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Heredom

Note di lettura

Il Messaggio - Rivista di Studi Metafisici

Note di lettura

Il Messaggio - Rivista di Studi Metafisici

 

 

 

 

 

Giovanni Testanera

 

  1. Le frasi virgolettate sono tratte dal sito Internet della COREIS (Comunità Religiosa Islamica) di Milano, organizzazione «collaterale» al «Centro Studi Metafisici».
  2. «Guénon ha indicato l’impossibilità di separare gli ambiti exoterico ed esoterico in quanto manifestazione di una fonte unica, la rivelazione»: così lo stesso «Centro Studi Metafisici» nell'articolo «Testimonianze», in Il Messaggio n. 1. Tale affermazione è stata già esaminata nell’articolo di Antonello Balestrieri «René Guénon e il Centro Studi Metafisici di Milano», pubblicato nel n. 92 della Rivista di Studi Tradizionali, ove si valuta l’attendibilità delle produzioni del «Centro Studi Metafisici» in relazione alle idee esposte da René Guénon, giungendo a conclusioni che, come è facile immaginare, non sono propriamente favorevoli per il sopra menzionato «centro».
  3. «Necessità dell'esoterismo e della comunità spirituale», di Elio Bergia e Alessandro Distefano, Il Messaggio n° 5.
  4. Iniziazione e realizzazione spirituale, cap. II.
  5. Nell'«Editoriale» de Il Messaggio n° 2 si trattava, in effetti, proprio di «conoscenza metafisica vissuta»...
  6. René Guénon, Oriente e Occidente, «La superstizione della vita». Che questo sia il punto di vista dal quale si pone il «Centro Studi Metafisici» è del resto ribadito senza mezzi termini dagli stessi redattori de Il Messaggio: «René Guénon rendeva attuale la conoscenza metafisica attraverso l'esperienza orizzontale [!?] nel mondo terrestre», come se la «conoscenza metafisica» potesse derivare la sua realtà da un'«esperienza»...
  7. A proposito dell'«unio mystica» di cui è qui questione, vale la pena riportare ciò che Guénon affermava a proposito della confusione tra iniziazione e misticismo in «Kundalinî Yoga», articolo che costituisce ora il cap. III di Studi sull'Induismo (pag. 29, nota 1, Edizioni Luni); parlando di samadhi, tradotto impropriamente con «estasi» da un autore inglese, Guénon sosteneva con estrema chiarezza e decisione: «l'uso di questa parola è tanto più inopportuno in quanto essa è normalmente impiegata, nel linguaggio occidentale, con riferimento a stati mistici, ossia a cose che sono di ordine del tutto diverso e con le quali è di importanza essenziale che si eviti ogni confusione: del resto, essa significa etimologicamente "uscire da se stessi" (il che è di fatto appropriato per gli stati mistici), mentre il termine samadhi indica, propriamente, al contrario, "un rientrare" dell'essere nel suo proprio Sé».
  8. Dobbiamo ammettere tuttavia che, anche nell'ambito semplicemente religioso, l'attivismo esasperato di cui il «Centro Studi Metafisici» si fa promotore non ci pare sia generalmente considerato come prova di una particolare serietà...
  9. Iniziazione e realizzazione spirituale, cap. XIV.
  10. Nel numero de Il Messaggio che ha fornito lo spunto a queste riflessioni compare una replica, passabilmente stizzita, a una nota di un articolo ove si rilevava come le pie divagazioni del «Centro Studi Metafisici» abbiano ben poco a che fare con i contenuti dell'opera di Guénon; a una tale constatazione, che agli occhi di qualunque lettore di Guénon dovrebbe apparire niente meno che ovvia, il «Centro Studi Metafisici» oppone una replica che, per meschinità dei toni e inconsistenza degli argomenti, non può che lasciare allibiti. E ciò dovrebbe soddisfare anche chi sia curioso dei risultati... tangibili derivanti da certe pratiche di «spiritualità concreta»!
