Ormai da tempo ci siamo dovuti abituare ad
osservare i risultati, spesso incongrui, a volte mostruosi, del
contatto tra l’esposizione delle dottrine tradizionali e i
pregiudizi profondamente radicati che animano la mentalità moderna:
e se a volte tali produzioni si presentano evidentemente informate a
un'esplicita volontà di volgarizzazione, tale da screditarli agli
occhi dei lettori più seri, in altri casi esse tentano, più o meno
esplicitamente, di presentare gli aspetti «inusitati» che
inevitabilmente accompagnano tali commistioni come il segno evidente
di una missione di carattere «provvidenziale», resa necessaria dalla
straordinarietà dei tempi odierni.
È chiaro che, in questo secondo caso, i soggetti
che si presentano come «missionati» devono giocare la loro parte con
particolare prudenza, poiché il rischio di essere additati come
«eccentrici», o magari come pericolosi esaltati, è sempre dietro
l'angolo; ma nei rari casi in cui l'operazione riesce, grazie al
tranquillizzante pragmatismo di cui tali «missionati» riescono
talvolta a dar prova... dietro le quinte, è possibile che essa
finisca per riscuotere un qualche credito anche in ambienti che non
si reputerebbero particolarmente ingenui, ma che, di fronte a questo
genere di temi, si comportano con la medesima irrazionalità che
caratterizza purtroppo il «grosso pubblico».
È però vero che proprio tali reazioni favorevoli
inducono invariabilmente tali «missionati» ad alzare la posta in
gioco, finendo presto o tardi per sconfinare nel campo della pura e
semplice ciarlataneria e rendendosi, per così dire, troppo
ingombranti anche per coloro che inizialmente ne avevano favorito
l'ascesa; ma è purtroppo inevitabile che a questo punto la reazione
dei «raggirati» finisca per gettare il discredito anche sulle
autentiche dottrine tradizionali, che finiscono così con l'essere le
prime vittime dell'azione di tali personaggi. Ed è proprio questo
rischio che può rendere opportuno occuparsi delle produzioni di autori che, di
per sé, parrebbero troppo palesemente distanti dall'ambito degli
«studi tradizionali» come intesi da René Guénon, ma che, utilizzando
il nome di quest'ultimo per diffondere idee che nulla hanno a che
fare col punto di vista che fu il suo, tendono
inevitabilmente a far riverberare sulla sua opera i risultati delle
proprie intraprese.
***
Un esempio tipico di simili produzioni ci è
fornito dalla lettura del n° 5 della rivista Il Messaggio,
ornata dall'immodesto sottotitolo «Rivista di Studi Metafisici» e
organo del «Centro Studi Metafisici di Milano», un «luogo di scambi
fraterni aperto a coloro che intendono approfondire la comprensione
delle dottrine metafisiche tradizionali», i cui «membri riconoscono
con gratitudine l’influenza delle formulazioni sintetiche di
metafisica tradizionale esposte da René Guénon» (1).
Il «marchio di fabbrica» di tale «centro», attivo
da poco più di un decennio tra l'Italia e la Francia, consiste nella
mescolanza di termini e concezioni propri dell’esoterismo e della
metafisica con espressioni e idee tratte dall’ambito religioso,
mescolanza «giustificata», agli occhi degli affiliati al «Centro
Studi Metafisici», dalla negazione della separazione tra gli ambiti
esoterico e religioso che sarebbe stata sostenuta da René Guénon
(2).
Va innanzitutto rilevato che, come dovrebbe
essere noto, Guénon stesso ha costantemente sostenuto una concezione
diametralmente opposta a quella che il «Centro Studi Metafisici» gli
attribuisce, e a questo proposito riteniamo opportuno, prima di
esaminare nel dettaglio la rivista in questione, riportare una sua
esauriente citazione, tratta dal terzo capitolo di Considerazioni
sull’iniziazione, che fissa in termini inequivocabili il punto
di vista di René Guénon sull'argomento [i corsivi sono nostri]:
«L’intervento di un elemento "non-umano" può definire in maniera
generale tutto quel che è autenticamente tradizionale; ma la
presenza di tale carattere comune non è una ragione sufficiente
perché non si facciano poi le distinzioni necessarie, e in
particolare perché si confonda l’ambito religioso con quello
iniziatico, o perché si veda al massimo, tra i due, soltanto una
differenza di grado, quando c’è invece una reale differenza di
natura, e, possiamo dire, addirittura di natura profonda.
