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Sic, sic iuvat ire
sub arcum.
Così, così giova andare sotto larco.
Virgilio, Eneide
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Nel nostro tempo
dominato dal nichilismo, dallossessione per il
particolare e per latomizzazione, signoreggiato dal
riduzionismo, la prospettiva temporale si schiaccia
sullillusorio piano del presente. Il numero si
riduce a cifra, quindi la scienza diviene tecnica della
misurazione. Larte svanisce e ciò inquieta,
poiché ogni epoca prende forma nellopera
darte e la libertà è profondamente connessa con
la vita dellarte. La storia, infine, appare allo
sguardo delluomo contemporaneo come un ingombrante,
fastidioso cumulo di detriti.
Eppure questepoca scricchiolante e solcata da
crepe, se non fosse immersa nelloblio di sé
avrebbe da meditare sulla scacchiera della storia quelle
stagioni in cui grandi e allapparenza solide
civiltà declinavano inconsapevolmente verso il proprio
tramonto, illuminate da una luce radente e fioca che
allunga le ombre e le rende spettrali. Lestenuante
declino dellimpero romano, per esempio, riserva
ancora sorprendenti e illuminanti pagine a chi cerca
varchi tra le strette maglie del Tempo e della Storia.
Tra le tante degne di lettura merita riflessione la
straordinaria pagina racchiusa nelle forme dellarco
di Costantino, monumento in cui una civiltà al tramonto
ha lasciato in un eccezionale panegirico
sullarmonia il proprio inestimabile testamento
spirituale. Nel 315 dopo Cristo Senato e popolo romani
dedicano il famoso arco trionfale alla vittoria di
Costantino su Massenzio. Il secolo precedente ha
profondamente segnato limpero: incursioni
barbariche e focolai di guerre ai confini, guerre civili,
inflazione galoppante, epidemie e conseguente crollo
demografico ne hanno minato la stabilità e i valori.
La tipologia del monumento a due fronti e tre fornici è
esemplata sullarco di Settimio Severo. La scelta è
tuttaltro che casuale. Sia Settimio Severo che
Costantino hanno conquistato la porpora imperiale a
prezzo di dure battaglie, meritando il rispetto e i
favori del Senato. Settimio Severo, eletto regolarmente
dal Senato, dopo la sua prima vittoria annunciò con
accorta solennità che sullesempio di Marco Aurelio
avrebbe rispettato le prerogative dellassemblea.
Consesso dintonazione spiccatamente conservatrice,
tenace assertore della propria dignità e geloso dei
proprî privilegi, il Senato raramente ha lasciato
spirare nel loro letto glimperatori che
lhanno mortificato. Con la scelta della tipologia
architettonica, che incornicia nella sommità
dellarco i fregî di Marco Aurelio, il Senato
dunque chiedeva a Costantino il rispetto delle proprie
prerogative.
Ma il messaggio dellassemblea non si riduce alla
cura dei proprî interessi: a Costantino, che due anni
prima ha restituito libertà di culto ai cristiani
perseguitati dal suo predecessore, il Senato ricorda
lesempio di Settimio Severo e della sua dinastia,
sotto la quale limpero conosce momenti sereni
animati da una fruttuosa politica di tolleranza per tutti
i culti. Severo Alessandro in particolare spiccava per il
suo sincretismo ascetico, espressione duna
concezione universale della religione. Il suo santuario
domestico, in perfetta sintonia con la politica di
tolleranza, raccoglieva le immagini di Orfeo e di Cristo,
di Abramo e di Apollonio di Tiana, il taumaturgo
neopitagorico, e daltri ancora.
Gli scrittori della Historia Augusta, quando
additeranno a Costantino il ritratto dellimperatore
perfetto nella figura di Severo Alessandro, certo su
ispirazione di qualche toga senatoria, riecheggiano
intenzionalmente ciò che già è scritto a chiare
lettere nellarco di trionfo: perseguire una fattiva
politica di tolleranza religiosa per saldare le variegate
componenti dellimpero. Questo indirizzo di governo
non è però frutto di mero calcolo dopportunità e
convenienze, ha ben solide premesse filosofiche e
metafisiche le cui radici platoniche affiorano
limpidamente nelle sculture apollinee e solari, e nella
celebrazione epigrafica della mens divina.
Lorientale culto del Sole si colora nella seconda
metà del terzo secolo duna intonazione platonica
con il prosecutore della politica di tolleranza dei
Severi, limperatore Gallieno, che volle si erigesse
in Roma una statua colossale con laspetto del dio.
Noto come imperatore filosofo, era amico di Plotino e uno
dei suoi più fervidi seguaci; fu sotto il suo regno che
Plotino sognò dedificare in Campania la città di
Platone. Il Magistero di Plotino lascerà
unimpronta indelebile per tutto il secolo
successivo; attorno a lui, ricorda il suo diletto allievo
Porfirio, oltre Gallieno, i discepoli e molti fanciulli,
saffollavano «parecchi senatori», politici,
rètori e prefetti.