  11. Tra le molteplici «punzecchiature» che Pallavicini ha avuto, almeno fino a una certa epoca, l'abitudine di emettere nei confronti della Massoneria, ci pare interessante riprodurne una, per l'attinenza che presenta rispetto al tema di questa recensione; in un articolo dall'«enigmatico» titolo «È ancora necessario porre la domanda dopo che la Sfinge ha già parlato?» (nel numero speciale della rivista Vers la Tradition: «Fin du deuxième millénaire du cycle chrétien… et fin de l’âge sombre?») così egli si pronunciava nei confronti dei massoni «toccati» dall’opera di Guénon: «Nella misura in cui i tentativi guenoniani per il ristabilimento dei veri obiettivi dell’Ordine sono stati respinti dalla censura delle Obbedienze [!?], i massoni di spirito autenticamente tradizionale, che non possono farsi intendere negli ambienti ufficialmente iniziatici [?] possono ancora essere considerati come veri e regolari massoni e rappresentare dal di fuori la loro Organizzazione, pur avendo disobbedito alla loro gerarchia, quella della loro stessa Obbedienza?». Da cui si comprende come, secondo la stravagante concezione di «regolarità massonica» adottata da Pallavicini, i massoni che condividessero quanto scritto da Guénon dovrebbero dubitare della loro stessa «regolarità»: veramente uno strano modo per «riconoscere con gratitudine l’influenza» di un autore che dedicò diverse centinaia di pagine della sua opera alla Massoneria, evidentemente con un intento ben diverso da quello che traspare da queste parole di Pallavicini... Ma poi, da quale posizione Pallavicini stesso emette un tale giudizio? Che egli non sia massone lo afferma a chiare lettere lui stesso (cfr. «Mise au point» contenuta nel n° 81 della rivista Vers la Tradition, sept., oct., nov. 2000). Se fosse un semplice profano, che giudica «dall'esterno» la «regolarità» di appartenenti ad un'autentica organizzazione iniziatica, si porrebbe, anche in questo caso, in una posizione molto difficilmente difendibile in termini coerenti con l'opera di René Guénon. Ma se fosse, come pare, il capo di un'organizzazione iniziatica (sulla cui «regolarità» non abbiamo alcuna veste o motivo di pronunciarci) che nulla ha a che fare con la Massoneria, come sarebbe configurabile una tale ingerenza nelle questioni interne di un'altra organizzazione iniziatica, se non come la manifestazione di una presunta «competenza», implicante, di fatto, un rapporto di subordinazione della seconda alla prima? Ma anche se ci si volesse sforzare di non vedere il lato pesantemente «sospetto» di queste «invasioni di campo», si dovrebbero comunque tenere presente queste parole di René Guénon, che ci ricordano ancora una volta l'immensa distanza che separa tale autore dai risultati delle elaborazioni del «Centro Studi Metafisici di Milano»: «si deve ben capire che le relazioni tra organizzazioni che appartengono a forme tradizionali differenti non sono mai "di diritto" e non possono avere un carattere "ufficiale", se in un caso simile si può usare questa parola» (da una lettera pubblicata in questi termini e sotto la data del 20.5.1938 in Soufisme d'Orient et d'Occident n° 6, «numéro spécial René Guénon», 2001). Questa osservazione, forse di non facile comprensione quanto alle sue vere ragioni, dovrebbe però ammonire coloro che ammettono ai loro «incontri» - more profano - non importa chi, che certe presenze assumono in qualche caso, in conseguenza della natura degli «invitati» e al tipo dei loro «interventi», la colorazione di vere e proprie «infiltrazioni» di influenze ostili, certamente destabilizzanti per loro stessa volontà e intenzione.
  12. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, T. I, pag.192.
Ormai da tempo ci siamo dovuti abituare ad osservare i risultati, spesso incongrui, a volte mostruosi, del contatto tra l’esposizione delle dottrine tradizionali e i pregiudizi profondamente radicati che animano la mentalità moderna: e se a volte tali produzioni si presentano evidentemente informate a un'esplicita volontà di volgarizzazione, tale da screditarli agli occhi dei lettori più seri, in altri casi esse tentano, più o meno esplicitamente, di presentare gli aspetti «inusitati» che inevitabilmente accompagnano tali commistioni come il segno evidente di una missione di carattere «provvidenziale», resa necessaria dalla straordinarietà dei tempi odierni.

