a cura di
Heredom

Introduzione

Introduzione

 

 

 

L'idea di parlare di "tradizione" attraverso Internet può sembrare a prima vista insolita, se non bizzarra. Infatti, cosa possono avere a che vedere antiche idee, tramandate per secoli dalla bocca all’orecchio di uomini indifferenti allo scorrere del tempo, rispetto a un mezzo di comunicazione che permette a milioni di persone di comunicare in tempo reale, attraverso apparecchi che spesso i genitori devono imparare a usare dai figli, e che diventano obsoleti nel giro di pochi anni?
Niente sembrerebbe più inconciliabile: da una parte i "modernisti" alla ricerca dell'ultima novità, della più mirabolante esperienza tecnologica; dall'altra i "tradizionalisti" nostalgici di un mondo ormai perduto, e spesso mai esistito, nemici di tutto ciò che contrasta con la formula che credono possa ricondurli alla purezza originaria. Se tutto si riducesse a ciò, meglio sarebbe evitare la pena di occuparsi di tali questioni.
Se così non è, il motivo è che forse esiste (qualcuno direbbe: esiste ancora) qualcuno per cui la vita non è un susseguirsi di eventi privi di significato, utili al più a provocare la soddisfazione dei propri istinti, ma che, dall'altro lato, non accetta di rinchiudere la propria ricerca della verità nei limiti imposti dalla consuetudine. Soprattutto, esistono uomini per i quali la parola verità ha ancora un senso, e che non provano orgoglio o timore nel pronunciarla perché non corrono il rischio di confonderla con le proprie convinzioni o con le usanze della collettività di cui fanno parte.
Uno di questi uomini è, a nostro parere, René Guénon, al quale si deve la fortuna che ha accompagnato nell’ultimo secolo la diffusione in Occidente degli studi tradizionali. Occidentale di nascita, ma intellettualmente del tutto orientale, fu uno dei pochissimi critici del mondo moderno che non si lasciò irretire dall’ambiguo fascino di scelte "conservatrici", e che non smise di indicare agli Occidentali l’importanza di recuperare il patrimonio intellettuale delle grandi civiltà d’Oriente, espresso in modo particolarmente netto nell’induismo, per porre rimedio agli squilibri che minacciavano di disgregare un mondo sempre più prigioniero del proprio materialismo e delle proprie immaginazioni distruttrici a occhi aperti.
La sua ferma condanna del "tradizionalismo", inteso come imitazione esteriore delle forme della tradizione slegate da ogni contenuto autenticamente spirituale, dà conto della lucidità con cui seppe individuare con largo anticipo alcuni mali che oggi tocca alla cronaca porre in evidenza. Dall’altro lato, il suo costante interesse per la Massoneria, sulla quale scrisse centinaia di pagine, è la prova dello spirito costruttivo che ne animava le critiche, a volte aspre, allo stato attuale della civiltà occidentale.
Ma non può essere l’esempio di un individuo, per quanto eccezionale, a esserci d’aiuto nel trovare una direzione verso la quale orientare gli sforzi "per il bene e il progresso dell’umanità", sempre ammesso che si abbia voglia di considerare tale formula qualcosa di più di un vano esercizio di retorica. Deve essere prima di tutto una prospettiva, che non nega i benefici materiali derivanti dal progresso tecnologico, ma che si rifiuta di concepire l’uomo come un sofisticato computer, e di ridurne la vita a un bilancio contabile; che non accetta di buttare a mare l’eredità secolare dei nostri antenati, ma che non pretende neppure di imporla con la forza a civiltà diverse. Dopo aver trascorso secoli a cercare di insegnare, è forse giunto il momento per l’uomo occidentale di imparare ad ascoltare, spogliandosi del pregiudizio innato di "saperne di più", di avere già pronte le risposte a ogni domanda: e per cercare di capire almeno il motivo per cui, dopo secoli di "progresso", forse mai come oggi l’Occidente e i suoi valori sono oggetto di odio e disprezzo, fuori e dentro le sue mura.
Anche in queste pagine, l’obiettivo non è altro: "cercare di capire". Cercheremo di farlo spogliandoci dei nostri pregiudizi, delle appartenenze di gruppo, non rinnegando la nostra identità, ma accettando che essa possa essere parte di una sintesi più vasta, veramente "universale" nel senso proprio del termine. Una sintesi che non può non partire dall’ingiunzione "conosci te stesso", posta alla base di tutte le vie iniziatiche e, in ultima analisi, di tutte le civiltà veramente degne di questo nome: pienamente tradizionale, e pienamente attuale.