I
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Accenniamo qui soltanto di sfuggita (ma si tratta in realtà di un punto di capitale importanza)
che questa tripartizione, appunto perché riguarda soltanto l'esistenza, e pur comprendendone
le modalità spirituali o «angeliche», non comprende invece il Principio che trascende
l'esistenza, sia come Causa prima dell'esistenza stessa, sia come Totalità infinita al di là
di qualsiasi determinazione e di qualsiasi rapporto di relazione.
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Tra i diversi esempi che si potrebbero ricordare, citiamo il «Tribhuvana» o «trimundio»
indú, che presenta un'indubbia corrispondenza con i modi di esistenza «ilico», «psichico» e
«pneumatico», noti in Occidente sopratutto attraverso le dottrine gnostiche ma il cui significato
non è certo esclusivo di queste ultime; a questo proposito, è curioso notare che ad esempio anche
l'antica cosmologia degli Sciamani della Siberia si fondava su una tripartizione del genere. Nell'area
cristiana, molta confusione è venuta senza dubbio dalla considerazione dei soli due termini, «corpo»
e «anima» spesso equivocamente identificata allo «spirito» o anche al «pensiero». Eppure, una
concezione assai piú completa era ben presente prima di tali degenerazioni, e non per nulla San Paolo
si riferisce al Verbo che giunge a separare lo spirito dalla psiche dell'uomo. - Ad evitare un altro
equivoco precisiamo che, secondo una prospettiva ugualmente valida ma differente, l'esistenza può
essere ripartita in tre parti considerando il mondo terrestre (che comprende allora sia le modalità
sottili o psichiche di quest'ultimo che la modalità corporea), i mondi inferiori o «infernali», e i
mondi superiori, spirituali e «celesti».
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La «solidificazione» del mondo a cui qui si allude riguarda quella fase di sviluppo del mondo
terrestre in cui la modalità corporea appare massimamente separata dal resto dell'esistenza,
dando luogo a un campo di percezione quasi completamente chiuso, tanto da far sí che possa sembrare
valido un punto di vista come quello del «materialismo». Possiamo aggiungere che, secondo quanto
indicano ormai innumerevoli segni, il momento di maggior «solidificazione» è ormai oltrepassato
da parecchi anni, e che ci troviamo propriamente in un'epoca post-materialista caratterizzata dalla
progressiva apertura alle modalità «sottili» piú basse destinate a portare questo mondo umano
alla dissoluzione (cfr. R. Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei tempi, particolarmente
cap. XXIV, Verso la dissoluzione, e cap. XXV, Le fenditure della «Grande Muraglia»).
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Per «manifestazione informale» si intende qui la manifestazione non condizionata dai limiti
di «forme» particolari di esistenza, il che corrisponde naturalmente agli stati superiori e
sopraindividuali, ovverossia spirituali, dell'esistenza.
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Cfr. René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei tempi, cap. XXVI, Sciamanismo e
Stregoneria, p. 216 della traduzione italiana (ed. Studi Tradizionali, 1969).
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È questo, tra l'altro, un principio fondamentale della medicina tradizionale (a proposito di
quest'ultima, cfr. l'articolo di Tullio Masera, Considerazioni sulla Medicina, nel n. 4
di questa rivista).
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Cfr. René Guénon, ibidem.
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Cfr. René Guénon, La Metafisica orientale, nel n. 44 della presente rivista, p. 8.
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Tale condizione in cui l'essere si trova come spezzato dagli stati superiori e dal
Principio universale è espressivamente simboleggiata, nell'esoterismo islamico della
tariqah mawlawiyah, dal flauto di canna che, spezzato dal tronco, modula il
suo lamento per l'innaturale separazione e risveglia il ricordo dell'unione. Quanto
a coloro che sono refrattari a tale ricordo, si può ben dire che sono spiritualmente
morti. Ad essi si potrebbe propriamente applicare l'espressione dantesca: «Siete quasi
entòmata in difetto, sí come vermo in cui formazion falla» (Purg., 10, 128-9).