È chiaro che, in questo secondo caso, i soggetti che si presentano come «missionati» devono giocare la loro parte con particolare prudenza, poiché il rischio di essere additati come «eccentrici», o magari come pericolosi esaltati, è sempre dietro l'angolo; ma nei rari casi in cui l'operazione riesce, grazie al tranquillizzante pragmatismo di cui tali «missionati» riescono talvolta a dar prova... dietro le quinte, è possibile che essa finisca per riscuotere un qualche credito anche in ambienti che non si reputerebbero particolarmente ingenui, ma che, di fronte a questo genere di temi, si comportano con la medesima irrazionalità che caratterizza purtroppo il «grosso pubblico».

È però vero che proprio tali reazioni favorevoli inducono invariabilmente tali «missionati» ad alzare la posta in gioco, finendo presto o tardi per sconfinare nel campo della pura e semplice ciarlataneria e rendendosi, per così dire, troppo ingombranti anche per coloro che inizialmente ne avevano favorito l'ascesa; ma è purtroppo inevitabile che a questo punto la reazione dei «raggirati» finisca per gettare il discredito anche sulle autentiche dottrine tradizionali, che finiscono così con l'essere le prime vittime dell'azione di tali personaggi. Ed è proprio questo rischio che può rendere opportuno occuparsi delle produzioni di autori che, di per sé, parrebbero troppo palesemente distanti dall'ambito degli «studi tradizionali» come intesi da René Guénon, ma che, utilizzando il nome di quest'ultimo per diffondere idee che nulla hanno a che fare col punto di vista che fu il suo, tendono inevitabilmente a far riverberare sulla sua opera i risultati delle proprie intraprese.

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Un esempio tipico di simili produzioni ci è fornito dalla lettura del n° 5 della rivista Il Messaggio, ornata dall'immodesto sottotitolo «Rivista di Studi Metafisici» e organo del «Centro Studi Metafisici di Milano», un «luogo di scambi fraterni aperto a coloro che intendono approfondire la comprensione delle dottrine metafisiche tradizionali», i cui «membri riconoscono con gratitudine l’influenza delle formulazioni sintetiche di metafisica tradizionale esposte da René Guénon» (1).

Il «marchio di fabbrica» di tale «centro», attivo da poco più di un decennio tra l'Italia e la Francia, consiste nella mescolanza di termini e concezioni propri dell’esoterismo e della metafisica con espressioni e idee tratte dall’ambito religioso, mescolanza «giustificata», agli occhi degli affiliati al «Centro Studi Metafisici», dalla negazione della separazione tra gli ambiti esoterico e religioso che sarebbe stata sostenuta da René Guénon (2).