Quest’ultima confusione è anch’essa molto frequente, principalmente
in coloro che pretendono di studiare l’iniziazione "dal di fuori",
con intenzioni che possono d’altronde essere assai diverse, per cui
è indispensabile denunciarla formalmente: l’esoterismo è qualcosa
di essenzialmente diverso dalla religione, e non è la parte "interiore"
di una religione come tale, anche quando assume la
sua base e il suo punto di appoggio in essa come accade in alcune
forme tradizionali, ad esempio nell’Islamismo; né l’iniziazione è
una sorta di religione speciale riservata a una minoranza, come
sembrano immaginare, ad esempio, coloro che parlano dei misteri
antichi facendoli passare per "religiosi". Non possiamo sviluppare
in questa occasione tutte le differenze che separano le due sfere
religiosa e iniziatica, giacché, più ancora di quando si trattava
soltanto dell’ambito mistico, che non è se non una parte della
prima, questo ci porterebbe sicuramente molto distante; sennonché ci
basterà, per lo scopo che ci prefiggiamo al presente, precisare che
la religione prende in considerazione l’essere unicamente nello
stato individuale umano e non mira assolutamente a farlo uscire da
esso, anzi, tende al contrario ad assicurargli le condizioni
migliori proprio in tale stato, mentre l’iniziazione ha come scopo
essenziale di andare al di là delle possibilità di questo stato e di
rendere effettivamente possibile il passaggio agli stati superiori,
e infine di condurre inoltre l’essere al di là da qualsiasi stato
condizionato».
***
Già dalle prime righe dell'editoriale che apre il
n° 5 della rivista, il «Centro Studi Metafisici» afferma a chiare
lettere ciò che costituisce l'«originalità» della sua
«testimonianza» rispetto a ciò che si conosce pubblicamente della
stragrande maggioranza di coloro che si sono interessati fino ad
oggi di studi tradizionali: «L'aspetto vissuto della spiritualità,
che qualificheremmo volentieri con aggettivi come "applicato",
"concreto", "pratico", e quindi "reale"» è infatti, secondo tale
Centro, «la pietra d'inciampo alla cui prova cadono molti esponenti
illustri dell'entourage degli "studi metafisici"».
Ciò che salta all'occhio in prima battuta è
l'assimilazione tra aggettivi come «concreto» o «pratico» e il
termine «reale», che sembrerebbe più adatta a un periodico di
divulgazione scientifica che a una «rivista di studi metafisici»;
può darsi che per il «Centro Studi Metafisici» usare un termine
piuttosto che l'altro non abbia, in pratica, alcun risvolto
«concreto»: tuttavia questo non doveva essere esattamente il punto
di vista di René Guénon, se è vero che questi così si esprimeva, nel
capitolo VII de La Crise du Monde moderne: «a proposito di
"realtà", dobbiamo menzionare un altro fatto, che rischia di passare
inosservato da molti, ma che è assai degno di nota come segno dello
stato d'animo di cui parliamo [ovvero del "materialismo pratico"]: è
che questa parola, nell'uso corrente, è esclusivamente riservata
alla sola realtà sensibile. Siccome il linguaggio è l'espressione
della mentalità di un popolo e di un'epoca, bisogna concludere da
ciò che, per coloro che parlano così, tutto ciò che non cade nel
dominio sensibile è "irreale", cioè illusorio o del tutto
inesistente; è possibile che essi non ne abbiano realmente
coscienza, ma questa convinzione negativa non è meno presente in
fondo a loro stessi, e, se affermano il contrario, si può essere
sicuri che, benché non se ne rendano conto, questa affermazione non
risponde per loro che a qualcosa di molto più esteriore, se non di
puramente verbale».