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Cfr. René Guénon, Oriente e Occidente, Conclusione, pag. 242 della traduzione italiana
(ed. Studi Tradizionali, 1965).
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Notiamo di sfuggita che, a dire il vero, ciò rende del tutto insensate e ridicole le
supposizioni con le quali ci sono state attribuite le intenzioni anche politiche piú
contrastanti e piú estranee a quanto può veramente contare per noi. Però, anche
invenzioni come queste obbediscono in realtà a una loro logica: in particolare, bisogna
pur riconoscere che è perfettamente naturale che ognuno si immagini ed applichi agli altri
soltanto quelle motivazioni che rientrano nell'ambito delle proprie abitudini mentali
e nei limiti della propria comprensione.
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Si potrebbe osservare che il «notevole vantaggio», attribuito da Guénon a chi possieda
la certezza dovuta al «presentimento» degli «stati superiori» dell'essere, comporta
anche dei riflessi operativi immediati, in particolare a motivo del distacco con il
quale consente di meglio situare ed affrontare le vicende individuali e la via da
percorrere. Anche sotto questo aspetto è dunque senza dubbio assai importante saper
mantenere «desto» tale presentimento; peraltro, occorre anche non farsi illusioni
eccessive, sia nel senso di non confondere quella capacità di distacco con una
componente psicologica che potrebbe persino essere negativa nascondendo un'incapacità
di partecipare a determinati aspetti della realtà, sia nel senso che, qualora la via
iniziatica proceda davvero in profondità, riserverà prima o poi all'individualità delle
«crisi» ben piú radicali di quanto si può immaginare ai primi passi.
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Si dovrebbe parlare qui anzitutto di qualificazioni intellettuali, e poi di preparazione
teorica adeguata. A proposito di quest'ultima, ricordiamo che «quando la realizzazione
non sia preceduta da una preparazione teorica sufficiente, possono verificarsi disparate
confusioni, ed esiste sempre la possibilità di perdersi in qualcuno di quei domini intermedi
nei quali non si è punto protetti contro l'illusione; solo nel dominio della metafisica
pura si può avere tale garanzia la quale, acquisita una volta per sempre, permette
di affrontare in seguito senza pericoli qualunque altro dominio» (cfr. Oriente e Occidente:
Intesa e non fusione, p. 230 della traduzione italiana).
-
Parlando di tentativi falliti, pensiamo qui a coloro che, partiti da una posizione in cui
era presente un'aspirazione alla spiritualità, hanno poi preso direttive di tutt'altra
natura e tali da alimentare le illusioni per sé e per gli altri. Naturalmente, assai
diverso è il caso di coloro che, nel corso di una via di realizzazione autentica,
incontrano ostacoli troppo grandi, rispetto alle loro qualificazioni, per poter procedere
speditamente. Beninteso, tale situazione non dovrebbe scoraggiarli, ma indurli piuttosto
a moltiplicare i loro sforzi e a rafforzare la loro determinazione nella direzione voluta.
-
In particolare, ciò riguarda anche l'attitudine da mantenere in relazione alle espressioni
in forma razionale che dovrebbero servire di appoggio per una conoscenza di ordine profondo;
come scriveva René Guénon, «i "concetti" in se stessi, e sopratutto le "astrazioni", non
ci interessano proprio per niente (come non interessano tutti coloro che intendono porsi da
un punto di vista strettamente ed integralmente tradizionale)» (Metafisica e Dialettica,
in Iniziazione e realizzazione spirituale, p. 24 della traduzione italiana, ed. Studi
Tradizionali). E ciò vale, ad esempio, anche contro le sia pur involontarie riduzioni della
stessa opera di Guénon a delle specie di sistemi «ghenonisti», fin troppo facili a
prodursi per una sorta di «solidificazione» mentale contro la quale sarebbe di capitale
importanza saper reagire (se se ne fosse capaci), per trarre l'efficacia propriamente
intellettuale che dell'opera di Guénon è la vera ragion d'essere.