Roma, Arco
di Costantino
Nel solco
dellinsegnamento di Plotino la teologia solare
saffina ricollegandosi a una concezione
esplicitamente monoteista. Helios, il più grande degli
dèi, diviene emanazione dellUno, la somma
divinità dei neoplatonici. Come demiurgo dellUno
il Sole, posto nel centro del mondo, congiunge tutte le
parti delluniverso, il cielo alla terra,
lintelligibile al sensibile. È Helios la mens
divina celebrata nellepigrafe dellarco (a sinistra, in
alto),
ovvero il nous di Plotino, la manifestazione
dellintelligibile nel sensibile. È la mens
divina, o numen divinum o semplicemente divinitas,
a cancellare le distinzioni e a dare al linguaggio
religioso un carattere universale e metafisico e a
sviluppare la tolleranza religiosa: di per sé
immutabile, nel mondo del molteplice e del divenire si
manifesta con innumerevoli nomi e aspetti. Porfirio lo
indica chiaramente ai cristiani: «se voi affermate che
vi sono presso Dio angeli, che noi chiamiamo dèi perché
sono accanto alla divinità: che ragione cè di
battagliare per dei nomi, se solo nella denominazione è
la differenza?». La differenza cera, e cè:
la metafisica di Plotino nega a un Salvatore il compito
di salvare le anime e assegna allascesa libera e
razionale delluomo la possibilità di tornare
allUno.
Alla morte di Plotino è Porfirio a
prendere il timone della scuola platonica e a diffonderne
il logos in tutta la città. Tiene conferenze pubbliche,
diviene famoso per la chiarezza e la cultura, che spazia
dalla musica alla geometria, dalla retorica alla
mitologia alla filosofia platonica, pitagorica,
aristotelica. Anchegli annovera tra i suoi
discepoli senatori e rètori, politici e prefetti.
Certamente suoi allievi sono glispiratori
dellarco di Costantino: tra il 312 e il 315, nel
lasso di tempo in cui larco di Costantino viene
progettato e costruito, sono prefetti dellurbe
Annio Anullino, Aradio Rufino e Rufio Volusiano,
neoplatonici di ferro, cultori della teologia solare,
personalità con le quali lo stesso Costantino ha stretti
rapporti. E anche tra i senatori, gli altri committenti
dellarco, la compagine platonica vanta robuste
schiere.
Solo entro questa cornice storica e filosofica, solo con
gli scritti di Porfirio è possibile decifrare la
monumentale ricchezza semantica dellarco di
Costantino, le sue sottili implicazioni pitagoriche,
cosmogoniche, e iniziatiche. Porfirio, cui dobbiamo un
saggio sulle proporzioni armoniche e uno sulla vita
pitagorica, inizia la pubblicazione degli scritti di
Plotino nel 301. Non li organizza secondo un criterio
cronologico, ma iniziatico, seguendo un percorso
ascensionale che conduce il lettore dal sensibile
allessenza dellintelligibile: lUno. E
li organizza in sei gruppi di nove trattati ciascuno:
«con i cinquantaquattro libri di Plotino che possedevo
ho composto sei Enneadi, avendo così la gioia di
trovare il numero perfetto sei e il numero nove». Non
può non stupire lanalogia con le proporzioni
dellarco, che allineano sullaltezza, «sul
percorso ascensionale», esattamente cinquantaquattro
moduli, suddivisi in nove gruppi di sei, coronati
dallepigrafe che celebra la mens divina, il
nous di Plotino (vedi
lo studio sullo Schema costruttivo
dell'Arco).
Lintero monumento è scandito dalla proporzione
armonica di tre quarti (vedi le note sull'Armonia) e qui il rapporto si precisa
trascendendo la semplice analogia: inscritto entro due
triangoli pitagorici 345 con lipotenusa
in comune, larco di Costantino compendia la massima
virtù del Principe, e delliniziato: la giustizia.
A svelarne la simbolica sottesa è il successore di
Porfirio, Giamblico, nella Vita pitagorica:
Pitagora, «volendo dimostrare che la giustizia,
limitata, uguale e commensurabile domina anche
sullineguale, incommensurabile e illimitato, e
indicare nel contempo come la si deve esercitare, diceva
che la giustizia somiglia a quella figura che è sola in
geometria ad avere illimitate possibilità di
composizione di forme che pur essendo disuguali tra loro
tuttavia ammettono un unico procedimento dimostrativo per
le loro superfici quadrate».
La giustizia trova pertanto corrispettivo geometrico nei
triangoli rettangoli, e massimamente in quello i cui
cateti stanno nel rapporto di tre quarti: Pitagora,
insiste Giamblico, «rappresentava le costituzioni
politiche con tre linee combinate in guisa che si
toccassero alle estremità: uno degli angoli da esse
formato era retto, una linea stava con laltra nel
rapporto di 4 : 3, laltra aveva cinque unità. Se
noi consideriamo i rapporti in cui queste linee e i loro
quadrati stanno tra loro, possiamo delineare il quadro
della costituzione politica ottima».