A un esame più accurato, verrebbe poi da
chiedersi quali siano gli strumenti di cui disponga il «Centro Studi
Metafisici» per giudicare gli «aspetti vissuti» dell'operato di
autori che si presume non siano «personaggi pubblici» («aspetti
vissuti» che - a rigor di termini - non dovrebbero interessare
nessuno), e se quindi gli appartenenti a tale Centro pratichino una
sorta di intelligence... casereccia (cosa della quale
dubitiamo fortemente), ovvero se ritengano che la «spiritualità»,
come da essi intesa, debba necessariamente concretizzarsi in
qualcosa di esteriormente visibile agli occhi del pubblico.
Quest'ultima possibilità ci sembra purtroppo la più verosimile, e il
fatto che essa venga avanzata in una rivista ove si fa esplicito
riferimento alla «necessità dell'esoterismo» (3), ovvero di qualcosa
che, se le parole hanno ancora un senso, dovrebbe caratterizzarsi
per la sua «interiorità», non sarebbe l'ultima delle
contraddizioni...
Ma attendendo di comprendere quali siano i mezzi
che consentono al «Centro Studi Metafisici» di emettere tali
giudizi, dobbiamo chiederci a questo punto a cosa possa
corrispondere una «spiritualità concreta» che si esprime attraverso
il suo «aspetto vissuto»: e per tagliar corto alle molteplici
confusioni che potrebbero nascere dalla terminologia piuttosto
confusa e «mistica» utilizzata dal «Centro Studi Metafisici», ci
riporteremo innanzitutto all' adamantina chiarezza delle parole di
René Guénon: «non esiste alcuna differenza tra la conoscenza
intellettuale pura e trascendente [...], ovvero la conoscenza
metafisica effettiva [...] e la realizzazione iniziatica, come
d'altronde non ne esiste tra l'intellettualità pura e la vera
spiritualità» (4). Dobbiamo quindi a questo punto chiederci: è
possibile che la «conoscenza intellettuale», ovvero la «conoscenza
metafisica» (5), possa essere ricompresa nell'ambito della «vita»?
Le parole di René Guénon, nel capitolo della sua Introduzione
generale allo studio delle dottrine indù dedicato ai caratteri
essenziali della metafisica, non possono lasciare dubbi: in esso
leggiamo come la metafisica stessa sia «essenzialmente costituita da
ciò di cui non è possibile alcuna esperienza», situandosi «al
di là di tutte le distinzioni che condizionano la conoscenza
delle cose individuali, di cui quella del soggetto e dell’oggetto è
il tipo generale e fondamentale»; ancora, ne La metafisica
orientale, egli afferma che «la prima cosa da fare per chi vuole
pervenire veramente alla conoscenza metafisica è di situarsi al
di fuori del tempo, diremmo volentieri nel "non-tempo"» e
che «il dominio metafisico è interamente al di fuori del mondo
fenomenico».
Dovremmo quindi ammettere che qualcosa che si
colloca interamente al di fuori del mondo fenomenico sia
qualificabile con aggettivi quali «concreto» e «pratico»? O che ciò
di cui non è possibile alcuna esperienza sia, nel contempo,
sottomesso alle limitazioni della vita individuale? Ciò che ci pare
alquanto più «realistico» è che, semplicemente, la «spiritualità» e
la «conoscenza metafisica» come intese dal «Centro Studi Metafisici»
non corrispondano affatto a ciò che con questo nome designava René
Guénon, ma rappresentino piuttosto qualcosa di limitato all'ambito
individuale e fenomenico, come la «vita» stessa, e non sfuggano,
proprio per ciò, alla sfera dell’azione: «vita e azione sono
strettamente solidali, la sfera dell'una corrisponde a quella
dell'altra» (6).