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Qui accenniamo soltanto al tema tanto importante dell'intervento delle influenze
spirituali secondo modalità che non hanno nulla di arbitrario: a ciò si ricollega,
in particolare, l'esigenza dell'adesione effettiva alla tradizione in una delle sue
forme specifiche, l'esigenza del ricollegamento a una catena iniziatica, e la corretta
attuazione delle modalità rituali corrispondenti.
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Il fatto che il punto di partenza individuale sia estremamente periferico rispetto alla
meta da realizzare non deve certo stupire, specialmente se si tratta dell'individualità
«profana» di un occidentale moderno. Quello che conta è piuttosto di prendere coscienza,
senza troppe illusioni, di tale punto di partenza, implicante anche l'esigenza di
sviluppare un preliminare lungo e spesso penoso lavoro di rettifica della propria
individualità, al quale può fornire appoggio, in particolare, un'iniziazione ai
«piccoli misteri». È questa una delle ragioni dell'interesse con il quale René Guénon
considerò l'iniziazione massonica per gli Occidentali aspiranti a una realizzazione
spirituale, pur restando imprescindibile la necessità di non perdere mai di vista
l'orientamento metafisico fondamentale se non si vuole che le possibili applicazioni
possano diventare motivo di dispersione o di deviazione.
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Accenniamo qui appena di sfuggita alla questione veramente decisiva del sacrificio e
della «morte iniziatica» dell'individualità, presupposto della realizzazione
spirituale autentica.
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L'attuazione effettiva di tale intrinseca unione viene messa duramente alla prova
dall'ambiente moderno che, da parte sua, mette in opera tutti gli strumenti di
dispersione e di separazione. A queste tendenze pensiamo dunque si debba reagire
con la massima determinazione, in modo da attuare le virtualità insite in tale
unione: ed è ciò che intendiamo fare anche con il fatto stesso di affermarla
qui per quei lettori che la possono riconoscere.
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I
Su questa rivista si è parlato in varie occasioni della distinzione tra ciò
che è di ordine spirituale e ciò che è di ordine psichico, insistendo talvolta
sull'importanza di non confondere questi due ordini diversi di esistenza, e di
intendere chiaramente i rapporti tra di essi, al fine di evitare pericoli e
conseguenze anche assai gravi.
Si tratta, in effetti, di un argomento che, se non chiarito, dà luogo ad
innumerevoli equivoci.
A questo proposito, si può ricordare anzitutto la ripartizione dell'esistenza
nelle modalità spirituali, psichiche e corporee. Questa tripartizione (1), che
si ritrova nelle dottrine tradizionali piú diverse (2), corrisponde
del resto a una visione normale e a una constatazione che dovrebbe essere
abbastanza evidente: è corporeo ciò che fa parte del cosiddetto mondo materiale,
oggetto dell'esperienza dei sensi e soggetto a un determinato insieme di
condizioni come lo spazio e il tempo; è spirituale (per chi lo sappia ancora
concepire) ciò che è di ordine universale ed è, quindi, del tutto indipendente
dalle condizioni individuali; infine, tra la sfera spirituale e quella corporea,
è logico concepire un «mondo intermedio» che, pur non essendo affatto di ordine
universale, comprende tutte le modalità particolari di esistenza soggette a
condizioni limitative e a caratteristiche diverse da quelle proprie del mondo
corporeo.
Nel caso specifico dell'individualità umana, se al mondo corporeo corrisponde
ovviamente il corpo dell'uomo, al «mondo intermedio» corrisponde propriamente
la sua anima o psiche, e appunto in virtù di tale corrispondenza, piú in generale,
il mondo intermedio può essere definito per analogia come mondo psichico o animico,
oltre ad essere designato in certe scienze tradizionali come «sottile» in
contrapposizione al mondo corporeo o «grossolano».