Va innanzitutto rilevato che, come dovrebbe essere noto, Guénon stesso ha costantemente sostenuto una concezione diametralmente opposta a quella che il «Centro Studi Metafisici» gli attribuisce, e a questo proposito riteniamo opportuno, prima di esaminare nel dettaglio la rivista in questione, riportare una sua esauriente citazione, tratta dal terzo capitolo di Considerazioni sull’iniziazione, che fissa in termini inequivocabili il punto di vista di René Guénon sull'argomento [i corsivi sono nostri]: «L’intervento di un elemento "non-umano" può definire in maniera generale tutto quel che è autenticamente tradizionale; ma la presenza di tale carattere comune non è una ragione sufficiente perché non si facciano poi le distinzioni necessarie, e in particolare perché si confonda l’ambito religioso con quello iniziatico, o perché si veda al massimo, tra i due, soltanto una differenza di grado, quando c’è invece una reale differenza di natura, e, possiamo dire, addirittura di natura profonda. Quest’ultima confusione è anch’essa molto frequente, principalmente in coloro che pretendono di studiare l’iniziazione "dal di fuori", con intenzioni che possono d’altronde essere assai diverse, per cui è indispensabile denunciarla formalmente: l’esoterismo è qualcosa di essenzialmente diverso dalla religione, e non è la parte "interiore" di una religione come tale, anche quando assume la sua base e il suo punto di appoggio in essa come accade in alcune forme tradizionali, ad esempio nell’Islamismo; né l’iniziazione è una sorta di religione speciale riservata a una minoranza, come sembrano immaginare, ad esempio, coloro che parlano dei misteri antichi facendoli passare per "religiosi". Non possiamo sviluppare in questa occasione tutte le differenze che separano le due sfere religiosa e iniziatica, giacché, più ancora di quando si trattava soltanto dell’ambito mistico, che non è se non una parte della prima, questo ci porterebbe sicuramente molto distante; sennonché ci basterà, per lo scopo che ci prefiggiamo al presente, precisare che la religione prende in considerazione l’essere unicamente nello stato individuale umano e non mira assolutamente a farlo uscire da esso, anzi, tende al contrario ad assicurargli le condizioni migliori proprio in tale stato, mentre l’iniziazione ha come scopo essenziale di andare al di là delle possibilità di questo stato e di rendere effettivamente possibile il passaggio agli stati superiori, e infine di condurre inoltre l’essere al di là da qualsiasi stato condizionato».

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Già dalle prime righe dell'editoriale che apre il n° 5 della rivista, il «Centro Studi Metafisici» afferma a chiare lettere ciò che costituisce l'«originalità» della sua «testimonianza» rispetto a ciò che si conosce pubblicamente della stragrande maggioranza di coloro che si sono interessati fino ad oggi di studi tradizionali: «L'aspetto vissuto della spiritualità, che qualificheremmo volentieri con aggettivi come "applicato", "concreto", "pratico", e quindi "reale"» è infatti, secondo tale Centro, «la pietra d'inciampo alla cui prova cadono molti esponenti illustri dell'entourage degli "studi metafisici"».

Ciò che salta all'occhio in prima battuta è l'assimilazione tra aggettivi come «concreto» o «pratico» e il termine «reale», che sembrerebbe più adatta a un periodico di divulgazione scientifica che a una «rivista di studi metafisici»; può darsi che per il «Centro Studi Metafisici» usare un termine piuttosto che l'altro non abbia, in pratica, alcun risvolto «concreto»: tuttavia questo non doveva essere esattamente il punto di vista di René Guénon, se è vero che questi così si esprimeva, nel capitolo VII de La Crise du Monde moderne: «a proposito di "realtà", dobbiamo menzionare un altro fatto, che rischia di passare inosservato da molti, ma che è assai degno di nota come segno dello stato d'animo di cui parliamo [ovvero del "materialismo pratico"]: è che questa parola, nell'uso corrente, è esclusivamente riservata alla sola realtà sensibile. Siccome il linguaggio è l'espressione della mentalità di un popolo e di un'epoca, bisogna concludere da ciò che, per coloro che parlano così, tutto ciò che non cade nel dominio sensibile è "irreale", cioè illusorio o del tutto inesistente; è possibile che essi non ne abbiano realmente coscienza, ma questa convinzione negativa non è meno presente in fondo a loro stessi, e, se affermano il contrario, si può essere sicuri che, benché non se ne rendano conto, questa affermazione non risponde per loro che a qualcosa di molto più esteriore, se non di puramente verbale».

