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Maurizio Nicosia
La Stele del
Re Get
Analisi geometrica strutturale
Ars sine Scientia nihil est: larte senza la Scienza
è nulla. La celebre frase fu pronunciata nel 1399 dal Maestro Giovanni Mignot, architetto
parigino, chiamato a Milano per valutare lopera della fabbrica del Duomo (in
Annali
della fabbrica del Duomo, G. Brigola, Milano 1877, vol I, pp. 209211). Si
accese una disputa con le maestranze locali sulle proporzioni da dare ai contrafforti in
rapporto al tipo di pietra usata, e nel corso della disputa il Maestro Mignot pronunciò
questa celebre frase, in cui «arte» significa tecnica e «scienza» indica la geometria.
Mignot non intendeva certo affermare nulla di nuovo, si limitava a ribadire una sapienza
custodita da secoli che già echeggiava nellunico frammento dello scultore Policleto
che la storia ci ha restituito: «larte si ottiene con molti numeri e badando ai
minimi dettagli».
Lunico modo per documentare luso di teorie
geometriche nellarte è quello di impugnare squadra e compasso per individuare se
lopera è frutto di un sistema coerente. Da tempo la stele del re Get era sotto la
mia osservazione: la sua limpida scansione mi sembrava scaturire dalla sezione aurea, che
intravedevo soprattutto nel rettangolo che circoscrive il palazzo e il glifo del re: il
serpente.
Nella stele, proveniente da Abido e oggi al Louvre, è
iscritto il nome del re Get, della prima dinastia e indicato col serpente, sul quale è il
falco del dio Horus. Sergio Donadoni ne sintetizza in Arte egizia (Torino 1982,
Einaudi, pp. 3233) le peculiarità: «anche gli studiosi più attaccati al mito
della imitazione della natura tributano omaggio alla pulizia, al ritmo di
questopera, alla sua precisione. Ed è proprio in questa precisione il valore del
monumento: i raffinati equilibri di proprorzioni rifuggono da ogni precisa simmetria.
Lapparente semplicità geometrica della figurazione non tollera un asse che la
divida in due metà corrisponenti».
Donadoni fa in questo caso riferimento alla concezione moderna
della simmetria ma in età antica, almeno nel mondo greco, la simmetria indica solamente,
e non è poco, che lopera è costruita con lo «stesso metro», ovvero con lo stesso
modulo. Una semplice proporzione armonica come 1:2, asimmetrica per il mondo
moderno, è invece perfettamente simmetrica nel mondo antico: perché è
commensurabile con lo stesso modulo. Una concezione dinamica della simmetria, dunque, di
cui la stele del re Get è squisita e sapiente testimonianza: si osservi
nellimmagine sottostante come la mediana della stele scandisca il ritmo delle
colonne secondo un ritmo armonico dottava, o 1:2.
In realtà il modulo che informa la stele non è aureo,
come credevo, ma deriva da un processo che chiamiamo di dinamizzazione del quadrato:
proiettando la sua diagonale si ottiene un rettangolo il cui lato maggiore è pari alla
diagonale del quadrato originario. Questo processo, che può essere ripetuto ottenendo via
via rettangoli in radice di 2, 3, 4, è tipico degli avori tardo romani, dei fregi
bizantini e delle composizioni medievali. La stele di Get ci offre dunque un precedente
storico di rilevante interesse. Si tratta d’una composizione i cui rapporti vengono tutti
stabiliti mediante archi di cerchio e proiezioni dei loro raggi: concepita dunque in punta
di compasso.
Tuttavia anche la proporzione aurea vi svolge un ruolo
non secondario: sia nellassetto di Horus che nel rettangolo del Palazzo; il
rettangolo in cui ondeggia il serpente è in rapporto aureo col quadrato costituito dal
palazzo: il re è la parte aurea della terra regale; non sappiamo se e come
venisse chiamata la sezione aurea, ma certo agli Egizi non sfuggivano le proprietà a essa
correlate: fattore costante e armonico di crescita. Comprensibile dunque che re Get le
venisse comparato, fermento per la terra regia. Ciò significa dunque che larte
egizia già padroneggia con eleganza sistemi compositivi piuttosto articolati, capaci di
armonizzare le proporzioni dinamiche con le auree e con le
armoniche. Cosa tuttaltro che semplice se si considera che le proporzioni auree
e dinamiche sono irrazionali, governate cioè da numeri infinitesimali, mentre le
armoniche sono razionali, basate invece su numeri interi.