D'altra parte, se si può parlare in un certo senso di mondo spirituale, mondo psichico
e mondo corporeo, occorre però tener presente che non si tratta affatto di tre entità
separate, e che esistono anzi tra di loro relazioni e rapporti causali ben definiti:
«di fatto nella realtà il mondo corporeo non può essere considerato come un tutto
sufficiente a se stesso, né come qualcosa di isolato nell'insieme della manifestazione
universale; quali che possano essere le apparenze dovute attualmente alla "solidificazione" (3), esso, al contrario, procede interamente dalla sfera sottile, nella
quale si può dire che abbia il suo principio immediato e per il cui tramite si ricollega,
per gradi sempre piú prossimi, prima alla manifestazione informale (4) e
poi al non manifestato; se le cose non stessero in questo modo, la sua esistenza sarebbe
un'illusione pura e semplice, una sorta di fantasmagoria dietro la quale non vi sarebbe
nulla, e ciò, tutto sommato, equivale a dire che non esisterebbe in nessun modo. In queste
condizioni non può, nel mondo corporeo, esserci cosa la cui esistenza non riposi in
ultima analisi sopra elementi di ordine sottile e, oltre questi, su un principio che può
essere detto "spirituale" senza il quale nessuna manifestazione è possibile, a qualunque
livello la si voglia pensare» (5).
Da quanto precede si può anche dedurre che le determinazioni qualitative del corpo dell'uomo
procedono dalla sua anima (6), della quale sono un'espressione che si
estrinseca compatibilmente con le condizioni limitative e la ricettività propria del
mutevole «supporto» corporeo; inoltre, dato il rapporto esistente tra tutto il mondo
corporeo e quello animico, dovrebbe essere evidente che «non possono esistere oggetti
realmente "inanimati"» (7).
Peraltro, analogamente, si deve considerare che non può neppure esistere alcunché di
«psichico» che non sia a sua volta in qualche modo la manifestazione di una realtà
spirituale.
II
A questo punto (o basandosi su considerazioni analoghe), si può essere tentati di
ragionare nel modo seguente: se ogni manifestazione ed esperienza, psichica o corporea,
esprime in definitiva una realtà di ordine spirituale, perché voler distinguere determinate
modalità privilegiate come provenienti da un'influenza spirituale, ad esclusione di altre?
Non è forse in fondo tutto spirituale nella sua essenza, e ciò che conta non è forse di
risalire a tale essenza appoggiandosi a qualunque tipo di esperienza, secondo la propria
propensione e senza preclusioni o «pregiudizi» di nessun genere?
Simili ragionamenti, suscettibili di risvolti pratici tutt'altro che indifferenti,
assumono talvolta una parvenza di validità in quanto, in effetti, gli orientamenti
e i campi di ricerca piú diversi possono servire, inizialmente, quali occasioni per
il manifestarsi di una tendenza alla spiritualità, o a ciò che si crede essere spirituale.
La questione diventa però ben diversamente impegnativa se si tratta davvero di affrontare
seriamente una via di realizzazione spirituale, e basterebbe già una concezione teorica
non troppo confusa di ciò che la realizzazione spirituale significa per escludere gran
parte delle pretese e delle illusioni al riguardo.
È bensì vero che le manifestazioni di carattere psichico e corporeo derivano in fondo
interamente dallo spirituale, ed anzi non ne sono affatto separate dal punto di vista
di quest'ultimo. Però, per l'uomo che si trova racchiuso in una corrente di manifestazione
corporea e psichica, tale manifestazione presenta un carattere potentemente separativo,
del resto indispensabile affinché le sue possibilità individuali giungano alla loro
necessaria attuazione e consumazione nell'ordine di esistenza che è loro proprio. Il
fatto di cogliere nella propria anima dei riflessi di un ordine e di una realtà
spirituale non basta certo per realizzarla, dal momento che si tratta per definizione
di un'esperienza individuale umana.