Ma linsegnamento discende direttamente da Porfirio,
per il quale la giustizia è la suprema virtù e la
suprema armonia, ché mira allequilibrio tra le
altre virtù e cura che nessuna prevalga in modo
unilaterale. La giustizia, nella via iniziatica platonico
pitagorica, è incarnazione individuale e sociale delle
leggi del cosmo, il raggiungimento della padronanza di
sé nellaccordo armonico con luniverso: la
maestrìa. «Giustizia sottolinea Porfirio nelle Sentenze
è provvedere al proprio compito nel conformarsi alla mente
e nellagire verso la mente». Se lobiettivo è di
raggiungere la mens divina cantata
nellepigrafe, allora la giustizia ne costituisce la
via maestra e informa la stessa «ossatura» del
monumento.
Larco di Costantino è dunque un ispirato inno
architettonico e scultoreo alla tolleranza e alla
giustizia, intonato sulle corde dArmonia, rivolto
al nuovo principe, e ciò basterebbe a renderlo
straordinario. Ma ciò che lo rende unico è
dindicare agliniziati delle cerchie
platoniche, oltre le capacità di comprensione dei
profani e forse dello stesso Costantino,
lulteriore, definitivo passo verso il
ricongiungimento con lUno, lobiettivo supremo
di Plotino di riunire il «divino chè
nelluomo al divino chè nelluniverso».
Sui lati dellarco
volti a est e ovest, tra i due fronti, sono incastonati
due tondi a rilievo che raffigurano il Sol Oriens (sopra) e la Luna Occidens (sotto). Sul lato est il sole
sinnalza dal mare sulla sua quadriga, cioè i
solstizî e gli equinozî, preceduto dalla sua luce; sul
lato ovest la luna sappresta a inabissarsi con la
sua biga. Le rappresentazioni dei due fregî illustrano
con la massima fedeltà un brano di Porfirio dellAntro
delle Ninfe. In questo testo, che Ficino tradusse nel
Quattrocento, lerede di Plotino esamina la
complessa simbologia dun brano omerico in cui si
narra dun antro con due ingressi popolato di ninfe.
Non sarebbe altro,
spiega Porfirio, che una metafora dei due solstizî, le
due porte cosmiche di discesa delle anime nel mondo e di
ascesa allUno: «coloro che parlano delle cose
divine ponevano essere due di questi ingressi: Cancro e
Capricorno. Il Cancro è quello per cui le anime
discendono e il Capricorno quello per cui ascendono. Ma
il Cancro è settentrionale, mentre il Capricorno è
meridionale». Mentre tutti coloro che si incarnano
imboccano la via che attraversa il tropico del Cancro,
per il tropico del Capricorno transitano solo
gliniziati che portano a compimento il viatico,
«coloro che ascendono agli dèi. Per questa ragione
Omero la chiama via degli immortali, comune anche alle
anime che sono per sé o per essenza immortali».
Lascensione verso la mens divina ha nel
Capricorno un valico obbligatorio che pochissimi
raggiungono. I gravami sono molteplici, solo le virtù,
ricorda Porfirio, purificano e liberano. E
la giustizia, la suprema virtù armonica, è il viatico
verso la mente divina.
I due fregî volgono la dottrina dei solstizî e
dellascensione allUno nellintonazione
solare dominante nellarco. Il sole inquadrato sulla
diagonale ascendente e la luna, serrata nella diagonale
opposta, rappresentano una sorta di sigillo segreto o di
firma dei platonici discepoli di Porfirio, che ha
laconicamente scritto nellAntro delle Ninfe:
«quanti parlano delle cose divine fissano il Sole e la
Luna quali ingressi delle anime; e per il Sole si sale,
mentre per la Luna si scende». A ciascuno decidere quale
debba essere il proprio destino.
Il Senato, credo, non si trattenne da una sottilissima
quanto orgogliosa nota polemica: sotto il tondo del Sole
fece scolpire il Solenne ingresso di Costantino a Roma,
sotto la Luna Costantino a Milano. Sotto la porta
deglimmortali Costantino entra nella città eterna,
e viene consacrato Principe; sotto quella del volgo
destinato alla morte viene posta la città che contende a
Roma il soggiorno deglimperatori. Forse comincia
qui una secolare diatriba. Ma questo è
colore.
La dottrina dei solstizî, i poli eterni e discordanti
dellarmonia cosmica, le due porte di Giano o dei
due San Giovanni, suggerisce dunque unulteriore
lettura dellarco che diviene, con la sua tipologia
a due fronti, stretto parente dellantro
delle ninfe di Porfirio. I suoi fronti, posti sul cardo
nordsud, corrispondenti dunque allasse
zodiacale del Cancro e del Capricorno, i tondi del Sole e
della Luna indicano chiaramente la soglia trionfale che
attende chi incarna la giustizia in terra e compie la Via
Regia. Iuvat ire sub arcum: giova andare sotto
larco.
La Storia prese altro indirizzo da quello auspicato
nellarco di Costantino; la tolleranza fu bandita,
la giustizia costretta alla latitanza; lOccidente
sinabissò per lungo tempo come la Luna del fregio.
Solo coloro che hanno saputo varcare la soglia del
Capricorno, e del tempo, hanno raggiunto lArmonia.
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