pienamente le insulsaggini
di genere eminentemente «exoterico» emesse al proposito da Jean Reyor nel «Documento
confidenziale inedito», si può affermare a colpo sicuro che il «passaggio» di
Guénon attraverso gli ambienti della «France Anti-Maçonnique» obbedì al
criterio, che gli fu costantemente proprio, di smantellare l’errore tutte le
volte che veniva a trovarsi in contatto con qualche intrapresa
antitradizionale. Nel caso di questo periodico, il cui titolo rappresentava di
per sé lo spirito che lo animava (5), quello che si trattava di
scongiurare era il potere negativo di quel prefisso «anti» di cui si fregiava
la rivista: se esso si adattava con una certa proprietà e giustificazione allo
stato d’animo che animava coloro che della Massoneria si riferissero
esclusivamente ad alcune apparenze esteriori, corrispondenti a un accumulo di errori
e deviazioni di cui l’avevano coperta nel tempo i suoi stessi aderenti, non si
addiceva però alla realtà profonda veicolata dalla forma tradizionale
massonica, iniziatica in senso proprio; ma chi esisteva, in Occidente, che
fosse dotato della competenza necessaria a operare la discriminazione del vero
dal falso in questo campo se non l’essere che assunse in tale circostanza la
denominazione, – quanto mai appropriata! – di «Le Sphynx»?
Fu dunque
questo uno dei primi compiti visibili che si assunse il «giovane» René Guénon,
e ciò senza che gli fosse necessario scrivere una sola parola di sapore
«agiografico» per l’organizzazione che rappresentava la forma iniziatica
massonica; è dello svolgimento di tale compito iniziale che offrono
testimonianza gli articoli che presenteremo. Tutto quel che è indispensabile,
oggi come ieri, per seguire il filo – anche rigorosamente logico – delle
enunciazioni di Guénon in merito ai Superiori Incogniti, è però – naturalmente
– una sufficiente dose di acume intellettuale, di perseveranza nel tener dietro
al fluire dell’esposizione e, anche questo è assiomatico, di interesse per la
materia trattata e di consapevolezza della sua importanza.
Accessoriamente faremo notare la totale padronanza che degli eventi storici
l’autore di queste pagine dimostra di possedere, sia che scriva sotto il nome
di «Le Sphynx» o sotto nessun nome: anche questo particolare – che a qualcuno
potrebbe sembrare a torto insignificante – ha ai nostri occhi la sua
notevole importanza. Come affermano i taoisti cinesi, «anche la verità storica
non è conclusiva se non quando deriva dal Principio»; ma quando essa – come a
noi appare rileggendo le pagine che proponiamo qui ai nostri lettori – si
presenta sotto queste condizioni, diventa, al pari di tutte le altre
considerazioni che soggiacciono a simile legge, una forza fra le più potenti
per lo smantellamento di errori e pregiudizi.
Quest’ultima nostra affermazione può parere esagerata se applicata agli scritti
«giovanili» di Guénon di cui si troverà nella «Rivista di Studi Tradizionali» la traduzione a
partire dal n° 93; per darle una spiegazione esauriente e per aiutare
a capire in qual modo tali scritti vadano letti perché siano intesi secondo
tutta la loro portata e producano le loro naturali conseguenze, ci serviremo di
una citazione dall’opera successiva dello stesso Guénon.
Concludendo il suo libro «La Crise du Monde moderne» (pag. 124 della riedizione
francese del 1946; la prima edizione del libro risale al 1927) egli diceva, a
quello che a ben vedere è lo stesso proposito: «[....] Non abbiamo d’altro canto
avuto la pretesa di esaurire l’argomento, di trattarlo in tutti i suoi
particolari, né di svilupparne completamente tutti gli aspetti senza
trascurarne nessuno; i princìpi ai quali ci ispiriamo ci obbligano del resto
a presentare vedute essenzialmente sintetiche, e non analitiche come quelle del
sapere "profano"; sennonché tali vedute, precisamente in quanto
sintetiche, vanno molto più lontano, nel senso di una vera spiegazione, di
quanto non possa fare una qualsiasi analisi, la quale in realtà non può avere
se non un semplice valore descrittivo. In tutti i casi, pensiamo di averne
detto abbastanza da permettere, a coloro che sono in grado di comprendere, di
trarre da soli, da quanto abbiamo esposto, una parte almeno delle conseguenze
che vi sono implicitamente contenute; ed essi devono convincersi che tale
lavoro sarà per loro ben altrimenti profittevole di quanto non sarebbe una
lettura che non lasciasse nessun spazio per la riflessione e la meditazione,
per le quali, ben al contrario, abbiamo voluto soltanto fornire un appropriato
punto di partenza, un supporto sufficiente per elevarsi al di sopra della vana
moltitudine delle opinioni individuali».
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