***
Tutto ciò compone un quadro a suo modo coerente:
tra l'abbassamento della conoscenza metafisica al livello
dell'esperienza umana e la confusione dell'esoterismo con la
religione vi è più di un legame, e in effetti questo secondo tema
ritorna anche in questo numero de Il Messaggio con
un'insistenza poco comune: «[...] i mezzi propri alla conoscenza
metafisica [...] sono di ordine religioso» (p. 54); «la
conoscenza intellettuale, partendo dalla prospettiva simbolica,
propria dei riti religiosi [...] si ricollega in una sorta di
apertura o suggerimento analogico [?] agli stati superiori
dell'essere» (p. 45); «i mezzi sacrali e rituali insiti in quelle
religioni che mantengono ancora le due dimensioni exoterica ed
esoterica [...]» (p. 45); «[...] l'esoterismo, via iniziatica
per realizzare l'unio mystica» (p. 59) (7); potremmo
continuare a lungo con citazioni di questo tenore, ma ci pare più
interessante cercare di risalire, sulle tracce della «spiritualità
concreta», alla radice di una tale attitudine, che riproduce la
confusione tra esoterismo e misticismo con l'aggravante di
sostituire al misticismo - che rappresenta almeno, nelle sue forme
ortodosse, quanto vi è di più elevato nell'ambito religioso - la
religione tout-court (8).
Proprio a proposito della confusione tra
esoterismo e misticismo, René Guénon scriveva: «[tale confusione]
diventò più grave quando di [essa] ci si impadronì in certi ambienti
religiosi, con intenzioni visibilmente molto più coscienti [rispetto
a quelle degli orientalisti, che furono i primi a introdurla,] e con
un partito preso che non era più semplicemente quello di far
rientrare tutto, di riffa o di raffa, negli schemi occidentali. Fino
a quel momento, infatti, in tali ambienti ci si era accontentati di
negare semplicemente l'esistenza di ogni esoterismo, atteggiamento
che era evidentemente il più comodo, in quanto dispensava
dall'esaminare più a fondo qualcosa che era considerato
particolarmente imbarazzante, e che di fatto lo è, per coloro che -
come gli exoteristi esclusivi - hanno la pretesa che non debba
esserci nulla che sfugga alla loro competenza; sembra però che a un
certo momento ci si sia resi conto che una simile negazione, totale
e "semplicistica", non era più possibile, e che, nello stesso tempo,
una mossa più abile sarebbe stata quella di snaturare
l'esoterismo in modo da poterselo "annettere", per così dire,
facendolo passare per qualcosa che - come il misticismo - è in
realtà compreso nell'exoterismo religioso. Si sarebbe così
potuto ancora continuare a non pronunciare la parola esoterismo,
visto che il termine misticismo ne avrebbe preso il posto sempre e
dappertutto, e la cosa in sé sarebbe stata - così facendo - tanto
ben travestita, che sarebbe parsa rientrare nel campo
dell'exoterismo; quest'ultimo obiettivo era senza dubbio quello che
più importava ai fini che si volevano raggiungere, e il suo
ottenimento avrebbe permesso a qualcuno di emettere a cuor leggero
"giudizi" su cose che egli non avrebbe avuto alcuna veste per
trattare e che, in ragione della loro vera natura, erano, sotto ogni
riguardo, completamente fuori della sua "giurisdizione"»
(9).
Che tale attitudine «annessionistica» si
ripresenti oggi sotto forme diverse, dall'apparenza più esotica, non
può stupirci più del fatto che si tenti, seppure sotto modalità
palesemente incongrue, di farla passare come se corrispondesse a
quanto voluto da Guénon stesso (10); tutto ciò rappresenta, a dire
il vero, qualcosa di un po' peggio che una semplice incomprensione,
e corrisponde a un tentativo, non necessariamente cosciente in tutti
coloro che ne sono gli «esecutori», di utilizzare le dottrine
tradizionali esposte da René Guénon per fini del tutto estranei, per
non dire contrari, a quelli dichiaratamente perseguiti da Guénon
attraverso la sua opera.