A un esame più accurato, verrebbe poi da chiedersi quali siano gli strumenti di cui disponga il «Centro Studi Metafisici» per giudicare gli «aspetti vissuti» dell'operato di autori che si presume non siano «personaggi pubblici» («aspetti vissuti» che - a rigor di termini - non dovrebbero interessare nessuno), e se quindi gli appartenenti a tale Centro pratichino una sorta di intelligence... casereccia (cosa della quale dubitiamo fortemente), ovvero se ritengano che la «spiritualità», come da essi intesa, debba necessariamente concretizzarsi in qualcosa di esteriormente visibile agli occhi del pubblico. Quest'ultima possibilità ci sembra purtroppo la più verosimile, e il fatto che essa venga avanzata in una rivista ove si fa esplicito riferimento alla «necessità dell'esoterismo» (3), ovvero di qualcosa che, se le parole hanno ancora un senso, dovrebbe caratterizzarsi per la sua «interiorità», non sarebbe l'ultima delle contraddizioni...

Ma attendendo di comprendere quali siano i mezzi che consentono al «Centro Studi Metafisici» di emettere tali giudizi, dobbiamo chiederci a questo punto a cosa possa corrispondere una «spiritualità concreta» che si esprime attraverso il suo «aspetto vissuto»: e per tagliar corto alle molteplici confusioni che potrebbero nascere dalla terminologia piuttosto confusa e «mistica» utilizzata dal «Centro Studi Metafisici», ci riporteremo innanzitutto all' adamantina chiarezza delle parole di René Guénon: «non esiste alcuna differenza tra la conoscenza intellettuale pura e trascendente [...], ovvero la conoscenza metafisica effettiva [...] e la realizzazione iniziatica, come d'altronde non ne esiste tra l'intellettualità pura e la vera spiritualità» (4). Dobbiamo quindi a questo punto chiederci: è possibile che la «conoscenza intellettuale», ovvero la «conoscenza metafisica» (5), possa essere ricompresa nell'ambito della «vita»? Le parole di René Guénon, nel capitolo della sua Introduzione generale allo studio delle dottrine indù dedicato ai caratteri essenziali della metafisica, non possono lasciare dubbi: in esso leggiamo come la metafisica stessa sia «essenzialmente costituita da ciò di cui non è possibile alcuna esperienza», situandosi «al di là di tutte le distinzioni che condizionano la conoscenza delle cose individuali, di cui quella del soggetto e dell’oggetto è il tipo generale e fondamentale»; ancora, ne La metafisica orientale, egli afferma che «la prima cosa da fare per chi vuole pervenire veramente alla conoscenza metafisica è di situarsi al di fuori del tempo, diremmo volentieri nel "non-tempo"» e che «il dominio metafisico è interamente al di fuori del mondo fenomenico».

Dovremmo quindi ammettere che qualcosa che si colloca interamente al di fuori del mondo fenomenico sia qualificabile con aggettivi quali «concreto» e «pratico»? O che ciò di cui non è possibile alcuna esperienza sia, nel contempo, sottomesso alle limitazioni della vita individuale? Ciò che ci pare alquanto più «realistico» è che, semplicemente, la «spiritualità» e la «conoscenza metafisica» come intese dal «Centro Studi Metafisici» non corrispondano affatto a ciò che con questo nome designava René Guénon, ma rappresentino piuttosto qualcosa di limitato all'ambito individuale e fenomenico, come la «vita» stessa, e non sfuggano, proprio per ciò, alla sfera dell’azione: «vita e azione sono strettamente solidali, la sfera dell'una corrisponde a quella dell'altra» (6).