Questa considerazione è veramente fondamentale: non è in quanto uomo che un essere può
identificare se stesso con lo spirituale, e d'altra parte solo nel suo identificarsi
ad esso si può dire che lo conosce effettivamente e lo realizza. La realizzazione
spirituale è possibile soltanto in quanto l'essere che la persegue, «che è umano
in uno dei suoi stati, è in pari tempo altra cosa e piú di un essere umano»(8).
La pretesa dell'individuo alla realizzazione spirituale e sopra-individuale non è altro
che un'assurdità. L'aspirazione alla realizzazione spirituale, nel senso vero a cui abbiamo
fatto allusione, non ha dunque niente a che vedere con un orientamento che abbia una
finalità individuale qualsiasi: ad esempio, non ha niente a che vedere con qualsivoglia
corrente «spiritualista» o «tradizionalista», né con coloro che comunque siano alla
ricerca di una «esperienza», mistica, o magica, o di qualunque altro genere.
L'aspirazione alla realizzazione spirituale ha invece il suo presupposto nella piú o
meno chiara consapevolezza che la propria individualità umana non è altro che uno
degli stati dell'essere totale; la situazione di chiusura nel mondo umano si presenta
allora come una prigione; la limitazione nel proprio ambito individuale, spezzato (9)
dagli stati sopraindividuali e dal Principio in cui risiede in definitiva il vero «Sé», può
apparire allora come una sorta di mutilazione paradossale; la realizzazione spirituale non ha
dunque piú il senso inconsistente di una meta ambiziosa, ma piuttosto quello di un rimedio
necessario e di un'esigenza indispensabile per rimettere «finalmente» ogni cosa al suo posto.
Pensiamo che René Guénon si riferisse appunto ad esseri capaci di intendere tale esigenza
e di aspirare alla realizzazione spirituale quando si esprimeva in questi termini: «Coloro
che hanno possibilità intellettuali abbastanza estese... sono abbastanza equilibrati da
avere, quasi istintivamente, la sicurezza che non correranno mai il rischio di cedere a
nessuna vertigine mentale; bisogna pur dire che tale sicurezza non è pienamente giustificata
finché non abbiano raggiunto un certo grado di sviluppo effettivo, ma il solo fatto di
possederla, senza neppure rendersene conto molto chiaramente, dà già loro un notevole
vantaggio. Non intendiamo parlar qui di coloro che hanno una fiducia piú o meno
eccessiva in se stessi; in realtà, le persone di cui parliamo, anche se non lo sanno
ancora, ripongono la loro fiducia in qualcosa di piú alto della loro individualità,
poiché in qualche modo presentono quegli stati superiori la cui conquista totale e
definitiva può essere ottenuta mediante la conoscenza metafisica pura» (10).
Aggiungiamo che é precisamente soltanto a chi è capace di avere tale «presentimento»
e tale aspirazione alla conoscenza metafisica pura (la quale, realizzandosi, fa tutt'uno
con la realizzazione spirituale) che René Guénon consacrò tutta la sua opera, e tutto
quanto qui scriviamo non può avere per noi altro valore e altro intento che quello di
costituirne in qualche modo, e senza dubbio molto imperfettamente, un prolungamento (11).
III
Dopo i chiarimenti che abbiamo cercato di dare sul significato della realizzazione spirituale,
notiamo che i casi di aspirazione autentica ad essa, e di una qualificazione
intellettuale del tutto preliminare per perseguirla, appaiono ancora assai piú rari
di quanto potrebbe sembrare fermandosi ad un punto di vista piú superficiale.
Peraltro, come è indicato nel brano sopra citato, anche in quei casi rari ed
eccezionali il senso di sicurezza non è del tutto giustificato, almeno fino a
quando non sia stato raggiunto un certo grado di sviluppo effettivo.