***
Non riteniamo necessario proseguire oltre in
queste riflessioni, che già rischiano di eccedere lo spazio che è
possibile dedicare al commento di simili iniziative, ma non possiamo
esimerci dal segnalare il brevissimo articolo di 'Abd al Wahid
Pallavicini che chiude il numero 5, consistente in un intervento
tenuto in occasione di un incontro organizzato dal Grande Oriente
d'Italia. Dobbiamo ammettere che, memori dell'atteggiamento non
particolarmente rispettoso di tale autore nei confronti della
Massoneria (11), già il semplice dato della sua partecipazione a una
simile iniziativa ci ha stupito non poco; ma ancor più ci ha
sorpresi il contenuto di tale intervento, ove, in un cumulo di
incoerenti dichiarazioni ricamate attorno al titolo del convegno
(«Massoneria e Religione: alternative o complementari per la
costruzione dell'uomo?»), egli ha trovato il modo di inserire una
dichiarazione che ben rivela la sua reale attitudine nei confronti
della Massoneria: «circa l'ipotesi dell'alternativa, bisogna
considerare la finalità, e [...] ci viene detto, da parte massonica,
che questa concerne la "costruzione dell'uomo" [...]. Nella
massoneria ci sono, o per lo meno ci sono state, finalità diverse a
seconda dei tempi e dei luoghi ma soprattutto a seconda della
partecipazione, o meno, alle corporazioni di mestiere, che sempre
hanno costituito il necessario fondamento alla possibilità di
"edificazione"».
Dunque, pare di capire, secondo Pallavicini un
Massone non avrebbe altra possibilità di raggiungere il fine della
propria iniziazione (il quale, beninteso, sarebbe variabile «a
seconda dei tempi e dei luoghi») se non attraverso la partecipazione
alle «corporazioni di mestiere», il che ci dà ancora una volta
un'idea del «materialismo» financo grottesco del «Centro Studi
Metafisici» nell'affrontare quanto attiene all'ambito
dell'operatività iniziatica. Del resto, ancora una volta, è lo
stesso Guénon a «rimettere al suo posto» l'autore in questione,
attraverso parole che non ci pare ammettano ulteriori repliche,
tratte proprio dal cap. XXIX di Considerazioni sull'iniziazione,
dal titolo «"Operativo" e "speculativo"»: «per il fatto che
la forma dell'iniziazione massonica è legata a un mestiere - cosa
che del resto, come abbiamo indicato, è ben lungi dal costituire un
caso eccezionale - e che i suoi simboli e i suoi riti, in una parola
i suoi metodi propri, in tutto ciò che hanno di "specifico",
assumono essenzialmente il loro appoggio nel mestiere di
costruttore, si è finito col confondere "operativo" con
"corporativo",fermandosi in tal modo all'aspetto più
esteriore e più superficiale delle cose, com'è naturaleche
capiti a chi non abbia nessuna idea, o addirittura nessun sospetto,
della "realizzazione" iniziatica».
Non pensiamo sia un caso che, seguendo le tracce
della fantomatica «spiritualità concreta» oggetto delle aspirazioni
del «Centro Studi Metafisici», ci si sia imbattuti in una negazione
di fatto degli aspetti più elevati ed essenziali dell'iniziazione
massonica che il Fr\
René Guénon mise magistralmente in luce. Come egli stesso scriveva:
«i pretesi antimassoni non sono in realtà che degli
"anti-orientali"» (12), e in effetti non è difficile vedere, al di
là di un'ossequiosa devozione di facciata, come le posizioni del
«Centro Studi Metafisici» che abbiamo passato in rassegna mirino in
realtà a «sterilizzare», agli occhi dei lettori meno accorti,
quell'inestimabile forma di «aiuto dell’Oriente» costituita
dall’opera stessa di René Guénon, abbassandola al livello di una
delle tante forme di «esotismo devozionale» che purtroppo affollano
l'Occidente moderno. E non è forse un caso se gli stessi ambienti
ecclesiastici che mantengono un atteggiamento inequivocabilmente
ostile nei confronti di René Guénon, della Massoneria, e più in
generale dell'esoterismo, non vedano di cattivo occhio che
l'apertura di un convegno del «Centro Studi Metafisici» venga
affidata a... un Vescovo: e se il motivo di tale inusuale «apertura»
fosse la certezza di non trovarsi di fronte a una manifestazione del
tanto temuto «esoterismo», ci permetteremmo, per una volta, di
manifestare il nostro pieno accordo con gli attuali rappresentanti
dell'exoterismo occidentale.