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Tutto ciò compone un quadro a suo modo coerente: tra l'abbassamento della conoscenza metafisica al livello dell'esperienza umana e la confusione dell'esoterismo con la religione vi è più di un legame, e in effetti questo secondo tema ritorna anche in questo numero de Il Messaggio con un'insistenza poco comune: «[...] i mezzi propri alla conoscenza metafisica [...] sono di ordine religioso» (p. 54); «la conoscenza intellettuale, partendo dalla prospettiva simbolica, propria dei riti religiosi [...] si ricollega in una sorta di apertura o suggerimento analogico [?] agli stati superiori dell'essere» (p. 45); «i mezzi sacrali e rituali insiti in quelle religioni che mantengono ancora le due dimensioni exoterica ed esoterica [...]» (p. 45); «[...] l'esoterismo, via iniziatica per realizzare l'unio mystica» (p. 59) (7); potremmo continuare a lungo con citazioni di questo tenore, ma ci pare più interessante cercare di risalire, sulle tracce della «spiritualità concreta», alla radice di una tale attitudine, che riproduce la confusione tra esoterismo e misticismo con l'aggravante di sostituire al misticismo - che rappresenta almeno, nelle sue forme ortodosse, quanto vi è di più elevato nell'ambito religioso - la religione tout-court (8).

Proprio a proposito della confusione tra esoterismo e misticismo, René Guénon scriveva: «[tale confusione] diventò più grave quando di [essa] ci si impadronì in certi ambienti religiosi, con intenzioni visibilmente molto più coscienti [rispetto a quelle degli orientalisti, che furono i primi a introdurla,] e con un partito preso che non era più semplicemente quello di far rientrare tutto, di riffa o di raffa, negli schemi occidentali. Fino a quel momento, infatti, in tali ambienti ci si era accontentati di negare semplicemente l'esistenza di ogni esoterismo, atteggiamento che era evidentemente il più comodo, in quanto dispensava dall'esaminare più a fondo qualcosa che era considerato particolarmente imbarazzante, e che di fatto lo è, per coloro che - come gli exoteristi esclusivi - hanno la pretesa che non debba esserci nulla che sfugga alla loro competenza; sembra però che a un certo momento ci si sia resi conto che una simile negazione, totale e "semplicistica", non era più possibile, e che, nello stesso tempo, una mossa più abile sarebbe stata quella di snaturare l'esoterismo in modo da poterselo "annettere", per così dire, facendolo passare per qualcosa che - come il misticismo - è in realtà compreso nell'exoterismo religioso. Si sarebbe così potuto ancora continuare a non pronunciare la parola esoterismo, visto che il termine misticismo ne avrebbe preso il posto sempre e dappertutto, e la cosa in sé sarebbe stata - così facendo - tanto ben travestita, che sarebbe parsa rientrare nel campo dell'exoterismo; quest'ultimo obiettivo era senza dubbio quello che più importava ai fini che si volevano raggiungere, e il suo ottenimento avrebbe permesso a qualcuno di emettere a cuor leggero "giudizi" su cose che egli non avrebbe avuto alcuna veste per trattare e che, in ragione della loro vera natura, erano, sotto ogni riguardo, completamente fuori della sua "giurisdizione"» (9).

Che tale attitudine «annessionistica» si ripresenti oggi sotto forme diverse, dall'apparenza più esotica, non può stupirci più del fatto che si tenti, seppure sotto modalità palesemente incongrue, di farla passare come se corrispondesse a quanto voluto da Guénon stesso (10); tutto ciò rappresenta, a dire il vero, qualcosa di un po' peggio che una semplice incomprensione, e corrisponde a un tentativo, non necessariamente cosciente in tutti coloro che ne sono gli «esecutori», di utilizzare le dottrine tradizionali esposte da René Guénon per fini del tutto estranei, per non dire contrari, a quelli dichiaratamente perseguiti da Guénon attraverso la sua opera.