Tra gli aspetti peculiari della stele lequilibrio dinamico,
ottenuto attraverso il sapiente spostamento dellasse della composizione; il rapporto
tra micro e macrocosmo, tra cielo e terra, sottolineato dalluso di rettangoli di
medesime proporzioni per la stele e il palazzo del re; la sorprendente derivazione del
rettangolo che circoscrive il Palazzo e il Re da due intersezioni apparentemente
secondarie, che nondimeno dobbiamo considerare come «emanazioni» di Horus; infine
luso della «tavola tripartita», ancor oggi gioiello del Maestro nella massoneria
simbolica: segno inequivocabile che per millenni è stato uno dei segreti del mestiere.
Quando ancora il mestiere era mysterium.
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Lanonimo
scultore egizio che scolpì la stele del Re Get è partito, come è frequente nei secoli
successivi, da un quadrato. I modi di costruzione regolare del quadrato
utilizzati sono in genere due: la sua inscrizione in un cerchio, o il suo sviluppo a
partire da un lato. In questo caso è probabile che le dimensioni della stele abbiano
indotto a costruirlo dal lato CD. Proiettati due archi di cerchio con
raggio pari a CD, e due verticali da C e D, si determinano i punti A e B. Il
formato della stele risulta da una dinamizzazione di questo quadrato originario
ABCD: puntando il compasso in C e D con raggio CA e DB si determinano i punti F ed E di un
rettangolo in radice di 2 (dora in poi V2): se assumiamo che il quadrato abbia
misura 1, la sua diagonale, per il teorema di Pitagora, sarà pari a V2 . Poiché il
rettangolo EFCD ha come lato minore quello del quadrato, e come maggiore la proiezione
della diagonale, è detto rettangolo V2.
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Dal rettangolo EFCD lo scultore ha proiettato
le diagonali CE e DF, ottenendo lintersezione G che fissa laltezza della
stele. È molto probabile che lo scultore si sia avvalso anche della
sezione aurea. In questo caso, puntato il compasso sulle mediane M ed N del quadrato ABCD
con raggio NA e MB, ha ottenuto i punti H e I. Si noterà che lintersezione degli
archi AI e BH, il punto L, è stato proiettato su IC ottenendo il punto S, che funge da
base per larco di chiusura della stele. Larco AI determina
laltezza di Horus, e la diagonale CA lestremo per la coda. Sullasse LS
è impostato il suo vigile occhio. Le zampe si stringono tra la mediana GP e la sezione
aurea QR. Per determinare questa misura lo scultore, dal rettangolo aureo HICD, puntato il
compasso con raggio HA, ha ottenuto il punto Q e quindi il quadrato aureo HQRA (è
«aureo» perché è in proporzioni auree con il quadrato maggiore ABCD).
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Sorprendente è il sistema
dindividuazione del rettangolo, su cui poggia Horus, con il Palazzo Reale e il
serpente. Dallintersezione dellarco BE con la diagonale DF del rettangolo V2,
lo scultore ha tratto il punto H, e il punto I dalla intersezione dellaltra
diagonale CE con il lato AB del quadrato di base. H e I, proiettati su CD, determinano i
punti M ed N dai quali lo scultore ha ricavato il quadrato STMN. Questo
quadrato è stato dinamizzato col medesimo sistema: puntando su M ed N con raggio
MS ed NT, ha ottenuto il rettangolo V2 UVMN. Quindi con le diagonali MU ed NV ha
determinato il rettangolo XYMN V3 che circoscrive Palazzo e Re. Sullasse UV del
rettangolo V2 è stato impostato il serpente. Lanalogia non è casuale: sia il glifo
del re Get, rappresentato dal serpente, sia Horus, suo omologo celeste, sono impostati sul
rettangoli V2. La corrispondenza tra cielo e terra non potrebbe essere più netta.
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Lo scultore utilizza anche la «tavola
tripartita», ovvero il sistema di divisione tripartito dei lati dun quadrato che
genera una scacchiera di nove caselle. Il quadrato minore ABCD, diviso dalle due diagonali
CA e DB, viene scandito dalle oblique che congiungono langolo con la mediana del
lato opposto, come per esempio BE ed EC. Lintersezione di queste oblique con le due
diagonali consente di individuare quattro punti che possono essere attraversati da due
coppie di segmenti paralleli. In questo caso ci siamo limitati a segnare le due parallele
verticali e lorizzontale superiore. Su questa sarrestano gli sgusci delle
colonne, mentre le due verticali vengono usate per scandire il ritmo delle tre colonne.
Lampiezza della maggiore è pari al terzo centrale del quadrato ABCD.
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