Il fatto è che anche chi abbia in sé la certezza dovuta a ciò che Guénon chiama
presentimento degli «stati superiori» (12) si appoggia, almeno
inizialmente e in quanto individuo umano, a dei riflessi di natura mentale e,
piú in generale, psichica, con tutte le connessioni e i coinvolgimenti individuali
che vi si ricollegano. Tali contenuti mentali e psichici, qualunque essi siano, e
proprio in quanto riflessi dello spirituale, hanno pur sempre un carattere necessariamente
relativo e propriamente ambiguo: sono validi per ciò che di superiore traducono,
illusori però per le condizioni limitative in cui si manifestano. Anzi, se un'adeguata
chiarezza intellettuale fa difetto (13), proprio quei contenuti
psichici (in particolare razionali e immaginativi) che possono attrarre per il
riflettersi in essi di una realtà superiore, appunto in virtù di tale forza di
attrazione sono anche suscettibili di multiformi sviluppi illusori, soprattutto nella
nostra epoca, combinandosi con la duplice rete quasi inestricabile dell'autoaffermazione
individuale, e della confusione insinuante di un ambiente ormai condotto verso la sovversione.
Chi ha qualche esperienza del mondo in cui viviamo non dovrebbe avere difficoltà a
ricordare innumerevoli esempi che, in direzioni diverse, illustrano quanto abbiamo
indicato. Non c'è dubbio che, se fosse possibile una storia dei tentativi recenti
di operare nel senso della realizzazione spirituale, si tratterebbe molto spesso di
una storia di tentativi deviati e falliti (14), quando non si tratti
addirittura di correnti ormai attivamente al servizio delle forze che illusoriamente
si oppongono alla spiritualità e si preparano ad affermare il loro effimero dominio
apparente sul nostro mondo.
In queste condizioni, è certamente piú che mai importante evitare di accontentarsi di
tutto ciò che, a qualsiasi livello, rappresenta soltanto dei riflessi ambigui di verità,
e, anche quando si siano trovati degli appoggi e degli strumenti validi, occorre tendere
instancabilmente all'essenziale non suscettibile di falsificazione né di deviazione
perché di ordine universale e inattaccabile dalle contingenze (15). Per chi
nonostante tutto aspiri a percorrere una via che lo conduca alla realizzazione spirituale,
sarà dunque necessaria una chiarezza mentale che mantenga aperto l'orientamento verso
l'intellettualità sopraindividuale di cui essa è il riflesso, sarà indispensabile una
vigilanza costante nei riguardi di se stessi come nei riguardi dell'interferenza di
confusioni di qualsiasi genere, mentre, per contro, occorrerà un'applicazione rigorosa
delle condizioni e delle tecniche riguardanti l'intervento delle influenze spirituali (16).
Soprattutto, sarà richiesto di attuare (anche se gradualmente e con un punto di partenza
estremamente periferico (17)) l'impegno e il sacrificio piú sincero
e piú totale della propria individualità (18) nei riguardi del suo
Principio e di ciò che lo rappresenta.
Queste considerazioni sono senza dubbio ancora molto generiche, ma speriamo possano
essere intese almeno da qualcuno per il loro vero significato, che è tutt'altro che
una vana astrazione, così come speriamo di aver modo di trarne piú precise applicazioni.
Del resto, in ogni caso, tutto dipende da quell'assentimento essenziale alla verità
metafisica e alla presenza spirituale che è incomunicabile e che, per chi lo riconosce
dentro di sé, è immediato nella sua evidenza. E questo assentimento, che scaturisce
dall'intuizione di quel Principio unico in cui risiede la realtà profonda di tutti
gli esseri e che è il Sé universale, rappresenta anche un inesprimibile e formidabile
strumento di unione fra tutti coloro che vi partecipano (19).
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