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Non riteniamo necessario proseguire oltre in queste riflessioni, che già rischiano di eccedere lo spazio che è possibile dedicare al commento di simili iniziative, ma non possiamo esimerci dal segnalare il brevissimo articolo di 'Abd al Wahid Pallavicini che chiude il numero 5, consistente in un intervento tenuto in occasione di un incontro organizzato dal Grande Oriente d'Italia. Dobbiamo ammettere che, memori dell'atteggiamento non particolarmente rispettoso di tale autore nei confronti della Massoneria (11), già il semplice dato della sua partecipazione a una simile iniziativa ci ha stupito non poco; ma ancor più ci ha sorpresi il contenuto di tale intervento, ove, in un cumulo di incoerenti dichiarazioni ricamate attorno al titolo del convegno («Massoneria e Religione: alternative o complementari per la costruzione dell'uomo?»), egli ha trovato il modo di inserire una dichiarazione che ben rivela la sua reale attitudine nei confronti della Massoneria: «circa l'ipotesi dell'alternativa, bisogna considerare la finalità, e [...] ci viene detto, da parte massonica, che questa concerne la "costruzione dell'uomo" [...]. Nella massoneria ci sono, o per lo meno ci sono state, finalità diverse a seconda dei tempi e dei luoghi ma soprattutto a seconda della partecipazione, o meno, alle corporazioni di mestiere, che sempre hanno costituito il necessario fondamento alla possibilità di "edificazione"».

Dunque, pare di capire, secondo Pallavicini un Massone non avrebbe altra possibilità di raggiungere il fine della propria iniziazione (il quale, beninteso, sarebbe variabile «a seconda dei tempi e dei luoghi») se non attraverso la partecipazione alle «corporazioni di mestiere», il che ci dà ancora una volta un'idea del «materialismo» financo grottesco del «Centro Studi Metafisici» nell'affrontare quanto attiene all'ambito dell'operatività iniziatica. Del resto, ancora una volta, è lo stesso Guénon a «rimettere al suo posto» l'autore in questione, attraverso parole che non ci pare ammettano ulteriori repliche, tratte proprio dal cap. XXIX di Considerazioni sull'iniziazione, dal titolo «"Operativo" e "speculativo"»: «per il fatto che la forma dell'iniziazione massonica è legata a un mestiere - cosa che del resto, come abbiamo indicato, è ben lungi dal costituire un caso eccezionale - e che i suoi simboli e i suoi riti, in una parola i suoi metodi propri, in tutto ciò che hanno di "specifico", assumono essenzialmente il loro appoggio nel mestiere di costruttore, si è finito col confondere "operativo" con "corporativo", fermandosi in tal modo all'aspetto più esteriore e più superficiale delle cose, com'è naturale che capiti a chi non abbia nessuna idea, o addirittura nessun sospetto, della "realizzazione" iniziatica».

Non pensiamo sia un caso che, seguendo le tracce della fantomatica «spiritualità concreta» oggetto delle aspirazioni del «Centro Studi Metafisici», ci si sia imbattuti in una negazione di fatto degli aspetti più elevati ed essenziali dell'iniziazione massonica che il Fr\ René Guénon mise magistralmente in luce. Come egli stesso scriveva: «i pretesi antimassoni non sono in realtà che degli "anti-orientali"» (12), e in effetti non è difficile vedere, al di là di un'ossequiosa devozione di facciata, come le posizioni del «Centro Studi Metafisici» che abbiamo passato in rassegna mirino in realtà a «sterilizzare», agli occhi dei lettori meno accorti, quell'inestimabile forma di «aiuto dell’Oriente» costituita dall’opera stessa di René Guénon, abbassandola al livello di una delle tante forme di «esotismo devozionale» che purtroppo affollano l'Occidente moderno. E non è forse un caso se gli stessi ambienti ecclesiastici che mantengono un atteggiamento inequivocabilmente ostile nei confronti di René Guénon, della Massoneria, e più in generale dell'esoterismo, non vedano di cattivo occhio che l'apertura di un convegno del «Centro Studi Metafisici» venga affidata a... un Vescovo: e se il motivo di tale inusuale «apertura» fosse la certezza di non trovarsi di fronte a una manifestazione del tanto temuto «esoterismo», ci permetteremmo, per una volta, di manifestare il nostro pieno accordo con gli attuali rappresentanti dell'exoterismo occidentale.